venerdì 30 ottobre 2015

L'animo tormentato


Oh io vi avverto.
Questo post parla di me. Parla di come sono dentro ed essendo io alquanto complicata è un post lungo e forse noioso. Non lo sto scrivendo perchè venga letto. Lo sto scrivendo perchè in questo particolare periodo della mia vita ho bisogno di chiarezza, chiarezza con me stessa. E da che mondo è mondo conosco un solo modo per capire davvero me stessa: scrivere me stessa. Chi ne ha voglia legga, chi non ne ha voglia non legga.
Iniziamo.
Ho sempre avuto un animo tormentato. Anche se l'apice è stato raggiunto quando avevo circa quindici anni, ancora ci sono dentro e non ne vedo francamente un'uscita. Le cose ora sono decisamente diverse da come erano allora. Prima e più grande differenza è sicuramente la forza di volontà: all'epoca, quando decidevo una cosa quella era e mi ci impegnavo così tanto da modificare interi miei universi di essere. Bastava una decisione che da quel momento in poi tutto era già deciso. Non c'era una zona grigia: tutto era bianco o era nero e se prima era nero poteva tranquillamente diventare bianco dal momento esatto in cui la decisione era stata presa. Seconda differenza, anch'essa assai pesante, era la precisione di quello che sarei dovuta essere. Non esistevano esitazioni, non esistevano dubbi, non esistevano zone grige. Ricordo che avevo una lista di cose che volevo cambiare di me e mano a mano che ci riuscivo la spuntavo, come si spunta una lista della spesa. A pensarci mi suona come qualcosa di pazzescamente assurdo.
Oggi le cose sono diverse e mi ritrovo ad avere degli attacchi d'ansia così pesanti che neanche mi ricordo che l'aria intorno a me esista per essere respirata.
Nella mia mente, in questo periodo, si sta svolgendo una battaglia assurda e senza fine. Pensavo di aver raggiunto il traguardo qualche tempo fa, credo di aver scritto anche un post a riguardo, ma evidentemente mi sbagliavo. E così, mentre cercavo di vedere un film gustosamente discutibile cercando di arginare l'ennesimo attacco d'ansia, ho pensato di tornare per un attimo indietro e vedere se una bella to do list potesse aiutare (o una specie di to do list in realtà). N.B.: i punti espressi sono assolutamente in ordine casuale, o meglio nell'ordine in cui mi sono venuti in mente.
Ecco cosa vorrei cambiare di me:
  • vorrei riuscire a vedere il lato positivo e smetterla di essere così musona
  • vorrei smetterla di togliermi le pellicine dai pollici fino a farli sanguinare
  • vorrei smetterla di riversare tutta la rabbia che porto dentro sulle persone a me più vicine
  • vorrei riuscire ad accettarmi così come sono
  • vorrei smetterla di pensare a come vorrei essere
  • vorrei riuscire ad accettare il mio fisico e vedermi bella nonostante i miei difetti
  • vorrei essere più magra, tornare a fare palestra, rimettermi a dieta e vedermi di nuovo allo specchio quantomeno carina
  • vorrei mangiare quello che mi pare e piace senza sentirmi in colpa
  • vorrei riuscire a mangiare quello che mi va senza ingordigia e riuscendo ad assaporare cercando di capire se mi piace davvero oppure no
  • vorrei essere più donna e meno ragazza
  • vorrei parlare di meno e ascoltare di più
  • vorrei smettere di parlare del tutto
  • vorrei radermi la testa a zero
  • vorrei tornare ad avere i capelli lunghi fino al sedere
Come potete leggere ci sono alcune cose che sono decisamente l'opposto di altre per cui diventa difficile scegliere fra una cosa e l'altra. La chiarezza adolescenziale è decisamente finita.
Procediamo per i punti focali che mi fanno arrivare ad attacchi d'ansia:
  1. In realtà ultimamente vorrei di nuovo rimettermi a dieta e perdere quegli 8,5 chili che mi fanno vedere brutta e grassottella. Ma le paranoie sono tante: e se poi succede come volta scorsa? Mi metto a dieta, raggiungo il livello perfetto e poi scoppio, ricado nella bulimia e prendo più chili di quanti ne avevo persi? E se poi non reggo e non ne ho voglia? Cosa che, diciamocelo, succederà perchè non è che poi uno a dieta ci rimane tutta la vita. Forse sono così arrabbiata ultimamente perchè in fondo sono arrabbiata con me stessa. Non mi piaccio e ho paura che se mi rimbocco le maniche per piacermi poi succederà come volta scorsa. Non mi piaccio ma ho paura di cambiare. In fondo adesso mi vedo più brutta per cui sono tornata alle mie solite insicurezze, alla mia poca autostima, alla mia timidezza e ad altri lati del mio carattere a me così familiari che in fondo ci sto bene. Perchè quella che ero diventata, quella magra, aveva una bella autostima, si vedeva duemila occhi addosso, si piaceva, ed era decisamente meno insicura ma era come se non fossi io, non mi sentivo io, non ero mai stata cosi, io. Ho anche provato a provare a piacermi così come sono. Oh, non ci riesco. Ma non ci riesco proprio. Soluzione? Boh.
  2. Rabbia. La rabbia la sento montare dentro ora. Ho passato la maggior parte della mia vita a reprimerla ed ero stata così tanto brava che ne avevo dimenticata l'esistenza. Da tempo, e c'è chi direbbe per fortuna, è tornata fuori. Si, lo so che non è colpa mia, lo so che tutta questa rabbia apparentemente immotivata che si sfoga con chi mi sta affianco non è altro che rabbia tenuta dentro per un episodio avvenuto 31 anni fa di cui io sono semplicemente stata vittima. Ma fatto sta che c'è, e si riversa inevitabilmente tutti i giorni tutto il giorno sempre e comunque. Mi sveglio che sono già incazzata, e se si pensa che io la maggior parte del tempo lo passo con le bambine, non è proprio il massimo eh. Io mi sforzo, ce la metto tutta, ma ci ricasco. Ok, so che i poppanti sono dei piccoli soldati fatti apposta per fartela perdere la pazienza. Lo so perchè vedo Mr D. perdere la pazienza quando io sono fuorigioco e lui di pazienza ne ha delle botti piene. Lo Psicocoso mi disse di svegliarmi alla mattina e resettare il cervello, riportarlo al presente liberandolo del passato. E di farlo almeno tre volte al giorno. Funzionava, ricordo che funzionava, ma il problema è l'impegno costante, la focale attenzione sempre e comunque su quello. E' un po' il discorso di doversi impegnare per essere felici perchè senza impegno uno non ci riesce, io sicuro no.
  3. Il cibo. Ah... il cibo. Ecco che il mio bipolarismo viene fuori con tutta la sua assurda pazzia. Partiamo dall'asserzione che ho avuto e ho tutt'ora problemi alimentari. Sono molto meno gravi di una volta, ma mi è rimasta l'ingordigia, la fame nervosa, il desiderio dell'anoressia. E poi continuiamo con i desideri che qui si dividono su strade opposte apparentemente inconciliabili. Prima strada: il desiderio di poter assaporare davvero quello che mangio e poter scegliere se una cosa mi piace o meno. Mangiare lentamente, mangiare sentendomi mangiare. Lo Psicocoso ogni volta che mi sedevo a tavola mi faceva respirare a fondo e calmare. Funzionava, si, funzionava. Ma funzionava quando non avevo intorno la prole che, con occhioni giganti, tentava di cogliermi in fallo perchè se la mamma non mangia una cosa che non le piace, beh, che la guerra del nonmipiace inizi pure. Seconda strada: la dieta. Vorrei tornare ad essere come prima e per farlo occorre la dieta che per sua natura, si sa, non è che sia cibariamente invitante per cui non è il luogo adatto per assaporare. O forse si? In fondo i cibi sani e equilibrati di condimenti sono i più veri. Ma se poi non mi piace nulla e mi fiondo sulla spazzatura? Ma se mi proibisco cibi, poi ottengo l'opposto, impazzisco, ingordigio? Non sarebbe la prima volta. Soluzione? Boh.
to be continued...

giovedì 29 ottobre 2015


Ok, ce l'ho fatta, sono sopravvissuta. Ed essendo sopravvissuta vi tediero' con il quesito che ha tediato me per notti e notti intere quando, al momento della buona notte, Sbibulina con la sua dolce vocina mi sussurrava Sonnidommi mamma, Sonnidommi. Svelato l'arcano posso fare davvero Sonnidommi.

lunedì 26 ottobre 2015

Out of order

Un virus micidiale che ti fa stare proprio una cosa malissimo.
Un virus che non puoi fuggire guarda io ci ho provato ma proprio niente.
La febbra ha colpito anche me.

giovedì 22 ottobre 2015


Ieri sera, mentre raccontavo la storia della buona notte alla mia prole, Primogenita si e' messa a piangere. La storia di un fantasma di nome Panino che si incontrava col nostro fantasma di casa Formaggino non mi sembrava cosi' toccante da giustificare una valle di lacrime cosi', abbandonato il capezzale di Sbibuina, mi sono fatta mamma per la mia grande. Piangeva, quasi inconsolabile, e in mezzo a tutta quell'angoscia sono riuscita a farmi confidare che aveva pensato ad una cosa brutta: alla mia morte. Io sono una persona molto sensibile, forse troppo, e in queste situazioni cosi' emotivamente difficili viene fuori tutto quello che c'e' di materno in me, come se ci fosse un fiore chiuso che, illuminato da un raggio di sole, si schiudesse in un'esplosione di colori. L'ho abbracciata, cullata, consolata, baciata. Le ho spiegato che anche se non ci saro' piu' saro' sempre con lei. Le ho spiegato che la morte non e' che un passaggio, le ho spiegato che i miei nonni ancora mi vengono a trovare dopo tanti anni dalla loro morte. Le ho spiegato che sempre comunque nonostante tutto io saro' accanto a lei perche' l'amore che una madre ha per il proprio figlio e' l'amore piu' grande che esista nell'universo. Si e' addormentata come un angioletto, la mia piccola grande bambina. E sono questi i momenti in cui mi sento davvero mamma, sono questi i momenti in cui la sento piu' vicina. Sono i momenti di condivisione, di sensibilita' e di Amore, quello con la A maiuscola.

“Mamma? Quando saro' grande mi compri i tacchi verdi, la collana viola e il rosshetto azzurro?"
Devo decisamente parlarle del misterioso mondo degli abbinamenti di colore. Ma non sara' questo il giorno

mercoledì 21 ottobre 2015

Tre cose che musicalmente ancora non sapete di me


Mi e' capitato qualche giorno fa di spulciare nelle stampe dei miei vecchi blog. Ormai scrivo da 14 anni per cui di post da leggere ce ne sono. Mentre nuotavo nei meandri del mio passato mi e' capitato di inciampare in una lista di cose particolari che mi contraddistinguevano e mi sono accorta con stranezza che alcune cose della lista ormai non le faccio piu', tipo disporre stranamente alla sera degli oggetti in bilico sul comodino in modo da ricordarmi una determinata cosa la mattina successiva. E allora ho pensato di fare proprio una minilista di cose che fanno musicalmente parte di me. Ancora non l'avevo mai fatta.
  1. quando devo dividere in piu' parti uguali un liquido non vado mai ad occhio o con il misurino bensi' ascolto il suono prodotto dal liquido nel recipiente e lo riproduco esattamente uguale nel recipiente successivo in modo che ci sia la stessa qualita' dall'una e dall'altra parte. Stramanente la precisione che ne deriva e' sconcertante.
  2. Hey hey di Eric Clapton mi e' sempre sembrata una di quelle canzoni spettacolari che hanno un solo scopo nella vita: essere riprodotte alla perfezione. Una volta riprodotta ci sarebbe stato un solo risultato: essere davvero in grado di suonare la chitarra. La studiai, la riprodussi alla perfezione e ancora la so suonare egregiamente ma posso tranquillamente e senza ombra di dubbio dire che non basta saper suonare Hey hey per poter dire di saper davvero suonare una chitarra
  3. La mano sinistra, questa sconosciuta. Per una buonissima fetta della mia adolescenza e pure post ho utilizzato al posto della destra la mia mano sinistra per fare le cose piu' impensate. Ricordo di essere stata davanti al garage circa venti minuti perche' volevo infilare la chiave e aprirlo sono con quella mano e... beh... alla fine ce la feci non senza un'ampia dose di incazzatura. E tutto questo perche' ritenevo di dover allenare il piu' possibile la mia mano sinistra per riuscire a suonare meglio
Ok, l'ho sempre sostenuto di non essere del tutto normale.

martedì 20 ottobre 2015

Non abbastanza


“Allora, lo facciamo o no questo terzo figlio?”
“Non lo so, amore. Un secondo prima sono invasa da un senso materno che mi farebbe figliare come un coniglio, un secondo dopo vorrei tirare testate alle nostre bambine nella speranza che si calmino un secondo”
“Anche io. Un secondo penso che il nostro equilibrio l'abbiamo raggiunto, il secondo dopo penso al potenziale maschietto che scorazza per casa”
“E poi non lo so, non sono una brava mamma. Non ho molta pazienza, a volte strippo, mi arrabbio, mi esaurisco. Pensa se fossero tre”
“E' vero, ci sono mamme che sono molto piu' docili e pazienti di te”
… … …
“Ma il tuo problema non e' che tu non ti senta una brava mamma, e' che tu non ti senta una brava. Per te non sei una brava moglie, non sei una brava mamma, non sei una brava lavoratrice, non sei una brava. E' questo il tuo problema”
Quando Mr D. se ne esce con queste affermazioni mi fa quasi paura. Uno specchio potrebbe essere meno specchiante di lui.

giovedì 15 ottobre 2015

Find the differences


Accompagno Primogenita a ginnastica ritmica e aspetto che finisca. Un'orda di bambine ciarlanti esce e si tuffa negli spogliatoi. Tento di farmi largo fra mamme ansiose di mettere le mani sulle loro bambine e osservo: le mamme sono dotate di tanti di quegli strumenti che l'Ispettore Gadget al confronto sembra un uomo delle caverne. Amuchina, borotalco, acqua, merenda, fazzoletti igienizzanti, fazzoletti normali, buste, sacchetti, zainetti. Mary Poppins le osserverebbe con occhi ammirati. Io? Beh, io ho un sacchetto con dentro una canotta pulita. Quasi quasi mi faccio prendere da una sensazione di sconforto misto a palese inferiorita', ma in fondo le serve solo una canotta pulita...

C'e' sempre una prima volta


Da quando ricordo sono sempre stata una persona mattiniera. Anche all'universita', quando tutti gli amici studiavano fino a notte fonda e si svegliavano a mezzogiorno del giorno successivo, io preferivo andare a letto a mezzanotte e svegliarmi presto perche', beh, son sempre stata piu' produttiva alla mattina. In 34 anni non mi e' mai capitato di non svegliarmi tant'e' che la sveglia l'ho sempre considerata un accessorio assolutamente facoltativo: il mio cervello suona sempre cinque minuti prima dell'ora X.
Non so se sia l'eta', la stanchezza o la schizofrenia ma questa mattina il mio cervello non ha suonato. Per fortuna ha suonato quello della Secondogenita che, con venti minuti di ritardo, ha destato tutta la famiglia che, impanicata, ha fatto del suo meglio per arrivare semipuntuale ai rispettivi posti di lavoro.
Un disastro.
Qualcuno mi ridia il mio cervello.

martedì 13 ottobre 2015

C.v.d.


Io suono da quando avevo otto anni. Suono di tutto, suono sempre, suono comunque e la mia casa e' stracolma di strumenti spesso e volentieri utilizzati. Due serie tuttavia mancano al parco giochi: i fiati (per i quali lo ammetto ho una negazione naturale) e violino-viola-violoncello-contrabbasso. Maaaaaaa indovinate un po'? Da quando Primogenita ha quattro anni me la mena per un violino. Dopo tre anni di assillo ho concesso lo strumento non tanto perche' non volessi (oh bambine, chiedetemi uno strumento e vi sara' dato) quanto per lasciar decantare una passione che avrebbe potuto essere passeggera. E cosi' sabato, portafoglio alla mano, siamo andati dal mio amico musicista di fiducia per l'acquisto. Archetto, pece, violino, custodia, muta di corde: tutto. Ma una cosa non avevo considerato: Secondogenita. Buttare una figlia di una musicista in mezzo a un negozio di strumenti musicali e' come gettare un gatto in mezzo a una colonia di topi. La ragazza in meno di mezz'ora aveva gia' scelto il suo strumento ed era andata cosi' tanto in fissa da non riuscire a staccarla neanche con le migliori intenzioni. E indovinate cosa aveva scelto? Un trombone. Ma non un trombone qualsiasi: un trombone di buona fattura, un trombone da studio della misura giusta fra l'altro. … … Cioe'... … Un trombone! … … Fra tutti i cavolacchi di strumenti che posseggo proprio un trombone devi scegliere?! Ed e' cosi' che sono arrivata all'ovvia conclusione che i figli si mettano d'accordo per andare a cercare col lanternino proprio quelle passioni che non sono state passate dai loro genitori. Io di certo nello studio del violino non saro' per niente utile, figuriamoci per uno strumento a fiato. E di sicuro non sara' utile l'antimusicista per eccellenza: il rinomato Mr. D.

lunedì 12 ottobre 2015

Un dovuto grazie


La mia testa e' un enorme ronzare di pensieri che Inside Out a confronto sembra un tranquillo salotto inglese. In questo periodo pero' mi sono resa conto, osservando la varieta' umana, che la maggior parte delle sensazioni che ritengo per me qualcosa di allucinante, in realta' sono normale amministrazione per una donna sulla trentina. Un esempio potrebbe essere il complicato rapporto col cibo e col proprio corpo fino ad arrivare al post di ieri. Io sono una persona solare, divertente e chiacchierona ma quando si arriva a parlare di me divento una palla di pelo di riccio invernale. Vienimiaprendere. Ma questa sensazione che ultimamente mi divora ha fatto si che, per una volta, ne parlassi con qualche mamma allo squallidoparchetto. Ed e' cosi' che ho scoperto che tutte, ma dico proprio tutte, le mamme a cui ne ho parlato mi hanno confermato che, sia che tu sia una mamma inneggiante all'indipendenza o una mamma chioccia, quella sensazione al petto e all'anima quando iniziano a non avere piu' bisogno di te arriva sempre. All'inizio ti sembra insopportabile ma poi passa lasciando spazio a qualcosa di nuovo, ad un rapporto diverso e piu' maturo. Conclusione: non sono io matta, stronza, egoista o strana, ma e' una sensazione da mamma di un essere umano che sta crescendo. Aver fatto figli da giovane e non aver amiche con figli della mia eta' ti toglie quella enorme parte di confronti che sarebbe proprio utile in situazioni come queste per rendersi conto che tutto e' normale e quasi nulla e' cosi' grave.
Ok. Ce la posso fare.
E grazie a chi mi ha sostenuto, anche virtualmente.

Sono una donna a pezzi


E pure Spettinata, accidenti. La stanchezza come tutti gli anni in questo periodosi fa davvero sentire. Ma quest'anno e' peggio. C'e' chi dice che piu' i figli crescono piu' uno ha tempo per se: sbagliato. Prima un'oretta, due, me le riuscivo sempre a ricavare fra un nido e una materna ma ora che le ragazze crescono e che anche loro hanno una vita extrascolastica le cose si complicano a dismisura, incastrando i loro impegni come difficili puzzle ai quali il mio cervello non e' abituato e rinunciando a una mia vita. Aggiungiamo la dose di pazzia lavorativa che caratterizza sempre il periodo settembre-gennaio e anche le assurde e semi-giustificate ansie da mammacheunavoltanoneracosi'eadessodiritrovacosi'. Ma non e' questo il problema, non e' l'assoluta mancanza di una vita al di fuori della famiglia. Anzi. Come dicevo non ricordo quando, fin da sempre sono stata una di quelle mamme che la bambina deve dormire nel suo letto senno' poi si abitua, che la bambina si deve addormentare il piu' in fretta possibile e da sola perche' poi senno' io non ho tempo per me, che la bambina deve vestirsi e lavarsi da sola gia' a due anni perche' l'indipendenza e' una cosa giusta, che la bambina deve giocare sempre da sola senno' si abitua e io non ho piu' tempo per le mie cose. Adesso pero' e' come se mi avessero cambiato un paio di occhiali vecchi. E' come se avessi delle lenti nuove di apertura al mondo. Mi rendo conto di aver perso momenti preziosi che non torneranno piu' indietro, di aver sprecato l'affetto per una mia indipendenza che anche chissenefrega. Ho sempre avuto il terrore che i figli mi togliessero qualcosa, io, egoista figliaunicadidivorziati. Ho sempre pensato che fosse importante coltivare il rapporto con Mr. D. prendendomi i nostri momenti, che dovessi preservare la mia indipendenza facendo loro imparare l'indipendenza. Ho sempre egoisticamente pensato che non avevo voglia di avere un bambino nel lettone che poi non avrei dormito bene, che preferisco che il figlio impari a giocare da solo cosi' posso leggermi un libro o guardarmi un film. E ora che i figli davvero non hanno bisogno, mi ritrovo con un paio di occhiali vecchi in mano e mi rendo conto che ho sempre guardato la realta' per quella che non era. Parliamoci chiaro: machissenefrega di vederti un film, te lo puoi guardare quando sono a letto, no? Chissenefrega di dormire male, no? Ti abituerai alla sua splendida e minuta presenza. Chissenefrega se non puoi leggerti un libro, avrai tutta una vita per leggerti libri. E ora, come sempre quando si cambiano paia di occhiali, mi e' venuto male. Ma non li mal di testa d'abitudine, ma un male al cuore che mi attanaglia e mi fa piangere. Mr. D. non capisce e guarda le mie lacrime come se fossero assurde. Io invece mi capisco, mi sento come qualcuno che si vede scivolare dalle mani un tesoro inestimabile senza essere riuscito a goderselo appieno. Solo che non si tratta di perle, diamanti e oro (se mi guardate troverete addosso solo una fede e null'altro) ma si tratta di qualcosa che vale immensamente di piu', porcalaputtanatroia. E chi mi conosce lo sa: non dico mai parolacce.

giovedì 8 ottobre 2015

Piccoli umani crescono


“Mamma... per favore puoi uscire dallo spogliatoio che voglio cambiarmi da sola?”
AAAAAAAAAAAARGH!!! Non mi vuole piu'!!!!! Mi si sta spezzando il cuore!!! La mia bambina non mi vuole piu'! Me tapina! Me porella!!! Mia figlia vuole stare da sola!!! Mia figlia vuole la sua indipendenza!!! AAAAAAAAHHHHH!
“Non c'e' nessun problema amore mio. Ci vediamo alla fine della lezione”

mercoledì 7 ottobre 2015


“No no e no”
“Ma perche' scusa?”
“Io voglio che ci metta a letto la mamma”
“Ma dai! Ma perche' non vuoi il nostro papa'?”
“Perche' se ci mette a letto la mamma ci mette a letto la mamma senno' ci mette a letto papa'”
Tutto chiaro?!?!

lunedì 5 ottobre 2015


Ieri, quando sono andata a prendere la Grandona, ho subito capito che qualcosa non andava: il mammistinto. Lei, la bimba piu' solare, frizzante e peperina dell'universo, se ne stava un po' troppo zitta, un po' troppo ombrosa, un po' troppo in disparte. La vedo venire verso di me con il diario in mano e la merenda, andiamo a prendere la Piccoladicasa e subito di filata verso il nostro nido. E poi eccola li, la mammilluminazione:
“Perche' ti sei portata a casa il diario, amore mio?”
Silenzioditomba
“Ma... hai per caso preso una nota?”
Silenzioditomba
E poi eccola li, la mammareazione: una scrosciante, assurda, rumorosa risata decisamente fuoriluogo.
Promemoria per me: mai, e dico MAI, ridere di una cosa che al bambino sembra grave ma a te sembra decisamente comica. Non si fa. MAI.

domenica 4 ottobre 2015


Smetti di desiderare di essere un'altra e prova a desiderare di essere te stessa.

venerdì 2 ottobre 2015


La crescita dei figli si vede dalle piccole cose. In effetti la vedono piu' gli altri che te, mamma, che ci stai a contatto tutti i giorni e tutte le notti. Lo noti quando la tua amica afferma che la grande, passati i mesi estivi, sembra meno bambina e piu' ragazzina, lo noti salendo le scale e vedendo che la testa di Sbibulina sfiora il passamano, lo noti nella quotidianita'. Ieri pomeriggio, mentre deliravo accompagnando la Grandona in palestra, le ho afferrato come sempre la mano. Sono sette anni della mia vita che afferro le mani delle mie bambine sempre nello stesso modo: il mio pollice viene avvolto dalla loro manina mentre con il mio indice e il mio medio circondo il polso della cucciola. Beh ora il polso della mia cucciola non ci sta piu'. Proprio non ci entra nell'incavo delle mie due dita. Me ne sono accorta metre correvo con lei sotto la pioggia, mentre provavo a cambiare presa sulla sua mano troppo grande per il mio cuoredimamma mentre lei, nell'incoscienza, ha provato a rimettere la mano nella solita, irrimediabilmente nostra, presa d'Amore. Stai crescendo, bimba mia, e MAI avrei pensato di dire che ho paura di perderti. Perche' io sono una di quelle persone, una di quelle mamme, che da sempre si rende conto che i figli hanno la loro vita, i loro interessi, le loro amicizie e i loro dispiaceri. I figli sono persone e a noi viene dato il dono di crescerle nel migliore dei modi. Ho sempre guardato “male” quelle mamme che affermano che non vogliono che i loro figli crescano, che li vorrebbero eternamente bambini perche' lo ritengo dannatamente sbagliato. Ma ora, quando ti guardo sorridere in mezzo ai tuoi amici, sotto il cappuccio della tua felpa, mi chiedo se saro' in grado di affrontare la tua crescita tenendo fede ai miei sani principi di indipendenza.

giovedì 1 ottobre 2015

Confusione


E' possibile confondersi e scambiare le proprie figlie una per l'altra? In effetti sono molto molto simili, da quando poi hanno deciso di vestirsi uguali e di avere lo stesso taglio di capelli l'illusione ottica e' tale che, nonostante ci siano venti centimetri di differenza fra l'una e l'altra, per strada ci sono bambine che salutano la piccola scambiandola per la grande. Ovviamente a una madre non dovrebbe succedere. E invece mi e' successo e ne sono rimasta sconvolta. Sbibulina si era addormentata sul divano, davanti alla tv, mentre sua sorella spilungona stava sdraiata per terra bella sveglia e pimpante in una posizione non accessibile ad occhi umani. Passando dal corridoio di fretta ho dato un occhio alla situazione e vedendo una bambina sdraiata e dormiente ho pensato: “Strano che la grande stia dormendo”. Ok, passavo di fretta, ok, stava sdraiata per cui non si vedevano i centimetri di altezza, ma porcalapupazzolaladra! Mi sono bastati poco piu' di cinque secondi per rendermi conto dell'errore ma l'errore c'e' stato. Se le inizio a confondere adesso, cosa succedera' a 16 anni? Me tapina!