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martedì 11 febbraio 2025

La scoperta del secolo

Probabilmente sono molto vecchia. O son solo vecchia. O son solo retrò. Non lo so. So che ieri ho scoperto Spotify. A 43 anni. Nel 2025. Bene ma non benissimo. Ed è strano per una come me che di musica ne ha fatta e ne fa davvero tanta. Devo dire che è un'arma a doppio taglio, una sorta di droga che crea dipendenza. Se ci si mette poi la mia altissima sensibilità musicale allora auguri. Comunque io felice.

mercoledì 23 marzo 2022

il Trio

Sono rare le occasioni in cui mi sento davvero me stessa. Non mi sento me stessa neanche quando corro, lì più che altro cerco di dimenticarmi di tutto, me compresa. L'unico momento in cui mi sento davvero io, in cui mi immergo nel mio puro essere è quando canto e quando suono. Lì sì che sono davvero al cento per cento me stessa. Le occasioni per suonare con il trio grazie alla pandemia e ai terzi figli si sono ridotte notevolmente ma complice l'allentarsi delle regole covid, complici gli ormai oltre unenni terzi figli abbiamo deciso di ricominciare. Settimana scorsa ci siamo visti per berci una birretta e discutere il da farsi quando il percussionista ha annunciato di volersene andare. Mazzata. Non che mi sia giunta come una novità: dei tre lui è quello che è sempre stato meno coinvolto, un po' per il carattere timido e introverso, un po' perché lui è il più giovane di noi, non ha famiglia e non ha bisogno di suonare. Perché io, come il bassista, abbiamo BISOGNO di suonare, di staccare dalla nostra quotidianità per immergerci in qualcosa che ci fa stare davvero bene. All'inizio l'ho presa molto molto male. Mi ha invaso una profonda tristezza non tanto per il fatto che non potrò più suonare con loro ma soprattutto per il fatto di dovere di nuovo accantonare il mio IO. Per quattordici anni quel lato di me è stato completamente dimenticaro, travolto dalla maternità, dalla quotidianità, dal caos familiare. Da quattro anni ero riuscita a riportarlo a galla, ad immergermi nella felicità, a sentirMI di nuovo e ora sono costretta a soffocarlo e la cosa mi fa stare male, molto male, di un dolore profondo e cupo. No, il percussionista non è immediatamente sostituibile perché ci occorre in realtà un polistrumentista, come me che sappia bene o male cantare e al quale ovviamente piaccia il genere che facciamo con lo stile tutto particolare che ci mettiamo. Il bassista d'altro canto è carico ammmmmmolla. Non solo vuole trovare un sostituto, ma vuole iniziare a produrre pezzi nostri, a inciderli e a ricominciare a suonare fuori. Non so dove trovi tutto questo ottimismo. Da parte mia io sto vivendo ora una sorta di lutto, un cupo, triste, malinconico lutto ma spero di riprendermi presto e di non dover per forza soffocare di nuovo me stessa.

martedì 12 ottobre 2021

La densità degli eventi

  • Mercoledì sera scorso: tentativo di partita a pallavolo. Dopo tre quarti d'ora dalla mia uscita di casa il telefono ha squillato e rispondendo ho sentito la voce sussurrata di Primogenita che diceva “Mamma, torna a casa subito, Birullulo piange da 40 minuti e papà non riesce a calmarlo. Non dire a papà che ti ho chiamato, inventa una scusa... che ne so l'istinto materno”. Mi sono precipitata fuori dalla palestra senza cambiarmi (e lì ho preso freddo) con le ginocchiere ancora addosso e mentre correvo Primogenita continuava a mandarmi whatsapp chiedendo dove fossi. N.b.: gioco nella palestra di fianco a casa mia, tre minuti a piedi cronometrati

  • Sabato scorso: comunione di Sbibulina. Mattina coi parenti, pomeriggio con gli amici, sera morti sul divano

  • Ieri l'altro: 110 km per 1200m di dislivello. Sono riuscita ad arrivare al passo della Raticosa, una mèta quasi impossibile. Ci ho messo 7 ore andata e ritorno, 7 fottutissime ore, ma ce l'ho fatta

  • Ieri l'altro pomeriggio: prove col Trio. Sono arrivata in ritardo perché dopo le 7 ore di bici mi sono un secondo appoggiata sul letto e sono morta per 45 minuti. Morta morta morta. Pensando alla serata che ci aspetta dopo un anno e mezzo senza prove pronostico che saremo pessimi. Pessimi pessimi pessimi.

  • Giovedì prossimo: apericena (brrrrrr come odio questi termini) di lavoro dove mi porterò dietro anche Mr D. Apericena super-elegante in un hotel di lusso con tanto di chef stellato e non so quale band rock musicale ad accompagnare il tutto. I figli a casa. Ciao ciao. Visto che l'autonomia è lontana dall'essere raggiunta io e Mr D. ci assenteremo solo un'ora. Sigh. Sob. Sigh e sob.

  • Domenica prossima: la granfondo 10 colli che mi aspetta stile avvoltoio. Non so se ce la farò e comunque non ce la farò di sicuro nei tempi minimi. Pare che dopo 5 ore smontino tutto, i gabbiotti per i rifornimenti, il traguardo, tutto. Arriverò, se arriverò, sola soletta in compagnia della mia cara amica: la stanchezza. Insieme a tanta soddisfazione però. Forse. Forse no. Forse arriverò imprecando.

  • Venerdì 22: serata col Trio. Tutti gli anni suoniamo a questa serata di beneficenza in favore delle donne indiane maltrattate e dei loro figli. Saremo in un palazzo storico, sotto un bellissimo loggiato, all'aperto. Sì. All'aperto. Faranno -248 gradi e moriremo assiderati sentendo la nostra pessima musica fatta di stonature dal troppo tempo senza suonare e di sbavature dalle dita completamente congelate

E ottimismo sia.

lunedì 3 giugno 2019

Ieri sera che sera...

Non avevamo mai fatto una serata così ben riuscita in un anno che suoniamo insieme. Saranno stati i due spritz a stomaco vuoto che si è scolato il chitarrista per allentare la tensione, sarà stato il fatto che invece di essere amplificati col nostro cube da 100 Euro avevamo un impianto da tremila e passa eurini, sarà stato il pubblico caloroso e coinvolto, io non lo so. Fatto sta che abbiamo suonato benissimo e coi ragazzi non mi sono mai divertita tanto. Ci divertiamo con poco. Sono felice.

giovedì 14 febbraio 2019

Affrontare (e vincere?) le proprie paure

Chi mi conosce bene sa che non c'è nulla di più difficile per me che cantare in pubblico, cantare poi in solitaria non se ne parla neanche. Sì, lo so, è un controsenso,ma è sempre stato così. Cantare in pubblico va al di là della mia comfort zone di chilometri e chilometri perché non mi ritengo per niente in grado. Sì sono intonata. Sì non ho una brutta voce. Ma non ho neanche sta gran voce o sto gran talento. Questo sicuramente era vero fino a qualche tempo fa. Ultimamente con Trio mi sono messa molto in gioco, nell'ultimo mese utilizzo molto più spesso la voce che è davvero migliorata, ho iniziato a vincere la timidezza e grazie a fior fior di soldi sto pian piano vincendo anche la mia bassa autostima. Sarà per questo che ieri sera è stata una gran sera. Contro ogni (mia) aspettativa la serata è venuta davvero molto bene, ho ricevuto applausi, tanti complimenti da gente sconosciuta e non e addirittura in uno degli ultimi pezzi hanno appositamente spento le luci per fare in modo che il piccolo pubblico potesse utilizzare le torce dei cellulari per fare gli accendini, come ai concerti. E' stata davvero una bella serata che ha lasciato nel mio piccolo cuore un bel po' di positività in più nei miei confronti.
Ps: domani parto e starò via una settimanina per cui non datemi per morta XD

Figure dimmmmmmerda

Un mesetto fa il Don mi ha chiesto di suonare col trio per il vescovo questa sera. Dopo aver preso tempo (devo sempre abituarmi a idee nuove) ho chiesto ai ragazzi i quali hanno accettato la proposta. Peccato che poi... Il bassista la settimana dopo aver aderito all'iniziativa ha deciso di partire e starsene un mese in India lasciandoci in un duo acustico da programmare ex novo. In queste tre settimane ci siamo incontrati una sera sì e una no, abbiamo messo giù una scaletta niente male e, diciamocelo, ci siamo fatti un discreto mazzo... fino a oggi e al whatsapp delle ore 6.04
“B, ho la febbre a 40 e due tonsille grandi come albicocche. Mi spiace...”
Ma porc.
Ho chiamato il Don con voce da zerbino per disdire tutto ma mai mi sarei aspettata che mi proponesse una serata in solitaria. Io non sono pronta. Non l'ho mai fatto. Non sono pronta. Ed ecco che, dopo aver esposto tutte le mie rimostranze mi sono ritrovata a dire un rosicato Sì (perché non sono mai capace di dire di no?) dopo il suo commento “Dai, mi aspetto che ti presenti con una pelliccia d'ermellino a cantare God save the Bishop”. E così mi ritrovo a dover improvvisare una scaletta a casaccio nel giro di poche ore facendo sicuramente una figuraccia epocale davanti a tutti.
Aiuto.

lunedì 24 settembre 2018

A sto giro

A sto giro ero decisamente agitata. La volta scorsa (vedi post) mi ero imposta l'idea che sarei andata là solo per divertirmi e avevo messo al bando la tensione, la paura, l'agitazione e l'ansia da prestazione. A sto giro è stato diverso e non ci vuole di certo la Psicocosa per farmi capire il perché: a sto giro è passato mio padre. Sapevo ci avrebbe raggiunto, mi aveva accennato un noncurante “forse passiamo più tardi” (che vuol dire tutto e vuol dire niente) e a quanto pare la cosa mi ha turbato. E ho fatto schifo. Ho fatto schifo finché non è arrivato, ho fatto schifo per i miseri due pezzi che si è ascoltato, l'ho salutato e poi sono tornata in carreggiata, mi sono lasciata alle spalle tutta la carica negativa che avevo accumulato e ne è uscito un pomeriggio piacevole.

Voilà:



Prima o poi supererò la paura tirannica genitoriale. Lo so.

venerdì 14 settembre 2018

Di sogni impossibili nel cassetto

“Eh beh, bambine mie, il mio sogno è sempre stato quello di giocare in serie A in uno stadio pieno di gente. E invece eccomi, il giovedì sera, ad andare ad allenarmi in uno squallido parchetto dove l'unico pubblico presente è costituito da una nube indefinita di zanzare…”
“Eeeeee come la fai lunga maritino mio! Ognuno ha il proprio sogno nel cassetto, anche io eh. Ma mi accontento e ti dirò... ne sono felice!”
“Maaaaaaaamma? E quale sarebbe il tuo?”
“Beh, il mio sogno sarebbe questo, guardate:

 

E invece faccio questo:
 
Ma a me piace eh! Ne sono superfelice!"
“Per forza mamma, tu sei bravissima. Se la più brava di tutti!”
Amoremiosbibulosodimamma lei

mercoledì 20 giugno 2018

La pompaggine

Ho imparato a mie spese nel corso di 37 anni di vita che dire che sono brava a fare qualcosa alla presenza di mio padre porta a conseguenze ben poco piacevoli, come quando dopo il mio 30 e lode in francese dissi a mia cugina che il francese lo sapevo abbastanza bene. Quel pranzo lì (era il pranzo di Natale) fu un vero incubo, con mio padre che mi urlava addosso dicendo come un indemoniato che io il francese non potevo saperlo bene perché non ero madrelingua, con i suoi occhi strabuzzanti di fuori e la mia famiglia muta intorno. Passai quasi mezz'ora chiusa in bagno cercando di riprendermi, con mio zio che cercava di far ragionare mio padre che ancora urlava e mia zia che, bussando alla porta, mi chiedeva se andasse tutto bene. “Sì sì zia non ho mica niente sai, solo un po' di mal di pancia”. Conscia del carattere paterno, un mesetto fa annunciai a mio padre che avrei suonato in strada col mio gruppo: “Abbiamo appena iniziato a suonare, non siamo un granché ma direi che bene o male ce la cavicchiamo”. Lui, petto gonfio, mi parlava del suo di gruppo che avrebbe fatto il debutto due giorni dopo il mio “No no noi siamo bravi eh, ce la caviamo bene”. I giorni X sono arrivati e io ho inviato a mio padre due video della suonata ma, inaspettatamente, il giorno prima del suo debutto gli ho sentito dire “Dai... siete bravini, ve la cavate eh. Senti, io domani sera suono ma se non riesci a venire non importa eh... perché noi non è che poi siamo un granché... se non riesci a venire... beh... dai non venire”. La situazione l'ho trovata assai comica pensando che si fosse reso conto che noi siamo decisamente più in gamba di loro, ma nella mia testolina dove l'autostima si cerca col lumicino ho pensato che forse avevo frainteso. La conferma tuttavia mi è arrivata ieri sera quando una delle mie più care amiche si è ritrovata al concertino di mio padre e, sconvolta, mi ha chiamato dichiarando quanto non fossero bravi e quanto noi, in confronto a loro, sembrassimo gli U2. Ora lo posso dire: un po' ci godo.

domenica 17 giugno 2018

Il debutto

Come per ogni novità, il primo impulso è stato dire di no ma visto che mi conosco e visto che lo avrei fatto non per me ma per un amico, ho preso tempo. Ho metabolizzato l'idea, l'ho girata e rigirata e alla fine l'ho accettata (vd post il Desiderincubo). E così, sabato, c'è stato il debutto. Come ogni debutto degno di questo nome di solito regnano agitazione, paura, ansia, eccitazione, ma io ho deciso di mettere da parte tutto questo per lasciare spazio solo a due cose: il divertimento e il godermi il momento. Non ho più vent'anni, ne ho 37, e ormai ho una maturità tale da poter godere di ciò che mi piace fare. Ha funzionato, ed è stato un successo. Moltissime persone si sono fermate ad ascoltarci, alcune sono rimaste per tutta l'ora in cui abbiamo suonato e vi dirò, abbiamo tirato su un bel po' di soldi (per la precisione più del triplo della mia paga oraria qui al lavoro). In un prossimo post spiegherò il perché questa volta è stata diversa, intanto mi godo la felicità che ancora mi scorre nelle vene.

venerdì 4 maggio 2018

Sentirsi vecchi

“Oh, ragazzi ma che ne dite se facciamo Why Don't you get a job degli Offspring?”
“Beh, secondo me ci sta... basta adattarla al nostro stile reggae ma si presta”
“Ehm... scusate ma io non li conosco...”
“Chi non conosci?”
“Gli Offspring e questa canzone...”
“Ma come no dai! E' famosissima!”
“Ehm... mi dispiace ma non la conosco”
… … …
“Oh ma dove vivi? Dai non è possibile! Controllo: anno di uscita 1998”
“Ehm... sì... io avevo sette anni”
E silenzio tombale fu.

martedì 10 aprile 2018

Il desiderincubo

Ieri pomeriggio mi ha contattato la compagna del Conte la quale, per il compleanno del mio bassista, voleva organizzargli una sorpresa che potrebbe essere così riassunta: il desiderincubo della Spettinata. Sono anni che non canto più in pubblico, l'ultima volta è stata al mio matrimonio sette anni fa e se contiamo invece quanti anni sono passati da quando lo facevo con regolarità fra palchi e serate, beh, io direi almeno tredici. In questi anni sono cambiate molte cose, una fra tutti proprio questa. A farla breve: la compagna del Conte ha pensato di andare in Comune a Bologna, chiedere i permessi, organizzare il trasporto e il montaggio della strumentazione in modo che a noi non rimanga altro da fare che andare là e suonare. Si tratterebbe di ingannare il festeggiato facendogli credere di uscire per un aperitivo quando in realtà andremo a suonare in strada dove ci sarà un lauto pubblico di conoscenti e un altrettanto lauto pubblico di sconosciuti (visto che saremo ahimé in via Rizzoli in un orario a dir poco pieno in una pre-serata di inizio estate).
“Eh? Secondo te gli piacerebbe?”
“... … ...”
“Eh?”
“Beh... Sì... credo proprio di si”
“Eh ma tu cosa ne pensi Spetti? Eh? Cosa ne pensi?”
“... … …”
“Cioè a te e a gli altri starebbe bene? Eh? Vi piacerebbe?”
“... … … Lascia che io ne parli con gli altri quando il Conte non c'è poi ti aggiorno”
La povera malcapitata non sa che mi ha messo davanti a una delle paure più grandi che ho. Non so perché sono cambiata così tanto in questi anni, non so perché le insicurezze si sono centuplicate in questi anni, ma il solo pensiero di mettermi a cantare davanti alla gente mi piglia malissimo anche se indubbiamente è una cosa che desidererei fare perché... beh... perché mi piace cantare e perché mi piaceva farlo davanti alla gente. Come sempre ultimamente invece di dire di no subito, faccio decantare l'idea che mi viene proposta in modo da pensarci affondo prima di mandare tutto a puttane. E a questo giro so che la cosa giusta da fare sarebbe accettare, quantomeno per mettere alla prova me stessa e dare un bel calcio in culo alle mie insicurezze e via. Per ora, cosa strana per me come tutti ormai sanno, aspetto e medito senza prendere subito una decisione. Sicuramente ne parlerò coi ragazzi ma so già che l'ultima parola spetterà a me. E quest'ultima parola non verrà fuori ancora per un po'.

venerdì 6 aprile 2018

La mia passione

E' da circa due/tre settimane che ho ricominciato a suonare e a cantare. Ho chiesto al Conte se gli andasse di farmi da bassista e ha accettato. Ho chiesto allo Sconosciuto se gli andasse di farmi da percussionista e ha accettato e infine ho tramutato lo Sconosciuto da percussionista a chitarrista perché è così bravo che non ne ho potuto fare a meno. E, ciliegina sulla torta, ho chiesto a Futterman se gli andasse di farmi da percussionista e ha accettato con così tanto entusiasmo che mi sono chiesta come mai io non mi fossi mossa prima. Alla fine mi ritrovo a cantare e, per qualche pezzo, a cantare e suonare l'ukulele. All'inizio è stato un po' uno shock perché ha comportato il fatto di cantare davanti ad altri e non mi succedeva da diverso tempo. Mi ha aiutato molto il fatto che il Conte, noto bassista, abbia provato a farmi sentire un pezzo suonando in modo pessimo la chitarra senza vergognarsi e visto che eravamo soli, e visto che lui di vergogna proprio non ne aveva all'orizzonte, mi sono buttata. Adesso lo posso dire con certezza: cantare con loro mi aiuta, è una sorta di terapia che mi invita a tirar fuori la voce quando io di solito preferisco starmene zitta. Mi aiuta davvero, e mi rende felice.