lunedì 29 febbraio 2016


“Signora, guardi, non c'e' niente da fare. Deve decidere lei ma secondo me non ne vale la pena. Ormai ha otto anni, e' malconcia e accanirsi sarebbe inutile”
“Eh ma ormai e' diventata una di famiglia, capisce? Mi ci sono affezionata, siamo andate ovunque insieme”
“Guardi, io mi rimetto alla sua volonta', in fondo e' sua”
Eh, Ruth, ne abbiamo passate tante insieme ma ormai e' giunto il momento, e' giunto il momento di prendere una nuova bici.
E cosi', armata di tanta diffidenza, sono entrata in un negozio e mi sono guardata intorno. Non ho fatto in tempo neanche a finire la panoramica che ho visto Lei. E' stato amore a prima vista. Il suo nome mi si e' stampato nel cervello creativo subito: Lei e' la mia Nicocicletta.
La voglio. Assegno. La prendo. Ci salgo.
Io freno e lei frena.
Io cambio e lei cambia.
Incroyable.
E poi e' bella, e' incroyablement bella.

domenica 28 febbraio 2016


“Oh... Mamma... questa notte ho sognato che ci regalavi un'altra sorellina. La fai, mamma? Mi dai un'altra sorellina?”
“Nooooooo noooooo maaaaamma? No, io vojjo esshere ancora la sorellina, non vojo cambiare sorellina”
“Manno'!!! Non e' che io non sono piu' tua sorella dopo, solo che ne arriva un'altra piccola, che non piange e che ci fa tanti sorrisi. Dai mamma, incinta!”
“Maaaaaamma? Che cos'e' la cinta?”
“Non cinta!!! Vabbeh, io voglio una sorellina, un'altra! Bello vero? Papaaaaaaaa'?! Papaaaaaa'!! Per favore mi fai un'altra sorellina?”
“E a me fai le puzzette con le ashielle?”
A ognuna il suo desiderio mattutino

venerdì 26 febbraio 2016


Fino alla veneranda eta' di 25 anni pesavo 70 kg piu' o meno (piu' piu' che meno meno) ed ero palesemente in sovrappeso ma non per me. Io non mi ero mai posta il problema delle mie rotondita', semplicemente le avevo sempre imputate alla genetica materna. Ieri l'altro sera le bambine avevano voglia di patatine, di quelle voglie che ti prendono all'improvviso probabilmente perche' in casa nostra le patatine non si mangiano mai se non quando uno si ritrova nel bel mezzo di una festa di compleanno. E cosi Mr D. e' sceso e ha comprato un minuscolo pacchettino di Dixi. Vi potra' sembrare assurdo, ma li per li mi si e' aperto un mondo. Vi ho gia' parlato della mia patologica rimozione dei ricordi? Beh, questo e' uno di quei casi.
“Sai, Mr D., non vedevo un pacchetto di Dixi da anni. Erano le mie patatine preferite”
“Maddai!”
“Ehm... si... sai... ero capace di mangiarmene un pacchetto al giorno da sola con una Fanta di fianco”
“Cosa?! Uno al giorno?!”
“Ehm... si... e poi sai cosa mi viene in mente? Hai presente quei tubetti di pasta di acciughe? Ne prendevo uno, lo spruzzavo sul piatto, ci mettevo l'olio e me lo mangiavo cosi', col pane”
“Scusa?!”
“Eh si... e poi sai cosa mi viene in mente? Che mi prendevo dal frigo il tubetto della maionese, lo spruzzavo sul piatto, aggiungevo sale e limone e me lo mangiavo cosi', col pane”
“...”
“Ah! Sai cos'altro mi viene in mente? Che chiedevo sempre a mia nonna di friggermi le patatine fritte e poi me le mangiavo, ma anche di mattina come merenda”
“... ...”
“E poi sai cos'altro mi viene in mente?”
“Santo cielo, Amore, e poi ti chiedi come mai fossi in sovrappeso?”
Ma a me queste cose mi sono venute in mente guardando una confezione di patatine che non vedevo da almeno vent'anni. Pero', in effetti, Mr D. tutti i torti non li ha.

mercoledì 24 febbraio 2016

Fara' ffffffffigo


Questa mattina, complice il tempo pessimo, complice il fatto che non avevo voglia di prendere una sbaraccata d'acqua, sono venuta al lavoro in autobus e dal distaccato finestrino ho notato che tutti gli adolescenti incontrati (tutti) non utilizzavano l'ombrello nonostante la valangata d'acqua scrosciante. Se ne stavano li camminando sotto la pioggia del piu' e del meno come se nulla fosse. Nota bene: io ODIO l'ombrello e anche io di norma non lo uso, Bologna poi e' piena di portici che rendono totalmente inutile l'utilizzo di qualsiasi altro copritesta. Tuttavia andando fuori dalla porticata e considerando il fatto che e' mattina e che si passano almeno quattro ore fuori casa, non bagnarsi mi sembra quantomai appropriato. E invece no. Orde di liceali sotto la pioggia. Io devo essere palesemente invecchiata dentro ma credo che nel loro strano e insensato mondo faccia fffffigo andare sotto la pioggia senza ombrello concentrandosi palesemente sul non dare a vedere quanto fastidio umidiccio una persona possa provare. Quasi quasi lo faccio anche io. Quasi.

martedì 23 febbraio 2016

Mammut


Non ho ricordi particolari legati a mia madre e al suo accudimento nei miei malaticci confronti ma so di per certo che e' sicuramente la persona che piu' mi ha riempito di coccole e mi ha fatto sentire a mio agio in caso di malattia. Perche' Mammut e' fatta cosi': appena c'e' qualcosa che non va, complice la sua patologica ansia, ti riempie di attenzioni fino allo svenimento: e il massaggio alla schiena, e l'acqua calda nella pancia, e la borsa fredda sulla testa, e... e... e... Lei sicuramente e' stata la figura che piu' mi e' mancata in quei dieci giorni di influenza. Lei e sua mamma, la Nonna Pina (della quale parlero' in seguito perche' merita un capitolo tutto suo). Questo non vuol dire che Mammut non si sia fatta sentire. Appena ha capito che mi saliva la febbre, ogni oretta per dieci giorni e un messaggino e una chiamata e un whatsapp... Purtroppo, e dico purtroppo, e' stata cosi' anche durante l'antibiotico, periodo nel quale stavo decisamente meglio e di attenzioni non ne avevo piu' bisogno, anzi, iniziavo a sentirla come al solito alquanto soffocante. E cosi' mi e' venuto in mente che molte volte nella mia vita ho desiderato star male ( oppure ho finto di stare male) solo per ricevere quelle attenzioni che non avevo davvero intorno, persino con il partner di turno. Pensa un po', la pissssssicologia malata della mia mente malata...

“Oh! Ma se io ho cinque kazzi e ne vendo tre, quanti me ne rimangono? Cioe'.... hai capito? Cioe'... questo e' il massimo che posso capire nella lezione di economia eh... cioe'...”
La saggezza delle nuove generazioni mi sorprende ogni volta

lunedì 22 febbraio 2016

E veniamo al papa'


Io ahime' non ho memoria di quando da piccola stavo male e accanto a me c'era mio padre. A mia discolpa per pura difesa personale ho cancellato la maggior parte dei ricordi della mia infanzia (se non tutti). Comunque, non so se e' perche' lui in fondo mi vedeva solo un fine settimana si e uno no per cui era decisamente raro che stessi male con lui. E' anche molto probabile che, nel caso mi ammalassi proprio quel fine settimana: casa di mamma - letto - coccole. Pero' io un ricordo nitido ce l'ho. Era l'inizio estate della maturita' e la fortuna volle regalarmi una bella bronchite, ballando allegramente fra il 38.5 e il 39.5. Tralasciamo per un attimo il fatto che alla fine mi sono davvero fatta l'esame di maturita' col febbrone da cavallo pur di non rimandarlo a settembre, quel periodo li mia madre non c'era. Nulla di nuovo, gia' non viveva piu' con me e la nonna da un pezzo ma ricordo che proprio era fuori citta'. Per cui, tirando le somme, mia nonna si ritrovava con una nipote con la febbre alta e con la madre della nipote assente. Ricordo, nei fumi della febbre, che mia nonna chiamo' mio padre al telefono. Premetto che io di litigate in casa ne ho sentite davvero poche, diciamo due, e questa e' una di quelle. Ricordo mia nonna che urlava al telefono con mio padre il quale non voleva venire a trovarmi perche' potevo contagiarlo, perche' potevo attaccargli la febbre. Ricordo la sua voce alta e arrabbiata che affermava che non gliene poteva fregare un beneamato se si ammalasse o meno, sua figlia stava male ed era suo preciso dovere venire a trovarmi. Insomma, nonna che punta i piedi – papa' che viene. Ricordo che stavo sdraiata sul divano con duecento coperte sopra e una pezza fredda sulla testa. Ricordo che non mi bacio' neanche, che prese una sedia e si mise a debita distanza. Non ricordo quanto stette li con me e di cosa parlammo, ma ricordo nitidamente un bel calore umano da polo nord.
Ecco cosa ricordo di come mio padre si prendeva cura di me durante la malattia.

giovedì 18 febbraio 2016

Un'altra svolta (?)


Inizio premessa
Ieri ho visto mio padre
Fine premessa
Questa notte indovinate un po' cosa ho sognato? Eh si, sempre il mio “amico” tornado. Ma questa notte e' stato tutto diverso.
Inizio seconda premessa
Quando sogno i tornado non sono mai a casa mia o nella casa in cui sono cresciuta ma a casa dei miei nonni paterni ora diventata casa di mio padre
Fine seconda premessa
Dicevamo dunque del sogno. Questa notte ho sognato il solito tornado in arrivo nella solita casa di semi-montagna di mio padre. Solo che questa volta il tornado mi ha preso in pieno. Nella fuga per entrare in casa sono riuscita a salvare mia zia, prendendola per mano prima che venisse risucchiata nel vortice di vento, ma non sono riuscita a salvare l'altra mia zia con mio cugino. E poi e' arrivato. Non ho fatto in tempo a chiudermi dentro che ha iniziato a distruggere qualsiasi cosa e io, con una bambina dentro la fascia, attaccata al mio petto, sono corsa in cantina per aggrapparmi alle tubature del bagno (nella mia testa cosi' non sarei volata via). E invece la casa e' stata sollevata in aria da una forza dirompente e io, vedendo la terra farsi sempre piu' lontana, mi sono gettata di schiena per non venire trascinata via e per non schiacciare la bambina che avevo con me. Mi sono ritrovata giu', completamente nuda se non per la fascia che sorreggeva mia figlia a guardare la desolazione della devastazione appena avvenuta. Ma in realta', a guardare bene, ho visto che solo la casa non c'era piu', erano rimasti intatte tre piccole dependance (fra parentesi mai avute) che non erano per niente state scalfite. Ma quando mi sono avvicinata ho notato che non erano case, ma bensi' macchine funebri con dentro delle bare con i fiori sopra. Erano piene di polvere, ragnatele e foglie secche.
Poi mi sono svegliata con una bella angoscia sul petto che neanche avessi avuto 25 chili di puro metallo sul cuore.
A posteriori non e' facile capire questo sogno. Un'interpretazione potrebbe essere che mi sono fatta trasportare nel bene e nel male da sentimenti che mi hanno sconvolta, mi hanno lasciata completamente nuda e non sono riusciti a spazzare via quanto di piu' morto e marcio io abbia dentro, forse nei confronti di mio padre. Ho anche pensato a un qualche risvolto positivo, perche' avevo una neonata con me, perche' in fondo non mi sono chiusa dentro alla casa, ma poi ho pensato che non mi sono chiusa non per mia volonta' ma perche' non ci sono riuscita, e la catastrofe che ne e' venuta dopo non si puo' certo paragonare al mio precedente sogno in cui ho affrontato il tornado e sono riuscita a vincerlo.
Morale della favola? Sono le 8:36 di mattina e ho sonno, tanto sonno ma decisamente poca voglia di tornare a dormire.

mercoledì 17 febbraio 2016


Devo proprio dirlo: sono stanca. Entrambe le mie due pupattole sono sensibilone (tralasciamo per un attimo il fatto che io lo sia decisamente piu' di loro) e io ne “pago” le conseguenze da anni e anni. Mai pero' mi sarei aspettata di avere una secondogenita patologicamente piu' sensibile della prima. Sbibulina infatti non solo e' supersensibilona ma ci rimugina sopra per ore ore ore ore e ore. Primogenita e' tale e quale a suo padre, nel giro di cinque minuti (a volte anche meno) e' gia' li che fa altro. Sbibulina no. Lei no. Decisamente no. Questo ha delle conseguenze a largo spettro, come ad esempio il fatto che a fine luglio compira' quattro anni e ancora si fa la pipi' a letto, come ad esempio il fatto che dopo aver fatto pipi'non vuole piu' tornare nel suo letto ma vuole dormire con noi (e figuriamoci se Mr D. si prende la briga di dirle di no, nonostante le mie decisamente troppo calorose proteste), come ad esempio il fatto che lei alla materna proprio non ci vuole andare e il distacco mattutino e' sempre vissuto con il broncio e qualche lacrimuccia quando in realta', e lo so per certo, lei a scuola si diverte un sacco. Insomma io inizio ad essere stanchina. Questa notte, dopo l'ennesima pipi' e l'ennesima scenata del vogliodormireconpapa' e la conseguente alzata della Primogenita che anche lei vogliodormirecolpapa'perche'selofamiasorella io, beh, io sono esplosa. Ok, per me e' gia' difficile sopportare il fatto che sono praticamente 8 anni che non mi faccio una cavolo di notte di filata, ok io non sopporto avere troppa gente nel letto per cui o io dormo sul divano o sul lettino singolo o ci dormono loro sul divano ma comunque cosa scomoda e', insomma ho fatto BUM. Ho urlato come una mezza (ma neanche troppo mezza) matta contro Mr D. che non ha le palle per dire di no a sua figlia e stare con lei di fianco al suo lettino finche' non si addormenta, ho urlato contro la piccola che visto che si sveglia ogni santa volta e la fa li dove si trova potrebbe anche chiamare cosi' qualcuno la aiuta ad andare in bagno invece di farmi cambiare nel bel mezzo della notte orde di lenzuola pisciottate, ho urlanto contro la grande perche' lei e' grande e puo' anche dormire nel suo letto, vabbeh, insomma, avete capito. Ho strippato. E poi, dopo aver strippato, ho mandato velatamente (giuro) Mr. D. a quel paese, mi sono chiusa a chiave in camera da letto e chi si e' visto si e' visto. E quando questa mattina le ragazze facevano storie e per vestirsi e per fare colazione e per andare a scuola, beh, io ho strippato di nuovo. Sono riuscita a non strippare all'ennesimo inutile pianticino di Sbibulina alla lasciata alla materna ma mi sono decisamente sforzata. Avrei bisogno di una vacanza, di quelle vacanze in cui ci sarei solo io, una bottiglietta d'acqua fresca, un telo, una spiaggia caraibica, una palma e poi il nulla piu' totale.
Sigh.

martedì 16 febbraio 2016

La compagnia pelosa


Da quando Puzzona mi ha lasciato dopo 23 anni di assoluta simbiosi, le malattie per me sono state un po' piu' faticose. Eh si. Perche' quando uno sta male, avere uno scaldotto peloso sulla pancia che ti rincoglionisce di fusa vi assicuro che fa la differenza. Quest'anno new entry: Camomilla. Camomilla e' in assolito la gatta asociale per eccellenza, di quei gatti che ti guardano e gia' capisci che checazzvuoitueh?!?eh?!?!eh?!?!? Tuttavia, la pelosa mi ha positivamente colpito perche' in qualche modo mi ha cullato insieme ai miei germi, mi e' stata praticamente accanto sempre, una sorta di piccolo anatroccolo che segue la mamma ogni volta che questa si sposta da un luogo all'altro, e nelle rare occasioni in cui riuscivo ad assumere una posizione non proprio orizzontale, lei mi si acciambellava sopra come se fosse la cosa piu' giusta del mondo. Dopo un anno e mezzo con noi la ragazza sta facendo passi da gigante, sebbene continui a diffidare di qualsiasi persona in qualsiasi momento in qualsiasi posto che non sia, ovviamente, la sottoscritta. Pero' devo dire che da lei, la soffiatrice, la graffiatrice, la signora non la preda e' un caso disperato questa gatta e' davvero cattiva non me lo sarei mai aspettato. E allora vedi che ci sono lati positivi anche nel prendersi i maledetti germi?

lunedì 15 febbraio 2016


Oggi avrei dovuto iniziare con quanto promesso ieri ma in realta' e' emerso qualcosa di molto piu' potente: mi mancano. So che puo' sembrare assurdo visto che le vedo tutti i giorni, tutti i pomeriggi, tutte le sere e diciamocelo anche qualche notte eppure mi mancano. Dieci giorni passati a letto, 24h su 24 in casa con loro bene o male messe come me me le ha fatte vivere, toccare, coccolare piu' del solito e cosi' ora che la routine e' iniziata, che hanno ripreso ad andare a scuola e io a lavorare, sento quel vuoto dentro fin troppo familiare, quel vuoto che prende ogni mamma che ricomincia a lavorare dopo aver avuto un neonato fra le braccia. Solo che le mie neonate ormai hanno quasi 8 e 4 anni. Mia madre dice che quella sensazione non passera' mai, neanche quando le grandone avranno 35 anni, una famiglia tutta loro e una casa tutta loro. Io lo so che non esiste amore piu' grande e incondizionato di quello che si prova verso i propri figli, lo so dall'esatto momento in cui ho posato gli occhi sui loro occhi, me lo ricordo, ma ogni volta che ne ho la prova il mio cuore sussulta come se fosse una novita'.

domenica 14 febbraio 2016


A 'sto giro la batosta l'ho presa bella. Mi sono fatta cinque giorni di febbre a 39 che non scendeva neanche facendomi amica i suoi peggior nemici: gli antiepiretici. Alla fine mi sono arresa all'evidenza e mi sono convinta a buttare sul tavolo la criptonite antibiotica e così, dopo essermi definitivamente distrutta l'intestino, sono tornata a vedere la luce del sole. Il risultato è stato un bel colorito cadaverico, quattro chili in meno e un rincoglionimento che neanche una vecchietta. In questi giorni di poca lucidità mentale dovuta alla temperatura corporea decisamente troppo alta mi è venuto da pensare alle persone che mi sono state vicino nella vita e al loro modo assolutamente diverso di prendersi cura di me. E visto che me ne sono stata ferma e buona a letto per dieci giorni, nell'immediato futuro vi beccherete il frutto dei miei febbrili ricordi di gioventù. A domani la prima puntata.

giovedì 4 febbraio 2016


E alla fine, dopo Mr D. e Primogenita, anche il mio fisico ha ceduto sotto il giogo fastidioso dell’influenza. L’unica straordinariamente incolume rimane Sbibulina che corre urlando per casa “Ghiaccio! Ghiaccio!” con i pattini a rotelle ai piedi. Se non altro spezza la monotonia di tossi, scappate in bagno e lamenti febbrili. Ci aggiorniamo quando riemergerò dall’oltretomba.

mercoledì 3 febbraio 2016

Asma o non asma? Questo e' il problema


Fra me e Mr D. quella che ha piu' il polso della situazione in condizioni di emergenza sono io. Se ho un bambino sanguinante, con qualcosa conficcato da qualche parte, con mani incastrate ovunque, con situazioni di ossa rotte o febbroni a 40, io sono quella calma e l'uomo e' quello con gli attacchi di panico. Ricordo quando Primogenita rimase incastrata nella porta del corridoio mentre ero sotto la doccia, Mr D. urlava cosi' forte, pronto a sradicare la porta, che avrebbe sicuramente rotto le dita alla bambina, oltre al fatto che le urla in situazioni simili sono alquanto controproducenti. Questa notte, tuttavia, sono stata io a cedere. O meglio,non ho ceduto ma avrei potuto cedere. Primogenita si e' svegliata urlando perche' non respirava o meglio respirava come in preda ad un attacco d'asma. Dentro di me le ho pensate tutte, ero pronta a fare le valigie e portarla al pronto soccorso, ero pronta ad abbandonare Sbibulina e Mr D. e correre in macchina ai 200 km/h pur di trovare qualcuno che potesse aiutarci ma alla fine la razionalita' ha avuto la meglio su di me. Non ho urlato, non ho pianto, non ho avuto alcun attacco di panico. Cioe' nel mio cervello avvenivano tutte queste cose contemporaneamente ma per fortuna dentro di me ha prevalso sempre la magica vocina della razionalita'. Tutto si e' concluso con una camomilla, un antiepiretico e con una nottata di veglia, gli occhi a palla di fianco a lei dormiente, con la consapevolezza che mai mi sarei addormentata finche' il respiro non fosse tornato semi normale. Insomma attacco d'asma con tosse e febbre. Oggi corro dalla pediatra ma a sto giro la razionalita' e' stata davvero messa sull'orlo di un baratro di panico.

martedì 2 febbraio 2016


Questo fine settimana sono andata a trovare una di quelle amiche che piu' che amiche sono sorelle, o meglio non-sorelle. A questo giro, pero', il nostro incontro si e' arricchito di un essere umano, o meglio di una. Tenere in braccio una mini-non-sorella mi ha fatto proprio bene. Tuttavia, nella strada del ritorno, quando le mie mini-me stavano dormendo della grossa nel sedile posteriore del Capitano e regnava un silenzio surreale, ho guardato negli occhi Mr D. e:
“Te lo devo proprio dire: altri figli no”
Mi e' uscita cosi', neanche troppo consapevolmente. E' uscita come una conseguenza logica di quello che stavo pensando: i bambini sono splendidi, i neonati ancor di piu'. Ci so fare coi neonati, molto molto di piu' di quanto io ci sappia fare con i bambini piu' grandi e piu' diventano grandi piu' mi trovo in difficolta'. Non lo nego, avrei voglia di un piccolo neonato ma mi bastano e anche un po' avanzano le mie due piccole pesti le quali, diciamocela tutta, ultimamente mi fanno diventare matta, cosi' matta che sono arrivata a pensare di aver esaurito tutta la riserva di pazienza che avevo accumulato diligentemente in 34 anni. Ora scavo, scavo, ma di pazienza non ne trovo davvero piu'. E se di pazienza ce ne vuole un tot per due, chissa' per tre.