martedì 28 maggio 2024

Sarebbe dovuto essere venerdì 13

E invece era sabato 25. Già si partiva male: avrei dovuto lavorare 12 ore no stop (senza manco uno straccio di pausa pranzo) perché erano previste al lavoro circa 200 persone. Mi sono alzata alle 6 come sempre e sono uscita in bici. Mentre andavo al lavoro sono stata assalita da un cane che mi ha morso la culotte (non so ancora come io sia riuscita a non cadere dalla sella). Dopo aver assicurato alla padrona che non stavo malissimo, dopo aver chiamato Mr. D. in lacrime perché mi ero presa una paura allucinante, dopo aver constatato che sanguinavo, mi sono diretta al lavoro per poi scoprire che avevo una ruota a terra. Forato. Perfetto. Per fortuna lavoro in un posto dove son tutti medici. Dopo essersi fatti raccontare l'accaduto ed essersi sincerati della tipologia di cane e di padrone, mi hanno medicato e mi hanno rimesso quasi a nuovo, assicurandomi che potevo non andare al pronto soccorso in quanto il cane sebbene enorme era di razza, al guinzaglio di una distinta signora e sicuramente vaccinato. Inoltre il morso non aveva rotto i pantaloni elastici per cui la mia carne e il mio sangue non erano entrati in contatto con il cane ma con i miei jeans. Nel caso si fosse gonfiato o inlividito avremmo pensato ad un antibiotico ma per il momento via. Verso le 10 hanno chiamato la mia collega (noi siamo in tre) per dirle che suo padre stava male e aveva bisogno di essere portato in ospedale. E meno uno. Verso le 12 Mr D. ha chiamato me per dirmi che suo padre stava male e aveva bisogno di essere portato in ospedale. E così ho preso la bici e a piedi, zoppicando dal male, mi sono avviata verso casa. Tuono. Altro tuono. Se piove è quantomeno appropriato. Sono tornata a casa cinquanta minuti dopo fradicia fino al midollo. Sarebbe dovuto essere un venerdì 13 e invece era sabato 25.

giovedì 23 maggio 2024

Cosa c'è di più bello?

Ieri sono andata a prendere Birullulo a scuola. Appena mi ha visto mi è corso incontro, mi ha abbracciato e mi ha detto “Sei l'amoLe mio”. E io sono a posto così.

martedì 21 maggio 2024

Il regalo di compleanno

Ma c'è di buono che al momento giusto tu sai diventare un altro”: sono queste le parole che, sulle note di una famosissima canzone di Mina, ho cantato a Mr D. durante il nostro matrimonio. Sono passati quasi vent'anni da quando ci siamo baciati per la prima volta ma ad oggi sono ancora le parole più vere che possano esserci per descrivere il nostro rapporto. Mr. D. è un personaggio che spesso si dimentica di farmi il regalo per il compleanno, per il natale o per le ricorrenze normali. A volte a stento si ricorda di farmi gli auguri a voce, figuriamoci con qualche pensiero. Ma a sto giro, il giorno del mio compleanno si è presentato con una piccola scatolina con dentro un anello. Nessuno mi aveva mai regalato un anello prima. Sì, c'è stato l'anello di fidanzamento ma quello era per chiedermi qualcosa. Quando l'ho aperto mi ha spiegato che lo ha scelto con tre spirali proprio perché sto attraversando un periodo molto brutto e voleva qualcosa che ricordasse un abbraccio, un abbraccio da portarmi sempre dietro nei momenti di sconforto, un piccolo segno del grande amore che che ci lega. Ah niente, mi sono messa a piangere come una fontana perché inoltre sa che non indosso quasi nulla, ma le poche cose che porto le metto perché hanno un significato profondo. Lo amo.

lunedì 20 maggio 2024

Amore spostati

“Secondogenita?”

“Sì papà?”

“Ma il ragazzo di tua sorella ti piace?”

“No. E' brutto”

“Ma almeno ti sta simpatico?”

“Sì, ma almeno se ne poteva scegliere uno più bello”

Secondogenita e la praticità.

martedì 14 maggio 2024

Ri-cominciare

Questo per me non è un periodo facile. In parte questo argomento l'ho già trattato in qualche post, in parte me lo sono tenuta per me e in questo momento non ho neanche voglia di parlarne. Il risultato comunque è che il mio rapporto con l'alimentazione è tornato ad essere complicato. Faccio fatica a darmi un freno, mangio mangio mangio. Mi rendo conto che non ho fame, mi rendo conto che dovrei darci un occhio, mi rendo conto che mangio per non sentire, ma il rendersi conto non porta a nulla perché c'è una grande parte di me che non vuole sentire, che ha paura di sentire, che crede che se io mi concedessi di sentire allora crollerei. Come darle torto. E così questa mattina ho pensato che forse l'unico modo per venirne fuori è affrontare questa cosa e concedermi di sentire (già mentre lo scrivo non ne sono così convinta, mi sento così stanca e così poco motivata perché io so quanto impegno e quanta concentrazione ci voglia) e dunque eccomi qui a rispolverare il caro vecchio odiato diario alimentare, l'unico strumento che in passato si è rivelato abbastanza funzionante. Vi tralascio tutte le paure che sono legate a questa mia scelta, la più grande delle quali è il ripiombare nell'abisso in modo peggiore di prima, però tentar non nuoce, o meglio forse nuoce ma non credo di avere altre alternative.

Un bel giorno

Ieri è stato il mio compleanno, quaratatre. E' stata una bella giornata per nulla programmata, perfetta nella sua semplicità. Alla mattina io e Mr D., dopo esserci concessa una breve colazione al bar, siamo andati a camminare sui colli di Bologna. Tre ore – quindici chimoletri. Non c'è nulla che mi faccia stare meglio di una passeggiata nel verde. Dopodiché casa, riposo, figli. E alla sera eccola lì, la prova del nove. Non so se ne avevo mai parlato ma mi piace fare le torte, non le mangio eh, non sono una golosona di dolci, ma mi piace crearle. Per fare la mia torta di compleanno ci ho messo i canonici tre giorni, ma tutto è andato storto dunque mi aspettavo venisse fuori una ciofeca. E invece eccola qui:


 

Crostata con frolla di mandorle e anacardi, uno strato di caramello salato e anacarldi, uno strato di ganache al cioccolato. Decorazioni: spirale di namelaka, ciuffetti di mousse al caramello salato e namelaka.

Buonissima. Ero così tanto felice che non potevo fare a meno di saltellare per casa. Ero proprio orgogliosa di me stessa ed è una cosa che capita davvero raramente. E per finire un bellissimo regalo da parte di Mr D, un anello con un intreccio particolare per simboleggiare un abbraccio, “perché in questo periodo difficile tu possa sentirci sempre vicino”. Nessuno mi aveva mai regalato un anello. E mi sono commossa. E sono felice.

 

giovedì 9 maggio 2024

Il meritato riposo

Dopo mesi e mesi di sacrifici e fatica ora è arrivato il riposo. Non che sia questo gran riposo eh, una settimana massimo due, ma già il fatto di essere andata ieri a correre e aver impiegato solo una blanda mezzoretta mi ha fatto rinascere. Lo sport è meraviglioso, lo sport è terapeutico, lo sport è vita, ma c'è anche un altro lato della medaglia:

  • Per avere il tempo di fare sport un giorno sì e un giorno no faccio tutto di fretta, cercando di incastrare i vari impegni e di anticipare molte cose che andrebbero fatte nel lasso di tempo in cui son fuori a correre. Diventa complicato persino riuscire a preparare il pranzo o andare a fare un minimo di spesa.

  • Dopo lo sport sono stanca, a volte molto molto stanca, e ho bisogno di recuperare le forze per cui mi ritrovo che dopo crollo sul divano e il tempo che di solito impiego per sistemare casa o sparecchiare lo passo in stato di semi-incoscienza. E poi colo allo squallido parchetto con Birullulo e non posso far altro che sedermi mezza morta su una panchina cercando di fare conversazione e di tenere d'occhio in ragazzo mentre in realtà fatico a star sveglia. Alla sera poi crollo ancor prima di riuscire a fare qualsiasi cosa, dimenticando lavastoviglie, tavola apparecchiata e casa nel caos.

Avere dunque una settimana o due in cui mi sento riposata, vado a letto un pelino più tardi e ho tempo persino di leggere un libro mi fa sentire rinata. E non è solo un riposo fisico, ma anche mentale. Non avere per tutto il tempo un obiettivo in testa mi fa sentire davvero leggera.

martedì 7 maggio 2024

Il potere terapeutico dello sport

Domenica sono andata a Piacenza a correre la mezza maratona. Dopo l'esperienza a dir poco negativa di quella di Bologna mi ero fissata un semplice obliettivo: godermela. Potrebbe essere semplice ma in realtà non è così perché mentre si corre la testa elabora elabora elabora e può giocare tantissimi brutti scherzi. Se poi ci si unisce magari la stanchezza, il troppo o il troppo poco allenamento e altre variabili assolutamente personali e casuali allora si capisce come la cosa non sia assolutamente scontata. Un altro piccolo obiettivo in realtà ce l'avevo ma non osavo neanche ammetterlo a me stessa: chiuderla con un 6 davanti, ovvero riuscire a tenere una velocità media a chilometro più bassa. Ma era una cosa assolutamente secondaria, che ho volutamente stroncato e a cui non ho voluto dare il minimo peso sebbene ogni tanto facesse capolino nei miei pensieri. Il risultato è stato una corsa spettacolare in cui mi sono divertita tantissimo, mi sono goduta ogni minimo istante fregandomene dell'orologio, dei tempi, della corsa. Ho dato il 5 a tanti di quei bambini che a un certo punto lo speaker ha proposto che venissi eletta regina della sportività, tornavo addirittura indietro e mi fermavo per accontentarli tutti, dimenticandomi le tempistiche, le gambe, l'impegno. La prima parte della gara l'ho chiacchierata con una pacer ma all'11° chilometro mi sono resa conto che andava un po' troppo lenta, che io ne avevo ancora e che era giunto il momento di ringraziarla, salutarla, e proseguire da sola. Mi sono messa la mia musica (che prima bandivo dalle gare solo per una questione di inutile principio) e ho corso fino agli ultimi 500 metri chiacchierando di quando in quando con persone sfinite, che non riuscivano a continuare se non camminando. Quando i miei occhi poi hanno visualizzato il traguardo ho visto il cartellone col tempo che scorreva e la mia mascella è caduta: 2 ore, 29 minuti e 28 secondi. Avrei potuto chiuderla entro le 2 ore e mezza, un traguardo che mai avrei sperato. Ho iniziato a ridere come una matta in uno sprint che francamente non so da dove io l'abbia tirato fuori. Con le dita in aria indicavo a tutti il cartellone urlando “DUE ORE E MEZZA! DUE ORE E MEZZA!” e alla fine eccomi lì, coi piedi dopo il traguardo e gli applausi nelle orecchie, a piangere come una fontana dall'immensa gioia di avercela fatta, sforzandomi di non ascoltare il mio stomaco che mi implorava di vomitare per lo sforzo fatto. Mi sono divertita tantissimo, è stato davvero così bello che devo essere sinceramente orgogliosa di me stessa. Perché è solo e semplice merito della mia mente. Brava me.

venerdì 3 maggio 2024