giovedì 26 aprile 2018

Insegnamenti di vita

“Ma... Sbibulì... mi hai appena slinguazzato il braccio dentro al supermercato?”
“Si mamma. E' la vita questa. E' la vita”

martedì 24 aprile 2018

“Mamma? Ma perchè tutti i miei amici ti salutano, e parlano con te, e ti fermano e chiacchierano con te?”
“Mah... Sbibulina... non lo so... mi sembra normale no? Ti vengo a prendere o ti lascio a scuola tutti i giorni ed ogni volta mi sembra giusto salutare tutti i tuoi amici e fare quattro chiacchiere con loro... Perché le altre mamme non lo fanno?”
“No mamma... lo fai solo tu e infatti quando arrivi tu tutti corrono da te e ti salutano e parlano con te ma non lo fanno con le altre mamme”
“Beh, se sei gentile con le persone, che siano grandi o bambini, di solito in cambio ricevi gentilezza. Questa cosa ti dispiace?”
“No mamma, tu sei l'unica che chiamano per nome. Le altre mamme le chiamano La mamma di Diego, La mamma di Andrea... Tu sei l'unica che chiamano B. e non la mamma di Sbibulina”
“Eh ma io ho insistito tanto su questo punto sia con gli amici tuoi che con quelli di tua sorella, così i vostri amici possono parlare con me senza problemi. Questa cosa ti dispiace?”
“No no mamma, tu sei l'unica mamma che fa così. Sei la supermamma”
Quello che per me pare normale si vede che tanto normale non è. MI pare normale salutare e chiedere ai bimbi come stanno, li vedo tutti i giorni almeno due volte al giorno. Beh, intanto mi sono beccata della Supermamma. Oh yeah.

giovedì 19 aprile 2018

Un passo alla volta, nessuno ti obbliga a fare nulla

Da casa mia a questo centro son circa 15-20 minuti a piedi. E' stata la passeggiata più lunga della mia vita. Mentre andavo in là i pensieri si alternavano alle ansie e alla vergogna ma alla fine ho varcato la soglia e non sono scappata. Lo considero già un traguardo. In questo inutile colloquio conoscitivo mi hanno spiegato come lavorano, come impostano le varie terapie, quali sono le tipologie di percorsi e in quanto tempo si iniziano a vedere i risultati. Una parte di me voleva alzarsi in piedi e fuggire, un'altra parte di me voleva rimanere, la parte che ha vinto ha imposto la volontà quantomeno di finite la chiacchierata. Tornando a casa ho meditato, ho pianto e ho capito che le mie resistenze interne ad intraprendere questo percorso sono davvero tante e davvero tenaci. Ci combatto da quando non riuscivo a tirare su la cornetta per chiedere informazioni. Ho passato il mio tempo, fino a ieri pomeriggio, ad affrontarle quotidianamente con un solo, semplice pensiero: Intanto vai là, vedi come va e poi decidi, nessuno ti obbliga a continuare se non vuoi. Credo che continuerò così, in fondo si tratta solo di un primo incontro e ho ancora un mese prima che arrivi il D-Day: devo solo andare, vedere come va e poi decidere. Un passo alla volta.

mercoledì 18 aprile 2018

Normalmente non abbiamo poi tante cose da fare, la solita routine, i soliti impegni ormai ben rodati. Come avevo scritto nel post precedente invece, questa è la settimana del caos e si sta rivelando tale, non tanto per le cose che erano state ormai programmate, sebbene siano duecento e sebbene siano assolutamente fuori dal comune, quanto per gli imprevisti. Come alcuni di voi avranno letto il concerto al quale dovevamo andare è stato annullato (non senza qualche improperio neanche troppo velato o troppo sottovoce da parte della sottoscritta). Per un caso davvero fortuito lo sono venuta a sapere un'oretta prima sennò ci saremmo presentati davanti al portone del palazzetto carichi a molla, muniti di zaino, panini e biglietti per poi scoprire in loco la sfiga. Ieri era invece un'altra di quelle giornate allucinanti in cui avevo programmato tutto al dettaglio, o quasi tutto. Non avevo infatti programmato il fatto che la mia roccia, mio suocero, potesse stare male. Mio suocero è l'unica persona sulla quale possiamo fare affidamento per tenere le bimbolotte, è l'unico disponibile dei quattro (o, nel caso nostro, sei) nonni. E' colui che ogni volta che sorge un imprevisto viene a casa a badare a loro, quando si ammalano o quando la scuola è chiusa, insomma sempre. Abbiamo una catechista che quando teniamo il corso fidanzati ci tiene le bambine (il nonno non lo smuoviamo mai di sera) ma ovviamente l'unica settimana in cui cade la sua gita scolastica indovinate qual'è? Fatto sta che il RocciaNonno è stato male, è stato portato in ambulanza al pronto soccorso e attualmente è ricoverato al Reparto di Medicina d'Urgenza. Per fortuna (adesso lo sappiamo, ma ieri no) niente di grave. Ovviamente ieri, che già sarebbe stata una giornata caotica di suo, è stata una giornata a dir poco allucinante (ma è davvero dir poco). Oggi ho l'inutile incontro gratuito al centro dca e per riuscire a piazzare le bambine e non portarmele dietro ho smosso mari e monti: ho fatto il calcolo e ho passato circa un'ora e mezza al telefono come una disperata per cercare qualche pia mamma che mi desse una mano. In tutto ciò però devo dire che un lato positivo c'è: non ho avuto modo né di disdire l'appuntamento di oggi né di pensarci troppo.

domenica 15 aprile 2018

Il primo concerto non si scorda mai

Se riuscirò a sopravvivere a questa settimana direi che sarà già un bel traguardo non tanto dal punto di vista lavorativo, quanto dal punto di vista pomeridianserale. Questa settimana inizio dal concerto di Jovanotti, passo per l'appuntamento gratuito al centro dca e concludo con l'udienza del Papa a Roma passando per colloqui con gli insegnanti, arrivo e partenza di mia madre con conseguenze scorrazzamento aeroporto-commissioni-casa-aeroporto, allenamenti di pallavolo e incontri (notare il plurale) del corso fidanzati. Tralascio gli altri duecento impegni perché non ho voglia di stillare un elenco ma sono già stanca al solo pensiero.

Oggi pomeriggio la scaletta prevede: ritiro cinne dopo il pranzo per farle riposare, psycocolloquio con il Don, preparazione zainocena, concerto di Jovanotti, collasso lettifero. Questo sarà il primo vero e proprio concerto per le bimbolotte e io lo so: il primo concerto non si scorda mai. Essendo figlia di una proprietaria di un negozio di dischi e di un uomo multistrumentale la musica è sempre stata il mio pane fin da piccola (grazie anche al fatto che mia madre aveva tutti i biglietti di tutti i concerti a prezzi davvero irrisori). A sedici anni, da sola, sono andata al concerto degli U2 a Reggio Emilia (200.000 persone). Al solo pensiero, ora che son mamma, rabbrividisco.
E ora che inizio a passare la mia passione alle bimbe sono caricammmmmolla. Secondo me ci divertiremo da matti.

venerdì 13 aprile 2018

Effetto Boxxo

L'Effetto Boxxo prende il nome da un personaggio che conosco ormai da anni e che frequenta la palestra in cui vado. Boxxo è un geologo quarantacinquenne che si è dato alla scrittura di tre romanzi. Sono anni che ce la mena coi suoi scritti, che ne parla giornalmente, che mi domanda quando li leggerò in virtù del mio passato lavoro. Capitan America, altro affezionato frequentatore della palestra, ha avuto la malaugurata idea di comperarsi tutta l'opera omnia, di leggersela e di tenerla in casa sua e ha deciso, probabilmente per punirmi per qualche azione commessa in una passata vita, di sbolognarmi tutti i libri in modo che io potessi dare un parere critico competente. Ho finito i tre libri in tre giorni non per passione ma perché, approcciato il primo tomo, mi sono resa conto di quanto male scrivesse e di quanto brutta fosse la trama per cui meglio togliersi il dente subito che soffrire per giorni e giorni. Detto questo mi sono presentata in palestra e il Boxxo, sorridente e sicuro di sé, mi ha chiesto un parere. Ho cercato di essere il più gentile possibile senza tuttavia nascondere il fatto che la punteggiatura è usata in modo non proprio buono, che la trama è la stessa per due libri su tre e che, in generale, non è che mi abbiano appassionato tantissimo. Ho pesato le parole, ho detto tutto con un sorriso e ho concluso con qualcosa del tipo che in fondo non erano male. Eccolo, l'Effetto Boxxo.
L'Effetto Boxxo è quel fenomeno per cui tu sottoponi una tua creazione o un tuo lato caratteriale o fisico al giudizio di altri e questi, pur di non metterti in imbarazzo o non ferirti, commentano in modo positivo qualcosa che a loro fa schifo.
Io ho il TERRORE dell'Effetto Boxxo, come uno spettro lo vedo ovunque qualcuno mi propini un complimento. Non parliamo poi quando qualcuno viene a contatto con qualche mia registrazione canora. Il Terrore dell'Effetto Boxxo mi perseguita da tutta la vita, chissà se se ne andrà mai.

giovedì 12 aprile 2018

Controproducente

Secondo me non ha senso che il capo dia contro ai dipendenti a meno di sbagli madornali da parte di questi ultimi. Nell'ambiente lavorativo, come in altre situazioni, per me è molto più produttiva la spinta positiva ma non sempre (diciamo quasi mai) questa cosa si concretizza nel quotidiano di ognuno di noi.
Questa mattina sono arrivata in ufficio e mentre mi confrontavo con una mia collega ho scoperto che ieri uno dei miei capi, quello psicopatico se vogliamo essere precisi, ha sottolineato che non è bene alleggerirmi il carico di lavoro (n.b. Io in tre mesi ho fatto 5 giorni in più di straordinari per star dietro a tutto) perché, parole sue, me lo devo pur guadagnare lo stipendio. Il tono era di colui che pensa che io non faccio un kazzo dalla mattina alla sera. Dopo averci riso su (perché vi assicuro che è meglio prenderla al ridere piuttosto che sfanculizzarlo subito) e aver per un momento pensato che avesse ragione (no vabbeh, sono patologica) ho razionalizzato il tutto: probabilmente lo stronzo crede che in cinque ore di lavoro al giorno io mi giri i pollici perché se uno non lavora almeno dieci ore non conta un kazzo. Non lo so. Quello che però non capisce è questo: secondo voi oggi che voglia ho io di lavorare? Che voglia ho io di dare il duecento per cento come faccio sempre? La risposta è semplice. E così alle dieci, visto che non mi guadagno lo stipendio, sono uscita a prendermi un caffè con calma e senza fretta.
Per me, un comportamento simile, oltre che essere controproducente, è sintomo di un alto livello di stupidità. Complimenti.

martedì 10 aprile 2018

Il desiderincubo

Ieri pomeriggio mi ha contattato la compagna del Conte la quale, per il compleanno del mio bassista, voleva organizzargli una sorpresa che potrebbe essere così riassunta: il desiderincubo della Spettinata. Sono anni che non canto più in pubblico, l'ultima volta è stata al mio matrimonio sette anni fa e se contiamo invece quanti anni sono passati da quando lo facevo con regolarità fra palchi e serate, beh, io direi almeno tredici. In questi anni sono cambiate molte cose, una fra tutti proprio questa. A farla breve: la compagna del Conte ha pensato di andare in Comune a Bologna, chiedere i permessi, organizzare il trasporto e il montaggio della strumentazione in modo che a noi non rimanga altro da fare che andare là e suonare. Si tratterebbe di ingannare il festeggiato facendogli credere di uscire per un aperitivo quando in realtà andremo a suonare in strada dove ci sarà un lauto pubblico di conoscenti e un altrettanto lauto pubblico di sconosciuti (visto che saremo ahimé in via Rizzoli in un orario a dir poco pieno in una pre-serata di inizio estate).
“Eh? Secondo te gli piacerebbe?”
“... … ...”
“Eh?”
“Beh... Sì... credo proprio di si”
“Eh ma tu cosa ne pensi Spetti? Eh? Cosa ne pensi?”
“... … …”
“Cioè a te e a gli altri starebbe bene? Eh? Vi piacerebbe?”
“... … … Lascia che io ne parli con gli altri quando il Conte non c'è poi ti aggiorno”
La povera malcapitata non sa che mi ha messo davanti a una delle paure più grandi che ho. Non so perché sono cambiata così tanto in questi anni, non so perché le insicurezze si sono centuplicate in questi anni, ma il solo pensiero di mettermi a cantare davanti alla gente mi piglia malissimo anche se indubbiamente è una cosa che desidererei fare perché... beh... perché mi piace cantare e perché mi piaceva farlo davanti alla gente. Come sempre ultimamente invece di dire di no subito, faccio decantare l'idea che mi viene proposta in modo da pensarci affondo prima di mandare tutto a puttane. E a questo giro so che la cosa giusta da fare sarebbe accettare, quantomeno per mettere alla prova me stessa e dare un bel calcio in culo alle mie insicurezze e via. Per ora, cosa strana per me come tutti ormai sanno, aspetto e medito senza prendere subito una decisione. Sicuramente ne parlerò coi ragazzi ma so già che l'ultima parola spetterà a me. E quest'ultima parola non verrà fuori ancora per un po'.

Hotel

Suggerimento mattutino: mai giocare a Hotel con un ingegnere civile che di suo ha un innato senso di competizione all'ultimo sangue e una spasmodica voglia di vincere a qualsiasi costo. L'hanno imparato sulla loro pelle le bimbolotte quando Mr D. si è presentato a casa con la scatola del famoso gioco da tavolo. Premessa: le cinne hanno preso palesemente dal padre mentre io gioco e basta, regalando soldi a chi si ritrova vicino alla bancarotta e pensando che in fondo il fulcro di un gioco sia divertirsi in serenità e vi assicuro che a volte vinco lo stesso, eh. Ma non è così per gli altri componenti della mia assurda famiglia: Primogenita vuole vincere come se fosse la cosa più importante al mondo, Secondogenita pur di vincere diventa la disonestà fatta a bambino e poi arriva Mr D. che è l'apoteosi di tutto questo. Francamente Hotel tira fuori il peggio di lui, spingendo con cattiveria i suoi avversari alla bancarotta, gettandosi a pesce sulle speculazioni immobiliari e urlando di gioia quando il dado gli regala un permesso di costruire gratuito. Inutile dire che è più divertente vedere Mr D. così che il gioco in sé.

lunedì 9 aprile 2018

Prima o poi doveva capitare

Mia madre ha scoperto i messaggi vocali di Whatsapp.
Aiuto.
Mi arrivano duecento messaggi al giorno con una lunghezza mai inferiore ai 2 minuti per qualsiasi cosa.
Aiuto.
Se aggiungiamo poi che è una persona ansiosa che soffre tremendamente di solitudine anche se sola non è, potrete ben capirmi.
Aiuto.
Aiuto aiuto.

venerdì 6 aprile 2018

La mia passione

E' da circa due/tre settimane che ho ricominciato a suonare e a cantare. Ho chiesto al Conte se gli andasse di farmi da bassista e ha accettato. Ho chiesto allo Sconosciuto se gli andasse di farmi da percussionista e ha accettato e infine ho tramutato lo Sconosciuto da percussionista a chitarrista perché è così bravo che non ne ho potuto fare a meno. E, ciliegina sulla torta, ho chiesto a Futterman se gli andasse di farmi da percussionista e ha accettato con così tanto entusiasmo che mi sono chiesta come mai io non mi fossi mossa prima. Alla fine mi ritrovo a cantare e, per qualche pezzo, a cantare e suonare l'ukulele. All'inizio è stato un po' uno shock perché ha comportato il fatto di cantare davanti ad altri e non mi succedeva da diverso tempo. Mi ha aiutato molto il fatto che il Conte, noto bassista, abbia provato a farmi sentire un pezzo suonando in modo pessimo la chitarra senza vergognarsi e visto che eravamo soli, e visto che lui di vergogna proprio non ne aveva all'orizzonte, mi sono buttata. Adesso lo posso dire con certezza: cantare con loro mi aiuta, è una sorta di terapia che mi invita a tirar fuori la voce quando io di solito preferisco starmene zitta. Mi aiuta davvero, e mi rende felice.

giovedì 5 aprile 2018

E' possibile essere felici?

E' una domanda che ultimamente mi balena per la testa perché quasi tutte le amiche che ho sono in crisi. Di queste amiche in crisi, tutte, e dico tutte, non hanno alcun problema all'interno della loro vita: hanno un marito o un compagno che le ama e che loro amano, alcune hanno anche dei figli meravigliosi, e tutte hanno un lavoro che bene o male le soddisfa. Ma non sono felici, stanno male, vanno in crisi. Vorrebbero qualcosa d'altro: chi tornare indietro e scegliere di rimanere a vivere all'estero, chi un marito che non si faccia troppo in quattro per la famiglia, chi un marito che si faccia in quattro per la famiglia, chi non sa cosa vorrebbe perché in effetti ha praticamente tutto e nonostante questo è entrata in depressione pesa. E allora mi chiedo: è possibile per un essere umano vivere felice? Perché sulla carta queste persone hanno tutto, eppure. E poi da che pulpito viene la predica. Anche a me capita, in un modo diverso, di vivere una cosa simile: ho un marito che mi ama e che amo, due figlie davvero meravigliose, un lavoro che non mi fa schifo eppure sono dilaniata da attacchi d'ansia. Non sono insoddisfatta della mia vita, non vorrei qualcosa che non ho e sono felice. Sono davvero felice. Eppure i miei attacchi d'ansia mi dicono che qualcosa c'è che non gira nel verso giusto. E allora? E' possibile essere semplicemente e serenamente felici?

martedì 3 aprile 2018

Di festeggiamenti alternativi

Invece che festeggiare la solita Pasqua dai parenti e la solita Pasquetta con gli amici quest'anno abbiamo pensato di fare qualcosa di diverso. Sabato abbiamo passato il pomeriggio in pronto soccorso perché Sbibulina aveva pensato bene di incastrarsi il braccio nella parte superiore di un letto a castello, penzolando a peso morto per qualche secondo prima di essere tratta in salvo con conseguente braccio livido e supergonfio. Durante la fila a Primogenita è salita una bella febbre che l'ha portata in meno di due ore ad avere 39.6. E così il giorno di Pasqua l'abbiamo passato fra antinfiammatori, aerosol, creme e bende e così Pasquetta. Per fortuna che Sbibulina è sempre uno spasso anche nelle situazioni prontosoccorsamente più provanti:
“Oh... mamma... hai visto quello lì quanti tatuaggi ha? E' molto ROCK!”
E allora: Let's ROCK!