Mi avevano
avvertito che al 99% sarebbe successo ma a quanto pare non ero
adeguatamente preparata. Per cinque settimane sono riuscita a tenere
tutto sotto controllo, riconoscendo distintamente quello che il mio
corpo mi chiedeva e quello che la mia malattia mi chiedeva. Per
cinque settimane non tutto è filato liscio ma sono sempre riuscita a
stroncare sul nascere pensieri che sapevo mi avrebbero portato lì. E
invece ieri sera non ce l'ho fatta e la cosa peggiore è che non so
come inquadrarne il perché. Ho cercato il motivo, ho cercato le
cause, ma non le ho trovate. Ieri sera mi sono sentita impotente di
fronte alla malattia, come se nulla dipendesse dalla mia volontà ma
tutto dalla sua. Mi sono sentita in colpa verso le mie figlie che,
per quanto ignare, sono comunque indirettamente coinvolte. Mi sono
sentita in colpa verso me stessa, incapace ancora una volta di
vincere. E mentre stavo male mi sono ritornati in mente tutti i dati
statistici che ho memorizzato in questi mesi di terapia: le morti per
emorragia interna, le morti per infarto, il fatto che solo il 50%
delle persone malate guarisce per un periodo significativo di tempo e
di quel 50%, il 25% ha sempre delle ricadute. E mentre la mia testa
vagava, la mia anima si faceva sempre più triste e il mio corpo
crollava in una stanchezza che andava al di là dello stress
quotidiano. E ora proverò stancamente a rialzarmi. Perché sono
stanca, sono davvero stanca. Sono stanca di dover controllare la
malattia, sono stanca di dover segnare tutto quello che mangio,
quando mangio, quanto mangio, come mangio e come mi sento quando
mangio; sono stanca di dover stare attenta ad alcuni cibi che so
essere potenzialmente innescatori; sono stanca di aver a che fare
almeno cinque volte al giorno con il cibo; sono stanca di non avere
una vita normale. Sono davvero davvero davvero davvero davvero molto
stanca. Ma so che non ho alternative e che non posso fare a meno di
lottare.
giovedì 27 settembre 2018
Datemi un sedadavo!
Oggi,
grazie al moderno progresso farmacologico, sto decisamente meglio e
così riuscirò a spiegare il perché una nausea fortissima
continuativa che ad ondate sfocia in conati vuoti mandi in corto
circuito il mio cervello. Da quando sono in cura al centro DCA ho
capito che fatico a riconoscere la fame, la sazietà e i vari livelli
di queste due sensazioni. Questo per due motivi: primo la mia
malattia, seconda la mia gastrite. Sedato con i farmaci il secondo
motivo, riesco molto bene a comprendere quale sia il confine fra la
mia malattia mentale e la realtà ma quando questa sedazione viene
meno ecco il caos totale mentale. Quindi, oltre a stare fisicamente
una merda, la mia testa va nel caos, non capisco più se ho veramente
fame o se sono veramente sazia, non capisco se le abbuffate sono
giustificate, se la nausea è giustificata, se il dolore allo stomaco
è giustificato, se ho mangiato abbastanza lento o troppo veloce e
tutta una serie di altre cose che non ho neanche voglia di scrivere e
che inevitabilmente mi portano una tale confusione da lasciarmi
mentalmente provata. Benvenuti nel mio mondo.
mercoledì 26 settembre 2018
Sto male male
E' da circa una
settimana che le cose non vanno ma da ieri tutto è peggiorato
sensibilmente, una sorta di calata a picco. Mi sono fiondata al
centro visto che non mi reggevo in piedi e mi è stato confermato
quanto temevo (e a dirla tutta sospettavo) per cui mi hanno
appioppato un altro farmaco, raddoppiato la dose di quello che sto
già prendendo e a sto giro (cosa che avevano sempre evitato di darmi
visto il mio particolare rapporto col cibo) anche una dieta ferrea.
Ciliegina sulla torta: un appuntamento fra cinque giorni perché se
le cose non saranno migliorate occorre di nuovo rifare tutti gli
esami. Oggi, come ieri, convivo con una nausea fortissima che mi
porterebbe a vomitare anche le budella e che non mi permette di
parlare neanche per due minuti, ieri mi è durata fino a tarda sera
mentre oggi spero che i farmaci facciano effetto e che facciano
effetto nel minor tempo possibile. Incrociamo le dita e affidiamoci
alla medicina.
lunedì 24 settembre 2018
A sto giro
A
sto giro ero decisamente agitata. La volta scorsa (vedi
post) mi ero imposta l'idea che sarei andata là solo per
divertirmi e avevo messo al bando la tensione, la paura, l'agitazione
e l'ansia da prestazione. A sto giro è stato diverso e non ci vuole
di certo la Psicocosa per farmi capire il perché: a sto giro è
passato mio padre. Sapevo ci avrebbe raggiunto, mi aveva accennato un
noncurante “forse passiamo più tardi” (che vuol dire tutto e
vuol dire niente) e a quanto pare la cosa mi ha turbato. E ho fatto
schifo. Ho fatto schifo finché non è arrivato, ho fatto schifo per
i miseri due pezzi che si è ascoltato, l'ho salutato e poi sono
tornata in carreggiata, mi sono lasciata alle spalle tutta la carica
negativa che avevo accumulato e ne è uscito un pomeriggio piacevole.
Voilà:
Prima o poi
supererò la paura tirannica genitoriale. Lo so.
venerdì 21 settembre 2018
E ogni anno ci ricasco
E direi che oramai
lavoro qui da cinque anni, ogni anno lo so, ma ogni anno ci ricasco.
Per noi il periodo lavorativamente più infernale va da settembre a
gennaio/febbraio, ogni anni a fine agosto cerco di prepararmi
psicologicamente al peggio ma ogni anno non sono mai del tutto
preparata psicologicamente al peggio. Quest'anno, ahimè, non fa
eccezione. Ci sono giorni che arrivo in ufficio alle 8, mi scappa la
pipì, e non riesco ad andare in bagno fino alle 11,30 (successo
giusto giusto ieri). Ci sono giorni in cui lavoro di giorno, mi porto
il lavoro a casa e lavoro pure di notte (successo giusto giusto ieri
l'altro). E infine ci sono giorni in cui qui tutti sono nervosi,
visto i ritmi, e tendono a sfogarsi con chiunque capiti a tiro
(successo giusto giusto oggi). Mi consolerò al pensiero che domani
suonerò con i ragazzi per le strade di Bologna per farmi il pieno di
felicità.
mercoledì 19 settembre 2018
Ormai siamo a scadenza
Mio padre più di
undici-dodici anni con la stessa donna non riesce a starci e
sicuramente ha ragione mia madre quando dice che io sono l'unica
donna nella sua vita che ha retto di più. Lo scorso anno mio padre e
la sua compagna hanno festeggiato gli undici anni insieme e io già
allora mi chiesi quanto avrebbero ancora retto. In realtà è molto
semplice: tutto si gioca sulla capacità della persona che gli sta
accanto di non pretendere alcun impegno. Mio padre, appena odora
qualcosa di più che una frequentazione fissa, scappa. E' così da
sempre. E quando le compagne iniziano a pretendere una convivenza
stabile o addirittura un matrimonio ecco che scatta qualcosa in lui e
manda a monte tutto, o meglio prima ci prova e poi manda a monte
tutto. La sua attuale compagna un annetto fa mi disse che le sarebbe
piaciuto andare a vivere con lui e poi sposarlo (d'altra parte dopo
undici anni insieme con un'età che sorpassa la cinquanta-sessantina
ci sta) e io, nel suo interesse, le ho fatto presente che poteva fare
quello che voleva, ma che se avesse avanzato pretese mio padre se la
sarebbe data a gambe. E così lei ha provato a seguire il mio
consiglio e il loro rapporto ha retto. Ha retto fino ad ora, a dire
la verità. Perché qualche giorno fa mi sono incontrata con mio
padre che aveva bisogno di confidarsi e così, per l'ennesima volta,
ho sentito lo stesso discorso. E lei vuole vedermi di più (notare
bene, si vedono il fine settimana ogni tanto e una sera a settimana e
basta, dopo dodici anni), e lei vorrebbe sposarsi, e io mi
sento soffocare, e io voglio fare quello che voglio quando voglio, e
lo sa che sono fatto così, e bla bla bla bla. A sto giro però
ho dato ragione a lui e mi sono stupita di me stessa. Eh sì. Perché
ormai lui sa come è fatto e io so come è fatto. Se assecondasse i
desideri di lei reggerebbero nella migliore delle ipotesi qualche
mese e poi mio padre manderebbe tutto a puttane, di nuovo, e sarebbe
il terzo matrimonio e la terza convivenza. A onor del vero sta già
pensando di farlo adesso a causa del pressing che le fa. Non sono
affari miei, ovviamente, ma sono curiosa di vedere se tutto si
concluderà come al solito o se questa, capita l'antifona, deciderà
di rimanere o di mandarlo a spendere. Vedremo.
martedì 18 settembre 2018
Datemi una cura!
Primogenita è
sempre stata così, da quanto era piccola. Bastava un piccolo
graffietto, una caduta, una puntura di zanzare che... Apriti cielo! E
se si aggiunge che si comporta così anche quando è stanca... Apriti
cielo! Due sabati fa ho regalato a Mr D. una splendida escursione fra
i monti appenninici in bicicletta. Primogenita si è comportata
splendidamente, considerato che ha pedalato in salita per 4 ore e in
piano per altre 4 ore, per un totale di 55 km. Tornata a casa, la
tragedia. La ragazza, stanca e dolorante, ha iniziato ad esibirsi
nella sua migliore performance sostenendo che il dolore alle gambe
era troppo potente per una piccolina come lei. Calmata lei (e calmato
Mr D. che ancora dopo dieci anni si agita quando vede sua figlia
urlare e piangere), tutto è tornato alla normalità fino a che, a
mezzanotte, Primogenita ha svegliato la famiglia urlando. Sicura
fosse solo stanchezza unita a un po' di dolore alle gambe e nulla più
(visto che i miei polli il conosco fin troppo bene), dopo essermi
accertata tastandole i muscoli di avere ragione, ho iniziato a
preparare impacchi caldi di camomilla e borsa dell'acqua calda.
Mentre mi affaccendavo in cucina Mr D. camminava avanti e indietro
per la camera da letto sempre più nel panico, con la torcia in mano
per vedere se le gambe della figlia non avessero qualcosa di
allarmante e anormale, tipo qualche bozzo o colore bluastro (parole
sue eh!). Nel frattempo Primogenita urlava Portatemi in
ospedaleeeee! Portatemi in ospedale!!!! Datemi una cura datemi una
cura! Io, consapevole che la
ragazza si è sempre comportata così per cui non era niente, unito
al fatto che tanto agitarsi porta solo ad agitare più la bambina, a
un certo punto non ce l'ho fatta più: ho cacciato due urli al padre
spedendolo in camera sua (sì, come si fa coi bimbi) e ho iniziato a
fare impacchi alle gambe di Primogenita. Tempo due minuti, muscoli
rilassati dal calore, che ronfava sonoramente. Il giorno dopo la
ragazza si è alzata come se nulla fosse, senza avere neanche un po'
di acido lattico in circolo e così Mr D. si è reso conto di quanto
fosse stato assurdo il suo comportamento. Da allora, ad ogni domanda
di Primogenita, il padre le risponde così: “Non ho
capito cosa vuoi... hai detto di volere una cura?”
E parte la risata collettiva.
venerdì 14 settembre 2018
Di sogni impossibili nel cassetto
“Eh beh, bambine
mie, il mio sogno è sempre stato quello di giocare in serie A in uno
stadio pieno di gente. E invece eccomi, il giovedì sera, ad andare
ad allenarmi in uno squallido parchetto dove l'unico pubblico
presente è costituito da una nube indefinita di zanzare…”
Ma a me piace eh! Ne sono superfelice!"
“Eeeeee come la
fai lunga maritino mio! Ognuno ha il proprio sogno nel cassetto,
anche io eh. Ma mi accontento e ti dirò... ne sono felice!”
“Maaaaaaaamma? E
quale sarebbe il tuo?”
“Beh, il mio
sogno sarebbe questo, guardate:
E invece faccio
questo:
“Per forza mamma, tu
sei bravissima. Se la più brava di tutti!”
Amoremiosbibulosodimamma
lei
mercoledì 12 settembre 2018
L'amore
Venerdì scorso ho
bighellonato per una città finora a me sconosciuta con una persona
finora a me molto conosciuta. E' una delle persone che ho più care,
una di quelle persone che la vita ti ha messo accanto per un motivo e
che, in un modo o nell'altro, le senti molto più consanguinee di un
vero consanguineo. Girovagando e chiacchierando, chiacchierando e
girovagando, ci siamo imbattute in una frase che rispecchia così
tanto la nostra amicizia che non abbiamo potuto fare a meno di
comperarla: Un amico è uno che sa tutto di te e nonostante questo
gli piaci. L'idea che ci sia una persona a cui piaccio nonostante
sappia tutto di me, nonostante la mia follia, le mie imperfezioni, la
mia malattia, mi fa sentire bene. Siamo strane, siamo sceme, siamo
pazze, e nonostante tutto... ci piaciamo.
martedì 11 settembre 2018
Sono davvero contenta
Eh si, ma proprio
contenta. Ho fatto bene a non disdire, ho fatto bene ad andare e sono
uscita dal centro molto più leggera di quanto non lo fossi quando
sono entrata. Sia la Dottocosa che la Psicocosa mi hanno detto che
ho fatto passi da gigante e che sono stata davvero molto brava
considerato il mese e mezzo affrontato da sola. Entrambe mi hanno
ribadito che in tutte le terapie ci sono alti e bassi e che è
possibile che si ritorni, prima o poi, in un basso cosmico ma che
rientra nella normalità, augurandomi inoltre che quando capiterà io
mi ricordi il loro faccione del “non si preoccupi, è normale”.
Mi hanno fatto notare che abbiamo fatto solamente sei sedute e che i
progressi sono enormi ma che occorre stabilizzarli e delle due
andarci coi piedi di piombo. La Dottocosa ha deciso di fare un passo
indietro, facendomi concentrare solamente sul senso di sazietà e
sulla consapevolezza mentre mangio e sono uscita dalla sua ora
davvero felice, come a una bimba che gli si appioppano meno compiti
del solito. Con la Psicocosa è stata davvero messa tantissima carne
al fuoco (un mese e mezzo è lungo eh!) ma ci si concentrerà sulla
percezione di me indipendentemente dal cibo e dal peso in modo che la
mia emotività non impatti in alcun modo sull'alimentazione. Auguri!
E così ho ricominciato, più carica di quanto mi sarei aspettata da
me stessa. Direi bene. Anzi: dico: Benissimo.
E si ricomincia
Oggi torno al
centro dca. Come mi ero ripromessa non ho chiamato, non ho disdetto,
non ho fatto niente di niente. In realtà sono stata in dubbio fino a
domenica sera quando mi è venuta in aiuto una cena. Siamo usciti
fuori con amici e dopo duecento tentennamenti ho ordinato un
hamburger con cotoletta, patatine fritte e fanta. A fine pasto avevo
lo stomaco che mi scoppiava e ci ho pensato. Non ho fatto nulla eh,
ma ci ho pensato. Questo vuol dire in modo lampante che sicuramente
non sono guarita o almeno non del tutto. E così mi sono ricordata
che mi è già capitato non so quante migliaia di volte di credere di
esserne uscita per poi ricaderci poco dopo. In periodi come questo,
in cui la positività regna sovrana, lo stress relativamente basso e
le cose in casa che funzionano bene, il disturbo alimentare rimane in
sordina ma per esperienza so che appena la vita si complica è
probabile (se non sicuro) che rifaccia capolino più devastante di
prima. Per cui oggi torno forte di questi nuovi pensieri e vediamo
cosa avranno da dirmi. Forse avrò fatto pochissimi progressi ma c'è
anche da dire che sono stata lasciata a me stessa per un mese e mezzo
con un mucchio di scartoffie da compilare e un mucchio di pensieri da
tenere sotto controllo. Non mi fascerò la testa prima di essermela
rotta. Vedremo.
giovedì 6 settembre 2018
Di solide motivazioni
“Primogenita, non
capisco perché non lo vuoi fare!”
“No mamma no!”
“Ma perché
amore... si vede che sei portata e ti piace!”
“No mamma, io il
nuoto non lo voglio fare... vorrei fare ginnastica ritmica”
“Ginnastica
ritmica? Questa poi... E perché?”
“Non te lo dico”
“Eddai! Spiegami
perché... così capisco”
“Non te lo dico”
“Eddai!”
“E va bene, io il
nuoto non lo voglio fare perché poi mi devo fare la doccia”
“Tesoro... guarda
che anche uscita da ginnastica ritmica dovresti farti la doccia.
L'unica differenza è che col nuoto sei già bagnata e ti lavi lì,
con la ginnastica torni a casa e ti fai la doccia a casa. Devi
scegliere lo sport che ti piace di più indipendentemente dal lavarsi
perché... beh... lavare ti DEVI lavare comunque.”
… … …
… … …
… … …
“Allora
preferisco il nuoto”
Piccoli luridi
crescono
Se mi rilasso ingrasso
Oggi la bilancia ha
segnato un + 4kg e questo a testimonianza del fatto che non sono
tutte mie paranoie mentali ma che se mi rilasso e mangio come voglio
poi ingrasso. E se guardiamo il mio bel diario alimentare che
ultimamente inizio ad odiare, si può anche dedurre che non è che
mangi poi tutta sta gran quantità di roba. Ma d'altra parte se ho
una madre obesa, avevo un nonno obeso, avevo uno zio obeso, la
genetica dovrebbe non mentire. Questi bei pensieri insieme a quelli
che avevo in precedenza si uniscono ai motivi per cui non voglio
andare al centro: sono ingrassata, voglio tornare a pesare quanto
prima per cui mi voglio rimettere a stecchetto e non voglio che mi
controllino. In più aggiungeteci il mastodontico dubbio: ma questi
pensieri li fa qualsiasi persona normale o sono malata? Quest'ultima
domanda è quella che ultimamente mi ripeto più spesso: sono davvero
malata? Per ora sto cercando di tornare ai pensieri dell'inizio,
quando cercavo di fare un passo alla volta e quantomeno di non
disdire l'appuntamento. Un passo alla volta.
martedì 4 settembre 2018
Fallo anche tu!
Ci ho pensato e
l'ho fatto. Le istruzioni sono semplici:
- pettina il gatto
- estrai una quantità di pelo pari a un altro gatto
- modella parte del pelo estratto come un ciuffo
- posalo delicatamente sulla sua testa del peloso
Et voilà!
Dai! Fallo anche
tu!
Trumpizza il
tuo gatto!
Il normale decadimento del cervello
Nonna P. fra poco
compirà 88 anni e ultimamente inizia a perdere qualche colpo. Ogni
tanto si fissa su ricordi inventati ritenendo siano assolutamente
veritieri e arrabbiandosi come una matta perché non creduta, ripete
sempre le stesse domande su cose spiegate poco prima e ogni tanto
fissa il vuoto per un po' troppo tempo. Dopo averne parlato con la
mia geriatra di fiducia, ho preso consapevolezza che si tratta della
normalità per una persona della sua età. Il problema sta nel fatto
che per me Nonna P. è immortale. Ho vissuto con lei la maggior parte
della mia vita, solo io e lei. Mi ha fatto da mamma, ha tirato fuori
le palle quando occorreva tirarle fuori, si è fatta da parte quando
occorreva farsi da parte, si è fatta un enorme mazzo per tutta la
vita standomi accanto il più silenziosamente possibile. Lo so
ovviamente che prima o poi... ma non so perché è un pensiero che
non riesco ad accettare.
lunedì 3 settembre 2018
Dovere non è volere
Mi ero preparata
psicologicamente per affrontare un mese e mezzo di caos. Avevo i miei
compiti per le vacanze, la mia insanità mentale e tanta paura di
rimanere da sola. E ora, che sono sola e fra poco potrei non esserlo
più, ecco una reazione del tutto inaspettata: non ci voglio tornare
al centro DCA. Lo so lo so che ci devo tornare, ma non ci voglio
tornare. In un mese e mezzo ho preso tre chili cercando di non
preoccuparmi troppo, ma questo non fa che confermarmi che se io
mangio prendo peso. Si lo so lo so che la dottoressa mi aveva detto
che per tornare sulla soglia della normalità sarebbe stato meglio
prendere dai due ai quattro chili, ma questo aumento di peso non era
previsto e il fatto che io abbia mangiato senza preoccuparmi troppo e
abbia preso chili conferma i miei incubi peggiori. E ora, che manca
una settimana, mi ritrovo nuovamente ad affrontare quella parte di me
che rema contro ma che in questo momento, nel mio cervello, ha
totalmente ragione.
Iscriviti a:
Post (Atom)

