Le paure invece che
diminuire aumentano. Ieri sera mi è balenata l'idea che, andando in
questo centro, io possa ingrassare oppure io possa non dimagrire
quanto vorrei. E questa direi che è la paura più grande inerente
all'andare là dentro. E' così grande che questa mattina mi sta
soffocando, non riesco a respirare e ho un fortissimo mal di stomaco.
Ho pianto per circa mezz'ora senza riuscire a fermarmi. Insomma: i
solito attacchi di forte ansia. Diventare cicciona e felice. Ecco la
mia paura. Un po' di razionalità mi è rimasta, il fatto che io
abbia degli attacchi indomabili d'ansia per una cosa simile non può
che confermare il fatto che io abbia davvero bisogno di andare là,
ma si sa che l'irrazionalità non sente ragioni. La mia razionalità
è chiara e cristallina nella mia testa, ma tutto il resto, tutto il
resto di me stessa mi rema contro. Sto male male male male male. In
tutta sta melma (per non dire merda, anzi lo dico), in tutta sta
merda c'è però una paura che le supera tutte e che è quella che
rema pro: la paura di passare la malattia alle bambine. Ci sono fior
fior di studi che hanno dimostrato che chi ha un familiare stretto
con un disturbo alimentare (vedi me con mia madre, ad esempio) hanno
maggiori probabilità di sviluppare la malattia. E questo
assolutamente non DEVE succedere. E' questo il motore che mi spinge
quantomeno ad andare al primo colloquio gratuito senza fuggire a
gambe levate urlando, è questa la paura pro che vince tutte le altre
paure contro. Spero di reggere.
giovedì 29 marzo 2018
Maledetta testa bacata
Ieri pomeriggio,
dopo il lavoro, sono tornata a casa un po' nel panico. Mentre
pedalavo una miriade di pensieri mi si accavallavano nel cervellino
senza trovare una direzione. Il pensiero principale era che forse è
venuto il momento di fare qualcosa perché io, da sola, proprio non
riesco a venirne fuori. Il secondo pensiero principale, assai
ingarbugliato, era che in effetti sono di fronte a una malattia ma
non riesco ad accettarla, penso sempre in un modo o nell'altro di
riuscire a cavarmela da sola e che, in fondo, dovrebbe essere
semplice riuscirci. Ma questo pensiero potrebbe anche far parte della
malattia stessa. Detto questo, sono tornata a casa e ne ho parlato
con Mr D. il quale ha risposto esattamente come prevedevo: mi ha
detto che secondo lui la cosa più sensata è chiedere aiuto a chi di
competenza, che non occorre pensare ai soldi perché prima viene la
mia salute e poi tutto il resto, che dipende solo da me la decisione
di fare il primo passo o di non farlo. Ho pianto tanto, da sola,
cercando di emergere da un pantano immaginario che ho provveduto a
crearmi, cercando di capire cosa fare e che direzione prendere. Alla
fine, in uno sforzo immane contro me stessa (giuro), ho tirato su il
telefono e ho chiamato un centro specializzato in dca qui in città.
Mi hanno preso appuntamento fra un mese e mezzo. Troppo tempo.
Cambierò idea, io lo so. Gliel'ho detto e così mi hanno fissato un
incontro gratuito abbastanza inutile fra una quindicina di giorni per
fare in modo da non perdermi per strada ma già oggi, con una
giornata in più dal fatidico episodio, vedo tutto in modo diverso,
penso di riuscirci da sola, ho paura che intrapreso un percorso così
io possa ingrassare, ho il timore che mi diano una dieta che non
voglio seguire e infine ho paura che si focalizzino solo sul mio
rapporto con il cibo senza affrontare i problemi che lo hanno
scatenato. Insomma: non ci voglio più andare.
Ora devo solo stare
calma e non fare assolutamente nulla. Non devo fare assolutamente
nulla, devo solo aspettare senza far kazzate tipo telefonare e
disdire, pensiero fisso che mi accompagna da ieri sera.
mercoledì 28 marzo 2018
Il demone dell'alimentazione
Tempo fa avevo
scritto qui da qualche parte che non so più cosa sia normale e cosa
non lo sia. Credo sia uno dei punti saldi di chi, come me, soffre di
DCA da davvero troppi anni.
“Tesoro? Posso
dirti una cosa, solo una cosa su quanto è successo lunedì?”
No, non me la
puoi dire, non voglio sentire nulla, non voglio parlarne. Non voglio
e basta.
“Tu sei andata in
palestra e dopo cosa hai mangiato? “
“100 gr di pasta
coi ceci, verdure. Tanta frutta a metà pomeriggio e alla sera... beh
alla sera, prima di... beh... una mozzarella con tante verdure”
“Ecco, vedi? Tu
prima di pranzo sei andata in palestra... non puoi mangiare così
poco, è normale che poi arrivi che non ce la fai più e ti sfondi”
“Normale?”
“Sì, è normale.
Te lo dico io: mangia di più, specie quando ti alleni. Vedrai che
starai meglio”
Mi veniva da
piangere, come sempre quando si parla di cibo e di me, ma ho
apprezzato il suo intervento sul mio demone dell'alimentazione. So
che Mr D. non sa come prendermi, perché non credo che in questo
ambito ci sia un giusto modo di prendermi, ma l'ho ringraziato
perché, sebbene (so si sa poi per quale motivo) io non creda che lui
abbia ragione, è stato un buon modo per riportarmi a quella che
forse potrebbe essere la normalità.
martedì 27 marzo 2018
Non avrei voluto parlarne...
Non avrei voluto
parlarne, ma non so con chi parlarne.
Non avrei voluto
parlarne perché la maggior parte delle persone che leggerà non
capirà, perché una buona parte delle persone che leggerà
giudicherà, perché una piccola parte delle persone che leggerà
commenterà.
Ma non posso fare a
meno di scriverlo, se non altro per riuscire ad esternare quello che
è successo.
Erano tre mesi
circa che non capitava. L'ultima volta ero stata folgorata da un
pensiero limpido e cristallino: “Non ha senso”. Credevo di aver
raggiunto il fondo e di non tornarci più, a fondo, ma come sempre
negli ultimi vent'anni nel fondo ci sono tornata ed è stato
orribile. Non so per quanto io abbia mangiato, cosa io abbia mangiato
e in quale quantità io abbia mangiato, ma so che dopo ho vomitato. E
tanto. Sono arrivata là dove non ero mai arrivata. Ho visto il
sangue uscire a fiotti dal mio naso, ho sentito i capillari rompersi
in gola, formarsi piaghe in bocca. E quando tutto è finito lo
specchio mi ha buttato addosso le conseguenze del mio gesto: ho visto
l'immagine di una persona con tutti i capillari del volto rotti, ma
così tanti capillari rotti che in una parte del viso sembra che
siano stati fatti dei succhiotti. E mi sono spaventata. E' dal campo
estivo dei miei quattordici anni che quando vomito mi si rompono i
capillari, ma mai avevo visto una cosa simile. Ho iniziato a
piangere, ma neanche troppo perché da qualche parte nel mio
in/conscio, stavo male solo perché ora era visibile a tutti il mio
gesto e non per il gesto in sé. Ho provato a coprirmi il volto coi
capelli, nel disperato tentativo di non far vedere niente a nessuno.
Sono uscita dal bagno, ho spento le luci della casa lasciando accese
solamente quelle della notte in modo che le bimbe non si accorgessero
di niente. Questa mattina ho fatto il cugino It fino a che non sono
andata in bagno e mi sono ricoperta di così tanto fondo tinta da far
invidia a un giovane pagliaccio ma non è servito a molto. I commenti
di Mr D. ieri sera non mi sono stati d'aiuto, per quanto cerchi di
capirmi e di non giudicarmi non comprenderà mai perché neanche io
comprendo. Devo dargli atto del fatto che non ha insistito nel
parlarne, mi ha lasciato stare e si è premurato di farmi uscire
dalla camera da letto per stare insieme a guardare la tv avvinghiati
come due koala. Ho faticato a dormire, un po' per l'enorme senso di
colpa, un po' per l'enorme senso di vuoto, un po' per il dolore alla
gola, un po' per il dolore a tutta la faccia.
E adesso? Adesso
avrei solo voglia di mettermi a letto con la faccia sotto le coperte
e rimanere lì a tempo indeterminato. Mi sono sforzata e sono venuta
al lavoro nella speranza di non fossilizzarmi troppo su quanto è
accaduto, nella speranza di convincermi che le ricadute capitano, che
non sono un dramma, e che è importante riprendersi subito e non
caderci più.
Spero di riuscire.
lunedì 26 marzo 2018
Niente nuove, buone nuove
Credo sia uno dei
proverbi più usati all'interno della mia famiglia materna e questa
mattina lo riciclo volentieri. In realtà di nuove da raccontare ce
ne sarebbero ma francamente mi ritrovo in un periodo di stallo
totale. Ho una repulsione viscerale per qualsiasi tipo di imposizione
dall'esterno, che siano richieste gentili o costrizioni poco velate.
E visto che non mi pare bello mandare il mondo a quel paese e dire di
no a tutto e a tutti, cerco di non fare kazzate e di rimanere in un
periodo di stallo in cui rimando qualsiasi cosa che mi è stata
chiesta in modo da rimandare anche la decisione di mandare tutti a
quel paese o accettare l'impegno richiesto. Non è da me: sono una di
quelle persone superefficienti che appena sanno di dover fare una
cosa la fanno subito e al meglio delle loro capacità, ma qui si sta
parlando di qualcosa di diverso. Ho notato infatti che mi vengono
chieste una serie infinita di attività che non ho voglia di fare,
dalla crescente responsabilità al corso fidanzati, al dover
districarmi in un labirinto di appuntamenti per vedere appartamenti
per mia madre. So che non è bello, ma a questo giro sto cercando di
scegliere il male minore, e visto che si tratta di scegliere se
mandare tutti affanculo o rimandare, meglio rimandare e cercare di
pensare a tutto con mente più fredda e possibilmente meno stanca.
mercoledì 21 marzo 2018
Le figlie femmine
“Vedete, ragazze,
questa è la bella! E' la partita per vincere lo scudetto!”
“Ahahahahahahahahahaha!
Papà ha detto SCULETTO!”
martedì 20 marzo 2018
Era da molto tempo
che volevo farmi questi due regali e per una cosa o per l'altra ho
sempre rimandato. Alla fine settimana scorsa me li sono presi tutti e
due, regali per me a me stessa e visto che per me i regali devono
avere un significato profondo, ho scelto proprio bene:
Le margherite,
oltre ad essere il mio fiore preferito, mi ricordano la semplicità e
la purezza.
Questo invece è un
nontiscordardiME, ME. Io non mi devo scordar di me.
Ogni morte di papa
mi faccio un regalo, ed è giusto perché me lo merito.
lunedì 19 marzo 2018
Cosa non si fa pur non annoiarsi
“Ragazze, nuovo
gioco: ad ogni calciatore che compare sullo schermo durante la
partita diciamo si o no: se è più bello di papà diciamo SI sennò
NO. Pronte..... VIA!”
“No”
“No”
“No”
“No”
“No”
“No”
“No”“
“No”
“No”
“No”
“No”
“Mmmmmmmhhhh”
L'unico a far
breccia negli occhi di Primogenita fu Florenzi. Beh, poteva andare
decisamente peggio: su tre donne in casa, solo una ha dubitato della
sua assoluta supremazia XD
venerdì 16 marzo 2018
Mr Simpatia
Mr Simpatia è un
quarantacinquenne brizzolato che si è guadagnato con le unghie
questo azzeccatissimo soprannome. Il personaggio in questione mi urlò
in faccia improperi assurdi solo perché nella sua testa gli avevo
rubato il suo posteggio bici quando la realtà dava ragione a me per
molteplici motivi fra cui il più lampante: il parcheggio nel nostro
cortile interno, con tanto di chiave al portone, è riservato ai
condomini e lui non lo è. Ha le chiavi non si sa per quale motivo.
Io, per amor della pace, mi sono limitata a stare zitta, ad
ascoltarlo e a spostare la bicicletta un po' perché sono cogliona,
un po' perché non ne valeva davvero la pena. Fatto sta che Mr
Simpatia, né prima né dopo tale episodio, mi ha mai (e dico mai)
salutato e noi viviamo qui da ormai sette anni. Io, con la mia solita
serenità, lo saluto sempre, sia nel cortile interno che quando lo
incontro per strada ma di fronte a me un muro. Ieri sera, mentre mi
appresto ad uscire dal portone in tutta fretta me lo trovo davanti,
ci guardiamo negli occhi e vedo comparire sul suo volto un enorme
sorriso “Buonasera”. L'avevano detto che Burian 2 avrebbe
portato la neve.
“Oh, Mr D, sai
cosa mi è successo oggi? Mr Simpatia mi ha salutato”
“E lo sai anche
perché? Perché ora sei la moglie dell'ingegnere al quale il suo
socio ha affidato la ristrutturazione del locale che avrà in
gestione”
Da oggi: Mr
Opportunismo.
giovedì 15 marzo 2018
La psicopatica mattutina
Ieri l'altro, come
tutte le mattine, accompagno mezza rinco le bimbottine davanti a
scuola quando scorgo un papà che non vedevo da un po' di tempo. Sì,
è un bell'uomo, un po' troppo marpione per i miei gusti, ma visto
che sono una persona cordiale gli chiedo come mai fosse sparito e mi
sento rispondere: “Ah guarda, qui siamo ai limiti della pazzia.
Sorridi!”. Basita lo guardo, mi giro, e vedo la sua ex moglie,
cellulare alla mano, che ci riprende mentre parliamo. Imbarazzata,
senza sapere cosa fare o cosa dire, incredula che quella pazza possa
davvero riprendermi mentre semplicemente chiedo al suo ex marito come
sta, mi arrampico sugli specchi e poco dopo fuggo infastidita verso
il lavoro. Intendiamoci: lei non mi è stata mai simpatica ma io sono
fondamentalmente una persona buona (ai limiti della coglionaggine).
In quattro anni che la incontro tutte le mattine, tutte le mattine la
saluto e non ho mai (e dico MAI) ricevuto risposta. A parte il fatto
che ognuno di loro due avrà le proprie ragioni per essere fuori di
testa, io non ci voglio entrare in queste storie, ho già la mia vita
abbastanza incasinata da non voler condire il tutto con anche gli
affari degli altri. Poche ore dopo mi arriva un messaggio sul
cellulare di quest'uomo che mi chiede di testimoniare davanti al
giudice che la sua ex moglie ci stava filmando. Eccheppalle. Ah,
andiam pure.
Tutto questo fa da
premessa a quanto successo questa mattina quando, sempre davanti a
scuola, quella persona equilibrata della sua ex moglie mi ha spinto
apposta e neanche troppo delicatamente per passare.
Allora io dico: ma
perché ste cose devono succedere proprio a me? Neanche ad
accompagnare le bambine a scuola posso star serena? Ecchepppppalle.
mercoledì 14 marzo 2018
Sono praticamente morta
Ieri Mr D. si
sentiva la pressione alta e visto che in famiglia da lui tutti hanno
la pressione alta, si è fatto prestare il macchinino dalla nostra
vicina di casa. E così, visto che io son sempre sull'orlo dello
svenimento costante e visto che so che la mia pressione è sempre
bassa, ho provato a misurarmela anche io.
50/80
Mi chiedo come io
riesca a svolgere le normali funzioni umane. Dead woman walking.
martedì 13 marzo 2018
Ieri sera, dopo
quattro settimane dalla nostra ultima chiacchierata, l'ho incontrato.
Se ne stava seduto al suo solito posto, nella sua solita posizione,
con la sua solita espressione. Ero così felice di vederlo che non ho
potuto fare a meno di inondarlo di domande con un sorriso da ebete
stampato sulla mia faccia. Francamente l'ho visto in forma, con la
sua scorza dura da uomo tenace di una volta. Ha ancora difficoltà ad
articolare e a ricordare bene delle parole (ha detto Pellole
al posto di Pillole, ha detto Legghere al posto di
Leggere) e molto spesso non comprende il significato di parole
di uso comune ma tutto sommato poteva davvero andare molto peggio.
“ Ah..
Spettinata... a volte non mi vengono neanche più in mente le parole”
“Eh ma che vuole
che sia, Don! Anche a me capita e mica ho le sue scusanti”
Mi è davvero
mancato molto e ora sono felice di riaverlo a casa.
lunedì 12 marzo 2018
Italiani!
Per accontentare il
nostro amico Vedetta, posso dire che a questa tornata di votazioni
non c'è stato nulla di particolarmente eclatante tranne un inutile
episodio di un inutile individuo che inutilmente ha iniziato ad
urlare per l'attesa troppo lunga mentre l'inutile presidente di
seggio chiedeva inutilmente agli agenti di polizia di farsi
inutilmente consegnare i suoi inutili documenti. Non è certo stato
assurdo come la tornata precedente, quando tutte le casistiche umane
possibili e immaginabili ce le siamo beccate noi: dal tizio furbone
che fa la foto dentro alla cabina senza silenziare il telefono e
rivelandosi con un sonoro CLICK, passando alla tizia ancora più
furba che esce con la scheda aperta, la matita copiativa e una gomma
urlando che riusciva a cancellare un pochino la sua votazione fino a
chiudere in bellezza col furbone che si fa registrare e si rifiuta di
prendere la scheda come segno di protesta. Italiani: gente strana.
venerdì 9 marzo 2018
Eh ragazzi, qui si invecchia!
Vent'anni fa,
quando facevo nottata ai seggi, dormivo solo due ore e alla mattina
mi svegliavo comunque carica come una molla, pronta ad affrontare la
giornata con un sorriso. Lunedì questo invece mi sono alzata dopo
aver dormito esattamente 150 minuti e non ero in grado di articolare
neanche la più semplice frase. Sono rimasta rincoglionita tutto il
giorno e alle otto e mezza di sera sono piombata in uno stato di
profonda incoscienza. Martedì mi sono svegliata, nella speranza che
il mio corpo avesse riacquisito le precedenti funzionalità e invece
un mastodontico mal di testa era proprio lì a ricordarmi che non ho
più vent'anni e che se faccio la splendida fino alle cinque del
mattino, me ne porto le conseguenze per i giorni a venire. Che culo,
eh?
venerdì 2 marzo 2018
Come ad ogni
tornata elettorale degli ultimi 19 anni, mi appresto a recarmi al mio
solito seggio che i lettori più affezionati sanno non essere proprio
a due passi da casa mia. Ricordo un anno che, skankerando a più non
posso a causa dell'enorme nevicata, sono dovuta andare a piedi
mettendoci circa due ore e mezza. Al solo pensiero mi prende male:
sto invecchiando.
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