martedì 31 gennaio 2023

L'adolescemenza

Premessa: non ti puoi imporre sugli adolescemi, o meglio non ti puoi imporre su tutto con gli adolescemi. Io vado a logica: se dici a un adolescemo di mettersi la giacca, quello inizierà a lamentarsi, romperà le balle, magari se la metterà ma poi uscirà di casa, se la toglierà e andrà in giro senza giacca. Le battaglie, quelle per cui vale la pena imporsi e essere intransigenti, sono altre. Provo a spiegare questo concetto a Mr D. da parecchio tempo ma sembra non riuscire a penetrare del tutto. L'esempio calzante è stato a dicembre: Primogenita usciva senza giacca quando fuori giravano i pinguini con sciarpa e cappotto. Gliel'ho detto un paio di volte ma visto che tanto lei faceva orecchie da mercante ho lasciato perdere. Risultato: febbre a 40. Ora, guarda un po', la giacca se la mette.

Accadde oggi:

“Oh!! Primogenita!!! Mettiti il cappello!!!”

“Uffa papà!! No, non lo voglio!”

“Fa freddo fuori e vai pure in bici! Mettiti quel cappello!”

“No”

“Toh!!! Tienilo!!! E mettitelo eh”

Risultato? Ho trovato il cappello dentro al cestino della mia bicicletta, teneramente appoggiato da Primogenita dopo essere uscita di casa. Noin ha senso insistere e questa è l'ennesima prova. Quando le verrà un mal di testa da paura e una sinusite lancinante capirà che forse (forse) vale la pena mettersi il cappello. Tutto qui.

domenica 29 gennaio 2023

La situazione attuale

Nei post precedenti ho dato spazio alla relazione contorta fra me e mio padre tralasciando invece quanto sta succedendo dal lato materno, ovvero come sta il marito di mia mamma (per chi non se lo ricorda, vedere questo post qui). In breve molto in breve: l'oncologo senza mezzi termini ha detto che la situazione è molto grave, che non si possono attivare le cure palliative perché il suo fisico non le reggerebbe e l'unica cosa possibile da fare è rimandarlo a casa e attivare i servizi domiciliari. L'oncologo, con la mia sorellastra e il mio patrigno, è stato molto molto chiaro: i tempi son molto ristretti (si ipotizzano giorni, settimane se si è fortunati) e nel caso ci fosse un'altra ricaduta, si spera più in là possibile, sarà l'ultima ricaduta e dovrebbe essere tutto molto molto breve. In parole povere: la prossima volta che starà male sarà l'ultima volta e dovrebbe andarsene via in fretta. A sentire quelle parole, pronunciate al telefono dalla voce rotta della mia sorellastra, ho sentito il mondo farsi ovattato, la gola stringersi, lo stomaco contorcersi e le lacrime affiorare. Mia madre è all'oscuro della maggior parte delle informazioni che girano su suo marito (per volere di suo marito e io non mi sono intromessa perché è suo sacrosanto diritto andarsene da questo mondo come vuole lui), un marito col quale ha condiviso 30 anni della sua vita. La mia sorellastra, sull'orlo del crollo, mi ha detto che non ce la fa a sostenere tutto, che non riesce neanche a parlare con mamma e così mi sono offerta di fare io quello che fino a questo momento ha fatto lei in qualità di figlia di suo marito. Fino a poco prima ero io a riempire di positività mia madre Ma vedi che comunque con l'ossigeno respira meglio? Ma dai mamma che sta reagendo bene agli antibiotici! Ma non piangere mamma, vedi che si è negativizzato e che hanno detto che proveranno a farlo camminare da solo? Ma ora non lo posso più fare perché la mia grande (e fondata) paura è che quando arriverà il crollo, e arriverà presto, poi crolli anche lei. Ho iniziato pian piano a smettere di essere positiva, rimanendo però rassicurante, non negando più ma ascoltando e preparandola a quello che potrebbe essere Sai, Spetti, ho una brutta sensazione - Eh mamma, sì... è normale. Ora però l'importante è che torni a casa e passi il tempo che gli rimane con noi. Ma alla fine il tempo che gli rimane (è a casa da ieri) non lo può passare con noi, perché Birullulo è un ricettacolo di virus e non me la sento di andarli a trovare. Perché qui si sta su un filo di un rasoio e basta un nulla per far piombare tutto nell'oscurità. Sabato avevo anche pensato di andare là con una bella mascherina sul volto ma alla fine ho desistito e per fortuna, visto che domenica mattina mi sono svegliata con raffreddore, febbriciattola e mal di gola. E io? Io come mi sento in tutto questo? Una piccola parte di me sta malissimo, perché dopo 30 anni gli voglio bene, è innegabile. Un'altra parte di me sta malissimissimissimo ed è la parte che vuole così tanto bene a mia mamma che vederla soffrire la squarcia dentro. E un'altra parte di me si sente in colpa perché nonostante siano 30 anni che mia madre prova ad avvicinare me e il mio patrigno, è innegabile che non ci sia alcun legame profondo. Se devo essere del tutto sincera infatti sto molto più male per mia madre che per lui e sono divorata dai sensi di colpa perché in fondo non ho poi così tanta voglia di andarlo a trovare e il fatto che io sia sempre malata o i miei figli lo siano mi offre una buona scusa. Detto questo, spero che quando succederà sia davvero una cosa breve, e spero che il dolore non affondi mia madre perché se affonda lei, si trascina sicuramente dietro mia nonna e non ce la farei a perdere tutti.

giovedì 26 gennaio 2023

Il mio stomaco mi odia

E ci sta eh, ha decisamente ragione lui. Lo maltratto da anni anni e anni ma ultimamente (e neanche troppo ultimamente) inizia a dare segni evidenti di stress e cedimento. Ma io, imperterrita, continuo a non prendermene cura anzi, diciamolo, infierisco pure contro di lui. E' un periodo questo per me di grande stress e ormai si sa che io purtroppo sfogo in un unico sbagliato modo. Illudendomi che potesse essere qualche intolleranza ho fatto il test di intolleranza al lattosio (negativo) e quello della celiachia (negativo) per poi arrendermi all'evidenza che se una cosa la maltratti per anni (e ancora la maltratti) e ovvio che poi a un certo punto ti sfanculizzi. Ma io davvero non so come fare, non lo faccio consapevolmente. Mi rendo contro troppo tardi di quello che sta succedendo e in corso d'opera non riesco a rimediare. E poi sto male dopo, maledicendomi e ripromettendomi che non succederà mai più. Che due maroni.

mercoledì 25 gennaio 2023

Io

Tralasciando la situazione di mia madre di cui parlerò più avanti, vorrei concludere (se mai si concluderà) con quanto successo in questo periodo con la parte paterna. In realtà io mi sento abbastanza bene e abbastanza in pace. Ripensando a quello che è successo mi rendo conto di aver frainteso alcune cose che mi sono state dette e, sebbene col fraintendimento suonino meno stronze, non sono comunque piacevoli. In sostanza ad onor di cronaca le cose sono due:

  • Sul primo punto mio padre intendeva che se io uccidessi qualcuno non esiterebbe a disconoscermi denunciandomi alla polizia, o se mi drogassi e lui cercasse di aiutarmi e io comunque continuassi mi manderebbe a cagare. Una cosa simile. Ok per l'omicidio, ma se una persona (tua figlia) avesse bisogno per qualche problema con la droga (o con qualche problema psicologico ad esempio problemi di dca, così, tanto per dirne una) allora no. “Sapere di non godere di un affetto incondizionato ma condizionato da alcuni paletti come comportarsi bene non è bello”. Così ho risposto a mio padre e lui, ovviamente, non è riuscito a ribattere

  • Sul terzo punto il concetto era che i miei figli sono un problema mio in termini di soldi e non suo per cui a lui dei miei figli, in questi termini, non gliene frega niente. E anche questo è assai opinabile. A me interesserebbe dei miei nipoti e pese mai ne avrò, per quello che potrò, lascerò loro volentieri tutto quello che avrò

Detto questo ho pensato molto al rapporto che ho con mio padre e a quanto io lo vedi stronzo. Ma è davvero così stronzo come lo vedo io? O c'è comunque del buono che viene seppellito sotto a un mare di melma che butta lui e magari butto pure io? Ve la do io la risposta: del buono c'è. Forse perché mi sono focalizzata sul padre che vorrei invece che sul padre che mi sono cuccata, forse perché il suo carattere profondamente egoista e chiuso non si accoppia bene con l'affetto che un riferimento paterno dovrebbe avere, non so. Ad esempio qualche giorno fa mi ha chiesto se potrebbe venire a vedere una mia partita di pallavolo e badate bene: non l'ha fatto per riconciliazione perché per lui è tutto a posto, come sempre. E allora le domande fioccano spontanee: sono io che pretendo troppo e lui che mi da troppo poco a farmi vedere tutto nero? Qual'è la vera realtà dei fatti? Io credo sia impossibile da sapere, credo che bene o male la verità stia nel mezzo ma che comunque penda decisamente più dalla mia parte. Fatto sta che ho deciso di vivermi questa nuova fase semplicemente essendo me stessa, e vi assicuro che di semplice non c'è nulla.

Nonostante tutto quello che è successo la sua compagna mi piace? Sì, mi piace. Finalmente ha una donna che mi prende in considerazione, cosa che non è mai successa con le sue precedenti compagne. Forse perché è mamma anche lei, non so, fatto sta che mi piace e sono contenta che si sposti con lei.

Nonostante tutto quello che è successo mi farebbe piacere andare al suo matrimonio? Sì, mi farebbe piacere. E quando Mr D. questa mattina mi ha chiesto perché ci andrò io gli ho risposto semplicemente “Perché mi fa piacere e io sono così, non sono come lui, non sono stronza e non agisco per ripicca. Mi fa piacere per cui ci vado”

Nonostante tutto quello che è successo mi comporterò come se nulla fosse successo ma non perché occorre reprimere i miei sentimenti ma perché ho superato questa cosa, ho accettato quello che mi è stato detto e ho deciso io di continuare su questa strada.

So che non è semplice cogliere tutte le sfumature leggendo un blog, perché molto di quello che scrivo è ovviamente buttato giù in momenti delicati, momenti in cui tutto questo è più uno sfogo che altro, ma sono comunque contenta che ci sia chi mi legge e mi può conoscere sotto il mio unico punto di vista. Datemi della scema, dell'ingenua, della stupida, della cogliona. Poco mi importa. Io so che in questa situazione la cosa migliore che io possa fare per me è stare bene, e non starei bene se chiudessi le porte, non starei bene se non andassi al matrimonio, e non starei bene a starmene zitta in un angolo a subìre ancora e ancora: quello che posso fare per stare bene è semplicemente essere me stessa, in pace con me stessa, senza abbassare più la testa.

giovedì 19 gennaio 2023

Il testa a testa

Avevo ipotizzato due modi di reagire al messaggio inviato a mio padre perché lui, si sa, è estremamente coerente e negli anni ha sempre tenuto due linee:

  • l'attacco alla giugulare

  • il menefreghismo

A sto giro ha scelto l'attacco alla giugulare. Devo dire che però, a differenza di altre volte, non mi ha infinocchiato (o almeno non del tutto) perché qui siamo sul mio terreno di gioco: la parola scritta. Come sempre in queste situazioni ha risposto in modo non troppo coerente con quello che ho scritto io, ovvero non rispondendo ai miei punti specifici ma sparando a zero un po' su tutto: ha scritto che sono interessata solo ai soldi (e badate bene: io non li ho MAI tirati fuori né nelle nostre conversazioni né nel messaggio), che io non so assolutamente nulla di lui e di come è fatto (ma io non ho mai avuto la pretesa di saperlo né gli ho scritto in alcun modo come è fatto accusandolo di chissà cosa) e sparando di nuovo a zero su Mr D. (al quale ho risposto nuovamente facendogli presente che tutto quello che si poteva fare è stato fatto, che sono passati anni e che per quanto ancora dovrà vivere nella rabbia e nel rancore? Per quanto ancora dovrò sentirmi dire che mio marito è uno stronzo? - che poi fra le altre cose non si è comportato da stronzo, è mio padre che è completamente fuori di testa, ma vabbeh questa parte l'ho tralasciata). Ovviamente mi ha risposto e risposto ancora. Io con calma ho tenuto il punto e mano a mano che i messaggi si susseguivano lui rispondeva sempre a meno punti, lasciandone andare alcuni fino ad arrivare ad un unico punto al quale ho risposto e non ha avuto modo di ribattere perché, francamente, non ci sarebbe riuscito. Morale della favola? Se questo fosse stato un combattimento sicuramente mi avrebbero proclamato vincitrice. E come ogni combattimento che si rispetti ne esco ammaccata ma sollevata. All'inizio, appena scritto il primo messaggio, mi sentivo decisamente sottosopra, impaurita, devastata dall'ansia. Ma passando le ore mi rendevo sempre più conto che avevo fatto la cosa giusta e mi sentivo più leggera. Sapevo che non sarebbe servito a nulla ma almeno avrei detto la mia. E quando sono arrivate pian piano le sue risposte ho capito di quanto davvero io fossi centrata e lui fuori fase. Ho capito che sicuramente qualcosa ho frainteso io ma non ho udito né scuse né altro. Non che mi aspettassi nulla di più di quello che è successo. Forse avrei desiderato vincere più a testa alta, più a gamba tesa, con più decisione. Perché su alcune cose ho lasciato perdere, su alcune cose sono scesa al suo livello. Ma va bene così. Sono stata brava, è molto più di quanto io abbia mai fatto in tutta la mia vita.

BOOM

Dopo aver ricevuto ieri un simpatico messaggino di mio padre con due orsetti che si abbracciavano non ci ho visto più. E così ho usato il suo mezzo preferito di comunicazione: i messaggi. Su questo non mi batte nessuno. Perché se è vero che di persona non ce la posso fare, è altrettanto vero che se il terreno di gioco è la scrittura allora io vado alla grande. E così gli ho scritto, con un linguaggio a lui comprensibile, ma gli ho scritto. 

Scusa papà ma non sto bene... quando ci siamo sentiti mi hai detto cose che mi fanno stare male e me ne hai dette tre che mi sono arrivate diritte al cuore: una su di me, una su mio marito e una sui miei figli (le tre cose più importanti della mia vita).

Mi hai detto che ci sarai sempre per me e poi hai detto che non esiteresti un secondo a disconoscermi se facessi cazzate, come se occorresse meritarselo l'affetto del proprio genitore, come se bastasse un passo falso per perdere un padre (nulla di nuovo eh, non è la prima volta che me lo dici). Credo che fondamentalmente sia per questo che ho costantemente paura di perderti e quando sono con te sento sempre di fondo paura. Paura è la parola giusta. Paura di sbagliare, di dire la cosa sbagliata. Mi sento sempre in soggezione. Da sempre.

Nella stessa conversazione hai dato dello stronzo a mio marito. Ci sono state delle incomprensioni, delle azioni fatte, ma senza mai l'intenzione di fare dei manini o con cattiveria. Ingenuità e superficialità credo siano le parole corrette. Ti sono stati ridati tutti i soldi compresi gli interessi e ancora dopo tanto tempo sento rabbia nei confronti di una persona che amo e che ha sbagliato ma che so non l'ha fatto con cattive intenzioni e che ha saldato il debito dovuto.

Hai detto che i miei figli non sono un problema tuo ma mio, come se non te ne fregasse nulla dei tuoi nipoti. So che non sei un nonno presente, ma sentirsi dire certe cose permetti che non sia bello. Sono la cosa più preziosa che ho, in assoluto, e mi preoccupo per loro e in quanto nonno credo che anche tu ti dovresti preoccupare per loro e per il loro futuro. Non è bello sentirsi dire il contrario.

Non so... a me questi punti non sembrano far parte di una bella conversazione. Ho sbagliato io a dirti che mi avevi rassicurato anche dal punto di vista emotivo quando in realtà mi è sembrato solo di ricevere pugnalate. Non sono brava a parlare, questo lo so. Mi blocco e do sempre ragione a chi ho di fronte senza riuscire a dire davvero quello che penso nel momento esatto in cui succedono le cose. Ci arrivo dopo, con tempi fastidiosamente lunghi.
Non ho voglia di parlare comunque di questo perché so per certo che non riuscirei ad esprimermi come vorrei e mi bloccherei come sempre, per quanti sforzi io possa fare. Io ho semplicemente bisogno di dirti queste cose perché non è giusto che io me le tenga dentro, perché sono semplicemente quello che provo, perché mi fanno troppo male e ho speso fior fior di soldi dallo psicologo per capire che non è la strada giusta. Non ho voglia di leggere la tua risposta e poi rispondere alla tua risposta e poi ancora e ancora. Semplicemente avevo bisogno di dirtelo. So che sei fatto così e tutte le cose che mi hai detto non sono una novità, neanche una. So che mi vuoi bene e anche io ti voglio tanto tanto bene. E questo non lo metto in dubbio.

Ovviamente mi ha risposto... to be continued...

venerdì 13 gennaio 2023

Ma io, come mi devo sentire?

Preparatevi per un lungo papirone.

Questa mattina avrei voluto scrivere un post di quanto successo ieri perché: volete ridere? Mio padre si sposa. E no. Non è come pensate voi. Non c'è nulla di romantico o di bello. Avrei voluto parlare di quello che è assurdamente successo, di come mi è stato detto (per la cronaca mi è stato mandato un messaggio whatsapp), di come mi sono sentita, ma la farò breve e vi dirò due cose:

  • dal punto di vista emotivo mi sento confusa e disorientata. In terapia mi hanno fatto una testa tanta per fare in modo che io catalogassi le mie emozioni e le riconoscessi con il loro nome. In questa situazione non so come mi sento. Arrabbiata? Triste? Sconvolta? Non lo so. Sono confusa, e sicuramente triste. Mi ci è voluta una notte insonne e una mattina allucinante per capire che anche riuscire a riconoscere di essere confusa è comunque sempre qualcosa. Per cui sono confusa. E disorientata. E triste. Non capisco esattamente il perchè ma credo che tutto ciò mi smuova antichi massi sepolti, robaccia inconscia. Fatto sta che è così. E ho anche deciso di non fissarmici troppo per capire il perché, perché giuro che c'è da andare fuori di testa

  • dal punto di vista pratico: eccheppalle. Non è la prima volta che mi trovo in questa situazione. Per la precisione è la terza volta. Mio padre a sto giro è al matrimonio numero tre, mia madre al matrimonio numero due. In questi matrimoni mi sono stati catapultati addosso personaggi che neanche conosco, fratellastri e sorellastre che boh. E ora, per l'ennesima volta, dovrò avere a che fare con chi? Boh. E chi li conosce questi? Cioè intendiamoci bene, li conosco eh, ma chiccazzo sono davvero? E quando succederà che poi purtroppo mio padre morirà dovrà avere a che fare con sta gente quando francamente ne avrei fatto volentieri a meno. Eccheppalle.

Questo è stato ieri. Ma oggi... oh... oggi. Oggi ho passato più della metà della mia giornata in una sorta di trance depressiva poi ho realizzato che no, che avrei dovuto fare qualcosa. E così ho preso in mano il telefono e ho scritto a mio padre che gli avrei voluto parlare a quattrocchi per chiarire alcune cose, non nell'immediato eh, ma tant'è. Non sapevo ancora bene o male come affrontare l'argomento e in realtà cosa dirgli. Sicuramente gli avrei chiesto spiegazioni dal punto di vista pratico, per capire tutto questo cosa comporta per me e cosa comporta per la mia famiglia, ma non so se gli avrei parlato da un punto di vista emotivo perchè parlare di emotività con mio padre è come urlare a un sordo. Poco dopo mi ha chiamato. Praticamente ho accennato io ai due punti qui sopra, di come mi sento emotivamente e di come avrei bisogno di capire cosa tutto questo comporterà per me e per i miei figli (che grande passo avanti Spetti... brava) ma poi per i restanti 45 minuti è stato un enorme monologo da parte sua. Partiamo dalle cose positive: mi ha detto che per me lui c'è sempre stato (mh), che sono sua figlia e che ha scelto (mh) di non fare altri figli con altre persone in modo che io non mi trovassi in situazioni pesanti o ambigue con chicchessia (un giorno magari vi spiegherò anche quei MH). Mi ha detto che su questo non ci sono dubbi e che non devo avere dubbi, che lui c'è e ci sarà sempre (mh) e che è mio padre. Passiamo ora alle cose negative. Quello che mi ricordo, e non è neanche tutto, è questo:

  • i soldi sono suoi e ci fa quel che ci vuole e la cosa non mi riguarda. Chissenefrega se ho bisogno. Questo concetto mi è stato ribadito tre volte

  • che a lui non gliene frega niente se ho tre figli, non gliene frega niente dei suoi nipoti. Che lui si occupa di me perché io sono sua figlia. I miei figli sono affare mio non suo

  • che i figli possono combinare quello che vogliono ma che se poi a un certo punto le combinano grosse allora vaffanculo. Se io la combinassi grossa non esiterebbe a disconoscermi. E questo concetto mi è stato ribadito due volte stasera (nessuna novità, non è la prima volta che glielo sento dire)

  • mi ha ribadito due volte che mio marito è uno stronzo (o si è comportato da stronzo ora non ricordo) ma poi ha aggiunto che non avrebbe infierito per non farmi stare male (mh) e tutto questo sempre e solo per una questione di pura ripicca accaduta quattro anni fa

  • che non si sposa per amore ma che si sposa perché così la sua compagna può chiedere un mutuo (che altrimenti non le darebbero) e che nel caso crepasse può prendere la sua pensione. Mi ha detto che al solo pensiero di sposarsi gli prende l'orticaria (come è già successo per le sue precedenti due volte) ma che hanno preso accordi per continuare a vivere così e a non far cambiare nulla (in pratica si vedono una volta a settimana il mercoledì e ognuno a casa sua)

Niente di nuovo. Cose che già sapevo. Ma sentirsele dire è stato orribile. Tralasciando il fatto che mi ha detto che lui per me c'è e ci sarà sempre e poi mi ha detto che non esiterebbe un secondo a mandarmi affanculo e a disconoscermi, allora ditemi: io. Io. Io come mi dovrei sentire? Una figlia come si dovrebbe sentire? Nel suo interminabile monologo, mentre il mio stomaco si contorceva e mi faceva chiaramente capire che stasera niente cena a meno di non voler vomitare, ho capito che non è un caso che io abbia scelto più volte di non parlare con lui. Perché parlare con lui non significa parlare, significa ascoltare e non avere la possibilità di dire nulla. Perché se dici qualcosa di lievemente diverso dalla sua visione del mondo o non ti ascolta o ti attacca alla giugulare. E poi ho capito un'altra cosa: che io in tutta questa situazione non ci posso fare niente. Posso solo mettermela via, mettere tutto in un cassetto remoto della mia anima, e lasciare tutto lì insieme ad altre mille cose chiuse in quel kazzo di cassetto. Perché se vuoi avere a che fare con lui è così. Punto. Perché lui crede (e ci crede davvero) di essere nel giusto. Ho capito che dal punto di vista materiale la cosa migliore da fare è fare quello che ho sempre fatto: pensare e fare finta che lui non esista. E l'ho sempre fatto e mi riesce abbastanza bene. E dal punto di vista emotivo quello che posso fare è accettarlo per quello che è o mandarlo affanculo. Per il momento non riesco a fare né l'una né l'altra cosa. Mi appunto tutto (e anche per questo scrivo) e poi ci penserò. Sicuramente non ora. Perché in tutto questo, dopo aver chiuso la telefonata, mi è arrivata un'altra telefonata. Era la mia sorellastra da parte di mia madre che mi informava della situazione di salute del marito di mia mamma. E sono disastrose e io dovrò iniziare a preparare il terreno per l'inevitabile. Ma questa è un'altra storia e non ho la forza necessaria stasera per scrivere anche questo.

mercoledì 11 gennaio 2023

Ieri

Ieri mi sono presa mezza giornata libera per andarmi a comprare un pochino di cose. Nonostante io sia una persona normale, mi vedo sovrappeso e per me vestirmi è un'agonia. Per fortuna che in casa nostra ci sono solo due specchi nei quali si vede giusto il volto perché sennò andrei giù di testa (o forse mi aiuterebbe... chissà). Nel mio armadio attualmente ci sono:

  • un solo paio di jeans

  • un leggins nero

  • due maximaglie che fanno sia da maglie che da vestito

  • una maglietta a maniche lunghe

  • una giacca piumino primaverile (ahimè, quella invernale si è rotta e così io pedalo con zero gradi fuori conciata così)

Un po' poco, lo so, specie perché quando non riesco a fare la lavatrice e ho due cose sporche poi non ho nulla da mettermi. Ma ogni volta che vado in giro per cercare di comprare qualcosa per me torno a casa a mani vuote con una gran tristezza nel petto e le lacrime agli occhi. Ieri ero partita carica, con le idee chiare in testa e ho chiesto a Mr D. di accompagnarmi perché so che con lui è tutto più semplice e ha davvero un buon gusto nel vestire. Abbiamo chiacchierato, passeggiato, fatto colazione al bar e saremo entrati in una decina di negozi. Ma niente. Mr D. nel frattempo mi ha chiesto se si poteva sfogare su mio padre e poi ha iniziato a sparare a zero. Me lo ha chiesto gentilmente dicendo poi che si sarebbe zittito per un'altra decina di anni, come ha sempre fatto. Io gli ho detto sì forse perché ho bisogno di sentire anche qualcuno che non lo difenda sempre, come faccio io. Perché alla fine mi rendo conto che, non so se sia per autodifesa o per altro, trovo sempre un modo per giustificare le sue azioni. Credo che Mr D. sia andato avanti un paio d'ore e all'inizio ho faticato a capire se questa cosa mi faceva stare solo male o mi potesse servire davvero. Perché mentre lui parlava in automatico mi partivano delle scuse, delle giustificazioni, delle assurdità. Mr D. però ha sempre avuto il dono di farmi cadere dal pero per quanto riguarda i miei genitori che evidentemente io ho sempre protetto e idealizzato. Celebre fu la sua osservazione su mia madre e la sua pasta al pomodoro (vi racconterò tutto in un altro post). Mentre passavano queste interminabili ore di shopping andato miseramente a vuoto e parole dure contro mio padre, mi son resa conto che Mr D. fondamentalmente ha ragione. Magari non per tutto, ma per una buona parte sì. Non per tutto, è chiaro, perché alla sua affermazione “Dovresti inkazzarti con lui e vomitargli addosso tutto quello che provi, non tanto per te ma soprattutto per i nostri figli” io gli ho risposto facendogli notare che è proprio per loro che me ne sto buona buona (oltre perché forse non sarei capace di non farlo) e ha dovuto darmi ragione.

Insomma, gira e rigira sono tornata a casa come sempre: a mani vuote con una gran tristezza nel petto e le lacrime agli occhi. Sarà per la prossima... spero.

lunedì 9 gennaio 2023

Non me lo merito

Oggi, per la prima volta in 41 anni suonati, l'ho detto. E l'ho detto ad alta voce. Sì, l'ho detto mentre piangevo ma intanto l'ho detto. Non mi era mai capitato, forse neanche ero riuscita mai a pensarlo e invece non solo l'ho pensato ma l'ho detto e subito mi sono resa conto di quanto fosse vera questa affermazione.

Oggi ho visto mio padre. Pensate che settimana scorsa avevo in previsione di scrivere un post su quanto io in realtà gli voglia bene nonostante tutto e ho meditato più volte di scriverlo elencando le sue qualità genitoriali (ma purtroppo l'elenco non si sarebbe neanche potuto considerare tale, ahimè). Comunque oggi ho visto mio padre. Vi tralascerò i dettagli della conversazione ma vi basti sapere che si è comportato da vero stronzo. In breve regalerà un bel po' dei suoi soldi alla sua compagna e altri glieli presterà (e questo già lo sapevo) e non darà a noi nulla per ripicca ( anche questo già lo sapevo). Esatto, per ripicca. Come fanno i bambini della materna. Detto questo noi Spettinati non riusciamo a cambiare casa perché non abbiamo sufficienti soldi per farlo e la casa in cui siamo è purtroppo inadeguata visto che tutti e tre i nostri figli stanno in camera insieme (si capisce già come sia complicato per una adolescente condividere la camera piccola con una sorella e anche un bimbo di due anni). E io, sua figlia, non solo non ho soldi da parte ma non ho neanche una casa intestata perché dove viviamo ora siamo in comodato d'uso (da parte comunque di Mr D). Non che le cose che mi ha detto oggi siano una novità eh, le avevo sempre sapute, ma sentirsele dire in faccia è stato orribile.

Io da sempre non ho mai voluto nulla da mio padre perché so il carattere che ha, perché so che è capace di farti pagare tutto fino all'ultima goccia (e non sto parlando di soldi eh, ma anche dal punto di vista sentimentale). Non ho mai voluto niente da lui e mai ne vorrò e ho sempre dato per scontato che quello che è suo è suo e che nulla di quello che è suo sarà mai mio. Se poi sarà allora ci penserò.

Detto questo, alle sue parole oggi io come al solito non ho reagito. Mr D. mi ha detto che non sa come io possa essere così, che se fosse stato lui gli avrebbe urlato in faccia, gli avrebbe detto che avrebbe avuto bisogno di tempo per smaltire l'inkazzo e se ne sarebbe andato su due piedi. Io no. Ma fondamentalmente perché lo so che è fatto così e inkazzarsi non servirebbe a nulla, anzi porterebbe solo a peggiori conseguenze. Potrebbe (e io so che potrebbe farlo) sparire senza farsi più sentire. Potrebbe (e io so che potrebbe farlo) regalare tutto quello che ha in modo che a me non rimanga nulla e non è tanto (ma anche) per me, ma soprattutto per i miei figli. Perché già io non potrò lasciare molto a loro, mi dispiacerebbe che perdessero anche questo. Però, al telefono con Mr D. mentre piangevo sommessamente, sono venuti fuori dei sentimenti bellissimi. Perché finalmente ho capito, e l'ho detto, che io non me lo merito. IO NON ME LO MERITO. Sono sempre stata una figlia buona e coscienziosa, non ho mai chiesto nulla, ho sempre fatto il mio dovere e anche più. Non ho mai dato problemi, non ho mai risposto male, sono sempre andata molto bene a scuola e non ho mai vissuto sulle loro spalle una volta laureata. Sono sempre stata la figlia perfetta. E io, IO non me lo merito. E vi assicuro che queste cinque piccole parole dette ad alta voce, più a me stessa che a Mr D., sono uno dei più grandi traguardi che io abbia mai raggiunto.

martedì 3 gennaio 2023

Passioni smodate adolescenziali

Primogenita ha preso da me, non c'è che dire. Ci sono lati del suo carattere che grazie al cielo sono opposti ai miei, come la sua meravigliosa parlantina, il suo riuscire ad essere solare quando poco prima era inkazzata nera, la sua bella autostima, e tante altre piccoli particolari. Ma una cosa ha preso da me: la passione per la lettura. Io appena ho un minuto leggo. Mi porto appresso libri ovunque, perché non si sa davvero mai quando si possa presentare l'occasione per leggere qualche pagina, leggo sul divano, leggo a letto, leggo in bagno, leggo mentre cucino, leggo mentre faccio colazione. Leggo e sono felice. Lei? Beh, lei è come me. Ha iniziato quand'era piccola prendendo i suoi minuscoli libricini, infilandosi nel lettone, e iniziando a leggere ad alta voce perchè Mamma, non sono ancora capace di leggere nella mente. Ora divora pagine come se fossero acqua fresca, per tutte le feste comandate chiede sempre dei buoni in libreria e appena si presenta l'occasione non fa che parlare di libri libri e libri con chiunque. Addirittura tirò una pezza a un bimbo amico di Sbibulina al quale non piaceva leggere e alla fine un mese dopo sua madre mi fermò per strada ringraziandomi perché mia figlia era riuscita a convincerlo e ora il bimbo non stacca più gli occhi dai libri. Detto questo, l'altro ieri mi è arrivato un vocale dal Don: “Ehi Spetti. Oh ho beccato tua figlia in parrocchia e abbiamo chiacchierato per una mezz'oretta. Questa te la devo proprio dire: è meravigliosa! Per tutto il tempo in cui abbiamo parlato mi ha elencato tutti i suoi libri preferiti, i suoi personaggi preferiti, le trame, gli intrighi, i miti greco-romani. E io per tutto il tempo ho pensato Mamma mia che bello... c'è ancora speranza nel mondo se un adolescente ha questa meravigliosa passione. Non è per nulla scontato eh, è stato davvero davvero bello, mi ha fatto bene al cuore”. OrgoglioDiMamma.

L'educazione prima di tutto

Io mi ricordo bene i periodi più o meno lunghi passati ad educare le mie figlie femmine.

“Sì, amore... e come si dice?”

“... … ...”

“GRAZIE. Si dice GRAZIE”

Me lo ricordo chiaramente, sia per la prima che per la seconda figlia. Tanta pazienza, tanta tanta tanta tanta ripetizione. E invece il Birullulo di casa ha fatto tutto da solo, vuoi perché è il terzo, vuoi perché è il suo carattere, vuoi perché è davvero un bimbo buono. E giuro: non gli avevo ancora mai detto la famosa frase riportata qui sopra. E invece, a poco più di due anni, il ragazzo ringrazia tutti, ringrazia sempre, ringrazia chiunque e comunque. Basta che fai qualcosa per lui, anche la più piccola cosa, che senti la sua vocina dolce dire Aci con tale naturalezza da farti stringere il cuore. Amoredolcedimammalui.

lunedì 2 gennaio 2023

La mia fine e il mio inizio

Dopo un Natale a dir poco disastroso dal punto di vista di salute avevo pensato che le cose non potessero che migliorare e invece non è stato così. Da tempo il marito di mia madre, con il quale è sposata da 30 anni, sta male, molto male. E' malato di cancro e ha deciso di non curarsi con chemio, radio o altre terapie consigliate. E' stata una scelta sua, ostacolata dalle proteste dei suoi tre figli e dai vari pareri medici, ma tant'è che questa è la strada che ha intrapreso. Ultimamente non stava benissimo ma la situazione è peggiorata drasticamente il 30, così tanto drasticamente che abbiamo chiamato l'ambulanza e portato d'urgenza in ospedale. Dopo una giornata fatta di attesa infinita al pronto soccorso, pianti da parte di mia mamma, nervi tesi da parte dei mie fratellastri, trasfusioni varie, raggi e quant'altro, è stato rimandato a casa con varie terapie che tanto non avrebbe fatto e consigli medici che tanto non avrebbe seguito. Il 31 sembrava stare meglio, sono andata da loro per pulire casa, tenere compagnia a tutti e monitorare discretamente la situazione. Mi sentivo abbastanza tranquilla, sebbene non dell'umore giusto, per uscire a cena con le famiglie degli amici e festeggiare il capodanno in compagnia. Se non che ieri mattina alle 9 abbiamo dovuto di nuovo chiamare l'ambulanza e portarlo al pronto soccorso. Crisi respiratoria, febbre alta, tremori e, come abbiam scoperto dopo, positività al covid. La tac ha evidenziato quello che già sapevamo ma a questo giro, e dico io grazie al cielo, hanno deciso di ricoverarlo, quantomeno per far passare questa brutta ondata. L'hanno ricoverato a malattie infettive e non in oncologia, cosa che ha rassicurato tutti e ha messo tranquillità a mia mamma che già se lo vedeva portar via. Io sono stanchissima, in tutti i possibili sensi. Al di là delle pochissime e travagliate ore di sonno, al di là delle giornate fatte di ospedale, di avanti e indietro in bicicletta e di pasti saltati, ho sostenuto mia mamma facendomi (come sempre nella mia vita) pilastro forte della nostra squinternata famiglia. I figli di lui, grazie al cielo, sono persone pratiche e forti, sebbene preoccupate e allarmate. Si sono dimostrati presenti e premurosi con mia mamma anche in una situazione in cui tutto sembrava precipitare a scatafascio. Adesso cerco di fare in modo che mamma pensi alla giornata, che si affronti un problema alla volta un passettino alla volta, cosa non facile ma necessaria per la salute mentale di tutti. E buona fine e buon inizio.