Visualizzazione post con etichetta Spettinautiful. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Spettinautiful. Mostra tutti i post

martedì 30 maggio 2017

Shining

“Io e tua madre ci riprovammo sai?”
“Sì papà, mamma mi ha raccontato tante volte di quando ti venne la febbre a quaranta e uscito di casa ti passò subito. Fu quella volta che ti lasciò andare”
“Eh sì... ma nessuno fino ad oggi ti ha raccontato della volta prima”
“La volta prima?”
“Sì, la volta in cui ci riprovammo, mi prese un attacco di panico notturno, mi vestii alla chetichella, mi misi le scarpe, andai verso la porta di casa e trovai tua nonna, al buio, con un coltellaccio da cucina in mano che mi aspettava”
… … …
“Mi buttai fuori dalla finestra”
Non so voi, ma io non riesco a smettere di ridere.

martedì 28 marzo 2017

Recuperi

“Passò l'intera serata del capodanno 1980 a indicare la mia pancia e dire che eri un errore... eri un errore... eri un errore... ricordo che mi chiusi in bagno a piangere e dovetti fermare Tiziano perché, incavolato nero, si lanciò su tuo padre per prenderlo a pugni. E poi quando ci separammo io ci provai, eh, provai a chiedergli di ricominciare e lui continuava a dirmi di no. Gli chiesi il motivo e lui mi rispose ha 18 anni ed è vergine
BUM.
Ok, in trentacinque anni di cose su mio padre ne ho sentite tantissime e molte le ho vissute sulla mia pelle ma ogni tanto mia madre, quando è in vena e le conversazioni fra noi si fanno più serie, mi lancia certe chicche che non possono non farmi pensare. Credo che non mi abbia raccontato moltissime cose che ha/abbiamo vissuto fondamentalmente per due ragioni:
  1. per proteggermi
  2. per non rovinare il rapporto che si poteva creare fra me e mio padre
In realtà il secondo punto è assai controverso poiché da un lato mia madre non ha mai detto nulla contro mio padre, o verità scomode sul suo conto, davanti a me fino a che non sono diventata adulta, ma dall'altro lato ci sono stata io che, con l'innata paura di una bimba di tre anni, non ho mai raccontato neanche un episodio spiacevole a mia madre, mai detto quanto male ci stavo ad andare da lui e forse proprio per paura che mia madre decidesse di non farmelo vedere più (si, lo so, possono sembrare ragionamenti un po' troppo adulti per una bimba dai tre anni in su, infatti non sono stati ragionamenti ma credo più un senso innato di responsabilità e paura insieme).
Detto questo, la bomba è arrivata non senza sconvolgermi un po', ma giusto un po' eh, perché a pensarci bene il racconto collima abbastanza con il padre che ho imparato a conoscere e accettare. E il fatto che ora i rapporti con lui siano così tanto cambiati, che ci sentiamo ogni giorno anche solo per cinque minuti, che ogni tanto mi dica (anche se solo per messaggio) che mi vuole bene, che mi abbia palesemente detto (anche se solo via skype) che per lui vengo prima di tutte le altre persone della sua vita, beh, assicuro che son passi da gigante. Sarà la saggezza, la vecchiaia o il rincoglionimento senile, ma io lo preferisco così.

venerdì 10 febbraio 2017

Di strani paterni discorsi


“Sai… ultimamente sto pensando che forse ho sbagliato a lasciare tua madre, 33 anni fa”

… … …

“Sì perché lei avrebbe compreso che tu per me sei la cosa più importante al mondo e ora non mi ritroverei a litigare con la mia compagna solo perché a volte ti chiamo Amore”

… … …

“E poi ho sempre evitato di fare altri figli con altre donne sai, perché ti avrebbero messo in secondo piano e non sarebbe stato giusto”

… … …

“E poi la mia compagna non la capisco… Anche lei ha un figlio e dovrebbe capire che per me prima vieni tu, poi vengo io e dopo viene lei”

… … …

“Ah, probabilmente me la sposo”

GLOM.

martedì 20 dicembre 2016

Jingle bells


Quest'anno sara' diverso. Nonnina e' morta due Natali fa e festeggiare senza di lei non ha avuto piu' lo stesso sapore. Se poi si aggiungono le varie menate relative alla mia disastrata famiglia forse si potrebbe quasi pensare che sia stato una sorta di miracolo riuscire a festeggiare il Natale lo scorso anno tutti insieme (o quasi). E cosi', quest'anno, niente Natale. O meglio passeremo un pranzo coi genitori di Mr D. che per quanti difetti abbiano sono pur sempre uno spettacolare punto di riferimento di unita', e passeremo un altro pranzo con mio padre, solo con lui. Sempre meglio di niente, direte voi, ma nel mio piccolo cuoricino mi fa male pensare che io abbia una sconfinata famiglia e di tutta questa sconfinata famiglia l'unico rimasto a festeggiare con noi sia mio papa'. Mia madre e mia nonna per la prima volta da quando sono nata non riusciranno ad essere dei nostri a causa della cagionevole salute della Nonna Pina e la famiglia di mio padre si e' completamente sfasciata. Penso comunque di essere fortunata ad avere una famiglia adottiva come quella di Mr D. che, nonostante le difficolta', e' sempre riuscita a rimanere salda. Pero' non riesco a togliermi di dosso la spiacevole sensazione che mi accompagna da quando sono piccola, la sensazione di un terreno familiare non saldo, un terreno sbricioloso a forma di cracker che una volta bene o male stava insieme e che adesso, invece, e' stato ormai completamente ridotto in poltiglia.

giovedì 28 luglio 2016

Ah... la famigghia


Ieri per puro caso, in una passeggiata rilassan-serale per il centro bolognese, ho incontrato mio cugino il quale mi ha comunicato con tutta serenita' che sta partendo per trasferirsi in Sicilia e che non tornera' piu'.
Mal di testa istantaneo.
Calcolo immediato: famiglia radicalizzata bolognese sia da parte di madre che di padre e attualmente ho meno parenti qui (ovvero solo due) che al sud (ovvero sette e piu').
Mal di testa prolungato.
Motivo? Probabilmente gli omini del mio cervello fanno a botte fra loro, quello che porta sulle spalle il mio ideale di famiglia e quello realista che sa benissimo quale sia la mia famiglia.
Riflettevo su questo mentre camminavo verso la porta di casa e riflettevo ad alta voce, con un Mr D. che ridendo mi ha serenamente ribattuto che lui la famiglia considerata canonicamente “normale” ce l'ha, eppure... eh si... eppure. Eppure suo fratello ha avuto problemi di droga e alcolismo, i suoi genitori stanno insieme da quarant'anni ma non hanno mai avuto (MAI) una manifestazione d'affetto uno nei confronti dell'altro, suo padre passa la maggior parte del tempo a criticare sua madre, sua madre passa la maggior parte del tempo ad urlare, urlare e urlare.
A pensarci bene, in effetti, la famiglia ideale forse e' davvero solo ideale. E la mia famiglia praticamente non esiste e a pensarci bene potrebbe andare peggio, potrebbe esserci ed essere un disastro.
Potrebbe andar peggio... Potrebbe piovere.

martedì 3 maggio 2016

Io ho un non-nonno


Ce l'ho da quando la nonna Pina e' stata abbandonata dal mio vero nonno, quello che prima scappo', poi venne preso per le orecchie da sua madre, poi sposo' mia nonna e poi riscappo' col circo, perdendosi nei meandri del nostro bel paese (ecco qui il post spettinautiful che lo spiega). Mia nonna trovo' un altro uomo subito dopo: aveva una bimba in fasce, nessuno su cui poter contare e pochi soldi non-messi da parte. Con quel niente riusci' a pagare un affitto, a comperare quel che serviva per mangiare e tiro' su mia mamma non senza l'aiuto del mio non-nonno. E' grazie al suo affetto e ai suoi soldi passati sotto banco che mia nonna e' riuscita davvero a sopravvivere, non senza tuttavia enormi compromessi. Perche', beh, il mio non-nonno di certo non e' un santo. Ha una moglie, due figli, una sbandernata di nipoti e una enorme famiglia che lo attendeva a casa sua dopo essere stato a casa nostra. Tutto questo, a me, e' sempre sembrato del tutto normale. In fondo lui tutti i pomeriggi sbucava dalla porta di casa, affumicava il mio salotto con un pacchetto di sigarette e faceva ridere mia nonna. Non l'ho mai chiamato nonno perche' sapevo non esserlo, ma gli voglio bene come se davvero lo fosse. Mi portava sulla sua motocicletta rossa a fare dei bei giri sui colli, mi portava a mangiare la pizza, a pescare. E' stato piu' nonno lui dei miei due veri nonni, a pensarci bene. Beh, da quando mia mamma ha deciso di trasferirsi nel lontano sud con in groppa sua madre, mia nonna e il mio non-nonno hanno litigato perche' si sono amati per sessant'anni e separarsi non e' stato per nulla facile. Da quel momento l'ho visto solo un'altra volta, per fargli vedere Primogenita poco dopo la sua nascita. Non ho mai avuto il suo numero di telefono, non so dove abiti, non so nulla della sua vera vita. Mia madre e mia nonna lo sanno ma mia madre ha una paura fottuta di chiamare a casa sua. E per dire poi cosa? Mi scusi, sono la figlia dell'amante di suo padre, vorrei sapere come sta. Mi manca cosi' tanto che ogni volta che vado a trovare i miei veri nonni, al gabbiotto del cimitero chiedo nella speranza di sentirmi rispondere che non esiste alcuna tomba con su scritto il suo nome. E fino ad ora e' sempre stato cosi'.
Tutto questo per dirvi che mio padre oggi mi ha detto che sta bene. Ha incontrato un amico operaio che lavorava con lui e gli ha detto che e' in splendida forma. Ha 89 anni, va ancora al bar, gioca ancora al lotto non si sa come vincendo sempre, fuma e ride coi suoi amici ignaro di quanto mi manchi. Spero davvero un giorno di fargli vedere quanto sono belle le sue non-nipotine.

mercoledì 2 marzo 2016

Ed eccola


Ed ecco l'ultimo tassello che mi mancava per finire l'elenco delle persone che si occupavano di me quando ero malata da piccola: la Nonna Pina. Io e la nonna abbiamo vissuto insieme per 25 anni e devo dire che non e' stato facile. Mia nonna mi ha fatto da mamma, mentre mia mamma prima lavorava e poi si trasferiva dal suo nuovo marito. E cosi', in mancanza di altri sfoghi, beh, io me la prendevo non solo col mondo ma soprattutto con lei. L'adolescenza di una ragazza cresciuta con un padre assente e una madre boh non e' facile da gestire, neanche per la ragazza stessa, ve lo assicuro. Ricordo l'adolescenza come il periodo piu' brutto della mia vita, sentendomi costretta in una convivenza che non volevo con una persona che non avevo scelto in una casa che non sopportavo. Ricordo l'odio (e io uso questa parola in modo molto preciso e ragionato), l'inesistente tolleranza, il fastidio, la rabbia. Tuttavia, quando mi ammalavo, qualcosa in me cambiava e i rapporti fra me e mia nonna diventavano qualcosa di unico e inimmaginabile. Quelli erano gli unici momenti in cui io diventavo una nipote devota e lei una nonna aperta e confidente. E quelli sono stati gli unici momenti in tutta la mia vita in cui io facevo domande sulla sua difficile vita e lei mi rispondeva. Ed e' cosi' che sono venuta a sapere del catrame sulla testa per togliere i pidocchi, di suo padre e di sua madre, del suo abbandono genitoriale a otto anni con un sacchetto in spalla e via a lavorare. E' li' che ho saputo della guerra, degli orrori visti, delle cose mai dimenticate. E' li' che mi ha raccontato del Nonno G.A.N., del suo grande amore, del suo grande abbandono. E' li' che ho conosciuto davvero mia nonna. Per concludere meglio questo post posso dirvi che, una volta uscita di casa, io e la Nonna Pina abbiamo recuperato quel rapporto che da anni si era incrinato. Non piu' oppressa dalla convivenza forzata ho capito quanto mia nonna abbia dato per me, nonostante il suo umore cupo, ansioso e pessimista. Ora vive in Sicilia con mia mamma e posso senza ombra di dubbio dire che e' la persona che mi manca di piu' in assoluto.

martedì 23 febbraio 2016

Mammut


Non ho ricordi particolari legati a mia madre e al suo accudimento nei miei malaticci confronti ma so di per certo che e' sicuramente la persona che piu' mi ha riempito di coccole e mi ha fatto sentire a mio agio in caso di malattia. Perche' Mammut e' fatta cosi': appena c'e' qualcosa che non va, complice la sua patologica ansia, ti riempie di attenzioni fino allo svenimento: e il massaggio alla schiena, e l'acqua calda nella pancia, e la borsa fredda sulla testa, e... e... e... Lei sicuramente e' stata la figura che piu' mi e' mancata in quei dieci giorni di influenza. Lei e sua mamma, la Nonna Pina (della quale parlero' in seguito perche' merita un capitolo tutto suo). Questo non vuol dire che Mammut non si sia fatta sentire. Appena ha capito che mi saliva la febbre, ogni oretta per dieci giorni e un messaggino e una chiamata e un whatsapp... Purtroppo, e dico purtroppo, e' stata cosi' anche durante l'antibiotico, periodo nel quale stavo decisamente meglio e di attenzioni non ne avevo piu' bisogno, anzi, iniziavo a sentirla come al solito alquanto soffocante. E cosi' mi e' venuto in mente che molte volte nella mia vita ho desiderato star male ( oppure ho finto di stare male) solo per ricevere quelle attenzioni che non avevo davvero intorno, persino con il partner di turno. Pensa un po', la pissssssicologia malata della mia mente malata...

lunedì 22 febbraio 2016

E veniamo al papa'


Io ahime' non ho memoria di quando da piccola stavo male e accanto a me c'era mio padre. A mia discolpa per pura difesa personale ho cancellato la maggior parte dei ricordi della mia infanzia (se non tutti). Comunque, non so se e' perche' lui in fondo mi vedeva solo un fine settimana si e uno no per cui era decisamente raro che stessi male con lui. E' anche molto probabile che, nel caso mi ammalassi proprio quel fine settimana: casa di mamma - letto - coccole. Pero' io un ricordo nitido ce l'ho. Era l'inizio estate della maturita' e la fortuna volle regalarmi una bella bronchite, ballando allegramente fra il 38.5 e il 39.5. Tralasciamo per un attimo il fatto che alla fine mi sono davvero fatta l'esame di maturita' col febbrone da cavallo pur di non rimandarlo a settembre, quel periodo li mia madre non c'era. Nulla di nuovo, gia' non viveva piu' con me e la nonna da un pezzo ma ricordo che proprio era fuori citta'. Per cui, tirando le somme, mia nonna si ritrovava con una nipote con la febbre alta e con la madre della nipote assente. Ricordo, nei fumi della febbre, che mia nonna chiamo' mio padre al telefono. Premetto che io di litigate in casa ne ho sentite davvero poche, diciamo due, e questa e' una di quelle. Ricordo mia nonna che urlava al telefono con mio padre il quale non voleva venire a trovarmi perche' potevo contagiarlo, perche' potevo attaccargli la febbre. Ricordo la sua voce alta e arrabbiata che affermava che non gliene poteva fregare un beneamato se si ammalasse o meno, sua figlia stava male ed era suo preciso dovere venire a trovarmi. Insomma, nonna che punta i piedi – papa' che viene. Ricordo che stavo sdraiata sul divano con duecento coperte sopra e una pezza fredda sulla testa. Ricordo che non mi bacio' neanche, che prese una sedia e si mise a debita distanza. Non ricordo quanto stette li con me e di cosa parlammo, ma ricordo nitidamente un bel calore umano da polo nord.
Ecco cosa ricordo di come mio padre si prendeva cura di me durante la malattia.

lunedì 7 dicembre 2015

Spettinautiful – stagione 1 episodio 1


Iniziamo da quello che ci ha lasciato per primi, ovvero il nonno G.A.N., e cominciamo proprio la', dove tutto e' finito.
Me ne stavo sdraiata sul letto a pancia in giu' in un comodo e caldo pomeriggio di primavera mentre leggevo Il pozzo e il pendolo di Allan Poe. Era il 1997, avevo 16 anni. Mentre il mio cervello era assorto nel buio piu' assoluto dell'ambientazione libresca sento suonare il telefono, sento mia nonna che risponde, sento un urlo e poi un tonfo sordo. Fanculo ad Allan Poe.. Mi sono precipitata in sala e l'ho vista per terra, la nonna, mentre urlava cose senza senso, il telefono piombato in un angolo del pavimento. Ho preso il telefono Un attimo prego e ho preso la nonna. L'ho sollevata con una forza decisamente non mia, l'ho appoggiata sul divano e mi sono precipitata in cucina. Nienteattaccodicuorenonnanienteattaccodicuore 20 gocce dibiancospino, 10 di valeriana Cazzo! Il telefono!
Pronto?
Si
Scusi mia nonna si e' sentita male, chi e'?
Non sono tenuta a dirlo
Ooooook
Chiamo per comunicare che il Signor G.A.N. e' morto.
(Cazzocazzocazzocazzocazzo)
Mi scusi, ma come e' morto?
Non sono tenuta a dirlo
Ma quando e' morto?
Non sono tenuta a dirlo
Ma... ma e' gia' stato fatto il funerale?
Si. Condoglianze. Buona giornata
Ho passato le successive due ore tenendo la testa di mia nonna fra le braccia, ascoltandola parlare con lui, il suo ex marito morto, mentre gli confessava che non aveva mai smesso di amarlo. Ma la cosa peggiore e' arrivata tre ore dopo. Fanculo al telefono.
Pronto
Pronto ciao amore, come stai? Noi qui siamo arrivati al mare.
(Cazzocazzocazzocazzocazzo)
Ciao mamma
(cosafacciocosafacciocosafaccio)
Allora amore? Tutto bene?
(Cazzocazzocazzocazzocazzo)
Mamma, non va tanto bene... il nonno e' morto
Accidenti, mi dispiace, fai le condoglianze a tuo papa'
(Cazzocazzocazzocazzocazzo)
No mamma. Non quel nonno. Tuo papa' mamma, e' morto tuo papa'.
E' stato uno dei silenzi piu' lunghi della mia vita.
Successivamente abbiamo scoperto che la simpaticona al telefono era la moglie attuale del nonno G.A.N., che ci aveva mentito perche' il funerale all'epoca della telefonata ancora non era stato fatto ma noi non eravamo graditi. Il nonno era morto per soffocamento dovuto a un attacco di cuore, a una lingua riversa indietro e a un'obesita' patologica che lo aveva portato a superare la soglia della decenza ormai da decenni. Mi ricordo che non piansi per sorreggere mia nonna e mia mamma ma ricordo che quando mia nonna si addormento' andai giu' nel parco sotto casa, andai dietro a un albero e tirai fuori tutto quello che ero riuscita a soffocare in quelle lunghissime ore. Non piangevo per il nonno G.A.N., fondamentalmente era stato un vero stronzo, ma piangevo per mia nonna, piangevo per il suo dolore. Da quella giornata di primavera del 1997 non sono mai piu' riuscita a leggere neanche una riga di Edgar Allan Poe.