martedì 11 febbraio 2025
La scoperta del secolo
mercoledì 23 marzo 2022
il Trio
Sono rare le occasioni in cui mi sento davvero me stessa. Non mi sento me stessa neanche quando corro, lì più che altro cerco di dimenticarmi di tutto, me compresa. L'unico momento in cui mi sento davvero io, in cui mi immergo nel mio puro essere è quando canto e quando suono. Lì sì che sono davvero al cento per cento me stessa. Le occasioni per suonare con il trio grazie alla pandemia e ai terzi figli si sono ridotte notevolmente ma complice l'allentarsi delle regole covid, complici gli ormai oltre unenni terzi figli abbiamo deciso di ricominciare. Settimana scorsa ci siamo visti per berci una birretta e discutere il da farsi quando il percussionista ha annunciato di volersene andare. Mazzata. Non che mi sia giunta come una novità: dei tre lui è quello che è sempre stato meno coinvolto, un po' per il carattere timido e introverso, un po' perché lui è il più giovane di noi, non ha famiglia e non ha bisogno di suonare. Perché io, come il bassista, abbiamo BISOGNO di suonare, di staccare dalla nostra quotidianità per immergerci in qualcosa che ci fa stare davvero bene. All'inizio l'ho presa molto molto male. Mi ha invaso una profonda tristezza non tanto per il fatto che non potrò più suonare con loro ma soprattutto per il fatto di dovere di nuovo accantonare il mio IO. Per quattordici anni quel lato di me è stato completamente dimenticaro, travolto dalla maternità, dalla quotidianità, dal caos familiare. Da quattro anni ero riuscita a riportarlo a galla, ad immergermi nella felicità, a sentirMI di nuovo e ora sono costretta a soffocarlo e la cosa mi fa stare male, molto male, di un dolore profondo e cupo. No, il percussionista non è immediatamente sostituibile perché ci occorre in realtà un polistrumentista, come me che sappia bene o male cantare e al quale ovviamente piaccia il genere che facciamo con lo stile tutto particolare che ci mettiamo. Il bassista d'altro canto è carico ammmmmmolla. Non solo vuole trovare un sostituto, ma vuole iniziare a produrre pezzi nostri, a inciderli e a ricominciare a suonare fuori. Non so dove trovi tutto questo ottimismo. Da parte mia io sto vivendo ora una sorta di lutto, un cupo, triste, malinconico lutto ma spero di riprendermi presto e di non dover per forza soffocare di nuovo me stessa.
martedì 12 ottobre 2021
La densità degli eventi
Mercoledì sera scorso: tentativo di partita a pallavolo. Dopo tre quarti d'ora dalla mia uscita di casa il telefono ha squillato e rispondendo ho sentito la voce sussurrata di Primogenita che diceva “Mamma, torna a casa subito, Birullulo piange da 40 minuti e papà non riesce a calmarlo. Non dire a papà che ti ho chiamato, inventa una scusa... che ne so l'istinto materno”. Mi sono precipitata fuori dalla palestra senza cambiarmi (e lì ho preso freddo) con le ginocchiere ancora addosso e mentre correvo Primogenita continuava a mandarmi whatsapp chiedendo dove fossi. N.b.: gioco nella palestra di fianco a casa mia, tre minuti a piedi cronometrati
Sabato scorso: comunione di Sbibulina. Mattina coi parenti, pomeriggio con gli amici, sera morti sul divano
Ieri l'altro: 110 km per 1200m di dislivello. Sono riuscita ad arrivare al passo della Raticosa, una mèta quasi impossibile. Ci ho messo 7 ore andata e ritorno, 7 fottutissime ore, ma ce l'ho fatta
Ieri l'altro pomeriggio: prove col Trio. Sono arrivata in ritardo perché dopo le 7 ore di bici mi sono un secondo appoggiata sul letto e sono morta per 45 minuti. Morta morta morta. Pensando alla serata che ci aspetta dopo un anno e mezzo senza prove pronostico che saremo pessimi. Pessimi pessimi pessimi.
Giovedì prossimo: apericena (brrrrrr come odio questi termini) di lavoro dove mi porterò dietro anche Mr D. Apericena super-elegante in un hotel di lusso con tanto di chef stellato e non so quale band rock musicale ad accompagnare il tutto. I figli a casa. Ciao ciao. Visto che l'autonomia è lontana dall'essere raggiunta io e Mr D. ci assenteremo solo un'ora. Sigh. Sob. Sigh e sob.
Domenica prossima: la granfondo 10 colli che mi aspetta stile avvoltoio. Non so se ce la farò e comunque non ce la farò di sicuro nei tempi minimi. Pare che dopo 5 ore smontino tutto, i gabbiotti per i rifornimenti, il traguardo, tutto. Arriverò, se arriverò, sola soletta in compagnia della mia cara amica: la stanchezza. Insieme a tanta soddisfazione però. Forse. Forse no. Forse arriverò imprecando.
Venerdì 22: serata col Trio. Tutti gli anni suoniamo a questa serata di beneficenza in favore delle donne indiane maltrattate e dei loro figli. Saremo in un palazzo storico, sotto un bellissimo loggiato, all'aperto. Sì. All'aperto. Faranno -248 gradi e moriremo assiderati sentendo la nostra pessima musica fatta di stonature dal troppo tempo senza suonare e di sbavature dalle dita completamente congelate
E ottimismo sia.