domenica 31 maggio 2020

Doccia mattutina

Io la doccia al mattino non la faccio mai, sarà perché facendo molto sport la doccia è funzionale alla pulizia post sforzo per cui non me la faccio in altri momenti ma anche quando si presenta la necessità la faccio sempre al pomeriggio. Io la doccia la facevo alla mattina solo ed esclusivamente nel periodo universitario prima degli esami. Il giorno dell'esame infatti mi alzavo prestissimo, non parlavo con nessuno, mi infilavo direttamente sotto il getto di acqua calda, mi lavavo perbenino mentre ripetevo la materia per la quale sarei stata a breve interrogata, mi asciugavo, mi vestivo e via da sola verso l'infinito e oltre. La doccia mattutina era un rito che si è ripetuto per tutti gli esami universitari e non è stato mai replicato dopo. Ma mai dire mai e l'altra mattina, complice la stanchezza da donna gravida e il fatto che obiettivamente non mi lavavo da tre giorni ieri mattina ho deciso di riprovare l'ebbrezza del getto d'acqua calda alle 7 a.m. Non ricordavo che fosse così bello, così piacevole, così unico, iniziare la giornata in questo modo. Mi ha caricato di un'insperata positività, mi ha inondato di freschezza e buonumore e mi ha fatto ricordare su quante assurde regole, soprattutto in passato, io mi fossi intrappolata inutilmente. La doccia mattutina è entrata decisamente nella mia top ten del benessere ed è assolutamente da replicare.

giovedì 28 maggio 2020

Conseguenze sbibuliniche

Ecco cosa succede all'uscita dall'isolamento forzato di oltre due mesi:

“Eh mamma... visto che non mi allaccio più le scarpe non mi ricordo come si fa”

martedì 26 maggio 2020

-9

Mancano 9 giorni ai risultati del DNA test e al Bi-test. Spero davvero che tutto vada bene, spero di non dover fare altre analisi per accertarmi che tutto vada bene, spero che fili liscio come è filato liscio per le altre due gravidanze. Lo spero e prego, prego e spero. Detto questo mancano anche 9 giorni dalla scoperta che divide la famiglia in due grandi fazioni: i pro-masculo e i pro-femmena. Le mie figlie sperano vivamente in una femminuccia, ma sospetto che Primogenita tifi in tal senso perché spera di avere una camera tutta per sé, cosa che, nel caso fosse maschio, nella sua testa non avrebbe. Inutile dirle che tanto la camera in più non c'è, inutile dirle che, nel caso ci fosse una camera in più, andrebbe comunque alla più grande e non li divideremmo per sesso. Secondogenita non lo so, ha cambiato idea un bel po' di volte. Se gliel'avessi chiesto due settimane fa il maschietto era quanto di più meraviglioso potesse chiedere, ora ha gli occhi a forma di sorella femmina. Bah. Inutile poi precisare che Mr D. fa il tifo per il maschietto che ancora non è riuscito ad avere nonostante i suoi sogni ormai quarantennali. Ad ogni ecografia rivelatrice di sesso mi ha guardato sconsolato e alla seconda ricordo un “Me l'hai fatta di nuovo” come se fossi io a dare quella famosa y. Ma so benissimo che, qualora nascesse un'altra pupolottina, si scioglierebbe come gelato al sole. Per me? In giro dico che spero sia femmina ma solo per vedere la faccia di Mr D. che si contrae in smorfie di puro terrore. In realtà non mi interessa granché. Con la femmina andrei sul sicuro, so già che tipo di rapporto ci sarebbe fra di noi, conoscerei bene o male le sue tappe di crescita, il suo modo di essere donna. Con un maschio sarebbe tutto nuovo, dovrei scoprire un tipo di rapporto che neanche riesco a immaginare, capire i suoi bisogni di movimento e dinamicità, comprendere il suo affetto e regolarmi quando entrerà nella fase adolescenziale della sua vita. Comunque vada, per quanto mi riguarda, se ci sarà la salute sarà un successo.

domenica 24 maggio 2020

Nella fase 2

Ai tempi della pandemia mondiale, in fase 1 non si poteva fare nulla. Si stava tutto il giorno tappati in casa, si usciva con mascherina, disinfettante e guanti solo per estrema necessità e finita lì. Ora che siamo in fase 2 le cose sono un pochino cambiate: si esce sempre con la mascherina, si esce sempre col disinfettante, si cerca sempre di uscire per necessità ma qualcosa in più è concesso, come andare a messa. Ieri, dopo esserci prenotati online, abbiamo attraversato la strada ed eccoci lì, nel nostro ambiente ormai familiare. Il Don è davvero stato impeccabile, con regole ferree e puntigliose degne del più rigido generale: dichiarare il proprio nome all'ingresso per vedere se si è nella lista, disinfettarsi le mani prima di entrare e prima di uscire dalla chiesa, disinfettarsi le mani prima della comunione, niente scambio della pace, mascherina sempre e comunque, una persona per ogni panca alternata rispetto a quella davanti, un solo lettore con tassativo divieto di toccare microfono e leggio, un coro poderoso ma a distanza di metri che copriva praticamente tutto il retro dell'altare, comunione al banco con disinfettante prima e dopo, niente offertorio, niente acqua nelle acquasantiere, niente raccolta soldi, niente chiacchiere alla fine della messa. Io ieri mattina ero felice di poter tornare a una seminormalità, sono entrata in chiesa davvero con spirito di gioia e buon umore, ma alla vista di tutto quello che è cambiato i miei occhi si sono riempiti di lacrime. Ho trattenuto a stento il fiume, con un nodo alla gola pazzesco mentre davanti a tutti come al solito mi apprestavo a leggere le letture domenicali. La messa però è stata bellissima. Felice di poter di nuovo celebrare il Don ha deciso di cambiare tutte le carte in tavola, stravolgendo tutte le preghiere fisse e reinterpretandole a modo suo per far sentire a lui e a noi il vero profondo significato di quello che quasi in automatico viene di solito pronunciato. Ha cambiato una lettura mettendola ad hoc, ha fatto un'omelia che poco centrava col vangelo ma molto centrava con quanto abbiamo vissuto e stiamo vivendo, ha omesso lo scambio della pace ma ha fatto in modo che quel momento fosse davvero sentito in comunione con tutti e ha concluso con la benedizione della domenica di Pasqua visto che a Pasqua non abbiamo potuto riceverla. Sono tornata a casa triste e abbattuta, come se avessi di colpo capito che il ritorno alla normalità sarà un percorso davvero lungo e per nulla scontato. Sono tornata a casa silenziosa e mogia e ho fatto fatica a ritrovare il mio solito sorriso. Spero davvero che tutto si risolva nel miglior modo possibile e nel minor tempo possibile.

giovedì 21 maggio 2020

MammaTipo

Primogenita gira in casa ormai da mesi con un libro che è diventato una sorta di prolungamento del suo braccio da quanto lo sta leggendo, e rileggendo e rileggendo. Secondo questo libro, ammetto davvero ben fatto che accompagna le bambine verso l'adolescenza più pesa, ci sono diversi tipi di mamme: c'è la mamma chioccia, la mamma carabiniere, la mamma a disposizione e non so quanti altre mammetipo. Ieri, la ragazza, si è avvicinata a me e mi ha mollato il libro sulle ginocchia.
“Ecco mamma, tu sei questa”

“Ma amore... non sono una mammacarabiniere? Mi aspettavo una mammacarabiniere”
“Ma no mamma, tu ogni tanto mi dici di no e sei rigida, ma ogni tanto eh... mica sempre”
“E non sono una mammachioccia?”
“Ma quando mai! Mi hai sempre fatto vestire da sola, mi fai sempre sistemare la camera per conto mio e se ho fame mi urli dall'altra stanza che posso anche nutrirmi da sola perché la cucina è a disposizione di tutti”
“Ehm... beh....”
“E poi dai, vuoi mettere? Ti posso dire tutto tutto e so che mantieni i segreti come nessun altro. E poi rispetti i miei spazi e se sono in difficoltà e te lo chiedo mi dai davvero dei buonissimi consigli. No no, tu sei la mammamica”
Lo posso dire che sono rimasta di stucco, che non me l'aspettavo, che mi sono commossa? Io in questi ultimo anno, complice la Psicocosa e il percorso terapeutico, mi sono riappropriata della mia vita. Ho smesso di essere una persona rigida e sempre incline al no categorico, ho iniziato ad ascoltare e a prendermi i miei spazi. Ho ricominciato a cantare e ad andare a suonare per strada, ad andare a correre in solitaria e a uscire in bicicletta. So che sono una mamma giovane rispetto alle altre mamme mie amiche, ma questo mio modo di fare io l'ho sempre vissuto con un sottofondo di senso di colpa, scambiando per egoismo quello che in realtà da mia figlia è stato percepito come indipendenza e determinazione. La Psicocosa me lo dice ormai da mesi ma io non ci ho creduto fino a ieri, fino a quando non mi sono confrontata con mia figlia. Sono commossa. E sono felice.

mercoledì 20 maggio 2020

La teoria delle papere

Per Natale i miei suoceri mi hanno regalato due papere che io ho subito identificato come madre e figlia di vetro di murano trasparenti e azzurre. Non è proprio il mio genere visto che io odio qualsiasi tipo di soprammobile ma va bene lo stesso, è il pensiero che conta. Ma perché proprio due papere? Io se non trovo un senso alle cose che ho in casa proprio non riesco a tenerle... E così, ingenuamente, ho detto a mia suocera che, nel caso ne avesse trovate altre due, me le poteva prendere (ovviamente avrei pagato io) così avrei completato la nostra famigliola: una papera a persona. Non mi chiedete come, non mi chiedete perché, di papere me ne sono arrivate tre, una simile per aspetto a quelle che mi avevano già regalato e due di un marroncino-verdognolo malsano che proprio non mi sconfinferano. E io ora che ci faccio con cinque papere?
Ieri, spolverando la casa, l'illuminazione: vuoi vedere che ci hanno gufato? Vuoi vedere che pur di farci fare il terzo nipotino ci hanno macumbato con una papera in più? E vuoi vedere che visto che ce ne sono tre assolutamente uguali, come io con le mie MiniMe, a sto giro è masculo e uguale a Mr D., proprio come le due papere marroncino-verdognole tanto simili fra loro? Fra quindici giorni sapremo se la teoria delle papere si avvererà. Ho quasi paura.

lunedì 18 maggio 2020

Il disordine casalingo

Ogni mamma ha un metodo educativo che ritiene più giusto per i suoi figli. Io ne ho uno, tutto mio, e non ho intenzione di cambiarlo. Le mie figlie, come tutte le figlie, sono disordinate. Sì, ogni tanto le aiuto a mettere a posto ma non sono io che metto in disordine per cui pretendo che siano loro a mettere a posto il caos generato. La frase che sento ripetere più spesso in casa mia è: Mamma? Non trovo pincopallo, sai dov'è? E la risposta che più spesso ripeto è: No amore mio, se fossi più ordinata probabilmente lo sapresti.
Oggi Primogenita, il disordine fatta a persona, Miss Tantononserveanientemettereaposto, non trova il suo libro di musica.
Ha detto: A qualcuno frega?
Io ho risposto: No
E ha protestato così, come una balenottera spiaggiata semidepressa.
Sono una pessima madre, ma alla sua immobilità ho riso così forte che è scattata l'ilarità generale.

giovedì 14 maggio 2020

E son 39

Chi mi conosce sa quanto io ci tenga al compleanno, per me rimane la festa più importante di tutte. Mi piace prendermi un giorno di ferie, passare il tempo come più mi piace e festeggiare con le persone alle quali tengo. Quest'anno, complice la pandemia mondiale, i piani non sono andati come solito ma a sorpresa è stato uno dei più bei compleanni di sempre. Mi sono svegliata con la faccia da zombie come sempre ma ad aspettarmi c'era la mia famiglia che mi ha sbattuto a forza sul divano, mi ha piazzato in testa il consueto cappello a forma di torta e candeline, ha acceso la tv e mi ha dato il mio biglietto: un filmato di circa 30 minuti con tutti gli amici e i parenti più cari che hanno registrato per me gli auguri di compleanno, seguito da un montaggio di fotografie degli ultimi 14 anni passati con Mr D (una foto per ogni mese). Mi sono commossa e ho pianto come una bambina. Il marito ha lavorato al montaggio fino alle 3 e mezza del mattino senza farmi sospettare nulla “E' lavoro tesoro, vai a letto, io arrivo” e ho ricordato in un attimo la canzone che cantai al mio matrimonio dedicandola a lui “Ma c'è di buono che al momento giusto tu sai diventare in un altro. In un attimo tu, sei grande grande grande e le mie pene io non me le ricordo più”. In una valle di lacrime ho scartato un regalo assolutamente inaspettato arrivato da una delle mie più care amiche con il seguente biglietto “Non sarà di certo una pandemia mondiale a impedirci di festeggiare il tuo compleanno” seguito dal regalo del mio amorevole trio, un chiama-angeli con l'albero della vita. Meraviglioso. Ho passato la mattina con un sorriso da ebete sulla faccia, apparentemente in ferie ma realmente attaccata al sedere di Sbibulina che voleva passare tutta la mattina con la sua mamma, appiccicata mentre faceva i compiti, mentre andava in bagno, mentre leggeva, mentre disegnava. Il pomeriggio è passato in fretta con un gustoso film guardato con le bimbe con patatine di contorno e si è concluso con un paio di video chiamate delle amiche più care (birra-fanta alla mano), qualche affacciata alla finestra a causa di qualche matto amico che è comunque passato a farmi gli auguri e un simpatico spettacolo durato quasi 45 minuti delle mie figlie che hanno deciso di cantarmi tutto il repertorio sonoro da loro conosciuto. E' stato un compleanno speciale, ricco di emozioni, di commozioni e di felicità. E se non ci fosse stata una pandemia mondiale non avrei uno splendido filmato che mi ricorda quanti amici speciali ho e che famiglia meravigliosa ci siamo costruiti.
Sono felice.

lunedì 11 maggio 2020

Ad hoc

Mr D. ha definito le nostre figlie “sparpagliatrici di casino”. E' perfetto.

giovedì 7 maggio 2020

Cioè praticamenteeeeee

Sentire Primogenita che ripete una qualsiasi materia orale a volte ha dell'assurdo perché i suoi intercalari sono assidui e a volta fastidiosi. Il suo cioè praticamenteeeeee si ripete con un'insistenza degna di un ossessivo compulsivo e nonostante io glielo faccia notare per correggere tale modo di fare e stimolare una dialettica fluente e corretta, la ragazza continua imperterrita a cioèpraticamentare. Ma poi, durante questa forzata scuola a casa, ho scoperto che mia figlia non è l'unica a usare tale espressione. Siamo onesti: tutte le ragazzine della sua età, tutte, sono un cioè praticamenteeeeee vivente. Cioè praticamente mi sento fra il rassicurato e il rassegnato.

mercoledì 6 maggio 2020

Come l'ha presa il boss

Premessa: Forse non ne ho mai parlato ma da un anno a questa parte dove lavoro in mio capo ha deciso di adottare il sistema di Holacracy. Detta in parole molto molto povere si passa da una classica azienda a struttura piramidale a una struttura lineare, o meglio a cerchi, dove tutti hanno il potere di fare tutto. E' una decisione drastica che porta le persone ad avere molto potere personale all'interno del proprio lavoro e che porta a poter fondamentalmente scegliere quello che si vuole fare e come si vuole farlo nel bene ovviamente dell'azienda stessa. Non è facile, sia chiaro, ci vogliono anni per entrare nel sistema ma pare che funzioni ben bene.
Fatti: Settimana scorsa, durante una delle riunioni Governance bimensili è emersa la necessità di eleggere un facilitatore: una sorta di arbitro che detiene il potere di poter stroncare le persone se non seguono le regole, che può dare la parola e può toglierla, che insomma tira le redini un po' di tutto. Diciamo che, dopo la figura dell'ex-capo, il facilitatore è il secondo in campo. C'è un facilitatore in ogni circle e noi di circle ne abbiamo circa 6 tutti ancora con il ruolo di facilitatore scoperto (visto che siamo in fase transitoria dal vecchio al nuovo sistema). Durante la votazione il mio capo, senza mezzi termini, ha fatto il mio nome. Io, interpellata dopo di lui, ho bloccato tutto in preda al panico chiedendo di fare l'elezione alla riunione successiva perché lo so, quando lui decide, tutti lo seguono. Ma perché mi sono bloccata? Fondamentalmente per tre ragioni:
  1. il facilitatore deve essere in grado di fare la cosa giusta e con modi spesso bruschi, indipendentemente dal suo carattere e dal carattere delle persone. Deve essere in grado di risultare sgradevole per il bene comune, di stroncare le persone con determinazione e punti saldi senza pensare a piacere o meno. L'esatto contrario di come sono io, che al lavoro sono Miss Panna Montana, amata da tutti, col sorriso sempre sulle labbra e con una parola di conforto sempre pronta.
  2. Il facilitatore deve sapersi imporre per cui... beh... di cosa stiamo parlando?
  3. Il facilitatore viene formato dall'azienda che ci sta seguendo in questo percorso e vengono spesi fior fior di soldoni per formarlo, soldi che in questo momento nella mia azienda non ci sono visti i conti che sono stati presentati all'altra riunione. Per cui io, incinta, forse non sono la persona adatta per essere formata visto che il mio ruolo poi dovrò abbandonarlo per dei mesi per seguire il piccolo o la piccola poppante
Dilaniata dai dubbi ho deciso di fare quello che ho ritenuto onesto e giusto: dire tutto al mio capo. Io ho già fatto due gravidanze e in entrambe sono stata onesta sul lavoro, così onesta che ho perso il lavoro in entrambi i casi. Ma ho sempre pensato, e tutt'ora penso, che l'onestà paga sempre, se non altro fa sentire in pace con sé stessi. E così ho chiamato il capo e gli ho detto, parecchio in anticipo rispetto a quanto avrei voluto, che aspetto un bambino. Gli ho detto che l'ho informato perché ora ci saranno da spendere un bel po' di soldi per formare un facilitatore e visto che non siamo messi benissimo mi sembrava onesto dichiararlo, anche a scapito della mia persona, per poter fare la scelta più giusta per l'azienda (oltre a dirgli che sono assolutamente inadatta caratterialmente per ricoprire un ruolo così in alto e con tali caratteristiche e forneno il nome della persona che secondo me starebbe a pennello nel ruolo). Lui non si è smentito, è stato sinceramente contento per me. Mi ha detto che è per questo che ha scelto me e il fatto che io abbia anteposto il bene dell'azienda al mio bene personale gli conferma ancora di più che la scelta che ha fatto è quella giusta. Mi ha detto che mi posso scordare l'elezione di qualche d'un altro, che il posto è mio e che ha intenzione di farmi facilitatore di tutti i circle (tutti.... sigh) e che nei mesi in cui non ci sarò, dovrò formare una persona che mi possa sostituire temporaneamente. Inutile dire che mi ha fatto molto piacere da una parte, e mi ha spaventato molto dall'altra. E ora? Il giorno del mio compleanno ci sarà la votazione e io, che volevo prendermi un giorno di ferie sono indecisa sul da farsi ovvero se andare alla riunione e impormi con tutte le forze per non essere eletta (ma tanto verrò eletta) oppure fregarmene e passare il giorno preparandomi la torta e costruendomi il puzzle che mi sono autocomperata come regalo di compleanno. A me l'ardua scelta.

La mia Sbibulina

“Ma mamma! Guarda! E' un vampiro guarda! Lo sposo è un vampiro!”
Ecco cosa succede a guardare Matrimoni da favola Disney con le mie figlie. Io le amo.

domenica 3 maggio 2020

Cannibalismo infantile

“Mamma? Cosa cucini oggi?”
“Ah Sbibulì, mangeremo una delle mie paste preferite: gli gnocchetti sardi!”
“Interessante... non ho mai assaggiato i nonnetti sardi