martedì 30 aprile 2019

Il mio nonnonno

Quando ero piccola mi portava sulla sua moto a pescare al laghetto. Era paziente, sorridente e generoso. Andavamo insieme con mia nonna a mangiare fuori la pizza e io la prendevo sempre bianca con le zucchine, la meringa per dolce. Era gentile, solare e “familiare”. Non mi è mai sembrato strano avercelo per casa nonostante sapessi tutto: sapevo che aveva un'altra famiglia, una moglie, dei figli e dei nipoti. Sapevo che era l'amante di mia nonna e sapevo che stava con lei dalla nascita di mia madre che però non era sua figlia. Sapevo che mia nonna e lui si erano conosciuti quando mio nonno, il mio vero nonno, l'aveva abbandonato incinta per scappare e non tornare più e sapevo che lui, con amore e generosità, si era (e si è sempre preso) cura di lei e di quella figlioletta che ancora aveva in pancia. Ha sempre pensato a tutto, ci ha sempre aiutato economicamente (e ne avevamo davvero tanto bisogno) ed è sempre stato lì quando ne avevamo necessità. Era sempre lui che veniva da noi, non avevamo un numero di telefono al quale contattarlo né un indirizzo al quale andarlo a trovare. E poi, dopo 56 anni, mia madre ha preso mia nonna e si è trasferita in Sicilia. Lui continuava a venire da me, gli ho fatto conoscere Primogenita ma poi mi sono trasferita anche io e da allora è stato tutto più difficile fino a che, due anni fa, si fece vivo con mio padre perché aveva voglia di vedermi. Ci sentimmo al telefono e mi promise che mi avrebbe richiamato per metterci d'accordo. Ma non chiamò più. Qualche giorno dopo ho sognato che era morto e che mi veniva a trovare per farmi sapere che stava benissimo nell'aldilà. Mi sono svegliata con una tale angoscia da riuscire a convincere Mr D. a portarmi in giro per tutti i cimiteri di Bologna. Non trovandolo mi convinsi che era stato solo un brutto sogno e sicuramente stava bene. Ieri ho saputo che quel sogno fatto due anni fa era vero e che non l'ho trovato al cimitero perché è stato seppellito fuori città. Ho pianto tanto, con un Mr. D. che non poteva far altro che abbriacciarmi. Continuavo a ripetere ossessivamente un mi dispiace tanto, mi dispiace davvero tanto come se non riuscissi a trovare le parole giuste per esprimere il mio dolore. Io non l'ho mai giudicato per la doppia vita che ha condotto, ho sempre visto e tutt'ora vedo solo il bello. L'ho sempre ritenuto una delle persone più generose e belle che io abbia mai incontrato e ora che non c'è più... mi dispiace davvero tanto.

domenica 28 aprile 2019

Aggiornamen... ah no!

Avrei forse bisogno di scrivere sul DCA ma sono così incasinata, mentalmente si intende, che non saprei neanche da dove incominciare. E' fondamentalmente un periodo di bassi intervallati da periodini medi subito seguiti da altri bassi e quindi, come si può ben dedurre, non è che stia un granché. Sono tornate le fisse sul fisico e il cibo come pensiero fisso, non riesco più a impegnarmi a scrivere sul diario alimentare come dovrei visto che è davvero uno degli strumenti migliori di autoanalisi ma lo trascuro o meglio lo compilo comunque ma senza precisione, a volte buttandoci dentro numeri solo per compilarlo senza soffermarmi ad ascoltare me stessa. Sono giorni che provo a rimettermi in carreggiata e giorni che fallisco ma credo che di fondo ci sia il rifiuto ad ascoltarmi davvero. Non so cosa stia succedendo ma una cosa so che vorrei: vorrei tanto mangiare senza preoccuparmi di cosa mangio e di quanto mangio, ascoltando solamente la mia fame e la mia sazietà, vorrei essere in pace con me stessa e col mio fisico così com'era dopo la nascita di Primogenita, così in pace da non essere più un pensiero. L'unico momento in cui mi sento così è quando vado a San Luca da sola. Il rumore dei miei solitari passi sotto il portico, l'odore di natura, il verde che totalizza gli occhi mi inonda l'anima di una tranquillità senza pensieri.



venerdì 26 aprile 2019

Finzione vs Realtà

“Oh, Primogenita... certo che quella lì è proprio cattiva eh!”
“Oh mamma tu non sei cattiva. Tu sei cattiva 0,00000000000000000”
Pfiu.
Poteva andarmi decisamente peggio.

martedì 23 aprile 2019

Gli occhi di un bambino

Noi in casa non abbiamo la tv, o meglio l'abbiamo ma riusciamo a vedere solo Rai 1, Rai “, Rai 3 e Rai sport per cui alla fine non la accendiamo mai se non per guardarci partite di pallavolo o dvd che abbiamo in casa (e ne abbiamo davvero tantissimi). Se vogliamo tenerci informati sulle notizie dal mondo di norma leggiamo il giornale al bar o navighiamo sui quotidiani online e questo, se ben ricordo, da quando Primogenita ha iniziato a fare domande mirate su quanto sentiva al Tg. Mamma? Ma davvero quella mamma ha ucciso suo figlio? Mamma? Ma davvero quel signore ha ammazzato tutte quelle persone? E questo se non ricordo male accadeva circa tre/quattro anni fa. Qualche giorno fa, invece, è capitato di accendere la tv proprio nell'edizione serale e proprio in occasione degli attentati in Sri Lanka e questo perché, avendo un amico molto molto credente in vacanza là, francamente ero preoccupata. E lì ho visto con un occhio il Tg e con l'altro Primogenita che ascoltava basita quello che le passava davanti alla faccia e continuava a ripetere Ma mamma? E' successo davvero? Ma mamma? Non ho capito mi spieghi questa cosa? Ma mamma? Ma mamma? Primogenita ha quasi 11 anni e vivendo in una casa senza tv e con poco altro di tecnologico a volte mi sembra un po' staccata dal mondo. Io e Mr D. le raccontiamo i fatti che accadono in giro per il pianeta ma un conto è sentire i racconti, un conto è vedere coi propri occhi. Io personalmente sono cresciuta in una campana di vetro dove il mondo era fatto di uccellini canterini e tutto era color pastello per cui, con le dovute precauzioni e con le dovute spiegazioni, non voglio che questo accada anche a mia figlia. Morale della favola, finito il Tg mia figlia mi guarda e con determinazione afferma: Che schifo il mondo. Vi risparmio quello che è successo dopo, quando sono andata in camera sua e le ho elencato le meraviglie della solidarietà, le ho spiegato che esistono altrettante persone dall'animo buono e generoso. Vi risparmio tutto questo ma una cosa ve la dico: a pensarci bene tutti i torti non ha.

giovedì 18 aprile 2019

Mai chiedere di quantificare l'Amore

“Amore sbibulinico di mamma!!! Ti voglio un mondo mondissimo monderrimo mondosuperiper di bene sai?”
“Si mamma”
“E tu quanto mi vuoi bene amore mio?”
“Dipende”
“Dipende da cosa?”
“Da quanto a quanto?”
“Ehm.. boh... da 0 a 100”
“… … …
… … …
… … …
12 … …
… … …
… … …
… … 34
… … …
… …57
… … …
… … …
… 89 …
… … …
… … …
99!
Ecco mamma! Ti voglio bene 99”
D'oh!

martedì 16 aprile 2019

Breve storia triste

Mia figlia minore mi ha abbracciato così forte ieri sera che il mio collo ha fatto crack.
Ora sono bloccata.
Fine.

lunedì 15 aprile 2019

Sono stata a Parigi una sola volta. Avevo undici anni ma quel viaggio, quella città, quei monumenti, mi hanno segnato così tanto che sono diventata storica dell'arte. Incollata alla diretta fino a notte fonda, non ho potuto fare a meno di provare dolore e smarrimento davanti a tanta distruzione. Ho pensato che il mondo, il mio mondo, non sarebbe più stato lo stesso, ho ascoltato commenti, sentito critiche, mi sono indignata, mi sono arrabbiata, mi sono messa a piangere. Ma di una cosa sono certa: come una fenice di straordinaria forza risorge dalle proprie ceneri così la Cathédrale Notre-Dame tornerà a risplendere di spettacolare bellezza e infinita interiorità.

domenica 14 aprile 2019

Avevo

Avevo raggiunto una certa stabilità che è durata circa due settimane. In quelle due settimane avevo abbandonato gli attacchi d'ansia, non mi arrabbiavo più senza motivo, mangiavo quasi tranquilla e non mi preoccupavo più ossessivamente del mio peso e di cosa ingerissi. Ero felice, spensierata e serena. In quelle due settimane avevo raggiunto un equilibrio che il 37 anni non mi ero mai neanche sognata potesse esistere. E ora mi sembra di essere tornata indietro al punto di partenza, in quella vita dove mi rimpilzo di cibo senza rendermene conto, dove le mie giornate sono fatte di ansia e le mie notti di incubi. Sono sempre lì solo che, a differenza di prima, ora sono consapevole. A sedici anni ingurgitavo qualsiasi cosa senza capire che ci fosse qualcosa di sbagliato o di malato alla base, ora invece un'ansia potente mi stringe lo stomaco e la gola e lì rimane. Sono dispiaciuta, triste e scoraggiata (questa forse è la triade di aggettivi più corretti).

giovedì 11 aprile 2019

Cosa mi hanno detto? Ora ve lo dico

In riferimento al post di due giorni fa, beh, al pomeriggio sono andata al centro DCA e come al solito mi sono destreggiata fra la parte medica e la parte psicologica. Ecco quanto ne è emerso:
  • parte medica: non ho una disfunzione o un inestetismo tale da dover ricorrere a una qualche tipologia di terapia o intervento estetico (ma quello io l'ho sempre escluso a priori). Il mio fisico è fatto così e anche con qualche chilo in meno l'inestetismo si vedrebbe comunque, non è dunque una questione di peso e di taglie. Mi ha anche detto che se ritagliassi l'immagine del post, togliendo anche gli anni, e sottoponessi le immagini a 5 persone diverse da mettere in ordine per grandezza di cosce, tranne la prima del 2013 (che secondo lei non è stata presa nella stessa posizione per cui non è attendibile), per il resto le persone si confonderebbero. Occorre lavorare dunque dal punto di vista psicologico sull'accettazione del proprio corpo
  • parte psicologica: tale disagio è un sintomo della malattia. E' un sintomo che nasconde in sé qualcosa di più radicato e profondo. Non sono le culotte in sé il problema, questo è solo il modo che ho trovato io per non impazzire e diventare una serial killer. Occorre lavorare dunque sull'accettazione del proprio corpo
E io? Beh, da quando sono entrata al centro DCA ho sempre cercato di mettere in dubbio tutte le mie credenze, mi sono sempre fatta mettere la pulce nell'orecchio per cercare di mettermi in discussione e invece, su questo argomento, il mio è un vero e proprio NO categorico, un NO netto e sicuro (anche la Psicocosa è rimasta colpita da questa cosa). Probabilmente abbiamo toccato un vero e proprio punto dolente, uno di quei punti così radicati e profondi che sarà difficile da affrontare e da superare. In questo momento sono nella fase NO, loro hanno torto e io ho ragione. Ma porca di quella paletta non si vede che sono grosse? Non si vede che l'ultima foto è diversa da quella precedente e poi da quella precedente ancora? La dottoressa mi dice che il difetto non è così evidente? Io mi sento non capita, non compresa, sull'orlo del pianto e non credo a una sola parola di quanto da lei pronunciato. La psicologa mi dice che è un sintomo della malattia? Io mi sento non capita, non compresa, sull'orlo del pianto e non credo a una sola parola di quanto da lei pronunciato. Iniziamo bene...

La mia gioia

La lotta contro una malattia mentale è, quasi per definizione, una lotta solitaria contro se stessi ma devo dire che da quando ho deciso di aprirmi sul blog ho scoperto, oltre a ovvie difficoltà, tanta vicinanza, tanta comprensione e tanta positività. Ed è questa positività che mi ha dato lo spunto per creare questo post, un post non più fissato sul sintomo pesante che in questo periodo mi assilla ma incentrato su altro.
E allora... ecco a voi la mia gioia:

Grazie.
Grazie davvero.

martedì 9 aprile 2019

Il mio incubo

Dal post che ho pubblicato ieri ma che avevo scritto settimana scorsa, le cose sono decisamente cambiate. Ebbene sì, le ricadute sono proprio lì, dietro l'angolo, e questo mi conferma ancora una volta come io sia ancora lontana dalla guarigione. In parole povere sono tornate le paranoie sul mio fisico così insistenti da farmi fare incubi notturni degni dell'hotel di shining, così allucinanti da condizionare il mio modo di vestire, così assurde da cambiare il mio umore e farmi sprofondare di nuovo in un misto di tristezza e depressione e tutto, ovviamente, si ripercuote sulla mia alimentazione. Ma visto che ci sono già passata (diciamo pure che ho vissuto interi anni della mia vita in questa condizione) ho pensato di aver bisogno di un po' di obliettività e come una cogliona mi sono messa al computer, photoshop alla mano ed ecco il risultato:


Insomma.
Le mie paranoie sono fondate.
Ho ragione.
ps supermegaimportante: postare questa sfilza di foto, per me, è stato davvero molto molto molto molto molto difficile, ho dovuto abbattere tutta una serie di resistenze, paure, fobie, che una persona normale non può comprendere. Non credo di riuscire a reggere eventuali cattivi commenti per cui, delle due, vi chiedo di NON commentare. Grazie


Accadde settimana scorsa ovvero L'evoluzione del Diario alimentare

Ormai sono mesi mesi e mesi che utilizzo il diario alimentare. Annoto lì sopra tutto quello che mangio, come lo mangio, quando lo mangio, come mi sento prima di mangiare, come mi sento dopo aver mangiato, quanta fame ho prima, quanta sazietà provo dopo, con quanta voracità mangio e se perdo o meno il controllo mentre mangio. Impegnativo eh? Beh, il diario alimentare è stato, ed è tutt'ora, uno strumento indispensabile che mi aiuta con la malattia ma in questi mesi ha avuto un'evoluzione assolutamente positiva. Prima era un oggetto assolutamente indispensabile, riempivo fogli e fogli di sensazioni, di allucinazioni, di paranoie. Vedevi punti esclamativi, sottolineature, parti evidenziate. Ci leggevi tutto il mio malessere. Ora le pagine che riempio sono ordinate, limpide, chiare. Sì, mi serve ancora, soprattutto quando ci sono giornate squilibrate dal punto di vista alimentare (tipo salto lo spuntino a metà pomeriggio e poi alla sera mangio in fretta e “tanto”) e mi sembra di mangiare tantissimo. In questi casi mi serve per riportare la mente a quanto realmente è successo e al fatto che alcuni comportamenti siano normale conseguenza di quello che è capitato durante il giorno. E mi serve anche perché, diciamocelo, i pensieri non sono del tutto spariti. Ogni tanto fa capolino il desiderio di vomitare ma ormai è una vocina in lontananza che compare e che scompare quasi subito. Beh. A casa mia questi si chiamano progressi.

lunedì 8 aprile 2019

L'accoglienza cambiocapellifera

“Oddio... oddio... Papààààààààààà!!! Sbibulinaaaaaaaa!!! Venite!!! Venite a vedere che ha fatto mamma!!!”
“Amore, non occorre urlare dai... Ehm... come sto?”
“Ehm... beh... ma poi lavandoli viene via?”
“No, Primogenita, rimangono così”
“Mmmmmm”
“E se mi facessi viola per la tua cresima?”
“Ah... ehm... i capelli sono tuoi eh. Ma anche no”
“Mamma!”
“Amore Sbibulinica mia! Ti piacciono i miei capelli”
“Ah beh, tanto io appena posso torno a casa coi capelli rosso fuoco. Papà? Vieni a vedere mamma!”
“Ho visto una massa di capelli chiari vagare per casa, non ci penso neanche a venire lì”

mercoledì 3 aprile 2019

+

Da mesi mesi mesi e mesi mi reco tutte le settimane al centro DCA e dopo una breve seduta con la dottoressa mi catapulto dalla Psicocosa a riversare problemi su problemi su problemi nella speranza di risolverli o quantomeno accettarli. Ieri, per la prima volta, la seduta è stata interamente positiva. Interamente, inesorabilmente, splendidamente positiva. Per forse di causa maggiore non ci siamo viste per due settimane e a dirla tutta non ne ho neanche sentita la necessità e ieri, dopo i quattordici giorni a timonare da sola la mia emotività, non ho potuto che presentare un quadro solo positivo. Niente ansia, niente negatività, niente inkazzature immotivate. Niente di niente. Ho riempito l'aria di autostima scoperta, di serenità interiore e di lucida consapevolezza. E solo ora che ne sto uscendo mi rendo conto per quanti anni io abbia vissuto in un profondo malessere interiore. Mi fa davvero strano passare le giornate senza stare male.

martedì 2 aprile 2019

Il movente

In molti, soprattutto uomini, ultimamente mi chiedono cosa ci sta dietro a un cambio così radicale di capelli. Quasi tutti sostengono che se una donna cambia così tanto ci deve essere alla base un avvenimento traumatico, un desiderio di cambiamento profondo o una rottura con un passato indesiderato. Per quanto mi riguarda non c'è nulla di così eclatante. Banale vero? Ho cambiato perché avevo voglia di cambiare. Punto. Sono anni che desideravo tagliarmi i capelli corti e farmeli bianchi ma per un motivo o per un altro, soprattutto legato all'opinione delle persone che mi stanno intorno, ho sempre rinunciato. Ogni volta che accennavo questo desiderio con qualcuno mi sentivo sempre rispondere che sarebbe stato strano, che non sarei stata bene, che ho dei bellissimi capelli neri con un bellissimo colore che non ha bisogno di essere coperto, che la gente poi si gira per strada se vai conciata diversa e altre mille pippe. Ma le cose dentro di me sono cambiate progressivamente, sono effettivamente evoluta e spero che questa evoluzione continuerà perché mi fa stare meglio. Come sono evoluta? Beh, ho passato una vita con la paura del giudizio degli altri, con la necessità di assecondare gli altri in tutto e per tutto e con un fottuto terrore del rifiuto ma pian piano ho iniziato a comprendere (grazie a mesi e mesi e mesi e mesi di terapia) che non importa quello che pensa la gente se il tuo desiderio è un altro, rimanendo sempre all'interno di limiti morali, ovviamente. E così perchè no? In fondo è solo un taglio e un colore di capelli e se non mi fosse piaciuto avrei sempre potuto ritingerli oppure prendere la macchinetta e radermi a zero come feci a vent'anni. Non sarebbe di certo morto nessuno, io men che meno. Il risultato è stato che, beh, mi piaccio e anche molto (io che scrivo che mi piaccio è un vero e proprio avvenimento, lo so). Così mi sento molto più io, o meglio molto più io in questo periodo della mia vita. E allora: che bianco sia.

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