venerdì 29 novembre 2024

La stupideira

Secondogenita ha un'ironia spettacolare. Riesce a farti ridere sempre e comunque, spiazzandoti in momenti in cui magari tu stai facendo tutt'altro. Ieri ad esempio, mentre cucinavo tranquilla, vedo che si avvicina con passo strano e veloce, tutto tirato. La osservo bene e mi accorgo che ha due labbrone piene di rossetto (straordinariamente ben messo), due tettone imbottite da paura e un sedere alla Jessica Rabbit. Prima che io me ne possa davvero rendere conto inizia a parlare in modo astruso con intercalari tipo “Amio” - “Bestie” - “Flexo” e mi rendo conto decisamente troppo tardi visto la sua toccata e fuga in cucina che stava facendo una ben riuscita imitazione-sfottò di qualche influencer della rete. Non ho mai riso così tanto e non ho potuto fare a meno di chiedermi “Ma quando ancora durerà questa bellissima fase? Sarà solo una fase o questo suo lato del carattere rimarrà anche in adolescenza?”. Io questo non lo so, credo sia improbabile rimanga, ma quello che so è che, nel caso lo perdesse, mi mancherà davvero tantissimo.

mercoledì 27 novembre 2024

Rito di passaggio

Pare che succeda a tutti i runners, che sia una sorta di rito di passaggio che prima o poi colpisce chi corre con passione e regolarità. A me è successo ieri: ho perso la mia prima unghia del piede. In realtà ne ho persa una e anche un'altra a tre quarti, poiché quella vicina non si è staccata del tutto per cui ho provveduto a sistemare la situazione alla bellemmmmmeglio. Non mi ha fatto neanche troppo schifo, mi faceva più schif, francamente vederla nera nera lì sul mio bel piedino. E così ora anche io posso dire di essere entrata di diritto e (si può proprio dirlo) a piede spinto nel magico mondo dei runners.

martedì 26 novembre 2024

Il segno

La sua mancanza è stata forte fin da subito,ma come per tutte le cose, dato il tempo al tempo, la situazione è migliorata. Il vuoto c'è sempre, la disperazione un po' meno. Il dolore c'è sempre, il dolore acuto un po' meno. Da quando non c'è più è stato subito evidente il mio bisogno di avere qualcosa che riempisse la sua assenza. Dapprima è sata la catenina che teneva al collo e che le avevo regalato io. Ma dopo la terza volta che si è rotta, e dopo la terza volta in cui piangevo come una disperata, ho capito che forse non era quello che era giusto fare. Per mesi mi è balenata l'idea di un tatuaggio, ma neanche quello è giusto fare. Non mi sono mai piaciuti i tautaggi di altre persone sul proprio corpo, come chi ha tatuato il nome di un'altra persona, o il simbolo che ricorda un'altra persona. Ho sempre pensato che il corpo è il tuo tempio, non il tempio di qualche d'un altro. Ovviamente ognuno è libero di fare quello che vuole ed è proprio per questo che il tatuaggio che la ricorda non è quello che voglio io. Un mesetto fa o poco più mi è venuta l'idea, la vera idea: mia nonna portava sempre gli stessi orecchini, di quelli che andavano una volta tutti d'oro giallo giallo e belli grossi. Portava sempre quelli e non se li toglieva mai e li aveva addosso anche il giorno in cui se n'è andata. Purtroppo dei due orecchini addosso a lei ne abbiamo trovato uno solo che ho conservato io. Ho preso dunque quell'orecchino d'oro giallo e sono andata dall'orafo al quale l'ho consegnato insieme a un mio orecchino d'oro bianco e gli ho chiesto di realizzare un anello piccolo e fine con l'intreccio dei due ori, un dolce abbraccio fra me e lei da tenere sempre con me. Gli ho chiesto (testuali parole) di realizzarlo con amore perché per me significa molto. Mi sono sentita rispondere che l'avrebbe fatto ma che mano a mano che avessi usato l'anello, la divisione fra i due ori si sarebbe persa rdendendo sempre meno possibile il riconoscimento fra oro bianco e oro giallo. Il suo suggerimento era dunque fargli un trattamento al fine di conservare questa distinzione, un trattamento che periodicamente andrebbe fatto. Gli ho detto di no, che forse questo graduale processo è proprio quello che servirebbe a me. E così, qualche settimana dopo, mi sono ritrovata al dito un anello che non toglierò mai più.


 

lunedì 25 novembre 2024

Chi non ha testa...

Ultimamente è il proverbio che tiro fuori dal cilindro più spesso. E non nei confronti dei miei figli, o del marito, o del lavoro, ma nei confronti di me stessa. Mi capita infatti sempre più di frequente di dimenticare cose, perdermi in altre, essere sbadata e un pelino assente e così mi ritrovo a dover far andare le gambe molto più del necessario e ad alta voce, da sola, come i matti, mi ripeto “Beh. B. Chi non ha testa ha gambe, coraggio”. E via.

giovedì 21 novembre 2024

Tutto ebbe inizio 19 anni fa

Ho iniziato perché mi servivano soldi, lo ammetto. Era un modo come un altro, diciannove anni fa, per raccimolare qualche cosina ed era sicuramente meno impegnativo degli altri lavori con cui mi spaccavo la schiena all'epoca, attaccando a lavorare al pub alle 18 e finendo alle 4 del mattino, dormendo poche ore, frequentando e studiando all'università mentre servivo ai tavoli di un ristorante a pranzo. Quello che non potevo sapere è che negli anni quel piccolo arrotondamento si sarebbe evoluto in qualcosa di più. Il compenso che danno è francamente ridicolo. Lo è sempre stato forse ma da adulta stipendiata me ne rendo conto i più. E allora perché sbattersi e andare tutte le volte a fare la segretaria di seggio, sempre nello stesso seggio insieme al mio affezionato Presidente per quattro spiccioli? Forse per i giorni di riposo dopo? Forse per il senso civico? Forse per un'evasione dalla realtà? Direi, forse, per tutte queste cose messe insieme. Oh, ancora mi piace. Prossimo giro si festeggia il ventennale.

Di fantasticherie

Ognuno di noi, chi più chi meno, fantastica nella sua mente. Io di solito lo faccio nel mio letto, di solito prima di addormentarmi, e normalmente la fantasia è sempre la stessa:

Dopo un evento shoccante che di solito è sempre lo stesso ma che non ho voglia di scrivere qui, mi ritrovo a dover ripensare a tutta la mia vita facendo tabula rasa. Inizio sgomberando lo sgabuzzino di casa mia, mettendo tutta la roba che c'è dentro fuori e pulendolo ben bene. Continuo buttando tutta la roba da vestire che ho addosso e vestendomi solamente di cose semplici e nere. Tolgo tutto, orecchini compresi. Il passo successivo è il taglio di capelli a zero. Di solito tutto ciò si accompagna a una decisione di non parlare più e di rimanere nel silenzio. Il resto viene da sé: chiamo e dono tutte le cose che sono mie, dai libri ai vestiti, agli strumenti, ai gioielli, al computer, al cellulare. Qualsiasi cosa rimanendo con niente se non le cose che indosso. Sistemo lo sgabuzzo mettendo per terra un piccolo futon, una lampada di sale, un asciugamano bianco e poco altro. Questo processo è lungo e liberatorio mentre il resto della mia vita procede sempre di più verso il mio vero essere: torno ad essere vegetariana, a non comprare quasi nulla se non l'indispensabile, a non possedere quasi niente, ad essere sola di una solitudine di pace: in poche parole a vivere come vivrei se fossi senza una famiglia, a vivere fedele a me stessa al 100%, senza alcun compromesso.

Questo non vuol dire che io non stia bene dove sono, anzi. Una vita senza la mia famiglia sarebbe una vita molto triste, ma questo pensiero mi aiuta a ritrovare una dimensione che a volte ritengo persa, una sorta di oasi felice che è felice proprio perché non è la quotidianità ma è solamente una breve scappatoia mentale dalla mia realtà

mercoledì 13 novembre 2024

Deiezioni

I miei figli hanno sempre avuto un modo tutto loro di affrontare il momento cacca. Primogenita in realtà no, andava, faceva, chiamava, veniva pulita e via. Già diverso per Secondogenita che avvisava noi genitori quando aveva finito di farla con una simpatica canzoncina cantata a squarcia gola “HO FINITO LA CACCA LA LA ULLALLA'”. Poco importava se c'erano ospiti o se eravamo da soli, la canzocina immancabilmente arrivava con tutta la sua simpatica sonorità. Birullulo invece ritiene che qualsiasi cosa sia di impedimento alle sue deiezioni corporee debba essere eliminato. Mentre è sul water dunque procede a spogliarsi gradualmente ma interamente, rimanendo bello nudo, libero e felice. Poco importa se ci sono zero gradi e un freddo cane, la priorità va sempre, comunque e in ogni modo alla sua comodità.

martedì 12 novembre 2024

Visioni

Stavo correndo il mio 20° chilometro quando, guardando verso Sant'Apollinare in Classe, mi accorgo di una mandria di mucche. Ma cosa diavolo ci fanno delle mucche davanti al prato di una chiesa così importante? E poi boh... non si muovono. Mi fermo al ristoro del 21°, sorrido ai ragazzi infreddoliti che mi porgono un bicchiere d'acqua e mi viene spontaneo chiedere: “Scusate, ma anche voi vedete delle mucche ferme lì? No perché se le vedete anche voi allora molto bene sennò male male!”. L'ho chiesto un po' per goliardia, fedele allo scopo che mi ero prefissata: divertirmi. Ho scoperto che erano un mucchio di sculture messe lì da non so quale artista e che grazie al cielo non ero l'unica a vederle. Ho chiesto anche per sicurezza eh, non si sa mai le cose che possono succedere in 42 chilometri.

lunedì 11 novembre 2024

42 km e 195 m

Ognuno corre come vuole. Io corro da sola, senza musica, immersa nella totalità della mia interiorità. Correre così tante ore è un viaggio all'interno del proprio essere, è fare i conti con sé stessi, con il proprio corpo, con la propria testa. Per correre così tante ore così come lo faccio io occorre disciplina mentale, ascolto totale, nessuna esitazione. Occorre mettere da parte con determinazione ogni pensiero negativo o fuorviante, focalizzarsi sul proprio corpo fin nei minimi particolari per accogliere ogni piccola/grande sensazione di dolore e aggiustare di conseguenza ogni minimo movimento. Ho corso i primi dieci chilometri come un treno, col cuore basso e la testa felice. Ero fra i pacer delle 5 e quelli delle 5,30. Ho rallentato poi dal decimo al ventesimo chilometro finendo fra quelli delle 5,30 e delle 6, molto più vicina a quelli delle 6. Ma ho messo da parte ogni pensiero e sono andata avanti sorridendo godendomi ogni minuto. Quando ho raggiunto il 30°km ho visto che non ero stanca, che stavo bene, che ne avevo ancora. E così ho iniziato ad accelerare fino a una velocità mai raggiunta neanche in allenamento. Sentivo la forza nelle mie gambe, la leggerezza nella mia mente mentre costantemente tiravo il freno per non strafare (perché 10km son pur sempre 10km da reggere dopo averne corsi 22). A un chilometro dal traguardo li ho visti, i pacer delle 5,30. Volevo raggiungerli, sapevo che potevo farcela, ma ho tirato il freno per paura di collassare a duecento metri da traguardo (e non sarei manco stata la prima). Ma quando ho visto che li stavo recuperando, che era possibile, ho accelerato e li ho passati urlando “vi supero! vi supero!” in una risata generale che veniva dal cuore di tutti. Ho tagliato il traguardo come sempre saltando, piangendo di gioia e facendomi inondare da una felicità così forse che si prova solo poche volte nella vita. Non ho avuto nessun cedimento o esitazione, mi sono goduta ogni chilometro divertendomi con felicità, fatica e sorriso. Posso dire senza ombra di dubbio che è stata un'esperienza bellissima, una delle più belle di tutta la mia vita. Ora mi merito riposo, me lo sono guadagnata, e poi già nella mia mente si insinua il pensiero della prossima.


mercoledì 6 novembre 2024

Il futuro stacanovista

“Birullulo? Che lavoro vorrai fare da grande?” chiese ingenuamente Secondogenita.

“Devo faLe quello che devo faLe” rispose Birullulo “Vado al lavoLo”.

Il caotico stress

Avrei voluto non arrivare alla maratona così stressata. Perché si sa che lo stress, anche psicologico, può influire su come la correrò e se la finirò. E' un periodo davvero allucinante in cui riesco a stare dietro a tutto ma con dei ritmi a dir poco da incubo. Essere una mamma di tre figli, lavoratrice, senza aiuti, manco a pagamento, e in preparazione di una maratona è un vero tour de force. Altro che IronMan.

domenica 3 novembre 2024

Meno 6

Domenica correrò la mia prima maratona, nella speranza di arrivarci in fondo. Mi sono allenata tanto e duramente, con una costanza e una determinazione che chi mi conosce sa essere propria del mio carattere. In questi mesi di lavoro intenso mi è venuto fuori, fra dolori e doloretti, di tutto di più: dolore al piede destro nella parte della fascia inferiore, dolore all'anca sinistra, nervo sciatico infiammato sia a destra che a sinistra per par condicio, piriforme ahimé, mal di testa muscolotensivi e non da ultime le dita dei piedi nere, circa tre di cui una scampata al cedimento (le altre due sono ancora in fase di cambiamento, chissà). Credo comunque di averne dimenticati un bel po' ma nulla mi ha mai fermato, sono sempre andata avanti in barba alla stanchezza, al tempo rubato, alla pioggia torrenziale e al caldo sahariano, in barba ai dolori, alla poca voglia, alla testa che remava contro. Tutto quello che potevo fare, onestamente, l'ho fatto senza mai risparmiarmi. L'ho fatto e ho fatto anche di più. Domenica ci sarà la resa dei conti e non nascondo che sono divisa fra una parte di profonda stanchezza (che attualmente prevale) e una parte di curiosa determinazione. Inboccallupatemi che ne ho bisogno.