giovedì 29 marzo 2018

Ancora altre considerazioni del kazzo

Le paure invece che diminuire aumentano. Ieri sera mi è balenata l'idea che, andando in questo centro, io possa ingrassare oppure io possa non dimagrire quanto vorrei. E questa direi che è la paura più grande inerente all'andare là dentro. E' così grande che questa mattina mi sta soffocando, non riesco a respirare e ho un fortissimo mal di stomaco. Ho pianto per circa mezz'ora senza riuscire a fermarmi. Insomma: i solito attacchi di forte ansia. Diventare cicciona e felice. Ecco la mia paura. Un po' di razionalità mi è rimasta, il fatto che io abbia degli attacchi indomabili d'ansia per una cosa simile non può che confermare il fatto che io abbia davvero bisogno di andare là, ma si sa che l'irrazionalità non sente ragioni. La mia razionalità è chiara e cristallina nella mia testa, ma tutto il resto, tutto il resto di me stessa mi rema contro. Sto male male male male male. In tutta sta melma (per non dire merda, anzi lo dico), in tutta sta merda c'è però una paura che le supera tutte e che è quella che rema pro: la paura di passare la malattia alle bambine. Ci sono fior fior di studi che hanno dimostrato che chi ha un familiare stretto con un disturbo alimentare (vedi me con mia madre, ad esempio) hanno maggiori probabilità di sviluppare la malattia. E questo assolutamente non DEVE succedere. E' questo il motore che mi spinge quantomeno ad andare al primo colloquio gratuito senza fuggire a gambe levate urlando, è questa la paura pro che vince tutte le altre paure contro. Spero di reggere.

Maledetta testa bacata

Ieri pomeriggio, dopo il lavoro, sono tornata a casa un po' nel panico. Mentre pedalavo una miriade di pensieri mi si accavallavano nel cervellino senza trovare una direzione. Il pensiero principale era che forse è venuto il momento di fare qualcosa perché io, da sola, proprio non riesco a venirne fuori. Il secondo pensiero principale, assai ingarbugliato, era che in effetti sono di fronte a una malattia ma non riesco ad accettarla, penso sempre in un modo o nell'altro di riuscire a cavarmela da sola e che, in fondo, dovrebbe essere semplice riuscirci. Ma questo pensiero potrebbe anche far parte della malattia stessa. Detto questo, sono tornata a casa e ne ho parlato con Mr D. il quale ha risposto esattamente come prevedevo: mi ha detto che secondo lui la cosa più sensata è chiedere aiuto a chi di competenza, che non occorre pensare ai soldi perché prima viene la mia salute e poi tutto il resto, che dipende solo da me la decisione di fare il primo passo o di non farlo. Ho pianto tanto, da sola, cercando di emergere da un pantano immaginario che ho provveduto a crearmi, cercando di capire cosa fare e che direzione prendere. Alla fine, in uno sforzo immane contro me stessa (giuro), ho tirato su il telefono e ho chiamato un centro specializzato in dca qui in città. Mi hanno preso appuntamento fra un mese e mezzo. Troppo tempo. Cambierò idea, io lo so. Gliel'ho detto e così mi hanno fissato un incontro gratuito abbastanza inutile fra una quindicina di giorni per fare in modo da non perdermi per strada ma già oggi, con una giornata in più dal fatidico episodio, vedo tutto in modo diverso, penso di riuscirci da sola, ho paura che intrapreso un percorso così io possa ingrassare, ho il timore che mi diano una dieta che non voglio seguire e infine ho paura che si focalizzino solo sul mio rapporto con il cibo senza affrontare i problemi che lo hanno scatenato. Insomma: non ci voglio più andare.
Ora devo solo stare calma e non fare assolutamente nulla. Non devo fare assolutamente nulla, devo solo aspettare senza far kazzate tipo telefonare e disdire, pensiero fisso che mi accompagna da ieri sera.

mercoledì 28 marzo 2018

Il demone dell'alimentazione

Tempo fa avevo scritto qui da qualche parte che non so più cosa sia normale e cosa non lo sia. Credo sia uno dei punti saldi di chi, come me, soffre di DCA da davvero troppi anni.
“Tesoro? Posso dirti una cosa, solo una cosa su quanto è successo lunedì?”
No, non me la puoi dire, non voglio sentire nulla, non voglio parlarne. Non voglio e basta.
“Tu sei andata in palestra e dopo cosa hai mangiato? “
“100 gr di pasta coi ceci, verdure. Tanta frutta a metà pomeriggio e alla sera... beh alla sera, prima di... beh... una mozzarella con tante verdure”
“Ecco, vedi? Tu prima di pranzo sei andata in palestra... non puoi mangiare così poco, è normale che poi arrivi che non ce la fai più e ti sfondi”
“Normale?”
“Sì, è normale. Te lo dico io: mangia di più, specie quando ti alleni. Vedrai che starai meglio”
Mi veniva da piangere, come sempre quando si parla di cibo e di me, ma ho apprezzato il suo intervento sul mio demone dell'alimentazione. So che Mr D. non sa come prendermi, perché non credo che in questo ambito ci sia un giusto modo di prendermi, ma l'ho ringraziato perché, sebbene (so si sa poi per quale motivo) io non creda che lui abbia ragione, è stato un buon modo per riportarmi a quella che forse potrebbe essere la normalità.

martedì 27 marzo 2018

Non avrei voluto parlarne...

Non avrei voluto parlarne, ma non so con chi parlarne.
Non avrei voluto parlarne perché la maggior parte delle persone che leggerà non capirà, perché una buona parte delle persone che leggerà giudicherà, perché una piccola parte delle persone che leggerà commenterà.
Ma non posso fare a meno di scriverlo, se non altro per riuscire ad esternare quello che è successo.
Erano tre mesi circa che non capitava. L'ultima volta ero stata folgorata da un pensiero limpido e cristallino: “Non ha senso”. Credevo di aver raggiunto il fondo e di non tornarci più, a fondo, ma come sempre negli ultimi vent'anni nel fondo ci sono tornata ed è stato orribile. Non so per quanto io abbia mangiato, cosa io abbia mangiato e in quale quantità io abbia mangiato, ma so che dopo ho vomitato. E tanto. Sono arrivata là dove non ero mai arrivata. Ho visto il sangue uscire a fiotti dal mio naso, ho sentito i capillari rompersi in gola, formarsi piaghe in bocca. E quando tutto è finito lo specchio mi ha buttato addosso le conseguenze del mio gesto: ho visto l'immagine di una persona con tutti i capillari del volto rotti, ma così tanti capillari rotti che in una parte del viso sembra che siano stati fatti dei succhiotti. E mi sono spaventata. E' dal campo estivo dei miei quattordici anni che quando vomito mi si rompono i capillari, ma mai avevo visto una cosa simile. Ho iniziato a piangere, ma neanche troppo perché da qualche parte nel mio in/conscio, stavo male solo perché ora era visibile a tutti il mio gesto e non per il gesto in sé. Ho provato a coprirmi il volto coi capelli, nel disperato tentativo di non far vedere niente a nessuno. Sono uscita dal bagno, ho spento le luci della casa lasciando accese solamente quelle della notte in modo che le bimbe non si accorgessero di niente. Questa mattina ho fatto il cugino It fino a che non sono andata in bagno e mi sono ricoperta di così tanto fondo tinta da far invidia a un giovane pagliaccio ma non è servito a molto. I commenti di Mr D. ieri sera non mi sono stati d'aiuto, per quanto cerchi di capirmi e di non giudicarmi non comprenderà mai perché neanche io comprendo. Devo dargli atto del fatto che non ha insistito nel parlarne, mi ha lasciato stare e si è premurato di farmi uscire dalla camera da letto per stare insieme a guardare la tv avvinghiati come due koala. Ho faticato a dormire, un po' per l'enorme senso di colpa, un po' per l'enorme senso di vuoto, un po' per il dolore alla gola, un po' per il dolore a tutta la faccia.
E adesso? Adesso avrei solo voglia di mettermi a letto con la faccia sotto le coperte e rimanere lì a tempo indeterminato. Mi sono sforzata e sono venuta al lavoro nella speranza di non fossilizzarmi troppo su quanto è accaduto, nella speranza di convincermi che le ricadute capitano, che non sono un dramma, e che è importante riprendersi subito e non caderci più.
Spero di riuscire.

lunedì 26 marzo 2018

Niente nuove, buone nuove


Credo sia uno dei proverbi più usati all'interno della mia famiglia materna e questa mattina lo riciclo volentieri. In realtà di nuove da raccontare ce ne sarebbero ma francamente mi ritrovo in un periodo di stallo totale. Ho una repulsione viscerale per qualsiasi tipo di imposizione dall'esterno, che siano richieste gentili o costrizioni poco velate. E visto che non mi pare bello mandare il mondo a quel paese e dire di no a tutto e a tutti, cerco di non fare kazzate e di rimanere in un periodo di stallo in cui rimando qualsiasi cosa che mi è stata chiesta in modo da rimandare anche la decisione di mandare tutti a quel paese o accettare l'impegno richiesto. Non è da me: sono una di quelle persone superefficienti che appena sanno di dover fare una cosa la fanno subito e al meglio delle loro capacità, ma qui si sta parlando di qualcosa di diverso. Ho notato infatti che mi vengono chieste una serie infinita di attività che non ho voglia di fare, dalla crescente responsabilità al corso fidanzati, al dover districarmi in un labirinto di appuntamenti per vedere appartamenti per mia madre. So che non è bello, ma a questo giro sto cercando di scegliere il male minore, e visto che si tratta di scegliere se mandare tutti affanculo o rimandare, meglio rimandare e cercare di pensare a tutto con mente più fredda e possibilmente meno stanca.

mercoledì 21 marzo 2018

Le figlie femmine

“Vedete, ragazze, questa è la bella! E' la partita per vincere lo scudetto!”
“Ahahahahahahahahahaha! Papà ha detto SCULETTO!”

martedì 20 marzo 2018

Era da molto tempo che volevo farmi questi due regali e per una cosa o per l'altra ho sempre rimandato. Alla fine settimana scorsa me li sono presi tutti e due, regali per me a me stessa e visto che per me i regali devono avere un significato profondo, ho scelto proprio bene:


Le margherite, oltre ad essere il mio fiore preferito, mi ricordano la semplicità e la purezza.

Questo invece è un nontiscordardiME, ME. Io non mi devo scordar di me.
Ogni morte di papa mi faccio un regalo, ed è giusto perché me lo merito.

lunedì 19 marzo 2018

Cosa non si fa pur non annoiarsi

“Ragazze, nuovo gioco: ad ogni calciatore che compare sullo schermo durante la partita diciamo si o no: se è più bello di papà diciamo SI sennò NO. Pronte..... VIA!”
“No”
“No”
“No”
“No”
“No”
“No”
“No”“
“No”
“No”
“No”
“No”
“Mmmmmmmhhhh”
L'unico a far breccia negli occhi di Primogenita fu Florenzi. Beh, poteva andare decisamente peggio: su tre donne in casa, solo una ha dubitato della sua assoluta supremazia XD

venerdì 16 marzo 2018

Mr Simpatia

Mr Simpatia è un quarantacinquenne brizzolato che si è guadagnato con le unghie questo azzeccatissimo soprannome. Il personaggio in questione mi urlò in faccia improperi assurdi solo perché nella sua testa gli avevo rubato il suo posteggio bici quando la realtà dava ragione a me per molteplici motivi fra cui il più lampante: il parcheggio nel nostro cortile interno, con tanto di chiave al portone, è riservato ai condomini e lui non lo è. Ha le chiavi non si sa per quale motivo. Io, per amor della pace, mi sono limitata a stare zitta, ad ascoltarlo e a spostare la bicicletta un po' perché sono cogliona, un po' perché non ne valeva davvero la pena. Fatto sta che Mr Simpatia, né prima né dopo tale episodio, mi ha mai (e dico mai) salutato e noi viviamo qui da ormai sette anni. Io, con la mia solita serenità, lo saluto sempre, sia nel cortile interno che quando lo incontro per strada ma di fronte a me un muro. Ieri sera, mentre mi appresto ad uscire dal portone in tutta fretta me lo trovo davanti, ci guardiamo negli occhi e vedo comparire sul suo volto un enorme sorriso “Buonasera”. L'avevano detto che Burian 2 avrebbe portato la neve.
“Oh, Mr D, sai cosa mi è successo oggi? Mr Simpatia mi ha salutato”
“E lo sai anche perché? Perché ora sei la moglie dell'ingegnere al quale il suo socio ha affidato la ristrutturazione del locale che avrà in gestione”
Da oggi: Mr Opportunismo.

giovedì 15 marzo 2018

La psicopatica mattutina

Ieri l'altro, come tutte le mattine, accompagno mezza rinco le bimbottine davanti a scuola quando scorgo un papà che non vedevo da un po' di tempo. Sì, è un bell'uomo, un po' troppo marpione per i miei gusti, ma visto che sono una persona cordiale gli chiedo come mai fosse sparito e mi sento rispondere: “Ah guarda, qui siamo ai limiti della pazzia. Sorridi!”. Basita lo guardo, mi giro, e vedo la sua ex moglie, cellulare alla mano, che ci riprende mentre parliamo. Imbarazzata, senza sapere cosa fare o cosa dire, incredula che quella pazza possa davvero riprendermi mentre semplicemente chiedo al suo ex marito come sta, mi arrampico sugli specchi e poco dopo fuggo infastidita verso il lavoro. Intendiamoci: lei non mi è stata mai simpatica ma io sono fondamentalmente una persona buona (ai limiti della coglionaggine). In quattro anni che la incontro tutte le mattine, tutte le mattine la saluto e non ho mai (e dico MAI) ricevuto risposta. A parte il fatto che ognuno di loro due avrà le proprie ragioni per essere fuori di testa, io non ci voglio entrare in queste storie, ho già la mia vita abbastanza incasinata da non voler condire il tutto con anche gli affari degli altri. Poche ore dopo mi arriva un messaggio sul cellulare di quest'uomo che mi chiede di testimoniare davanti al giudice che la sua ex moglie ci stava filmando. Eccheppalle. Ah, andiam pure.
Tutto questo fa da premessa a quanto successo questa mattina quando, sempre davanti a scuola, quella persona equilibrata della sua ex moglie mi ha spinto apposta e neanche troppo delicatamente per passare.
Allora io dico: ma perché ste cose devono succedere proprio a me? Neanche ad accompagnare le bambine a scuola posso star serena? Ecchepppppalle.

mercoledì 14 marzo 2018

Sono praticamente morta

Ieri Mr D. si sentiva la pressione alta e visto che in famiglia da lui tutti hanno la pressione alta, si è fatto prestare il macchinino dalla nostra vicina di casa. E così, visto che io son sempre sull'orlo dello svenimento costante e visto che so che la mia pressione è sempre bassa, ho provato a misurarmela anche io.
50/80
Mi chiedo come io riesca a svolgere le normali funzioni umane. Dead woman walking.

martedì 13 marzo 2018

Ieri sera, dopo quattro settimane dalla nostra ultima chiacchierata, l'ho incontrato. Se ne stava seduto al suo solito posto, nella sua solita posizione, con la sua solita espressione. Ero così felice di vederlo che non ho potuto fare a meno di inondarlo di domande con un sorriso da ebete stampato sulla mia faccia. Francamente l'ho visto in forma, con la sua scorza dura da uomo tenace di una volta. Ha ancora difficoltà ad articolare e a ricordare bene delle parole (ha detto Pellole al posto di Pillole, ha detto Legghere al posto di Leggere) e molto spesso non comprende il significato di parole di uso comune ma tutto sommato poteva davvero andare molto peggio.
“ Ah.. Spettinata... a volte non mi vengono neanche più in mente le parole”
“Eh ma che vuole che sia, Don! Anche a me capita e mica ho le sue scusanti”
Mi è davvero mancato molto e ora sono felice di riaverlo a casa.

lunedì 12 marzo 2018

Italiani!

Per accontentare il nostro amico Vedetta, posso dire che a questa tornata di votazioni non c'è stato nulla di particolarmente eclatante tranne un inutile episodio di un inutile individuo che inutilmente ha iniziato ad urlare per l'attesa troppo lunga mentre l'inutile presidente di seggio chiedeva inutilmente agli agenti di polizia di farsi inutilmente consegnare i suoi inutili documenti. Non è certo stato assurdo come la tornata precedente, quando tutte le casistiche umane possibili e immaginabili ce le siamo beccate noi: dal tizio furbone che fa la foto dentro alla cabina senza silenziare il telefono e rivelandosi con un sonoro CLICK, passando alla tizia ancora più furba che esce con la scheda aperta, la matita copiativa e una gomma urlando che riusciva a cancellare un pochino la sua votazione fino a chiudere in bellezza col furbone che si fa registrare e si rifiuta di prendere la scheda come segno di protesta. Italiani: gente strana.

venerdì 9 marzo 2018

Eh ragazzi, qui si invecchia!

Vent'anni fa, quando facevo nottata ai seggi, dormivo solo due ore e alla mattina mi svegliavo comunque carica come una molla, pronta ad affrontare la giornata con un sorriso. Lunedì questo invece mi sono alzata dopo aver dormito esattamente 150 minuti e non ero in grado di articolare neanche la più semplice frase. Sono rimasta rincoglionita tutto il giorno e alle otto e mezza di sera sono piombata in uno stato di profonda incoscienza. Martedì mi sono svegliata, nella speranza che il mio corpo avesse riacquisito le precedenti funzionalità e invece un mastodontico mal di testa era proprio lì a ricordarmi che non ho più vent'anni e che se faccio la splendida fino alle cinque del mattino, me ne porto le conseguenze per i giorni a venire. Che culo, eh?

venerdì 2 marzo 2018

Come ad ogni tornata elettorale degli ultimi 19 anni, mi appresto a recarmi al mio solito seggio che i lettori più affezionati sanno non essere proprio a due passi da casa mia. Ricordo un anno che, skankerando a più non posso a causa dell'enorme nevicata, sono dovuta andare a piedi mettendoci circa due ore e mezza. Al solo pensiero mi prende male: sto invecchiando.