venerdì 29 giugno 2018

Quando un genitore si sente in colpa

Lo ammetto: ieri sera son strippata. Ho passato la prima parte del pomeriggio a mettere a posto casa e la seconda parte del pomeriggio a mettere in ordine il nostro disastroso balconcino, svuotando interamente un mobile rotto, andando a comperarne uno nuovo con anche i vari contenitori per viti, vitarelle, chiodi, chidarelli e sistemando metodicamente tutto quello che avevo intorno (e fra parentesi ancora non ho finito). Quando sono arrivate le cinque ero già a pezzi, mi sono fatta una doccia e sono corsa a prendere le cinne. Tornata a casa, nel giro di dieci minuti (ma che dico dieci! Anche cinque) intorno avevo già il caos: Primogenita aveva pensato bene di svuotare lo zaino della piscina lasciando in cucina i teli da mare sulle sedie, i calzoncini bagnati sul divano, lo zaino e lo shampo per terra mentre Sbibulina si era dedicata alla loro cameretta che in men che non si dica si era trasformata nel campo di atterraggio di una bomba atomica. Lasciando momentaneamente correre mi sono dedicata alla cena, ho sfamato la truppa e ho allertato le ragazze che prima di andare a letto avrebbero dovuto sistemare. Se... ciao! Dopo un'ora e mezza di battaglia le ho messe a letto urlando, senza leggere alcuna storia, minacciando inutilmente di regalare i giochi a destra e a manca e lasciando il caos là dove lo avevano creato. Pochi minuti dopo, mentre le ascoltavo ronfare, già mi sentivo in colpa. So di essere una persona rigida e in fondo sono bambine, cosa devono fare dei bambini se non mettere in disordine e giocare? Questa mattina, al lavoro, mi arriva un video di Mr D. in cui viene inquadrata una cameretta perfetta, pulita, con anche i letti rifatti mentre la sua voce annuncia che Sbibulina ha messo tutto a posto da sola. Ora mi sento definitivamente e inesorabilmente in colpa.

mercoledì 27 giugno 2018

Saggezza spiccia

Da quando ho iniziato a discutere del mio approccio col cibo durante le terapie un cruccio mi è rimasto impresso nel cervello. Non è tanto riuscire razionalmente a comprendere cosa sia giusto e cosa sia sbagliato, ma è riuscire a metabolizzarlo, a interiorizzarlo e a farlo proprio. In più se si aggiunge che ho un'innata e spropositata capacità di rimuovere tutto quello che mi viene detto, è facile comprendere come la cosa mi crucci. La Psycologa, tuttavia, mi ha guardato negli occhi e serafica mi ha detto:
“Il mio prof. all'università aveva una sola, grande, massima: non è capire... ma stare capiti! E si rassereni: il mio lavoro e farla stare capita”
Bersaglio centrato.

martedì 26 giugno 2018

Al mare

“Mamma?”
“Si Sbibulina?”
“Sai che io sono fortissima? Io lo sopporto lo scottitìo”
Sarà che io l'ho capito al volo, ma la faccia perplessa di Mr D. mi ha fatto comprendere che non era subito facile intuire che la sabbia era rovente.

lunedì 25 giugno 2018

Quando i figli crescono

Io e Mr D. abbiamo proprio visto la netta differenza fra quest'anno e l'anno scorso. L'abbiamo intravista la passata domenica quando, per andare a fare una capatina al mare, le ragazze si sono fatte la borsa da sole e si sono prese solamente le parole crociate e le pistole ad acqua. Niente più zaini colmi di giochi, maschere, pinne e cianfrusaglie: uno zainetto minuscolo a testa e via. E questo fine settimana abbiamo goduto appieno della loro crescita assaporando due giorni con una sola valigia per quattro, spaparanzo al sole senza troppe interruzioni, dormita sotto l'ombrellone senza rientro per il pranzo, cena alle 21 senza urla affamate. Dopo dieci anni lo posso dire: una vera goduria.

giovedì 21 giugno 2018

Work in progress (?)

Non so perché io sia così reticente a scrivere del centro dca e del lavoro che stiamo impostando là dentro, sarà perché credevo fosse un percorso molto difficile e invece ho scoperto essere a dir poco mastodontico, sarà perché siamo comunque di fronte ad argomenti delicati, a una malattia non sempre compresa e di cui ci si vergogna. Non lo so. Fatto sta che da quando ho iniziato ad andare non ho scritto ancora un post. La mia impostazione generale ultimamente è sempre la stessa: cercare di vedere il lato positivo per non girare i tacchi e fuggire. La prima volta che sono andata mi è stato semplicemente chiesto di provare ad assaporare il cibo che mangio e io, in tutta risposta, ho iniziato ad avere degli attacchi di panico da manuale. La cosa positiva è che, quantomeno, capisco di avere un problema e che non posso girare i tacchi e fuggire. Mi hanno detto che ci vorranno circa sei settimane solo per capire come impostare la terapia e la riabilitazione e poi ci vorrà circa un anno per riuscire ad apprezzare i risultati. Come mi sento? Francamente non lo so, la paura predominante rimane quella di ingrassare. Sarà che dopo il focolaio ho perso un po' di chili, sarà perché da quando mi è stato chiesto di assaporare ne ho persi altri, ma nella mia testa le battaglie sono sempre le stesse. Vedremo.

mercoledì 20 giugno 2018

Il cambio radicale

Io son sempre stata così: quando decido di fare una cosa la faccio. Punto. E così anche con i miei spettinati capelli: mi stanco? Taglio. Ma taglio eh, non una spuntatina... Passo dal capello lungo fino al sedere a un taglio corto da maschietto in meno di mezz'ora di parrucco. Ieri ho fatto esattamente così. Normalmente le reazioni sono sempre le stesse: figlie entusiaste che vogliono copiare il mio taglio, marito che si lamenta perché mi preferisce col capello lungo e gente per strada che non mi riconosce più. Ieri invece una di queste cose è cambiata: mentre torno a casa incrocio il Don che non mi riconosce e tira dritto (solo dopo averlo appositamente fermato si è ripreso dallo shock), salgo le scale e mi corrono incontro le bambine urlanti ed eccitate perché anche loro vogliono tagliarsi i capelli come mamma, ci prepariamo, usciamo, ci incontriamo a mangiare la pizza ai giardini con tutta la classe di Primogenita. Si susseguono in continuazione commenti positivi da parte delle mamme, commenti ben poco equilibrati da parte dei papà e incredulità dei bambini che iniziano a fare la fila per poter toccare i capelli sparati in aria della mamma più pazza del quartiere. Poi arriva lui, il critico del taglio capelli per eccellenza: Mr D. Mi squadra da lontano. Silenzio. Si avvicina. Silenzio. Mi squadra da vicino. Silenzio. Attendo con pazienza la decapitazione del mio entusiasmo ,conscia del fatto che anche se a lui non piace chissene, quando sento le nuove parole “Stai davvero bene”. Preparatevi gente: domani nevicherà.

La pompaggine

Ho imparato a mie spese nel corso di 37 anni di vita che dire che sono brava a fare qualcosa alla presenza di mio padre porta a conseguenze ben poco piacevoli, come quando dopo il mio 30 e lode in francese dissi a mia cugina che il francese lo sapevo abbastanza bene. Quel pranzo lì (era il pranzo di Natale) fu un vero incubo, con mio padre che mi urlava addosso dicendo come un indemoniato che io il francese non potevo saperlo bene perché non ero madrelingua, con i suoi occhi strabuzzanti di fuori e la mia famiglia muta intorno. Passai quasi mezz'ora chiusa in bagno cercando di riprendermi, con mio zio che cercava di far ragionare mio padre che ancora urlava e mia zia che, bussando alla porta, mi chiedeva se andasse tutto bene. “Sì sì zia non ho mica niente sai, solo un po' di mal di pancia”. Conscia del carattere paterno, un mesetto fa annunciai a mio padre che avrei suonato in strada col mio gruppo: “Abbiamo appena iniziato a suonare, non siamo un granché ma direi che bene o male ce la cavicchiamo”. Lui, petto gonfio, mi parlava del suo di gruppo che avrebbe fatto il debutto due giorni dopo il mio “No no noi siamo bravi eh, ce la caviamo bene”. I giorni X sono arrivati e io ho inviato a mio padre due video della suonata ma, inaspettatamente, il giorno prima del suo debutto gli ho sentito dire “Dai... siete bravini, ve la cavate eh. Senti, io domani sera suono ma se non riesci a venire non importa eh... perché noi non è che poi siamo un granché... se non riesci a venire... beh... dai non venire”. La situazione l'ho trovata assai comica pensando che si fosse reso conto che noi siamo decisamente più in gamba di loro, ma nella mia testolina dove l'autostima si cerca col lumicino ho pensato che forse avevo frainteso. La conferma tuttavia mi è arrivata ieri sera quando una delle mie più care amiche si è ritrovata al concertino di mio padre e, sconvolta, mi ha chiamato dichiarando quanto non fossero bravi e quanto noi, in confronto a loro, sembrassimo gli U2. Ora lo posso dire: un po' ci godo.

martedì 19 giugno 2018

Questa ancora non mi era mai capitata

Ieri, dopo quasi un mese e mezzo di assenza, sono tornata in palestra. Trascinandomi dalla stanchezza mi accingo a fare la macchina per l'esterno coscia quando la vedo occupata. Poco male, succede spesso.
“Scusa, ci alterniamo?” chiedo io come sempre. “No” risponde la simpatica vent'enne semianoressica.
Ben tornata a me.

domenica 17 giugno 2018

Il debutto

Come per ogni novità, il primo impulso è stato dire di no ma visto che mi conosco e visto che lo avrei fatto non per me ma per un amico, ho preso tempo. Ho metabolizzato l'idea, l'ho girata e rigirata e alla fine l'ho accettata (vd post il Desiderincubo). E così, sabato, c'è stato il debutto. Come ogni debutto degno di questo nome di solito regnano agitazione, paura, ansia, eccitazione, ma io ho deciso di mettere da parte tutto questo per lasciare spazio solo a due cose: il divertimento e il godermi il momento. Non ho più vent'anni, ne ho 37, e ormai ho una maturità tale da poter godere di ciò che mi piace fare. Ha funzionato, ed è stato un successo. Moltissime persone si sono fermate ad ascoltarci, alcune sono rimaste per tutta l'ora in cui abbiamo suonato e vi dirò, abbiamo tirato su un bel po' di soldi (per la precisione più del triplo della mia paga oraria qui al lavoro). In un prossimo post spiegherò il perché questa volta è stata diversa, intanto mi godo la felicità che ancora mi scorre nelle vene.

venerdì 15 giugno 2018

L'idea di far felici

Da quando sto regalando/vendendo/buttando molte delle cose che ho accumulato negli anni (vedi post del 12,06) mi sento decisamente meglio e stranamente è iniziato un percorso interiore di comprensione di me stessa che non mi sarei aspettata. Detto questo ho tenuto da parte una serie di oggetti e libri che, invece che vendere, regalare o buttare, ho semplicemente deciso di donare a degli sconosciuti. Negli anni infatti si erano stazionati in casa mia piccoli Buddha regalati dalle persone più disparate che però hanno perso di significato, così come chi me le aveva donati e così ho iniziato a lasciarli in giro per la città: uno su una panchina di un parco, uno sul muretto vicino a dove lavoro, uno alla fermata dell'autobus. Ho scoperto che non solo il piccolo Buddha sparisce in men che non si dica, ma anche che mi rende immensamente felice il pensare che un oggetto che per me non valeva più nulla possa regalare qualche momento di interiorità a qualcuno. Finiti i Buddhini, oggi ho iniziato con alcuni libri scelti appositamente per il loro significato. Sembrerò pazza ma tutto ciò mi riempie di gioia.

giovedì 14 giugno 2018

Doppia cifra

Quando guardo i tuoi occhioni, così straordinariamente simili ai miei, il mio cuore si scioglie. E tu, con la tua infinita dolcezza, hai reso la mia vita colma di gioia e Amore. Appena ti ho visto, dieci anni fa, ho capito che nulla avrebbe potuto scalfire il sentimento profondo che io provo per te.
Ti amo così tanto, Amore mio, che non è possibile descriverlo a parole.
Ti amo così tanto, Amore mio, che ciò che provo supera ogni immaginazione.
Ti amo così tanto, Amore mio, che sei e sarai sempre ciò che di più caro ho nella mia vita.

lunedì 11 giugno 2018

Minimalismo

“Sai, Spetti, sei la persona più minimalista che io conosca”
“Una cosa gliela devo dire, sa? Lei è la persona in assoluto con meno foto sul cellulare che io conosca. Si vede che è minimalista”
“Eh Spetti, beata te che sei così. Io ho la casa piena stracolma di oggetti e proprio non riuscirei ad essere minimalista come te”

Nell'arco di una settimana ecco cosa mi sono sentita dire. Io francamente non ci avevo mai pensato, ma in effetti sono proprio fatta così. Non sono estremista, no, ma sicuramente faccio parte di quella categoria di persone che se potessero butterebbero tutto e terrebbero solo l'essenziale. In realtà non posso farlo del tutto perché non vivo da sola, ma per quanto riguarda la mia parte, beh, è proprio così. Uno dei desideri più forti è sempre stato quello di riuscire a sbarazzarmi dei libri e dei dvd, unici oggetti dei quali non ho mai potuto fare a meno. Due giorni fa, tuttavia, mi sono regalata un libro che mi ha aiutato a iniziare a disfarmi anche di quelli. Il risultato è che questa mattina ho il bagagliaio pieno di libri (per l'esattezza 13 enormi pacchi) che donerò alla biblioteca del quartiere in pausa caffè. I dvd non li ho ancora affrontati perché so essere un tasto per me delicato, ma credo che sarò in grado di guardare anche ad essi con il dovuto amore. Perché di questo si tratta: ho sempre avuto una miriade di libri ma di tutte e cinque le librerie piene che avevo, i libri che mi interessano davvero, quelli ai quali sono affezionata, si sono ridotti a cinque/sei scaffali. Con i dvd non sarà lo stesso, lo so già. Attualmente ho una libreria e mezzo di dvd e blu ray, molti dei quali guardo e riguardo con piacere, ma sono sicura che lì dentro almeno uno scaffale intero potrà essere liberato, soprattutto di dvd regalati che non mi sono piaciuti. Comunque, ve lo assicuro: ci si sente davvero bene.
Sono passati esattamente 7 anni dal quel SI che ha dato inizio a un'altra nuova vita da passare in due (o meglio in quattro). Ero determinata, felice, consapevole che fosse la scelta giusta. E lo sono tutt'ora. Auguri Mr D. e grazie per avermi regalato questa nuova vita che ci stiamo costruendo insieme.

giovedì 7 giugno 2018

La puzzola

I miei spettri personali vengono fuori anche di giorno, ma ultimamente di notte si fanno più insistenti. Questa notte hanno toccato l'apice con un sogno che mi ha profondamente turbato. A farla breve mia madre era morta e lottavo contro la famiglia di mio padre che la derideva e voleva abbandonare il cadavere a sé stesso e io, sola con il mio dolore, urlavo e battevo i pugni fino a farli sanguinare per il buco profondo lasciato dalla morte di mia madre e la sofferenza causata dalla famiglia di mio padre. Questa mattina a colazione ero poco più di uno straccio, Primogenita mi ha guardato piena di compassione:
“Mamma... tutto bene?”
“Sì, Amore, ho fatto solo un bruttissimo incubo”
“Ho io la soluzione mamma, tieni! Portatela al lavoro oggi. L'ho chiamata come te, mamma”

Hum... non so se esserne indignata oppure onorata. Opterò per esserne onorata.


Senza fine

Quest'anno, per quanto riguarda le sfortune sanitarie, sembra davvero non finire mai. Per ultima ieri si è ammalata di nuovo Primogenita, seguita a ruota oggi dalla sorella. Fra le possibili mete estive per la famiglia spettinata propongo come prima scelta Lourdes.

martedì 5 giugno 2018

6-6-06

12 anni di noi.
Posso dire con sincerità che mi sembrano passati in un lampo e nello stesso tempo non ricordo una vita senza di te.
Sono davvero una persona fortunata ad averti trovato e sono ancora più fortunata ad averti ancora accanto.
Grazie.

domenica 3 giugno 2018

Gli infiltrati

Mi girai un po' perplessa quando, alla distribuzione della torta, vidi un ragazzo sulla trentina con i baffi alla Salvador Dalì che mi sorrideva a pieni denti. Di sicuro non era un mio invitato ed ero altrettanto sicura non lo fosse neanche per Mr D. Ed era vero. Nonostante tutto di torta ce n'era in abbondanza, di vinello pure, e accogliemmo lo stravagante sconosciuto a festeggiare il nostro matrimonio. Alla festa di Non-compleanno di Sbibulina, ieri, eccone un altro. Si aggirava per la sala osservando il cibo e i bambini. Di torta ce n'era in abbondanza, di vinello pure, e così anche ieri accogliemmo lo stravagante sconosciuto a festeggiare Sbibulina.
Non è una festa Spettinata senza un imbucato.

venerdì 1 giugno 2018

E giungemmo alla fine

Dopo più di 11 anni alla fine mia madre è tornata in patria con al seguito sua madre e suo marito. Le peripezie sono state semi-infinite, i sentimenti in ballo altrettanti e vi lascio solo immaginare questo ultimo periodo in cui c'è stato da gestire un trasloco siculo-emiliano. Pare comunque di essere riusciti ad arrivare alla fine. Non ho voglia di raccontare tutto quello che è successo perché non credo basterebbe un post di duecento pagine, ma posso dire come mi sento. Come molti di voi ormai sanno io ODIO i cambiamenti, di qualsiasi tipo siano. Possono essere positivi, negativi o neutri, io li odio comunque. E francamente, nonostante io avessi atteso questo cambiamento da più di un decennio, una volta concretizzato il tutto è arrivata la paura e l'ansia. Ora che tutto pare sistemato mi sento in realtà molto felice. Sono contenta di avere mia nonna a soli dieci minuti di bicicletta da casa mia, sono contenta di poterla andare a trovare e di godermi questi ultimi anni della sua vita e sono anche contenta al pensiero che, quando non ci sarà più, non sarà seppellita nei meandri di un entroterra siculo ma a due minuti da dove abito io. E sono felice di avere mia mamma qui, nonostante le sue ansie e il suo fare a volte soffocante. Insomma: sono felice di questo cambiamento che mi spaventava così tanto. Pura, semplice, concreta felicità.