Sono tornata sicuramente più stanca di prima ma questo lo sapevo. Sono stati tre giorni pieni di sole, amicizia, sport, spensieratezza. Il rientro a casa ieri è stato abbastanza traumatico e oggi al lavoro ancora peggio. M servirebbe una vacanza per riprendermi dalla vacanza.
lunedì 31 marzo 2025
giovedì 27 marzo 2025
Valencia
Ho una cara amica a Valencia e per la seconda volta nella mia vita prenderò un aereo giovedì e andrò a trovarla. Io e lei abbiamo due vite agli antipodi: lei è senza figli, single, sempre impegnata in mille cose da fare una più variegata dell'altra, ogni serata con amici diversi, fa tardi la sera e tardi la mattina. Per i tre giorni che starò da lei ha messo giù un programma denso e complicato dove non rimane molto spazio per il relax. Già il primo giorno andremo a cena alle 22.30. Alle 22.30. Cioè io già dormo alle 22.30. Almeno venerdì dovrà lavorare per qualche ora per cui potrò andare in giro per la città e correre liberamente per godermela appieno. Per il resto: pranzi e cene prenotate in vari ristoranti vegetariani per me (ogni pranzo e ogni cena già programmata), gita fuori porta con tanto di prenotazione per altro pranzo, tour su una sorta di battello, Carrera de la mujer, partita di pallavolo con i suoi amici e altre cose che proprio non ricordo ma che sono state minuziosamente scritte nella sua lista mentale. Sono già in ansia.
mercoledì 26 marzo 2025
Il ladro di spremute
Mentre ieri mattina pedalavo sotto la pioggia la mia famiglia faceva colazione. Pare che uno dei due fratelli abbia rubato la spremuta d'arancia a Primogenita e pare che Mr D. si sia scagliato contro Secondogenita accusandola del misfatto senza avere il minimo dubbio sulla sua colpevolezza. Secondogenita pare si sia professata innocente ma capita spesso anche quando la troviamo con le mani nella marmellata. Questa mattina, mentre mi stavo preparando, butto un occhio in cucina e lo vedo. Silenzioso e quieto, schiena verso di me, lo vedo bere tre quarti della sua spremuta, prendere quella della sorella ancora intonsa e versarsi la bevanda nel suo bicchiere. Perso un po' di liquido nel travaso, scende dalla sedia coi suoi piedini nudi, si allunga per prendere una spugnetta e pulisce tutto meticolosamente per coprire le prove. Birullulo: il ladro di spremute.
martedì 25 marzo 2025
Breve storia triste
Per sbaglio compro del tè con una confezione gialla che non sopporto.
Per mesi ogni mattina, pur di finirlo, me lo sono bevuto e finalmente l'ho finito.
Chiedo a Mr D. di andare a comprare il mio tè rosso.
Torna col té giallo.
Fine.
lunedì 24 marzo 2025
Il rischio
- La terza superiore è tosta, si sa. Pare che il passaggio dalla seconda alla terza sia più impegnativo che addirittura il primo o il quinto anno
- Al suo liceo estraggono a sorte tutti gli anni due seconde classi da smembrare. E questo perché ci sono parecchie bocciature, le classi diventano mingherline e non hanno abbastanza professori nel triennio per sostenere tutte le sezioni attive. Purtroppo una delle classi estratta a sorte è stata la sua. Da quest'anno dunque si ritrova in mezzo a compagni che non conosce con cui si trova davvero male in un gruppo già formato e coeso
- In terza si cambiano tutti i professori. Lei negli scorsi anni aveva trovato delle persone davvero valide e motivanti, quest'anno si ritrova invece non si trova con la maggior parte dei professori fra cui quella di matematica e fisica. Lei è sempre andata benissimo, continua a dire che sono le sue materie preferite ma quest'anno le ha entrambe gravemente insufficienti. Vi dico solo che quando ha saputo dello smembramento si è messa a piangere ma non per i compagni ma perché avrebbe perso il suo professore di matematica con cui aveva instaurato un rapporto meraviglioso. Se vogliamo aggiungere che questa nuova professoressa l'ha un po' presa di mira ed è pure referente di classe, voilà
- Primogenita studia studia studia studia. Non fa altro. Cioè va a pallavolo due ore a settimana. Per il resto non fa altro. Proprio per questo vwenerdì, dopo che le abbiamo riportato quanto è emerso dai colloqui coi professori, è crollata nel pianto. L'ho sentita dire “Non voglio più andare a scuola tanto a cosa serve? Mi impegno mi impegno ma non serve a nulla”. Visti i scarsi risultati è ovvio che qualquadra non cosi. Probabilmente il suo metodo di studio non è efficace, probabilmente quando studia non è concentrata al 100%
giovedì 20 marzo 2025
La festa dei 50
Il gruppo di amici e conoscenti che frequento sono tutti genitori di amici dei miei figli e di conseguenza son più grandi di me, complice il fatto che io a figliare ho iniziato davvero presto. Quest'anno (come lo scorso anno d'altra parte) è l'anno dei 50esimi, feste in cui si balla, si ride, si scherza, si fa casino e soprattutto ci si diverte. Qualche giorno fa c'è stata l'ultima. Età media 55 anni. I fratelli del festeggiato erano i più giovani sulla piazza, classe 1986 e 1992. Chiacchierando con loro eccoci sempre allo stesso discorso:
“Eh, ma tanto tu sei giovane. Avrai la nostra età”
“Ehm.. no non credo”
“Ma sì”
“Eh ma no. Quest'anno vado per i 44”
“Ah”
“Eh”
“Ne dimostri una trentina”
Speriamo che questa cosa continui ancora un po'. Qualche anno fa mi era davvero indifferente, come essere scambiata per sorella di mia figlia. Ora invece devo decisamente ammettere che mi piaaaaaaace.
Il grande slam
Bologna è diventata un labirinto di cantieri per la costruzione del tram. Non avendo la macchina e vivendo in bicicletta si potrebbe pensare che la cosa non mi tocchi più di tanto. E invece no. Solo nel tragitto casa-lavoro l'80% circa è tutto cantieri e di quel 80% almeno nel suo 50% occorre scendere dalla bici e andare a piedi allungando le tempisiche di tutta la mia vita. Ma che bello. Nelle ultime due settimane è diventato praticamente impossibile riuscire ad arrivare alla mia scrivania specie perché in bici i tempi si allungano se si pensa che io non vado contromano, non vado sul marciapiede e sono ligia al codice stradale. E così ho iniziato a esplorare vari percorsi per riuscire ad arrivare in tempi non troppo allucinanti. Ho trovato una strada alternativa, infine, qualche giorno fa. Invece di metterci i miei canonici 20 minuti ora ce ne metto 30, non tantissimo in più. Inoltre è quasi tutta “ciclabile”, ciclabile fra virgolette visto che metà è una simpatica ciclabile disegnata sul marciapiede e metà sul lato smingherlino di uno stradone. Però almeno non devo combattere con autobus, non devo fare slalom fra cantieri e ho scoperto anche che alla mattina il nuovo percorso ha per una buona parte il sole contro. Che magari potrebbe dare fastidio ma non a me che amo la natura e che vivo in centro. Perché in centro città il sole non arriva e farmi anche solo 10 minuti con il sole sul viso è qualcosa di meraviglioso. Inoltre pedalare sulla ciclabile invece che sulle strade mi spinge ad andare più lenta e soprattutto più rilassata. Insomma ancora per una volta si conferma vero il detto non tutto il male vien per nuocere.
mercoledì 19 marzo 2025
La proposta
“Mamma?”
“Sì, Birullulino?”
“Tu sei una pLincipessa”
“Ma grazie Amoremio!!”
“Io sono il pLincipe”
“Ma certo”
“E ci sposiamo in un castello”
Questa è decisamente la proposta più dolce che mi abbiano mai fatto.
martedì 18 marzo 2025
Il mio 2025
Ecco il mio programma per le gare di quest'anno:
2 marzo Mezza Maratona (Bologna)
30 marzo 6,5Km Carrera de la mujer (Valencia)
10 maggio Mezza maratona (Comacchio)
25 maggio StraBologna 10k (Bologna)
14 giugno 5,30 (Bologna)
14 settembre Mezza maratona Alzheimer (Cesena-Cesenatico)
19 ottobre 32Km (Parma)
30 novembre Maratona (Firenze)
Non male. Sono soddisfatta. E felice.
domenica 16 marzo 2025
Le montagne
Tranquillo pomeriggio casalingo di giochi con il piccolino. Sdraiati sul lettone mi guarda con i suoi solito occhioni adoranti e domanda:
“Mamma?”
“Si?”
“Fai con la faccia le montagne lunghe?” questa mi è decisamente nuova.
“Ehm... non ho capito” esclamo con faccia lievemente corrucciata.
“La faccia le montagne lunghe peL favoLe”
“Scusa amore ma proprio non ho capito” ribadisco io, questa volta con espressione stupita.
“ECCOLE!!! ECCOLE!!” dice l'innocente bambino puntando il suo ditino dritto dritto alle rughe che si son formate sulla fronte.
“Io non ce le ho e neanche le soLelle”
“Ehm. Grazie amore”
Ai son vècia.
venerdì 14 marzo 2025
Venerdì
Qui in città allerta meteo, scuole chiuse, piani terra evacuati, macello. Alle ore 7,00, come se niente fosse, sono uscita in bicicletta per andare al lavoro sicuramente sottovalutando la situazione. A neanche un chilometro da casa, nonostante il doppio strato di roba impermeabile, ero già bagnata fino al midollo, come se mi fossi buttata tutta bella vestita in una vasca da bagno piena d'acqua. E non solo. Di lì a poco un camioncino, vedendo l'unica pazza in bicicletta di tutta la città ha deciso di divertirsi e ha accelerato inondandomi di quella simpatica acqua che si accatasta di fianco ai marciapiedi. Si è spostato apposta, il simpaticone. Mi sono messa a ridere come una matta, urlandogli dietro che tanto è venerdì. Arrivata al lavoro, nel mio cassetto avevo giusto un paio di calzettoni e un paio pantaloni di ricambio (chi avrebbe mai immaginato che mi sarebbe servito anche un reggiseno asciutto?) che mi sono prontamente messa e poi, anchea bagnata dal busto in su ma asciutta dal busto in giù ho preso l'ombrello per andare al bar qui sotto a farmi un caffé. E' così che un cinnazzo di neanche vent'anni mi ha vista, unico pedone nel raggio probabilmente di chilometri, e ha deciso di divertirsi accelerando, spostandosi verso di me e schizzando a tutta velocità la solita acqua ai bordi della strada. Ma che bello. Per fortuna che è venerdì.
giovedì 13 marzo 2025
Accadde qualche settimana fa ovvero Mia madre
Tutto quello che riguarda mia madre è circondato da miei sensi di colpa. E' una persona estremamente gentile e dolce, ed è una persona che non è indipendente, né fisicamente che emotivamente e averci a che fare non è facile. La sento qualcosa come duecento volte al giorno, è vero che ci vediamo poco (se riusciamo una volta a settimana) ma è altrettanto vero che fra videochiamate, messaggi, chiamate, audio non c'è un secondo della giornata in cui io non sia aggiornata su tutto. E' pesante. E mi sento sempre in colpa. Una parte di me si sente in colpa perché si sente soffocare, una parte di me si sente in colpa perché non ne può più di sentirla dire il 90% delle volte che non sta bene o sentirla piangere, una parte di me si sente in colpa perché son troppo assente e dovrei fare di più. Prendo ad esempio sabato scorso. Eravamo d'accordo che sarebbe venuta da noi a pranzo. Ogni giorno per quasi una settimana mi chiedeva l'orario e ogni giorno rispondevo nello stesso modo: finito di fare le commissioni ti chiamo così vieni, indicativamente verso le 11,30. Anche alla mattina di sabato, di nuovo per la centesima volta, stessa domanda. Notare bene: io non rispondo mai male. MAI. Le rispondo come avevo risposto le altre novantanove volte. Mi dava fastidio, mi sentivo scocciata, sentivo di non sopportarla più e mi sentivo in colpa per questo perché in fondo ci vediamo poco. Sono uscita per le mie commissioni e mi ha mandato altri due vocali, di nuovo. Cheppalle. Per poi leggere poco dopo La guardia medica non risponde, non so che fare. La chiamo e per l'ennesima volta sento che piange, che sta male, che si sente svenire, che ha provato a chiamare la guardia medica per tre volte ma nulla. Ovviamente mollo tutto, prendo la macchina e mi precipito a casa sua cercando di stare calma perché se una cosa la vita mi ha insegnato è di non prendere troppo sul serio gli allarmi di mia madre perché anche quando nonna era viva faceva così. Ad ogni messaggio, ad ogni alert, sembrava sempre che qualcuno fosse sul punto di morire per poi scoprire la maggior parte delle volte che non era vero. La maggior parte delle volte. E se invece quella volta che sottovaluti è proprio la volta da non sottovalutare? Comunque non stava male, aveva giusto un pochino la pressione minima alta, ma è venuta ad aprirmi lei la porta e dopo che sono stata lì un pochino con lei, che si è calmata, la pressione è tornata normale. Io vivo così. Sempre. E' pesante. E mi sento in colpa.
mercoledì 12 marzo 2025
La Cuggins
Io ho solo tre cugini, tutti dalla parte di mio padre. Il più grande è un maschio mentre le altre due, due sorelle, sono più piccole di me. Di queste due, la cugina più grande è La Cuggins. La Cuggins ha un carattere particolare, molto chiacchierona al limite del logorroico, sempre o quasi sempre al centro dell'attenzione, ha avuto un passato travagliato fatto di abbandono di studi, disturbi alimentari (guarda un po'), storie con persone drogate e bestemmiatori e chi più ne ha più ne metta. Per fortuna da un paio di mesi a questa parte è riuscita a buttare fuori di casa l'ultima persona che conviveva con lei ormai da anni e anni, una persona tossica, drogata e problematica che non ha fatto altro che portarla nel baratro. Quando l'ho incontrata l'altro giorno per un caffé finalmente ho visto una ragazza serena, felice, più equilibrata del suo solito, che mi ha raccontato di come piano piano si sta riappropriando della sua vita tramite piccoli gesti quotidiani, come preparasi la cena e andare al lavoro. L'ho sentita parlare di solitudine ma di una solitudine buona, riflessiva, d'aiuto. E mentre chiacchieravamo più o meno spensieratamente mi ha detto “tanto lo sai com'è no? Per mia mamma, come per tuo papà, tutto quello che fai deve essere perfetto e quello è la base, è il tuo dovere essere perfetto e che tutto sia perfetto, è la base, è il minimo che tu possa fare”. Quanto è vero. Non sapevo fosse un difetto di famiglia. Pensavo fosse solo lui, e invece...
lunedì 10 marzo 2025
Il fughino
Fare fuga da scuola è diventato sempre più complicato fra registri elettronici, giustificazioni online, comunicazioni in tempo reale dalla scuola. Ma tant'è che prima o poi doveva capitare anche a noi. Ha iniziato Primogenita alla veneranda età dei suoi 16 anni in terza superiore. Credeva che le assenze ai corsi di recupero non venissero segnalate e invece... Colta in fallo ha ammesso subito che non c'era andata perché secondo lei inutile. Non ci sono state conseguenze perché tutto sommato ne abbiamo parlato, ha già le sue lezioni di ripetizioni e aveva le sue ragioni. Certo che poteva anche dircelo eh, visto che in casa si può sempre parlare di tutto. Fra le altre cose quando ci chiede di stare a casa, per un motivo valido o per l'altro, se ne parla e a volte è un sì altre volte è un no, ma nessuno crocefigge nessuno qui. Settimana scorsa però, mentre eravamo in ferie, ho soperto anche Secondogenita. Corso di inglese a scuola. Seconda media. Un po' troppo presto per i miei gusti. Come sempre nel suo stile, la prima volta ha negato tutto. Ricordo ancora come se fosse ieri quando la portai al pronto soccorso per un male all'orecchio. Aveva cinque anni. I medici insistevano con il dire che aveva un gioco incastrato dentro. Interrogata lei aveva negato tutto più e più volte, anche a quattr'occhi con me, e io, credendole, l'ho sostenuta contro tutto e tutti finché non le hanno estratto indovinate cosa? Porcadiquellapupazzolaladra. A sto giro, ricordandole quanto successo tempo addietro, le ho fatto presente che avrei chiamato la British e mi sarei inkazzata come una pantera se lei effettivamente era presente ma l'avevano messa assente. Le ho anche fatto presente che avrei voluto evitare figure di merda come quella successa ai suoi cinque anni per cui per favore onestà. Ha ammesso. Maporcadiquellapaletta.
E perchè l'hai fatto?
Perché lo fanno tutti.
Credo sia la risposta più di merda che una persona possa dare, la risposta più pericolosa per un adolescente.
Ora. Non voglio essere una di quelle nonne che Ah ma se tutti si buttano giù dal ponte allora però porcapaletta! Le ho fatto presente, con la mia solita calma, quanto preoccupante fosse la sua risposta e le ho fatto comprendere il perché. Le ho fatto presente quanto grave fosse anche il fatto che io la credevo in un posto e invece era in un altro. E se le fosse successo qualcosa visto che ha solo 12 anni? Insomma. Con serenità ne abbiamo parlato, le ho detto (anche se non ce n'era bisogno visto che lo si fa) che se ogni tanto non ci vuole andare basta dirlo e che magari riceverà un no da parte nostra, ogni tanto qualche sì, ma almeno se ne può parlare come è sempre stato. Per lei una piccolissima punizione simbolica, giusto per farle capire che ha fatto qualcosa di sbagliato ma proprio piccola perché il rischio è che la prossima volta neghi laqualunque. Difficile avere a che fare con gli adolescenti, e non si sa mai se si è fatto il giusto oppure no. Avrebbe avuto senso inkazzarsi? Chiuderle in casa per giorni come facevano i nostri genitori? O si è fatto bene a parlarne nella speranza che non succeda più? Lo scopriremo solo vivendo.
giovedì 6 marzo 2025
Al museo con i treenni ovvero Breve storia triste
“Vedete, bambini? Questo quadro è molto antico”
“E' degli anni 90?”
Fine.
mercoledì 5 marzo 2025
Sabato mattina.
Silenzio.
Felicità.
Mi faccio un bel tè.
Prendo il mio libro.
Mi accomodo sulla poltrona in sala in uno splendido angolino.
Comodità.
Apro il libro.
Felicità.
Rumori.
Hum.
Secondogenita si palesa.
Hum.
Si accoccola di fianco alla mia poltrona che mentre prima era bella larga e spaziosa ora diventa minuscola e scomoda.
Hum.
Mi prende il libro e lo mette per terra.
Hum.
“Ehm... buongiorno Amore. Scusa eh ma io ero venuta qui per rilassarmi”
“Hai fatto tre figli, non puoi rilassarti”
E buona giornata a me.
Il vairus montanaro
lunedì 3 marzo 2025
Le mezze
Lo sguazzo
Sono tornata venerdì dalla montagna col viaggio della vita (sei ore fra trenini, attese in stazione e camminate da un posto all'altro) il tutto per poter andare a trovare mia mamma in ospedale, andare con calma a ritirare il pettorale di gara e farmi un giretto al expo. Oggi è lunedì, la routine è iniziata e io sono felice. Sì. Sono felice sebbene sia rientrata dalle ferie, la mia casella di posta stia per esplodere e tutto è tornato al caos primordiale. Perché sono felice? Perchè io sto bene nella quotidianità, sto bene nelle routine, sto bene nell'ordine naturale delle mie giornate. Sono fatta così. Odio i cambiamenti, anche quelli belli, non sopporto le novità, anche quelle belle, e mi ci vuole sempre del tempo ad adattarmi. Ma quando invece torno alle mie cose, alle mie certezze, ai miei paletti sicuri, allora mi sento bene. Un lato di me capisce che si tratta davvero di una sorta di chiusura, o se vogliamo essere più precisi un bisogno di rifugiarmi in un porto sicuro, ma chissene. Sono tornata a casa e sono felice.