giovedì 27 settembre 2018

Ri-cadute

Mi avevano avvertito che al 99% sarebbe successo ma a quanto pare non ero adeguatamente preparata. Per cinque settimane sono riuscita a tenere tutto sotto controllo, riconoscendo distintamente quello che il mio corpo mi chiedeva e quello che la mia malattia mi chiedeva. Per cinque settimane non tutto è filato liscio ma sono sempre riuscita a stroncare sul nascere pensieri che sapevo mi avrebbero portato lì. E invece ieri sera non ce l'ho fatta e la cosa peggiore è che non so come inquadrarne il perché. Ho cercato il motivo, ho cercato le cause, ma non le ho trovate. Ieri sera mi sono sentita impotente di fronte alla malattia, come se nulla dipendesse dalla mia volontà ma tutto dalla sua. Mi sono sentita in colpa verso le mie figlie che, per quanto ignare, sono comunque indirettamente coinvolte. Mi sono sentita in colpa verso me stessa, incapace ancora una volta di vincere. E mentre stavo male mi sono ritornati in mente tutti i dati statistici che ho memorizzato in questi mesi di terapia: le morti per emorragia interna, le morti per infarto, il fatto che solo il 50% delle persone malate guarisce per un periodo significativo di tempo e di quel 50%, il 25% ha sempre delle ricadute. E mentre la mia testa vagava, la mia anima si faceva sempre più triste e il mio corpo crollava in una stanchezza che andava al di là dello stress quotidiano. E ora proverò stancamente a rialzarmi. Perché sono stanca, sono davvero stanca. Sono stanca di dover controllare la malattia, sono stanca di dover segnare tutto quello che mangio, quando mangio, quanto mangio, come mangio e come mi sento quando mangio; sono stanca di dover stare attenta ad alcuni cibi che so essere potenzialmente innescatori; sono stanca di aver a che fare almeno cinque volte al giorno con il cibo; sono stanca di non avere una vita normale. Sono davvero davvero davvero davvero davvero molto stanca. Ma so che non ho alternative e che non posso fare a meno di lottare.

Datemi un sedadavo!

Oggi, grazie al moderno progresso farmacologico, sto decisamente meglio e così riuscirò a spiegare il perché una nausea fortissima continuativa che ad ondate sfocia in conati vuoti mandi in corto circuito il mio cervello. Da quando sono in cura al centro DCA ho capito che fatico a riconoscere la fame, la sazietà e i vari livelli di queste due sensazioni. Questo per due motivi: primo la mia malattia, seconda la mia gastrite. Sedato con i farmaci il secondo motivo, riesco molto bene a comprendere quale sia il confine fra la mia malattia mentale e la realtà ma quando questa sedazione viene meno ecco il caos totale mentale. Quindi, oltre a stare fisicamente una merda, la mia testa va nel caos, non capisco più se ho veramente fame o se sono veramente sazia, non capisco se le abbuffate sono giustificate, se la nausea è giustificata, se il dolore allo stomaco è giustificato, se ho mangiato abbastanza lento o troppo veloce e tutta una serie di altre cose che non ho neanche voglia di scrivere e che inevitabilmente mi portano una tale confusione da lasciarmi mentalmente provata. Benvenuti nel mio mondo.

mercoledì 26 settembre 2018

Sto male male

E' da circa una settimana che le cose non vanno ma da ieri tutto è peggiorato sensibilmente, una sorta di calata a picco. Mi sono fiondata al centro visto che non mi reggevo in piedi e mi è stato confermato quanto temevo (e a dirla tutta sospettavo) per cui mi hanno appioppato un altro farmaco, raddoppiato la dose di quello che sto già prendendo e a sto giro (cosa che avevano sempre evitato di darmi visto il mio particolare rapporto col cibo) anche una dieta ferrea. Ciliegina sulla torta: un appuntamento fra cinque giorni perché se le cose non saranno migliorate occorre di nuovo rifare tutti gli esami. Oggi, come ieri, convivo con una nausea fortissima che mi porterebbe a vomitare anche le budella e che non mi permette di parlare neanche per due minuti, ieri mi è durata fino a tarda sera mentre oggi spero che i farmaci facciano effetto e che facciano effetto nel minor tempo possibile. Incrociamo le dita e affidiamoci alla medicina.

lunedì 24 settembre 2018

A sto giro

A sto giro ero decisamente agitata. La volta scorsa (vedi post) mi ero imposta l'idea che sarei andata là solo per divertirmi e avevo messo al bando la tensione, la paura, l'agitazione e l'ansia da prestazione. A sto giro è stato diverso e non ci vuole di certo la Psicocosa per farmi capire il perché: a sto giro è passato mio padre. Sapevo ci avrebbe raggiunto, mi aveva accennato un noncurante “forse passiamo più tardi” (che vuol dire tutto e vuol dire niente) e a quanto pare la cosa mi ha turbato. E ho fatto schifo. Ho fatto schifo finché non è arrivato, ho fatto schifo per i miseri due pezzi che si è ascoltato, l'ho salutato e poi sono tornata in carreggiata, mi sono lasciata alle spalle tutta la carica negativa che avevo accumulato e ne è uscito un pomeriggio piacevole.

Voilà:



Prima o poi supererò la paura tirannica genitoriale. Lo so.

venerdì 21 settembre 2018

E ogni anno ci ricasco

E direi che oramai lavoro qui da cinque anni, ogni anno lo so, ma ogni anno ci ricasco. Per noi il periodo lavorativamente più infernale va da settembre a gennaio/febbraio, ogni anni a fine agosto cerco di prepararmi psicologicamente al peggio ma ogni anno non sono mai del tutto preparata psicologicamente al peggio. Quest'anno, ahimè, non fa eccezione. Ci sono giorni che arrivo in ufficio alle 8, mi scappa la pipì, e non riesco ad andare in bagno fino alle 11,30 (successo giusto giusto ieri). Ci sono giorni in cui lavoro di giorno, mi porto il lavoro a casa e lavoro pure di notte (successo giusto giusto ieri l'altro). E infine ci sono giorni in cui qui tutti sono nervosi, visto i ritmi, e tendono a sfogarsi con chiunque capiti a tiro (successo giusto giusto oggi). Mi consolerò al pensiero che domani suonerò con i ragazzi per le strade di Bologna per farmi il pieno di felicità.

mercoledì 19 settembre 2018

Ormai siamo a scadenza

Mio padre più di undici-dodici anni con la stessa donna non riesce a starci e sicuramente ha ragione mia madre quando dice che io sono l'unica donna nella sua vita che ha retto di più. Lo scorso anno mio padre e la sua compagna hanno festeggiato gli undici anni insieme e io già allora mi chiesi quanto avrebbero ancora retto. In realtà è molto semplice: tutto si gioca sulla capacità della persona che gli sta accanto di non pretendere alcun impegno. Mio padre, appena odora qualcosa di più che una frequentazione fissa, scappa. E' così da sempre. E quando le compagne iniziano a pretendere una convivenza stabile o addirittura un matrimonio ecco che scatta qualcosa in lui e manda a monte tutto, o meglio prima ci prova e poi manda a monte tutto. La sua attuale compagna un annetto fa mi disse che le sarebbe piaciuto andare a vivere con lui e poi sposarlo (d'altra parte dopo undici anni insieme con un'età che sorpassa la cinquanta-sessantina ci sta) e io, nel suo interesse, le ho fatto presente che poteva fare quello che voleva, ma che se avesse avanzato pretese mio padre se la sarebbe data a gambe. E così lei ha provato a seguire il mio consiglio e il loro rapporto ha retto. Ha retto fino ad ora, a dire la verità. Perché qualche giorno fa mi sono incontrata con mio padre che aveva bisogno di confidarsi e così, per l'ennesima volta, ho sentito lo stesso discorso. E lei vuole vedermi di più (notare bene, si vedono il fine settimana ogni tanto e una sera a settimana e basta, dopo dodici anni), e lei vorrebbe sposarsi, e io mi sento soffocare, e io voglio fare quello che voglio quando voglio, e lo sa che sono fatto così, e bla bla bla bla. A sto giro però ho dato ragione a lui e mi sono stupita di me stessa. Eh sì. Perché ormai lui sa come è fatto e io so come è fatto. Se assecondasse i desideri di lei reggerebbero nella migliore delle ipotesi qualche mese e poi mio padre manderebbe tutto a puttane, di nuovo, e sarebbe il terzo matrimonio e la terza convivenza. A onor del vero sta già pensando di farlo adesso a causa del pressing che le fa. Non sono affari miei, ovviamente, ma sono curiosa di vedere se tutto si concluderà come al solito o se questa, capita l'antifona, deciderà di rimanere o di mandarlo a spendere. Vedremo.

martedì 18 settembre 2018

Datemi una cura!

Primogenita è sempre stata così, da quanto era piccola. Bastava un piccolo graffietto, una caduta, una puntura di zanzare che... Apriti cielo! E se si aggiunge che si comporta così anche quando è stanca... Apriti cielo! Due sabati fa ho regalato a Mr D. una splendida escursione fra i monti appenninici in bicicletta. Primogenita si è comportata splendidamente, considerato che ha pedalato in salita per 4 ore e in piano per altre 4 ore, per un totale di 55 km. Tornata a casa, la tragedia. La ragazza, stanca e dolorante, ha iniziato ad esibirsi nella sua migliore performance sostenendo che il dolore alle gambe era troppo potente per una piccolina come lei. Calmata lei (e calmato Mr D. che ancora dopo dieci anni si agita quando vede sua figlia urlare e piangere), tutto è tornato alla normalità fino a che, a mezzanotte, Primogenita ha svegliato la famiglia urlando. Sicura fosse solo stanchezza unita a un po' di dolore alle gambe e nulla più (visto che i miei polli il conosco fin troppo bene), dopo essermi accertata tastandole i muscoli di avere ragione, ho iniziato a preparare impacchi caldi di camomilla e borsa dell'acqua calda. Mentre mi affaccendavo in cucina Mr D. camminava avanti e indietro per la camera da letto sempre più nel panico, con la torcia in mano per vedere se le gambe della figlia non avessero qualcosa di allarmante e anormale, tipo qualche bozzo o colore bluastro (parole sue eh!). Nel frattempo Primogenita urlava Portatemi in ospedaleeeee! Portatemi in ospedale!!!! Datemi una cura datemi una cura! Io, consapevole che la ragazza si è sempre comportata così per cui non era niente, unito al fatto che tanto agitarsi porta solo ad agitare più la bambina, a un certo punto non ce l'ho fatta più: ho cacciato due urli al padre spedendolo in camera sua (sì, come si fa coi bimbi) e ho iniziato a fare impacchi alle gambe di Primogenita. Tempo due minuti, muscoli rilassati dal calore, che ronfava sonoramente. Il giorno dopo la ragazza si è alzata come se nulla fosse, senza avere neanche un po' di acido lattico in circolo e così Mr D. si è reso conto di quanto fosse stato assurdo il suo comportamento. Da allora, ad ogni domanda di Primogenita, il padre le risponde così: “Non ho capito cosa vuoi... hai detto di volere una cura?” E parte la risata collettiva.


venerdì 14 settembre 2018

Di sogni impossibili nel cassetto

“Eh beh, bambine mie, il mio sogno è sempre stato quello di giocare in serie A in uno stadio pieno di gente. E invece eccomi, il giovedì sera, ad andare ad allenarmi in uno squallido parchetto dove l'unico pubblico presente è costituito da una nube indefinita di zanzare…”
“Eeeeee come la fai lunga maritino mio! Ognuno ha il proprio sogno nel cassetto, anche io eh. Ma mi accontento e ti dirò... ne sono felice!”
“Maaaaaaaamma? E quale sarebbe il tuo?”
“Beh, il mio sogno sarebbe questo, guardate:

 

E invece faccio questo:
 
Ma a me piace eh! Ne sono superfelice!"
“Per forza mamma, tu sei bravissima. Se la più brava di tutti!”
Amoremiosbibulosodimamma lei

mercoledì 12 settembre 2018

L'amore

Venerdì scorso ho bighellonato per una città finora a me sconosciuta con una persona finora a me molto conosciuta. E' una delle persone che ho più care, una di quelle persone che la vita ti ha messo accanto per un motivo e che, in un modo o nell'altro, le senti molto più consanguinee di un vero consanguineo. Girovagando e chiacchierando, chiacchierando e girovagando, ci siamo imbattute in una frase che rispecchia così tanto la nostra amicizia che non abbiamo potuto fare a meno di comperarla: Un amico è uno che sa tutto di te e nonostante questo gli piaci. L'idea che ci sia una persona a cui piaccio nonostante sappia tutto di me, nonostante la mia follia, le mie imperfezioni, la mia malattia, mi fa sentire bene. Siamo strane, siamo sceme, siamo pazze, e nonostante tutto... ci piaciamo.


martedì 11 settembre 2018

Sono davvero contenta

Eh si, ma proprio contenta. Ho fatto bene a non disdire, ho fatto bene ad andare e sono uscita dal centro molto più leggera di quanto non lo fossi quando sono entrata. Sia la Dottocosa che la Psicocosa mi hanno detto che ho fatto passi da gigante e che sono stata davvero molto brava considerato il mese e mezzo affrontato da sola. Entrambe mi hanno ribadito che in tutte le terapie ci sono alti e bassi e che è possibile che si ritorni, prima o poi, in un basso cosmico ma che rientra nella normalità, augurandomi inoltre che quando capiterà io mi ricordi il loro faccione del “non si preoccupi, è normale”. Mi hanno fatto notare che abbiamo fatto solamente sei sedute e che i progressi sono enormi ma che occorre stabilizzarli e delle due andarci coi piedi di piombo. La Dottocosa ha deciso di fare un passo indietro, facendomi concentrare solamente sul senso di sazietà e sulla consapevolezza mentre mangio e sono uscita dalla sua ora davvero felice, come a una bimba che gli si appioppano meno compiti del solito. Con la Psicocosa è stata davvero messa tantissima carne al fuoco (un mese e mezzo è lungo eh!) ma ci si concentrerà sulla percezione di me indipendentemente dal cibo e dal peso in modo che la mia emotività non impatti in alcun modo sull'alimentazione. Auguri! E così ho ricominciato, più carica di quanto mi sarei aspettata da me stessa. Direi bene. Anzi: dico: Benissimo.

E si ricomincia

Oggi torno al centro dca. Come mi ero ripromessa non ho chiamato, non ho disdetto, non ho fatto niente di niente. In realtà sono stata in dubbio fino a domenica sera quando mi è venuta in aiuto una cena. Siamo usciti fuori con amici e dopo duecento tentennamenti ho ordinato un hamburger con cotoletta, patatine fritte e fanta. A fine pasto avevo lo stomaco che mi scoppiava e ci ho pensato. Non ho fatto nulla eh, ma ci ho pensato. Questo vuol dire in modo lampante che sicuramente non sono guarita o almeno non del tutto. E così mi sono ricordata che mi è già capitato non so quante migliaia di volte di credere di esserne uscita per poi ricaderci poco dopo. In periodi come questo, in cui la positività regna sovrana, lo stress relativamente basso e le cose in casa che funzionano bene, il disturbo alimentare rimane in sordina ma per esperienza so che appena la vita si complica è probabile (se non sicuro) che rifaccia capolino più devastante di prima. Per cui oggi torno forte di questi nuovi pensieri e vediamo cosa avranno da dirmi. Forse avrò fatto pochissimi progressi ma c'è anche da dire che sono stata lasciata a me stessa per un mese e mezzo con un mucchio di scartoffie da compilare e un mucchio di pensieri da tenere sotto controllo. Non mi fascerò la testa prima di essermela rotta. Vedremo.

giovedì 6 settembre 2018

Di solide motivazioni

“Primogenita, non capisco perché non lo vuoi fare!”
“No mamma no!”
“Ma perché amore... si vede che sei portata e ti piace!”
“No mamma, io il nuoto non lo voglio fare... vorrei fare ginnastica ritmica”
“Ginnastica ritmica? Questa poi... E perché?”
“Non te lo dico”
“Eddai! Spiegami perché... così capisco”
“Non te lo dico”
“Eddai!”
“E va bene, io il nuoto non lo voglio fare perché poi mi devo fare la doccia”
“Tesoro... guarda che anche uscita da ginnastica ritmica dovresti farti la doccia. L'unica differenza è che col nuoto sei già bagnata e ti lavi lì, con la ginnastica torni a casa e ti fai la doccia a casa. Devi scegliere lo sport che ti piace di più indipendentemente dal lavarsi perché... beh... lavare ti DEVI lavare comunque.”
… … …
… … …
… … …
“Allora preferisco il nuoto”
Piccoli luridi crescono

Se mi rilasso ingrasso

Oggi la bilancia ha segnato un + 4kg e questo a testimonianza del fatto che non sono tutte mie paranoie mentali ma che se mi rilasso e mangio come voglio poi ingrasso. E se guardiamo il mio bel diario alimentare che ultimamente inizio ad odiare, si può anche dedurre che non è che mangi poi tutta sta gran quantità di roba. Ma d'altra parte se ho una madre obesa, avevo un nonno obeso, avevo uno zio obeso, la genetica dovrebbe non mentire. Questi bei pensieri insieme a quelli che avevo in precedenza si uniscono ai motivi per cui non voglio andare al centro: sono ingrassata, voglio tornare a pesare quanto prima per cui mi voglio rimettere a stecchetto e non voglio che mi controllino. In più aggiungeteci il mastodontico dubbio: ma questi pensieri li fa qualsiasi persona normale o sono malata? Quest'ultima domanda è quella che ultimamente mi ripeto più spesso: sono davvero malata? Per ora sto cercando di tornare ai pensieri dell'inizio, quando cercavo di fare un passo alla volta e quantomeno di non disdire l'appuntamento. Un passo alla volta.

martedì 4 settembre 2018

Fallo anche tu!

Ci ho pensato e l'ho fatto. Le istruzioni sono semplici:
  • pettina il gatto
  • estrai una quantità di pelo pari a un altro gatto
  • modella parte del pelo estratto come un ciuffo
  • posalo delicatamente sulla sua testa del peloso
Et voilà!
Dai! Fallo anche tu!
Trumpizza il tuo gatto!


Il normale decadimento del cervello

Nonna P. fra poco compirà 88 anni e ultimamente inizia a perdere qualche colpo. Ogni tanto si fissa su ricordi inventati ritenendo siano assolutamente veritieri e arrabbiandosi come una matta perché non creduta, ripete sempre le stesse domande su cose spiegate poco prima e ogni tanto fissa il vuoto per un po' troppo tempo. Dopo averne parlato con la mia geriatra di fiducia, ho preso consapevolezza che si tratta della normalità per una persona della sua età. Il problema sta nel fatto che per me Nonna P. è immortale. Ho vissuto con lei la maggior parte della mia vita, solo io e lei. Mi ha fatto da mamma, ha tirato fuori le palle quando occorreva tirarle fuori, si è fatta da parte quando occorreva farsi da parte, si è fatta un enorme mazzo per tutta la vita standomi accanto il più silenziosamente possibile. Lo so ovviamente che prima o poi... ma non so perché è un pensiero che non riesco ad accettare.

lunedì 3 settembre 2018

Dovere non è volere

Mi ero preparata psicologicamente per affrontare un mese e mezzo di caos. Avevo i miei compiti per le vacanze, la mia insanità mentale e tanta paura di rimanere da sola. E ora, che sono sola e fra poco potrei non esserlo più, ecco una reazione del tutto inaspettata: non ci voglio tornare al centro DCA. Lo so lo so che ci devo tornare, ma non ci voglio tornare. In un mese e mezzo ho preso tre chili cercando di non preoccuparmi troppo, ma questo non fa che confermarmi che se io mangio prendo peso. Si lo so lo so che la dottoressa mi aveva detto che per tornare sulla soglia della normalità sarebbe stato meglio prendere dai due ai quattro chili, ma questo aumento di peso non era previsto e il fatto che io abbia mangiato senza preoccuparmi troppo e abbia preso chili conferma i miei incubi peggiori. E ora, che manca una settimana, mi ritrovo nuovamente ad affrontare quella parte di me che rema contro ma che in questo momento, nel mio cervello, ha totalmente ragione.