lunedì 31 dicembre 2018

Vademecum 2019

Bisogna scovare, affrontare e distruggere il male nella propria vita per poter rinascere e vivere felicemente.
Questa mattina mi sono svegliata con 'sta frase così chiara e limpida nella mia mente che mi ha lasciato davvero stupita. Sicuramente è frutto di tutte le riflessioni che questo periodo di solitudine forzata dal centro DCA mi sta imponendo (e per chi se lo stesse chiedendola risposta è no, non sta andando benissimo ma la chiusura per ferie del centro non mi lascia alternative).
La prenderò come una sorta di vademecum per il 2019.

venerdì 21 dicembre 2018

5. Il fisico

Come alcuni di voi sanno ho dei problemi seri con il mio fisico che a detta della Psicocosa sono tutti nella mia mente malata e di oggettivo c'è ben poco. Dopo che io ho negato fino alla morte mi ha fatto fare un semplice esercizio: andare a pescare tutte le foto del mio fisico negli anni addietro, mischiarle e trovare la differenza fra una e l'altra individuando anche il peso corporeo della foto (n.b.: io mi ricordo esattamente il peso di ogni anno della mia vita, come il peso in ogni evento, ogni matrimonio, ogni compleanno). Ero sicura di me, ho preso le foto, le ho mischiate e lì sono entrata completamente in confusione. Ero convinta al 100% che avrei individuato il peso e il mio difetto più evidente sarebbe oscillato davanti ai miei occhi su una foto di 54 kg o una di 58. La realtà è che la differenza non c'è. Sì, ovvio, se guardo una foto a 49 chili e una foto a 77 si vede ma per il resto è tutto un mare indistinto. Mi è crollato il mondo, come se uno dei punti saldi della mia vita improvvisamente fosse sparito e sono piombata in uno stato confusionale. Il mio cervello ha iniziato a cercare inutili scappatoie, a cercare di aggrapparsi ovunque ma senza successo. E ve lo dico: non è stato, e non è ancora, facile.

giovedì 20 dicembre 2018

L'ansia

L'ansia che mi stringe la gola e mi fa soffocare c'è sempre, c'è comunque e fine settimana scorsa sono stata così male che per la seconda volta in 37 anni ho pensato se valesse la pena vivere. La risposta, anche questa volta, è stata SI per fortuna. Ma negli ultimi cinque giorni è andata meglio. Ho affrontato l'argomento con la Psicocosa e sembra che quantomeno si sia individuata la causa là dove non avrei mai immaginato... Sempre meglio di niente...

mercoledì 19 dicembre 2018

3. La battaglia

La battaglia con la malattia è SEMPRE in atto ma finalmente a volte la riconosco, la etichetto e riesco a gestirla. Come ieri sera che ho mangiato obiettivamente pochissimo anche se mi sentivo come se avessi divorato un bue. La malattia mi ha suggerito prima di vomitare, poi di rimpilzarmi di pandoro. L'ho riconosciuta, la stronza, ho fatto un respiro profondo e ho lasciato andare il pensiero. Non mi è neanche venuto un attacco di ansia. E dopo un po', scampato il pericolo, mi sono anche concessa il lusso di autocongratularmi con me stessa con un'assurda solitaria pacca sulla mia spalla sinistra fatta con la mia mano destra. E come tre giorni fa che, in piena inkazzatura dovuta a una cosa che non c'entrava nulla col cibo, la prima cosa che mi è venuta in mente è stata di non mangiare più, mai più. A quanto ho capito questo tipo di pensieri non passeranno mai ma punto a fare in modo che vengano e se ne vadano in fretta, come un brusio fastidioso di fondo che ogni tanto comparirà ma diventerà quasi impercettibile e di poco valore.

lunedì 17 dicembre 2018

2. L'autostima

Eh qui ci stiamo lavorando eh e ho visto i primi risultati in famiglia. Ultimamente fra me e Mr D. c'è stata un po' di maretta dovuta allo stress lavorativo che, per forza di cose, si ripercuote nella nostra vita privata. Niente di nuovo: di solito ogni anno è sempre la stessa solfa in questo periodo. Comunque Mr D., quando è sotto stress, critica. Critica sempre, comunque, ovunque e quando gli si fa notare che è nel torto, nega l'evidenza e critica lo stesso. Di norma io sto zitta, incasso e tiro avanti. Beh, a sto giro non me ne sono stata zitta come faccio di solito, gli ho detto con calma che non merito di essere criticata sempre e comunque adducendo a tutte le sue controbattute dei ragionamenti così impeccabili da non poter avere appigli. Non entro nello specifico ma pare che a sto giro l'abbia vinta io il che, lo ammetto, mi fa davvero strano.

domenica 16 dicembre 2018

1. La bilancia

Ultimamente un paio di persone hanno accennato al fatto che mi vedono dimagrita e io ho sempre risposto d'istinto dicendo di no, che in effetti sto facendo molto sport e che probabilmente mi sono sfinata ma il peso è sempre lo stesso. Ieri pomeriggio, però, me lo ha detto anche Mr D. che, diciamocelo, è l'unico che, vendendomi nuda, ha sicuramente più occhio di altri. Gli ho dato la stessa automatica risposta che do a tutti ma lui mi ha chiesto: “Beh, ti sarai pesata no?” E lì ho realizzato che la risposta è NO. E dirò di più: non so da quanto tempo non mi peso più, forse un paio di settimane? Beh, per una paranoica che era arrivata a pesarsi anche sei volte al giorno direi che è un bel passo.

sabato 15 dicembre 2018

Aggiornamenti per gradi

E' da molto tempo ormai che non scrivo e mi rendo conto che, almeno dal punto di vista della malattia, un po' di cose ne son successe, soprattutto importanti dal punto di vista di passi avanti. A un occhio esterno possono sembrare dei passettini minuscoli, possiamo anche non considerarli passi, ma per me che ci son dentro sono mastodontici.
Per questo scriverò a partire da lunedì un post al giorno per ogni argomento, giusto per non appesantire troppo la lettura. Per chi ne ha voglia, son qui.

mercoledì 5 dicembre 2018

Alla mostra dei lego

“Mamma! Mamma! Guarda!”
“Si, Sbibulì?”
“Mamma ci sono i personaggi della Sirenetta! Vedi?”
“Sì amore”
“Guarda! Guarda mamma” Lì c'è Sebastian! E lì c'è Ariel! E poi lì c'è Carlo!”
O__o'

lunedì 3 dicembre 2018

Onestà

Ieri sera c'è stata una riunione straordinaria delle persone che, come me e Mr D., si occupano di condurre il Corso Fidanzati in parrocchia. Totale circa 8 coppie. La riunione è stata indetta dal Don che per problemi di salute non riesce più a sostenere l'impegno della preparazione della maggior parte degli incontri. Per tutta la serata abbiamo assistito a gente che cercava di tirarsi indietro, adducendo quasi sempre la stessa argomentazione: il Don è molto più bravo di noi (il che, ovviamente, è assai vero). Io me ne sono stata in disparte senza dire una parola per la maggior parte della serata. Nella mia testa esplodevano una serie di risposte assai poco piacevoli. Fino a che, verso la fine della serata, il capogruppo (docente universitario della facoltà di ingegneria nonché il marito della coppia che conduce il corso da ormai un trentennio) ha chiesto la mia opinione. Lui, non so per quale motivo, ha sempre avuto per me un occhio di riguardo, mi ha sempre chiesto cosa pensassi in tutte le situazioni, si è sempre congratulato con me nonostante i miei interventi non siano mai ( e dico MAI) legati alla religione ma sempre legati alle problematiche di coppia. Comunque mi è stato chiesto di parlare e li, in un nanosecondo, ho deciso che avrei detto esattamente tutto quello che mi passava per la testa. In fondo non avevo poi nulla da perdere. Ho iniziato dicendo apertamente che l'unico motivo per cui mi trovo a condurre i gruppi da tre anni è perché il Don all'epoca mi propose quattro attività da svolgere in parrocchia e visto che io non volevo farne nemmeno una, scelsi la meno impegnativa e quella meno legata alla religione. Ho continuato dicendo che al sentire parlare di ulteriore impegno da parte nostra l'unica cosa che sono riuscita a pensare per tutta la sera è stata alzarmi, salutare e congedarmi con un “ok ragazzi, è stato bello, ciao”. Alla fine ho concluso dicendo che, sebbene anche io non mi senta assolutamente preparata per condurre in toto tutti gli incontri e sebbene la mia fede sia di gran lunga la più vacillante lì in mezzo, e sebbene io non ne abbia mezza voglia, visto che il Don non sta bene e non ce la fa occorre rimboccarsi maniche e calzini e provare a tirare fuori qualcosa di sensato. E se poi si fa schifo, si può sempre fare meglio la volta dopo. E se poi la volta dopo si fa schifo, verrà meno gente, tanto abbiamo sempre il problema di avere troppe coppie interessate al nostro corso (siamo circa una cinquantina di persone tutti gli anni). La reazione? Silenzio. Silenzio di tomba. Ho girato lo sguardo verso il Don che aveva sapientemente messo davanti alla faccia entrambe le mani. Ho girato lo sguardo verso il prof che mi guardava a bocca semiaperta con un'espressione che tutt'ora fatico a definire. Arrivata a casa eccolo lì, il senso di colpa per la troppa onestà. Ho scritto subito un messaggio al Don:
“Sono stata troppo brutalmente onesta? Forse non avrei dovuto spiattellare tutti i miei pensieri, specie quelli legati alla mia fede”
La sua risposta nn si è fatta attendere a lungo:
“Stasera sei stata meravigliosa. Ho nascosto il volto fra le mani per nascondere un enorme sorriso. Grazie. Grazie davvero”
Non me l'aspettavo. Strana reazione a una brutale onestà.

Latito latito mica faccio un illecito

Praticamente tutti gli anni da ottobre a dicembre nel mio blog c'è un post con questo titolo. Eh beh, sono incasinata dura durissima. Il lavoro va sempre più verso la frenesia andante e a casa non me la passo meglio. Però sono ancora viva. La considero già una vittoria.

mercoledì 28 novembre 2018

Di conversazioni mattutine con perfetti sconosciuti

“Quindi lavori in una scuola di agopuntura?”
“Eh sì”
“Ah, quindi in realtà hai 84 anni ma ne dimostri 20 a forza di farti pungere”
“In realtà sembro giovane ma non lo sono mica tanto... Ho 37 anni”
“Cazzate”
“No, ho 37 anni, sono dell'81”
… … ...
“Non è vero”
“E invece sì”
“Cavolo”
“Oh comunque non è merito dell'agopuntura eh, mi faccio pungere di rado”
"Allora complimenti, davvero! Sarà la genetica"

lunedì 26 novembre 2018

Di sacerdoti, quelli bravi

Sai, Don, ogni volta che ascolto un tuo intervento alla domenica colpisci nella mia interiorità. Sembra che tu, dall'altare, stia parlando direttamente e solo con me.
Questo non è un bel periodo ma non ti ho voluto dire niente perché quando ci vediamo preferisco sapere come stai tu... Quando ci siamo salutati al nostro ultimo incontro a quattr'occhi è stata una delle cose che ti avevo detto e ahimè avevo ragione: "oggi ti dico che sto benissimo, ma è possibile che già domani io sia tornata laggiù nell'abisso". Ora il mio abisso è diverso. Non avendo più la malattia a farmi da cuscino stanno affiorando tutte quelle cose che in qualche modo la malattia soffocava e che purtroppo ancora non riesco ad identificare. Convivo con la sensazione di avere qualcuno che mi stringe la gola SEMPRE e ho difficoltà a respirare in ogni dannato singolo momento della mia giornata (la dottoressa dice che è una contrazione dei muscoli della gola, io fatico a respirare perché in effetti passa meno aria ma è di natura ansiosa... questa mi mancava). E oggi quando ti ho sentito parlare ho tanto desiderato avere la tua fede, la tua sicurezza nel confidare in una chiarezza di interiorità che io sono lungi dal trovare. Mi sento costantemente di non valere nulla, di non essere la persona che vorrei essere e non riesco a trovare nella mia interiorità neanche una piccola voce che in qualche modo mi valorizzi.
Questo mio messaggio in realtà era nato per ringraziarti delle tue splendide parole di oggi a messa, anche se non erano indirizzate a me in particolare ovviamente e anche se fatico a sentirle mie.
E ora sono qui, a fare quello che hai suggerito tu, una bella lettura degna di una fantasiosa avventura fantasy: Daniele 7.
Grazie.

venerdì 23 novembre 2018

In difficoltà

Ormai non mi peso più tutti i giorni duecento volte al giorno, cerco di limitare le pesate a un paio di volte la settimana. Beh, questa mattina mi sono pesata e ho visto un numero che non mi piace per niente: 58,6. Non sono entrata in paranoia, non mi sono mesa a piangere, non ho iniziato a pensare di smettere di mangiare o di mettermi a dieta però sono rimasta perplessa. Dopo un po' dall'inizio del percorso mi ero stabilizzata a 56. Mi è stato inculcato nel cervello, non senza fatica, che variazioni di + o – 1 kg sono fisiologiche e normali. Ma poi mi sono stabilizzata sui 57 e adesso è un po' che mi sono stabilizzata sui 58. Non si tratta dunque più solo di un chilo in più o in meno ma sempre di chiletti in crescita e la cosa non mi piace. A questo punto le domande sorgono spontanee:
  • come mai prendo un chilo e poi mi stabilizzo e poi prendo un altro chilo e poi mi stabilizzo?
  • l'aumento di peso mi pare davvero strano considerato che fritti non ne mangio, cioccolato non ne mangio e sono comunque a “dieta”
  • Specialmente a metà mattina – metà pomeriggio – prima di andare a letto ho fame ma mi guardo in giro e le persone normali in questi tre frangenti non mangiano e non hanno fame (ad esempio mio marito). Io mi chiedo perché invece ne sento il bisogno
Non sono tranquilla. O meglio: sono triste.

mercoledì 21 novembre 2018

Questa sì che è nuova

In questi anni di DCA ne ho viste di cotte e di crude ma ancora questa non mi era mai capitata. Son tre giorni, infatti, che non mi sento tanto bene. Ieri avevo comunque fissato un appuntamento con la Dottoressa perché (evviva) ho finito finalmente tutti i farmaci che mi avevano appioppato e sono approdata nel magico periodo senza farmaci nel quale, come era prevedibile, i sintomi della gastrite si sono accentuati e la dieta ferrea a volte non è sufficiente. Per cui, avendo fissato l'appuntamento, ne ho approfittato per descrivere i sintomi di questa nuova fastidiosa sensazione: per spiegarla in modo semplice è come se avessi due dita che mi premono alla base del pomo d'adamo, come se avessi un boccone di cibo proprio lì, che non mi fa deglutire bene e che, quando inspiro, fa in modo che passi meno aria.
“Beh, signora, il termine medico per descrivere quello che ha è: Bolo distopico”
“Distopico?”
“Esatto”
“Cioè vuole dire che non esiste?”
“Esatto. O meglio non proprio. Lei ha una contrazione dei muscoli in quella zona che fa sì che lei senta come se le premessero delle dita, come se avesse un bolo alimentare fermo lì ma in realtà non c'è. E' solo una forma d'ansia”
“Sì ma la sensazione fisica è reale, passa meno aria, ed è una sensazione costante che non sparisce mai”
“Esatto. A livello fisico però è solo una contrazione dei muscoli, deve lavorarci insieme alla psicologa per capire cosa le provoca questa particolare forma d'ansia”
Bah. Questa poi. Non vorrei essere fraintesa: sono contenta che non ci sia una causa fisica ma mi fa davvero strano. Le forme d'ansia alle quali sono abituata io si manifestano con sensazioni di soffocamento, palpitazioni, nausea e di solito vanno ad ondate e ti colpiscono quando meno me le aspetto. Questa invece è sempre presente da tre giorni, è lì, fastidiosa e fissa. Francamente questa mi mancava.

martedì 20 novembre 2018

Di piccoli spazi

Ogni anno cerco di prepararmi psicologicamente, ogni anno credo di esserci riuscita e ogni anno mi rendo conto di quanto torto io abbia avuto. Nel mio lavoro il periodo che va da settembre a gennaio è il periodo peggiore, inizia il nuovo anno accademico e qui tutti impazziscono. Quest'anno, come ogni anno, il caos. Tuttavia qualcosa è cambiato, una consapevolezza del tutto nuova che mi ha fatto capire come io non possa permettermi di cadere in un bel esaurimento. Non so se sia autostima un po' guadagnata o semplice paura di crollare visto che non me lo posso permettere. Boh. Detto questo lunedì come al solito ero affogata di lavoro e mi preparavo tristemente a rinunciare alla palestra e a portarmi degli enormi plichi a casa per continuare il lavoro quando mi si è accesa una lampadina. E così, con calma, ho lasciato i plichi in ufficio, ho preso la borsa e sono andata in palestra nonostante tutta me stessa pregasse per andarmene sotto le coperte a dormire fino alla mattina dopo. E come la parte razionale di me aveva previsto è stato meraviglioso: mi sono presa un'oretta per me, mi sono sfogata e mi sono ricaricata nonostante la stanchezza. E sono anche riuscita a tornare a casa, rilassarmi per un po' prima di affrontare una serata lavorativa. Considerato il mio essere tutta efficienza, rapidità e superaltruismo, beh... son passi avanti.

lunedì 12 novembre 2018

Non ne vale la pena. E dunque: aggiornamenti!

Ci ho pensato pensato e ripensato e sono giunta alla conclusione che non ne vale la pena ma visto che non riesco ancora a controllare la mia estrema sensibilità specie su argomenti che per me sono più che pesanti, forse sarebbe più corretto dire che non è giusto: non è giusto chiudere un blog per qualche commento negativo specie perché ci sono tante persone, anche silenziose a quanto ho capito, che invece non la pensano così. E da qui la decisione di continuare. Ovviamente se arriverà il momento in cui i commenti negativi saranno troppo pesanti per me da affrontare, potrò cambiare idea, ma non è questo il giorno.
Detto questo ieri è stato il mio ultimo giorno di farmaco e sono stata preparata psicologicamente ad affrontare un peggioramento dei sintomi (quindi nausea come se piovesse e mal di stomaco a go go ogni volta che bevo o che mangio). A pensarci bene ha molto senso: senza farmaco il mio stomaco (che stava male anche quando lo prendevo) deve imparare a cavarsela da solo. Ne ho avuto un assaggio questa mattina dopo colazione quando una potente nausea mi ha dato il buongiorno. Morto un farmaco se ne fa un altro, con un'altra funzione che a quanto ho capito dovrebbe fare in modo di velocizzare lo svuotamento dello stomaco per stressarlo il meno possibile. Sempre in quest'ottica dieta supermegaferrea ancora per parecchio tempo. Proprio per questo motivo ieri al colloquio ho bombardato la dottoressa di domande sul perché basta che mangi qualcosa di diverso che sto male, sul perché alimenti innocenti come il parmigiano (che fra parentesi si da anche ai bimbi da svezzare) mi faccia stare così male e sulla domanda principale tornerò mai a poter mangiare quello che ho voglia di mangiare senza stare male? lei come sempre è stata diretta ma dolce, spiegandomi che dopo anni non si può pretendere di ristabilire la salute in soli tre mesi, che per queste cose ci vuole tempo e che è normale (attenzione, normale per la mia situazione, non normale in generale) stare male per qualsiasi alimento che non sia lesso e inutile. Occorre non scoraggiarsi, avere pazienza e avere fiducia che prima o poi potrò di nuovo alimentarmi come una persona normale. E allora pazientiamoci, nauseabondiamoci e infiduciamoci.

venerdì 9 novembre 2018

Dubbi sbibulinici

“Mamma?”
“Si amore mio”
“E' un bene avere un po' di ciccia?”
“Ma certo tesoro”
“No perché tu ne hai tanta...”
Ringrazia che sei mia figlia e che ti amo alla follia, va.

mercoledì 7 novembre 2018

And the winner is

Ultimamente è quasi di moda installarsi (per chi non lo ha di default sul suo telefonino) una app che ti scannerizza il cellulare dicendoti per filo e per segno quanto tempo hai passato sul dispositivo e quanto tempo hai dedicato ad ogni singola attività. Eh sì, lo ammetto, ho colto la palla al balzo. E questo perché una delle discussioni ironiche e pacifiche che si svolgono più spesso in casa mia è quanto tempo io e Mr D. passiamo sui nostri rispettivi cellulari. Inutile dire che io sostengo ci passi più tempo lui e lui sostiene il contrario. E così entrambi abbiamo passato un po' di tempo con questa app installata senza ormai farci più caso finché, ieri sera, è partito il confronto:
Media di utilizzo giornaliero del cellulare di Mr D. : 3 ore e 21 minuti e sblisga
Media di utilizzo giornaliero del cellulare di Spettinata: 29 minuti e sblisga
Non capisco perché non si rassegni ad accettare che io ho sempre ragione. Bah, gli uomini...

Il punto

Ieri sono andata dalla psicocosa e abbiamo fatto un paio di conti: sono in terapia da 3 mesi esatti e ho fatto per il momento due questionari (uno all'inizio e uno scorsa settimana) di quelli tutti psicocosati di duecentomila pagine. Per farla breve, dati alla mano, mentre nel foglio dei risultati del primo test si vedevano una moltitudine di pallini neri indicatori di punti patologici critici, nel foglio di settimana scorsa se ne vedono solo sei e tutti collegati fra loro (vedi bassa autostima, eccessivo valore al giudizio altrui e bla bla bla). Neanche un cenno ai sintomi della malattia (vedi fobie per il cibo, desideri di abbuffate, ansie eccessive per la bilancia, bisogno di compensazioni e bla bla bla). Neanche uno. Ok, molti valori sono giusto lì lì, del tipo che se un punto inizia ad essere patologico da 18 io ho come valore 17,5 ma comunque non sono a 18. Bene no? Io francamente sono rimasta basita. Lo so di essere migliorata molto ma quando uno ci sta dentro fino al collo non vede tutti i cambiamenti fatti, vede solo quelli che saranno ancora da fare e quando ci sono dei micropassettini indietro, continua a scoraggiarsi senza pensare che si è comunque avanti rispetto al punto di partenza. Non è facile, per niente. Questa settimana ad esempio mi sono concentrata sulla mia distorta percezione corporea e così ho perso di vista il mangiare lentamente e mi è ritornata fuori la paura di assaporare cibi “nuovi”. E' come se non riuscissi a concentrami su troppe cose contemporaneamente perché alcuni aspetti che dovrebbero essere automatici ancora non lo sono. E' come imparare a guidare un autocarro: all'inizio occorre ricordarsi duecento cose tutte insieme e inevitabilmente si finisce per tralasciare o dimenticarsi qualcosa urtando tutti i guardrail sulla strada e magari evitando di ribaltarti ma poi, si spera, diventerà automatico. E io non vedo l'ora che lo diventi.

martedì 6 novembre 2018

Sotuttoio

“No mamma davvero lo so!”
“Dai allora, ripetimelo...”
“Ma ti ho detto che lo so!”
“E io ho piacere di risentirlo per la centesima volta, coraggio. Parlami dell'apparato digerente”
“Ma maaaaaaamma”
“Dai, allora dallo stomaco in giù, tanto la prima parte la sai bene”
“Ok... allora il bolo alimentare passa per il fegato dove si trasforma in bilo e poi arriva all'intestino tenue, poi al crasso e infine si accumula sul reno e viene espulso dall'anno. Visto? Te l'avevo detto che lo sapevo!”

lunedì 5 novembre 2018

Di lavoro lavoro lavoro

Ultimamente mi reco al lavoro cercando di stare calma e di concludere le mie quattro ore e mezza senza licenziarmi, considerando questo come un grande traguardo quotidiano. I due fattori che incidono di più sono il surplus lavorativo allucinante di questo periodo dell'anno e lo StronzoCapo che è tornato alla riscossa. Sono stanca stanca stanca.

mercoledì 31 ottobre 2018

Autostima

Ieri sera, da una mia cara amica, mi arriva il seguente messaggio whatsapp:
Per la tua inesistente autostima
Seguito da questa immagine catturata dal suo schermo del cellulare


Sono rimasta senza parole, incapace di rispondere se non smontando quanto accaduto con inutili battute ironiche e colme di tangibile imbarazzo e questo perché mi sembra assurdo che io possa piacere. E allora mi chiedo se mai passerà questo mio daltonismo mentale, se mai un giorno mi guarderò allo specchio e vedrò una bella donna invece che una ragazzina decisamente sproporzionata. Oggi non sarei dovuta andare dalla Psicocosa ma ho insistentemente chiesto un appuntamento perché mi è bastato vedere un numero in più sulla bilancia e sapere che stasera indosserò un tubino nero per cadere in una inquietudine tale da gettarmi nella confusione. Lo so, è già tanto che io non mi sia fatta prendere dal panico e che non abbia ristretto il mio regime alimentare a una mela in tutto il giorno, ma ancora sono lontana dallo star bene.

martedì 30 ottobre 2018

Lasciar andare

In questo periodo mi guardo intorno e vedo che molte situazioni che fino a questo momento sono rimaste invariate, stanno lentamente cambiando e tutte richiedono da parte mia un lasciar andare. Prima è arrivata la notizia della Dottoressa del centro (vedi post), poi ieri mi sono incontrata dopo quattro mesi col Don. Dovevamo riprendere i nostri incontri a fine estate ma purtroppo è stato male, ha subito due interventi e i tempi per forza di cose si sono allungati. Dopo una chiacchierata durata un'oretta l'ho ringraziato con tutto il cuore e gli ho detto che ormai ho intrapreso un percorso impegnativo e ben delineato col centro DCA per cui potevamo non incontrarci più almeno non per psicoanalizzarmi. L'ho visto soddisfatto, felice e entusiasta sia perché è riuscito a guidarmi pian pianino verso la consapevolezza di dover andare al centro DCA e di rimanere a farmi curare, sia perché ora, uscito dal terreno minato della psicanalisi, si potrebbe iniziare un percorso sul quale è ben ferrato: un percorso spirituale. La prima reazione da parte della sottoscritta è stata una grassa risata, poi dopo qualche battuta ironica e qualche frecciatina gli ho detto che ci penserò (e lo farò). Il lasciar andare più grande però è venuto con Primogenita. La ragazza da ottobre va a catechismo da sola, non che sia un gran traguardo visto che abitiamo di fronte alla chiesa. In questi giorni, grazie al diluvio universale e a Secondogenita malata, non riuscivo ad organizzarmi coi tempi per portarla a scuola e così, con lei superentusiasta e io un po' titubante, abbiamo optato per un'opzione a mezza via: la accomagno per l'unico pezzettino in cui dovrebbe affrontare due semafori e poi, visto che dopo la strada è tutta marciapiedata, la saluto e ognuno per la sua via. Stamattina mentre la seguivo con la coda dell'occhio avventurarsi da sola sotto la pioggia mi sono resa conto di quanto io sia orgogliosa di lei. E' una bambina responsabile, generosa, di animo buono e sempre solare. Io la Amo. E tanto.

giovedì 25 ottobre 2018

Punti di vista

Lunedì ho invitato a cena al volo e senza alcun preavviso una mia carissima amica. Ci conosciamo da 23 anni fin troppo bene, abbiamo fatto il liceo insieme e le mie figlie l'adorano. Ok, ammetto di averci pensato moltissimo e di essermi ingarbugliata il cervello ma alla fine l'ho fatto: appena arrivata le ho candidamente detto che visto che dovevo cucinare per la ciurma, mi sarei messa in tuta da casa. La mia tuta da casa in realtà non sono altro che dei leggins e una felpa larga sopra ma che lascia scoperto (anzi quasi lo accentua) il mio punto debole: le tanto odiate e discusse culotte (aaaaaaargh le culotte!). Ci ho pensato e ripensato prima di dirglielo ma poi mi sono gettata e dirò di più, non è stato neanche un pensiero ossessivo per tutta la sera ,cosa che neanche troppo di rado mi capita. Comunque, coi capelli arruffati, le culotte in evidenza e un caos da manuale fatto di bambine urlanti, di posate cadute per terra, di risate e baci della buonanotte l'ho salutata sull'uscio di casa con un caloroso abbraccio, degno della più spettinata fra le spettinate. A pensarci sembravo proprio una di quelle mamme nei film tutte scombussolate dal casino familiare... Vabbeh.
Detto questo oggi mi arriva da lei il seguente messaggio:
“Sei diventata molto bella e forte. Ricordatelo. Te lo volevo dire lunedì ma poi mi sono dimenticata”
Io? Io bella? Io quella con le culotte tutte fuori? Io con i capelli all'insù e le padelle di unto sulla felpa? Io? Io forte? Io quella che va in terapia perché non è in grado di scindere le emozioni dall'alimentazione? Io?
Ho chiesto conferma perché credevo avesse sbagliato. Strano, a quanto pare parlava proprio di me.

martedì 23 ottobre 2018

Una notizia buona e una cattiva

Quando una persona ti dice che ha una notizia buona e una cattiva da darti, c'è chi sceglie di sentire prima la buona e chi sceglie di sentire prima quella cattiva. Io di norma scelgo sempre prima la cattiva in modo da avere dopo una pillolina di zucchero nel caso la notizia cattiva sia davvero così cattiva. E così, visto che ho da scrivere due notizie ho deciso di partire da quella meno bella:
  1. La gastrite non migliora nonostante i farmaci, nonostante l'eliminazione totale delle compensazioni e nonostante l'esclusione di alcuni alimenti. Ieri dopo l'ennesima visita la dottoressa mi ha comunicato che c'è qualcosa che non va. In poche parole, con qualsiasi gastrite di tipo A la cura che sto facendo porta a migliorare (non a guarire) in due massimo tre mesi mentre io non sto affatto bene. Eliminato il fattore psicologico (oh yeah) ci resta solo quello fisico e visto che qui le cose non migliorano ha ipotizzato di spedirmi dritta da un gastroenterologo prima di farmi un'altra (glom) esofagogastroduodenoscopia e questo perché non è passato molto tempo dall'ultima fatta per cui il quadro clinico non dovrebbe essere cambiato, a meno che non sia stato beccato qualche fattore. La dottoressa inoltre fin dall'inizio è sempre stata restia a mettermi a dieta a causa della mia mania sul controllo del cibo ma pian pianino in queste settimane ha ceduto togliendomi alcuni alimenti finché ieri, sconsolata, ha detto di provare il tutto e per tutto: dieta ferrea per una settimana e poi, se le cose non migliorano significativamente, dritta spedita alla visita specialistica. In poche parole ho del tutto eliminato caffeina, teina, ogni tipo di bevanda calda, ogni tipo di farina o cereale integrale, ogni tipo di verdura se non carote, fagiolini e zucchine cotte al vapore o lesse, niente minestroni se non superpassati in un supercolino, niente legumi, l'aceto balsamico e non, tutti i formaggi che non siano freschi, tutta la frutta che non sia supermatura, tutta la frutta secca, niente fritti, niente grassi o affettati grassi e l'olio preferibilmente solo a crudo. Mmmmmmmh che meraviglia!
  2. E qui se potessi salterei dalla gioia con piroette degne del Cirque du Soleil. Dopo avermi fatto un bel discorsetto sulla gastrite per cercare di capire insieme come procedere, la dottoressa mi ha dato la lieta novella: “Signora, direi che ormai lei non ha più abbuffate, non ha più compensazioni e mangia in modo equilibrato. E' dunque in grado di gestirsi da sola per cui proporrei, invece di vederci ogni settimana per un'ora, di diminuire le sedute o a una ogni quindici giorni o, se si sente più tranquilla, incontrarci mezz'ora alla settimana”. Non potevo credere alle mie orecchie e con un sorriso mastodontico ho scelto la seconda opzione. Lo so che sono all'inizio, che questo equilibrio per loro è solo la premessa per iniziare a lavorare (vedi post dei giorni scorsi), ma io sono davvero davvero davvero felice. E ora inizia il duro, devastante, allucinante lavoro quasi interamente psicologico.

mercoledì 17 ottobre 2018

Prima o poi doveva succedere

I cartoni animati stanno conquistando il mondo reale. A me si è palesato Telespalla Bob. Io già lo adoro.

lunedì 15 ottobre 2018

San Tommaso

Inizio della premessa. A Natale, a cena a casa di amici, mi ricordo distintamente la loro figlia più grande ormai alle medie. Si è sviluppata in un batter di ciglio, nel giro di poco tempo ha smesso di giocare coi fratelli e ha iniziato a prendere parte alle nostre conversazioni. Io, basita, non riuscivo a capacitarmi del repentino cambiamento in un solo mese di mia assenza. Mi ricordo che sua mamma era felicissima, che parlava lodando gli aspetti meravigliosi di questa nuova avventura e ricordo in particolare una sua frase: “Ogni fase della vita dei figli è meravigliosa, vedrai”. La mia reazione è stata un sonoro “Bah”, seguito dalla spiegazione meno schifata che mi ricordo com'era la mia adolescenza, il mio odio smodato per mia madre, la depressione cronica, la solitudine interiore e francamente non smanio dalla voglia di affrontare nuovamente quella fase nelle mie figlie. Spero però che per loro sarà meno intensa, visto che si ritrovano entrambi i genitori ad affrontarla. Fine della premessa.
Primogenita sta crescendo e sta crescendo a vista d'occhio. E' ancora una bambina sotto certi aspetti, è ancora coccolona, sbaciucchiona, mattacchiona e giocherellona. Però nel giro di un paio di mesi è diventata alta, ha quasi 37 di piede e ha messo su il fisico di Mr D. con due gambe slanciate da far invidia a chiunque, un sedere spettacolare e delle spalle belle larghe e proporzionate. E si, lo ammetto, ha già un pelino di seno. Francamente mi aspettavo il peggio dalla pre-adolscenza, ma mai mi sarei aspettata di godermi così tanto questa fase di passaggio. Una parte di me ha paura che questo legame così forte sia il preambolo del distacco, ma l'altra parte di me, quella più forte, se ne infischia e se lo gode appieno. Attualmente viviamo in una sorta di idillio fatto di complicità e affetto incondizionato, di risate, bacini, abbracci coccolosi e condivisioni femminili. Io la Amo, la Amo davvero tanto, la mia piccola grande bambina.

venerdì 12 ottobre 2018

Momenti di sconforto

Martedì scorso con la Psicocosa abbiamo deciso di lavorare sulla mia ansia e visto che lei ci vede assai lungo mi ha detto che, nel caso avessi avuto bisogno, l'avrei potuta contattare. Io bella spavalda sono uscita pensando che non le avrei comunque telefonato e, male che sarebbe andata, me la sarei sgavagnata da sola. E invece sono tre giorni che sto davvero male. Oltre alla gastrite che non aiuta, visto che ogni volta che ingerisco cibo mi viene la nausea, ho così tanti attacchi d'ansia che inizio a chiedermi come sia vivere senza. E la cosa inizia ad essere così snervante da non farmi vedere più la fine. Vivere così non è per niente bello. Questa mattina, dopo l'ennesima crisi ossantissimalceopatranonriescoarespirare, ho iniziato a pensare che forse alzare la cornetta non sarebbe un'idea così tanto ingiustificata.

mercoledì 10 ottobre 2018

Rinforzi positivi e consapevolezze

Ieri sono andata al centro DCA ed è proprio vero che una persona fatica ad essere obiettiva se si tratta di sé stessa. La dottoressa mi ha confermato che la gastrite è ancora in fase acuta e che, nonostante avessimo sperato un miglioramento per diminuire i farmaci, occorre continuare su questa strada. Mi ha anche detto, facendomi cadere dal pero, che sono migliorata tantissimo, che le mie abbuffate non possono essere considerate dal punto di vista obiettivo delle vere abbuffate (traduzione: lo sono solamente nel mio cervello) e che rispetto all'inizio le fasi di compensazione sono davvero pochissime (circa una al mese). Io ero andata là credendo di essere calata a picco nelle ultime settimane ma mi hanno fatto notare, dati alla mano, che non è assolutamente così. Oltre a questa splendida consapevolezza sono andata verso casa rendendomi conto di un'altra cosa. Quando andai al centro la prima volta mi avevano detto che ci avrei messo circa un anno e mezzo per stare meglio e così, spariti o quasi gli episodi di compensazione, credevo di aver finito il mio percorso e di non andare più (vedi post della fine estate). E invece no: per loro far sparire gli episodi di compensazione è solo il primo (IL PRIMO) passo dal quale si parte per impostare la riabilitazione, non l'ultimo, come pensavo io. Pensa un po'. Son davvero solo all'inizio. Non che io non lo sapessi, eh, ma averne la conferma invece che farmi sprofondare nello sconforto mi fa ben sperare in un miglioramento progressivo.

martedì 9 ottobre 2018

Di enormi passi avanti

Dopo l'ultima suonata in centro a Bologna, sorseggiando un aperitivo con gli amici, un semi-sconosciuto ha chiesto come mai io prima di ogni pezzo non facessi un po' di presentazione del gruppo, un po' di intrattenimento per attirare un po' di gente. Ho risposto francamente che meno di quindici anni fa ero molto timida, non parlavo con la gente sconosciuta, a malapena parlavo con la gente che conoscevo e che, per far capire, al liceo (testimone una mia amica presente che non faceva che annuire platealmente con la testa) me ne stavo in banco da sola nonostante fossimo in numero dispari. Insomma, ho risposto che di passi avanti ne ho fatti tanti, ma non esageriamo. Ieri sera insieme alla mia rumorosa famiglia siamo andati a cena fuori con alcuni amici del liceo (quegli stessi personaggi con cui non parlavo e con cui non stavo in banco), mi sono divertita, mi sono svagata, ho chiacchierato parecchio, ho riso e fatto ridere. E tornando a casa avevo un bel sorriso stampato nel cervello perché sì, di passi avanti ne ho fatti davvero tanti e posso andarne fiera.

domenica 7 ottobre 2018

La speranza è l'ultima a morire

Sono sei anni e tre mesi che cerco di ragionarci ma niente, lei continua a seguire il suo sentire. Sbibulina è estremamente diversa dalla sorella, con Primogenita quando faceva i capricci bastava chinarsi alla sua altezza e spiegarle il perché le veniva negata una tal cosa. Lei magari urlava, piangeva, continuava ma dopo un po' capiva che la ragione non era dalla sua parte e sbolliva in due secondi. Sbibulina no. Sbibulina all'inizio neanche ti ascoltava, poi ha iniziato ad ascoltare ma in questi sei anni ha sempre e comunque continuato il capriccio fregandosene se tu eri nella ragione e lei nel torto. La cosa mi ha sempre mandato in bestia, nonostante negli anni io abbia compreso che lei fa così perché si basa esclusivamente sul suo sentire, chissene se gli altri le fanno vedere con razionalità impeccabile che le cose non stanno così. Finita la premessa, venerdì sono andata a prendere le sorelle da scuola e le ragazze dovevano assolutamente fare i compiti perché il fine settimana sarebbe stato troppo denso di eventi per potersi concentrare in un altro momento. Apriti cielo. Sbibulina ha iniziato a fare i suoi soliti capricci urlanti, come se non ci fosse un domani. Come da copione mi sono chinata alla sua altezza per spiegarle che, se voleva andare al cinema e poi alla festa del suo amichetto e poi in montagna dal nonno ,avrebbe dovuto fare i compiti subito sennò avremmo dovuto rinunciare a qualcos'altro. Mi aspettavo la solita lotta infinita ma dopo neanche tre minuti si è calmata e si è messa a fare i compiti con me. Non ci credevo. E dopo aver finito ho tessuto le sue lodi, spiegandole perché era stata bravissima e l'ho letteralmente rincoglionita di rinforzi positivi. Dopo sei anni e tre mesi lo posso dire: c'è speranza.

venerdì 5 ottobre 2018

Ah quando sono stanca son stanca

Ieri dal punto di vista alimentare è stato un vero disastro. Da quando ho iniziato ad andare al centro dca è stato tutto estremamente difficile ma estremamente cristallino. Nelle ultime due settimane invece è arrivato un caos che mi confonde le idee. All'inizio pensavo fosse colpa della gastrite che sicuramente non aiuta ma adesso, tranne qualche sporadico episodio, le cose stanno cominciando a ritornare bene o male alla normalità. E nonostante questa normalità, mi ritrovo a non capire bene cosa succede, ad essere confusa, ad aver voglia di mangiare senza aver fame, senza avere la sensazione di vuoto interiore, senza aver subito particolari stress; insomma senza apparente ragione. Ieri ci ho pensato molto, quando alla sera il pensiero fisso del parmigiano mi invadeva il cervello nonostante fossi sufficientemente sazia e credo di essere arrivata a capire una parte del problema: non ne ho voglia. Dopo neanche tre mesi di terapia sono stanca: sono stanca di dover annotare tutto, sono stanca di dover pensare ogni volta che ho a che fare col cibo quanta fame ho, cosa provo, cosa non provo, cosa mangio, cosa non mangio, come mi sento quando mangio e altre mille altre pugnette. E anche vero che se non lo faccio sto subito male, mi abbuffo e spesso compenso, ma non ne ho voglia, son stanca. Vorrei tanto che il mangiare fosse una cosa normale, una normale routine governata da naturali sensazioni corporee ma per me non è così e inevitabilmente se non presto attenzione finisco per cadere. E la consapevolezza che non posso distrarmi, che se non ne ho voglia vince Lei, la stronza, in questi giorni non aiuta perché adesso sono arrivata alla consapevolezza che se non ci penso, se mi riposo, anche solo per mezza giornata, è come far vincere Lei in automatico. E comunque son stanca.

giovedì 4 ottobre 2018

Quando non si ha più il fisico

Ieri sera io e Mr D. siamo andati ad una festa senza pargole, abbiamo bevuto, mangiato e ci siamo spensieratamente divertiti. Non avevo però fatto i calcoli con la mia gastrite che, alle due di notte, mi ha fatto pagare tutto quello che ho ingerito. Mi era già capitato un episodio simile dopo il matrimonio pugliese di questa estate, quando alle tre del mattino ho iniziato a buttar fuori sughi gastrici, sono svenuta in bagno e ho dovuto chiamare Mr D. perché non riuscivo più ad alzarmi dal pavimento ma francamente non ci avevo proprio pensato. A sto giro ho sentito Mr D. bofonchiare che allora è davvero una cosa seria, che devo stare attenta a quello che mangio, che allora davvero non sto bene. Non ho avuto modo di rispondergli visto il mio stato fisico non proprio ottimale in quel momento. E così la mia notte non è stata delle più piacevoli e questa mattina porto le conseguenze al lavoro con me, con un volto abbastanza stanco, uno stomaco che me la sta ancora facendo pagare e un lieve cerchio alla testa dovuto allo sforzo cervicale. Quando uno non ha più il fisico...

mercoledì 3 ottobre 2018

Di sogni (ir)realizzabili

E' ormai un paio di anni che Primogenita me la mena con sta storia che vuole diventare una scienziata. All'inizio credevo fosse un qualcosa di passeggero, come quando si era messa in testa che da grande avrebbe fatto la spazzina per pulire il mondo dall'inquinamento ma poi ho capito che qualcosa di più profondo ci covava. Ha iniziato a parlare di microscopi, provette, laboratori; ha iniziato a parlare con mio padre (biologo ricercatore ormai in pensione) di tutta una serie di cose fin troppo dettagliate per una passione passeggera e ho scoperto che su alcune cose ne sa decisamente più di me. E veniamo agli eventi più recenti. Circa un mese fa mi ha rivelato lo scopo della sua vita: ricreare in toto Jurassic Park. Ho passato i miei giorni a spiegarle che la cosa non è possibile, che è solo un racconto di fantasia, che gli scienziati oggi fanno tutt'altro, che è meglio fissarsi su qualcosa di più concreto e realizzabile e poi è arrivato Putin settimana scorsa e mi sono sentita una madre degenere con una figlia incompresa. La ragazza, come c'era da aspettarsi, non l'ha presa proprio benissimo e continua a sostenere con forza che le abbiano rubato la sua geniale idea. Io, d'altro canto, ho deciso che qualsiasi cosa (o quasi) sognerà di fare, per quanto assurda possa sembrare, la appoggerò senza remore. E chissà, magari da qui a quindici anni mia figlia lavorerà in Russia. In fondo, ho sempre sognato di vedere Mosca.

lunedì 1 ottobre 2018

Mi piace pensare

Mi piace pensare che, quando sogno delle persone che non ci sono più, loro siano effettivamente venute a dirmi che stanno bene e a salutarmi affettuosamente. E' successo questa notte con mio nonno, me lo sono abbracciato e sbaciucchiato, cosa che in vita mai ho fatto visto il timore reverenziale aggiunto al suo fare burbero da uomo del sud. Non lo sognavo da diverso tempo, l'ho visto bene, l'ho visto in forma e l'ho visto di una dolcezza non troppo sua. Quando questa mattina ho aperto gli occhi ho sentito forte la sua mancanza, qui, al centro del petto e sono rimasta stupita quando ho scoperto, aprendo il giornale, che oggi è la Festa dei nonni. E datemi pure della pazza, dell'ingenua, della fuori di testa, dell'illogica, ma sono sicura che sia davvero venuto a trovarmi in sogno per farmi sapere che lui mi vuole ancora bene.

giovedì 27 settembre 2018

Ri-cadute

Mi avevano avvertito che al 99% sarebbe successo ma a quanto pare non ero adeguatamente preparata. Per cinque settimane sono riuscita a tenere tutto sotto controllo, riconoscendo distintamente quello che il mio corpo mi chiedeva e quello che la mia malattia mi chiedeva. Per cinque settimane non tutto è filato liscio ma sono sempre riuscita a stroncare sul nascere pensieri che sapevo mi avrebbero portato lì. E invece ieri sera non ce l'ho fatta e la cosa peggiore è che non so come inquadrarne il perché. Ho cercato il motivo, ho cercato le cause, ma non le ho trovate. Ieri sera mi sono sentita impotente di fronte alla malattia, come se nulla dipendesse dalla mia volontà ma tutto dalla sua. Mi sono sentita in colpa verso le mie figlie che, per quanto ignare, sono comunque indirettamente coinvolte. Mi sono sentita in colpa verso me stessa, incapace ancora una volta di vincere. E mentre stavo male mi sono ritornati in mente tutti i dati statistici che ho memorizzato in questi mesi di terapia: le morti per emorragia interna, le morti per infarto, il fatto che solo il 50% delle persone malate guarisce per un periodo significativo di tempo e di quel 50%, il 25% ha sempre delle ricadute. E mentre la mia testa vagava, la mia anima si faceva sempre più triste e il mio corpo crollava in una stanchezza che andava al di là dello stress quotidiano. E ora proverò stancamente a rialzarmi. Perché sono stanca, sono davvero stanca. Sono stanca di dover controllare la malattia, sono stanca di dover segnare tutto quello che mangio, quando mangio, quanto mangio, come mangio e come mi sento quando mangio; sono stanca di dover stare attenta ad alcuni cibi che so essere potenzialmente innescatori; sono stanca di aver a che fare almeno cinque volte al giorno con il cibo; sono stanca di non avere una vita normale. Sono davvero davvero davvero davvero davvero molto stanca. Ma so che non ho alternative e che non posso fare a meno di lottare.

Datemi un sedadavo!

Oggi, grazie al moderno progresso farmacologico, sto decisamente meglio e così riuscirò a spiegare il perché una nausea fortissima continuativa che ad ondate sfocia in conati vuoti mandi in corto circuito il mio cervello. Da quando sono in cura al centro DCA ho capito che fatico a riconoscere la fame, la sazietà e i vari livelli di queste due sensazioni. Questo per due motivi: primo la mia malattia, seconda la mia gastrite. Sedato con i farmaci il secondo motivo, riesco molto bene a comprendere quale sia il confine fra la mia malattia mentale e la realtà ma quando questa sedazione viene meno ecco il caos totale mentale. Quindi, oltre a stare fisicamente una merda, la mia testa va nel caos, non capisco più se ho veramente fame o se sono veramente sazia, non capisco se le abbuffate sono giustificate, se la nausea è giustificata, se il dolore allo stomaco è giustificato, se ho mangiato abbastanza lento o troppo veloce e tutta una serie di altre cose che non ho neanche voglia di scrivere e che inevitabilmente mi portano una tale confusione da lasciarmi mentalmente provata. Benvenuti nel mio mondo.

mercoledì 26 settembre 2018

Sto male male

E' da circa una settimana che le cose non vanno ma da ieri tutto è peggiorato sensibilmente, una sorta di calata a picco. Mi sono fiondata al centro visto che non mi reggevo in piedi e mi è stato confermato quanto temevo (e a dirla tutta sospettavo) per cui mi hanno appioppato un altro farmaco, raddoppiato la dose di quello che sto già prendendo e a sto giro (cosa che avevano sempre evitato di darmi visto il mio particolare rapporto col cibo) anche una dieta ferrea. Ciliegina sulla torta: un appuntamento fra cinque giorni perché se le cose non saranno migliorate occorre di nuovo rifare tutti gli esami. Oggi, come ieri, convivo con una nausea fortissima che mi porterebbe a vomitare anche le budella e che non mi permette di parlare neanche per due minuti, ieri mi è durata fino a tarda sera mentre oggi spero che i farmaci facciano effetto e che facciano effetto nel minor tempo possibile. Incrociamo le dita e affidiamoci alla medicina.

lunedì 24 settembre 2018

A sto giro

A sto giro ero decisamente agitata. La volta scorsa (vedi post) mi ero imposta l'idea che sarei andata là solo per divertirmi e avevo messo al bando la tensione, la paura, l'agitazione e l'ansia da prestazione. A sto giro è stato diverso e non ci vuole di certo la Psicocosa per farmi capire il perché: a sto giro è passato mio padre. Sapevo ci avrebbe raggiunto, mi aveva accennato un noncurante “forse passiamo più tardi” (che vuol dire tutto e vuol dire niente) e a quanto pare la cosa mi ha turbato. E ho fatto schifo. Ho fatto schifo finché non è arrivato, ho fatto schifo per i miseri due pezzi che si è ascoltato, l'ho salutato e poi sono tornata in carreggiata, mi sono lasciata alle spalle tutta la carica negativa che avevo accumulato e ne è uscito un pomeriggio piacevole.

Voilà:



Prima o poi supererò la paura tirannica genitoriale. Lo so.

venerdì 21 settembre 2018

E ogni anno ci ricasco

E direi che oramai lavoro qui da cinque anni, ogni anno lo so, ma ogni anno ci ricasco. Per noi il periodo lavorativamente più infernale va da settembre a gennaio/febbraio, ogni anni a fine agosto cerco di prepararmi psicologicamente al peggio ma ogni anno non sono mai del tutto preparata psicologicamente al peggio. Quest'anno, ahimè, non fa eccezione. Ci sono giorni che arrivo in ufficio alle 8, mi scappa la pipì, e non riesco ad andare in bagno fino alle 11,30 (successo giusto giusto ieri). Ci sono giorni in cui lavoro di giorno, mi porto il lavoro a casa e lavoro pure di notte (successo giusto giusto ieri l'altro). E infine ci sono giorni in cui qui tutti sono nervosi, visto i ritmi, e tendono a sfogarsi con chiunque capiti a tiro (successo giusto giusto oggi). Mi consolerò al pensiero che domani suonerò con i ragazzi per le strade di Bologna per farmi il pieno di felicità.

mercoledì 19 settembre 2018

Ormai siamo a scadenza

Mio padre più di undici-dodici anni con la stessa donna non riesce a starci e sicuramente ha ragione mia madre quando dice che io sono l'unica donna nella sua vita che ha retto di più. Lo scorso anno mio padre e la sua compagna hanno festeggiato gli undici anni insieme e io già allora mi chiesi quanto avrebbero ancora retto. In realtà è molto semplice: tutto si gioca sulla capacità della persona che gli sta accanto di non pretendere alcun impegno. Mio padre, appena odora qualcosa di più che una frequentazione fissa, scappa. E' così da sempre. E quando le compagne iniziano a pretendere una convivenza stabile o addirittura un matrimonio ecco che scatta qualcosa in lui e manda a monte tutto, o meglio prima ci prova e poi manda a monte tutto. La sua attuale compagna un annetto fa mi disse che le sarebbe piaciuto andare a vivere con lui e poi sposarlo (d'altra parte dopo undici anni insieme con un'età che sorpassa la cinquanta-sessantina ci sta) e io, nel suo interesse, le ho fatto presente che poteva fare quello che voleva, ma che se avesse avanzato pretese mio padre se la sarebbe data a gambe. E così lei ha provato a seguire il mio consiglio e il loro rapporto ha retto. Ha retto fino ad ora, a dire la verità. Perché qualche giorno fa mi sono incontrata con mio padre che aveva bisogno di confidarsi e così, per l'ennesima volta, ho sentito lo stesso discorso. E lei vuole vedermi di più (notare bene, si vedono il fine settimana ogni tanto e una sera a settimana e basta, dopo dodici anni), e lei vorrebbe sposarsi, e io mi sento soffocare, e io voglio fare quello che voglio quando voglio, e lo sa che sono fatto così, e bla bla bla bla. A sto giro però ho dato ragione a lui e mi sono stupita di me stessa. Eh sì. Perché ormai lui sa come è fatto e io so come è fatto. Se assecondasse i desideri di lei reggerebbero nella migliore delle ipotesi qualche mese e poi mio padre manderebbe tutto a puttane, di nuovo, e sarebbe il terzo matrimonio e la terza convivenza. A onor del vero sta già pensando di farlo adesso a causa del pressing che le fa. Non sono affari miei, ovviamente, ma sono curiosa di vedere se tutto si concluderà come al solito o se questa, capita l'antifona, deciderà di rimanere o di mandarlo a spendere. Vedremo.

martedì 18 settembre 2018

Datemi una cura!

Primogenita è sempre stata così, da quanto era piccola. Bastava un piccolo graffietto, una caduta, una puntura di zanzare che... Apriti cielo! E se si aggiunge che si comporta così anche quando è stanca... Apriti cielo! Due sabati fa ho regalato a Mr D. una splendida escursione fra i monti appenninici in bicicletta. Primogenita si è comportata splendidamente, considerato che ha pedalato in salita per 4 ore e in piano per altre 4 ore, per un totale di 55 km. Tornata a casa, la tragedia. La ragazza, stanca e dolorante, ha iniziato ad esibirsi nella sua migliore performance sostenendo che il dolore alle gambe era troppo potente per una piccolina come lei. Calmata lei (e calmato Mr D. che ancora dopo dieci anni si agita quando vede sua figlia urlare e piangere), tutto è tornato alla normalità fino a che, a mezzanotte, Primogenita ha svegliato la famiglia urlando. Sicura fosse solo stanchezza unita a un po' di dolore alle gambe e nulla più (visto che i miei polli il conosco fin troppo bene), dopo essermi accertata tastandole i muscoli di avere ragione, ho iniziato a preparare impacchi caldi di camomilla e borsa dell'acqua calda. Mentre mi affaccendavo in cucina Mr D. camminava avanti e indietro per la camera da letto sempre più nel panico, con la torcia in mano per vedere se le gambe della figlia non avessero qualcosa di allarmante e anormale, tipo qualche bozzo o colore bluastro (parole sue eh!). Nel frattempo Primogenita urlava Portatemi in ospedaleeeee! Portatemi in ospedale!!!! Datemi una cura datemi una cura! Io, consapevole che la ragazza si è sempre comportata così per cui non era niente, unito al fatto che tanto agitarsi porta solo ad agitare più la bambina, a un certo punto non ce l'ho fatta più: ho cacciato due urli al padre spedendolo in camera sua (sì, come si fa coi bimbi) e ho iniziato a fare impacchi alle gambe di Primogenita. Tempo due minuti, muscoli rilassati dal calore, che ronfava sonoramente. Il giorno dopo la ragazza si è alzata come se nulla fosse, senza avere neanche un po' di acido lattico in circolo e così Mr D. si è reso conto di quanto fosse stato assurdo il suo comportamento. Da allora, ad ogni domanda di Primogenita, il padre le risponde così: “Non ho capito cosa vuoi... hai detto di volere una cura?” E parte la risata collettiva.


venerdì 14 settembre 2018

Di sogni impossibili nel cassetto

“Eh beh, bambine mie, il mio sogno è sempre stato quello di giocare in serie A in uno stadio pieno di gente. E invece eccomi, il giovedì sera, ad andare ad allenarmi in uno squallido parchetto dove l'unico pubblico presente è costituito da una nube indefinita di zanzare…”
“Eeeeee come la fai lunga maritino mio! Ognuno ha il proprio sogno nel cassetto, anche io eh. Ma mi accontento e ti dirò... ne sono felice!”
“Maaaaaaaamma? E quale sarebbe il tuo?”
“Beh, il mio sogno sarebbe questo, guardate:

 

E invece faccio questo:
 
Ma a me piace eh! Ne sono superfelice!"
“Per forza mamma, tu sei bravissima. Se la più brava di tutti!”
Amoremiosbibulosodimamma lei

mercoledì 12 settembre 2018

L'amore

Venerdì scorso ho bighellonato per una città finora a me sconosciuta con una persona finora a me molto conosciuta. E' una delle persone che ho più care, una di quelle persone che la vita ti ha messo accanto per un motivo e che, in un modo o nell'altro, le senti molto più consanguinee di un vero consanguineo. Girovagando e chiacchierando, chiacchierando e girovagando, ci siamo imbattute in una frase che rispecchia così tanto la nostra amicizia che non abbiamo potuto fare a meno di comperarla: Un amico è uno che sa tutto di te e nonostante questo gli piaci. L'idea che ci sia una persona a cui piaccio nonostante sappia tutto di me, nonostante la mia follia, le mie imperfezioni, la mia malattia, mi fa sentire bene. Siamo strane, siamo sceme, siamo pazze, e nonostante tutto... ci piaciamo.


martedì 11 settembre 2018

Sono davvero contenta

Eh si, ma proprio contenta. Ho fatto bene a non disdire, ho fatto bene ad andare e sono uscita dal centro molto più leggera di quanto non lo fossi quando sono entrata. Sia la Dottocosa che la Psicocosa mi hanno detto che ho fatto passi da gigante e che sono stata davvero molto brava considerato il mese e mezzo affrontato da sola. Entrambe mi hanno ribadito che in tutte le terapie ci sono alti e bassi e che è possibile che si ritorni, prima o poi, in un basso cosmico ma che rientra nella normalità, augurandomi inoltre che quando capiterà io mi ricordi il loro faccione del “non si preoccupi, è normale”. Mi hanno fatto notare che abbiamo fatto solamente sei sedute e che i progressi sono enormi ma che occorre stabilizzarli e delle due andarci coi piedi di piombo. La Dottocosa ha deciso di fare un passo indietro, facendomi concentrare solamente sul senso di sazietà e sulla consapevolezza mentre mangio e sono uscita dalla sua ora davvero felice, come a una bimba che gli si appioppano meno compiti del solito. Con la Psicocosa è stata davvero messa tantissima carne al fuoco (un mese e mezzo è lungo eh!) ma ci si concentrerà sulla percezione di me indipendentemente dal cibo e dal peso in modo che la mia emotività non impatti in alcun modo sull'alimentazione. Auguri! E così ho ricominciato, più carica di quanto mi sarei aspettata da me stessa. Direi bene. Anzi: dico: Benissimo.

E si ricomincia

Oggi torno al centro dca. Come mi ero ripromessa non ho chiamato, non ho disdetto, non ho fatto niente di niente. In realtà sono stata in dubbio fino a domenica sera quando mi è venuta in aiuto una cena. Siamo usciti fuori con amici e dopo duecento tentennamenti ho ordinato un hamburger con cotoletta, patatine fritte e fanta. A fine pasto avevo lo stomaco che mi scoppiava e ci ho pensato. Non ho fatto nulla eh, ma ci ho pensato. Questo vuol dire in modo lampante che sicuramente non sono guarita o almeno non del tutto. E così mi sono ricordata che mi è già capitato non so quante migliaia di volte di credere di esserne uscita per poi ricaderci poco dopo. In periodi come questo, in cui la positività regna sovrana, lo stress relativamente basso e le cose in casa che funzionano bene, il disturbo alimentare rimane in sordina ma per esperienza so che appena la vita si complica è probabile (se non sicuro) che rifaccia capolino più devastante di prima. Per cui oggi torno forte di questi nuovi pensieri e vediamo cosa avranno da dirmi. Forse avrò fatto pochissimi progressi ma c'è anche da dire che sono stata lasciata a me stessa per un mese e mezzo con un mucchio di scartoffie da compilare e un mucchio di pensieri da tenere sotto controllo. Non mi fascerò la testa prima di essermela rotta. Vedremo.

giovedì 6 settembre 2018

Di solide motivazioni

“Primogenita, non capisco perché non lo vuoi fare!”
“No mamma no!”
“Ma perché amore... si vede che sei portata e ti piace!”
“No mamma, io il nuoto non lo voglio fare... vorrei fare ginnastica ritmica”
“Ginnastica ritmica? Questa poi... E perché?”
“Non te lo dico”
“Eddai! Spiegami perché... così capisco”
“Non te lo dico”
“Eddai!”
“E va bene, io il nuoto non lo voglio fare perché poi mi devo fare la doccia”
“Tesoro... guarda che anche uscita da ginnastica ritmica dovresti farti la doccia. L'unica differenza è che col nuoto sei già bagnata e ti lavi lì, con la ginnastica torni a casa e ti fai la doccia a casa. Devi scegliere lo sport che ti piace di più indipendentemente dal lavarsi perché... beh... lavare ti DEVI lavare comunque.”
… … …
… … …
… … …
“Allora preferisco il nuoto”
Piccoli luridi crescono

Se mi rilasso ingrasso

Oggi la bilancia ha segnato un + 4kg e questo a testimonianza del fatto che non sono tutte mie paranoie mentali ma che se mi rilasso e mangio come voglio poi ingrasso. E se guardiamo il mio bel diario alimentare che ultimamente inizio ad odiare, si può anche dedurre che non è che mangi poi tutta sta gran quantità di roba. Ma d'altra parte se ho una madre obesa, avevo un nonno obeso, avevo uno zio obeso, la genetica dovrebbe non mentire. Questi bei pensieri insieme a quelli che avevo in precedenza si uniscono ai motivi per cui non voglio andare al centro: sono ingrassata, voglio tornare a pesare quanto prima per cui mi voglio rimettere a stecchetto e non voglio che mi controllino. In più aggiungeteci il mastodontico dubbio: ma questi pensieri li fa qualsiasi persona normale o sono malata? Quest'ultima domanda è quella che ultimamente mi ripeto più spesso: sono davvero malata? Per ora sto cercando di tornare ai pensieri dell'inizio, quando cercavo di fare un passo alla volta e quantomeno di non disdire l'appuntamento. Un passo alla volta.

martedì 4 settembre 2018

Fallo anche tu!

Ci ho pensato e l'ho fatto. Le istruzioni sono semplici:
  • pettina il gatto
  • estrai una quantità di pelo pari a un altro gatto
  • modella parte del pelo estratto come un ciuffo
  • posalo delicatamente sulla sua testa del peloso
Et voilà!
Dai! Fallo anche tu!
Trumpizza il tuo gatto!


Il normale decadimento del cervello

Nonna P. fra poco compirà 88 anni e ultimamente inizia a perdere qualche colpo. Ogni tanto si fissa su ricordi inventati ritenendo siano assolutamente veritieri e arrabbiandosi come una matta perché non creduta, ripete sempre le stesse domande su cose spiegate poco prima e ogni tanto fissa il vuoto per un po' troppo tempo. Dopo averne parlato con la mia geriatra di fiducia, ho preso consapevolezza che si tratta della normalità per una persona della sua età. Il problema sta nel fatto che per me Nonna P. è immortale. Ho vissuto con lei la maggior parte della mia vita, solo io e lei. Mi ha fatto da mamma, ha tirato fuori le palle quando occorreva tirarle fuori, si è fatta da parte quando occorreva farsi da parte, si è fatta un enorme mazzo per tutta la vita standomi accanto il più silenziosamente possibile. Lo so ovviamente che prima o poi... ma non so perché è un pensiero che non riesco ad accettare.