Da quando ho accettato il nuovo lavoro la mia vita si è un tantinino
incasinata. Se si aggiunge poi che a casa Mr D. invece di darmi una mano se ne
sta seduto sul divano, le cose non possono migliorare. Ieri, mentre percorrevo
i miei trecento chilometri in macchina per tornare nella rossa Bologna, mi sono
accorta che il mio cervello ormai lavora a compartimenti stagni: uno si occupa
del calendario lavorativo, l’altro di quello familiare. Il problema è che non
riescono assolutamente ad interagire per cui se in una stessa data coincidono due
eventi delle due sfere differenti, ecco che qualcosa va in tilt, provocando una
sorta di cortocircuito in cui il mio cervello inizia ad andare in pappa,
autointricandosi in ragionamenti senza capo né coda e soprattutto senza fine.
Ferie… dove siete?
lunedì 29 aprile 2013
Ma… psicologia no?
Uno dei motivi per cui, nel lontano 2000, rifiutai di scegliere la
facoltà di psicologia era la possibilità molto concreta di trovarmi inguaiata
in così tanti problemi personali che poi non avrei avuto tempo
per quelli altrui.
Ho iniziato da circa due settimane un nuovo lavoro. Come ogni novità, il
mio primo istinto è di panico, il secondo di rifiuto. Solo dopo arriva la
consapevolezza che forse è meglio che mi calmi e che affronti respirando quello
che la vita mi propone. Oggi, a neanche quindici giorni dall’ultima novità, mi
arriva una mail in cui mi si comunica che fra oltre cento persone, undici giornalisti
sono stati selezionati per un lavoro. La mia piccola mente fastidiosamente
bacata non si è neanche sognata di esultare del fatto che su cento persone la
sottoscritta era stata scelta, ma prima si è fatta prendere dal panico, mi ha
fatto venire una forte nausea, mi ha fatto cestinare la mail, me l’ha fatta
ripescare, mi ha fatto disgustare, mi ha fatto cestinare la mail, me l’ha fatta
ripescare e poi l’ha lasciata lì, consapevole che più rimarrà nelle cose da
fare, più avrà il tempo di abituarsi all’idea che magari un colloquio non
vincola nulla e tentar non nuoce.
Certo che sono fatta strana, io.
martedì 23 aprile 2013
Pensieri stupendi…. Ma anche no
Ieri mattina è successa una cosa strana. Ore 6:52 – silenzio di tomba.
Il primo pensiero va sempre alle bambine: “Saranno vive?”. Il secondo pensiero
va alla vita di coppia: “Siamo davvero realmente realisticamente liberi di fare
colazione da soli senza urla, strilli, capricci o racconti interminabili di
sogni improbabili?”. Io e Mr D. abbiamo dunque fatto colazione da soli, strana
sensazione a dire la verità.
Il primo pensiero è stato: “E’ come se non avessimo figli”. Ed ecco una
brutta sensazione, uno strano vuoto e un senso di tristezza.
Ma il secondo pensiero è stato: “E’ come se avessimo figli e fossimo in
vacanza senza di loro” e allora ecco la tranquillità, la dolcezza, l’amore,
sbocciare e profumare l’aria intorno a noi.
Il problema è stato il terzo pensiero, fulmineo e fastidioso come non
mai: “E’ come se fossimo vecchi e le nostre figlie fossero rientrate alle
quattro del mattino ubriache e non fossero ancora sveglie”. Ok, basta pensare,
svegliamole.
venerdì 19 aprile 2013
Ormai sono quasi due anni che vivo in centro città, tuttavia ogni giorno
mi capita di scoprire qualcosa di nuovo. Alle sette di mattina, ad esempio, la
periferia brulica di persone in carriera smadonnanti in file interminabili ai
semafori, di gente esaurita che spinge altra gente esaurita per riuscire a
ricavarsi un buco sull’autobus di turno, di bambini urlanti colmi di capricci
per non voler essere lasciati al nido ancora una volta. Il centro città invece
a quell’ora dorme, le strade sono pressoché deserte, alcune solitarie
biciclette si muovono sonnolente mentre un silenzio irreale impregna l’aria. Mi
piace.
martedì 16 aprile 2013
In viaggio
Da settimana scorsa il mio nuovo lavoro mi porta la simpatica novità di
fare avanti e indietro da Piacenza in treno, tre ore di piacevole diversivo
alla noiosa ma amorevole quotidianità. Tralasciando il fatto che sono una
persona abitudinaria e il pensiero di prendere il treno e perdere così tanto
tempo in viaggio mi infastidisce alquanto, non mi ricordavo la varietà di
situazioni che si possono osservare dal finestrino di un treno. Giovedì scorso
mi ha particolarmente colpito un nonnino che stava utilizzando come orinatoio
la scritta “Cipollina ti amo da morire”.
lunedì 15 aprile 2013
Così è deciso
Da questo momento in poi, la Poppante che più poppante non è verrà
denominata Titutì. Così è deciso, l’udienza è tolta.
mercoledì 10 aprile 2013
C.v.d.
La regola d’oro del “meglio non dirlo”, spiegata in questo post martedì
scorso si è rivelata ancora una volta priva di scappatoie. Solo venerdì decisi
di chiamare l’ex poppante Pura Panna in onore del suo splendido carattere. Da
allora me la sta facendo pagare tutta. Le do ancora qualche giorno come
ultimatum, poi le sostituirò il nome. Ecco.
martedì 9 aprile 2013
Parole sante
“Maaaaamma? Ma perché tu mi porti a scuola, mi vieni a prendere da
scuola, mi fai il bagnetto, mi asciughi e poi cucini e poi apparecchi,
sparecchi, fai la lavatrice, metti a posto, stendi, e poi cambi i pannolini a
mia sorella e poi le dai da mangiare e la lavi e la metti a letto e papà no?”
venerdì 5 aprile 2013
La svolta
Da qualche giorno, Poppante non è più poppante per cui urge un nuovo
nome. In casa la poveretta subisce i miei nomignoli senza avere ancora la
facoltà di mandarmi sonoramente a quel paese. I più quotati sono i seguenti:
-
Bubola
-
Sbubolina
-
Bubina
-
Titutì
-
Sbirulì
Visto che probabilmente da grande mi odierà per questi, ho deciso che su
questo blog le verrà spiaccicato un nomignolo che più si addice alla sua
splendida personalità: Pura Panna.
giovedì 4 aprile 2013
Tre semplici paroline
In realtà ci vorrebbe davvero poco, ma a quanto pare quel poco non è
così ovvio per tutti. A volte ci sono momenti nella vita in cui basterebbero
tre semplici paroline: “Andrà tutto bene” magari seguite da un bel abbraccio.
Ma quelle parole, non si sa perché, non arrivano mai. D’altra parte si sa, il
genere maschile non brilla di sensibilità e mia madre è troppo lontano per un
suo caldo, ciccioso abbraccio. Ci sono momenti, nonostante io non sia mai, e
dico mai sola, in cui mi sento come se nuotassi in mare aperto senza nessuno
affianco. Sarà perché alla fine non ho molti amici, diciamo che ne ho veramente
pochissimi, sarà perché tutta la giornata la passo a parlare con una bambina
di quasi nove mesi e un’altra di quasi cinque anni, sarà che Mr D. essendo
ingegnere, ingegnerizza anche quando si parla di interiorità. La soluzione
sarebbe semplice, se mia madre riuscisse a vendere casa e a trasferirsi di
nuovo qui da me. Mi mancano le sue parole rassicuranti, le sue tisane, i suoi
massaggi e la certezza che tutto andrà bene. Mi manca, ma non ci posso fare un
granchè.
mercoledì 3 aprile 2013
martedì 2 aprile 2013
La mazzata emotiva
La sensazione di qualcosa che finisce, qualcosa di meraviglioso, unico,
irripetibile. È una delle emozioni più belle nella vita di una donna, uno dei
legami più forti nella vita di una mamma. Stamattina Poppante ha fatto la sua
ultima poppata. Inutile dire che ho pianto, mi sono commossa, ho pensato e poi
pianto di nuovo mentre lei, attaccata al mio seno, non riusciva più a saziarsi.
Le ho accarezzato la sua splendida tonda testolina dai capelli castano chiari.
Ho osservato i suoi occhi mentre socchiusi cercavano di mangiare le ultime
gocce di latte. Mi mancherà questo legame fra noi ma essendo mamma so anche che
uno dei compiti più difficili è lasciarle andare e cercare di far crescere in
loro le splendide creature che saranno domani.
Iscriviti a:
Post (Atom)