Alzarsi
dopo una caduta non e' mai facile. Una parte consistente del tuo io
spinge per rimanere li', sdraiata e dolorante, immobile e stanca.
L'altra parte di te, notoriamente piu' combattiva, spinge per tornare
su e ricominciare subito a camminare. Io ho passato quattro giorni
laggiu' e se adesso li conto mi paiono ridicoli in confronto a quanti
anni sono stata sdraiata io, laggiu'. Quattro giorni sono stati
l'inferno e non mi sono resa davvero conto che in fondo sono stati
solo quattro. Ho pensato fino a che non ho messo nero su bianco
quanto scrivo ora, che fosse passata piu' di una settimana, a
testimonianza del fatto che la mia, ahime', e' davvero una malattia
che parte dalla testa. Sono pensieri ossessivi, che non lasciano spazio ad altri pensieri, che ti divorano dentro
e fuori e dai quali non riesci a uscire. Ho provato con la
meditazione, ho provato con lo svago, ho provato di tutto. Il
risultato l'avevo celato anche a me stessa:
Il
tutto in meno di mezzora. Quando e' cosi', vi assicuro, non se ne
esce. Ho passato giorni di ansia, di mancanza di respiro, di
alimentazione compulsiva. Ma mai sono caduta troppo in basso, cosi'
in basso da sfociare di nuovo nella bulimia piu' stretta.
A pensarci
bene, dunque, sono caduta ma non mi sono fracassata il cervello.
A
pensarci bene, dunque, quattro giorni non sono dieci anni di lotte,
anche se lo sono sembrati.
A pensarci bene, dunque, oggi potrebbe
essere il giorno giusto per respirare e ricominciare.
E
al solo pensiero, non so perche', piango.