mercoledì 27 marzo 2024

Da settimana scorsa

Da settimana scorsa è iniziato un nuovo capitolo della sua vita. Mia mamma ha sempre vissuto con qualcuno da quando è nata: prima con mia nonna; poi con mia nonna e mio padre; poi con mia nonna, mio padre e me; poi con mia nonna e me; poi con suo marito; poi con suo marito e mia nonna; poi con suo marito. Ha 72 anni e non è mai stata sola in vita sua, la botta è grande. E' inutile dire che sono preoccupata per lei. Io, la sua unica figlia, per il momento faccio avanti e indietro da casa sua il più possibile per non farle troppo sentire il vuoto che in quest'anno si è creato prima con la scomparsa della nonna e poi con la recente morte di suo marito. Per fortuna che qualche mese fa, nonostante la tragica situazione, avevo insistito per farle cambiare casa così, dal primo maggio, andrà a vivere da un'altra parte, lasciando quell'appartamento fin troppo pieno di ricordi ed energia pesante. Lo sente ormai chiunque ci entri, pure lei non vede l'ora di andarsene via. Ieri in tutta confidenza mi ha detto che appena le daranno le chiavi andrà a dormire di là, facendo avanti e indietro tutti i giorni coi pacchi. Sono preoccupata perché sono figlia unica e in questo periodo più che in altri ne sento il peso (un peso ben accetto, non fraintendete). Avanti e indietro da casa sua (e ora vive vicino, da maggio andrà più lontana), inviti a casa nostra per pranzi e momenti insieme, guardo avanti e mi domando come farò ad occuparmi di lei se avrà più bisogno di così. Le voglio un mondo di bene e a volte mi sembra di essere rimaste sole, io e lei, anche se in effetti non è così.

lunedì 25 marzo 2024

Ti ho detto Grazie

Se n'è andato il giorno della festa del papà. Assurdo. Ho fatto giusto in tempo ad arrivare con mamma che l'infermiera ci ha comunicato che ormai non respirava più ma c'era ancora un lieve battito. Stronzate, ho pensato, ma forse è servito a mamma per rincuorarsi e credere di essere stata con lui fino alla fine. Mentre i pianti si susseguivano fra silenzi e singhiozzi, ho guardato l'uomo che è stato di fianco a mia madre per trentadue anni senza mai cercare di farmi da padre. Ho visto mia mamma coccolarselo un'ultima volta, ho visto sua figlia non sopportare la sua vista, ho visto me stessa prendermi qualche minuto da sola con lui, come ho sempre fatto con tutte le persone care che mi hanno lasciato. L'ho ringraziato con tutto il mio cuore per aver così tanto voluto bene a mamma, per non aver mai cercato di farmi da papà ma essere stato una figura discreta e presente e il tutto mentre osservavo la sua bocca spalancata e i suoi occhi sbarrati in quello che è stato il suo ultimo sguardo alla vita. L'ho ringraziato perché in tutti questi anni ha amato mia mamma come nessun altro ha mai fatto, le è stato sempre affianco con dolcezza e durezza, con determinazione e pazienza. L'ho ringraziato perché è sempre stata una persona silente ma presente e non ha mai provato in nessun modo a invadere i miei spazi emotivi. Sono stati giorni dolorosi e intensi, fatti di pianti, di abbracci e di sconvolgimenti. Sono stati giorni in cui mi sono fatta carico della burocrazia e del dolore, mentre intorno a me giravano persone sconvolte e shockate. Ora inizierà un nuovo periodo della vita di cui parlerò nei prossimi post, un periodo che mi spaventa e che non comprendo ancora in pieno ma quel che è certo è che lui mancherà. Mancherà a tutti.

lunedì 18 marzo 2024

In due giorni

Sta succedendo tutto molto in fretta. O forse no. Non lo so. Ho passato un fine settimana molto impegnativo sia fisicamente che emotivamente. Sabato sera l'ho salutato, gli ho preso la mano, abbiamo scherzato sul fatto che fossi molto fredda. Mi guardava con due grandi occhioni e un sorriso dolce. L'ho sentito più vicino in quel momento che in tanti momenti condivisi in 32 anni. Mi è sembrato piccolo, dolce e indifeso. Non potevo sapere che quello sarebbe stato l'ultimo saluto consapevole. Sabato notte, in seguito a due violente crisi, hanno deciso di sedarlo e ci hanno comunicato che d'ora in poi rimarrà così per il suo bene. E' stata una vera botta. Lo so che lo sappiamo, lo so che il percorso è questo, lo so che è per il suo bene e forse anche per il nostro, ma è stata comunque una botta. Mia mamma la vedo più serena sebbene sia molto male, credo sia rassegnazione. Io non so come sto, sto male. Sì. Sto male. Male male.

venerdì 15 marzo 2024

Che altro?

Ieri pomeriggio il marito di mia mamma è stato portato in hospice in ambulanza. Mentre lo stavano trasportando mia mamma mi ha chiamato dalla macchina che la seguiva. Era agitata, piangeva ed era angustiata. Ho provato a calmarla e pareva essersi un pelino tranquillizzata fino a quando, poco dopo, mi hanno chiamato che aveva fatto un incidente. Per fortuna nulla di grave, lei non si è fatta niente, ma la macchina distrutta. Ora dovremo sborsare 1500€ e inoltre non è più autonoma neanche lei e l'hospice è parecchio fuori città. Lei è pure là senza le sue medicine per il cuore e per la pressione. Ma fa niente, affronteremo anche questa, farò avanti e indietro più del previsto, l'importante è che non si sia fatta male. Mentre passavo il pomeriggio al telefono fra lei, il carrozziere, l'assicuratore e il mio fratellastro che ha assistito al tutto, quasi mi veniva da ridere per l'assurdità della situazione. Mi sembrava di essere dentro a un film horror-surrealista per altro scritto parecchio male. E ieri sera, dopo aver pianto per la situazione, mentre scrivevo a una delle mie migliori amiche per informarla che pare non ci sia mai fine al peggio, mi scrive lei comunicandomi che sua madre sta morendo. Mi sveglio alla mattina con una nausea costante e mi chiedo la giornata di oggi che altro mi riserverà.

giovedì 14 marzo 2024

Aiuto

 

Ieri sera ho dovuto affrontare il discorso con Primogenita e Secondogenita perché oggi il marito di mia madre verrà portato in Hospice. Non che non sapessero che il loro nonno è molto malato e sta morendo, ma dover dire loro che siamo alla fine, che è bene andare comunque a trovarlo (a salutarlo?) non è stato semplice. La loro reazione è stata esattamente quella che mi sarei aspettata da loro, sono davvero molto diverse e hanno avuto due comportamenti quasi opposti. Quello che mai mi sarei aspettata è quello che è successo con Primogenita. Una volta uscita dalla stanza la sorella, ha iniziato a piangere ininterrottamente scoperchiando un vaso di Pandora così enorme da esserne quasi sopraffatta. Mi ha raccontato fra lacrime e singhiozzi quasi incomprensibili che non ce la fa più, che tutto è troppo grande e pesante per lei. Il nonno, il suo ragazzo, lei. Mi ha raccontato che il PoveroRagazzo ha bisogno di aiuto, che soffre di attacchi di panico e che è autolesionista e lei ha paura e non sa come aiutarlo. Mi ha detto che l'ha convinto a parlare con i genitori e che si stanno muovendo per mandarlo in terapia. Mi ha raccontato che anche lei lo fa, che da novembre a questa parte ha iniziato ad avere dei forti attacchi d'ansia che la paralizzano e che l'unico modo che ha di calmarsi è quello. Mi ha detto che è da quando era in seconda media che non si piace, che non si accetta, e che ora inizia a sentirsi in colpa anche quando mangia. Mi ha riversato addosso mesi e mesi di angosce e anni di paranoie. Si è accoccolata fra le mie braccia come quando era piccola e io l'ho accolta con tutta me stessa, l'ho ascoltata col cuore aperto, l'ho confortata e consolata e le ho fatto capire che è stata molto brava a confidarsi e chiedere aiuto perché è la cosa più difficile in assoluto. Le ho detto che questa cosa è troppo grande e che è mio dovere parlarne con il suo papà (cosa che ho fatto ieri sera) ed è troppo grande per non chiedere un supporto psicologico. Lei si è detta felice di questa cosa, si rende conto che non ce la fa da sola ma non aveva voluto confidarsi prima perché sa che questo periodo per me è molto doloroso, prima con la morte di Nonna e poi con questa storia del nonno. Le ho fatto capire molto molto molto chiaramente che per me non esiste nessuno più importante di lei, di sua sorella e di suo fratello. Nessuno. Neanche mia madre, neanche mio marito. Prima vengono loro tre (e poi subito dopo il loro papà eh) ma prima vengono loro, prima di qualsiasi cosa. Sono il mio amore e la mia priorità, lo sono sempre stati e lo saranno sempre per cui possono sempre contare su di me. Devono contare su di me. Una volta tranquillizzata e messa a letto potete solo immaginare il mio cuore di mamma. E' un periodo allucinante, questo. Ieri soffrivo come una matta al solo pensiero che il marito di mamma sarà spostato oggi, lui che ha sempre chiesto di morire a casa. Ieri stavo di merda e continuavo a pensare che non andremo mai a salutarlo ma solo a trovarlo, che questa situazione è assurda e che mi fa stare molto male. E poi eccola lì, la vera mazzata, la mia ragazza fin troppo simile a me, quella che buona buona che per non dare fastidio se ne sta zitta zitta e poi cova dentro di sé il mondo intero. In qualche misura tutto questo è colpa mia? Non voglio una risposta. Non ora. Mi sento di merda che più di merda non si può, ma non mi posso far abbattere perché mia madre conta su di me per non sprofondare e mia figlia conta su di me per non annegare. Le amo entrambe di un amore profondo, viscerale, incondizionato. Prima loro.

martedì 12 marzo 2024

Baby

Lo voglio fissare da qualche parte perché ho paura che la mia memoria mi giochi dei brutti scherzi. Perché qualche giorno fa mi sforzavo di ricordare il nomigliolo che mia nonna mi dava da piccola e proprio non mi veniva in mente. Mi veniva in mente qualcosa come Babe ma non proprio. E così, grazie al prezioso aiuto di Mr D. mi sono ricordata. Mi chiamava Baby. E mi manca sempre tanto.

giovedì 7 marzo 2024

Terremoto emotivo

Secondogenita sta vivendo il suo proprio terremoto personale: è entrata di prepotenza in adolescenza. Ed essendo lei proprio caratterialmente così, ovvero ben poco pacata, si può capire come questo sconvolga tutti gli equilibri, non solo suoi ma anche familiari. Come dicevo qualche post fa, con me in particolare ha sempre la risposta pronta (e non è una novità) ma il più delle volte mi risponde proprio male e io magari alla prima volta faccio finta di niente ma poi alla seconda o alla terza mi parte proprio l'embolo. Qualche sera fa addirittura mi sono appartata per rimanere comunque calma ed equilibrata e poi quando lei si è avvicinata le ho chiesto di andarsene, cosa che lei non ha fatto e così sono scoppiata in lacrime dicendo che mi impegno per fare il meglio per tutti e che qualsiasi cosa io faccia non va mai bene. Ecco: diciamo che non è stata proprio una reazione composta e adulta, ma è stato più forte di me. Ieri sera solito copione: io che le faccio notare gentilmente una cosa, lei che mi mangia la faccia, io che glielo faccio notare, lei che me la mangia di nuovo. E io, per il quieto vivere, glielo faccio di nuovo notare con una nota di inkazzo nella voce e me ne vado. Questa mattina prendo la mia bici per andare al lavoro, infilo le mani nella tasca per smocciolarmi il naso ed ecco cosa trovo:

 


AmoreMio. Le ho scritto una lunga lettera di due pagine in cui le spiego davvero quello che le sta succedendo, che è normale e che non deve angustiarsi troppo. Le ho scritto che in questo periodo sta costruendo la donna che poi diventerà ed è normale arrabbiarsi, cadere, sbagliarsi e poi rialzarsi. Fa parte della vita. Le ho detto che comunque qualsiasi cosa succeda io le voglio e le vorrò sempre bene e sarò sempre disposta ad ascoltarla, nelle cose più banali come in quelle più importanti. Ma non ho potuto fare a meno che un pensiero mi martellasse la testa: verrà un giorno in cui non troverò più questi bigliettini? E allora, come farò?

 

martedì 5 marzo 2024

La mia prima mezza maratona

Domenica ho corso la mia prima mezza maratona ed è stato uno sfacelo: ho corso i primi chilometri più lenta del solito con le pulsazioni a mille e già ero distrutta. Dopo il 12° chilometro è stata una vera agonia. Vi dico solo che a un certo punto, mentre correvo sputando sangue, mi ha superato a tempo di marcetta un gruppo di allegre signore di mezza età. Mentre continuavo a ripetermi che mai avrei più corso in vita mia, ho ridimensionato i mie obiettivi fino ad arrivare al punto di pensare di chiuderla almeno non camminando ma correndo fino alla fine. Al 19° chilometro una salitona da manuale ed eccolo lì: il down totale. Mi sono seduta per terra in un angolino, riconoscendo i sintomi fin troppo noti dello svenimento. Ho atteso finché alla fine non mi sono sentita abbastanza in forze per rialzarmi. Ho dovuto ricredermi e risedermi. Ed è lì che ho di nuovo ridimensionato i miei obiettivi: arrivare al traguardo più o meno viva. So che quella salita ha mietuto diverse vittime, un'amica mi ha detto che stava correndo lì a ritmo spedito (lei è una di quelle che arriva sul podio) quando quello di fianco a lei in quel punto le ha detto “non mi sento tanto” e poi bum. Steso a terra. Sono arrivata al traguardo correndo e quando ho varcato la maledetta linea ho iniziato a piangere come una fontana. Brava!! Ce l'hai fatta! Mi ha detto la ragazza che mi ha messo la medaglia al collo e tutto quello che sono riuscita a rispondere, fra i rumorosi singhiozzi, è stato Sono molto stanca. Ho corso la mia prima mezza maratona a 7,39 min/km. Uno schifo. In allenamento ho fatto 18km a 6,25 senza neanche sentirmi stanca. Probabilmente se avessi continuato avrei corso più di una mezza maratona quel giorno. Quello che ho provato è stato assurdo: ho provato tanta tantissima delusione, tanta frustrazione, tristezza, disperazione. Mesi mesi e mesi di duro lavoro per un risultato molto molto deludente. Il ragazzo che “mi segue” mi ha detto che da quello che gli ho raccontato in questi mesi, mi sono allenata troppo e il mio fisico è arrivato stremato ma che comunque dovevo essere contenta per averla conclusa perché non era scontato. E io invece non solo l'avevo dato per scontato, ma avevo numerose aspettative, forse troppe. A mente fredda ho iniziato a capire che molte cose sono da migliorare: sicuramente non posso arrivare così stanca, gli allenamenti sono tutti da ritarare perché arrivavo sempre a casa a malapena reggendomi in piedi e che non posso arrivare il giorno della gara così spompa. Inoltre troppe aspettative non mi hanno aiutato: mi ero convinta che sarebbe stata facile dopo tutti gli allenamenti e dopo i 18km corsi come se fossero stati una passeggiata. Mi ero anche convinta che l'avrei chiusa a un tempo di gran lunga inferiore rispetto a quello che è stato e guardare sull'orologio la dura realtà mi ha buttato molto giù. A mentre fredda, il giorno dopo, ero già lì a pensare a quale sarebbe stata la prossima mezza maratona da correre. Perché una cosa è certa: ora ho capito che una maratona intera non sono sicuramente pronta per affrontarla, che occorre andare con più calma, che ora è venuto il momento di riposarmi qualche giorno per poi fissare il mio prossimo obiettivo, ovvero chiudere una mezza maratona fra qualche mese a un tempo decisamente migliore godendomela decisamente di più.