giovedì 29 giugno 2023

Il giorno della marmotta

Ma è mai possibile cadere, e poi rialzarsi di nuovo nella speranza di non cadere, e poi cadere di nuovo e rialzarsi di nuovo sempre con la speranza di non cadere, e così all'infinito per anni anni anni e anni tutti i santi giorni? No perché è quello che succede a me non so ormai più da quanto tempo. E la cosa assurda è che ci provo sempre e fallisco sempre. Posso durare nella migliore delle ipotesi un giorno intero, ma poi cado di nuovo. E ricomincio. Io odio i disturbi alimentari, li odio proprio. Ultimamente la bulimia non è preponderante, saranno tutti i soldi spesi in terapia. Però il mio rapporto col cibo è a dir poco allucinante. Non riesco a concentrarmi prima di mangiare e finisco sempre con abbuffarmi, con lo stare male e la maggior parte delle volte manco col cibo che mi piace. E poi col cibo uno ci ha a che fare per forza, perché si deve pur vivere no? Per cui tutti i giorni, almeno tre volte al giorno, vengo messa davanti alla mia difficoltà più grande e tutti i giorni cado. E poi provo a rialzarmi. E poi ricado. Forse è davvero stupido riprovarci tutte le volte. O forse è davvero stupido crederci. O forse è davvero stupido non riuscirci. Mi chiedo se tutto questo avrà mai una fine. Forse no.

mercoledì 28 giugno 2023

Oggi

Con un mese e qualche settimana di distanza se n'è andata anche la nonna di una delle mie migliori amiche d'infanzia. Come me anche lei è sempre vissuta insieme alla sua nonnina, anche suo papà se n'è andato quando era piccola e anche sua mamma non è mai stata molto “centrata”. Come me, anche lei c'era legatissima, in modo viscerale e profondo, e anche lei, come è normale che sia, ora è a pezzi. Ma le differenze ci sono. Sua nonna ha avuto un tracollo fisico (e non mentale) nelle ultime tre settimane e la mia amica ha avuto il tempo di realizzare la cosa, ha addirittura sperato a un certo punto che se ne andasse via. Tutto ciò le ha permesso di prepararsi, di sapere e capire che stava arrivando la fine. E quando la fine è arrivata lei non è crollata perché già sapeva, non è collassata perché se lo aspettava. Quando l'ho sentita, subito dopo, mi è parsa serena e triste. A pensarci bene, in un certo senso, è tutto diverso. Lei riesce a parlare, a confidarsi, a rimanere calma. Io non riuscivo a spiccicare parola, ero chiusa in me stessa, non riuscivo a capacitarmi di niente e bastava pochissimo per farmi crollare sebbene sia stata così forte da fare tutto da sola. Oggi ci sarà il funerale e io ci andrò perché sua nonna me la sono vissuta anche io e tanto, e comunque so quello che la mia amica sta passando ed è giusto andare lì per lei. Ma non so come ne uscirò. Probabilmente devastata.

La coerenza del runner

Ho ricominciato a correre, credo di averlo anche scritto qui da qualche parte. Il mio sogno è sempre stato quello di correre una maratona, ma visto le mie prestazioni fisiche odierne forse la mezza maratona pare un obiettivo più fattibile. Ho contattato un mio amico che di maratone ne ha fatte davvero tante nella speranza che mi buttasse giù uno schemino di allenamento ma visto che la mezza maratona ci sarà a marzo e pare sia troppo presto, mi ha consigliato per ora di continuare così: tre corse a settimana dai 7km in su di cui una breve, una media e una lunga. E poi si vedrà. Visto il caldo umido di queste settimane l'unica alternativa per non morire è quella di andare a correre la mattina presto e visto che vado lenta come una lumaca e per fare 7 km ci metto quasi un'ora, ho preso ad andare a correre alle 6 della mattina. Devo essere proprio fuori di testa. Ogni volta che mi alzo ed esco attraverso sempre le stesse tre fasi:

  1. Inizio corsa: mi chiedo kikkazz me lo ha fatto fare, maledico me stessa e rifletto sull'inutilità della cosa

  2. Metà corsa: pianifico la mezza maratona, mi sento benissimo e mi piace così tanto che non vedo l'ora di correre la maratona intera

  3. Quasi fine corsa: mi trascino stanca morta promettendo a me stessa di non correre mai più

Ah... la coerenza del runner.

martedì 27 giugno 2023

Fare la figlia

Il periodo in cui c'è stato tutto quel trambusto mi è servito anche per sistemare qualche paletto nel rapporto con mia madre anche se a dirla tutta, a quasi due mesi di distanza, le cose bene o male son già tornate come prima. Quando sono arrivata sul posto, quel maledetto 3 maggio, ho visto i ragazzi dell'ambulanza in cima alle scale. Mi ero fatta di corsa sotto la pioggia tutta la strada che portava lì, mollando la macchina in mezzo alla via completamente intasata la traffico (per fortuna con me c'era la mia collega), avevo salito di corsa tutte le scale fin lì e mi sono fermata un secondo a pochi gradini dal pianerottolo. Ricordo di aver preso un respiro perché sapevo che, una volta varcata la soglia, la mia vita sarebbe cambiata. In cuor mio ancora speravo che il verdetto non fosse quello, ma le teste abbassate dei due ragazzi, il loro sguardo triste e il loro silenzio mi avrebbe già dovuto far capire cosa avrei trovato dall'altra parte. Mi ero fermata per un respiro perché sapevo cosa mi stava aspettando e sapevo che sarei dovuta essere forte, forte per mia mamma, forte come sono sempre stata da 42 anni a questa parte. Ma un'altra cosa in quel frangente ho capito: che non sarei riuscita ad essere forte del tutto, che sarei crollata perché il mio mondo stava crollando e in quel momento era un mio diritto, un mio sacrosanto diritto e potevo permettermi di soffrire con lei. Non avrei dovuto per forza essere forte, per forza essere il sostegno, per forza essere io, ma avrei potuto condividere con lei quel momento di profondo dolore. E ho pianto, ho pianto tanto. Come sapete in realtà ho fatto tutto io: mi sono occupata io di organizzare il funerale, di portare i documenti, delle ceneri, della camera ardente, di tutto ma mi sono anche permessa di piangere e di lasciarmi andare ogni tanto anche quando c'era mamma. Come quando, sistemando i vestiti di nonna, non riuscivo a mettere via niente perché avevo le narici intasate dal suo profumo. Detta così pare una cosa normale, soffrire e piangere in presenza di mia mamma, ma non lo è per me. Da quando sono piccola mia nonna è sempre stata il pilastro di casa ma poi, andando avanti, mi sono presa io questo carico da 90 sulle spalle e l'ho sempre portato senza vacillare, a volte con stanchezza, a volte con poca voglia, ma l'ho sempre portato. In quei giorni mi è stato invece molto chiaro che, anche se per poco, potevo permettermi di fare la figlia. Io, B, finalmente potevo fare la figlia.

venerdì 23 giugno 2023

El Spannolinamiento

Birullulo essendo nato a dicembre è in classe con gente di gennaio e alla loro età anche solo qualche mese fa la differenza. A settembre il ragazzo andrà alla materna e viene preteso che non abbia più il pannolino né di giorno né per il sonnellino pomeridiano. Di per sé non sarebbe un problema se lui non avesse un rifiuto così categorico nei confronti del fatidico vasino. Tuttavia, vista la semi urgenza, abbiamo iniziato lo spannolinamento abbastanza positivi ma non proprio con una gran voglia anche perché due cose ho sempre odiato: lo svezzamento (santissimacleopatra quanto odio lo svezzamento) e lo spannolinamento. Devo dire che per il momento va abbastanza bene, abbiamo un 50 e 50 su dentro e fuori. Se non consideriamo gli schifosi (quanto normali) incidenti di percorso come ad esempio una bella cacca ieri dentro alle mutande e questa mattina una esattamente in mezzo ai suoi giochi, va bene dai. Diciamo che per il momento poteva andare peggio ma ancora non mi sbilancio perché ci sono momenti in cui è bravissimissimo e momenti in cui non ne vuole sapere mezza. Spero solo che il momento di passaggio duri davvero poco ma si sa: ogni bimbo ha i suoi tempi.

martedì 20 giugno 2023

Il canto

Cantare mi ha sempre fatto bene, sempre. Perché quando canto, quasi solo quando canto, mi sento davvero me stessa. E non è una sensazione che ho solo io. Ricordo qualche tempo fa che una mia collega capitò per caso a vedermi cantare per strada e mi disse proprio così, che ero illuminata da una luce tutta mia, che mai mi aveva visto così e che per la prima volta le ero sembrata proprio io. E poi io canto sempre, canto comunque. Ricordo che eravamo in vacanza con degli amici e la loro figlia mi chiese un giorno se ero felice. “Perché mi chiedi se sono felice?”, “Boh, sei strana... canti sempre”. E in effetti canto quando cucino, canto quando pulisco, canto quando stiro, canto quando faccio la doccia. Io canto. O meglio cantavo. Perché dal 3 maggio 2023 non canto più. Non solo per strada durante le esibizioni o alle prove del mio duo, non canto proprio più. In tutto questo periodo mi è capitata una volta sola di accennare qualche nota, ma quando ho sentito la mia voce la sensazione è stata come quando ho riso la prima volta dopo quel 3 maggio 2023, come se ci fosse qualcosa di storto, di profondamente sbagliato. Ma mentre ora rido e sorrido spesso, come prima, a cantare proprio non riesco, ho una specie di blocco. Lo so lo so, bisogna dare tempo al tempo. Ma non è facile

Quando uno ha ragione ha ragione

Ho chiamato mio padre nel periodo peggiore, quando nonna era mancata da poco e mamma non ce la faceva. Gli ho parlato a cuore aperto ma sempre bene o male stando sulle mie perché, beh, conoscere lo conosco. Gli ho detto di quanto fosse dolorosa la situazione, di quanto mi mancasse, di quanto stanca io fossi perché comunque mi stavo occupando io di tutto perché mamma non era in grado. Ed eccolo lì, il mio solito padre, che con la sua durezza spiccia mi dice che queste cose lo fanno proprio inkazzare, che quando toccherà a lui non vorrà essere di peso a nessuno, che vorrà essere messo in una bella struttura, pagando coi suoi soldi, senza dar fastidio a me o a chicchessia, inkazzato con mia madre che pesa del tutto su di me quando dovrebbe sgavagnarsela da sola. Nulla di nuovo eh, mi sento ripetere queste cose da quando sono nata. Di primo acchito ho risposto in modo molto calmo dicendo che lo sa come è fatta mamma, che anche io lo so, e che a me va bene così. Ma poi, chiusa la telefonata, ho capito quanto assurdo fosse quello che aveva detto e così ho preso in mano il telefono e gli ho scritto che avevo ripensato a quanto da lui detto e che non ero d'accordo. Perché se si ama una persona, che sia il proprio marito o la propria moglie, che siano i propri genitori o i propri figli, che siano gli amici o qualche d'un altro, si condividono sia le gioie che i dolori, ed è proprio nei momenti di difficoltà che si vede l'Amore. Gli ho scritto che sebbene mi sia pesato, sono stata felice (e lo sono tutt'ora) di aiutare mamma perché è questo che significa “Amare”. Risposta: “Sì, hai proprio ragione. Penso che il vero amore sia quello di cercare di alleviare l'amato”. Pioverà. Forse nevicherà. Sì sì. Nevicherà.

domenica 18 giugno 2023

Find the differences

Al funerale di nonna sono venute solo due mie amiche, due delle mie più care amiche. Lì ho visto quanta differenza ci possa essere fra le persone a cui uno vuole bene. La mia amica d'infanzia, quella che mi ha fatto da testimone, è quanto di più diverso ci sia da me sulla faccia della terra. Per molti aspetti assomiglia a mio padre: spigolosa, dura e fredda. Le voglio bene principalmente perché siamo amiche da sempre ma non abbiamo molto in comune. L'altra mia amica la conosco dalla prima liceo, è calorosa, affettuosa e spiritosa. Siamo molto diverse un po' in tutto: single ancora a quarant'anni suonati, ha investito tutto nella carriera, non sopporta star ferma nello stesso posto per più di qualche settimana e ama vivere nel mondo. Le voglio bene principalmente perché siamo molto diverse, ma ci capiamo al volo. Beh, il giorno del funerale di nonna si sono entrambe presentate alla camera ardente.

La mia amica d'infanzia è arrivata e mi ha subito abbracciato, un abbraccio troppo stretto, troppo lungo, troppo freddo. Mi ha riempito di chiacchiere quando io in realtà avevo solo bisogno di tranquillità. Come regalo di compleanno mi ha portato la tachipirina 125 che le era avanzata a casa da sua figlia e che ora non usa più.

La mia amica del liceo è arrivata e ha aspettato fuori che io uscissi, attendendo che io, coi miei tempi, andassi da lei. Quando sono arrivata mi ha abbracciato, un abbraccio caloroso, non troppo stretto, intimo, dolce e soprattutto rispettoso. Ha ascoltato quello che avevo da dire in modo quasi silenzioso, intervenendo ogni tanto. Come regalo di compleanno mi ha portato una maglietta del mio colore preferito con una sagoma di una ragazza che si tuffa a prendere una palla da pallavolo e la scritta MIAAAAAA stampata sopra. Appena l'ho vista ho capito che sarebbe diventata la mia maglietta preferita.

Che dire: nella diversità sta la bellezza.

venerdì 16 giugno 2023

Secondogenita

Sbibulina ha fatto davvero tanti progressi in pochissimi mesi. Da che faceva fatica a stare senza di noi, ad andare a casa di amici, a scendere da sola anche solo per andare a comprare il latte, ora è decisamente autonoma. Quando ho intravisto un desiderio suo di spingersi oltre, ho insistito con Mr D. per attivare il vecchio Nokia 3310 che aveva così ben servito Primogenita la quale si vergognava come una matta e lo nascondeva ai coetanei. Essendo noi alquanto contrari alla tecnologia troppo presto, il 3310 è perfetto: piccolo, indistruttibile, con solo la funzione di chiamare ed essere chiamati. Perfetto. Sbibulina si è subito esaltata sentendosi abbastanza in sicurezza per poter “avventurarsi” da sola ma mantenendo comunque un legame con uno di noi tramite il Nokia. E così ha iniziato ad andare e venire dal campo estivo da sola, ad aiutarmi nella spesa andando lei, ad andare a casa delle amiche che vivono vicine e tornare in solitaria. Per lei, che le prendevano gli attacchi di panico anche solo se non stavo a guardarla giocare a basket, questi sono davvero grandi grandi passi avanti. In questi dieci giorni senza la sorella poi (Primogenita è in Sardegna con la sua migliore amica), la ragazza si è trasformata ed è tornata fuori come è dentro, perché io lo so che dentro è sempre così. E' molto tranquilla, per nulla litigiosa né capricciosa, è serena e disponibile. Elimitata una delle due variabili di litigio (ovvero uno dei suoi due fratelli) è davvero un amore e in dieci giorni non ci ho mai mai mai mai discusso. Sarà la fine della scuola, sarà l'età che avanza anche per lei, sarà l'autonomia conquistata: sta cambiando ed è sempre sempre sempre più meravigliosa.

martedì 13 giugno 2023

Primogenita

Esattamente 15 anni fa scoprivo per la prima volta cosa vuol dire scoppiare di felicità, cosa vuol dire veramente Amare, cosa vuol dire essere mamma. Esattamente 15 anni fa è nata Primogenita e non avevo mai provato in vita mia emozione più grande, più intensa, più potente. La guardo negli occhi ora e vedo una ragazza solare, speciale, coscienziosa, responsabile e generosa. Vedo dolcezza, ironia, entusiasmo, determinazione. Vedo questo e molto altro, in quegli occhi così simili ai miei ma tanto diversi. Auguri, Amore mio, per questo primo compleanno festeggiato fisicamente lontano da noi ma così vicino nei nostri cuori.

Il Bubino

Il bubino cresce. Alla veneranda età di due anni e mezzo il ragazzo da essere denominato “il distruggitore” è passato rapidamente ad essere chiamato “il devastatore”. Ma solo fra le mura domestiche. Quando siamo andati al nido ai colloqui, le dade ci hanno raccontato di un bambino dolce e tenerone, molto affettuoso e sempre solare e sorridente, mai in conflitto con gli altri e lievemente timido. Io vedo entrambi i lati, e li amo entrambi alla follia. Attualmente il suo linguaggio si è evoluto ed è diventato a volte fraintendibile dalla maggior parte delle persone che non vengono a contatto quotidianamente con lui. Ecco l'aggiornamento:

Culino = piccolino

Màtita= macchina

Ruffa = ruspa

Gina = scoreggina

Aiùs = autobus

Il culino è in assoluto il mio preferito.

lunedì 12 giugno 2023

Ci sono molte cose che sono rimaste indietro e che non ho scritto, ma tutte mi sono sembrate (e mi sembrano) superflue rispetto a quello che è accaduto. Nei prossimi giorni ricomincerò a scrivere quotidianamente, con più costanza, e ad aggiornare il blog come ho sempre fatto. Mi sto pian pianino riprendendo e la mia famiglia mi ha aiutato molto in questo. Primogenita, finita la scuola, se ne è volata in Sardegna insieme alla sua migliore amica. Secondogenita, finita la scuola ed “eliminata” la variabile sorella è diventata più dolce e serena. Sbibulino continua a crescere, a devastare, e ad essere quel tenerone che è sempre stato. Ma vi aggiornerò bene nei prossimi giorni. Volevo ringraziare davvero tutti per il supporto che mi avete dato. Anche se non ci conosciamo, anche se da lontano, mi avete fatto sentire meno sola, meno strana, meno diversa. Grazie. Grazie di cuore.

martedì 6 giugno 2023

Quello che nessuno ti dice

Ci sono alcune cose sul lutto stretto che nessuno ti dice. Forse perché sono cose estremamente personali, forse perché sono cose diverse per ognuno di noi. Non lo so. Quello che io ho vissuto, e sto vivendo, nessuno me l'aveva mai detto, nessuno me ne aveva mai parlato.

  • Avevo già visto delle persone morte, prime fra tutti i miei due nonni paterni, ma loro non li vedevo tutti i giorni, non ci ho vissuto insieme. Volevo loro davvero davvero molto bene e quando sono venuti a mancare mi hanno lasciato un vuoto pesante e doloroso, ma non li vivevo quotidianamente. La nonna che ho appena perso l'ho vissuta appieno, l'ho vista tutti i giorni più volte al giorno per 42 anni. E quando l'ho vista lì distesa, ho capito che non era lei. Non era più lei. Mia madre continuava a ripetermi che sembrava stesse dormendo, che sembrava serena. Ma non era vero. Mia nonna non è mai stata così, e anche quando dormiva non era così. Il suo viso non era quello, non aveva quella espressione. Non era più lei. Non era assolutamente lei.

  • Lo spargimento delle ceneri è a tutti gli effetti un secondo funerale e molto molto più intenso del primo. Forse perché è una cosa intima e privata, forse perché puoi tenere in braccio il tuo caro, stringerlo davvero come non hai più fatto da quando se ne è andato. Non lo so. Fatto sta che è un momento pesante, molto molto pesante.

  • I tre giorni di lutto che ti spettano dal lavoro sono una buffonata. Tre giorni. Cosa si aspettano che succeda in tre giorni? Tre giorni non sono niente, sono quasi una presa in giro. Al di là degli aspetti pratici che assolutamente non si risolvono in tre giorni, dal punto di vista emotivo in tre giorni a malapena riesci a ricominciare a parlare. Figuriamoci a lavorare.

  • E' davvero difficile esaudire i desideri del defunto, per quanto semplici possano essere. Mia nonna non aveva desideri particolari, ma nonostante tutto è stato davvero complicato riuscire a fare quello che io avevo in mente di fare.

  • Dopo un lutto stretto non si sorride più, e la prima volta che sorridi di nuovo (a me è capitato dopo circa 15 giorni forse un po' di più) ti sembra strano. E sbagliato. Estremamente sbagliato.

  • Le persone ti abbracciano e ti abbracciano nei modi più strani a seconda del loro essere. Io sono una persona estremamente fisica, adoro gli abbracci e le manifestazioni di affetto. Ma per la prima volta nella mia vita gli abbracci mi hanno dato estremamente fastidio. Non tutti, ad essere sincera, ma alcuni sì. E la cosa mi ha fatto davvero davvero strano perché in fondo a me gli abbracci piacciono molto e perché gli abbracci che mi hanno dato fastidio non sono venuti da persone che di solito mi danno fastidio ma da alcune persone a me care. E no, non so davvero spiegare il perché.

  • Le persone ti riempiono di luoghi comuni che, quando non li vivi in prima persona, possono anche sembrarti sensati ma quando capitano a te ti sembrano una marea di stronzate. Eppure io sono una persona religiosa eh. Ma quando mi sono sentita dire che la nonna non era andata via per sempre, che adesso mi protegge da lassù, ho pensato che fosse tutta una badilata di kazzate. Perché se ne è andata per sempre. Per sempre. E nessuno me la potrà mai più ridare indietro.