lunedì 30 marzo 2020

Le paure

Ormai ho limitato tantissimo il flusso di informazioni proprio per evitare di starci troppo male. Ieri però mi è capitato sott'occhi un servizio del Tg1 in cui si parlava di una struttura con piccole stanze singole munite di bagno riservate a bambini che hanno entrambi i genitori positivi al covid e ricoverati in ospedale. Bambini dai 6 ai 13 anni, come le mie. I bambini, ritenuti potenzialmente positivi, verranno portati in questa struttura in quanto non possono essere affidati ai parenti a causa della loro potenziale positività, uno per stanza. Anche i fratelli verranno separati. E così mi è presa l'angoscia al solo pensiero, a quei poveri bimbi e al trauma che vivranno e questo non è neanche il lato peggiore della medaglia perché in fondo se finiscono lì stanno bene e non hanno bisogno di particolari cure. E i genitori? Guariranno? Li rivedranno? Quella che stiamo vivendo è davvero una situazione di merda. Lasciatemelo dire.

venerdì 27 marzo 2020

Giocando primogenitamente

“Sto giocando agli esploratori mamma. Vedi? Ho preso una mappa, una torcia e una spazzola.”
“Ehm... una spazzola? E a che ti serve la spazzola?”
“Per spazzolarmi i capelli. Che domande...”

giovedì 26 marzo 2020

I sintomi-spia

La Psicocosa ha un modo tutto suo per farmi capire in modo chiaro e immediato quella che è la mia situazione: le analogie. Quando ci siamo sentite martedì per la nostra consueta seduta (via skype) ero spaesata. In questo periodo di reclusione forzata infatti mi rendo conto che alcuni pensieri proprio non se ne vanno: il desiderio di dimagrire, le abbuffate e lo sport come compensazione. E ho iniziato a chiedermi se sarà sempre così e ho iniziato, come sempre, a dire che questi comportamenti io proprio non li voglio ma non riesco ad evitarli. Lei è stata cristallina: se ti siedi in macchina e si accende la spia della benzina, non puoi pretendere di risolvere il problema prendendo un martello e spaccando la spia. Cercare di risolvere i sintomi-spia senza risolvere i problemi che causano quei sintomi-spia sarebbe totalmente inutile, senza contare il fatto che poi i problemi continuerebbero ad esistere. Io la adoro. Ma non posso fare a meno di chiedermi se ogni volta che avrò a che fare con qualche ansia o con qualche paura l'automatismo della bulimia tornerà sempre fuori.

mercoledì 25 marzo 2020

Studiare primogenitamente in isolamento

“Domani ti interroga, Primogenita. Le sai le potenze?”
“Ecchescatole! Sì! Sì le so!”
“Allora dimmi”
“Sì.. cioè.. però.. cioè.. io le so fare eh però boh”
Aaaaaapposto

martedì 24 marzo 2020

I pro

Stare chiusi in casa senza uscire ha i suoi pro che ho assolutamente bisogno di elencare per sentirmi meglio:
  • Pigiamatutando. Passo da pigiama alla tuta e dalla tuta al pigiama. Io ADORO stare in tuta e adoro stare in pigiama. Adoro stare comoda e senza reggiseno. Potessi, vivrei sempre così
  • Dis-ordine. La casa può essere anche disordinata che tanto non vengono ospiti
  • Il silenzio notturno. Aaaaaah... il silenzio notturno. Non sentivo silenzio di sera da quando vivevo nella vecchia casa affacciata sul parco. E' strano ed è bello non sentire il vociare chiassoso della gente alle 4 del mattino o svegliarsi di soprassalto al passaggio di una moto sotto casa. Mi piaaaaaaace
  • Il tempo. Ho tempo, non tantissimo perché fra il lavoro, la casa, i compiti delle bambine, le verifiche, la spesa e quant'altro non è che navighi nel nulla però ho più tempo di prima. E mi posso permettere di fermarmi per fare una partita a carte con le mie figlie o per fare il pane tutti i giorni come facevo una volta
  • La messa a letto. Visto che il giorno dopo non c'è scuola non ho bisogno di urlare come una disperata per ottenere un coricamento entro le 21,30. Se le ragazze vanno a letto un po' più tardi chissene
  • La sveglia. Io non ho problemi con la sveglia, di norma mi sveglio sempre prima che suoni ma è piacevole non dover guardare l'orologio, non dover svegliare nessuno né preparare la colazione in fretta. E' bello potermi mettere al computer prima che le bimbe si sveglino e lasciarle dormire come se fosse sempre domenica
  • L'impastatrice. La mia casa è assai minimalista, non c'è praticamente alcun oggetto fuori dal suo posto al chiuso e questo perché ci piace così. Ma in questo periodo, visto che di qui non passa nessuno, posso lasciare le cose fuori dai cassetti che tanto chissene. E così ho l'impastatrice sul piano della cucina senza doverla riporre tutte le volte. E questa cosa mi rende felice
  • I film. A me piace tantissimo accoccolarmi sul divano col mio gatto sulle gambe a guardarmi un film, meglio se con tutta la famiglia. E visto che di solito non lo facciamo quasi mai, sono davvero felice
  • I fine settimana. Di solito i fine settimana sono sempre pieni di impegni: la piscina, la parrocchia, la messa, le festicciole di bambini. Ora i fine settimana sono vuoti, piacevolmente vuoti e se anche devo dedicare un'ora a pulire la casa lo faccio più volentieri visto che ho tutto il tempo del mondo
  • Camomilla. Camomilla, la mia gatta asociale, è diventata improvvisamente coccolona, di una coccolaggine che rasenta il diabete. Finalmente.
  • Suonare alla finestra. Quando ero adolescente non uscivo mai. Ma proprio mai mai e mi piaceva suonare alla finestra della mia camera. Era un momento di raccoglimento, un momento tutto mio che mi regalava una gran serenità. Ora posso tornare a farlo senza essere presa per pazza, senza che la mia voce sia soffocata dal casino della strada e dal passaggio di autobus e macchine
Sono sicura che ci siano altrettanti lati positivi ma per il momento mi vengono in mente solo questi. Scriverò sicuramente un'altra tranche fra qualche giorno.

lunedì 23 marzo 2020

La vita ai tempi del coronavirus

Io sono fortunata. Quando scoppiò il caos non ero a Bologna per cui ho “guadagnato” una settimana lontana dalle restrizioni della mia città. Dunque sono solo due settimane o poco più che non posso uscire di casa. E sono fortunata perché io in casa ci sto proprio bene. E' vero: sono una persona molto attiva, vado a correre almeno tre volte a settimana, faccio tutto a piedi o in bicicletta e passo la maggior parte delle mie giornate all'aperto ma nel profondo sono una pantofolaia. Adoro stare in tuta e in pigiama, mi piace accoccolarmi sul divano con la mia gatta sulle gambe a guardarmi un film, mi piace colorare mandala, fare puzzle e suonare fra le mie quattro mura. Credo che tutto questo sia da ricondurre alla mia adolescenza, quando non uscivo mai, ma proprio mai mai, perché fuori in mezzo alla gente io stavo male. Queste due settimane dunque non ho accusato più di tanto questa reclusione forzata. Sono stata una delle prime persone a non uscire affatto di casa se non per una spesa settimanale perché ho pensato fin da subito che se raccomandavano di stare in casa un motivo valido c'era sicuro e così ho fatto, anche rinunciando allo sport fuori casa perché in fondo ci sono altri modi per allenarsi. All'inizio tutto sembrava abbastanza normale: dalle finestre di casa mia continuavo a vedere le persone prendere l'autobus, portare fuori il cane, andare a correre. Ma piano piano (forse troppo piano) le cose sono cambiate e ora quello che vedo ha davvero dell'inquietante: Bologna la grassa e l'umana, Bologna che il venerdì e il sabato sera non mi fa dormire dagli schiamazzi è diventata deserta. Per strada non passa quasi nessuno, gli autobus che transitano sono vuoti e non vomitano più gente come se non avessero fine, le poche persone per strada hanno guanti e mascherine, si guardano e si evitano. E ieri, beh ieri mi è presa male. Non per il bisogno di uscire o di prendere una boccata d'aria, ma per la situazione surreale ma fin troppo reale nella quale ci troviamo. Non facevo che pensare che prima che tutto questo abbia fine passeranno ancora parecchie settimane, che mi piacerebbe non uscire proprio più per limitare la possibilità di contagio facendomi portare la spesa a casa, che non potrò riabbracciare mia nonna ottantottenne ancora per troppo tempo, con una paura fottuta di non poterla proprio riabbracciare più, che nel caso succedesse che mi ammalassi (essendo io l'unica ad uscire di casa per la spesa) non potrei più occuparmi delle mie figlie per troppo tempo, nella migliore delle ipotesi in quarantena in camera da letto. Ho provato più e più e più volte a fare la spesa online in più siti ma tutti pieni, nessuna possibilità di aver qualche alimento direttamente in casa. Mi è presa così male, con così tanti attacchi d'ansia e così forte desiderio di piangere che non sapevo più da che parte voltarmi. E così ho fatto l'unica cosa che so fare bene: ho iniziato a cantare. Ho aperto la finestra per catturare un po' di sole e di aria, ho imboccato il mio ukulele e ho iniziato a cantare come di solito faccio per strada. Alcuni avventurieri solitari si sono fermati ad ascoltarmi, una persona ha cantato, un'altra si è fermata a fare due chiacchiere con me, un'altra mi ha fatto i complimenti da lontano, il Don è uscito dalla chiesa nella quale diceva il rosario per salutarmi e ringraziarmi, un vicino di casa si è affacciato e mi ha detto di aver aperto la finestra solo per ascoltarmi finché è arrivata la guardia di finanza, si è fermata all'incrocio e ha iniziato a fermare le persone e a fare giustamente multe a tappeto. Ed è lì che di nuovo mi è preso lo sconforto, ho appoggiato il mio strumento, ho chiuso la finestra e mi sono rintanata di nuovo in casa. Questa mattina ancora quell'oppressione al petto non se ne va e così ho pensato che non ha senso che io mi faccia angustiare così tanto, che posso leggere i giornali sono una volta al giorno ma anche no (tanto c'è Mr D. che si informa), che i miliardi di messaggi whatsapp con le presunte vere notizie li posso ignorare e che facebook che ultimamente guardo più spesso può anche andare a farsi fottere. Domani scriverò una bella lista dei pro di questa situazione casalinga, magari mi farà stare meglio.

giovedì 19 marzo 2020

Succede anche questo

In centro a Bologna abbiamo la raccolta differenziata porta a porta una volta a settimana per cui se ti dimentichi o non hai voglia di scendere a lasciare il pattume, ti ritrovi sommerso con il doppio dei rifiuti per tutta un'intera settimana. Ieri sera era la giornata della carta e della plastica e visto che settimana scorsa non avevamo voglia di scendere era assai importante cogliere l'occasione a questo giro. Dopo aver supplicato Mr D. che mi ha risposto suppergiù “ciccia” mi sono apprestata a scendere: pigiamone pelosone sopra e a pois sotto, mollette sui capelli, ciabatte, duecento buste di carta e plastica. Niente trucco, niente chiavi, niente cellulare. Decido di uscire lasciando la porta aperta di casa, scendo, sto attenta a non chiudere il portone, appoggio l'immondizia, spingo sul portone e... è chiuso. Ma porc. Inizio a suonare il campanello. Nessuno risponde. Lo risuono energicamente. Nessuno mi apre. Ed è lì che mi arriva la consapevolezza di aver spento il campanello poco prima (eh sì, abbiamo la possibilità di spegnere il campanello dopo che mi ero francamente stancata di sentire suonare alle 3 di notte gli studenti che ubriachi chiedevano il tiro). Mi guardo intorno. Il deserto. Qualcuno si accorgerà che non torno più su, sono in 3 in casa e mi hanno visto tutti e 3 uscire col pattume. Aspetto 5 minuti. Niente. Aspetto 10 minuti. Niente. Da un lato sono felice che non passi nessuno vista la mia mise supersexy, dall'altro francamente inizio ad essere un po' angosciata. Non posso urlare perché il mio portone è dal lato delle camere da letto e loro sono tutti in camera, inoltre coi doppi vetri sarebbe inutile. Passa un ragazzo solitario che mi guarda come se fossi uscita da un film horror, non gli posso chiedere nemmeno in prestito il cellulare perché non ci possiamo toccare, non ci possiamo nemmeno avvicinare tant'è che alla mia vista se ne passa dall'altra parte della strada. Ah! Il Covid! Che fare? Citofono alla mia vicina di casa nella speranza che lei non sia così scema da aver chiuso il campanello. “Sì?” “Ciao... scusa.. sono B. e sono rimasta chiusa fuori di casa. Mi dai il tiro per favore?”. E così salgo, chiedo alla mia beata famiglia se nessuno si è accorto che manco da un quarto d'ora e mi guardano tutti con quello sguardo vacuo di chi vorrebbe già essere a letto ma non ha la forza di alzarsi in piedi e percorrere i 3 metri di distanza divano-camera. Finisco di sistemare la cucina, mi lavo i denti e mi affaccio alla finestra con lo spazzolino in bocca quando la vedo, la mia vicina, nascosta dietro la tenda a guardare giù. Aspetto. Continua a rimanere lì, immobile. E allora le scrivo: “Ehm... ciao... scusa ma perché stai nascosta dietro la finestra?” “Ah... 5 minuti fa mi ha suonato una certa Gerardina e ho aperto ma non so chi sia...”. Siamo tutti sciroccati.

mercoledì 18 marzo 2020

I punti critici

Quando misi piede per la prima volta dentro il centro DCA misero subito due punti in chiaro:
  1. dai disturbi alimentari non si guarisce mai del tutto
  2. una volta finito il percorso si può stare bene e si può vivere una vita normale
Oggi, a distanza di un anno e mezzo ho ben chiaro il primo concetto, così chiaro che a volte mi prende lo sconforto. Ogni persona che soffre di DCA ha il suo percorso, le sue criticità e le sue cose dalle quali non guarirà mai. Io, ad esempio, ora ho chiaro quali sono le mie criticità ma non so ancora quali sono le cose dalle quali non guarirò mai. Nonostante io stia decisamente meglio rispetto a quando ho iniziato il percorso, ho dei punti critici dei quali non riesco non solo ad intravedere la fine ma neanche ad immaginarla:
  • il mangiare veloce: non riesco a non farlo. Con la psicocosa abbiamo formulato varie ipotesi, una delle quali spiega questo mio comportamento riportandomi alla mia adolescenza quando io, a tavola, proprio non ci volevo stare vista la situazione orrenda che avevo in casa. Ma ora che questa situazione è passata e ormai lontana ancora non riesco a cambiare questo comportamento
  • smettere di mangiare alla sazietà: da tempo ormai mi è stato tolto il diario alimentare che mi aiutava a capire, controllando maniacalmente tutto, il mio modo di mangiare (dal punto di vista fisico). Ora che non ho più quello strumento fatico a comprendere i meccanismi alla base del mio ingurgitare senza riuscire ad avere un freno, senza riuscire ad assaporare, senza riuscire a sentirmi piena e a smettere. Questo è il punto che mi fa interiormente più male
  • il voler vomitare: ad essere sincera questa è una sensazione che attualmente è rara ma che si presenta ogni tre per due ed è abbastanza ovvio che sarà uno dei punti dai quali non guarirò mai. Mi capita infatti di desiderare di vomitare, come per svuotarmi di tutto, come per sfogarmi. Ora è un pensiero fugace che appena fa capolino scaccio via come un moscerino fastidioso ma c'è sempre. A volta mi prende in modo più forte e deciso e l'unica maniera per togliermelo di testa è sfogarmi in qualche altro modo. Di solito lo sforzo fisico funziona
  • il voler dimagrire: ormai lo so che questo, più di tutti gli altri, è il sintomo che qualcosa non va, qualcosa che è nascosto sotto la superficie del voler essere magra a tutti i costi. Non è più come prima, non è più un'ossessione, un bisogno primario, un pensiero totalizzante, ma c'è e c'è sempre. E io proprio vorrei riuscire a non pensarci più
  • lo sport come compensazione: lo sport è stato da me usato come compensazione per molto tempo. Ora non è più così, o almeno non sempre ma spesso, spesso sì.
  • gastrite: dopo aver massacrato il mio stomaco per vent'anni giustamente non sta bene. In accordo con la dottoressa abbiamo deciso di fare dei periodi col farmaco e dei periodi senza in modo da non far abituare il mio stomaco alle medicine. Tuttavia ho finito da meno di una settimana la cura (di solito dopo stavo meglio) e sto ancora male. Dovrei tornare a fare una gastroscopia ma a causa del covid è tutto sospeso e attualmente mi tengo il mio mal di stomaco perenne, alleviando con integratori che francamente sono come acqua fresca. C'è da dire che la gastrite mi è amica, mi aiuta a capire che sto mangiando male, veloce e più del bisogno. Forse. Forse no. Non lo so.
E a leggere questo elenco mi prende lo sconforto, mi sento così lontana dalla meta finale.

martedì 17 marzo 2020

Sotto attacco

Da circa una settimana il mio blog è sotto attacco. Mi arrivano in media 4/5 messaggi al giorno di spam nei commenti e la cosa inizia ad infastidirmi. Blogger purtroppo non ha un sistema di blocco spam posso solo, ogni volta che arriva un commento, segnalarlo come spam ed eliminarlo. Qualcuno ha qualche suggerimento utile che impedisca alla pazzia di giungere inesorabilmente alla mia porta?

lunedì 16 marzo 2020

15 marzo- Giornata Nazionale contro i disturbi alimentari

Chi soffre di disturbi alimentari non vive ma soprattutto non riesce a capire e a comunicare a parole ciò che il sintomo grida in silenzio.

E' vero che siamo tutti concentrati sul covid-19 ma leggere, informarsi e abbattere i pregiudizi contro chi soffre di questa malattia e aiutare chi ne soffre a smettere di vergognarsi (perché non c'è nulla di cui vergognarsi), credo sia una direzione giusta da prendere tutto l'anno.
Specialmente oggi.

giovedì 12 marzo 2020

Successe ieri sera ovvero Il miraggio montano

Mio marito, che dorme ronfando sul divano da circa tre quarti d'ora, si è girato, mi ha guardato con gli occhi a mezz'asta e ha biascicato: “Non mettere le bambine sulle piste da sci”. E poi si è riaddormentato di botto. Ok.

mercoledì 11 marzo 2020

Come cambia la quotidianità

Noi siamo partiti per la settimana bianca che a Bologna ancora non si era registrato alcun caso di coronavirus e siamo andati in un posto dove di casi proprio non ce n'erano. Abbiamo passato una bellissima settimana spensierata in mezzo alla natura, lontani dal mondo e dai suoi problemi, lontani da internet, telegiornali, notizie e caos. Ma quando siamo tornati abbiamo scoperto che è scoppiato di tutto di più, con conseguenze che modificano la quotidianità e le abitudini di tutti. E non vi dico al lavoro, visto che io lavoro in una scuola (una scuola) di medicina cinese (cinese). Ciao. E' stato un rientro a dir poco traumatico, basti pensare che nei primi dieci minuti di lavoro sono riuscita a cancellare il mio account di posta elettronica con dentro migliaia e migliaia di mail (se ancora mi chiedete come ho fatto, giuro, non so rispondere). In questo periodo di solito il mio lavoro è molto tranquillo, il grosso si svolge fra settembre e gennaio, ma adesso siamo nel più totale trambusto. Basti pensare che avrò una riunione anche questa sera alle 21. C'è da riorganizzare tutte le lezioni tramite internet, tutti i calendari, tutto di tutto. E l'adorabile compito spetta a me, ovviamente. E aggiungiamoci anche che adesso lavorare da casa è un'impresa titanica avendo attaccate alla giugulare due figlie dai compiti diversi, dai registri elettronici diversi, dalle piattaforme e-learling (che non funzionano) diverse. Un vero delirio. Mi ritrovo a lavorare in mezzo a consigli di matematica, invii di compiti ai prof, letture di italiano, con un orecchio alla ripetizione di scienze e uno alla conversazione via skype. Non mi fraintendete, non ci penso nemmeno ad uscire di casa. Non sono allarmista, sono molto tranquilla, ma penso si tratti semplicemente di senso di responsabilità sia verso di noi che verso le persone più a rischio. Penso che si tratti di adattarsi e fare del nostro meglio affinché tutto finisca nel miglior modo possibile e nel minor tempo possibile. E visto che nel mio piccolo posso fare davvero poco, quel poco lo faccio con convinzione e lo faccio bene. Io me ne sto a casa.

martedì 10 marzo 2020

Di partenze sbibuliniche intelligenti

“Svegliati amore che dobbiamo far colazione, preparare le valige e partire”
“Ok. Io intanto dormo”
ps: siamo tornati sabato... a domani gli aggiornamenti