giovedì 29 gennaio 2026

C'è troppa poca musica nella mia vita

Ecco il pensiero che mi ha attraversato la mente mentre questa mattina stavo pedalando per venire al lavoro. Ma in realtà non è vero. Certo, prima della morte di Nonna la mia vita era un'enorme bolla di musica, fatta di prove una sera sì e una no, fatta di concerti in strada, di cantate in casa, di strumenti lasciati in giro e presi ogni tre per due fra una lavatrice e l'altra. Da quando è morta lei qualcosa si è spezzato e per mesi e mesi dalla mia bocca non ne è uscita nessuna nota, dalle mie mani nessun accordo. Mi sembrava ingiusto, mi ricordava quando ero a casa con lei, io nella mia stanza e lei in cucina, quando nell'aria c'era solo quello. Mi ricordava il mio esame di terza media, l'unico ad essere stato sostenuto a porte aperte per permettere a tutti di ascoltarmi e lei era lì fra i miei amici e professori, sulla soglia della porta con un gran sorriso sul viso. Mi ricordava la prima volta che ho cantato e suonato in pubblico quando la cercavo fra la folla, o la prima volta che le ho dedicato un verso della canzone che stavo eseguendo, incontrando i suoi occhi in mezzo a molti. Ora non è più così, mi chiedo se mai tornerà così. Però non è vero che musica proprio non ce n'è più perché la musica è nella mia testa. Mi sono resa conto questa mattina, mentre pedalavo, che la mia testa è piena zeppa di musica e suona lì ogni tre per due. Nella mia testa infatti passano canzoni mentre corro, mentre pedalo, mentre cucino, come uno spettacolo silenzioso ma sempre presente. E' come se le tre note che ho tatuate sulla clavicola sinistra riescano a far suonare melodie nel mio profondo.

mercoledì 28 gennaio 2026

I cambiamenti di Secondogenita

Come detto qualche post fa (vedi qui) Secondogenita ha sempre avuto un caratterino bello peperino e testone ma ultimamente sta cambiando molto. Rimane sempre quella ragazza tosta e dalla risposta pronta ma, almeno con me, sta dimostrando una maturità e una dolcezza tale da lasciarmi stupita. Sabato scorso ho lavorato tutto il giorno, appena finito mi sono fiondata a fare la spesa e, varcata la soglia di casa, mi sono messa a piangere dalla stanchezza. Ero davvero distrutta e il pensiero di dover preparare la cena, sistemare casa e aspettare che Birullulo fosse a letto per svenire anche io nella braccia di Morfeo era quasi insopportabile. Mentre singhiozzavo ricevo la telefonata di Secondogenita:

“Mamma? Possono venire L., I. e C. a cena e poi a dormire da noi?”

Silenzio

“Mamma?”

“Amore, ho lavorato tutto il giorno e sono davvero davvero stanchissima. Non potete andare a casa di qualche d'un altro?”

“Gli altri non possono”

“Ok, guarda anche io non riesco. Una. Una amica sì ma tre per me sono davvero troppe sono molto stanca”

Metto giù e mi rimetto a piangere.

Passano trenta secondi che il telefono suona di nuovo.

“Mamma?”

“Sì amore?”

“La mamma di I. ha detto che lei non può venire per cui sarebbero solo C. e L.”

“Secondogenita... sono molto stanca. Lasciamici pensare ok? Una sola sarebbe meglio, sono molto stanca... No amore, facciamo una sola amica”

“Ok mamma”

Passano trenta secondi che il telefono suona di nuovo.

“Mamma, allora viene solo C.”

“Solo C.? Ma L. è la tua migliore amica...”

“Lo so ma hanno fatto pari o dispari e lei ha perso”

“No vabbeh dai... così no... chiamale entrambe”

“Ma mamma... no...”

“Sì sì chiamale entrambe”

“Ma sei sicura? Sei stanca mamma non importa”

“Sì sì falle venire tutte e due”

E così poco dopo si sono presentate tutte e quando le ho salutate mi hanno sorriso e mi hanno portato un bel regalo tutto per me e per il mio disturbo: caramelline gommose vegane. Io quasi mi mettevo a piangere, un gesto davvero piccolo ma così importante, che mi ha fatto sentire ascoltata nella loro gratitudine. Mi hanno baciato, mi hanno abbracciato e con i loro enormi sorrisoni si sono messe a preparare i letti. Si sono comportate benissimo, alle 11,30 già dormivano e neanche le ho sentite. Un enorme passo avanti per Secondogenita che fino a qualche tempo fa al mio primo no avrebbe iniziato ad insistere a testa bassa per poi urlare e incazzarsi, non ottenendo ovviamente quanto chiesto. Sono molto orgogliosa di lei.

martedì 27 gennaio 2026

L'Amore per i figli

Quando si soffre si ritorna bambini, si desiderano le carezze di mamma, gli abbracci di papà. Si vorrebbe essere coccolati fino ad addormentarsi, si vorrebbe ritrovare quel senso di sicurezza che inevitabilmente crescendo si va perdendo. E Primogenita, la sera in cui si è lasciata col PoveroRagazzo, è tornata un po' bambina. Si è presa gli abbracci, le coccole, le tenerezze. Le ho chiesto se avrebbe voluto dormire con me, nel lettone, e me la sono ritrovata di fianco, così spilungona ma piccola e dolce ai miei occhi. E' proprio vero che l'amore per i figli non ha tempo neé luogo. L'amore per i figli non ha mai fine.

domenica 25 gennaio 2026

Aspirazioni birullulifere

“Mamma? Da gLande vojo faLe il maestLo”

“Bello! E come mai?”

“PeLché a me piace impaLaLe. E poi comanda”

L'importante è avere chiaro ciò che ci piace fare.

giovedì 22 gennaio 2026

Il PoveroRagazzo

Primogenita ci ha chiesto nei giorni scorsi un momento in cui saremmo stati tutti in casa perché il PoveroRagazzo sarebbe venuto a prendersi le sue cose (“Ma che si deve prendere? Lo spazzolino?” Mr D. dixit) e ci teneva molto a salutarci tutti. Ed eccoci a ieri sera: lui sull'orlo del pianto, Primogenita pure, Mr D. che cercava di stemperare il clima con risate e qualche battuta, Secondogenita e Birullulo abbastanza indifferenti a tutto. Io mi sono resa conto di quanto alla fine mi fossi affezionata al ragazzo e gli occhi lucidi mi son venuti. L'ho abbracciato e salutato mentre, nell'imbarazzo generale, ho scoperto che proprio ieri era il suo diciottesimo compleanno. Povero ragazzo. Gli ho scritto dopo, scusandomi con lui perché, se avessi saputo, sicuramente gli avrei preso almeno un pensiero. Mi sono detta dispiaciuta per come sono andate le cose e l'ho ringraziato di cuore di tutto. Da genitore ora vedo da un altro punto di vista e mi chiedo se anche mia mamma avesse delle preferenze rispetto ai ragazzi che ho portato in casa, se avesse dei dispiaceri una volta finite le storie sebbene non me l'abbia mai fatto notare e se avessi avuto dei genitori insieme, magari anche loro avrebbero parlato senza farmi sapere nulla delle loro sensazioni, delle loro opinioni e delle loro preferenze rispetto alle mie relazioni sentimentali.

martedì 20 gennaio 2026

Le soluzioni smart di Secondogenita

Non so da quanto tempo questa cosa vada avanti ma tutte le notti faccio incubi su incubi. A volte sono meno pesanti, a volte parecchio impegnativi ma non ho memoria di notti passati senza farne. Prima di intraprendere il percorso dalla Psicocosa l'incubo che andava per la maggiore era l'uragano e io che dovevo meticolosamente chiudermi in casa, chiudere tutte le finestre, le porte, tutto di tutto, per non morire. Mi ricordo ancora il sogno conclusivo e da quel momento non lo sognai più. Ora va per la maggiore la fuga: fuga da un'orda di barbari inferociti che vuol tagliare teste, fuga dagli alieni, fuga fuga fuga. E così corro corro corro. E' ovvio che io mi svegli angosciata e assonnata tutte le mattine, mi faccio tanti di quei chilometri! Parlandone stamattina a colazione Secondogenita mi ha dato la sua soluzione immediata e semplice:

“Beh, mamma, chiama la fatina dei sogni e fatti cambiare sogno”.

A una mia sonora quanto spontanea risata la ragazza ha poi continuato:

“Oppure fatti uccidere così il sogno finisce e puoi iniziarne un altro. Io faccio sempre così”.

Oooooooooooook.

 

lunedì 19 gennaio 2026

Fantascienza

Fantascienza per me era uscire d'inverno senza cappello ma neanche se dovevo semplicemente scendere una rampa di scale e poi tornare in casa. Non potevo farlo perché bastava questa semplice dimenticanza e qualche minuto di freddo per portarmi dietro quattro giorni di mal di testa infernale, antinfiammatori e nausea costante. Intendiamoci bene: non è che ora esca senza un berretto in testa, anzi ne ho uno specifico anche per la casa, ma se mi è capitato di dimenticarmene un paio di volte per uscire e nulla mi è successo. E' ovviamente merito delle cure che sto facendo da giugno e che stanno dando dei risultati spettacolari. Che bello... posso uscire senza cappello senza morire per i quattro giorni successivi! Fantascienza!

domenica 18 gennaio 2026

Fammi fessa

Io e Secondogenita siamo sempre state caratterialmente molto diverse, lei straordinariamente simile al padre. Abbiamo passato anni di scontri, di incompatibilità e difficoltà. La nostra dinamica più frequente funzionava bene o male così:

Secondogenita fa una richiesta di solito non compatibile con quanto da me voluto

Un secco NO da parte mia che però interiormente mi crea possibilità di ripensamenti

Proteste inkazzose e vivaci da parte sua

Il secco NO diventa sempre più definitivo mano a mano che le proteste si fanno più voluminose e insistenti

Urla da parte sua

Fine

Per anni le ho detto di farsi furba, che sapendo come sono fatta di carattere, il modo per farmi fessa è estremamente semplice: dopo il mio NO iniziale basterebbe darmi il tempo di pensare, senza insistere, e se ci si aggiunge anche qualche dolcezza allora quasi sicuramente, compatibilmente con la richiesta, quel NO diventerebbe un SI. Niente. La ragazzina, caparbia e dal carattere forte, andava sempre e inevitabilmente allo scontro. Fatti furba, fammi fessa! le ripetevo spesso. D'altra parte se sai che tua mamma ha questo carattere qui e se vuoi qualcosa puoi anche ingegnarti per ottenerlo tanto alle urla e all'inkazzo da me, toro testone, non otterrai davvero mai nulla. Anzi. Più urli e più ti inkazzi più il mio NO diventa totale e indiscutibile.

Non so esattamente quando sia avvenuta la metamorfosi, forse è stato qualcosa di graduale avvenuto con l'impegno di entrambe. La dinamica ora è diametralmente cambiata. Quando lei mi chiede qualcosa io non le dico no, le chiedo cinque minuti per pensarci in modo da valutare l'idea e da vedere se riesco ad accontentarla. Lei da parte sua non insiste, mi da il tempo, e quando si ripresenta mi chiede dolcemente la decisione. E se la decisione è ancora no, allora me lo richiede ma senza insistere troppo e nel caso diventi un sì allora mi domanda se ne sono sicura, se non è troppo un peso, se va bene così e va sempre bene così. Il mio SI una volta che è tale non torna più indietro (domani scriverò qui un esempio lampante successo sabato). E' una dinamica sana, per nulla forzata, naturale, che si è stabilita fra noi con spontaneità ed equilibrio. Credo che stia maturando, che stia crescendo. E io con lei.

giovedì 15 gennaio 2026

Mi manca...

Come sapete le vacanze di Natale non sono state proprio tutta questa gran passeggiata (per chi se lo fosse perso leggere qui) tuttavia, e pare davvero assurdo, ci sono stati anche dei lati positivi e il mio garmin me lo ricorda con nostalgia. Avendo a disposizione tanti giorni di ferie e l'impossibilità di correre il mio fisico si è rilassato così tanto da farmi dormire dalle 8 ore in su, ho toccato picchi anche di 9 ore e mezzo. Non ho memoria di quando fosse stata l'ultima volta e questo perché

  1. il mio fisico è naturalmente portato a svegliarsi presto anche quando non ci sono sveglie fastidiose a ricordarglielo. Dal lunedì al venerdì ho la sveglia puntata alle 6,30 ma sono già in piedi senza bisogno di nulla già dalle 6,10-6,15. Il sabato e la domenica il mio cervellino malato non abbandona questa abitudine e per quanto mi sforzi a un certo punto sono costretta ad abbandonarmi all'evidenza e ad alzarmi dal letto

  2. potrei rilassarmi e svegliarmi più tardi quando sono in ferie tuttavia l'unico momento dell'anno in cui ho abbastanza ferie di filato è l'estate e d'estate mi sveglio tre volte alla settimana moooooolto presto (diciamo alle 5,00) per andare a correre col “fresco”. Inutile dire che i giorni intermedi il mio cervello rimane settato su quell'orario

  3. non ho mai avuto ferie in inverno, questa è stata la prima volta tuttavia mi sarei comunque alzata presto per correre visto che sarebbe stato l'unico momento, avendo figli a casa, in cui non avrei disturbato il naturale andamento familiare. In questo siamo grati all'ernia ombelicale che mi ha imposto un riposo forzato

Finita questa parentesi di eventi mai successi prima mi ritrovo a pensare con nostalgia ai giorni in cui il mio garmin si complimentava con me chiamandomi “esperto del sonno”. Ah... bei tempi andati...

Today I don't feel like doing anithing

Mi sono svegliata con questa canzone di Bruno Mars che mi tamburellava nel cervello. Non riuscivo a capire perché. Era lì mentre facevo colazione, era lì mentre mi lavavo, era lì mentre pedalavo. E poi mi sono seduta alla scrivania ed è stato subito chiaro il perché: today I don't feel like doing anithing.

martedì 13 gennaio 2026

Di pene d'amor perduto

La porta che separa la stanza delle due sorelle è una porta che ha una parte di vetro smerigliato per cui io riesco a vedere se Primogenita è seduta alla scrivania (si suppone a studiare) oppure no. In questo periodo non l'ho vista applicarsi ma ci sta, fra la pausa didattica (che teoricamente servirebbe per recuperare le materie sotto, e lei ne ha eh) e la pausa natalizia si è giustamente concessa un pochino di relax però ora basta. Raramente con le ragazze alzo la voce, ritengo che ormai siano abbastanza grandi per un confronto pacato e semi-adulto, ma mi ero preparata a irrompere nella stanza stile Hulk e farle notare che occorreva mettersi a studiare. Ho aperto in modo dirompente (di solito busso ed entro piano) e la scena parata davanti era decisamente diversa da quanto mi fossi immaginata.

Tutto bene Amore mio?”

Sì mamma” rispose l'adolescente sbottando in un pianto singhiozzante.

Me la sono presa fra le braccia, me la sono coccolata senza chiedere spiegazioni, ranicchiata come quando era piccola piccola. Pare fosse indecisa se lasciare il PoveroRagazzo dopo due anni insieme. Abbiamo parlato molto, fra singhiozzi e confidenze. Mi sono accertata che ne avesse parlato con qualche amica, che non si sentisse sola e mi sono resa conto in quel momento molto più che in altri che sono sua mamma, non una sua amica. Può sembrare banale ma non lo è. Primogenita l'ho fatta abbastanza giovane, c'è chi ci scambia per sorelle, e abbiamo sempre avuto un rapporto molto sincero, affettuoso e diretto. Siamo molto simili, raramente andiamo in contrasto e quand'anche fosse risolviamo in fretta e senza strascichi. Ma in quel momento, parlando con lei sul letto, la realtà del mio ruolo mi è piombata addosso in modo dolce ma netto. Qualche decina di minuti dopo casa nostra è stata invasa da una bellissima processione: un'amica recante caramelle gommose di consolazione, un'altra amica che chiamava me con insistenza perchè preoccupata visto che Primogenita non rispondeva più e infine il PoveroRagazzo che, ignaro di tutto, ha voluto fare una sorpresa a mia figlia. Abbiamo preso una pausa, e mi sento molto meglio perché gli voglio bene e non voglio perderlo ma non credo di amarlo più mi ha detto dopo.

Tutto questo è successo prima. Ieri sera invece ha pianto tanto nel silenzio di una casa dove tutti dormivano tranne noi due, e mi ha confidato di aver deciso. Mi ha confidato la rabbia, la frustrazione, la tristezza, la paura. Me la sono coccolata, me la sono abbracciata, l'ho consolata oltre a darle i consigli più neutri e maturi di cui sono capace. E' davvero una ragazza dal cuore d'oro.

lunedì 12 gennaio 2026

Che si aprano le danze

Oggi è un giorno un po' particolare perché dovrò iscrivere due dei miei figli alle prossime scuole, i due più piccoli, e la cosa mi fa davvero strana. Il pensiero che Birullulo prossimo anno andrà alle elementari, lui, il piccolo di casa, mi riempie il cuore. E' vero che lui è di dicembre e che sarà uno dei più piccoli però andrà comunque alle elementari e nel giro di pochissimo, io lo so, avrà una crescita esponenziale che mi farà domandare Ma dove è finito il mio piccolino? E poi c'è Secondogenita, lei che prima del fratello è sempre stata considerata davvero la piccola peste di casa, oggi la iscriverò alle superiori. E' riuscita a scegliere e a parte una débâcle iniziale ha preso la decisione secondo me migliore: seguire il suo cuore fregandosene dei consigli spesso contrastanti di chi le stava intorno. E che scientifico tradizionale sia.



domenica 11 gennaio 2026

Ancò

Si potrebbe pensare a una mia assenza causa altre ferie, e invece no. Tralasciando la visita all'ernia e successivi aggiornamenti (che vi posterò nei prossimi giorni) ho avuto anche il controllo al seno. Mi hanno chiamato (come sempre fanno) da un giorno per il giorno successivo per cui mercoledì sono andata per l'ernia e giovedì mi sono ritrovata a senologia oncologica. Sulla carta doveva essere il controllo a 6 mesi dal mammotome, una mammografia senza altre torture. E invece. Al di là del fatto che ormai mi conoscono tutti e la sensazione è bella, è un po' come sentirsi a casa. Gli infermieri ti chiamano per nome, ci si aggiorna delle proprie ferie e delle proprie vite e cercano di agevolarti in tutto e per tutto. Insomma, dopo la mammografia mi hanno fatto una ecografia e la dottoressa sempre carinissima mi ha detto che le dispiaceva, ma occorreva fare un altro prelievo.

“Nessun inserto in titanio a questo giro eh”

“Ah ok, agoaspirato?”

“Eh no cara, andiamo di biopsia, una core biopsy. Invece di prelevare cellule preleviamo dei pezzi di tessuto. Mi spiace ma serve”

Ormai non sono più una novellina ma mi ero convinta a questo giro che sarei tornata a lavorare per le 10,30 con il responso tutto invariato, torni fra sei mesi. Ero così convinta che sono andata lì in bicicletta e ho dovuto chiamare Mr D. perché dopo non sarei più stata in grado di tornare a casa da sola. Appena entrata nella micro saletta operatoria l'infermiere mi ha guardato con stupore:

“B!! Ma non avrai mica paura!! Ormai dovresti essere quasi abituata”

“Eh M. questa non è la faccia di chi ha paura, è la faccia di una che sa cosa sta per affrontare. Non è che sia proprio piacevole eh”

E così, due anestesie e sei spari dopo (di cui tre dolorosi perché pare abbiano dovuto prelevare più tessuto) mi sono accucciata in macchina con Mr D. e il mio ghiaccio sulla tetta. Tre giorni di riposo, niente lavoro, e via. Ora attenderò due settimane prima di essere chiamata a sentire il responso di persona (non lo danno sul fascicolo sanitario nà al telefono perché potrebbero essere brutte notizie come no, questa è la procedura). In tutto questo io come sto? Sono convinta che sia sempre un B3, quindi né benigno né maligno e sono convinta che mi dicano di tornare ai vecchi controlli annuali/semestrali e questo perché la dottoressa mi ha detto che comunque le variazioni al nodulo sono compatibili con l'ultimo prelievo fatto. Sarà così, ne sono quasi certa.

mercoledì 7 gennaio 2026

Finale col botto

Per passare insieme gli ultimi tre giorni dell'anno tutti insieme in famiglia si è deciso di partire per un viaggetto in macchina, destinazione: Monaco di Baviera. In ordine di comparsa:

  1. Prima notte mi giro nel letto e ZAC! Dolore atroce all'addome. Vado in bagno e scopro una simpatica ernia ombelicale. Chiamo il medico alla mattina:

    Signora venga subito in ambulatorio”

    “Ma io sarei all'estero, torno il 30”

    “Allora il 30 venga subito in ambulatorio”

    “Ma io torno di sera”

    “Allora il 31 mattina appena si sveglia venga qui. E nel caso le faccia molto male o diventi viola vada in pronto soccorso. Intanto le ho già fissato la visita chirurgica”

    Bene ma non benissimo. Per farla breve mi dovrò operare, ma questa è un'altra storia destinata a un altro post

  2. Prima mattina, Primogenita si sveglia con un enorme sfogo su metà del volto e su tutta una mano. Prude, è viola. Penso subito alle cimici del letto unita a una qualche reazione allergica visto che lei è soggetta. Unisco questa richiesta al medito insieme alla richiesta dell'ernia. Per farla breve: dopo aver dormito le notti rimanenti tutti comodamente (e immaginerete molto larghi) in uno stesso letto che presumevo non essere contaminato, siamo rientrati e l'ho portata dal medico il quale ha escluso le cimici (ci saremmo dovuti ricoprire anche noi) ma ha introdotto la variabile acari della polvere. Yeeeee. Visto che continua a non stare bene sono giorni che lavo la qualunque. Alla facciaccia di chi non dovrebbe fare sforzi

  3. Giorno prima della partenza Secondogenita inizia a sentirsi male. Primo ciclo in assoluto della sua vita, amoremiodolce. Secondo giorno di vacanza non ci sta più dentro. Piange e mi chiede di tornare in albergo perché deve andare in bagno. Le provo a spiegare che l'intestino non centra nulla, che sta scoprendo le gioie di essere donna, ma lei non ci crede per cui rinuncio al Museo della scienza e della tecnologia, smollo Mr D, Primogenita e Sbirullulo e me la porto in hotel dove, dopo una tachipirina e tante coccole comprende che, ahimè, avevo ragione io. Inutile dire che non è felicissima della scoperta

Insomma: bene ma non benissimo.