Premessa: qualche
settimana fa ho inviato nella chat della famiglia di mio padre
l'invito alla festa del secondo compleanno di Birullulo (che si è
svolta ieri). Mio padre, per non smentirsi mai, aveva risposto che
sarebbe venuto solo se non avesse piovuto in quanto sarebbe sceso dai
monti in moto. Come è prevedibile ho letto il messaggio e ci sono
subito rimasta male. Maporcadiquellapupattolaladra. Se ci tenessi
davvero potresti scendere in auto e sì, ti sbatteresti a cercare
parcheggio come faccio io ogni volta che vengo a trovarti e poi torno
a casa mia perché io il parcheggio privato non ce l'ho. E se ci
tenessi davvero potresti chiedere un passaggio a una delle tue
sorelle così neanche avresti lo sbattimento di trovarlo, sto kazzo
di parcheggio. Ma vabbeh. Per settimane sono stata lì lì per
scrivergli, ben consapevole che non avrebbe in alcun modo alterato la
realtà dei fatti o il suo comportamento. Mi sono arrovellata il
cervello chiedendomi come mai ci sia in me una barriera così tanto
restia a rispondergli a tono, perché in fondo ho 40 anni e molte mie
paure non hanno davvero davvero senso. Mi sono comunque aggrappata
alla giustificazione del: tanto non cambierebbe nulla. Fatto sta che
qualche giorno fa, quando tutti iniziavano a confermare o disdire la
loro presenza, mio padre ha scritto che avrebbe preso un passaggio da
sua sorella minore. Apriti cielo, ce l'ha fatta. Ho pensato. E
come una figlia felice gli ho mandato un messaggio con scritto “Sono
davvero contenta tu venga, sai ci ero rimasta male quando avevi detto
che forse non saresti venuto” (già riuscire a scrivere questo
messaggio per me è stato un enorme passo avanti). Risposta sua:
Faccina sorridente. Ora, con il senno di poi, sarebbe stato meglio se
non fosse venuto. Si è presentato ieri a casa mia con un muso da
manuale. Non ricordo che mi abbia salutato ma è probabile che
l'abbia fatto visto che io accolgo sempre tutti sulla soglia
abbracciando i nuovi venuti. Sono sicura però che la prima frase che
mi è stata da lui rivolta sia stata la seguente: “Oh, non si
trovava parcheggio. Abbiamo cercato non so quanto. Se fossi stato da
solo me ne sarei tornato a casa”. Io l'ho guardato e lì mi sono
ricordata il perché non gli ho detto nulla nei giorni passati. Una
sensazione di paura mista a timore reverenziale si è attanagliata
nel mio petto. Ma a sto giro si è mosso anche qualcosa di diverso.
L'ho guardato e non l'ho giustificato, non sono subito corsa ai
ripari dandogli ragione ma me ne sono stata zitta, lì davanti a lui
fissandolo negli occhi. La seconda volta che mi ha parlato mi ha
detto bene o male la stessa cosa e allora lì ho ribattuto: “Sai
che quando ti vengo a trovare anche io poi tornata qui devo cercare
parcheggio?”. Ovviamente la reazione sua è stata nulla, ma io
invece lo avevo detto, avevo tirato fuori, sebbene con titubanza,
quello che mi ronzava nella testa da giorni. Comunque: è stato
sgradevole per tutto il tempo della sua brevissima permanenza in casa
mia, sebbene io notando il suo cattivo umore sia andata due volte ad
abbracciarlo. E' stato così sgradevole che mia madre mi ha chiesto
cosa avesse mio padre (nota bene: i due non interagiscono tra loro da
anni e anni) e persino Mr D. che va d'accordo davvero con tutti e
riesce ad essere serafico davvero con chiunque, mi ha chiesto alla
fine della giornata cosa fosse successo: “Oh, in 16 anni non ho mai
avuto difficoltà a parlare con tuo padre, neanche quando discusse
con me tempo fa. Ma oggi non sono riuscito a parlargli” (e questo
solo per farvi capire quanto mio padre riesca a espandere il suo
alone contro le persone). Finita la giornata io, stranamente, non ero
triste per tutto ciò. No. Non mi sentivo abbattuta, non mi veniva da
piangere come succede sempre. No. A sto giro ero inkazzata. Inkazzata
dura. Perché porcadiquellapupazzolaladra: se non avevi voglia di
venire potevi startene a casa tua, avrei preferito. Sì, avrei
davvero preferito non fosse venuto (e questo pensiero è rivelatore
di quanto io sia davvero davvero inkazzata). Il vero passo avanti
sarebbe dirglielo, sarebbe spiattellargli in faccia che si è
comportato male (anche se l'esperienza mi insegna che non servirebbe
a nulla visto che l'unica volta in 40 anni che l'ho fatto non è
servito davvero a un beneamato k.) ma già non essere triste, già
essere inkazzata e avere, sebbene in solitaria, reagito, lo considero
un vero passo avanti. La realtà dei fatti, purtroppo, è che gli
voglio un gran bene. Non so perché, ma gliene voglio davvero tanto e
mi manca. Oggi ho deciso che non farò nulla, sarà già tanto che mi
passi questo sgradevole senso di nausea che mi attanaglia lo stomaco.
Domani chissà.