giovedì 31 marzo 2022

La verità

In famiglia da me, sia da parte di padre che di madre, non sempre è stato tutto chiaro. Ad esempio per anni ho creduto che mio zio V., ripudiato dalla famiglia per aver divorziato dalla sorella di mio padre, fosse morto in un incidente d'auto. Ho scoperto un giorno di agosto dei miei trent'anni che in realtà il mio adorato zietto era vivo, o meglio era vivo fino al giorno prima, il giorno in cui ho scoperto appunto che era appena morto. Ma vabbeh.

Dopo questa doverosa premessa vi dico che, come precedentemente accennato, da un annetto a questa parte sto tenendo una sorta di diario della mia nonnina materna in cui le chiedo alcune cose della sua infanzia e della sua vita e le annoto ordinatamente per poterne tenere memoria. Durante una di queste semi-interviste ho scoperto che mio nonno, il nonno malefico che aveva messo incinta mia nonna, era scappato col circo e non aveva mai più visto sua figli, in realtà non era affatto scappato affatto col circo ma semplicemente era andato militare. Cioè era andato militare. Assurdo. Per quarantun anni ho creduto che quello stronzo di mio nonno fosse scappato, me lo immaginavo rincorrere i carri con il suo sacco sulla spalla e saltarci sopra per sparire per sempre, felice e conscio di aver abbandonato mia nonna a una dura esistenza di sacrifici e turbamenti e in realtà il poveraccio era semplicemente patito per andare a fare il suo dovere. Poveraccio... beh.. insomma... sempre da stronzo poi si comportò, giocando d'azzardo, conquistando una donna dopo l'altra e abbandonando mia nonna poco dopo. Fatto stà che non scappò col circo.

“Mamma? Ma come mai io sono stata convinta per quarant'anni che il nonno fosse scappato col circo?”

“Ah boh... non so”

“Lo so io!”

“Beh... nonna? In che senso lo sai tu?”

“Nel senso che te l'ho detto io che il nonno era scappato col circo”

“E perché?”

“Perché mi sembrava l'unica cosa sensata da dire”

E' proprio per questo motivo che ai bambini bisogna sempre sempre sempre sempre raccontare la verità.

lunedì 28 marzo 2022

Priorità

Da qualche tempo a questa parte Birullulo si addentra da solo nei meravigliosi meandri dello squallido parchetto, quando sua sorella esce da scuola e lui può godersi i suoi crackerini all'aria aperta. Il ragazzo però non è ancora ben fermo quando si tratta di esplorare terreni non proprio lineari per cui capita spesso che cada giù come una pera cotta. La caratteristica principale di questa caduta è la priorità di Birullulino. No, la priorità non è mettere le mani avanti per evitare di sfracellarsi la faccia. No, la priorità non è rialzarsi in fretta per poter riprendere quello che stava facendo. No, la priorità non è piangere come un disperato per venire a farsi tirare su dalla mamma. La sua priorità è salvare il cracker. Appena tonfa per terra infatti Birullulo non emette alcun suono. Non piange, non si lamenta, non chiama. Lui rimane lì, in silenzio assoluto, fermo immobile a terra. Non si sposta, non fa tentativi, non si muove neanche di un millimetro. Il suo braccio tuttavia è teso verso l'alto, con la mano che tiene salda il crackerino che viene miracolosamente salvato ogni volta. Spalmato a terra silenzioso e immobile con la mano rivolta al cielo lui ragiona: ragiona su come poter alzarsi per fare in modo che il suo cracker non appoggi per terra. All'inizio gli correvo incontro impaurita, vedendolo assolutamente immobile. Ma quando mi sono resa conto che il ragazzo non piange per cui non si fa male, allora ho provato ad attendere. E attendo eh! Attendo anche tre quattro cinque minuti buoni. Lui rimane immobile, zitto. Posso quasi vedere le rotelle del suo cervellino all'opera finché, dopo un tempo assurdamente lungo, inizia a muoversi stile lumaca sempre stando attento a non spostare il braccio con la mano del cracker. Adotta strategie geniali, lo ammetto, e alla fine ce la fa sempre: riesce sempre a salvare il suo amatissimo cracker.

giovedì 24 marzo 2022

La mia nonnina

La mia nonnina quest'anno ha compiuto 90 anni tondi. E' la nonnina con cui sono cresciuta e con cui ho vissuto, che mi ha fatto da mamma, da papà e da nonna. E' ancora in formissima, ogni tanto perde qualche colpo ma tutto sommato è davvero in gamba. Da un po' di tempo a questa parte sto raccogliendo le sue memorie in una sorta di diario-intervista ed è chiaro che ha avuto una vita davvero dolorosa. Fra la guerra, la povertà, una famiglia anafettiva, un mascalzone che l'ha messa incinta e poi abbandonata, una suocera severa che neanche le faceva vedere sua figlia. Insomma, una vita per la maggior parte triste, volta al lavoro e al sacrificio. Ma ieri alla penultima domanda del diario-intervista mi ha detto la cosa più bella che potessi mai sentirle dire.

“Nonna? Abbiamo parlato tanto della tua infanzia e poi dell'inizio della tua vita da adulta e da mamma, ma non abbiamo parlato di noi due. Cosa mi puoi dire di noi due?”

“Quando eri piccola tu, tutti i giorni erano giorni felici. Stavamo sempre insieme, ti facevo il bagno e quando cucinavo, io cucinavo e tu giocavi con le pentole e con la pasta cruda. Eri una bambina buonissima. Ogni giorno per me era un giorno felice”.

Io mi sono commossa e ancora, leggendo le sue parole, gli occhi mi si riempiono di lacrime. La amo profondamente e la paura di perderla mi soffoca e sovrasta ogni giorno di più.

mercoledì 23 marzo 2022

il Trio

Sono rare le occasioni in cui mi sento davvero me stessa. Non mi sento me stessa neanche quando corro, lì più che altro cerco di dimenticarmi di tutto, me compresa. L'unico momento in cui mi sento davvero io, in cui mi immergo nel mio puro essere è quando canto e quando suono. Lì sì che sono davvero al cento per cento me stessa. Le occasioni per suonare con il trio grazie alla pandemia e ai terzi figli si sono ridotte notevolmente ma complice l'allentarsi delle regole covid, complici gli ormai oltre unenni terzi figli abbiamo deciso di ricominciare. Settimana scorsa ci siamo visti per berci una birretta e discutere il da farsi quando il percussionista ha annunciato di volersene andare. Mazzata. Non che mi sia giunta come una novità: dei tre lui è quello che è sempre stato meno coinvolto, un po' per il carattere timido e introverso, un po' perché lui è il più giovane di noi, non ha famiglia e non ha bisogno di suonare. Perché io, come il bassista, abbiamo BISOGNO di suonare, di staccare dalla nostra quotidianità per immergerci in qualcosa che ci fa stare davvero bene. All'inizio l'ho presa molto molto male. Mi ha invaso una profonda tristezza non tanto per il fatto che non potrò più suonare con loro ma soprattutto per il fatto di dovere di nuovo accantonare il mio IO. Per quattordici anni quel lato di me è stato completamente dimenticaro, travolto dalla maternità, dalla quotidianità, dal caos familiare. Da quattro anni ero riuscita a riportarlo a galla, ad immergermi nella felicità, a sentirMI di nuovo e ora sono costretta a soffocarlo e la cosa mi fa stare male, molto male, di un dolore profondo e cupo. No, il percussionista non è immediatamente sostituibile perché ci occorre in realtà un polistrumentista, come me che sappia bene o male cantare e al quale ovviamente piaccia il genere che facciamo con lo stile tutto particolare che ci mettiamo. Il bassista d'altro canto è carico ammmmmmolla. Non solo vuole trovare un sostituto, ma vuole iniziare a produrre pezzi nostri, a inciderli e a ricominciare a suonare fuori. Non so dove trovi tutto questo ottimismo. Da parte mia io sto vivendo ora una sorta di lutto, un cupo, triste, malinconico lutto ma spero di riprendermi presto e di non dover per forza soffocare di nuovo me stessa.

martedì 22 marzo 2022

Birullulo

Birullulo è in quell'adorabile fase in cui urla e piange in continuazione per qualsiasi cosa. E' stanco? Piange. E' frustrato? Piange. E' arrabbiato? Piange. Ha fame? Piange. Ha sete? Piange. Si annoia? Piange. Non riesce a fare una cosa? Piange. Viene contrariato? Piange. Qualcuno gli dice no? Piange.

Che bello.

Come sono rilassata.

lunedì 21 marzo 2022

Touché

Evidentemente tutti quegli anni di terapia a scavare nel mio passato e a comprendere un pochino il valore della mia persona a qualcosa son serviti. Qualche giorno fa ho preso il cellulare e ho chiamato mio padre, giusto per accertarmi che fosse ancora vivo. Non che mi faccia molto piacere parlare con lui, gli voglio bene ma ho sempre questo timore nei suoi confronti che mi fa abbassare la testa e incassare qualsiasi cosa venga detta. La conversazione poi è stata il solito monologo da parte sua su quanto stia bene da solo, su quanto si stia bene in pensione, su quanto sia impegnato. Quando ho provato a confidargli che sto parecchio male perché il trio si è sciolto (racconterò meglio in un futuro post) non ho neanche potuto concludere la frase che mi ha spiattellato che invece per lui va alla grande e che suona ora in tre gruppi diversi (grazie della comprensione papà). In mezzo dunque al suo turpiloquio mi ha raccontato che il dentista gli ha tolto non uno ma due denti del giudizio ed è lì che la mia spontaneità è venuta fuori facendomi chiudere la telefonata con un enorme sorriso sulle labbra e facendomi stupire positivamente di me stessa.

“Oh sai B., io proprio non volevo eh ma da quando mi ha tolto i denti del giudizio mi sento molto molto meno irritabile, mi sento più calmo e non impreco quasi più”

“Beh, potresti farti togliere anche gli altri due”

… … …

… … …

Risata da parte sua, sorrisino compiaciuto da parte mia. Brava me.

giovedì 17 marzo 2022

Il turno della variante

Da un certo punto della mia infanzia-adolescenza in poi ho iniziato ad essere costantemente scambiata per la sorella di mio padre. Mio padre ha sempre dimostrato meno anni di quelli che ha, ha sempre avuto la faccia giovane e il fisico atletico per cui niente di strano. Quando sono diventata adulta ed è nata Primogenita venivo scambiata per la sua baby sitter ma non è durata molto perché è diventato sempre più evidente che la bambina era una mia esatta fotocopia. Attualmente Primogenita è alta quasi quanto me, continua ad assomigliarmi in modo meraviglioso e niente di strano se ora è lei ad essere scambiata per mia sorella. Ultimamente devo dire che capita spesso sia che l'errore lo commettano i miei coetanei sia che lo commettano i coetanei di mia figlia. Un esempio lampante venerdì scorso quando per la prima volta sono andata a fare un allenamento di pallavolo in una nuova squadra, mi sono portata dietro Primogenita perché c'era bisogno di una raccattapalle, e non solo ci hanno scambiate per sorelle ma mi hanno generosamente appioppato 20 anni per poi continuare a inondarmi di domande una volta scoperta la mia reale età (comunque la mia risposta da anni è sempre la stessa: genetica). Eh sì, ora è il mio turno. Prima capitava a mio padre ora a me. Tuttavia c'è una significativa variante. Ieri ad esempio è capitato che vedessi Sbibulina giocare in giardino con i suoi amici attraverso una vetrata, un suo amico mi abbia visto e abbia iniziato ad urlare “Sbibuuuuuu!!! C'è tua sorellaaaaaaa!”. Ora sì. Ora è il mio turno: il turno della variante.

mercoledì 16 marzo 2022

Attenzione attenzione

Oggi è il giorno X. Oggi sono passati 10 giorni dal rientro. E oggi posso dire che ho vinto a metà (per capire la scommessa vedi questo post). Perchè la valigia è ancora in mezzo alla camera da letto ma il sacco putrido è stato aperto e il suo contenuto lavato. Mr D. infatti ieri mattina prima di colazione ha fatto la sua prima lavatrice. Verso sera tuttavia sento Mr D. che mi chiede “Oh! Ma la lavatrice l'hai poi stesa?”. La mia risposta è stata secca “Scusa, perché avrei dovuto stenderla io?”. Nessuna risposta. Lavatrice poco dopo stesa diciamo in malo modo (secondo me fra qualche giorno, quando andrà a ritirare il bucato, saprà di muffa). Ora lo posso dire: sono stata molto molto brava. E la valigia per quanto mi riguarda può rimanere lì per altri 10 giorni.

martedì 15 marzo 2022

Giornata internazionale del fiocchetto lilla

 

E' inutile girarci intorno: i disturbi alimentari sono una malattia, come il diabete, come il cancro. Sono malattie che colpiscono la mente. Ma chi ne soffre si vergogna, si sente in colpa, si nasconde, mente. Non giudicate mai. Ascoltate e aiutate.

lunedì 14 marzo 2022

Ungaretti

“Eh eh. Eh eh. Eh eh eh”

“Primogenita? Che succede?”

“Eh eh. Sto studiando Ungaretti. Eh eh”

“E allora?”

“Ha scritto una poesia inutile. Così le so scrivere anche io. Ha scritto una poesia che fa M'illumino d'immenso. Ma che poesia è!!! Eh eh.”

“Eh sì, Primogenita, è una delle poesie più profon...”

“Ma dai mamma! Così sono capace anche io! Tipo: Il sole splende. Fine”

“Uguale proprio”

giovedì 10 marzo 2022

A volte, forse spesso ultimamente

A volte me lo dimentico, forse spesso ultimamente. Ma credo sia colpa della stanchezza del dormire poco e della frenesia del quotidiano. A volte mi dimentico quanto sia bello stare in mezzo ai bambini piccoli. Fin da tempi immemori sono sempre stata bene circondata da neonati e lattanti, il mio cuore gioisce, la mia anima si riempie di gioia e io mi ritrovo a pensare di essere davvero nel mio elemento. I neonati e lattanti con me si trovano bene, ridono sempre, piangono raramente e ho una speciale intesa con loro che non so da dove venga. Ieri come un lampo me lo sono ricordata quando allo squallido parchetto ero insieme a Birullulo, in piedi vicino a me col suo crackerino in mano, e a un certo punto mi è stata bellamente smollata una bimba di 6 mesi che mi tenevo in braccio. Mamma mia che piedini. E che occhi. E che sorriso. E quanto me la sono sbaciucchiata (forte del mio tampone negativo mattutino fatto per tutelare mia nonna). Ed è stato lì, quando un altro pupolino è arrivato a passo malfermo e mi si è accollato pure lui, che mi è tornato in mente tutto. A volte me lo dimentico, forse spesso ultimamente ma io, in mezzo ai bambini, sto davvero bene.

L'embolo

Io sono una persona che se ne sta zitta. E' molto molto molto raro che prenda posizione in una discussione. Di solito ascolto, magari non sono d'accordo, magari lo faccio presente ma poi me ne sto zitta. Vivo sempre e costantemente nella convinzione che se una persona crede in qualcosa non ha molto senso discuterne perché tanto non riuscirò a farle cambiare idea come lei non riuscirà a far cambiare idea a me. Inoltre, diciamocelo, non sono molto brava con le parole. Se si potessero condurre discussioni in forma scritta sarebbe perfetto ma in forma orale sono una vera schiappa. Il tempismo, ahimè, non è mai stato il mio forte. E così me ne sto zitta. Ma questa mattina no.

Sono due giorni che mi balena in testa la possibilità di ospitare un bambino ucraino. Dapprima ne ho parlato con Mr. D. e poi ieri sera con le ragazze visto che questa piccola personcina dovrebbe dividere con loro la stanza, stanza che sarebbe per due, che ora è per tre e che forse potrebbe diventar da quattro se la decisione verrà presa in senso positivo. All'inizio io avevo qualche dubbio soprattutto perchè sono davvero davvero stanca e davvero davvero incasinata. Avere tre figli di età diverse con bisogni diversi, con tipologie di impegni diversi, porta la mia quotidinità ad assomigliare molto ad un caos primordiale, soprattutto alla mattina e alla sera. Però poi penso che anche questa personcina è incasinata, anche lei viene da un caos primordiale. Insomma questa mattina davanti a scuola di Sbibulina mi sono fermata a chiacchierare con Mr D. e un altro papà il quale ha un figlio solo, una casa enorme con non so quante camere da letto e una moglie che da anni vorrebbe il secondo figlio ma che per una serie di cause non potrà avere. E' venuto fuori l'argomento e ho sentito dire cose allucinanti: “Ma fatti i fatti tuoi! Ma cosa ti vai a incasinare ancora di più! Ma poi tu dai la disponibilità per una settimana ma poi che ne sai che non diventino due, o tre o un mese!” e robe simili. E a me è partito l'embolo. Ho iniziato a scaldarmi gradualmente cercando di far ragionare questa persona, cercando di farlo mettere nei panni degli altri, cercando di fargli capire che non cambia poi molto fra una settimana o due o un mese se la personcina ne ha bisogno, che è più importante fare del bene che un eventuale disagio finché sono esplosa, culminando con un “è per colpa di persone del kazzo come te che questo mondo va a rotoli!”. Mr D., animo pacato e mediatore da sempre, mi ha fatto presente che comunque occorre considerare anche l'eventualità di un prolungamento della disponibilità perché essendo in una situazione di emergenza non è detto che poi la personcina ospitata rimanga per il tempo stabilito. Nel frattempo mi è arrivata ora la telefonata della pediatra che Birullulo sta peggiorando (ha dei problemi cutanei che non ho neanche voglia di discutere) per cui occorre andarlo a prendere dal nido, portarlo da lei e tenerlo a casa. Alè. Oggi va così. Ma l'embolo, quell'embolo che è sempre nascosto, oggi è esploso in tutto il suo splendore.

martedì 8 marzo 2022

La scommessa

Sbibulina ha sempre sofferto di mal d'auto e così anche Primogenita. Ma mentre Primogenita si limita a starsene buona buona in un angolino con la faccia smunta e la musica nelle orecchie, Sbibulina se è a stomaco vuoto vomita. Partita lei e suo padre per la montagna e dimenticato suo padre di darle qualcosa di secco da mangiare, ha inondato l'auto del nostro amico colpendo la valigia, il suo babau, tutta la roba che aveva addosso più un'ampia superficie del Range Rover nuova di zecca del povero malcapitato. Mr D. ha fatto fermare l'auto, ha aspettato che passasse, ha pulito alla bellemmeglio, ha cambiato Sbibulina, ha svuotato la valigia buttandola via e salvando solo il contenuto (la valigia aveva qualcosa come 30 anni) e ha raccolto il contenuto dei vestiti vomitosi dentro un sacchetto della spazzatura nero. Appena giunto in hotel mi ha raccontato tutto non tanto per onor di cronaca ma per sapere come lavare la roba. Dopo averglielo detto mi sono caldamente raccomandata di farlo subito, prima che si incrostasse e proliferasse tutto in un ammasso di muffa informe. E la storia avrebbe dovuto finire lì. E invece... Mr D. e Sbibulina sono tornati a casa domenica, oggi è mercoledì, e non solo la valigia è ancora aperta in camera da letto senza essere stata svuotata ma il sacchetto nero che prima era chiuso in valigia oggi è passato in bagno in mezzo alla roba da lavare, ancora ermeticamente chiuso nel suo sudiciume. Di solito sono io che mi occupo di rimettere a posto la roba della valigia e metterla via e sono io che mi occupo delle lavatrici. Ma io non sono andata a sciare, io non sono andata a divertirmi con gli amici, io non mi sono rilassata. Sono rimasta a casa con un unenne e una adolescente semi-assente e non ho nessunissima intenzione di fare qualcosa. Inoltre ho deciso di fare una scommessa con l'etere: entro quando la roba verrà sistemata nell'armadio e la valigia rimessa via? Io scommetto non prima di dieci giorni dall'arrivo a casa anche se potrei tranquillamente osare di più. Ovviamente il sacco nero finirà nella spazzatura con tutto il suo contenuto, questo non vale neanche mezza scommessa, ma non sarò di certo io a buttarlo via. Chi vuole scommettere sul numero di giorni? Un consiglio: puntate alto.

domenica 6 marzo 2022

Io la odio

Io la odio la odio la odio la odio. E nonostante tutto non ci riesco. Venerdì scorso sarebbe dovuta essere la giornata semi-perfetta. Mr D. e Sbibulina via in montagna, Primogenita a scuola fino alle tre e mezza, Birullulo al nido fino alle quattro e io sarei tornata dal lavoro e avrei avuto ben due ore e mezza tutte per me. Un sogno. Avevo già deciso che non sarei andata a fare sport visto quanto successo due giorni prima (vedi post) e quindi mi ero già figurata uno splendido quadretto: sarei tornata a casa con calma, avrei mangiato la cosa più gustosa di cui avevo voglia e mi sarei spaparanzata sul divano a vedere la tv. Ma non avevo fatto i conti con lei, la stronza. Io la odio. Ha iniziato ad insinuarsi ancor prima della partenza dei due quinti e si è fatta strada con irruenza nella mia mente e nel mio corpo rubandomi anche i più piccoli secondi. Io la odio. La odio e mi viene da piangere perché una parte di me sa che è malattia, un'altra parte piange disperata perché non ne vede la fine e una parte ancora si sente in colpa credendo stupidamente che delle cose così si possano scegliere. Fatto sta che appena sono tornata a casa venerdì ho iniziato a cucinare, la stronza ha avuto il sopravvento, mi sono abbuffata come non mi succedeva da tanto e ho vomitato come non mi succedeva da tanto. E la cosa peggiore è che dopo lo sfogo sono stata bene. Sono stata inondata dai sensi di colpa, eh, ma mi sono sentita liberata, un po' come succede dopo una faticosa corsa o dopo una enorme sfuriata di rabbia. “Le persone che soffrono di un Disturbo del Comportamento Alimentare (DCA) talvolta riportano delle difficoltà nella gestione delle emozioni; questa difficoltà spesso nasce da una eccessiva sensibilità alle emozioni e comporta un'incapacità ad accettare e a gestire le emozioni troppo intense. Per riempire il senso di vuoto e di smarrimento che spesso ne consegue, la persona con DCA talvolta mette in atto diversi comportamenti: abbuffate e/o vomito autoindotto e/o utilizzo di diuretici e lassativi; evitamento e solitudine; esercizioni fisico eccessivo e compulsivo; autolesionismo; alcol e/o assunzione di sostanze psicoattive. Nell'immediato tali comportamenti sono in grado di dissipare lo stato di malessere, ma a lungo andare non aiutano ad apprendere come gestire le emozioni e comportano una serie di conseguenze negative sul piano sia fisico che psicologico”.

giovedì 3 marzo 2022

I due quinti

Ieri Mr D. e Sbibulina sono partiti per andare a raggiungere degli amici in montagna e staranno a sciare fino a domenica. Quattro giorni. Beati loro. Quando mi separo da una parte della mia famiglia la sensazione è sempre la stessa: non mi piace. Sarà perché facciamo sempre tutto tutti insieme, sarà per la sindrome dell'abbandono che mi porto dietro fin dall'infanzia, sarà perché sarà, la cosa non mi sconfinfera. Non sono abituata, penso sempre che mi mancheranno tantissimo e che io non mancherò a loro (il che diciamocelo a sto giro è molto vero visto che loro saranno a sciare circondati da amici mentre io starò nella squallida città dividendomi come sempre fra casa e lavoro). Comunque io sono rimasta a casa con un neonato onnipresente e un'adolescente quasi sempre assente. Che giuoia. La realtà però sta sorpassando le mie aspettative perché in fondo, essendo assenti i due quinti della famiglia, in casa regna un silenzio surreale, magico, felice. Mentre cucino sento silenzio, l'ordine rimane stranamente e bene o male tale (se si escludono i giochi di Birullulo il quale li spande e sparge come se fossero acqua santa). Insomma, c'è una tale calma e una tale tranquillità che stare in casa è meraviglioso, rilassante, infonde serenità. E il tutto per l'assenza dei due quinti. Questo non vuol dire che non farei carte false per essere al posto di Mr D. in questo momento, però anche io, devo essere sincera, non me la sto passando per niente male.

mercoledì 2 marzo 2022

Eeeeeeeh beh

Ok, credo di aver esagerato. Di solito faccio sport un giorno sì e un giorno no, o un giorno sì e due giorni no. Mi piace, mi sfogo, mi diverto. Il mercoledì sera è riservato alla pallavolo che però non considero proprio come sport sport perché per me il vero sport è andare a correre o andare in bici o fare passeggiate chilometriche in modo rapido e veloce. Per cui ieri in pausa pranzo sono andata a San Luca. Non ci sono andata di corsa come al solito perché sapevo che comunque alla sera sarei andata a pallavolo e non volevo arrivare e collassare in campo. Così ci sono andata a piedi, con calma, partendo dal Meloncello e non da casa mia. Un tragitto più breve dunque: 4km invece di 8, a piedi invece che di corsa. Poi ieri sera sono uscita e sono andata a giocare le mie due orette. Non avevo fatto i conti tuttavia con la scaristà di partecipanti che ha portato a fare una partita decisamente sbilanciata: 4 contro 6. E perché non 5 contro 5? Perché i giocatori presenti non erano tutti allo stesso livello per cui, per equilibrare le squadre si è deciso di mettere i 4 più bravi da un lato (fra cui io) e i 6 meno bravi dall'altro. Abbiamo vinto, ok, ma a che prezzo! Ho sputato sangue, ho corso, ho volato, ho recuperato palle impensabili, mi sono divertita davvero come una matta ma per due intere ore mi sono distrutta. L'ho capito fin da quando ho fatto l'unico piano di scale per arrivare al mio portone e le mie ginocchia e la mia schiena mi hanno sfanculizzato ancor prima di aver raggiunto metà rampa. Questa mattina mi sento come se mi fosse passato sopra un camion, sono sull'orlo del mal di testa e il mio fisico implora di sdraiarsi su una superficie rigida e calda ed essere abbandonato a sé stesso. Buon giovedì a me.

martedì 1 marzo 2022

Mio padre

Alla fine ieri è venuto mio padre e come al solito ho provato un misto fra felicità e tristezza, un miscuglio strano e fastidioso che conosco fin troppo bene. Ma una cosa è spiccata in evidenza su tutto il resto. Birullulo ha visto mio padre tre volte in 15 mesi di vita ma nonostante tutto, fedele alla sua indole felice e gioiosa, ha accolto il “nonno” cercando di interagire con lui il più possibile. Gli portava giochini, gli ballava davanti, gli faceva vedere il trenino. Mio padre, fedele a sé stesso, ha dato attenzione agli adulti piuttosto che a lui. Vedendo il mio piccolino cercare un'interazione che non arrivava, sorridere a una persona che non lo calcolava, ho iniziato a stare male. C'ero io lì con lui, io alla fine gli davo l'attenzione che meritava, giocavo con lui e sorridevo con lui ed era ovvio che lui non stesse male, neanche lo conosce questo fantomatico “nonno”. E' chiaro che il problema non era lui, ero io. Ci ho messo un pochino a rendermene conto perché all'inizio guardavo Birullulo ed ero dispiaciuta per lui e ho cercato di sopperire subito alle mancanze di mio padre. Ma poi ho capito che a Birullulo non fregava davvero niente di quel nonno piombato dal nulla, ero io a starci male, troppo male per una situazione apparentemente tranquilla. E allora mi sono ricordata che mio padre mi ha sempre trattato da adulta anche quando adulta non ero, non ha mai giocato con me e non mi ha mai dato attenzioni più del minimo indispensabile. O forse sono io che l'ho vissuta così. Non so. Non ricordo molto ma sono sicura che non abbia mai giocato con me e sono sicura che mi abbia sempre trattato da adulta. E un ricordo mi è affiorato nitido alla mente: io da piccola, molto piccola, che vado da mia mamma con una profonda tristezza dentro e le dico che papà non mi abbraccia mai, che non mi bacia mai. E ricordo mia mamma, sulla soglia del suo negozio, che mi bacia la fronte e mi dice “Mi dispiace amore mio che ti sia capitato un papà così, ma lo amavo molto, moltissimo. Tu hai voglia di abbracciare papà? Allora fallo tu. Vai da lui e abbraccialo”. E ricordo che la volta dopo andai, lo abbracciai, e capii il significato di pezzo di ghiaccio. Da quel momento ho sempre e solo abbracciato io mio padre, un abbraccio sensibilmente a senso unico. O almeno è così che lo vivo io. Non so.