"No no, non ce n'è bisogno”
“E invece sì. Coraggio! Ripeti!”
“Ma no mamma! Ti ho detto che la sooooo! Fammi una domanda, dai!”
“Dimmi il nome di un fiume che passava per la Mesopotamia”
“Il Reno”
Perfetto.
"No no, non ce n'è bisogno”
“E invece sì. Coraggio! Ripeti!”
“Ma no mamma! Ti ho detto che la sooooo! Fammi una domanda, dai!”
“Dimmi il nome di un fiume che passava per la Mesopotamia”
“Il Reno”
Perfetto.
“No no grazie, a posto così”
“Come scusi?”
“Non occorre pagare”
“Ma come non occorre pagare? Ho fatto colazione, ho mangiato una brioche e preso un caffé”
“Sì sì lo so, ma colazione sospesa”
“Come scusi?”
“Colazione sospesa. Qualcuno prima di lei ha pagato una colazione e l'ha offerta a chi sarebbe venuto dopo”
Ed è così che ho iniziato con un enoooooooorme sorriso il mio venerdì.
Francamente puntavo ad arrivare viva alla fine. Avevo stimato di metterci circa 6 ore e mezza, più o meno ma non sapevo se avrei ceduto o meno durante il percorso. Avevo stimato mi sarei fermata in un paio di punti per proseguire a piedi. Mr D. puntava a farmi finire entro il tempo gara, ovvero entro massimo 5 ore. Impossibile. O forse improbabile. Sì. Improbabile. Perché non solo sono arrivata alla fine della granfondo, ma ho tagliato il traguardo senza aver avuto crisi in mezzo al percorso e, udite udite, entro il tempo gara. Sono arrivata ultima. Ultima degli ultimi. Ma sono arrivata ed entro le 5 ore. Da metà percorso in poi ho ballato insieme ai ragazzi che toglievano i cartelli della segnaletica della manifestazione e alla fine li ho superati, riuscendo ad arrivare anche se per poco prima della chiusura. E dopo aver tagliato il traguardo con un sorriso super ebete sulla faccia ho sentito una donna urlare.
“857?!?!?! DOV'E' LA 857?!?!?!?!”
Guardo la mia bici.
Sono io.
Oddio, cosa avrò combinato?
“857?!?!?! DOV'E' LA 857?!?!?!?!”
“Ehm... sono qui. Sono io”
“BRAVAAAAAAA UN APPLAUSO!! TI ABBIAMO SEGUITO FINO ALLA FINE! BRAVA!”
E tutti gli organizzatori, gli stessi che avevano applaudito il primo della corsa, gli stessi che stavano togliendo baracca e burattini, gli stessi che stavano sgonfiando il pallone ad arco dell'arrivo, si sono prodigati in un applauso. Un applauso per me.
E io ho ringraziato con un sorriso sulle labbra, mi sono girata verso i campi aperti, e ho iniziato a piangere.
“Buongiorno Signora”
“Buongiorno a lei dottore”
“Prima di lei è venuto a fare la visita sportivo-agonistica suo marito. E' in forma eh”
“Eh sì, lui va in bicicletta da tempo ormai”
“Ah abbiamo visto! E' riuscito a generare 375 watt. Moooolto in forma. E lei cosa fa? Lo segue con la bicicletta elettrica?”
“Scusi?”
“Lo segue con la bicicletta elettrica?”
“No... anche io ho la muscolare. Sono qui a fare la visita agonistica per quello”
“Ah beh, lui allora farà la scampagnata mentre lei di fianco si distrugge di fatica”
“... … ...”
“Non si crucci eh, capita sempre fra marito e moglie. Comunque su! Salga in sella e vediamo come va”
“Mh... mh... ah... apperò! Ehi! Ehi ragazzi venite qui!! Oh è già a quota 200! Dai! Dai portiamola a 225! Oh! Oh ce la fa! 225! Dai dai portiamola ancora più su che ce la fa! 250! Ottimo!!! Ottimo risultato! Non l'avrei mai detto, donna quarantenne. E mi ha pure detto che ha tre figli vero?”
TIE!
Ieri è stata una giornata lavorativa allucinante. A dire il vero ogni mercoledì è una giornata allucinante. Ad essere proprio precisi ogni secondo mercoledì del mese è una giornata allucinante. Sono arrivata a casa stanca, con la testa in confusione, piena delle discussioni fatte in ufficio. Ho aperto la porta e l'ho visto lì, il mio Bibì, col suo sorriso a 5 denti. Appena mi ha visto, come al solito, ha emesso un gridolino acuto quasi ad ultrasuoni ma invece che gattonarmi incontro ai duecentocinquanta chilometri orari come fa di solito, si è appoggiato al divano per tirarsi in piedi. Mi ha guardato, ha urlato, si è staccato e con le braccia aperte ha fatto i suoi primi passi da solo, i suoi primi 5 passi, e li ha fatti verso di me. Mi sono sciolta, mi sono commossa, gli sono corsa incontro buttando tutto quello che avevo addosso per terra e abbracciandolo l'ho inondato di baci e di complimenti. Per quanti figli uno possa avere, è sempre una splendida, bellissima, meravigliosa emozione. E' così che ti aiutano i figli. Tu aiuti loro a crescere e loro ti regalano un amore che mai avresti immaginato.
Ieri dunque ho visto i miei ultimi primi passi.
Ieri mi è stato chiesto quale insegnamento cerco più spesso di inculcare nella testolina dei miei figli e non mi ci è voluto molto per rispondere. In realtà sono due le cose in cui credo profondamente, la seconda è che non tutti i mali vengono per nuocere, ma di questo ne avevo già parlato tempo fa in un lungo post. Per spiegare il sommo insegnamento faccio sempre lo stesso esempio: al lavoro mi capitava spesso di venire a contatto con due o tre persone (sempre le stesse in realtà) che neanche salutavano, e io rispondevo sempre sempre sempre allo stesso modo:
Driiiiiin
“Pronto S.T. Buongiorno sono Spetti”
“Oh mi serve questa cosa”
“Buongiorno C., come stai?”
“... … ...”
“Stai bene? Spero tu stia bene”
“... … Ah... ah sì... sì sì sto bene... ... e tu?”
“Tutto bene grazie. Dimmi pure”
Ora tutte quelle persone che facevano così, tutte, appena rispondo mi chiedono come sto, facciamo due chiacchiere per sapere se va tutto bene e con gentilezza mi chiedono quello per cui mi avevano chiamato. Il vero insegnamento dunque, quello che cerco di passare ai miei figli anche e soprattutto con l'esempio è: La gentilezza paga. Sempre. E' dannatamente, profondamente, sempiternamente vero. Magari non paga nell'immediato, magari non paga con la persona alla quale si è offerta, ma paga, paga sempre e comunque. E' vero. Sappiatelo.
Mercoledì sera scorso: tentativo di partita a pallavolo. Dopo tre quarti d'ora dalla mia uscita di casa il telefono ha squillato e rispondendo ho sentito la voce sussurrata di Primogenita che diceva “Mamma, torna a casa subito, Birullulo piange da 40 minuti e papà non riesce a calmarlo. Non dire a papà che ti ho chiamato, inventa una scusa... che ne so l'istinto materno”. Mi sono precipitata fuori dalla palestra senza cambiarmi (e lì ho preso freddo) con le ginocchiere ancora addosso e mentre correvo Primogenita continuava a mandarmi whatsapp chiedendo dove fossi. N.b.: gioco nella palestra di fianco a casa mia, tre minuti a piedi cronometrati
Sabato scorso: comunione di Sbibulina. Mattina coi parenti, pomeriggio con gli amici, sera morti sul divano
Ieri l'altro: 110 km per 1200m di dislivello. Sono riuscita ad arrivare al passo della Raticosa, una mèta quasi impossibile. Ci ho messo 7 ore andata e ritorno, 7 fottutissime ore, ma ce l'ho fatta
Ieri l'altro pomeriggio: prove col Trio. Sono arrivata in ritardo perché dopo le 7 ore di bici mi sono un secondo appoggiata sul letto e sono morta per 45 minuti. Morta morta morta. Pensando alla serata che ci aspetta dopo un anno e mezzo senza prove pronostico che saremo pessimi. Pessimi pessimi pessimi.
Giovedì prossimo: apericena (brrrrrr come odio questi termini) di lavoro dove mi porterò dietro anche Mr D. Apericena super-elegante in un hotel di lusso con tanto di chef stellato e non so quale band rock musicale ad accompagnare il tutto. I figli a casa. Ciao ciao. Visto che l'autonomia è lontana dall'essere raggiunta io e Mr D. ci assenteremo solo un'ora. Sigh. Sob. Sigh e sob.
Domenica prossima: la granfondo 10 colli che mi aspetta stile avvoltoio. Non so se ce la farò e comunque non ce la farò di sicuro nei tempi minimi. Pare che dopo 5 ore smontino tutto, i gabbiotti per i rifornimenti, il traguardo, tutto. Arriverò, se arriverò, sola soletta in compagnia della mia cara amica: la stanchezza. Insieme a tanta soddisfazione però. Forse. Forse no. Forse arriverò imprecando.
Venerdì 22: serata col Trio. Tutti gli anni suoniamo a questa serata di beneficenza in favore delle donne indiane maltrattate e dei loro figli. Saremo in un palazzo storico, sotto un bellissimo loggiato, all'aperto. Sì. All'aperto. Faranno -248 gradi e moriremo assiderati sentendo la nostra pessima musica fatta di stonature dal troppo tempo senza suonare e di sbavature dalle dita completamente congelate
E ottimismo sia.
Ultimamente mi chiedo spesso come facessi io prima a sentirmi incasinata con due figli, ora che ne ho tre...
A breve aggiornamenti
Ieri era il santo patrono della mia città per cui Mr D. ha pensato bene di sfruttare la cosa e portarmi fuori in bici per allenarmi. Non alle terme mezza giornata da soli io e lui. No. In bici. Sotto la pioggia. Al freddo. A pedalare su per le salite. Vabbeh.
Ieri ho fatto tre colli, 86 km circa, 1000 di dislivello, 4 ore e 44 sul sellino. Sono morta. Morta morta morta morta. Al secondo colle, dopo una salita del 14% mi sono messa a piangere come una bambina. Sono tornata a casa dichiarando che basta, che io mollo, che la finisco qui. Ho passato una notte bruttissima, dove la stanchezza era così forte da farmi dormire male e questa mattina mi sento come se un camion mi fosse passato sopra più e più e più volte. Mr D. è ancora convinto nonsisabenecome che io sia in grado di affrontare la 10 colli fra 2 settimane. Vuole uscire domenica prossima e farmi affrontare lo step successivo: 100km con 1500 di dislivello. Io dico che è matto. Sì, è sicuramente matto. Matto matto matto matto. E più ci penso più mi viene in mente la storiella. Non ve l'hanno raccontata anche a voi la storiella? Se un tuo amico si butta dal cavalcavia che fai? Ti butti anche tu?