Lo spasso di avere un neonato in casa è multiplo. Sì, è vero, è impegnativo, stancante e provante, ma tutta la fatica viene lautamente ricompensata da svariati aspetti:
il ciao: da qualche giorno a questa parte Birullulo ha imparato a fare ciao con la manina aprendo e stringendo le dita. La prima volta lo ha fatto ad un perfetto sconosciuto in sala d'attesa dalla pediatra. Da quel momento le sorelle lo invadono con “Dai, Birullulo! Fai ciao ciao con la manina! Mi fai ciao ciao con la manina?” E ovviamente lui, da bravo saggittario, non lo fa a comando ma quando diavolaccio gli pare e piace a lui
il tichitichitichi: il ragazzo ormai cammina benissimo, spostandosi da una parte all'altra della casa con una sicurezza che fino a qualche settimana fa sembrava un lontano miraggio. La vista dei piccoli piedini che tichiticchettano per casa è una delle cose che in assoluto mi scalda di più il cuore
la febbre del sabato sera: dopo cena nel fine settimana, a casa nostra, è un po' il caos. E' il momento in cui siamo tutti riuniti, non abbiamo impegni i giorni dopo per cui possiamo rilassarcela e di solito è il momento riservato a stare tutti insieme appassionatamente. Fine settimana scorso il gioco è stato: mettiamo Birullulo dall'altra parte della stanza e vediamo da chi va. Inutile dire che il ragazzo era assai monotematico, fiondandosi nelle braccia materne nonostante i mille ostacoli che la famiglia poi ha iniziato a paragli davanti visto la monotonia del risultato. Ieri l'altro sera invece il gioco era: balliamo tutti insieme a più non posso e vediamo Birullulino che fa. Francamente mi aspettavo un neonato spaesato e mezzo spaventato e invece il ragazzo si è buttato nella mischia agitando le braccia come forsennato. Gli piaaaaaaaace
la trasferta: una delle cose più belle dei cuccioli è quella che io chiamo la trasferta. La trasferta in questo periodo è stata molto molto evidente in quanto il ragazzo si è addormentato tutti i giorni su di me ciuccio in bocca, aerosol in faccia e corpo fra le mie braccia. Adagiato sulla mia pancia, bastavano un paio di ciucciotti ed eccoli lì: gli occhi in trasferta. Adoro gli occhi in trasferta, il magico momento prima dell'addormentamento.
No: il no è una parola che i cuccioli imparano presto a riconoscere e a capirne il significato. Da bravo cucciolo maschio saggitario terzo figlio, Birullulo se ne infischia. Dapprima faceva lo gnorri, fingendo di non aver sentito. Ora si volta, ti fissa e mentre ti fissa fa esattamente quello che gli hai detto di non fare, per poi scappare a gambe levate quando tu ribadisci il tuo no e ti avvicini con fare deciso. Da ieri a tutta questa pantomima si è aggiunto il suo di no, un no ripetuto scuotendo la testa all'infinito ma senza una reale applicazione pratica. Il suo no infatti parte per il momento ancora a sproposito nelle situazioni più impensabili
il mordibacio: come detto qualche post fa, il piccolo di casa è un vero e proprio rosicchiatore seriale. Rosicchia qualsiasi cosa che gli ronza intorno, anche la mia faccia. Parte con le migliori intenzioni di un bacio appassionato per poi sfociare in un effluvio castoroso che distruggerebbe una diga. Ma si vede che lo fa con amore, con tanto tanto amore