mercoledì 30 dicembre 2020

Amore fra sorelle

Primogenita: “Oh! Mi potete dire un mio pregio che inizi con la O?”

Sbibulina: “Oca”

Fine.



lunedì 28 dicembre 2020

Tutti in un colpo solo (o meglio 3)

Oggi ho scoperto che casualmente i nomi dei miei tre figli coprono tutti i nomi dei loro nonni, ovvero i nomi dei genitori miei e di Mr D. Ovvero:

Primogenita si chiama come il secondo nome di mia madre (e no, non lo sapevamo. L'abbiamo scoperto quando gliel'abbiamo detto).

Sbibulina si chiama nella prima parte del suo nome come il soprannome di mia suocera (e no, non lo sapevamo. Sbibulina fino a un secondo prima di nascere era stato stabilito dovesse chiamarsi in un modo, poi l'ho guardata negli occhi e il nome è venuto da sé).

La new entry ha come primo nome il nome di mio suocero (e questo sì, era stata stabilito) e come secondo nome ha il nome della mia nonnina al maschile (e anche questo sì, era stato stabilito). Oggi tuttavia ho scoperto che il nome di mia nonna è casualmente anche il secondo nome di mio padre.

Insomma, senza averlo fatto apposta ci ritroviamo tre figli che coi loro nomi in un modo o nell'altro ci ricordano tutti i nostri genitori. E io stranamente ne sono davvero felice.

mercoledì 23 dicembre 2020

Le dodicenni di oggi

“Amore, hai tantissimi vestiti ma perché ti metti sempre gli stessi?”

“Perché così sono più dark”

E io che a dodici anni andavo a scuola col maglioncione con ricamato un panda gigante sopra.

lunedì 21 dicembre 2020

Breve storia triste ovvero Cronache di una neoterzamamma

“Dai, mi son rotta. Sembro uno straccio, una barbona. In casa da ora in poi mi vesto bene” e messa la maglietta persi il latte dal seno destro, abbattendo la barriera delle coppette e sporcandomi tutta.

Fine.

mercoledì 16 dicembre 2020

Il punto di vista di Mr D.

"Come poter fare a descriver l’emozione provata....comunque non molto distante da quella provata per il primo figlio o per il secondo. Si parte con uno stato d’ansia causato dalle numerose ore passate insonne, dal dolore costante e sempre più forte che prova la mamma, dalle mille preoccupazioni che ti affliggono sullo stato di salute della mamma e del nascituro, quindi vai giù e giù e sempre più giù. Quando parte il travaglio espulsivo dopo 10 ore di contrazioni sei con i nervi a fior di pelle, vorresti piangere ma non puoi perché sicuramente tu non puoi attirare nessun tipo di attenzione o di energia, la priorità assoluta e’ la mamma con il bimbo; quindi stai constantemente sull’orlo del pianto, e continui ad andare giù perché senti le urla che ti fanno capire che il genere umano anch’esso appartiene al regno animale, nonostante secoli di usi e costumi e razionalità. Poi vedi il sangue, molto sangue, vorresti piangere ma non puoi, lei urla a squarciagola ed arriva quasi a perdere la voce. Ad un certo punto esce fuori la testa, poi una spalla e poi tutto il corpo. Tutto accade con tre contrazioni, 9 minuti, e tu non ce la fai più a trattenere le lacrime, esplodi in un pianto liberatorio di gioia, in una frazione di secondo il bimbo e’ fuori, piange, si muove, sta bene! la mamma piange, e’ contenta, sta bene! gli occhi brillano, passi dal nono cerchio dell’inferno al settimo cielo del paradiso in 9 secondi, battendo anche il record mondiale di Usain Bolt. Passi dal pensiero angosciante della morte alla gioia infinita della vita, ti ricarichi di una fonte di energia immensa, 100 mulini a vento spinti dal vento del nord. Che dire e’ una di quelle esperienze che secondo il mio punto di vista più mi ha avvicinato alla madre terra e al regno di cui tutti noi facciamo parte, quello animale."

martedì 15 dicembre 2020

Il mio punto di vista

Il parto è accettazione. È buio, silenzio, calma, tranquillità, concentrazione, raccoglimento, abbandono. È il vivere il dolore al 100% senza contrastarlo perché più lo vivi, lo accetti, lo senti e più paradossalmente il dolore riesci ad affrontarlo, a farlo tuo, ad assecondarlo. Quando nella concentrazione dell'attimo capisci che quello è il modo giusto, non esistono più luogo e tempo, non esiste il mondo esterno, semplicemente esisti tu, contrazione dopo contrazione. E vivi per la prima volta nel presente, senza pensare al prima e al dopo.

E quando all'improvviso arriva la vita, finalmente scopri il significato di Amore Puro.

lunedì 14 dicembre 2020

Punti di vista

Ho deciso questa volta di raccontare qualcosa di diverso. Si sente sempre il racconto delle donne, ma mai il racconto di quello che vivono i papà. In 3 parti che ho fatto, ho potuto constatare tutte le volte come noi donne viviamo il parto in modo diametralmente opposto a come lo vivono loro, così tanto opposto che quando ci si confronta sembrano quasi due parti differenti. Noi lo viviamo nella totale presenza del nostro corpo e della nostra interiorità, loro lo vivono nella totale presenza proiettati interamente verso l'esterno. Noi lo viviamo al centro del mondo, loro lo vivono ai margini. Nei prossimi giorni posterò il mio punto di vista interiore e quello straordinario di Mr D., scritto di suo pugno, un evento più unico che raro.

mercoledì 9 dicembre 2020

Non è mai come lo pensi ovvero il racconto di un parto dal punto di vista razionale

Il parto è una di quelle cose che si rivela sempre diverso da come te lo sei immaginato, anche se ne hai già due alle spalle. Io ero sicura che anche a questo giro non avrei rotto le acque, non avendole rotte nelle altre due gravidanze, e invece le ho rotte. Speravo non mi facessero l'induzione, e invece mi hanno fatto l'induzione, speravo essendo il terzo di metterci poco e invece ci ho messo 14 ore.

Alle 14 di giovedì infatti mi ero appena stesa sul letto quando ho rotto le acque. Sensazione nuova, strana, umida, calda. Avendo il tampone vaginorettale positivo siamo corsi in ospedale come ci avevano detto di fare per poi sentirci dire che secondo loro le acque non le avevo rotte. Ho provato a spiegare che capivo benissimo la differenza fra la pipì e la rottura delle acque anche perché, beh, il liquido esce da due orifizi diversi. Ma niente, a casa. Alle 19 di sera continuavo a perdere liquido e così ho convinto Mr D. a riportarmi al pronto soccorso. “Ah, beh, sì, in effetti si sono rotte le acque. Una rottura alta”. Complimenti. Volevano indurmi il parto subito, a me che ho sempre avuto terrore dell'induzione. E così li ho convinti a lasciarmi due ore di tempo. In quelle due ore, dalle 20 alle 22, le ho provate di tutte, camminando e quasi correndo per i corridoi nella speranza che le contrazioni che erano già arrivate si facessero più intense e regolari ma nulla. Alle 22 induzione col gel. Ma dopo 10 ore di contrazioni, alle 10 del giorno dopo, con una notte alle spalle fatta di sofferenza e insonnia, mi ero dilatata solo di 2 cm. 2 cm. Avrei pianto tutte le lacrime del mondo se solo avessi avuto ancora qualche residuo di forza. Decidono così di iniettarmi direttamente in vena l'ossitocina. 2 ore dopo tenevo mio figlio fra le braccia. Ho ritrovato come sempre la concentrazione che contraddistingue il magico mondo del travaglio, fatto di silenzio, presenza, solitudine. Ho fatto tutto in silenzio, supportata dalla presenza silenziosa di mio marito e dell'ostetrica pronti a darmi una mano ma effettivamente inutili. E quando è venuto il momento ho tirato fuori la grinta che solo una madre che ha partorito naturalmente senza epidurale conosce, una grinta primordiale, viscerale, profonda. Le mie urla sono riechieggiate in tutti i corridoi, hanno spaccato i timpani di chi mi stava accanto impotente ma mi hanno dato tutta la forza necessaria. Ho affrontato la sfida come ho sempre fatto, rimanendo nel presente senza pensare al dopo, affrontando una contrazione dopo l'altra finché tutto è finito così improvvisamente com'era iniziato, con il mio urlo finale quasi ridicolo (pare che io abbia gridato SIIII CE L'HO FATTA, un urlo simile a LIBERTAAAAA' di William Wallace. Vabbeh). E quando ho visto quell'esserino tutto blu che si dimenava poco sotto al di sotto di me, la somma felicità mi ha invaso nel corpo, nello spirito e nella mente facendomi capire all'istante quanto inutili siano state le paranoie nella gravidanza e quanto sia immenso l'amore per il proprio figlio. E' così l'ho amato subito.

lunedì 7 dicembre 2020

E alla fine...

 E alla fine, in barba a tutti i prognostici di amici e parenti, il cucciolo è nato proprio il giorno della scadenza, il 4 dicembre, puntuale puntuale come Sbibulina. Pare che solo il 5% dei bambini nasca il giorno previsto ma la famglia Spettinata porta decisamente su la media. Il parto non è decisamente andato come previsto (ma quando mai succede?) ma è andato tutto bene e sia io che il cucciolotto siamo già a casa. Appena riuscirò vi racconterò tutto e inaspettatamente avrò da postare anche qualcosa scritto da Mr. D. a riguardo (cosa più unica che rara).

In tutto questo caos, io sono ufficialmente innamorata di mio figlio.

giovedì 3 dicembre 2020

La nostra perla di quartiere

Avevo promesso tempo fa di descrivervi il meraviglioso SenzaTetto del nostro quartiere. E' un signore che ha trovato il suo piccolo posto davanti a una chiesa sconsacrata qui vicino e che ha le idee molto molto chiare sulla vita. Lo vedo sempre con il giornale del giorno prima, che legge meticolosamente dall'inizio alla fine senza tralasciare nulla, con la sua ciotolina per raccogliere i soldi che qualcuno ha voglia di lasciargli, e coi suoi cartelli. Addirittura si è installato un muro di legno dietro di lui su cui scrivere le sue idee, i suoi credo, le sue convinzioni. E ogni tanto lo smonta e ne rimonta uno nuovo. E' diventato famoso, nel suo piccolo, finendo anche sul Resto del Carlino qualche tempo fa. Le sue idee sono straordinariamente condivisibili e del tutto simili alle mie: è antirazzista, è a favore dei matrimonio gay, è un femminista incallito, è un sostenitore della pace in tutte le sue sfaccettature e per questo io lo adoro. Se hai tempo e riesci a farci due chiacchiere fra una passeggiata e l'altra ti accorgi subito di quanto sia colto, nonostante gli strascichi di qualche perdita di lucidità dovuta non so bene se ad alcol o a qualcos'altro. Non gli lascio mai soldi perché una volta l'ho visto in farmacia che, con i pochi spiccioli che aveva in tasca, si comprava delle siringhe. Magari erano per delle medicine eh, ma magari no. Per cui faccio quello che faccio sempre con tutti quelli che chiedono i soldi: entro in un bar o in una panetteria e compro per loro una brioche o un filoncino di pane. Qualche giorno fa passando davanti a “casa sua” ho visto che il muro di slogan era stato cambiato in qualcosa di totalmente nuovo, un impegno che gli deve essere costato molto lavoro: un tripudio di fiori e frasi contro la violenza sulle donne.


Attendo con pazienza cosa tirerà fuori dal suo cilindro per Natale. Lo scorso anno gli teneva compagnia un peluche spelacchiato di un cagnolino con un berretto natalizio, al collo del quale aveva appeso un piccolo cartello: Non vi preoccupate, non morde.

mercoledì 2 dicembre 2020

Le Totodate

E' arrivato quel fastidioso periodo in cui tutti ma proprio tutti ti vedono andare in giro col pancione ed esclamano: “Beh! Ancora qui sei?”. E così, visto che ho bisogno di riderci sopra ho deciso di dichiarare ufficialmente aperte le Totodate. Ogni volta che qualcuno sta per avviarsi al “Beh! Ancora qui sei?” io lo anticipo con un sorriso smagliante dichiarando che se vuole può scommettere su quale sarà la data di nascita, me la segno sul cellulare e se ci beccherà vincerà un bel premio. Oh, funziona davvero! La gente si diverte, ride, scherza, e in chat nascono delle vere e proprie faide per accaparrarsi l'ambito premio che ancora non ho deciso cosa potrebbe essere. La cosa interessante è che nessuno ancora, per il momento, ha chiesto a me la data sulla quale scommetterei. Strana la gente, davvero strana. Se fossi al posto loro chiederei immediatamente alla gravida. Bah.

martedì 1 dicembre 2020

De gustibus

“Mamma?” mi interpellò Primogenita “Posso andare al concerto di Ultimo? Mi piace! La sua canzone fa portami con teeeee

“Oh ma la smetti con sta canzone che fa davvero schifo?” intervenne Sbibulina. E io, in silenzio, ringraziai di avere almeno una figlia con ancora gusti musicali decenti.

lunedì 30 novembre 2020

Tic Tac Tic Tac

Primogenita è nata 3 giorni prima della scadenza.

Sbibulina è nata il giorno stesso della scadenza.

Se il cinno nella mia panza sarà in armonia con le sorelle nascerà 3 giorni dopo la scadenza per chiudere il cerchio, scadenza che sarebbe questo venerdì.

Staremo a vedere. Anche se nel mio caso sarebbe meglio scrivere "staremo ad agire".

venerdì 27 novembre 2020

Mister e Miss Galateo

Dalla cucina sento Sbibulina emettere un sonoro rutto in faccia a suo padre il quale, sconvolto, la rimprovera. Ecco lo scambio di battute fra i due componenti familiari:

“Beh! Sbibuli!”

“Eh! Che c'è papà?”

“Non si fa!”

“Machevvvvuoi! Guarda che ho preso da te eh!”

E dalla famiglia Eleganza è tutto.

giovedì 26 novembre 2020

Di automotivazioni canore da parte di un'ottenne

Da un mese a questa parte Sbibulina alla mattina mentre si prepara per andare a scuola canta sempre la stessa canzone ad alta voce con fare altisonante. Mentre si veste, si lava i denti, si infila la mascherina, si infila le scarpe. Sempre la stessa identica canzone: VINCERO'. Non mi chiedete dove l'abbia sentita, in casa ascoltiamo una marea di musica ma non musica lirica.

Questa mattina un inaspettato cambiamento. La consueta canzone automotivante infatti è stata rimpiazzata da un'altra altrettanto autoconvincente sebbene di più larghe vedute: WE ARE THE CHAMPIONS.

Io la amo.

martedì 24 novembre 2020

Cospirazione caotica universale

Io credo che la roba mi cada di mano più spesso ora che sono incinta per farmi piegare duecento volte al giorno. Ne sono quasi sicura.

Il bicchiere mezzo pieno

Ecco a voi il mio armadio pieno della roba che ancora mi sta.

Pieno... dai... mezzo pieno. Cioè ci sono solo due capi... Forse è mezzo vuoto... dai... o forseè meglio dire quasi vuoto. Vabbeh dai, preferisco vederlo mezzo pieno.


 

domenica 22 novembre 2020

Il giochino della domenica

Esattamente sei giorni fa avevo scritto qualcosa in merito a quello che è diventato “il giochino della domenica”. In realtà si tratta semplicemente di elencare tutte le cose belle della gravidanza e tutte le cose belle di avere un bambino alternandosi (io e Mr D.) mentre siamo nel nostro lettone caldo, coperti da strati di piumone e dal silenzio mattutino. Ho chiesto di farlo anche questa mattina, quando mi sono svegliata per l'ennesima volta con alle spalle una notte fatta di intervalli regolari cessiferi (circa una capatina ogni ora, di solito anche meno). Il giochino della domenica mi regala una bellissima serenità, una tranquillità e un ottimismo che ultimamente non è che mi pervadano spesso perché per lo più sono travolta da quello che andrò a perdere piuttosto che da quello che andrò a guadagnare. E così spuntano fuori i piedini cicciottosi dei neonati, il loro unico e inconfondibile odore di buono, le loro risate contagiose, il loro amore incondizionato. E' un giochino meraviglioso e credo che lo conserverò anche per altri momenti futuri al di fuori della gravidanza, come una splendida àncora a cui aggrapparsi quando tutto sembra stranamente buio e tenebroso perché anche nei momenti più stancanti e difficili ci sono sempre delle cose belle su cui soffermarsi.

giovedì 19 novembre 2020

I have a dream

Sogno un mondo in cui il mal di schiena, la pubalgia e l'acidità di stomaco siano solo un debole miraggio di un lontano passato.

Dall'inizio della 39° settimana è tutto.

Orange zone

Da quando siamo entrati in zona arancione hanno ripreso a circolare le camionette della protezione civile munite di altoparlanti che ricordano alla popolazione di indossare correttamente le mascherine, ricordano che c'è il coprifuoco dalle 22 alle 5 e invitano la gente a non uscire senza validi motivi. Questa cosa proprio non mi piace, mi ricorda i film apocalittici americani dove alla fine muoiono tutti e sopravvivono solo un paio di persone, di solito i protagonisti fighi muscoloso lui, biondona lei che hanno subìto solo qualche graffio al massimo sulla fronte per non avere il loro bel visino rovinato, quei film che di solito guardo e mi rendo conto che io sarei morta probabilmente alla prima scena visto il mio basso istinto di sopravvivenza e il mio spirito ad arrendermi praticamente subito. Insomma: la camionetta della protezione civile con l'altoparlante a tutto volume proprio non mi piace.

lunedì 16 novembre 2020

All'origine dell'ansia

E' da qualche settimana che stavo proprio male. Fortissimi attacchi d'ansia mi prendevano come prima della terapia, così forti da sfiorare gli attacchi di panico. Non riuscivo a respirare, figuriamoci a dormire. E ovviamente neanche a dirlo il campo ansiogeno ha sfondato la barriera dell'alimentazione quasi subito, sprofondandomi nei momenti bui pre-psicocosa, dove non riuscivo a controllarmi e tutto si rifletteva inesorabilmente sul cattivo umore, rabbia assurda e tristezza profonda. Ero sicura non fossero solo ormoni perché stavo esattamente come prima della terapia negli anni bui della bulimia, più come stato d'animo in realtà che come comportamenti. Stesse reazioni, stesse sensazioni, stesso buio. Ho provato molte volte a capire l'origine del mio fortissimo stato d'animo ed ero giunta a due possibilità: o ero così in ansia perché ancora non avevo preparato nulla per l'arrivo del bambino, o ero così in ansia perché io non ero preparata all'arrivo del bambino. Pendevo per la seconda ipotesi condita leggermente dalla prima. Nonostante tutto non riuscivo a risolvere la situazione e nel profondo capivo che c'era di più. E poi ieri sera la giusta domanda: che cosa c'è nella situazione attuale di così simile alla mia situazione precedente da farmi scatenare gli stessi sintomi? L'impossibilità di controllare la situazione. In fondo cos'è la bulimia? Il disperato tentativo di controllare il cibo fino al limite della razionalità per poi perdere il controllo e sfondarsi di roba. Ovviamente questa è solo la superficie, alla base si ha la profonda necessità (o illusione) di controllare qualcosa nella propria vita perché ci si sente succubi di tutto. E che cos'è il parto naturale? Un qualcosa di impossibile da controllare, impossibile da pianificare, impossibile da prevedere. La quintessenza del lasciarsi andare. Una volta capito questo mi sono istantaneamente calmata, ho dormito decisamente meglio questa notte, e sta mattina ho chiesto a Mr. D. di fare il giochino della domenica (a domani la spiegazione di cosa sia). Voilà

venerdì 13 novembre 2020

L'inizio della 38° settimana ovvero come terrorizzare tuo marito un qualunque venerdì 13 del 2020

Sei molto incinta?

Vuoi mandare nel panico tuo marito di prima mattina e non sai come fare?

Leggi anche a lui il trafiletto della settimana e vedrai che divertimento!


 

martedì 10 novembre 2020

La presa in carico

Quando ho partorito le altre due, ai miei tempi (oooooh come mi piace questa espressione e come mi fa sembrare navigata!) la presa in carico non esisteva. Adesso funziona così: chiami l'ospedale nel quale intendi partorire, fissi un appuntamento e loro passano ai raggi x tutta la tua storia gravidica, ti visitano, ti ribaltano, in modo da essere aggiornati e pronti quando andrai a sgravare presso la loro struttura. Mi sembra una cosa davvero utile e intelligente. Io ho sempre partorito nello stesso ospedale, uno degli ospedali migliori in Italia per quanto riguarda ginecologia e ostetricia, il quale tuttavia ha una politica molto rigida in tempo di covid per quanto riguarda l'accesso ai mariti in sala parto e dopo. Addirittura durante il lockdown non lo facevano mai entrare col risultato che il padre vedeva il bambino solo dopo qualche giorno dalla nascita, quando arrivava per accompagnarlo a casa. C'è un altro grande ospedale qui a Bologna che, sebbene anch'esso all'avanguardia, segue una politica meno rigida in merito. Ad esempio durante il lockdown il padre poteva assistere alle ultime due spinte di espulsione del figlio, vederlo, salutarlo, andarsene e passare una mezz'ora al giorno con la mamma e il bimbo fino alle dimissioni. So che è poca cosa ma se ci si pensa non lo è. Per cui visto che qui le cose cambiano di giorno in giorno e di ospedale in ospedale ho deciso di prendere le redini e fare così: farò la presa in carico in entrambi gli ospedali, mi solo salvata il numero dei loro pronto soccorsi ginecologo-ostetrici sul cellulare e mi aggiornerò settimanalmente tramite conoscenze su quale siano le regole per i mariti. Dopodiché a travaglio iniziato telefoneremo ad entrambi i pronto soccorsi chiedendo se i mariti possono assistere e a seconda della risposta andremo in uno piuttosto che in un altro. Questa situazione di incertezza e di ultimo minuto non è proprio da me. Io, che programmo a momenti anche quando andare in bagno, io che ho bisogno di sapere sempre in anticipo tutto. Vuol proprio dire che ci tengo davvero davvero tanto.

lunedì 9 novembre 2020

Partorire ai tempi del covid

Ieri parlando con una mamma dottoressa che lavora in uno dei più grandi ospedali bolognesi, quello in cui andrò a partorire, ho scoperto che hanno di nuovo chiuso le sale parto ai mariti. A detta sua le cose non vanno bene e nelle prossime settimane o rimarranno così o peggioreranno e si entrerà nella zona arancione o peggio rossa. Fino a pochissimo tempo fa i mariti venivano chiamati a 5/6 centimetri di dilatazione e rimanevano fino all'espilsione. Durante il lockdown invece venivano chiamati per le ultime due spinte. E invece ora non più. Gli occhi mi si sono riempiti di lacrime, un nodo pesante alla gola mi ha impedito di pronunciare parola. Ho messo su un finto sorriso nascosto totalmente dalla mascherina e così ogni tentativo di sembrare normale è andato perso, i miei occhi hanno rivelato tutto. Questa mattina mi sono alzata e lì è andato subito il mio primo pensiero e ho pianto, ho pianto tanto. Io ho fatto due parti meravigliosi. Sì sono stati faticosi, dolorosi ed entrambe le volte non ho voluto l'epidurale nonostante la durata biblica dei travagli, ma sono stati davvero momenti speciali anche e soprattutto perché condivisi con una persona speciale: mio marito. Il pensiero di dover fare tutto da sola ora mi angoscia. Non tanto per il travaglio, quello lo posso affrontare anche da sola, quanto per quello che segue: il vedere per la prima volta il volto di tuo figlio e ammirare subito dopo quello di tuo marito, piangere di gioia insieme, farsi una foto che rimarrà per sempre nel tuo cuore. E l'intimità dei momenti che seguono, solo noi tre, nella pace dopo la tempesta. Ricordo alla perfezione il volto di Mr D. appena viste le sue figlie, un volto così colmo di felicità da scoppiare. L'ho visto così solo due volte nei miei due parti e pensare che questa volta non lo vedrò e poi non lo rivedrò più mi fa male al cuore, mi impregna di tristezza e di infelicità. So che mi faranno un tampone covid appena arrivata e che non lo fanno ai mariti, probabilmente per centellinare le scorte, ma mi dispiace davvero davvero davvero tanto. Mi è presa davvero davvero davvero male e non riesco ancora a darmi pace. Le ho pensate tutte ma purtroppo non posso partorire in casa per varie cose che non vanno, così come non posso partorire in casa maternità qui a Bologna. Gli ospedali come regole sono tutti simili e ci son poi solo due ospedali a Bologna e andare in provincia non ha senso visto che questo è il terzo e si spera faccia in fretta. Non so... Mi è presa davvero davvero davvero tanto male. Spero che arrivi presto la rassegnazione.

giovedì 5 novembre 2020

Giochino della settimana

Trova le differenze fra una camera di una figlia di 8 anni e mezzo e una in preadolescenza.

n.b. Si specifica che ogni persona mette a posto il suo spazio, non sono ammessi aiuti esterni di persone adulte.

 




 

lunedì 2 novembre 2020

Gli sport estremi

Pulire casa all'ultimo mese di gravidanza, con 140 mq da aspirare e pulire, due bagni e una delle camere che comprende una preadolescente può essere paragonato al concludere un Triathlon Iron Man. Me ne sono accorta settimana scorsa quando ho concluso con una passata di vaporella alle 11.30 di mattina, mi sono accasciata a letto e poi non sono più riuscita a far nulla per tutto il giorno. Sono mesi che dichiaro di aver bisogno di un aiuto e sono mesi che alla fine tergiverso. Ma perché tergiverso? Ci ho pensato parecchio in questa settimana e i motivi sono decisamente tanti. Il primo motivo è che io ho sempre fatto tutto da sola e odio odio odio chiedere aiuto e questa cosa vale un po' per tutto. E non sempre è una cosa positiva, anzi spesso è proprio un limite. E' come avere un blocco che ti impedisce di andare verso l'altro. Perché le cose se le faccio io sono decisamente fatte meglio e fatte a modo mio, perché non voglio avere debiti con nessuno, perché non voglio che le persone mi rinfaccino favori richiesti. E questo vale anche (e soprattutto) con i miei familiari. E poi ci sono altri motivi eh, uno di questi è che non mi piace avere un estraneo in casa, e come estranei comprendo anche mia suocera o mia mamma. Perché le cose in casa mia sono mie, e mi scoccia che qualcuno le pulisca al posto mio, non lo trovo quasi giusto. Altro motivo, e forse primo fra tutti, è il fatto che io ero dall'altra parte. Mia nonna ha fatto la donna delle pulizie, la tata e la domestica per tutta la sua vita. Era trattata come una di famiglia, così tanto di famiglia che ancora le sue finte figlienipoti la vanno a trovare e le vogliono bene come se fosse la loro mammanonna. Ma io mi ricordo quando mi portava al lavoro con lei, ricordo la fatica che faceva per pulire la loro casa, stirare la loro roba, cucinare per loro e tener dietro nel frattempo alle loro tre figlie per poi tornare a casa insieme e occuparsi della nostra, di casa. E pensare di dover chiedere a un'altra persona di fare questo per me, sebbene pagata, sebbene con tutta la gentilezza e l'affetto possibile, beh, non mi va proprio giù. Ma per quanto non mi vada giù io non ce la posso fare da sola, non più. Sono davvero stanca, ho così male alla schiena e alle gambe che riesco a dormire pochissimo e ad intermittenza. Continuo a pulire, a mettere a posto, a fare la spesa, a cucinare, a lavare e a stare dietro alle mie due cinne che, per quanto grandi e brave, sono comunque impegnative. E così ho chiesto aiuto e da questa mattina verrà una signora una volta alla settimana a farmi i lavori più impegnativi. Chi mi conosce bene sa quanto questo mi costi, ma non ne posso più fare a meno, almeno per ora. La persona che viene è carinissima, gentilissima e con una dolcezza dentro che mi ha subito colpito. Mi fa davvero davvero strano, ma sono convinta che quantomeno sia la persona giusta.

domenica 1 novembre 2020

Cambio di programma

Avrei voluto scrivere un post leggero e divertente, ci pensavo da giorni. Poi invece questa mattina apro il giornale e leggo della morte di Gigi Proietti e senza neanche accorgermene mi sale un nodo enorme alla gola, lacrime copiose agli occhi e un'immensa tristezza. Io l'ho sempre adorato, Gigi Proietti, mi ha sempre fatto ridere da quando ero piccolina, mi sarò guardata Aladdin duecento volte solo per ascoltare la sua geniale voce del genio. Mi dispiace davvero davvero davvero tanto.

mercoledì 28 ottobre 2020

lunedì 26 ottobre 2020

Ah.... che bella la preadolescenza!

“Guarda! Il fiume è pieno!” dissi io

“E' pieno delle lacrime della mia tristezza” disse Primogenita.

Per fortuna che siamo una famiglia assai ironica per cui al “Soccia che positività!” di Mr D. ci siamo fatti tutti una grossa risata.

Ah.... che bella la preadolescenza!

venerdì 23 ottobre 2020

Quando il gioco si fa duro, inizia a tirar testate

Quando ci lasciammo l'ultima volta, il Ginecoso ci aveva detto che le cose potevano o rimanere stabili o peggiorare. Nel caso fossero rimaste stabili ci sarebbero state due alternative: o cesareo programmato o tentativo di parto naturale con possibilità di cesareo d'urgenza. Nel caso fossero peggiorate non ci sarebbe stata alcuna alternativa: cesareo programmato. E' da giugno che vivo con questo peso sul petto, che mi sforzo di accettare questa situazione ed è da giugno che cerco di non fasciarmi troppo la testa. Mi ero in qualche modo rassegnata ed ero pronta a sentirmi dire qualsiasi cosa. Ma non ero pronta a quello che poi ho sentito davvero.

“Guarda, Spetti, non so come dirtelo... è incredibile”

“E' incredibile cosa?”

“Il bambino si muove molto?”

“No Ginecoso, la domanda giusta è: c'è un micromomento in cui il bambino non si muove? Non sta fermo un secondo, neanche di notte. Non è mai stato fermo, a memoria mia”

“Beh, ringrazialo. Non so come diavolo abbia fatto, non dovrebbe neanche essere possibile, ma da quello che vedo ha spostato il fibroma a suon di testate. Prima era sopra la sua testa, proprio lì, fra la sua testa e il collo dell'utero. Ora ci ho messo un bel po' a trovarlo e pare sia proprio in una posizione che boh... non so neanche come diavolo sia riuscito a spostarlo così! Fra testate, calci e pugni credo”

“No calma e sangue freddo. Fammi capire bene: il fibroma?”

“Il fibroma c'è, è sempre molto grande, ma non è più un ostacolo per un parto naturale perché non è più fra la sua testa e il collo dell'utero. Non mi era mai capitato che la situazione si risolvesse così, specie per la grandezza del fibroma e per la sua posizione”

“Mi stai dicendo che mio figlio ha risolto al situazione a suon di testate, calci e pugni e non è ancora nato?”

“Beh... sì”

Sono uscita che mi sentivo leggera, leggera e felice. Come se mi fosse stato tolto un enorme peso dal petto, come se in tutti questi mesi avessi vissuto nel grigiore di una nebbia indefinita e ora finalmente il sole. Certo è che se il ragazzo si comporta così nella pancia, chissà fuori.

Fatemi un enorme in bocca al lupo, il futuro si preannuncia colmo di testate.

mercoledì 21 ottobre 2020

Ironia fanciullesca

“Mamma, tu sei il mio mondo” disse Primogenita

“L'unica cosa è che hai sposato un uomo stupido” disse Sbibulina

Sipario.

lunedì 19 ottobre 2020

La tradizione della tutina

Con Primogenita avevamo necessità di comprare molta roba: prima figlia, nessun amico che aveva ancora figliato visto la nostra giuovine età per cui la prima tutina è stata scelta con cura tra me e Mr D., concordi nel non prendere nulla di rosa, di confettoso o di pacioccoso. E' stata scelta una tutina rossa accesa, con dei colori davanti.

Con Sbibulina avevamo praticamente tutto. Nata nello stesso periodo dell'anno della sorella, ha sempre vestito usato da quando è venuta al mondo fino ai giorni nostri. Ma la prima tutina ci sembrava un affronto non comperarla per cui è stata scelta con cura tra me e Mr D. ancora concordi nel non prendere nulla di rosa, di confettoso o di pacioccoso. E' stata scelta una tutina gialla con uno splendido sole davanti.

Con quest'ultimo che ancora non è arrivato mi aspettavo di non avere granché ma alla fine ci sono piombate (graziealcielo) una marea di tute e tutine che mi permetteranno di non comprare nulla fino ai suoi 3 mesi. Ma come per Sbibulina, non ci sembrava carino non comperargli una prima tutina solo per lui, nuova di zecca, come ormai la tradizione familiare ha imposto. E così la prima tutina è stata scelta con cura tra me, Mr. D., Primogenita e Sbibulina, stranamente tutti concordi nel non prendere nulla di azzurro, di confettoso o di pacioccoso. E' stata scelta una tutina arancione da leone che non fa impazzire nessuno, ma piace a tutti.


 

Le tradizioni bisogna pur rispettarle!

domenica 18 ottobre 2020

Disagio

Una gravidanza a quasi quarant'anni non è come una gravidanza a ventisei. Una gravidanza con due figlie, non è come una gravidanza senza figli o con uno solo. A sto giro sono distrutta, sia emotivamente che fisicamente. Ed è così che ho deciso di fare un bel elenco di lamenti, di tutte le cose che mi pesano, di tutti gli acciacchi, i pensieri, i dolorini. Perché manca un mesetto o poco più e ne ho bisogno:

  • la notte. La notte è la più grande agonia, forse. Non so dovrei stilare una top five e vedere chi vince. Fatto sta che sono mesi che ormai non dormo più di un'ora consecutiva. Di notte vengono fuori mille acciacchi più o meno dolorosi, più o meno fastidiosi, ma quello che più segna le svegliate notturne è la pipì ogni oretta come se avessi bevuto l'intero Po

  • le gambe. Le gambe mi danno fastidio e mi fanno male solo di notte ed è davvero strano. Non ho particolari crampi se non a un solo polpaccio che però stronco sul nascere, ma mi danno fastidio e mi fanno male. Non ho gonfiori, non ho vene varicose, apparentemente sono perfette, ma mi fanno male e mi tengono sveglia

  • il piriforme. Ah.... il piriforme... e chi aveva mai sospettato dell'esistenza di questo minuscolo muscoletto del cacchio? Con le prime due gravidanze la sciatica non mi dava tregua ma avevo imparato una serie di trucchetti per alleviare il dolore e per distendere la zona. Ma col piriforme pare impossibile, mi prendono questi dolori improvvisi mentre cammino così, dal nulla. Un secondo prima sto bene e un secondo dopo non riesco neanche ad avanzare di un passo. Settimana scorsa addirittura ero sotto casa e non riuscivo a rincasare. Ho aspettato venti minuti

  • la schiena. La schiena mi fa male in modo allucinante. Ma non la parte bassa, come la logica vorrebbe. Mi fa male tutta, specialmente la parte in mezzo e alta. Mi fa così male che mi viene da piangere specialmente di sera quando la posizione sdraiata acuisce il dolore. La borsa dell'acqua calda è l'unica cosa che mi dona un po' di sollievo, ma giusto un pochettino

  • il respiro. Eh mi manca proprio il respiro. E qui le mascherine non c'entrano proprio nulla. Il cinnazzo ormai è abbastanza grandicello da arrivare proprio sotto la cassa toracica e spesso mi ritrovo che non riesco a respirare. Se poi mi sdraio ciaone proprio. Lui è lì, ristretto nel suo minuscolo spazio, e io sono qui, ansimante grazie alla sua mole. A volte sembro matta, alzo le braccia nella speranza di guadagnare un po' d'aria ma è tutta illusione

  • stanchezza. Beh, vien da sé se non dormi, non respiri, hai male ovunque e hai una pancia da quasi nono mese.

  • stitichezza. Io sono stitica di mio, da sempre, di famiglia. Ma in gravidanza è sempre stato uno sfacelo. A sto giro è anche peggio. Prima di rimanere incinta avevo dopo anni e anni trovato una regolarità insperata e invece. E invece zac! Fra ormoni, ferro e quant'altro non vado di corpo neanche sotto tortura, neanche coi rimedi, neanche con le preghiere

  • acidità di stomaco. Se prima riuscivo ad arginare la gastrite con i farmaci, ora non posso più ovviamente. All'inizio della gravidanza devo dire che andava meglio, poi con l'aumento del pancione e il restringimento dello spazio per il mio povero stomaco, le cose sono davvero peggiorate. Non conta più in realtà cosa io ingerisca, riesco a stare male anche mangiando patate lesse per tutta la giornata

  • l'umore. L'umore non è dei migliori e forse è la cosa che mi dispiace di più. Questa gravidanza non è stata cercata, come la mia prima. Ma a differenza di 13 anni fa, a sto giro passo momenti di tranquillità a momenti di pianto ininterrotto per tutto quello che comporta avere un bambino. Credo che la differenza sostanziale stia nella consapevolezza di quello che verrà, cosa che con la prima non avevo. Se poi ci aggiungiamo tutto il lavoro di due anni con la psicocosa per riappropriarmi di me stessa, pensare che tutto quello che avevo conquistato con tanta fatica verrà annullato di nuovo mi fa stare malissimo. Il microspazio che avevo in casa, con una microscrivania e le mie chitarre, ora è stato smantellato per fare spazio a un lettino e a una cassettiera e rimarrà così finché non cambieremo casa (se cambieremo casa), la mia bicicletta da corsa è stata portata in cantina tanto prima che io la possa riusare ce ne vorranno di mesi, le mie chitarre le ho trattenute coi denti ma sono qui, in mezzo alla stanza, che non sanno dove cacchio posizionarsi. Mi sento soffocare, mi sento male, mi sento privata di me stessa, e mi sento in colpa per questi sentimenti che provo e che non vorrei provare

Per ora dal regno dei lamenti è tutto. A voi la linea.

mercoledì 14 ottobre 2020

Fra Mr D. e Sbibulina

Sento mio marito canticchiare di prima mattina e sento subito sua figlia di rimando:

“Papà, evitiamo”

Sento mio marito continuare e sento mia figlia di rimando:

“Papà... evitiamo”

“Ma come! Come fai a non apprezzare questa canzone!”

“Ma io apprezzo papà, è che tu fai proprio pena”

Sipario.

martedì 13 ottobre 2020

L'ardua scelta

Aiutatemi a scegliere quale delle due mie figlie sia più genialmente idiota. Prima c'è lei, che di straforo ti prende il cellulare e mentre cerchi le circolari della scuola fra le foto ti compare questo:



E poi c'è lei, a cui chiedi di tornare a casa e vedere se suo padre si è ricordato di spegnere il forno e ti risponde così:



Io sono seriamente indecisa.

lunedì 12 ottobre 2020

Ah oh son stanca

Oggi Primogenita mi ha spiazzato con una semplice domanda:
“Ma è così pesante essere incinta?”

“Ma no tesoro... perché?”

“Perché ti lamenti sempre”

Le ho risposto che è vero che mi lamento ma che sono stanca e ho mal di schiena. Inoltre, essendo verso la fine della gravidanza, è normale che tutto sia più stancante ma che è comunque bellissimo. Però io ci sono rimasta malissimo, è vero che mi lamento sempre, ha ragione. Poi mentre meditavo su quanto appena successo sono andata a fare la spesa da sola, spesa che ho trasportato dal supermercato a piedi fin su in casa. No, non abbiamo l'ascensore ma abitiamo al primo piano. Per curiosità sono andata in bagno, mi sono pesata, mi sono pesata con la spesa addosso e ho fatto una semplice sottrazione. Totale peso esclusivamente della spesa: 23,6 Kg. E poi ci rimango male se mi lamento. Vabbeh.

mercoledì 7 ottobre 2020

Il mio personale libro trash

Che belle le conversazioni whatsapp col proprio ginecologo. Sembra di essere all'interno di un libro splatter dove si parla solo di pipì, gastrite, vomito, dolori, contrazioni, ovuli in vagina, blocchi intestinali.

E poi l'epilogo del libro del protagonista medico è sempre lo stesso: “Eh... la terza gravidanza è sempre la più difficile”

Eggggrazie al.

lunedì 5 ottobre 2020

venerdì 2 ottobre 2020

Il tempo

Da quando mi sono laureata non ho più avuto tempo. Ho trovato subito lavoro e sono rimasta incinta un mese dopo averlo trovato. Per entrambe le gravidanze ho lavorato fino alla scadenza e ho ripreso a lavorare ai sei mesi delle pupottole. Ho fatto i lavori più disparati: ho lavorato come fioraia, come cameriera nei pub, come aiutocuoca in vari ristoranti, come cameriera negli hotel per le colazioni svegliandomi alle 4.20 del mattino con Primogenita che aveva si e no sei mesi. Per entrambe le gravidanze non sono stata pagata, sono stata licenziata prima del parto e non ho goduto di alcun tipo di aiuto. A sto giro avevo comunicato al mio capo che avrei lavorato fino all'ultimo ma le carte in tavola sono cambiate e sono dovuta rimanere per forza di cose a casa. Ma chi ci è mai rimasto a casa in tutti questi anni? All'inizio non era cambiato molto, anzi, mi era presa pure male visto che necessitavo di riposo e riuscivo a fare molto poco, ma ora la situazione è migliorata e mi sento meglio, le contrazioni sono più rare e i dolori ci sono ma sono diminuiti di frequenza. E ora mi trovo a due mesi dal parto ad avere del tempo. E chi ce l'ha mai avuto il tempo? Per la prima volta nella mia vita sono riuscita a fare una torta facendo tutte le cose come devono essere fatte, senza fretta, senza buttare tutti gli ingredienti in una ciotola, mescolare e cacciare in forno. Ho prima lasciato gli ingredienti a temperatura ambiente, ho setacciato la farina (e chi mai aveva setacciato la farina?), lasciato a bagno le mele nel succo di limone e poi ho messo piano piano lo zucchero nelle uova aspettando che montasse e diventasse una spuma bianca (e chi mai aveva aspettato che diventasse bianca?) e addirittura ho aspettato che la torta sfornata diventasse fredda per servirla a merenda (e chi mai aveva avuto il tempo di prepararla con così tanto anticipo?). E non solo. Ho tempo di mettere a posto la casa, fare le lavatrici, fare le lavastoviglie muovendomi con una calma surreale, senza fretta né ansie, senza bambine che mi chiedono duecento cose mentre ne sto facendo altre duecento. E ho tempo per stare accanto alle mie figlie quando mi chiedono aiuto per i compiti, senza urlare l'aiuto da una camera all'altra mentre loro sono sedute alla scrivania e io sto cercando di apparecchiare/cucinare/disfare la lavastoviglie il tutto contemporaneamente. E ho tempo per stare sdraiata a letto con le mie figlie ad ascoltare le loro interminabili storie, ascoltare le loro preoccupazioni e con calma trovare le soluzioni. Ho tempo di ascoltare i loro sfoghi, essere la loro confidente, sbaciucchiarmele e amarmele senza ansie. E' vero, queste ultime cose le ho sempre fatte, ma sempre con l'urgenza di dover fare in fretta per poter servire almeno un uovo al tegamino prima che crollassero addormentate sul divano. E' una sensazione strana, meravigliosa, surreale. So che durerà pochissimo, basterà un neonato urlante per sconvolgere di nuovo tutto ciò, ma è meraviglioso e vorrei non finisse mai.

mercoledì 30 settembre 2020

Ai miei tempi

Primogenita è all'inizio della seconda media. Ieri è tornata a casa alle due, ha pranzato, e alle due e mezza si è messa a fare i compiti. Ha finito a mezzanotte meno un quarto facendo solo una pausa di mezz'ora per cenare e alla fine le mancava ancora una poesia in volgare da imparare per il giorno dopo. Mi sono rifiutata dicendole che l'avrebbe fatta questa mattina e l'ho spedita a letto. Lei, che ha sempre fatto i compiti in autonomia, riuscendo a organizzarsi perfettamente da quando aveva sei anni, si è ritrovata in questa condizione. E non di certo per colpa sua. I compiti sono stati assegnati da un giorno all'altro e da un rapido sondaggio mattutino ho potuto constatare che tutti i suoi compagni hanno finito a mezzanotte, chi più chi meno per cui non si tratta di lentezza o di svogliatezza. Ho visto mia figlia chiedermi aiuto per finire i compiti e sono stata di fianco a lei per 3 ore aiutandola e sostenendola. L'ho vista piangere dalla frustrazione perché ha un senso del dovere molto radicato, l'ho vista triste perché non è riuscita ad andare a pallavolo a sfogarsi un po', l'ho vista impaurita di non riuscire a concludere tutto nonostante le nostre rassicurazioni sul fatto che non sarebbe successo nulla di che, che avrebbe finito il giorno dopo e se avesse preso una nota pazienza, visto che non ne ha mai prese fino ad ora. L'ho vista con gli occhi lucidi coricarsi distrutta, abbracciarmi e ringraziarmi per averla aiutata ed essere stata con lei fino a tarli e l'ho vista crollare dal sonno neanche 5 minuti dopo quando sono tornata per darle un altro bacio. Mi si è stretto il cuore perché secondo me è decisamente troppo piccola per un carico di lavoro così grande. Non so voi ma io alle medie studiavo come una dannata, ero la prima della classe ma nonostante tutto potevo finire di studiare al massimo alle 9 di sera, e comunque non ho mai rinunciato a sport o ad altre attività a scapito della scuola perché riuscivo a fare tutto. Ora ditemi voi se è una cosa normale.

lunedì 28 settembre 2020

Decisioni cesàree

Qualche giorno fa sono andata al solito controllo per vedere che tutto proceda come deve procedere. Il fibroma, ahimè, è sempre lì, è sempre grande e dà sempre problemi. Il SuperGinecologo mi ha candidamente detto che, se fossi alla prima gravidanza, avrebbe già prenotato il cesareo ma visto che ho avuto altre due gravidanze, entrambe perfette con parti perfetti, naturali, senza neanche epidurale, vorrebbe tentare. Ci siamo dati un altro mese di tempo per vedere come evolve la situazione e i casi potrebbero essere :

  • la situazione rimane come è adesso, ovvero il fibroma grande più di un'arancia rimane nel posto in cui è ora, a metà strada. In questo caso potremmo decidere o di programmare il cesareo o di tentare un parto naturale con possibilità di un cesareo d'urgenza nel caso il collo dell'utero non si dilati a causa dello scomodo fibroma

  • la situazione evolve per il meglio, il fibroma si sposta un po' più a sinistra a causa dell'ulteriore dilatazione uterina. In questo caso si può provare più serenamente il parto naturale con possibilità di un cesareo d'urgenza ma con meno probabilità che avvenga

Io ci sono rimasta un po' così. Ovviamente se ci sarà qualche rischio anche minimo per il pupo neanche ne parleremo, tagliatemi e via. Ma se potessi scegliere, cosa sceglierei? Francamente il cesareo proprio non mi va giù. Il parto naturale, per quanto faticoso, per quanto doloroso, è la cosa più bella e meravigliosa che possa mai capitare. Il cesareo mi sembra che invece trasformi il parto in un mero intervento chirurgico in cui ti tagliano, ti fanno vedere il bimbo giusto per cortesia, te lo portano via, lo sbattono in incubatrice, ti ricuciono e poi te lo ridanno. Non mi piace. E poi il recupero sarebbe più lungo? Io subito dopo gli altri parti ero fresca come prima. E dopo quanto potrei fare dello sport? E la mia pancia tornerebbe come prima? E poi se il travaglio partisse naturalmente vorrebbe proprio dire che il bimbo sarebbe pronto alla nascita per cui, nell'eventualità di un cesareo d'urgenza, sarebbe meno traumatico per lui. Non so... Francamente non so. E visto che ho deciso che in questa gravidanza è meglio non fasciarmi la testa prima di essermela rotta farò così: aspetterò queste tre settimane, andrò alla visita fissata, sentirò quale sarà la situazione e poi al momento se ci sarà da decidere deciderò, o quasi sicuramente farò decidere al SuperGinecologo la strada migliore per evitare qualsiasi rischio per il pupettolo. Francamente se l'unico rischio del tentativo di un parto naturale fosse la mia sofferenza, ovvero un travaglio di 10 ore e poi cesareo d'urgenza nell'eventualità che il collo non si dilati, chissene. Ne ho fatte 18 di ore con Primogenita e sono ancora viva. Chi l'avrebbe mai detto che la terza gravidanza sarebbe stata tutta diversa, parto compreso. La vita è davvero imprevedibile.

venerdì 25 settembre 2020

I masculi

Non so, il dubbio viene: ho avuto due figlie femmine, due gravidanze perfette, due parti stupendi senza epidurale del tutto naturali. Poi arriva lui, il figlio maschio, mi mettono in gravidanza a rischio, piena di dolori e con necessità di riposo e ora si parla pure di cesareo. Boh... a me il dubbio vien spontaneo: che già i maschi rompano all'interno del grembo materno?

lunedì 21 settembre 2020

Sfizio

Quando rimasi incinta di Primogenita avevo 26 anni, mi ero appena laureata, avevo appena trovato lavoro e il mio datore mi comunicò che prima della fine della gravidanza mi avrebbe lasciata a casa (e tanti saluti ai diritti delle donne). I soldi, come si può ben immaginare, scarseggiavano visto che anche Mr D. si era appena laureato e aveva appena trovato lavoro per cui al di là della prima tutina appena nata non le comprai nulla. Sono andata avanti per anni a metterle addosso tutti i vestiti di altri bimbi e tutt'ora, alla veneranda età di 12 anni, mia figlia veste completamente usato. Abbiamo infatti una famiglia assai riccastra con una figlia grande che porta le cose una volta e poi ce le da a noi, tutta roba firmata, tutta roba nuova. Sbibulina vive della rendita della sorella da quando è nata, ad eccezione della prima tutina anche per lei comprata nuova e scelta con cura. La fortuna è stata che sono nate nello stesso periodo dell'anno per cui è andato tutto alla perfezione fino ad ora, e sono 8 anni ormai. E con questo invece? Beh io ho ovviamente dato via tutto, ma anche se avessi conservato questo nasce d'inverno e le mie figlie sono nate d'estate, questo è maschio e le altre due sono femmine. Insomma, sarebbe stato inutile. Aggiungiamoci poi che tutti i nostri amici e conoscenti o non hanno figli o chi ha già figliato ha figli grandi e ha già dato via qualsiasi cosa. Ieri, dando un occhio a quello che sono riuscita a raccattare, ho visto che non mi manca quasi nulla, giusto il materassino per il fasciatoio e poco altro. Per la roba da vestire del pupetto invece, ahimè, poca roba. Mi sono arrivate giusto 3 tutine, nessun body, nessun calzettino, niente altro. Per ora sto continuo a raccimolare a destra e a manca e poi vedrò cosa mi arriverà alla nascita, qualche regalo te lo fanno sempre. Tuttavia ieri, mentre camminavo per il centro, non ho resistito e per la prima volta in vita mia l'ho fatto, ho acquistato.



Due tutine 1-3 mesi (per cui non utilizzabili subito) ma troppo puffolose. E appena avrò tempo andrò anche a scegliere la tutina per quando nascerà. In fondo ora un lavoro ce l'ho, posso anche permettermi di spendere 30 euro per mio figlio. E anche se le userà pochissimo, anche se poi le darò subito via, uno sfizio me lo sono tolta. E poi diciamocelo: questo dovrebbe essere l'ultimo figlio, posso godermelo anche in queste piccole cose!

domenica 20 settembre 2020

La mia droga

Ieri sono stata a un pranzo parentale. Credo di aver accennato qualche tempo fa di avere una cugina anche lei con seri problemi di alimentazione. Evidentemente io sono stata in terapia 2 anni mentre lei è rimasta lì. Al limite dello scheletro, si è rimpilzata di cibo con un bel sorriso sulle labbra e chissà quali sensazioni nel cuore. Le ho visto l'orologio che le chiedeva insistentemente di inserire le calorie del suo pranzo e ho visto lei osservarlo e ignorarlo. E le ho visto le ossa e quel corpo così magro da fare strano. Se la vedi pare stare bene, anzi benissimo. Ma cosa prova lei in realtà? Io lo so cosa prova in realtà. In realtà lei si sente bene. E' magra, anzi magrissima, si vede bella o forse no, ma si sente felice di poter controllare il suo peso e quanto ingerisce. In occasioni come queste mangia mangia mangia e poi nel silenzio della sua casa vomita, oppure passa i successivi giorni in ristrettezza eccessiva per compensare il suo peccato di gola. Al rientro dal pranzo, con le bambine che dormivano a bocca aperta nel sedile posteriore, Mr D. ha portato la conversazione proprio su di lei. “Sta male” ha detto “E' decisamente troppo magra... non è bella una persona così. E' davvero troppo troppo magra. Tu cosa ne pensi?”. Io cosa ne penso? Io penso che c'è una parte di me, quella che è stata coltivata negli ultimi due anni, che capisce che tutto ciò è sbagliato, che tutto ciò è malato, che tutto ciò non va bene. Ma c'è anche una parte di me, una parte enorme di me, che è stata radicata nel mio profondo per più di vent'anni e che mi porta a voler essere di nuovo come lei. Desidera essere come lei, vorrebbe tornare alle ristrettezze, al controllo, al pesare 45 kg, a vedersi le ossa e a sentire male quando ti siedi perché c'è solo pelle nel tuo sedere. Era la mia droga e non è mai facile disintossicarsi. Lo testimonia il fatto che nonostante questa conversazione sia avvenuta alle 5 del pomeriggio, sono andata a letto alle undici con ancora quel desiderio forte e pulsante che mi ha impedito di addormentarmi per un bel po' di tempo e mi ha regalato un'ansia da togliere il respiro. Non si smette di essere così. Ci si può disintossicare ma lo spettro rimarrà latente e spunterà quando meno te lo aspetti, anche dopo mesi, dopo anni, dopo decenni. Si può solo respirare, e conviverci. Che due maroni.

venerdì 18 settembre 2020

Han devisamente preso da me

“C'ho probbbbleeeeemi c'ho probbbleeeeemi” canta Sbibulina aggirandosi per casa

“Essssivede esssssivede” controcanta la sorella dalla sua camera da letto.

Le adoro.

giovedì 17 settembre 2020

Preferenze odorifere sbibuliniche

“Mamma? Ma qual è l'odore al di fuori di casa che ti piace di più?”

“L'odore del bosco, e il tuo?”

“L'odore dell'autolavaggio”

Oooook.

mercoledì 16 settembre 2020

Preferenze numeriche sbibuliniche

“Mamma? Il mio numero preferito è 8. E sai perché Perché assomiglia a due pois. E poi subito dopo viene il 4, perché il 4 è composto da tante tante tante stanghette. E poi subito dopo viene il 2, perché assomiglia a un serpente”

Non fa una piega.

martedì 15 settembre 2020

Guardando un film con Primogenita

“Cioè fammi capire mamma: quest'uomo sta ammettendo di aver sbagliato? Cioè ammette di aver sbagliato davanti a sua moglie?”

“Bhe... sì...”

“Potrebbe essere mio marito”

Chiamala scema...

lunedì 14 settembre 2020

Professionismo puro

Settimana scorsa sono andata a fare un servizio fotografico in piscina per la nota marca di costumi e abbigliamento sportivo Arena. Francamente non so come siano arrivati a me: non sono una modella professionista, non sono a-cellulitica e non sono iscritta da nessuna parte in nessun social di niente di nulla. Eppure un bel giorno ho ricevuto una telefonata che mi chiedeva se, incinta, volevo posare per loro per la linea dei costumi da bagno sportivi pre-maman. Probabilmente qualcuno mi ha visto alla piscina olimpionica bolognese con un bel panzottone prima del ricovero in ospedale, hanno chiesto al personale, hanno capito chi ero e voilà. Comunque ho accettato così, tanto per fare qualcosa di diverso. Qualche anno fa mi era successa la stessa cosa per Manila Grace, mi ero divertita e avevo passato un pomeriggio alternativo. E allora andiamo. A sto giro però è stato diverso. Volta scorsa il servizio fotografico era in solitaria, io e loro. Punto. A sto giro mi aspettavo di trovarmi in mezzo a donne incinte bene o male come me e invece mi sono ritrovata in mezzo pettorali scultorei, gambe lunghissime, fisici bronzei, occhi meravigliosi, sorriso smaglianti. Fu così che scoprii che ero l'unica donna incinta a posare per la linea. L'unica donna incinta non modella in mezzo alla perfezione della natura. I nuotatori, a mio avviso, hanno i fisici più belli del mondo. E dire che sono abituata ad essere circondata da sportivi, li vedo quasi tutti i giorni visto che Sbibulina fa l'agonistica di nuoto. Ma quelli non erano solo fisicamente perfetti, erano perfetti in tutto: i loro visi, i loro occhi, le loro labbra, i loro sorrisi. E mentre ero lì, circondata da tutti quei pezzi di manzi che avranno avuto sì e no vent'anni, mi interrogavo sulla mia cellulite e sul fatto che forse non avevano visto proprio bene quando mi avevano scelta, un puntolino nuotante in mezzo a una piscina enorme. Dopo essere passata al trucco e poi al parrucco ancora mimetizzata nell'accappatoio, mi sono ritrovata a parlare con un modello che definirlo bello è essere riduttivi. Mentre parlavo con lui, pensavo a quanto possa essere stata generosa la natura e a che meraviglia è riuscita a creare sua madre e poi, candidamente, mi sono girata verso la regista di tutto quell'amabaradan, l'ho guardata diritta negli occhi e confidando nella professionalità del suo interprete ango-italiano ho detto: “Oh, io ve lo dico: io la cellulite ce l'ho eh, non sono mica come loro!”. E' stato come gettare una secchiata di dura realtà in mezzo a tutto quel paradiso, con sonore risate, gente che subito mi ha preso in simpatia e non mi ha più lasciato andare. Un'oretta dopo, qualche scatto fuori dall'acqua, qualche scatto in acqua a rana e a dorso, eccomi di nuovo verso la via di casa con un sorriso sulla faccia e tanti fisici altetici scolpiti nel cervello. Ebbene sì, ho fatto anche questa.

Ps: non sarò nel catalogo di quest'anno e non possono pubblicare le foto visto che saranno della prossima collezione autunno 2021. Mi dispiace...

giovedì 10 settembre 2020

Uno dei perché

Ci sono diversi motivi che mi hanno spinto a prendere la decisione che ho rivelato ieri. Alcuni li ho già scritti nel post precedente ma un altro abbastanza importante mi ha aiutato a fare un regalo che mai mi sarei aspettata: il significato. Io sono una di quelle persone che danno molta importanza ai significati delle cose, delle azioni, dei sentimenti. Tanto per farvi un esempio indosso solamente catenine o braccialetti che abbiano un significato per me profondo. Figuriamoci dunque scegliere un nome per i miei figli. Con le due cinne che stanno facendo colazione ancora semi-addormentate di là in cucina tutto è andato perfettamente e se fosse nata un'altra femmina avevo già il nome perfetto che si sarebbe accordato alle altre due, con tre nomi dal significato meraviglioso, luminoso, profondo e spettacolare. Ma col maschio.... ah... il maschio. I nomi da maschio son sempre stati più difficili per me forse perché ho sempre pensato che avrei fatto solo figlie femmine, non so. Ho qualche preferenza ovviamente, ho nomi che mi piacciono più di altri ma nessuno che proprio mi coinvolga emotivamente. Così non è per Mr D.. Lui da sempre ha in testa il nome per un figlio maschio ricco di un significato che si porterà dietro per tutta la vita. Mi ha addirittura confessato qualche tempo fa che il nome, come a me, non è che gli piaccia più di altri ma è quello che rappresenta per lui a renderlo così speciale. E più ci penso, più sono convinta di aver fatto la scelta più giusta.