venerdì 31 maggio 2019

Il senso di colpa della malattia

La bulimia e i DCA in generale si accompagnano inesorabilmente al senso di colpa. Ma porcadiquellapuzzolaladra quale altra malattia ti fa sentire in colpa semplicemente perché ti sei ammalato? E' come se un diabetico si sentisse in colpa per avere il diabete. Assurdo. In questo quasi anno di terapia ho capito che il senso di colpa fatica ad andare via, ti si appiccica fastidiosamente addosso e occorre un lavoro costante ogni volta che ti senti invadere dentro. Per me in particolare si tratta anche di vedere e accettare la malattia di mia madre, anche lei con DCA. Accettare la sua malattia è un passaggio importante per accettare la mia malattia, un disperato tentativo di non diventare come lei. Non è facile capire che non dipende dalla sua né dalla mia volontà ingrassare o dimagrire o vomitare o essere fissate col cibo e non ha senso colpevolizzarla per come è fatta perché, in realtà, il peso è solo un modo che la mia mente ha trovato per non vedere l'evidenza: il suo abbandono e la sua costante non coerenza

mercoledì 29 maggio 2019

Francamente non me l'aspettavo. Il primo medico che l'ha visto mi aveva tranquillizzato dicendo che comunque, alla vista, sembrava “carino” per cui con calma avrei dovuto fare accertamenti ma senza ansie. Il secondo medico che l'ha visto aveva confermato quanto detto dal primo, mi aveva detto che la forma era buona, che secondo lui non c'era da preoccuparsi e che con tutta probabilità si trattava solamente di una cisti. In questo mesetto alle pochissime persone a cui l'avevo detto rispondevo sempre che ero tranquillissima perché mi avevano più volte ripetuto che non era nulla di che. Per cui ieri quando sono andata a ritirare l'istologico sono caduta dal pero. La dottoressa di turno mi fissava coi suoi grandi occhi neri buttandomi addosso tutta una serie di informazioni dai nomi altisonanti la metà delle quali al di fuori di qualsiasi comprensione umana. Non riuscivo bene a capire davvero quello che mi stava dicendo finché non sono stata affidata a un'infermiera che con pazienza e dolcezza mi ha spiegato tutti i passi da fare. In quel momento ho capito perché ad oncologia fissano sempre un appuntamento per andare a ritirare i referti e ti dedicano davvero tutto il tempo necessario senza liquidarti con una busta in mano consegnata dall'addetto di turno. La notizia di per sé poteva decisamente essere peggiore ma io, sicura che mi avrebbero detto che era tutto a posto, ci sono rimasta di stucco. A farla breve quello che mi è stato prelevato dal seno non è maligno (grazie al cielo) ma è in una situazione borderline (precanceroso credo l'abbiano definito nell'ovatta di quella conversazione strana) per cui mi hanno fissato una visita chirurgica. In seguito a tale visita, a quanto ho capito, si riuniranno l'oncologo, l'anatomopatologo e il chirurgo per decidere se operarmi. Nel caso decidessero di operarmi mi toglieranno quello che devono togliere e lo analizzeranno e nel caso vengano fuori conferme dovrò iniziare la terapia che loro riterranno più adatta: radio o chemio. Non ero triste o preoccupata ma mi sentivo decisamente caduta, caduta dal pero (non riesco a trovare un termine più adatto). Ho avuto una mezz'oretta di smarrimento totale in cui mi sono vagamente concessa di preoccuparmi e poi ho preso la decisione di affrontare un passo alla volta senza fasciarmi la testa. Per il momento mi limiterò dunque ad andare alla visita chirurgica, magari decideranno di non intervenire. Chissà.
Questo post in realtà però l'ho scritto per quello che è successo dopo.
Mi sono sempre chiesta quando uno si ammala perché non vuole che si sappia in giro. In fondo può arrivare solo conforto. O no? Beh. La risposta è no. Ho telefonato a Mr D. pregandolo di non parlarne a mia mamma (la mia ansiosa mamma) perché avrei voluto eventualmente dirglielo io, quello che però non potevo sapere era che lei era lì alla scrivania con lui e ha ascoltato tutto. Per ben tre volte ieri pomeriggio le ho detto, dritta negli occhi, che non volevo alcun consiglio da alcun santone di sua conoscenza e che se avessi in futuro voluto tali consigli glieli avrei chiesti. Tre volte in tre momenti diversi. Fino a che dopo la terza telefonata ho visto sul telefono il numero di suo marito: “Ciao B., ti chiamo perché sono molto preoccupato per tua madre per quello che si è saputo oggi pomeriggio. Possiamo parlare?”. L'ho liquidato in due nanosecondi mentre sentivo la rabbia salirmi alle tempie. Non parlo mai quando sono arrabbiata, aspetto sempre di sbollire. Perché i casi potevano essere due:
  1. è preoccupato perché mia madre è andata in ansia dura per quello che mi è capitato. Ma porcadiquellaputtana ma qui quella che dovrebbe andare in ansia sono io, o no? Per una volta nella vita io ho la precedenza... o no?
  2. È preoccupato perché mia madre è andata in ansia perché non voglio ascoltarla sui consigli dei vari santoni. Ma porcadiquellaputtana ma te l'ho detto tre volte (non una... tre) e non vengo ascoltata, la mia volontà non viene accolta neanche in una situazione simile?
Di norma quando mi arrabbio trovo sempre qualcosa che giustifichi la parte avversaria e che mi fa automaticamente sentire in colpa ma a questo giro, probabilmente per la prima volta nella mia vita, non l'ho trovata. Io sono nella ragione e lei nel torto. Punto. Per una volta nella mia vita qui si sta parlando di me e non di lei. Dopo la notizia, neanche troppo pesante, ero riuscita a trovare un mio equilibrio ma adesso mi sento come se anche in una situazione simile io non avessi la precedenza.
'Fanculo.
E per i più curiosi alla fine l'ho richiamato. Stranamente molto ferma e anche un po' arrabbiata gli ho detto che l'avrei ascoltato se aveva intenzione di parlare per vedere come fare con mia mamma ma che non avrei ascoltato nulla su santoni vari perché avevo già ribadito tre volte che quando eventualmente avrei voluto avrei chiesto io. Mi sono sentita dire che le cose era strettamente collegate e mi sono subìta il pippone sul santone. 'Fanculo.

venerdì 24 maggio 2019

Sondaggi

Ho letto sul giornale qualche tempo fa che la parola più usata al mondo è non posso. La mia famiglia va decisamente in controtendenza perché da noi è senza ombra di dubbio Mamma, ma non un mamma qualsiasi ma un mamma con il punto interrogativo dopo, come a richiamare tutta l'attenzione del mondo. Qualche esempio? Ieri ho passato tutto il pomeriggio con le nanerottole quando verso le sei e mezza si sono piazzate distrutte davanti a un cartone animato scelto appositamente dalla nostra libreria (avendone uno al giorno se lo gustano proprio) e io ho assaporato per un momento la possibilità di dare un occhio ai tre nuovi brani che mi toccherà cantare settimana prossima davanti a ben due pubblici differenti e dei quali ancora non so il testo. Sono andata in camera, ho chiuso la porta, ho aperto la custodia della mia chitarra, ho aperto gli spartiti, ho preso la chitarra, ho preso il plettro, ho spennato un Fa#m e Mamma? Tempismo perfetto. Questa mattina eravamo tutti e 4 a tavola a fare colazione, mi alzo mentre gli altri tre continuano a smangiucchiare, vado in bagno, chiudo la porta, mi siedo e Mamma? Tempismo perfetto.
Altro che non posso e non posso. Mamma è in assoluto la parola più usata al mondo!

mercoledì 22 maggio 2019

Questione di congiunzioni

“Oh ragazze, che schifo di tempo... piove anche oggi!”
“Eh papà, per forza piove... io sono triste”
“Sei come me Sbibulì. Anche io quando piove sono triste”
“Nooooooo! No papà! Io mi chiamo Soleeeeee! Io sono triste QUINDI piove, tu invece sei triste PERCHE' piove”
Logica impeccabile.

Credo sia vero che...

...un post al giorno tolga il medico di torno perché da quando non scrivo più ogni giorno me ne stanno succedendo di ogni. Qualche settimana fa mi è stato trovato un nodulo al seno e questa mattina, dopo duecentomila controlli, palpazioni, ecografie, mi hanno fatto l'agoaspirato. In parole povere ti infilano un simpatico ago di venti centimetri nel seno senza alcun tipo di preliminare. Ora son qui in ufficio decisamente nauseata ma operativa come sempre. No, non sono preoccupata, sono sicura che non sia niente ma è una delle cose che si aggiunge alla caterba di altre cose (ad esempio paptest positivo con conseguenti prelievi, accertamenti biopsie e chi più ne ha più ne metta). Confessione: non vedo l'ora che arrivi la seconda di giugno per assaporare il ritorno a casa e le due ore senza doveri offerte gentilmente da Estate Ragazzi.

giovedì 16 maggio 2019

Lunedì è stato il mio compleanno. Io adoro il compleanno, per me è in assoluto la festa più importante perché non c'è nulla di più splendido della meraviglia della vita. Tutti gli anni prendo un giorno di ferie da dedicare totalmente a me stessa nella speranza di riuscire a fare quello che ho voglia di fare nel momento stesso in cui ho voglia di farlo. Quest'anno è andata così:
1° idea: andare a passeggiare alle Grotte di Labante – pioggia – idea scartata
2° idea: andare alla Pinacoteca di Brera, che io adoro – lunedì chiuso – idea scartata
3° idea: andare agli Uffizi che adoro un po' meno ma che rientrano sempre nella top 10 – lunedì chiuso – idea scartata
4° idea: andare a Ravenna a farmi una full immersion nell'arte bizantina – esondazione fiumi vari – idea scartata
5° idea: andare a farmi una scorpacciata di Carracci alla Pinacoteca di Bologna – lunedì chiuso – idea scartata
6° idea: andare a Ferrara alla mostra di Boldini – lunedì aperto – nessuna esondazione – pioggia chissene – idea approvata
E dopo Ferrara alla mattina, un pomeriggio passato sotto la copertina al caldo a vedere uno dei miei film preferiti. Ma visto che sono anche un animale da festa e visto che essendo il mio compleanno non avevo intenzione di avere alcun sbattimento per preparare o cucinare chissàcccche, alla fine ho mandato un messaggio standard a tutta la mia rubrica bolognese invitando tutti (ma davvero tutti... pure gli amici di asilo) a venire a casa mia dopo le 7, chi vuol venire viene, chi non vuol venire non viene con un Mr. D. in totale sbattimento immerso in calcoli astrusi per capire se il nostro solaio avrebbe retto. Diciamocelo: poteva essere un gran successo come un gran mortorio... Beh... alla fine eravamo circa una cinquantina di persone e abbiamo festeggiato proprio come piace a me: alla vecchia.

mercoledì 15 maggio 2019

Un nome una garanzia

Sbibulina si chiama Sole. Cioè non proprio Sole Sole, ha un nome composto tutto attaccato con dentro anche “sole” ma in famiglia, dagli amici e dai conoscenti viene chiamata semplicemente Sole. Ultimamente, sarà la stanchezza da fine anno, sarà la primavera che non è ancora arrivata, sarà quel che sarà, la piccolotta è molto mammona tant'è che questa mattina, appena sua sorella è uscita di casa per andare a scuola da sola, mi ha pregato con tutta sé stessa di andare ad accompagnarla col suo papà fino alle elementari. Di corsa, di fretta, in ritardo, le ho detto che non ce l'avrei fatta ma quel suo sguardo da gattino abbandonato mi ha fatto quasi subito cedere e così, una manina nella mia e un'altra manina in quella di suo papà, abbiamo fatto una bellissima passeggiata a tre.
“Che bel sole che c'è oggi, era ora dopo tanti giorni di pioggia!”
“Beh, certo che c'è il sole! Io oggi sono felice! Sono felice che ci siete tutti e due!”
Amoremiodolcelei...

Un post al giorno toglie il medico di torno

Innanzi tutto sono viva. Chi ha dei figli sa che il mese di maggio è un mese tremendo da tantissimi punti di vista: verifiche, saggi, feste, gite scolastiche. E' un mese così intenso che francamente fatico a trovare dieci minuti da dedicare alla scrittura sul blog ma vorrei rimettermi in riga più che altro per non perdere memoria di quanto mi sta accadendo. Per questo motivo da oggi cercherò di scrivere nuovamente un post al giorno andando a pescare eventi che mi sono successi in queste settimane. E quindi da domani... si ricomincia!

giovedì 9 maggio 2019

Ai miei tempi... e ai suoi

Quando io ero giovane (eh si, ho iniziato un post come una vera vecchietta) le cose erano diverse. I bambini, e i ragazzi, avevano molta più libertà di quella che viene loro concessa adesso. Io ricordo che alle elementari giocavo da sola nell'enorme parco sotto casa, andavo fino al fiume, e passavo i pomeriggi in totale libertà finché mia nonna, dalla finestra, non iniziava ad urlare che era pronta la cena. E non vivevamo sperdute in un paesino fra i monti ma in città piena. Alle medie mi ricordo che andavo a scuola a piedi da sola, ci mettevo circa mezz'ora e dovevo attraversare due stradoni enormi senza attraversamenti pedonali. A 17 anni ricordo che andai da sola al concerto degli U2 a Reggio Emilia, il concerto più grande mai tenuto fino ad allora, e questo senza che mia madre battesse ciglio. Oggi le cose sono diverse. Io non sono e non sono mai stata una mamma pancina anzi chi mi conosce sa che ho sempre spinto verso la totale indipendenza delle mie bambine ai limiti dell'assurdo (ad esempio le mie figlie si vestono da sole da quando avevano due anni con risultati all'inizio spesso allucinanti). Però c'è da dire che (altra frase da vecchietta) i tempi sono decisamente cambiati. Per questo motivo accompagno ovunque le mie figlie pur lasciando loro libertà. Dall'inizio di quest'anno però Primogenita ha iniziato a manifestare il desiderio di andare a scuola da sola e, diciamocelo, per me problemi non ce ne sono ma la ragazza ha dovuto scontrarsi con la ferrea capocciaggine del padre. Alcune volte è capitato, quando toccava a me accompagnare le cinnazze a scuola, di salutarla sull'uscio di casa e farla andare avanti da sola seguendola a distanza con la sorella ma più di così non era concesso. Passato quasi un anno la ragazza ha iniziato a passare dal desiderio di andare da sola al bisogno di andare da sola e allora, insieme a lei, mese scorso abbiamo escogitato il piano diabolico all'insaputa di Mr D.: metterci d'accordo io con la mamma e lei con la figlia di questa mamma per far andare insieme le ragazze a scuola seguite a superdistanza da noi mamme. Il no secco paterno è arrivato ancor prima di quanto ci aspettassimo ma con la fastidiosa insistenza che solo i bambini riescono ad avere, ieri Primogenita è riuscita a strappare al padre un sì riluttante (probabilmente Mr D. neanche a stava ascoltando, fagocitato da una telefonata di lavoro). Fatto sta che questa mattina lui si è occupato della piccola mentre io e Primogenita siamo andate fuori da sole, abbiamo aspettato la sua amica e loro si sono avviate a scuola con un sorriso a duecentomiliardi di denti stampato in faccia. Devo dirvelo: mi ha fatto strano. Io non sono una mamma pancina ma mi ha fatto effetto pensare che non accompagnerò più mia figlia a scuola, che non le terrò più la mano nel tragitto da casa e che non le darò più il bacio poco prima di entrare. Gliel'ho detto in modo molto sereno, concludendo che però è giusto così, che sono contenta che stia crescendo e che sia una persona responsabile. E mentre da dietro la seguivo a distanzissima, pensavo a quanto veloce scorra il tempo per noi genitori. Per quanto affetto e tempo dedichiamo ai nostri figli, non ci sembra mai abbastanza.

martedì 7 maggio 2019

Il numero 8

“Mamma? Sai che a scuola la maestra ci ha fatto scrivere in due colonne quello che non ci piace da una parte e quello che ci piace dall'altra?”
“Maddai che cosa carina, Sbibulì! E tu cosa hai scritto in quella che ti piace?”
“La mela e il sole”
“E in quella che non ti piace?”
“Il rosso e il numero 8”

lunedì 6 maggio 2019

Il senso del tempo

“E questo sogno l'ho fatto molti molti molti molti giorni fa”
“Ah sì Sbisulì? E quando?”
“Un giorno indietro e poi indietro indietro indietro indietro indietro”
“Quindi... una settimana fa?”
“Ma no mamma! Ieri!”

giovedì 2 maggio 2019

Quesito posto dalla Psicocosa anche detto il Vero Quesito della Susy

“Come sarebbe vivere senza dover convincere gli altri che vado bene e che sono accettabile?”

Per i cinefili: no spoiler

Io ero una di quei matti che il 24 aprile erano in fila davanti al cinema un'ora prima per andarmi a vedere Avengers Endgame. Io ero una di quei matti che hanno convinto tutta la famiglia a venire con me.
Battaglia finale. Crème de la crème. Pathos del pathos. Clou del clou. Tensione delle tensioni.
“Psssssss”
… … …
“Psssssssssssssssssssssss”
… … …
“Papà? Non so come dirtelo ma devo andare in bagno”
Per un attimo avevo temuto un “Mamma” ma forse la Sbibulina aveva intuito che anche con una cascata in atto io non mi sarei smossa di un nanomicromillicentrimetro.