venerdì 29 marzo 2019

Super sayan

Da che io mi ricordi sono sempre stata influenzata dal giudizio degli altri ma più avanza l'età (soprattutto più avanza la terapia) e più le cose per me iniziano ad avere una prospettiva diversa. E così ieri, dopo un bel po' di travaglio interiore durato qualche settimana, mi sono decisa e l'ho fatto. Sono tornata a casa alle nove di sera con un sorriso enorme sulla faccia e i capelli cortissimi e biondissimi. Questo è solo uno step intermedio, prossimo step sarà il bianco e dopo, quando mi sarò stancata, il viola perché è a quello che punto. In 37 (ormai 38) anni non l'ho mai fatto per paura del giudizio della gente e poi per paura del giudizio di Mr D. che l'ultima volta che avevo accennato alla faccenda mi aveva fatto neanche troppo velatamente notare che ormai ho quarat'anni e due figlie e non è che sia proprio il massimo. E io? Beh io a sto giro me ne sono fregata perché la testa è la mia, il desiderio è il mio e i capelli sono miei. Tornata a casa Primogenita era sconvolta e continuava a chiedermi se lavando la testa tutto sarebbe tornato come prima, Mr D. ha adottato la tecnica (dopo la pentola a pressione borbottante) del menefreghismo totale ignorando la novità e facendo finta che io abbia ancora i miei capelli neri neri e lunghi lunghi e Secondogenita ha reagito esattamente come mi sarei aspettata da lei: “Beh... mamma... tanto io appena sarò grande me li tingerò rosso fuoco”

lunedì 25 marzo 2019

Il bicchiere mezzo pieno

“Oh, io te lo devo proprio dire! Sei sempre ammalata, stai sempre male ma non sei una di quelle mogli che si lamenta si lamenta si lamenta ma alla fine non hai niente. Cioè: ti lamenti perché hai sempre mal di stomaco? Gastroscopia: Gastrite di tipo A. Ti lamenti perché hai sempre male al ginocchio? Risonanza: osteocondrite degenerativa con miliardi di altre pippe. Ti lamenti perché hai mal di testa? Febbre a 40 con gastrointestinale annessa”
“Grazie Amore mio. Mi piace fare le cose per bene”

mercoledì 20 marzo 2019

E questa la dice lunga su come son messa

Prendo il libro e interrogo Primogenita.

Lo guardo. Silenzio.
Lo riguardo. Silenzio.
Ma.... si butta di sotto?
Lo ammetto: pensavo avesse disegnato un aitante suicida ma poi ho scorto il disegnino a destra.
Mi sento decisamente rincuorata.

martedì 19 marzo 2019

Surprise!

“Ehm... Amore?”
“Sì Mr D.?”
“Cosa dovevamo pur fare domenica?”
“Pranzo fuori con le famiglie della materna di Sbibulina... eh no no no. Conosco quello sguardo! Io avevo già confermato tempo fa la nostra presenza!”
“Mi ha appena chiamato il Don. Mi ha detto che ci ha scelto per rappresentare tutte le famiglie della nostra parrocchia domenica alla festa dell'Incontro con i poveri”
“Cioè... fammi capire... ha scelto noi?”
“Ehm... sì...”
“Noi? Noi fra tutte le duecento famiglie con figli che ruotano intorno alla parrocchia?”
“Ehm... sì...”
“Ma come è possibile? Perché non hanno scelto Fede, la Lory e le loro due figlie? Loro sono sempre in parrocchia, fanno duecentomila attività... e poi ci sono Gio e Mauri con le loro due figlie... e poi ci sono...”
“Credo ci abbia scelto per lo stesso motivo per cui ci ha scelto per il corso fidanzati: siamo una famiglia cristiana assolutamente anticonvenzionale. Ti ricordi cosa ci ha detto Nick il ventenne l'altro giorno? Quando siete arrivati in parrocchia qualche anno fa tutti i ragazzi vi guardavano con ammirazione. Una famiglia frizzante, supergiovane, che ha avuto figli e ha convissuto prima del matrimonio ma che nonostante questo è comunque cristiana. Una famiglia sempre solare e soprattutto molto molto molto molto giovane e divertente. Si vede che siete molto uniti. Molta gente qui vi guarda come modello
… … …
“Allora?”
“Allora disdico, andiamo, rappresentiamo le famiglie della parrocchia e andiamo a passare una giornata con i poveri del quartiere. Tanto li conosciamo tutti. Ci sarà il Barbone Burlone, i due CoppiaScoppia e SonoMessoMale. Sarà bello, finalmente potremmo scoprire i loro nomi, fare amicizia al di là della brioche che ogni tanto gli regaliamo e le bimbe potranno capire ancora di più il significato di fratellanza
“Spetti... per fortuna che in questa famiglia ci sei tu. Ti amo”

venerdì 15 marzo 2019

Il figliuol prodigo


Ho bisogno di mettere nero su bianco quanto è emerso dalla conversazione di ieri mattina con mio padre. Alla fine non ce l'ho fatta, ho tirato su io la cornetta per sapere come stava e alla fine gliel'ho detto (vd post). No, non ero arrabbiata, ero spaventata, triste e dispiaciuta.

Quello che ho colto io dalla nostra conversazione si può riassumere in otto punti:

  1. fra le mille cose da fare che occupano le sue ore da pensionato (andare in moto, andare a suonare, stare dietro alla casa e alla sua compagna) ogni tanto gli vengo in mente io ma poi nel tram tram giornaliero si dimentica e non mi scrive.
  2. in uno di questi momenti in cui mi pensava ha parlato di me con una sua amica che anche lei canta e questo perché è un po' orgoglioso di me. Sì, ha detto proprio così... un po'.
  3. si era imposto di chiamarmi nei prossimi giorni. Sì, ha detto proprio così... imposto.
  4. i suoi genitori erano anaffettivi e lui anche
  5. venire a trovarmi a casa non se ne parla neanche perché gli girano i maroni. Quando viene (anche se viene in moto) non c'è mai parcheggio. Parcheggio... con la moto. E sì, ha detto proprio così... gli girano i maroni.
  6. a volte mi chiama e io non rispondo per cui magari non chiama. In 37 anni sarà successo (giuro) due volte e questo perché ho il terrore proprio di quello che mi ha detto, ovvero nessuna chiamata
  7. non devo preoccuparmi di essere abbandonata perché fra noi c'è un legame genetico. Sì... ha detto proprio così... legame genetico
  8. Mi vuole tanto bene. Sì... mi ha detto che mi vuole tanto bene ma è così freddo che razionalmente capisco sia vero ma dentro di me non riesco a sentirlo.

In tutto questo ambaradam, io mi sono divisa fra senso di colpa e inadeguatezza.

  1. Senso di colpa: Perché sto così male? Mio padre è una buona persona. Sì, è una persona burbera, chiusa che pensa a sé stessa, ma alla fine c'è sempre stato, a modo suo ma c'è sempre stato per cui dovrei accettarlo così come è. Ci sono padri peggiori, come mio nonno, il padre di mia madre, che l'ha abbandonata ancora prima che nascesse e che lei ha conosciuto solo a 29 anni quando lo è andato a cercare per tutta Italia. Lo so lo so, la Psicocosa mi ha ribadito tipo duecentocinquantatremila volta che il senso di colpa non serve. Che è vero ci sono persone che in una situazione simile non avrebbero reagito come me, non ci starebbero male. Ma chissenefrega. In fondo io sono io e questo è quello che sento.
  2. Inadeguatezza: quando gli ho detto che in realtà il fulcro non era tanto il fatto che non avesse chiamato e che fossi arrabbiata con lui ma quanto il fatto che non volessi dirglielo per paura di essere sfanculata e abbandonata un'altra volta mi sono sentita una bambina. E' un ragionamento di una bambina di tre anni che ne ha passate anche troppe pensare che un padre, per un'arrabbiatura, possa non farsi più vedere né sentire. Non è di certo un qualcosa di razionale, un ragionamento di una donna quarantenne. E mi sono sentita piccola, troppo piccola, ingiustificatamente piccola. Che poi ingiustificatamente sto paio di ciufoli. In queste situazioni viene fuori la Spettinata treenne che da un giorno all'altro non vede più suo padre e si da la colpa (come tutti i figli dei separati) della sparizione del papà. Però mi scoccia di non essere ancora riuscita a scollarmi da lì.

Al telefono alla mattina ho soffocato il pianto e il magone che stava emergendo, apparendo serena, spiritosa e cordiale un po' per paura di affrontare la realtà per quella che è e un po' perché io so che non lo fa con cattiveria, che mi vuole bene, ma quello che io sento dentro è un enorme indistinto profondo magone. Ieri sera mi ha anche richiamato per fare quattro chiacchiere a modo suo, ribadendomi che mi vuole bene e che non mi abbandonerà e specificando, fra una frase e l'altra che “fanculo il figliuol prodigo. Se fai cazzate non meriti il vitello ma solo un calcio in culo e via”. E poi mi chiedo come mai il terreno sotto i miei piedi nel rapporto con lui lo senta sempre instabile e non mi senta per nulla rassicurata?

giovedì 14 marzo 2019

Haute Cuisine

“Mmmmmmmm... mamma?”
“Sì Sbibulina?”
“Senti che delizia”
“Ehm... amore... che cos'è?”
“E' un mio personale esperimento. Acqua, yogurt, sale e pepe”
“Ehm...”
“Non lo assaggi mamma?”
“Ehm...”
“Guarda che è buono eh... io l'ho assaggiato. Non so perché però pizzica un po'”

lunedì 11 marzo 2019

Diamo un nome alle persone

Cinque giorni fa
“Smack!”
“Ehi Papà come va?”
“Todo bien. Voi?”
“Primogenita e Mr D. si sono ripresi. Io mi sono ammalata ieri. E' stata pesissima a sto giro, pensa che sono pure svenuta in bagno e ho sbattuto la faccia. Oggi sto meglio, mi si è abbassata la febbre ma la nausea è ancora forte”
E poi niente.
Niente.
Non dico che avresti dovuto chiamare, ormai non sono più così ingenua da sperarci, ma un messaggio subito dopo? Non hai tempo (sei in pensione... vabbeh)? Ti sei dimenticato? E allora un messaggio il giorno dopo? O due giorni dopo giusto per accertarti che tua figlia stia bene?
E invece niente.
Niente.
Voi come lo definireste un padre così? A me di aggettivi ne vengono in mente anche troppi: stronzo, insensibile, egoista sono i primi tre della lista. No. Non sono triste. Sono stata triste per 37 anni della mia vita ogni volta che succedeva una cosa simile. Ora sono inkazzata. Per la prima volta in vita mia sono inkazzata. E se mi scriverà o mi chiamerà non me ne starò zitta zitta come le volte scorse. Oh no. Se non mi sarà passata l'inkazzatura glielo dirò. Eccome se glielo dirò.
Da figlia mi sono sempre ranicchiata nel mio dolore, mi sono sempre nascosta nella giustificazione del “non è colpa sua, è fatto così”, ma da mamma quale sono ora lo posso dire: sei un padre stronzo. E la cosa assurda sai qual'è? Che mentre lo scrivo mi sento pure in colpa. Assurdo.

giovedì 7 marzo 2019

E la spada cadde

Alla fine ho ceduto anche io e me la sono presa bella pesante. Sono addirittura svenuta in bagno sbattendo la faccia. Ora devo solo riprendermi.

martedì 5 marzo 2019

The sword of damocles is hanging over my head

Teoria:
I bambini hanno un tempo di ripresa dalle forme influenzali quasi ridicolo, gli adulti per la stessa tipologia di forma influenzale stanno male il triplo, si trascinano per giorni e ne escono moribondi.

Prova:
A sto giro l'untrice è stata Sbibulina: un giorno e via. Dopo i quattro canonici giorni di incubazione, è toccato a Primogenita che ha pensato bene di inondare la via verso casa circa tre volte prima di raggiungere il bagno della nostra abitazione. Anche lei un giorno e via. Questa notte, ahimè, è toccato a Mr D. Ho perso il conto di quante volte ha rimesso e di quante volte è andato in bagno, la febbre oggi gli è salita a 39 ed è da questa mattina alle 4 che è rimasto steso nel letto senza muoversi di un millimetro (ho controllato... respira). E io? Beh, io sto bene ma è come se attendessi l'inevitabile. Sto lavorando da casa, terrorizzata dal chiamare i nonni perché a sto giro l'influenza è così pesante che non so quali conseguenze potrebbe avere su una persona anziana. Chissà... magari a sto giro la scampo…