Ieri sera c'è
stata una riunione straordinaria delle persone che, come me e Mr D.,
si occupano di condurre il Corso Fidanzati in parrocchia. Totale
circa 8 coppie. La riunione è stata indetta dal Don che per problemi
di salute non riesce più a sostenere l'impegno della preparazione
della maggior parte degli incontri. Per tutta la serata abbiamo
assistito a gente che cercava di tirarsi indietro, adducendo quasi
sempre la stessa argomentazione: il Don è molto più bravo di noi
(il che, ovviamente, è assai vero). Io me ne sono stata in disparte
senza dire una parola per la maggior parte della serata. Nella mia
testa esplodevano una serie di risposte assai poco piacevoli. Fino a
che, verso la fine della serata, il capogruppo (docente universitario
della facoltà di ingegneria nonché il marito della coppia che
conduce il corso da ormai un trentennio) ha chiesto la mia opinione.
Lui, non so per quale motivo, ha sempre avuto per me un occhio di
riguardo, mi ha sempre chiesto cosa pensassi in tutte le situazioni,
si è sempre congratulato con me nonostante i miei interventi non
siano mai ( e dico MAI) legati alla religione ma sempre legati alle
problematiche di coppia. Comunque mi è stato chiesto di parlare e
li, in un nanosecondo, ho deciso che avrei detto esattamente tutto
quello che mi passava per la testa. In fondo non avevo poi nulla da
perdere. Ho iniziato dicendo apertamente che l'unico motivo per cui
mi trovo a condurre i gruppi da tre anni è perché il Don all'epoca
mi propose quattro attività da svolgere in parrocchia e visto che io
non volevo farne nemmeno una, scelsi la meno impegnativa e quella
meno legata alla religione. Ho continuato dicendo che al sentire
parlare di ulteriore impegno da parte nostra l'unica cosa che sono
riuscita a pensare per tutta la sera è stata alzarmi, salutare e
congedarmi con un “ok ragazzi, è stato bello, ciao”. Alla fine
ho concluso dicendo che, sebbene anche io non mi senta assolutamente
preparata per condurre in toto tutti gli incontri e sebbene la mia
fede sia di gran lunga la più vacillante lì in mezzo, e sebbene io
non ne abbia mezza voglia, visto che il Don non sta bene e non ce la
fa occorre rimboccarsi maniche e calzini e provare a tirare fuori
qualcosa di sensato. E se poi si fa schifo, si può sempre fare
meglio la volta dopo. E se poi la volta dopo si fa schifo, verrà
meno gente, tanto abbiamo sempre il problema di avere troppe coppie
interessate al nostro corso (siamo circa una cinquantina di persone
tutti gli anni). La reazione? Silenzio. Silenzio di tomba. Ho girato
lo sguardo verso il Don che aveva sapientemente messo davanti alla
faccia entrambe le mani. Ho girato lo sguardo verso il prof che mi
guardava a bocca semiaperta con un'espressione che tutt'ora fatico a
definire. Arrivata a casa eccolo lì, il senso di colpa per la troppa
onestà. Ho scritto subito un messaggio al Don:
“Sono stata
troppo brutalmente onesta? Forse non avrei dovuto spiattellare tutti
i miei pensieri, specie quelli legati alla mia fede”
La sua risposta nn
si è fatta attendere a lungo:
“Stasera sei
stata meravigliosa. Ho nascosto il volto fra le mani per nascondere
un enorme sorriso. Grazie. Grazie davvero”
Non me l'aspettavo.
Strana reazione a una brutale onestà.