Ricordo quando
venne Giovanni Paolo. Facevo parte delle 1000 chitarre che suonavano
allo stadio e fu un'esperienza davvero emozionante. Non so se fosse
complice la giovane età o la mia fervente fede religiosa, ma ricordo
che la giornata passò fra risate, musica, felicità e preghiere. A
questo giro è un bel po' diverso. Quando hai sedici anni infatti c'è
sempre qualcuno che organizza questi eventi per te, quando hai
trentasei anni sei tu che devi organizzare per te e per la tua
famiglia con conseguente caos mentale da far quadrare per riuscire a
evitare hofamehofamehofame ripetuto allo sfinimento dopo dieci minuti
dall'inizio del tutto, per riuscire a fare entrare tutti gli strati
per tutte le possibili sfumature metereologiche in uno zainetto
grande come un francobollo, per evitare possibili capricci causati
dalla noia di aspettare almeno tre ore e mezza in piedi o seduti e
via dicendo. Quando hai sedici anni tutto ti sembra o bianco o nero e
la fede ti sembra qualcosa di incrollabile, quando hai trentasei anni
sei consapevole che è quasi impossibile una suddivisione simile e
che la maggior parte di quello che ci circonda è fatto di cangianti
sfumature di grigio. Quando hai sedici anni vivi tutto al 200 % e fai
in fretta a gettarti nell'esperienza successiva senza troppi
rimpianti, quando hai trentasei anni gusti il momento con maggiore
presenza, consapevole del fatto di assistere a un evento in qualche
modo unico e speciale.
venerdì 29 settembre 2017
giovedì 28 settembre 2017
Belle cose
Da quando Sbibulina
ha imparato ad usate il water si ripete sempre la stessa solfa: la
ragazza va in bagno da sola, rimane lì per il tempo necessario e
poi, con la sua voce da usignolo inizia ad urlarcantare:
“HO FFFFFINITO LA
CAAAAAACCA LALA LALLALLA”
Essendo anni e anni
che questa cosa va avanti, la famiglia spettinata ormai non ci fa più
caso, anzi, quando parte la simpatica canzoncina, di norma qualche
altro membro della famiglia attacca un duetto. E chi se lo immaginava
che sarebbe potuto diventare non proprio divertente con degli ospiti
in casa?
“HO FFFFFINITO LA
CAAAAAACCA LALA LALLALLA”
“Ehm... si....
beh... sapete come sono... i bambini...”
“HO FFFFFINITO LA
CAAAAAACCA LALA LALLALLA”
“Beh... si... la
bambina... eh... si... ehm... è per farci capire che ha finito...
ecco”
“MAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAMMA!!!!
HO FFFFFINITO LA CAAAAAACCA LALA LALLALLA”
“Ehm... si
amore... arrivo eh”
“HO FFFFFINITO LA
CAAAAAACCA LALA LALLALLA”
Corri, Forrest.
Corri.
martedì 26 settembre 2017
Ho passato due
giorni non proprio buoni buoni, probabilmente per colpa di bel vairus
che aveva deciso di mettere sottosopra il mio povero stomaco. Per
fortuna oggi mi sono svegliata e sto decisamente meglio, nonostante
un lieve mal di testa per nulla piacevole ed è per questo che, se
passaste dal mio ufficio, mi vedreste alla scrivania con il
berrettino in testa, come i vecchi. Probabilmente vi direi che lo
tengo per non far scappare le idee dal mio cervello ma in realtà è
che la testa calda mi fa meno male. Ed è così, da vecchiarella, che
oggi inizio la mia giornata.
giovedì 21 settembre 2017
Il convivio
“Sbibulina,
la smetti di cantare? Quando si mangia, si mangia!”
… … …
“Allora! La
smettiamo?!?!”
… … …
“Sbibulina? Ma lo sai che
chi canta a tavola e a letto è un matto perfetto?”
“Esatto, mamma,
esatto. E' un matto perfetto. PERFETTO. Per cui non vedo dove sia il
problema. Sono perfetta!”
Chapeau
Work in progress
Come sapete (e se
non sapete andatevi a leggere questo post), i lavori esteriori per
portarmi al benessere interiore stanno continuando e ne sono felice.
Essendo una concentrazione costante a 360° sul mio essere, me la
vivo giorno per giorno sperando di stancarmi il più tardi possibile
(o non stancarmi affatto) e lo dico a ragion veduta perché ricordo
perfettamente che passai un periodo simile in terapia ma che arrivai
ad un momento che stare concentrata su ogni singolo gesto per essere
felice mi sembrò così pesante che gettai la spugna e ricominciai a
vivere senza pensare (per poi, fra parentesi, stare di nuovo male). I
lavori dunque procedono, direi molto bene, e nella quotidianità mi
sono resa conto di adottare altri piccoli stratagemmi per non
ricadere nel malessere. Questi piccoletti sono:
- chi va piano va sano e va lontano. Sono una persona che tende alla frenesia, a fare tutto in fretta, a concludere le cose da fare nel minor tempo possibile. Ma perché poi? Per poterne fare di più? E cosa succederebbe se invece di fare due lavatrici, una lavastoviglie, il pane in casa, la torta del giorno dopo, dare l'aspirapolvere e altre mille cose, facessi solo la metà delle cose? Sarebbe poi così grave? La risposta è no. E così cerco di accorgermi per tempo quando mi scatta la modalità Speedy Gonzales e cerco di trasformarmi in Flash, il bradipo disneyano. E quando sento arrivare l'attacco d'ansia mi fermo, respiro, e rallento.
- Tciu is megl che uan? Sono una persona che tende a fare duecento cose contemporaneamente, come ad esempio lavarmi i denti mentre sparecchio, fare la lavastoviglie mentre sto al telefono, cucinare mentre riordino. Ma perché poi? E cosa succederebbe se invece di fare le cose in tandem ne facessi una alla volta? Sarebbe poi così grave? La risposta è no. E pensa un po': facendo una cosa alla volta le faccio decisamente meglio e con maggiore serenità.
- Chi tace acconsente. Come vi dicevo il post scorso, io tendo al silenzio anche se, a volte, non sono d'accordo. Ma perché poi? E cosa succederebbe se io dicessi la mia opinione anche se va palesemente contro quella di chi ho di fronte? Sarebbe così grave? La risposta è no. Come ad esempio questa mattina quando, durante l'ennesima chiacchierata con mia madre, invece di stare zitta perché magari avrei potuto ferirla, le ho detto chiaro e tondo quello che pensavo, nel modo più dolce e delicato possibile. Mi son sentita decisamente meglio e invece di sentire quel groppo allo stomaco una volta chiusa la telefonata, mi son sentita serena come quando l'avevo iniziata.
- Io penso positivo perché son vivo perché son vivo . Mi sono resa conto che molto spesso rivolgevo pensieri ben poco carini nei miei confronti, riservando tutti i pensieri carini alle altre persone. Nella mia testa, e a volte anche ad alta voce, tendevo a sminuirmi, a darmi contro ogni volta che qualcosa non andava storto o vedevo in me qualcosa che proprio non mi piaceva. E cosa succederebbe se invece di insultarmi semplicemente facessi il vuoto mentale o addirittura dicessi a me stessa che in fondo son una persona umana? Sarebbe così grave? La risposta è no. E vi dirò: mi fa solo bene.
- Siamo fatti così, siamo proprio fatti così. Io sono fatta così. Questo è il mio fisico, questi sono i miei occhi, queste sono le mie cosce. Pare un ragionamento molto logico, eppure l'accettazione del sé è qualcosa di estremamente difficile. Dal canto mio poi, auguri! Davanti allo specchio, mentre decido cosa mettermi per uscire, avvengono delle vere e proprie battaglie interiori che si concludono sempre e irrimediabilmente con vestiti che coprono, con lacrime nascoste, con angosce esplosive. E cosa succederebbe se invece di stare male mi ripetessi al limite dell'ossessivo-compulsività: B. sei fatta così, perché starci male? Sarebbe così grave? La risposta è no. Non che ora io mi piaccia, ma cerco di pensare che il mio corpo è questo e che non ha senso nasconderlo se sono fatta così. Non piacerò a tutti, magari non piacerò a nessuno, ma ha davvero così tanta importanza?
Ora. Tutti questi
bei splendidi ragionamenti non vengono in automatico, nessuno viene
in automatico. E' un costante lavoro di ragionamento, come se fossi
una bambina appena nata che ha bisogno di essere educata per andare
nella giusta direzione. Ogni volta tendo a ricadere nei miei solito
ragionamenti e ci vuole qualche secondo, a volte qualche minuto, per
rendermene conto e raddrizzare il tiro. Faticoso, sì, ma per adesso
ne vale decisamente la pena.
mercoledì 20 settembre 2017
Ore 4,57
“NO NO NO e NO!”
Umpf...
“NO NO NO!”
“Sereno, vado
io...” dissi io come se Mr D. avesse avuto voglia di alzarsi. E
così, barcollando, vado in camera e vedo Primogenita in piedi, con i
pugni sui fianchi, di fianco al letto di sua sorella la quale,
sconvolta da quella sveglia inaspettata, è a sedere e mi guarda
smarrita.
“Amore... Ma che
ti ha fatto Sbibulina? Sono le cinque del mattino...” dissi io,
guardando la piccolina che non capiva cosa succedesse
“Muhndfbmntsf”
disse lei tornando verso il suo letto
“Amore? Ehm...
stai... stai dormendo?” dissi io, incredula
“Fdmcnrstplnum”
disse lei appoggiandosi al cuscino e svenendo in un sonno profondo
“Tua figlia
sgrida sua sorella anche mentre dorme” dissi io tornando a letto
dal marito che, ormai, ronfava della grossa.
martedì 19 settembre 2017
Convinzioni filiali
Da tempo ormai
immemore è diventata ormai consuetudine nella nostra spettinata
famiglia una risposta genitoriale univoca a un determinato tipo di
domande con anche occhiate d'intesa fra me e Mr D. volte all'ironia
più pura:
“Mamma mia! Ma
è davvero successo, mamma? Cioè guarda, hanno distrutto la città!
E come hanno fatto? Con delle bombe?”
“No tesoro, è
solo una manifestazione...”
“E chi è che
paga per mettere a posto tutto?”
“Il Sindaco,
tesoro”
“Ma guarda che
casino! C'è un gran casino in questa piazza papà!”
“Eh si, c'è
stato il mercato, vedi?”
“E chi è che
pulisce poi?”
“Beh, il
Sindaco!”
“Mamma? Ma
quell'albero è caduto e ha rotto quella statua vedi?”
“Eh si amore,
col brutto tempo capita”
“Ma chi è che
poi la paga?”
“Ah, il
Sindaco!”
“Papà... ma
quello che palazzo è?”
“Il municipio”
“E chi ci sta
dentro?”
“Il Sindaco”
“Bah... il suo non è poi tutto sto bel lavoro eh!”
Verrà il momento
in cui sveleremo alle bimbolotte che è tutto un grande complotto
scherzoso, ma non sarà questo il giorno.
domenica 17 settembre 2017
Patriottismo secondogenito
Taradam taradam
tararattattattatta!
Fratelli
d'Italia, l'Italia è in testa e del municipio si è incinta la
testa...
Tutto sommato ha
anche un suo perché...
giovedì 14 settembre 2017
Cucù
Circa un anno fa,
per il compleanno di Primogenita, abbiamo comperatu un orologio a
cucù. Quando ci trasferimmo sei anni e mezzo fa nella nuova casa ci
abituammo presto alle campane della chiesa attaccata a casa nostra,
gentile a ricordarci puntualmente l'ora ogni mezz'ora anche di notte
(a mezzanotte e mezza tocca punto di insperata follia suonando
tredici colpi). La compagnia delle campane si è presto rivelata
utile perché ha tolto di mezzo la necessità di guardarsi intorno
per capire l'orario visto che ci veniva costantemente ricordato e
nelle ore di riposo il corpo umano si è adattato a non sentirle più.
E così, come dicevo, lo scorso anno io e Mr D. abbiamo deciso di
unire alle campane anche il simpatico verso di un uccellino.
L'orologio in questione è elegante, bianco e sobrio, e suona ogni
ora con una puntualità degna delle campane.... o meglio, suonava
ogni ora con puntualità. Da qualche settimana infatti pare che
l'uccellino, stressato dall'essere rinchiuso in un orologio
ticchettante, abbia deciso non di scioperare (il che sarebbe
sicuramente meno fastidioso) ma di suonare dieci minuti prima. Poco
male, direte voi. Col cavolo, dico io. Perché ogni volta che sento
il cinguettio il mio cervello crede di essere all'ora in punto e il
panico mi assale mentre, in realtà, mancano ancora dieci minuti (e
alla mattina dieci minuti sono tutto). E così, due giorni fa, ormai
decisamente alla frutta, ho deciso di tirare giù l'orologio e,
minuziosamente munita di istruzioni, ho resettato tutto. Niente:
anticipo 10 min. E così ho cambiato le pile. Niente: anticipo 10
min. E così ho provato a far uscire l'uccellino manualmente con il
pulsante allo scoccare esatto dell'ora. Niente: anticipo 5 min. E
così ho provato a resettarlo e a far uscire l'uccellino manualmente
con il pulsante allo scoccare esatto dell'ora in contemporaneo.
Niente: anticipo 20 min. Ora la carcassa del cucù giace senza pile
sulla mia cucina in attesa non si sa bene di quale miracolo. Chissà,
magari durante la notte gli extraterrestri decideranno di resettarlo
sull'ora del pianeta terra invece che tenerlo sull'ora del loro
pianeta d'origine.
Non è detto che
una decisione presa e la consapevolezza che ti ha portato a
sceglierla vadano di pari passo e quando mi succedono certe cose non
posso fare a meno di pensare alla voce dolce di mia madre che, in un
caldo abbraccio, mi sussurra il suo motto per la vita “non tutti i
mali vengono per nuocere”. Come scritto alcuni post fa, a fine
luglio ho raggiunto vette di impensata ansia, con attacchi così
frequenti da arrivare a chiedermi se sarei sopravvissuta o no a un
vortice decisamente più forte di me. E' proprio in questo mare di
assurdo malessere che è nata la forte e imprescindibile decisione
che io, così, proprio non voglio vivere e che occorre rimboccarsi
maniche e calzini per cambiare ciò che in realtà non mi fa stare
bene. E da lì una serie di piccole modifiche nella quotidianità che
mi hanno portato ad un buon livello di serenità. Ma perché sono
arrivata a un punto così basso del mio benessere? Perché sono
dovuta arrivare a stare così male prima di riuscire a rendermi conto
che occorreva un cambiamento? Ok, non tutti i mali vengono per
nuocere e forse arrivare sul fondo del mare mi ha permesso di
riuscire a risalire. Ma perché son dovuta arrivare così in basso da
pensare, anche solo per un fugace momento, che vivere non valesse poi
tanto la pena? Francamente non lo so, ma so che in questi giorni si
stanno affacciando alla mia mente, ma soprattutto al mio cuore,
piccoli barlumi di consapevolezza dettati dai cambiamenti attuati nel
quotidiano. Come la maggior parte di voi sa, io sono una persona che
per il quieto vivere ha sempre abbassato la testa, per paura di
essere abbandonata ha sempre soffocato la propria volontà, per il
terrore di litigare ha sempre lasciato correre. E chi lo sapeva
dell'esistenza di una via di mezzo? Ora l'ho trovata: essere me
stessa preservando la pace e affermando con dolcezza, calma e
sicurezza la mia volontà. Non è una cosa facile, capiamoci bene. Il
mio primo istinto rimane sempre quello di lasciar perdere, ma poi
giunge lentamente e serenamente la decisione di seguire ciò che mi
fa stare bene e non ciò che mi viene imposto. Non ho più intenzione
di dare credito a tutte quelle situazioni che in qualche modo hanno
leso, giorno dopo giorno, la mia volontà portandola al totale
annullamento e ho visto che il mio carattere mite non è in contrasto
con tale decisione. La mia dolce determinazione senza fughe
improvvise di persone care ne è la prova. Mi sto lentamente
liberando da tutto ciò che non mi fa stare bene, da situazioni,
persone, stati mentali che mi hanno portato verso il basso. Non so se
siano dei passi progressivi verso un microbarlume di autostima, fatto
sta che sto decisamente meglio e diciamocelo: finché dura, io
quest'onda la cavalco.
lunedì 11 settembre 2017
Ieri mio padre è
stato chiamato dal vicedirettore de L'Espresso per scrivere un
articolo da pubblicare sul prossimo numero. Mio padre ha al suo
attivo migliaia e migliaia di pubblicazioni, non so quante interviste
e non so quanti libri per cui la cosa non stupisce molto. Quella però
che ieri si è affacciato al mio cervellino è stata una sensazione
diversa, una sensazione che in realtà è apparsa per subito sparire
perché non è tipica del mio carattere però ha fatto sì che un po'
di domande io me le facessi. Cosa provano i figli di persone che
nella vita sono riuscite ad arrivare in alto? Si sentono in qualche
modo delle piccole merdine in confronto al genitore? Vorrebbero anche
loro eguagliare le vette alte raggiunte dal parente con conseguente
senso di ineguatezza e frustrazione? Magari non tutti, ma una buona
parte secondo me sì. Io ogni tanto ci penso e cerco di tenere bene a
mente che io sono io e non sono lui. Io sono io e non sono mio padre
che ha sacrificato la sua famiglia per sé stesso (neanche per la
carriera... proprio per sé stesso) per cui se dovessi scegliere fra
una vita come la sua e una come la mia sceglierei decisamente la mia.
Come tengo bene a mente anche che io sono io e non sono mia madre che
pesa oltre cento chili e ha un sacco di problemi fisici per cui non
occorre che io stia sempre super a dieta imparanoiata di diventare
come lei perché io non diventerò come lei. Sono passaggi non facili
che il mio cervello non è abituato a fare in automatico ma ci si
lavora sopra. E comunque lo posso dire: son davvero orgogliosa di mio
padre.
Emobbbasta
Quando sono partita
ad agosto avevo le idee ben chiare: mai più come quest'anno.
L'intento era (ed è tutt'ora) molto chiaro: livelli di stress così
alti è bene che io non li raggiunga più per una serie di
lunghissimi motivi. E così, dopo averne parlato chiaramente con Mr
D. ho preso alcune semplici ma per me importanti decisioni:
- invece che tirare avanti tutto l'anno senza un giorno di ferie fino ad agosto, quest'anno prenderò un giorno qua un giorno là di stacco quando le bambine saranno a scuola. Non andrò chissà dove, non farò chissà cosa, probabilmente resterò a casa e andrò a farmi un giro in centro con molta calma ma sarà un tempo solo per me, senza nessuno e con tanto relax
- sono figlia unica e in quanto tale ho sempre avuto i miei spazi, cosa che da quando la famiglia si è allargata, ovvero subito dopo finita la nostra università, non ho più avuto. E così senza spendere un soldo ho ricavato in camera da letto un angolo lettura. Ho preso una vecchia poltrona supercomoda che era rintanata in camera delle bimbe (è così comoda che ci ho allattato due pargole), l'ho ricoperta di un batik preso in Africa, ho preso un tavolino di vetro che era rintanato nello sgabuzzo perché troppo brutto, l'ho ricoperto di un batik preso in Africa e ci ho messo sopra la settimana enigmistica, le mie due riviste della NG e il libro che sto leggendo ora. Ho tutto sistemato vicino alla finestra e vicino alla mia lampada di sale. Il mio angolo lettura è bellissimo e soprattutto è solo mio
- come molti di voi sanno io e Mr D. siamo molto diversi e fra i due io sono quella che cede più facilmente perchè, ammettiamolo, non ho voglia di discutere. Fatto sta che molto spesso mi arrendo per una ragione o per l'altra. Beh, ho deciso di farlo molto meno. Due esempi lampanti in questi due giorni:1. il fine settimana siamo andati a una fiera dei fiori e delle piante. Mr D. voleva comperare a tutti i costi una pianta che io non avrei mai preso da mettere nel nostro terrazzino. Io avrei voluto riempirlo di ciclamini. Dopo un dibattito durato non so quanto, Mr D. ha comperato la sua pianta. Mentre camminavamo per tornare alla macchina, io con calma ho pensato a quello che volevo veramente e così ho sorriso e gli ho detto che io mi sarei comperata otto ciclamini per riempire di fuori tutto il balcone. E così ho fatto. Il mio balcone violetto è bellissimissimo.2. venerdì sono venuti a cena due amici, una delle quali ha compiuto gli anni in settimana. L'occasione per festeggiare il suo compleanno e quello di Mr D. (che li ha compiuti ieri – amoremiobelloauguri!) era troppo ghiotta per cui mi son messa a progettare torte. Ho chiesto a lei la sua torta preferita e la risposta è stata “Non mi piacciono i dolci, preferisco la pizza al gorgonzola”. DING! Decisione presa: torta dolce al gorgonzola. Appena l'ho comunicato a Mr D. è successo esattamente quello che mi sarei aspettata: mi ha dato contro. Ed è troppo pesante, e non è una torta, e non viene bene e perché non fai il Tiramisù e bla bla bla bla. E così ci ho pensato e ho deciso. Mentre uscivo dalla porta di casa una voce: “Amore mio sei arrabbiata con me?” “No, Mr D., non sono arrabbiata sai? Ho semplicemente deciso di fare quel cavolo che pare a me”. E così ho fatto il Tiramisù per il marito e la Torta al Gorgonzola con un velo di miele al castagno per tutti gli altri. E' stato un successone, è finita in meno di dieci minuti. Sono stata a tanto così da non farla assaggiare a Mr D. perché ammettiamolo, ben gli sarebbe stato avendo lui criticato dall'idea iniziale fino alla decorazione finale al miele (perché non fai una mousse di pere che ci starebbe meglio del miele?). Eh beh. Alla fine sono buona, ho ceduto e ho visto che si è servito tre volte. E visto che son bastarda, gliel'ho fatto notare con postilla finale annessa: “E dunque visto che succede sempre così (remeber cheesecake alla menta e cioccolato) ti chiederei in futuro di non esprimere opinioni appena sentita un'idea. Grazie”
E buon settembre!
venerdì 8 settembre 2017
Ecocavigliando
Oggi sono andata
nuovamente a fare l'ecografia alla caviglia, visto che il dolore non
è passato. Ero partita molto positiva, come ha suggerito il mio
oroscopo brezsnyano, autoconvinta del fatto che mi avrebbero dato
un'altra settimana di riposo e poi via di corsa verso l'infinito e
oltre. Diciamo un ottimismo non troppo fondato su basi oggettive ma
la positività non fa mai troppo male. Il Dottor Ecografo mi ha detto
che i versamenti di liquido son rientrati ma tutti e tre i tendini
sono ancora infiammati per cui un altro mese di riposo assoluto da
sport, dopodiché se ancora fa male si comincia con la terapia per
evitare che si cronicizzi il tutto.
Beh. Prenderò un
altro mese di ferie dallo sport... inizia quasi a piacermi... Ho detto "quasi"
giovedì 7 settembre 2017
Sarà l'età che
avanza, io non lo so, ma nell'ultimo periodo sono diventata
intollerante alle chiacchiere mammifere al parco. Mentre i papà
quando si incontrano fra loro o escono per un aperitivo parlano di
sport, donne e vacanze, le mamme sono pesanti, non fanno che parlare
di scuola, di compiti, di cosa c'è che non va nelle maestre, di cose
si dovrebbe cambiare nell'istruzione, di cosa è stato fatto in
classe, delle verifiche assegnate e bla bla bla bla. E io mi sono
rotta i cojones. Visto che pare brutto portare le bambine al parco e
isolarmi con un bel libro in una panchina, invito gli amichetti delle
bimbe in casa per ovviare al problema. Sarà l'età che avanza, io
non lo so, ma non ho intenzione di farmi trascinare nell'inutile
vortice del lamento scolare quando ancora la scuola deve ancora
iniziare.
mercoledì 6 settembre 2017
Come i funghi
Mmmmmm. Per ora ne
ho contati 5 e la cosa mi fa strana visto la rarità con cui popolano
la mia testa. A me non danno fastidio (come si vede da vari post precedenti) ma inizia ad essere difficile ricordarsi tutti i nomi di
battesimo a loro assegnati. Mr D. ha risolto il problema
strappandomeli tutti in un sol colpo (mentre io allo specchio li
avevo meticolosamente abbracciati in una splendida riunione
familiare) per cui ricomincerò da capo. Oh. 5 sono psicologicamente
tanti, iniziano a spuntare come funghi...
martedì 5 settembre 2017
Le perle filiali continuano
“Ma! Ma Mamma!!!”
“Embé? Che c'è
Sbibulì?”
“Ma sta carota è
moscia! Te la mangerai poi tu!”
Ah... la magia del
primo assaggio di carote lesse...
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