Il marito della mia Psicoamica mi scrive per venire a prendere le mie coppette d'argento paracapezzoli:
“Sto arrivando a prendere il coso per coprire le cose”
Io gli uomini semlicemente li adoro!
Il marito della mia Psicoamica mi scrive per venire a prendere le mie coppette d'argento paracapezzoli:
“Sto arrivando a prendere il coso per coprire le cose”
Io gli uomini semlicemente li adoro!
Ieri mi era presa davvero male, ma credo sia normale. Dopo 4 mesi di smartworking il pensiero di tornare alla propria scrivania in ufficio non credo rallegrerebbe nessuno. Se poi ci mettiamo i 20 minuti di bici ad andare e i 20 a tornare sotto il sole cocente delle 12,30, voilà. Sta di fatto che questa mattina sono qui, io, la refrattaria ai cambiamenti. Ho iniziato la giornata con un biscotto che mi è caduto nel the spappolandosi e rovinando la mia bevanda, è continuata dieci minuti dopo con il rovesciamento del suddetto the sulle mie cosce una volta fresce, ora arrossate dalla microustione, e sta continuando qui in ufficio. Ma una cosa bella c'è: un simpatico cartello di BENTORNATA sulla mia scrivania. Alla fine poteva andare peggio e questo venerdì non può che migliorare.
Per una persona come me che ha passato vent'anni a combattere coi disturbi alimentari, non è facile affrontare una gravidanza da questo punto di vista, ma potrebbe andare peggio. Eh sì, perché in fondo sono alla fine di un lunghissimo percorso terapico che anche a questo giro mi sta salvando dal baratro. Tutto quello che ho imparato in questi due anni lo sto mettendo in discussione perché il mio corpo sta cambiando, la mia fame sta cambiando, ma la mia percezione corporea continua a non cambiare. Mi sembra di mangiare tantissimo, di avere tantissima fame, di essere enorme. Poi guardo la bilancia e, stupita, mi accorgo che alla fine di questo quarto mese ho preso tre chili, come da manuale. Io mi guardo e mi vedo una balena, la gente mi guarda e mi vede magra con una bella panciottina. Io mango e mi sembra di divorare un cavallo, la gente mi guarda mangiare e vede che mangio normale. Faccio davvero molta molta molta fatica, ho ripreso a pesarmi una o due volte a settimana e non riesco ad essere obiettiva e a focalizzarmi sul mio essere. Faccio davvero molta molta molta fatica e mi dispiace. Ma ci provo.
Ieri sono andata a fare un prelievo di sangue. CI ho messo un'ora e diciassette minuti. E sono incinta. Fine.
Il secondo trimestre è decisamente una gran pacchia. Le nausee sono solo un ricordo lontano, non collassi più a letto alle 20 di sera svenendo e rinvenendo solamente per fare le duecento pipì notturne e la gente inizia a capire che sei incinta smettendo di chiederti se sei semplicemente ingrassata o meno. Io ADORO il secondo trimestre.
Questo periodo, lavorativamente parlando, è un vero caos. Sono letteralmente sommersa dalle cose da fare e l'apice di tutto ciò ci sarà domani, quando dovrò lavorare 12 ore non stop (esatto, senza neanche uno straccio di pausa pranzo) in quella che fa parte di una delle due giornate più importanti dell'anno. Seguirà poi una settimana di mole di lavoro assurda per pian piano scemare nella normalità. In tutto ciò la gente continua a rompere le balls, sparando critiche anche quando davvero non sono necessarie. Qui ci si sta sbattendo anche più del dovuto per fare il modo non solo che le cose funzionino, ma che siano anche esteticamente belle e ieri è arrivata l'ennesima critica all'ennesima mail. In parole povere abbiamo creato graficamente uno sfondo zoom per le dirette di domani in modo che gli oltre 20 interventi della giornata fossero graficamente uguali e che avessero anche il nostro logo in alto a destra. Ed ecco la mail di critica in cui lo sfondo finto fa schifo e proprio non mi piace. Non ho neanche aspettato due minuti e ho risposto. Come avrete capito da alcuni post precedenti non è che ultimamente io sia il massimo della diplomazia e quindi ho scritto più o meno fate quel che vi pare basta che non vi colleghiate dal bagno. Non è dovuto passare molto tempo prima che il mio whatsapp esplodesse di messaggi di gente che ridendo si complimentava con me per l'ironica risposta alle critiche continue. Chissà se dopo la gravidanza riuscirò ad essere ancora così diretta... sarebbe bello.
“Dai papà, metti su il cd?!?!”
“Dai ragazze! Lasciamo un po' di radio così impariamo un po' di musica di adesso”
“Se vabbeh. Cosa vuoi fare il moderno ora?”
Al lavoro io sono una persona davvero solare, con il sorriso sul viso 24h su 24 e non rispondo mai male, ma proprio mai. Ma complici gli ormoni gravidici, l'arroganza di certe persone e duecento cose da fare al lavoro, ieri ho risposto a una mail così: “Grazie al c....”. Proprio così... grazie al c... Eh io non ne posso più. Non sopporto le persone che criticano in continuazione il lavoro degli altri impicciandosi in cose che non le riguardano e senza per giunta dare soluzioni o critiche costruttive. Sparano a mille senza uno scopo, senza un perché e io mi sono rotta il c. E così dopo decine e decine di botta e risposta ho concluso con un Grazie al c. e pensa un po'? Non ho più ricevuto risposta e la questione è chiusa. E non solo: non me ne pento e non me ne vergogno. Quando ci vuole ci vuole.
Ci sono ancora alcune cose che non sono andate perfettamente a posto ma settimana scorsa, in accordo con la Psicocosa e non senza un po' di preoccupazione, abbiamo deciso di passare da sedute di un'ora ogni due settimane a sedute di mezz'ora ogni due settimane. Sensazioni? Un misto di gioia, preoccupazione, fierezza in me e ansia. Ma se guardo da dove sono partita, a quelle due ore intense a settimana che neanche mi bastavano, beh, direi che di strada ne ho fatta. Una delle ultimissime cose che si sistemerà, forse, è la percezione del mio corpo. Ero stata avvertita in effetti eh, è stata una delle primissime cose di cui si era parlato e una delle ultimissime cose da debellare e mi avevano detto sarebbe stato difficile se non quasi impossibile. E in effetti ancora è così. Se si considera poi che sono incinta le cose non sono di certo facili. Attualmente sono al quarto mese, io mi vedo una pancia da sesto e un seno da nono, mi vedo come una balena spiaggiata e cicciotta mentre tutto il resto del mondo sottolinea come io sia poco cresciuta in questo primo trimestre. E mi rendo conto di quanto tutto sia assurdo quando guardo le foto che mi fanno perché qualquadra non cosa. Nelle foto non sembro io, sono una persona incinta con una panciottina un po' evidente ma non troppo, con un fisico tutto sommato normale, sicuramente non cicciotto. E la differenza fra quello che vedo in queste situazioni e quello che sento tutti i giorni, vedo in soggettiva e vedo allo specchio e disarmante. Che strano... che fatica...
Le gambe incrociate all'ecografia rivelatrice pare proprio una tradizione familiare. A questo giro una variante: le gambe incrociate erano distese, come se stesse in spiaggia a prendere il sole. Una meraviglia. Ma anche a questo giro niente sesso. Credevo si vedesse dai risultati del dna test ma pare che quello offerto dal servizio sanitario regionale comprenda solo i dati fondamentali e il sesso non è fra questi. La cosa più importante è che vada tutto bene, i valori rientrano tutti nel basso rischio anche se per la Sindrome di Down il mio ginecologo si aspettava dei valori migliori, ma vanno comunque bene per cui niente villocentesi, amniocentesi o roba che finisce con -centesi. Da venerdì a questa parte le conversazioni familiari vertono quasi tutte sul nome, in un clima di straordinaria ilarità e bellissima complicità. Sono felice.
Ieri sera io e Mr D. abbiamo parlato (vedi post di ieri). Gli ho fatto presente, con molta calma, che prima di uscire di casa questa mattina avrei voluto sapere la sua decisione in merito. Dopo una breve resistenza iniziale mi ha guardato negli occhi, con quei suoi occhi azzurro-verdi che mi fanno sentire tanto amata, e mi ha detto:
“Beh, siamo due adulti. Non vedo perché non essere ragionevoli e parlarne con calma”
Alleluja!
“Spetti, perché non ti piace il nome di mio padre?”
“Per tre motivi, come ti avevo spiegato. Perché è un nome molto comune, perché non mi piace il significato inutile che ha e perché fondamentalmente credo che non sia giusto dare il nome di una persona cara a un bambino. Dipendesse da me sceglierei il compromesso. Siamo una famiglia e non trovo giusto dare al bambino o alla bambina un nome che non piaccia a tutti e 4. Mi dispiacerebbe, se fosse femmina, dare un nome che a te non piace e mi dispiacerebbe, se fosse maschio, dare il nome di tuo padre perché non piace né a me né alle nostre figlie. Siamo una famiglia e questo bambino è tanto tuo, quanto mio, quanto delle nanerottole di là”
Silenzio. Silenzio assoluto per venti minuti. Io ho atteso con pazienza, aspettando una sua qualsivoglia reazione senza dire nulla e poi eccole, le parole che tanto attendevo:
“Sì. Sono d'accordo. La cosa più importante è che stia bene e la seconda cosa più importante è trovare un nome che piaccia a tutti e quattro noi, siamo una famiglia. Avremo tutto il tempo da qui a Dicembre di trovare un nome che piaccia a tutti e 4”
Non l'ho mai amato così tanto.
Le volte scorse è stato così, non mi stupisco affatto che anche a sto giro la discussione sia sempre la stessa. Le altre volte l'ho scampata avendo tirato fuori due figlie femmine. Ma a sto giro? Visto che non ho voglia di litigare per altri 6 mesi ho voluto chiarire le cose in anticipo. Mr D. da sempre sogna il figlio maschio e da sempre sogna di chiamarlo come suo padre. Perché lui si chiama come suo nonno, e suo padre si chiama come il suo bisnonno, e bla bla bla bla. A me invece la cosa proprio non va giù perché per me dare il nome a un bambino è una cosa estremamente importante che lo condizionerà per tutta la vita. Dargli un nome di una persona morta o viva che sia gli dona fin da subito un imprinting, un karma, un percorso (chiamatelo come volete) e per me questa cosa è sbagliata. Io ci credo profondamente e sono profondamente contraria. Il nome scelto da Mr D.
è il nome del nonno che, per quanto buonissima persona, è pur sempre il nonno
è un nome comune, molto molto comune. Io ho un nome stranissimo, mia madre ha un nome poco comune, mio padre ha un nome raro, e lasciamo perdere i miei nonni. Mi è sempre piaciuto dare ai figli nomi particolari, quei nomi che anche a distanza di tempo le persone si possono ricordare senza dover spiegare dove ti hanno conosciuto e quando. Il nome del nonno invece è il secondo o terzo nome più comune in Italia
il nome non mi piace. Non è brutto eh, ma non mi piace, ha un significato insignificante e non mi dice granché
Finita la premessa la discussione con Mr D. è presto detta. Il ragazzo, intravedendo la possibilità di un figlio maschio, ha da subito imposto il nome del nonno per maschio. Nessun problema, dico io, ma se è femmina allora ho tutto il diritto di scegliere io senza consultare nessuno. Eh no. Assolutamente no. Secondo il maritozzo se è maschio si deve chiamare come il nonno, se è femmina si trova un compromesso. Ma non è mica giusto. Le altre volte ho sofferto in silenzio e ho gioito al sapere il sesso delle mie figlie ma a sto giro, complice gli ormai due anni di terapia, complice che a me i piedi in testa non me li metti più, a sto giro proprio non ci sto. Ho lasciato a lui la libera scelta fra due opzioni più che ragionevoli: o il nome del nonno imposto da lui e il nome da femmina scelto da me, oppure compromesso in entrambi i casi. Fra le altre cose il compromesso prevederebbe anche di dare come secondo nome il nome del nonno oppure un nome composto (con davanti un Gian o un Pier) sempre col nome di sto benedetto nonno. Io sceglierei il compromesso, ovvio, ma lascio a lui la condotta che vuole tenere per invogliare la pace coniugale. Ma il ragazzo è tosto, ha combattuto contro questa scelta con le unghie sostenendo che non era giusta, che per lui era nome del nonno per maschio, compromesso per femmina, fino a che dopo mesi di interminabili discussioni in cui lui stava da una parte e io e le mie figlie dall'altra l'ho guardato negli occhi e gli ho detto chiaro e tondo: “Ascoltami molto molto molto attentamente: queste sono le due opzioni. Scegline una perché se entro il 5 giugno non sceglierai, allora sarà GUERRA. E io a sto giro combatterò fino all'anagrafe, a costo di piantare un casino di fronte all'addetta del comune e portarmi a casa il fagotto senza avergli dato un nome”. Pare che abbia capito. Domani mattina mi dirà la sua scelta, andrò a fare il bitest e a ritirare i referti, controlleremo che tutto sia a posto, che il/la bimbo/a sia sano/a e scopriremo quale strada prenderà sto benedetto nome.
Da quando possiamo rivederci con le persone che conosciamo vedo sguardi che puntano soprattutto alla mia pancia (le donne) e alle mie tette (gli uomini). Sono sguardi sfuggenti, ripetitivi e un po' fastidiosi ma fino a qualche giorno fa nessuno aveva avuto il coraggio di farmi la fatidica domanda: “Sei ingrassata a causa della quarantena o sei incinta?”. Ieri ho scoperto, facendo un rapido sondaggio, che tutte le persone che mi hanno incontrato in questo periodo hanno avuto lo stesso dilemma, spiegabile facilmente col fatto che a quanto pare il 99% delle persone che conosco ha preso peso durante la quarantena forzata e col fatto che io in fondo in 3 mesi sono aumentata solo di un chiletto tutto finito sul seno, sulla pancia a punta e (ahimè) sulle cosce anche se francamente si vede che ho una bella panciottina a punta da donna gravida, ma vabbeh. A me questa cosa continua a far ridere e ogni volta che incrocio gli sguardi sfuggenti aspetto che l'interlocutore abbia il coraggio di farmi la fatidica domanda o non affronti il discorso per paura di fare figure di merda. E lo devo dire: il 99% delle persone non affronta il discorso direttamente e preferisce far sondaggi in giro. Credo che forse la gente abbia paura di un mio possibile linciaggio.