Lo ammetto: ieri
sera son strippata. Ho passato la prima parte del pomeriggio a
mettere a posto casa e la seconda parte del pomeriggio a mettere in
ordine il nostro disastroso balconcino, svuotando interamente un
mobile rotto, andando a comperarne uno nuovo con anche i vari
contenitori per viti, vitarelle, chiodi, chidarelli e sistemando
metodicamente tutto quello che avevo intorno (e fra parentesi ancora
non ho finito). Quando sono arrivate le cinque ero già a pezzi, mi
sono fatta una doccia e sono corsa a prendere le cinne. Tornata a
casa, nel giro di dieci minuti (ma che dico dieci! Anche cinque)
intorno avevo già il caos: Primogenita aveva pensato bene di
svuotare lo zaino della piscina lasciando in cucina i teli da mare
sulle sedie, i calzoncini bagnati sul divano, lo zaino e lo shampo
per terra mentre Sbibulina si era dedicata alla loro cameretta che in
men che non si dica si era trasformata nel campo di atterraggio di
una bomba atomica. Lasciando momentaneamente correre mi sono dedicata
alla cena, ho sfamato la truppa e ho allertato le ragazze che prima
di andare a letto avrebbero dovuto sistemare. Se... ciao! Dopo un'ora
e mezza di battaglia le ho messe a letto urlando, senza leggere
alcuna storia, minacciando inutilmente di regalare i giochi a destra
e a manca e lasciando il caos là dove lo avevano creato. Pochi
minuti dopo, mentre le ascoltavo ronfare, già mi sentivo in colpa.
So di essere una persona rigida e in fondo sono bambine, cosa devono
fare dei bambini se non mettere in disordine e giocare? Questa
mattina, al lavoro, mi arriva un video di Mr D. in cui viene
inquadrata una cameretta perfetta, pulita, con anche i letti rifatti
mentre la sua voce annuncia che Sbibulina ha messo tutto a posto da
sola. Ora mi sento definitivamente e inesorabilmente in colpa.
venerdì 29 giugno 2018
mercoledì 27 giugno 2018
Saggezza spiccia
Da quando ho
iniziato a discutere del mio approccio col cibo durante le terapie un
cruccio mi è rimasto impresso nel cervello. Non è tanto riuscire
razionalmente a comprendere cosa sia giusto e cosa sia sbagliato, ma
è riuscire a metabolizzarlo, a interiorizzarlo e a farlo proprio. In
più se si aggiunge che ho un'innata e spropositata capacità di
rimuovere tutto quello che mi viene detto, è facile comprendere come
la cosa mi crucci. La Psycologa, tuttavia, mi ha guardato negli occhi
e serafica mi ha detto:
“Il mio prof.
all'università aveva una sola, grande, massima: non è capire... ma
stare capiti! E si rassereni: il mio lavoro e farla stare capita”
Bersaglio centrato.
martedì 26 giugno 2018
Al mare
“Mamma?”
“Si Sbibulina?”
“Sai che io sono
fortissima? Io lo sopporto lo scottitìo”
Sarà che io l'ho
capito al volo, ma la faccia perplessa di Mr D. mi ha fatto
comprendere che non era subito facile intuire che la sabbia era
rovente.
lunedì 25 giugno 2018
Quando i figli crescono
Io e Mr D. abbiamo
proprio visto la netta differenza fra quest'anno e l'anno scorso.
L'abbiamo intravista la passata domenica quando, per andare a fare
una capatina al mare, le ragazze si sono fatte la borsa da sole e si
sono prese solamente le parole crociate e le pistole ad acqua. Niente
più zaini colmi di giochi, maschere, pinne e cianfrusaglie: uno
zainetto minuscolo a testa e via. E questo fine settimana abbiamo
goduto appieno della loro crescita assaporando due giorni con una
sola valigia per quattro, spaparanzo al sole senza troppe
interruzioni, dormita sotto l'ombrellone senza rientro per il pranzo,
cena alle 21 senza urla affamate. Dopo dieci anni lo posso dire: una
vera goduria.
giovedì 21 giugno 2018
Work in progress (?)
Non so perché io
sia così reticente a scrivere del centro dca e del lavoro che stiamo
impostando là dentro, sarà perché credevo fosse un percorso molto
difficile e invece ho scoperto essere a dir poco mastodontico, sarà
perché siamo comunque di fronte ad argomenti delicati, a una
malattia non sempre compresa e di cui ci si vergogna. Non lo so.
Fatto sta che da quando ho iniziato ad andare non ho scritto ancora
un post. La mia impostazione generale ultimamente è sempre la
stessa: cercare di vedere il lato positivo per non girare i tacchi e
fuggire. La prima volta che sono andata mi è stato semplicemente
chiesto di provare ad assaporare il cibo che mangio e io, in tutta
risposta, ho iniziato ad avere degli attacchi di panico da manuale.
La cosa positiva è che, quantomeno, capisco di avere un problema e
che non posso girare i tacchi e fuggire. Mi hanno detto che ci
vorranno circa sei settimane solo per capire come impostare la
terapia e la riabilitazione e poi ci vorrà circa un anno per
riuscire ad apprezzare i risultati. Come mi sento? Francamente non lo
so, la paura predominante rimane quella di ingrassare. Sarà che dopo
il focolaio ho perso un po' di chili, sarà perché da quando mi è
stato chiesto di assaporare ne ho persi altri, ma nella mia testa le
battaglie sono sempre le stesse. Vedremo.
mercoledì 20 giugno 2018
Il cambio radicale
Io son sempre stata
così: quando decido di fare una cosa la faccio. Punto. E così anche
con i miei spettinati capelli: mi stanco? Taglio. Ma taglio eh, non
una spuntatina... Passo dal capello lungo fino al sedere a un taglio
corto da maschietto in meno di mezz'ora di parrucco. Ieri ho fatto
esattamente così. Normalmente le reazioni sono sempre le stesse:
figlie entusiaste che vogliono copiare il mio taglio, marito che si
lamenta perché mi preferisce col capello lungo e gente per strada
che non mi riconosce più. Ieri invece una di queste cose è
cambiata: mentre torno a casa incrocio il Don che non mi riconosce e
tira dritto (solo dopo averlo appositamente fermato si è ripreso
dallo shock), salgo le scale e mi corrono incontro le bambine urlanti
ed eccitate perché anche loro vogliono tagliarsi i capelli come
mamma, ci prepariamo, usciamo, ci incontriamo a mangiare la pizza ai
giardini con tutta la classe di Primogenita. Si susseguono in
continuazione commenti positivi da parte delle mamme, commenti ben
poco equilibrati da parte dei papà e incredulità dei bambini che
iniziano a fare la fila per poter toccare i capelli sparati in aria
della mamma più pazza del quartiere. Poi arriva lui, il critico del
taglio capelli per eccellenza: Mr D. Mi squadra da lontano. Silenzio.
Si avvicina. Silenzio. Mi squadra da vicino. Silenzio. Attendo con
pazienza la decapitazione del mio entusiasmo ,conscia del fatto che
anche se a lui non piace chissene, quando sento le nuove parole “Stai
davvero bene”. Preparatevi gente: domani nevicherà.
La pompaggine
Ho imparato a mie
spese nel corso di 37 anni di vita che dire che sono brava a fare
qualcosa alla presenza di mio padre porta a conseguenze ben poco
piacevoli, come quando dopo il mio 30 e lode in francese dissi a mia
cugina che il francese lo sapevo abbastanza bene. Quel pranzo lì
(era il pranzo di Natale) fu un vero incubo, con mio padre che mi
urlava addosso dicendo come un indemoniato che io il francese non
potevo saperlo bene perché non ero madrelingua, con i suoi occhi
strabuzzanti di fuori e la mia famiglia muta intorno. Passai quasi
mezz'ora chiusa in bagno cercando di riprendermi, con mio zio che
cercava di far ragionare mio padre che ancora urlava e mia zia che,
bussando alla porta, mi chiedeva se andasse tutto bene. “Sì sì
zia non ho mica niente sai, solo un po' di mal di pancia”. Conscia
del carattere paterno, un mesetto fa annunciai a mio padre che avrei
suonato in strada col mio gruppo: “Abbiamo appena iniziato a
suonare, non siamo un granché ma direi che bene o male ce la
cavicchiamo”. Lui, petto gonfio, mi parlava del suo di gruppo che
avrebbe fatto il debutto due giorni dopo il mio “No no noi siamo
bravi eh, ce la caviamo bene”. I giorni X sono arrivati e io ho
inviato a mio padre due video della suonata ma, inaspettatamente, il
giorno prima del suo debutto gli ho sentito dire “Dai... siete
bravini, ve la cavate eh. Senti, io domani sera suono ma se non
riesci a venire non importa eh... perché noi non è che poi siamo un
granché... se non riesci a venire... beh... dai non venire”. La
situazione l'ho trovata assai comica pensando che si fosse reso conto
che noi siamo decisamente più in gamba di loro, ma nella mia
testolina dove l'autostima si cerca col lumicino ho pensato che forse
avevo frainteso. La conferma tuttavia mi è arrivata ieri sera quando
una delle mie più care amiche si è ritrovata al concertino di mio
padre e, sconvolta, mi ha chiamato dichiarando quanto non fossero
bravi e quanto noi, in confronto a loro, sembrassimo gli U2. Ora lo
posso dire: un po' ci godo.
martedì 19 giugno 2018
Questa ancora non mi era mai capitata
Ieri, dopo quasi un
mese e mezzo di assenza, sono tornata in palestra. Trascinandomi
dalla stanchezza mi accingo a fare la macchina per l'esterno coscia
quando la vedo occupata. Poco male, succede spesso.
“Scusa, ci
alterniamo?” chiedo io come sempre. “No” risponde la simpatica
vent'enne semianoressica.
Ben tornata a me.
domenica 17 giugno 2018
Il debutto
Come per ogni
novità, il primo impulso è stato dire di no ma visto che mi conosco
e visto che lo avrei fatto non per me ma per un amico, ho preso
tempo. Ho metabolizzato l'idea, l'ho girata e rigirata e alla fine
l'ho accettata (vd post il Desiderincubo). E così, sabato, c'è
stato il debutto. Come ogni debutto degno di questo nome di solito
regnano agitazione, paura, ansia, eccitazione, ma io ho deciso di
mettere da parte tutto questo per lasciare spazio solo a due cose: il
divertimento e il godermi il momento. Non ho più vent'anni, ne ho
37, e ormai ho una maturità tale da poter godere di ciò che mi
piace fare. Ha funzionato, ed è stato un successo. Moltissime
persone si sono fermate ad ascoltarci, alcune sono rimaste per tutta
l'ora in cui abbiamo suonato e vi dirò, abbiamo tirato su un bel po'
di soldi (per la precisione più del triplo della mia paga oraria
qui al lavoro). In un prossimo post spiegherò il perché questa
volta è stata diversa, intanto mi godo la felicità che ancora mi
scorre nelle vene.
venerdì 15 giugno 2018
L'idea di far felici
Da quando sto
regalando/vendendo/buttando molte delle cose che ho accumulato negli
anni (vedi post del 12,06) mi sento decisamente meglio e stranamente
è iniziato un percorso interiore di comprensione di me stessa che
non mi sarei aspettata. Detto questo ho tenuto da parte una serie di
oggetti e libri che, invece che vendere, regalare o buttare, ho
semplicemente deciso di donare a degli sconosciuti. Negli anni
infatti si erano stazionati in casa mia piccoli Buddha regalati dalle
persone più disparate che però hanno perso di significato, così
come chi me le aveva donati e così ho iniziato a lasciarli in giro
per la città: uno su una panchina di un parco, uno sul muretto
vicino a dove lavoro, uno alla fermata dell'autobus. Ho scoperto che
non solo il piccolo Buddha sparisce in men che non si dica, ma anche
che mi rende immensamente felice il pensare che un oggetto che per me
non valeva più nulla possa regalare qualche momento di interiorità
a qualcuno. Finiti i Buddhini, oggi ho iniziato con alcuni libri
scelti appositamente per il loro significato. Sembrerò pazza ma
tutto ciò mi riempie di gioia.
giovedì 14 giugno 2018
Doppia cifra
Quando guardo i
tuoi occhioni, così straordinariamente simili ai miei, il mio cuore
si scioglie. E tu, con la tua infinita dolcezza, hai reso la mia vita
colma di gioia e Amore. Appena ti ho visto, dieci anni fa, ho capito
che nulla avrebbe potuto scalfire il sentimento profondo che io provo
per te.
Ti amo così tanto,
Amore mio, che non è possibile descriverlo a parole.
Ti amo così tanto,
Amore mio, che ciò che provo supera ogni immaginazione.
Ti amo così tanto,
Amore mio, che sei e sarai sempre ciò che di più caro ho nella mia
vita.
lunedì 11 giugno 2018
Minimalismo
“Sai, Spetti, sei
la persona più minimalista che io conosca”
“Una cosa gliela
devo dire, sa? Lei è la persona in assoluto con meno foto sul
cellulare che io conosca. Si vede che è minimalista”
“Eh Spetti, beata
te che sei così. Io ho la casa piena stracolma di oggetti e proprio
non riuscirei ad essere minimalista come te”
Nell'arco di una
settimana ecco cosa mi sono sentita dire. Io francamente non ci avevo
mai pensato, ma in effetti sono proprio fatta così. Non sono
estremista, no, ma sicuramente faccio parte di quella categoria di
persone che se potessero butterebbero tutto e terrebbero solo
l'essenziale. In realtà non posso farlo del tutto perché non vivo
da sola, ma per quanto riguarda la mia parte, beh, è proprio così.
Uno dei desideri più forti è sempre stato quello di riuscire a
sbarazzarmi dei libri e dei dvd, unici oggetti dei quali non ho mai
potuto fare a meno. Due giorni fa, tuttavia, mi sono regalata un
libro che mi ha aiutato a iniziare a disfarmi anche di quelli. Il
risultato è che questa mattina ho il bagagliaio pieno di libri (per
l'esattezza 13 enormi pacchi) che donerò alla biblioteca del
quartiere in pausa caffè. I dvd non li ho ancora affrontati perché
so essere un tasto per me delicato, ma credo che sarò in grado di
guardare anche ad essi con il dovuto amore. Perché di questo si
tratta: ho sempre avuto una miriade di libri ma di tutte e cinque le
librerie piene che avevo, i libri che mi interessano davvero, quelli
ai quali sono affezionata, si sono ridotti a cinque/sei scaffali. Con
i dvd non sarà lo stesso, lo so già. Attualmente ho una libreria e
mezzo di dvd e blu ray, molti dei quali guardo e riguardo con
piacere, ma sono sicura che lì dentro almeno uno scaffale intero
potrà essere liberato, soprattutto di dvd regalati che non mi sono
piaciuti. Comunque, ve lo assicuro: ci si sente davvero bene.
Sono passati
esattamente 7 anni dal quel SI che
ha dato inizio a un'altra nuova vita da passare in due (o meglio in
quattro). Ero determinata, felice, consapevole che fosse la scelta
giusta. E lo sono tutt'ora. Auguri Mr D. e grazie per avermi regalato
questa nuova vita che ci stiamo costruendo insieme.
giovedì 7 giugno 2018
La puzzola
I miei spettri
personali vengono fuori anche di giorno, ma ultimamente di notte si
fanno più insistenti. Questa notte hanno toccato l'apice con un
sogno che mi ha profondamente turbato. A farla breve mia madre era
morta e lottavo contro la famiglia di mio padre che la derideva e
voleva abbandonare il cadavere a sé stesso e io, sola con il mio
dolore, urlavo e battevo i pugni fino a farli sanguinare per il buco
profondo lasciato dalla morte di mia madre e la sofferenza causata
dalla famiglia di mio padre. Questa mattina a colazione ero poco più
di uno straccio, Primogenita mi ha guardato piena di compassione:
“Mamma... tutto
bene?”
“Sì, Amore, ho
fatto solo un bruttissimo incubo”
“Ho io la
soluzione mamma, tieni! Portatela al lavoro oggi. L'ho chiamata come
te, mamma”
Hum... non so se
esserne indignata oppure onorata. Opterò per esserne onorata.
Senza fine
Quest'anno, per
quanto riguarda le sfortune sanitarie, sembra davvero non finire mai.
Per ultima ieri si è ammalata di nuovo Primogenita, seguita a ruota
oggi dalla sorella. Fra le possibili mete estive per la famiglia
spettinata propongo come prima scelta Lourdes.
martedì 5 giugno 2018
6-6-06
12 anni di noi.
Posso dire con
sincerità che mi sembrano passati in un lampo e nello stesso tempo
non ricordo una vita senza di te.
Sono davvero una
persona fortunata ad averti trovato e sono ancora più fortunata ad
averti ancora accanto.
Grazie.
domenica 3 giugno 2018
Gli infiltrati
Mi girai un po'
perplessa quando, alla distribuzione della torta, vidi un ragazzo
sulla trentina con i baffi alla Salvador Dalì che mi sorrideva a
pieni denti. Di sicuro non era un mio invitato ed ero altrettanto
sicura non lo fosse neanche per Mr D. Ed era vero. Nonostante tutto
di torta ce n'era in abbondanza, di vinello pure, e accogliemmo lo
stravagante sconosciuto a festeggiare il nostro matrimonio. Alla
festa di Non-compleanno di Sbibulina, ieri, eccone un altro. Si
aggirava per la sala osservando il cibo e i bambini. Di torta ce
n'era in abbondanza, di vinello pure, e così anche ieri accogliemmo
lo stravagante sconosciuto a festeggiare Sbibulina.
Non è una festa
Spettinata senza un imbucato.
venerdì 1 giugno 2018
E giungemmo alla fine
Dopo più di 11
anni alla fine mia madre è tornata in patria con al seguito sua
madre e suo marito. Le peripezie sono state semi-infinite, i
sentimenti in ballo altrettanti e vi lascio solo immaginare questo
ultimo periodo in cui c'è stato da gestire un trasloco
siculo-emiliano. Pare comunque di essere riusciti ad arrivare alla
fine. Non ho voglia di raccontare tutto quello che è successo perché
non credo basterebbe un post di duecento pagine, ma posso dire come
mi sento. Come molti di voi ormai sanno io ODIO i cambiamenti, di
qualsiasi tipo siano. Possono essere positivi, negativi o neutri, io
li odio comunque. E francamente, nonostante io avessi atteso questo
cambiamento da più di un decennio, una volta concretizzato il tutto
è arrivata la paura e l'ansia. Ora che tutto pare sistemato mi sento
in realtà molto felice. Sono contenta di avere mia nonna a soli
dieci minuti di bicicletta da casa mia, sono contenta di poterla
andare a trovare e di godermi questi ultimi anni della sua vita e
sono anche contenta al pensiero che, quando non ci sarà più, non
sarà seppellita nei meandri di un entroterra siculo ma a due minuti
da dove abito io. E sono felice di avere mia mamma qui, nonostante le
sue ansie e il suo fare a volte soffocante. Insomma: sono felice di
questo cambiamento che mi spaventava così tanto. Pura, semplice,
concreta felicità.
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