Ieri nella chat di famiglia Primogenita ha inviato un suo racconto chiedendo un parere dei nonni. Mi sono precipitata a leggerlo tutto d'un fiato: un giallo ben scritto, una trama avvincente, qualche errore qua e là ma per una ragazzina dodicenne è davvero un racconto spettacolare. Mio padre è stato il primo a rispondere. Ha scritto è che non credeva che il racconto fosse della nipote ma nel caso fosse suo si complimentava e, successivamente, elencava cosa secondo lui si poteva migliorare e gli errori commessi, chiedendo poi alla nipote di vedersi per parlarne. La seconda che ha risposto è stata mia madre, un semplice: “Brava! Io ti do 7”. Ed è lì che sento Mr D. chiedermi quasi urlando: “Oh! Ma hai letto cosa hanno risposto i tuoi genitori?”. Beh, sì che l'avevo letto. Mio padre la prima e unica volta che si è complimentato con me era il giorno della mia laurea per cui ritenevo il suo messaggio un vero successo. Inoltre non credeva che il racconto fosse di Primogenita per cui lo riteneva buono. E mia madre, beh, un sette non è mica male.
“Aspetta che legga i commenti mio padre! Vedrai come gliene dice quattro!”
“Perché? Perché dovrebbe dirne quattro?”
“Beh. Tuo padre ha esordito dicendo che secondo lui tua figlia non è in grado di scrivere un racconto così bello e poi è passato ad elencare tutte le cose negative. E tua madre.... beh tua madre... sette? SETTE? Oh! Ma ti pare?”
E per fortuna che non è vivo mio nonno. La prima volta che andai da lui a comunicargli il risultato del mio primo esame universitario gli dissi: “Oh! Nonno! Ho preso 29! 29 su 30!” E lui mi rispose “Non ti preoccupare, Spetti. La prossima volta andrà meglio”.E così ho iniziato a ragionare. In effetti Mr D. non ha tutti i torti. No no, ha proprio ragione. E io, che sono cresciuta in casa con una madre così e raramente a contatto con un papà così, sono cresciuta senza la minima autostima e la minima considerazione di me stessa. Forse che non sia stata tutta farina del mio sacco? Forse che sia stato un loro errore, in assoluta buona fede?
E la cosa davvero triste è che ci è voluto Mr D. per farmelo notare perché io avevo visto solo il lato bello dei loro commenti, anzi mi sembravano quasi esaltanti. Mi ricorda molto quando la Psicocosa mi diceva che io consideravo il mio massimo la base da cui partire, il minimo indispensabile dal quale poi pompare a mille.
Una cosa è assolutamente certa: io lo stesso errore non lo commetterò mai. Non sono certo una di quelle mamme che pompano i figli quando si presentano con un brutto disegno o con un racconto vomitevole (oh! Da una certa età in poi eh! Quando sono piccoli tutto quello che il bambino fa è meraviglioso), ma non sono di certo neanche una di quelle mamme che stroncano i figli tappandogli le ali che ancora stanno crescendo. Spero solo di riuscire a fare un lavoro diverso da quello fatto dai miei genitori per riuscire a porre le basi per una sana ed equilibrata autostima dei miei figli. Lo spero davvero.