giovedì 29 aprile 2021

L'anima in pace

Da quando la Pera è morta faccio sogni carichi di sensi di colpa. So che sono inutili e assurdi ma non ci posso fare niente. Qualcosa però ieri è cambiato: ho scoperto che la mia amica è stata ricoverata per un mese e mezzo in un centro in cui vengono trattati casi gravi in psichiatria. Non so esattamente per cosa fosse stata ricoverata, ma so che c'è stata per 40 giorni. Non lo sapevo ma neanche lei ha mai saputo dei miei trascorsi al centro dca, neanche lei sapeva che avrei potuto anche io finire in un centro di recupero (e che ci sono stata assai vicino). Questa nuova scoperta mi ha regalato due pensieri molto molto importanti: il primo è che fosse effettivamente ben seguita e il secondo è che fosse effettivamente molto malata. Sembrano due cose tutto sommato normali visto il gesto che ha fatto ma non sono scontate. Per giorni mi sono torturata per cercare di dare un senso a quello che è successo ma forse un senso non c'è. Ho pensato fosse depressione post-partum sentendomi troppo vicina a lei ogni volta che in questi giorni mi prendeva la stanchezza e il pianto, ho pensato fosse depressione da covid, chiusa in casa con un neonato; ho pensato fosse per via del lavoro perché essendo maestra elementare anche lei era a casa in dad senza contatti con nessuno. Ho provato a sommare tutte queste situazioni, mi sono sentita molto molto vicina a lei soprattutto per la stanchezza dovuta a un nuovo figlio, mi sono data la colpa di non aver capito abbastanza quanto stesse male in questa situazione. E ho provato a scervellarmi per cercare di capire. Ma forse non c'è nulla da capire. Forse (e dico forse perché mai nessuno saprà esattamente come sono andate le cose), forse è stata la malattia a portarsela via, forse non era in sé quando ha fatto quello che ha fatto. Forse non l'ha fatto lei, l'ha fatto la sua malattia per lei. E questo mi è molto molto chiaro perché ci ho messo anni a capire una cosa che in questa situazione è importantissima: una persona NON è la sua malattia. C'è chi muore di cancro p chi muore di covid, ma c'è anche chi muore di anoressia e di altre malattie della mente, catalogate da chi ne è affetto come se non si trattasse effettivamente di una malattia, con la vergogna di quello che hai, finendo per venirne risucchiato nell'anima e nel corpo. E' così che è successo a lei, o mi piace pensarlo così forse proprio perché in una situazione simile io mi ci sono trovata e sono riuscita ad uscirne, sebbene non ancora del tutto. E così dopo giorni e giorni la mia anima ha trovato la pace, ho dormito senza incubi e sensi di colpa e ora, quando penso a lei, mi viene sempre da piangere ma non per rabbia o per incomprensione, ma perché mi manca. E mi dispiace.

sabato 24 aprile 2021

Coincidenze?

Due giorni dopo il funerale Mr D. ha deciso di farmi una sorpresa e mi ha portato in un campo di tulipani. Io adoro i tulipani. Purtroppo la mia reazione è stata inaspettata: mi sono messa a piangere. Dopo questo preambolo un po' scosso ho iniziato a camminare in mezzo ai colori con Birullulo in fascia e il primo pensiero che mi è venuto in mente è di coglierne uno bianco, perché quel tulipano bianco sarebbe stato lei, la Pera. Lo so, è un pensiero assurdo e poi il suo colore preferito è (no, “era”, devo abituarmi a dire “era”) rosa. Comunque siamo tornati a casa con un bouquet di 14 tulipani dai colori meravigliosi, uno dei quali bianco. E' passata una settimana, i tulipani sono tutti sfioriti ma solo uno, solo un meraviglioso tulipano è ancora bello come appena colto: è il tulipano bianco. E io piango.


 

martedì 20 aprile 2021

La pesantezza

Non credo di aver passato mai un periodo così pesante. Quasi ogni giorno il mio cellulare riceve un messaggio o una chiamata di qualcuno che non ce l'ha fatta. Che sia il covid, il cancro, la depressione, c'è sempre qualcuno che non ha retto. Che sia un padre di famiglia, una cara amica, un conoscente. E' pesante. E' un periodo davvero davvero pesante.

venerdì 16 aprile 2021

Il perdono

Di fronte alla morte di una persona cara io reagisco sempre allo stesso modo: mi consolo pensando che in qualche modo era quello che doveva succedere. Sarà il cristianesimo, sarà il fatalismo, chiamatelo come vi pare, ma penso sempre che se la persona in questione è morta probabilmente è così che doveva andare, che c'è sicuramente un disegno più grande che in questo momento non riusciamo a vedere. A questo giro non ci riesco, faccio molta molta fatica. Perché un conto è morire in un incidente, per una malattia o di morte naturale ma così, così no. Sono giorni che vedo e rivedo nella mia testa la scena e mi sono data come spiegazione il fatto che probabilmente è l'unico modo che ho io per rendermi davvero conto di quello che è successo, una sorta di esorcismo che mi fa vedere all'infinito quello che mai avrei voluto sapere. In questi giorni ho passato diversi stadi di dolore, tutti accumulati da una profonda nausea al limite del vomito. Sono passata dallo shock, alla disperazione, alla rabbia, al profondo dolore, alla tristezza e a mille altri stati. Ma in tutto questo non sono mai mai mai mai riuscita a pregare. Ho addirittura paura di pregare. Il giorno dopo la notizia ho subito contattato il Don il quale mi ha davvero fornito conforto, conforto per lei, e ieri, al funerale, un altro Don mi ha alleviato quel po' di dolore che poteva essere alleviato. Con tutto il resto ci conviverò per sempre. Ora devo solo dare tempo al tempo. Il pensiero fisso pian piano svanirà, la nausea pian piano si affievolirà e riuscirò con calma a tornare a una pseudo normalità. Spero col tempo di riuscire di nuovo a pregare. A pregare per lei.

mercoledì 14 aprile 2021

Un vuoto di dolore

Ieri sera mi è arrivata una telefonata che mai avrei pensato di ricevere. La Pera aveva la mia età, la sua Primogenita ha l'età della mia Primogenita. Il suo secondo figlio ha l'età del mio ultimo figlio. Abbiamo riso e pianto insieme, abbiamo studiato, pregato, viaggiato insieme e ora lei non c'è più. Ma non è questo a crearmi quel senso di nausea profonda, quel dolore al petto e allo stomaco che non si placa. Quella immagine, quella terribile immagine non se ne va dalla mia mente. Quell'immagine mi ha fatto passare la notte in bianco e non riesce ad andarsene dalla mia dannata testa. La mia amica si è suicidata. Si è suicidata e io non riesco a pensare ad altro.

Ah... Oh...

Ah... Oh... son stanca. Birullulo è da qualche tempo che si sveglia di notte un bel po' di volte fuori orario e decide di parlare (chissà poi con chi e soprattutto di cosa. Forse tette). Fatto sta che sono uno zombie che cammina. Ah... Oh... sono stanca. Ci sono giorni che non ho neanche la forza di parlare o di rispondere ai messaggi vocali, figuriamoci di aprire il computer e scrivere. Fantascienza pura. Oggi invece dopo che alle 6 Birullulo ha mangiato e inaspettatamente si è riaddormentato, io mi sono allontanata dalla camera alla Mission Impossible, sono sgattaiolata fuori come la più abile delle ladre e mi sono andata a fare una doccia. Una doccia vera. Ah... la doccia mattutina. E ho pure fatto colazione. Una colazione vera. Ah... la colazione. Le piccole grandi gioie della vita materna.

mercoledì 7 aprile 2021

Chi ha mangiato le mutande?

Mia figlia di quasi nove anni a volte si rivolge al fratello come se fosse un cane, un cane vero. Quando ad esempio piange, Sbibulina gli urla un fortissimi SSSSSSHHHH, come se il neonato potesse comprenderla appieno cosa che, ovviamente, non funziona. Altro esempio palese ieri quando per l'ennesima volta il piccolo di casa si lagnava apertamente. Per farlo stare zitto sento Sbibulina urlargli in faccia“Chi ha mangiato le mutande?”, tipica frase che la mia migliore amica rivolge al suo cane ogni volta che abbaia per farlo stare zitto, tartassato dai sensi di colpa perché in fondo, che sia in casa o fuori casa, è lui che ha mangiato le mutande. E mio figlio? Mio figlio che fa? Lui continua imperterrito a lamentarsi perché, grazie al cielo, è sì neonato ma per fortuna non è scemo e non ci casca. Quantomeno non ancora.