“Allora signora,
pare siamo giunti alla seconda fase”
“Ehm.. alla
seconda fase di che?”
“Beh... della
terapia”
“Ah sì? Ah...
Ehm... e quale sarebbe stata la prima fase, scusi?”
“La prima fase è
stata riconoscere cosa l'ha portata a sviluppare la sua malattia,
quali sono le cause scatenanti alla base di tutto. Abbiamo
identificato l'abbandono, la solitudine e la mancanza d'affetto come
le sue tre grandi ferite che la portano ad avere attacchi d'ansia, di
panico e l'hanno portata a sviluppare la bulimia. Ora dunque possiamo
passare alla seconda fase”
“Ehm... ok... e
quale sarebbe?”
“Smettere di
evitarle e affrontarle”
“Come scusi?”
“Smettere di
evitare i suoi attacchi d'ansia e viverli fino in fondo”
“Lei sta
scherzando”
“No, non scherzo.
Vede, le sue non possono essere definite paure ma fobie.
La paura è qualcosa di fondato e razionale. Se qui ci fosse un
serpente velenoso e lei scappasse via sarebbe giustificata ad aver
paura ma se qui non ci fosse nessun serpente e lei scappasse urlando
per paura che potrebbe esserci nascosto da qualche parte un serpente
ecco che non sarebbe giustificata: fobia. Le sue sono fobie e le
fobie sono irrazionali. La paura della mancanza di affetto,
dell'abbandono e della solitudine sono totalmente prive di fondamento
nel suo presente anche se lo sono state nel suo passato. Mi sta
seguendo?”
“Credo di sì”
“Perfetto. Le
fobie per loro natura sono irrazionali e tendono a provocare in chi
le vive sempre la stessa reazione: evitarle. Ed evitandole si
autoalimentano diventando sempre più grandi e provocando sempre più
ansia. Mi segue?”
“Sì. Sì ha
senso”
“Per riuscire a
debellare le fobie esiste dunque un solo modo: affrontarle. Vivere
l'ansia che le provocano, gli attacchi di panico che le provocano e
capire che non è morta e che non c'è nulla di pericoloso”
… … ...
“Fisiologicamente
un attacco d'ansia può arrivare al picco di un attacco di panico ma
non dura più di due ore e questo è il naturale ciclo
dell'adrenalina. E' scienza. Più di due ore non può stare male”
“Due ore sono
davvero tante”
“Sì, sono tante,
ma non sono la morte. Non sono per sempre. Questa settimana il suo
compito sarà uscire dalla sua comfort zone il più possibile, vivere
le sue ansie e affrontarle gradualmente”
… … …
“Può benissimo
rifiutare un piatto al ristorante se il cibo fa schifo e vedrà che
starà malissimo, si sentirà soffocare, ma non morirà. Può
benissimo mangiare lentamente senza che succeda nulla di che. Può
benissimo vestirsi attillata senza per questo essere rifiutata da
chissà chi e può benissimo capire che chi la rifiuta solo per il
suo aspetto fisico (fra l'altro splendido) può anche non valere la
pena di essere frequentato”
… … …
“Questo non
voglio dire che non sarà difficile. Sarà il suo Everest. Si sentirà
soffocare, sentirà il suo cuore battere all'impazzata, avrà
attacchi di panico e le sembrerà di morire. Ma inizieremo piano
piano, con le piccole cose. All'inizio sarà pervasa dalla sua solita
ansia ma piano piano le assicuro svanirà, si abituerà capendo che
non è in pericolo”
… … …
“Prendiamo ad
esempio un serpente e mettiamo il caso che lei abbia la fobia dei
rettili. Se lei fosse in questa stanza con un'innocua biscia starebbe
malissimo, vorrebbe uscire, avrebbe attacchi di panico sebbene una
biscia non possa fare alcun male. Per le prime due ore magari
starebbe male ma poi piano piano si abituerebbe. Il giorno dopo
rientrando in questa stanza starebbe ancora male, si sentirebbe
morire, avrebbe una gran paura ma ci metterebbe sicuramente meno ad
abituarsi e così via finché la paura pian pianino non svanirebbe o
comunque diventerebbe irrilevante perché infondata”
… … …
“So che sarà
difficile. Se vuole può anche rimanere in questa situazione,
continuare ad evitare il tutto ma deve essere consapevole che sarà
sempre così, che non cambierà nulla e ora mi pare che lei non stia
per niente bene”
.. … …
“Tutto bene?”
“Ok”
“Come scusi?”
“Ok. Ci sto”
“Bene, allora
iniziamo”.