Mi piace pensare
che, quando sogno delle persone che non ci sono più, loro siano
effettivamente venute a dirmi che stanno bene e a salutarmi
affettuosamente. E' successo questa notte con mio nonno, me lo sono
abbracciato e sbaciucchiato, cosa che in vita mai ho fatto visto il
timore reverenziale aggiunto al suo fare burbero da uomo del sud. Non
lo sognavo da diverso tempo, l'ho visto bene, l'ho visto in forma e
l'ho visto di una dolcezza non troppo sua. Quando questa mattina ho
aperto gli occhi ho sentito forte la sua mancanza, qui, al centro del
petto e sono rimasta stupita quando ho scoperto, aprendo il giornale,
che oggi è la Festa dei nonni. E datemi pure della pazza,
dell'ingenua, della fuori di testa, dell'illogica, ma sono sicura che
sia davvero venuto a trovarmi in sogno per farmi sapere che lui mi
vuole ancora bene.
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lunedì 1 ottobre 2018
giovedì 18 febbraio 2016
Un'altra svolta (?)
Inizio premessa
Ieri ho visto mio
padre
Fine premessa
Questa notte
indovinate un po' cosa ho sognato? Eh si, sempre il mio “amico”
tornado. Ma questa notte e' stato tutto diverso.
Inizio seconda
premessa
Quando sogno i
tornado non sono mai a casa mia o nella casa in cui sono cresciuta ma
a casa dei miei nonni paterni ora diventata casa di mio padre
Fine seconda
premessa
Dicevamo dunque del
sogno. Questa notte ho sognato il solito tornado in arrivo nella
solita casa di semi-montagna di mio padre. Solo che questa volta il
tornado mi ha preso in pieno. Nella fuga per entrare in casa sono
riuscita a salvare mia zia, prendendola per mano prima che venisse
risucchiata nel vortice di vento, ma non sono riuscita a salvare
l'altra mia zia con mio cugino. E poi e' arrivato. Non ho fatto in
tempo a chiudermi dentro che ha iniziato a distruggere qualsiasi cosa
e io, con una bambina dentro la fascia, attaccata al mio petto, sono
corsa in cantina per aggrapparmi alle tubature del bagno (nella mia
testa cosi' non sarei volata via). E invece la casa e' stata
sollevata in aria da una forza dirompente e io, vedendo la terra
farsi sempre piu' lontana, mi sono gettata di schiena per non venire
trascinata via e per non schiacciare la bambina che avevo con me. Mi
sono ritrovata giu', completamente nuda se non per la fascia che
sorreggeva mia figlia a guardare la desolazione della devastazione
appena avvenuta. Ma in realta', a guardare bene, ho visto che solo la
casa non c'era piu', erano rimasti intatte tre piccole dependance
(fra parentesi mai avute) che non erano per niente state scalfite. Ma
quando mi sono avvicinata ho notato che non erano case, ma bensi'
macchine funebri con dentro delle bare con i fiori sopra. Erano piene
di polvere, ragnatele e foglie secche.
Poi mi sono
svegliata con una bella angoscia sul petto che neanche avessi avuto
25 chili di puro metallo sul cuore.
A posteriori non e'
facile capire questo sogno. Un'interpretazione potrebbe essere che mi
sono fatta trasportare nel bene e nel male da sentimenti che mi hanno
sconvolta, mi hanno lasciata completamente nuda e non sono riusciti a
spazzare via quanto di piu' morto e marcio io abbia dentro, forse nei
confronti di mio padre. Ho anche pensato a un qualche risvolto
positivo, perche' avevo una neonata con me, perche' in fondo non mi
sono chiusa dentro alla casa, ma poi ho pensato che non mi sono
chiusa non per mia volonta' ma perche' non ci sono riuscita, e la
catastrofe che ne e' venuta dopo non si puo' certo paragonare al mio
precedente sogno in cui ho affrontato il tornado e sono riuscita a
vincerlo.
Morale della
favola? Sono le 8:36 di mattina e ho sonno, tanto sonno ma
decisamente poca voglia di tornare a dormire.
domenica 31 gennaio 2016
Interessante svolta
Era
ora, direi. Anche se obiettivamente i salti indietro in questo tipo
di cose sono proprio li' in agguato. Perche' un giorno
puoi svoltare ma il giorno dopo ti puoi ritrovare come se nulla fosse
successo. Pero' intanto io un'occhiatina dietro l'angolo a questo
giro l'ho data e mo' ve la racconto pure.
Siamo
sempre li, nel mio solito sogno, mentre osservo i miei solito
tre-quattro tornado che stanno arrivando con un cielo surreale di un
tramonto di primavera, un po' troppo rosso sangue per i miei gusti.
Sono sempre li a chiudere tutte le finestre e a invitare i
miei io interiori che sono rimasti fuori a barricarsi dentro. A sto giro
qualche resistenza, ma niente di rilevante. Inizio a barricare tutto
il barricabile quando mi accorgo che uno dei miei io interiori se ne
sta seduto comodamente fuori in giardino a leggersi un libro sulla
panchina. Lo chiamo. Nulla. Oh vabbeh la vita e' la sua non posso
costringere nessuno io eh, penso e continuo a chiudere. E poi
arriva una carovana di io interiori che sono rimasti chiusi fuori,
inizio ad aprire la porta mentre uno dei miei tanti io barricati
dentro protesta perche' in quel modo moriremo tutti di fame nel giro
di pochi giorni. Io protesto ancora piu' forte perche' mica si
possono lasciare morire cosi' le persone. Eccheccavolo. E
cosi', dopo averli accolti tutti dentro, ricomincio a chiudere. E qui,
la svolta. Mi accingo a barricare le imposte della cucina quando vedo
che uno dei tornado, uno di quelli minori, si e' avvicinato troppo e
sta proprio li fuori. E' piccolo, tutto nero, che si
staglia sullo sfondo rosso del tramonto. Io lo guardo e gli assesto
un bel pungo delicato (giuro, delicatissimo) in mezzo alla sua
panciotta. PUF, si dissolve. Ed e' allora che mi guardo intorno e
vedo che fuori non ci sono piu' tornado, che nella casa non ci sono
piu' imposte chiuse, non ci sono proprio piu' finestre perche' e'
tutto aperto e dalle aperture che danno sullo splendido panorama
collinare entra quella brezza rigeneratrice tipica
dell'aria di primavera mentre la casa piano piano si alza in volo al
tramonto e io, li dentro, chiudo gli occhi annusando la
tranquillita'. Mi sono svegliata con un sorriso beota sulla faccia e,
da sola, ho esclamato ad alta voce: Oooooh... era ora.
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