“Da iena”
Fine.
“Da iena”
Fine.
Il primo mese e mezzo di Birullulo è stato un po' un incubo, diciamolo pure. Prima di capire perché piangesse ininterrottamente senza causa apparente e senza riuscire ad essere consolato in alcun modo ne è passato di tempo. Prima pensavo fosse il suo carattere, poi che fossero coliche e poi sono giunta alla conclusione che non erano né l'uno né le altre. E dopo una settimana eccolo lì, lo sfogo da dermatite. Che fosse quello a dargli fastidio? Ma no, dai. Impossibile. E invece sì. Degenerato il tutto, con piaghe addirittura a volte sanguinolente, il piccolo stava malissimo fino a che la pediatra non ha imposto la crema al cortisone. Nel giro di due giorni da piccolo diavoletto in terra si è trasformato in un angioletto, da che piangeva ininterrottamente senza riuscire ad essere consolato, di sera raggiungendo il picco di due ore per addormentarsi, a che a volte adesso sta giù da solo anche mezz'oretta senza lamentarsi e di sera mi serve solo un'ora per farlo piombare fra le braccia di Morfeo e grazie al cielo senza troppi pianti disperati. Inutile dire che ho passato un mesetto e mezzo vagamente esaurita. E io che già lo amavo prima, ora posso godermi il mio Birullulo appieno. E sono felice, se possibile, ancora di più.
Come si potrà ben capire non ho molto tempo per scrivere, non riesco nemmeno a pettinarmi o a lavarmi i denti a volte. Ma questa mattina, complice un meraviglioso sciopero a scuola delle mie figlie che le farà entrare alle dieci, ho un po' più di respiro e così eccomi qui. Essere di nuovo mamma è stranissimo. Spesso si sente dire quanto siano diversi i figli uno dall'altro, quanto siano diverse le gravidanze e i parti uno dall'altro ma non potevo immaginare quanto sia diversa anche la maternità, una dall'altra. Ho vissuto le prime mie due figlie in modo molto molto simile. Ho avuto due gravidanze uguali, due parti uguali addirittura nella stessa stanza, con la stessa vista e la stessa posizione, ho guardato per la prima volta le mie due figlie che si assomigliavano come due gocce d'acqua (quando nacque Sbibulina io e Mr D. ci siamo guardati e dopo aver pianto di gioia, ci siamo resi conto di aver creato una copia spiccicata della sorella) e ho avuto due maternità identiche. A sto giro è tutto stranamente diverso. Ho avuto una gravidanza non liscia, un parto assolutamente diverso dagli altri e anche la maternità è diversa e questo, francamente, non me lo sarei mai aspettato. A questo giro essere mamma di un neonato è qualcosa di esclusivo per me, totalizzante, fasciante. Complice il fatto che non si possono avere neanche dei minimi aiuti in questo periodo di Covid, mi ritrovo a viverla in modo così intenso che a volte mi spaventa. Mi ricordo la sensazione di mancanza che prova una neomamma quando suo figlio anche solo gli dorme accanto, ma a sto giro è diverso. Mi manca sempre, me lo porto ovunque dentro alla fascia e non lo lascio un secondo, come se potesse essere questione di vita e di morte. Le altre volte vivevo sempre con un occhio vigile al rapporto fra me e Mr D., sempre attenta e impaurita di poterlo perdere, sempre vigile sul fatto che potesse essere geloso o risentirne delle mie attenzioni al neonato. A sto giro no. Forse perché mi sento molto più serena e tranquilla, forse perché dopo due anni di terapia ho finalmente accantonato nell'armadio le mie paure dell'abbandono. E così non ho più timore di perdere mio marito a causa del nenonato, me lo godo appieno e sono felice. E sono perdutamente innamorata di mio figlio.
“Mamma? A cosa serve l'app Family link?”
“Serve per me per controllare quello che fai tu... che poi non ci guardo mai perché mi fido”
“Eeeeeeeeh fai male”
Torno a casa dall'ospedale e casualmente accenno a mia mamma che SE avrò tempo nel pomeriggio la chiamerò. Ovviamente non ce l'ho fatta, lei ha provato a chiamarmi e io non ho risposto. E così ci ha riprovato. E non ho risposto. E così ha mandato un messaggio, al quale non ho risposto. E così ha chiesto a Mr D., che non ha risposto e a Primogenita, che non ha risposto. E questo perché appena arrivati a casa dall'ospedale non è detto che si riesca ad essere a disposizione. Anzi. Dopo tutti questi tentativi andati a vuoto Primogenita, stressata da sua nonna, mi ha detto “oh! Ma! Rispondile sennò ci stressa tutti qui!”. E allora, con tutta la calma di cui sono capace, faccio una bella videochiamata a lei e a mia nonna comunicandole quanto segue: “Mamma? Io capisco che tu sia una persona ansiosa ma adesso devi capire che ho un neonato e altre due figlie da gestire, una casa a cui stare dietro, i postumi di un travaglio di 14 ore, se continui così non ne usciamo vivi eh”. E a quel punto eccola, la memorabilità di mia nonna quasi novantenne che ridendo esclama “Insommma, ti ha detto che sei una gran spaccamaroni!”. E niente, io la amo.
"Mamma?”
“Sì, Primogenita?”
“Visto che oggi ho preso 10 in inglese posso mangiare qualcosa di più prelibato della pasta col pomodoro?”
“Prelibato?!? Ma prelibato tipo?”
“Mmmmmm... non so... un uovo”
“Oh, che vuoi?”
disse Sbibulina davanti a scuola mentre cercavo di darle un bacio per salutarla quando avevo per lei rinunciato a due ore di sonno solo per accompagnarla.
Fine.
Sono andata in bagno per lavarmi i denti, ho preso lo spazzolino e ho realizzato che erano le 17 e non mi lavavo i denti dalla sera prima alle 21.
Fine.
Una delle cose su cui mi aveva fatto lavorare tanto la Psicocosa sta proprio nel fatto che tendo a considerare tutto quello che faccio la base, la normalità, il minimo indispensabile sul quale poi fare altro. Oggi è venuta a trovarmi un'amica che abita a Valencia, l'unica amica che ha visto il Puffolo (grazie Covid) e anche se la visita è stata brevissima abbiamo avuto modo di parlare di come stiamo. E come sto io? Beh, io mi sento molto molto sola. E non ne ho voglia e sono stanca e mi sento pure in colpa. Lo so che la quintessenza di una neomamma è il totale annullamento di sé. E non mi venite a dire che non è vero, all'inizio è per forza così. E insomma lei, dritta e diretta come sempre, se ne è uscita così: “Beh, tesoro, tu hai passato gli ultimi 13 anni ad occuparti degli altri, delle tue figlie, della tua famiglia e della tua casa. Per quanto io voglia un mondo di bene a tuo marito, lui è praticamente inesistente e non hai aiuti. E in più avevi giusto giusto iniziato a riappropriarti dei tuoi spazi quando sei rimasta incinta. Ci sta che tu ti senta così”. Porca l'oca, ha ragione. Lo so che ha ragione. Ma ancora combatto contro quella parte di me che pensa che occuparmi di tutto sia la base, il minimo dal quale partire. A volte serve solo un'amica per farti sentire meglio.
Mentre tutto il mondo festeggiava la fine di questo assurdo 2020 e l'inizio di un si spera migliore 2021, io ho passato il mio tempo allattando, cercando di addormentare una piccola cozza sanguisuga e trangugiando la cena dell'ultimo dell'anno da sola con quello che avanzava dal pasto delle mie familiar-cavallette. E buon anno a me.