Il parto è una di quelle cose che si rivela sempre diverso da come te lo sei immaginato, anche se ne hai già due alle spalle. Io ero sicura che anche a questo giro non avrei rotto le acque, non avendole rotte nelle altre due gravidanze, e invece le ho rotte. Speravo non mi facessero l'induzione, e invece mi hanno fatto l'induzione, speravo essendo il terzo di metterci poco e invece ci ho messo 14 ore.
Alle 14 di giovedì infatti mi ero appena stesa sul letto quando ho rotto le acque. Sensazione nuova, strana, umida, calda. Avendo il tampone vaginorettale positivo siamo corsi in ospedale come ci avevano detto di fare per poi sentirci dire che secondo loro le acque non le avevo rotte. Ho provato a spiegare che capivo benissimo la differenza fra la pipì e la rottura delle acque anche perché, beh, il liquido esce da due orifizi diversi. Ma niente, a casa. Alle 19 di sera continuavo a perdere liquido e così ho convinto Mr D. a riportarmi al pronto soccorso. “Ah, beh, sì, in effetti si sono rotte le acque. Una rottura alta”. Complimenti. Volevano indurmi il parto subito, a me che ho sempre avuto terrore dell'induzione. E così li ho convinti a lasciarmi due ore di tempo. In quelle due ore, dalle 20 alle 22, le ho provate di tutte, camminando e quasi correndo per i corridoi nella speranza che le contrazioni che erano già arrivate si facessero più intense e regolari ma nulla. Alle 22 induzione col gel. Ma dopo 10 ore di contrazioni, alle 10 del giorno dopo, con una notte alle spalle fatta di sofferenza e insonnia, mi ero dilatata solo di 2 cm. 2 cm. Avrei pianto tutte le lacrime del mondo se solo avessi avuto ancora qualche residuo di forza. Decidono così di iniettarmi direttamente in vena l'ossitocina. 2 ore dopo tenevo mio figlio fra le braccia. Ho ritrovato come sempre la concentrazione che contraddistingue il magico mondo del travaglio, fatto di silenzio, presenza, solitudine. Ho fatto tutto in silenzio, supportata dalla presenza silenziosa di mio marito e dell'ostetrica pronti a darmi una mano ma effettivamente inutili. E quando è venuto il momento ho tirato fuori la grinta che solo una madre che ha partorito naturalmente senza epidurale conosce, una grinta primordiale, viscerale, profonda. Le mie urla sono riechieggiate in tutti i corridoi, hanno spaccato i timpani di chi mi stava accanto impotente ma mi hanno dato tutta la forza necessaria. Ho affrontato la sfida come ho sempre fatto, rimanendo nel presente senza pensare al dopo, affrontando una contrazione dopo l'altra finché tutto è finito così improvvisamente com'era iniziato, con il mio urlo finale quasi ridicolo (pare che io abbia gridato SIIII CE L'HO FATTA, un urlo simile a LIBERTAAAAA' di William Wallace. Vabbeh). E quando ho visto quell'esserino tutto blu che si dimenava poco sotto al di sotto di me, la somma felicità mi ha invaso nel corpo, nello spirito e nella mente facendomi capire all'istante quanto inutili siano state le paranoie nella gravidanza e quanto sia immenso l'amore per il proprio figlio. E' così l'ho amato subito.
Bello Spetti! Il tuo racconto mi ha commosso, hai raccontato quelle ore in modo che quasi ho immaginato tutto. I miei ricordi dei parti sono lontani, ma ricordo benissimo la sensazione dell'uscita di mia figlia dal mio corpo...Sembra strano ma è così. Ti rinnovo gli auguri, e vi stringo tutti in un abbraccio.
RispondiEliminaMafi
Anch'io del primo ho rotto le acque.....una tragedia....24 ore (forse perché era il primo) ....un bacione ad entrambi
RispondiEliminaL'esserino che ami tanto ti ha già fatto la pipì addosso?? No perché con il pisello hanno una mira fantastica, ihihihihi!! Scusa se ho rovinato il momento, ma è una delle cose che mi ha insegnato il mio primo maschio! A saperlo che ne avrei fatti altri 2...
RispondiEliminaQuindi il papà ha potuto stare in sala parto tutto il tempo? Non si è perso nulla?
RispondiEliminaVisto che alla fine 'tutto va come deve andare'?
Quindi siete già tutti a casa?
Bello Spetti.
RispondiEliminaCiao.