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domenica 8 settembre 2019

Magica Emy

Ultimamente i miei amici, ogni volta che mi vedono dicono sempre la stessa cosa che recita circa così: Oh maddai! Ti sei cambiata di nuovo il colore e il taglio di capelli? Stai benissimo! In realtà quello che non sanno è che i miei capelli da circa due mesi godono di vita propria. Presi la decisione l'ultima volta che li ho fatti viola facendoli diventare, contro mia volontà, di un blu elettrico degno del fumetto più psichedelico. Da quel momento ho rinunciato ad avere un qualsivoglia potere su di loro. Lasciandoli in completa libertà sono diventati prima bluette, poi azzurri, poi verdi, poi turchesi, poi verde acqua, poi glicine, poi gialli e poi di nuovo bianco platinato che, insieme alla ricrescita, mi stanno facendo fare, non si sa come, un gran figurone. Francamente sono curiosa di vedere come si trasformeranno nei mesi invernali.

mercoledì 31 luglio 2019

lunedì 29 luglio 2019

Nel boschetto della mia scrivania

c'è un fottio di animaletti un po' matti lì messi da me che
mi fanno ridere quando sono triste
mi fanno ridere quando sono felice
mi fanno ridere quando sono media
in pratica mi fanno ridere sempre

martedì 9 luglio 2019

Hot purple

Forse non lo sapete ma da circa due/tre settimane sono viola. Non un violetta smunto o un fucsia, ma proprio viola viola. Hot Purple come recita l'etichetta del colore che porto in testa. Quelli che rimangono più colpiti sono i bambini che chiedono tutti bene o male la stessa cosa: Perché hai i capelli viola? E io rispondo a tutti bene o male la stessa cosa: Perché sono matta e loro rispondono sempre bene o male la stessa cosa: Ah ok. Stai bene! Adoro la candida innocenza dei bambini.


martedì 2 aprile 2019

Il movente

In molti, soprattutto uomini, ultimamente mi chiedono cosa ci sta dietro a un cambio così radicale di capelli. Quasi tutti sostengono che se una donna cambia così tanto ci deve essere alla base un avvenimento traumatico, un desiderio di cambiamento profondo o una rottura con un passato indesiderato. Per quanto mi riguarda non c'è nulla di così eclatante. Banale vero? Ho cambiato perché avevo voglia di cambiare. Punto. Sono anni che desideravo tagliarmi i capelli corti e farmeli bianchi ma per un motivo o per un altro, soprattutto legato all'opinione delle persone che mi stanno intorno, ho sempre rinunciato. Ogni volta che accennavo questo desiderio con qualcuno mi sentivo sempre rispondere che sarebbe stato strano, che non sarei stata bene, che ho dei bellissimi capelli neri con un bellissimo colore che non ha bisogno di essere coperto, che la gente poi si gira per strada se vai conciata diversa e altre mille pippe. Ma le cose dentro di me sono cambiate progressivamente, sono effettivamente evoluta e spero che questa evoluzione continuerà perché mi fa stare meglio. Come sono evoluta? Beh, ho passato una vita con la paura del giudizio degli altri, con la necessità di assecondare gli altri in tutto e per tutto e con un fottuto terrore del rifiuto ma pian piano ho iniziato a comprendere (grazie a mesi e mesi e mesi e mesi di terapia) che non importa quello che pensa la gente se il tuo desiderio è un altro, rimanendo sempre all'interno di limiti morali, ovviamente. E così perchè no? In fondo è solo un taglio e un colore di capelli e se non mi fosse piaciuto avrei sempre potuto ritingerli oppure prendere la macchinetta e radermi a zero come feci a vent'anni. Non sarebbe di certo morto nessuno, io men che meno. Il risultato è stato che, beh, mi piaccio e anche molto (io che scrivo che mi piaccio è un vero e proprio avvenimento, lo so). Così mi sento molto più io, o meglio molto più io in questo periodo della mia vita. E allora: che bianco sia.

R-evolution


venerdì 29 marzo 2019

Super sayan

Da che io mi ricordi sono sempre stata influenzata dal giudizio degli altri ma più avanza l'età (soprattutto più avanza la terapia) e più le cose per me iniziano ad avere una prospettiva diversa. E così ieri, dopo un bel po' di travaglio interiore durato qualche settimana, mi sono decisa e l'ho fatto. Sono tornata a casa alle nove di sera con un sorriso enorme sulla faccia e i capelli cortissimi e biondissimi. Questo è solo uno step intermedio, prossimo step sarà il bianco e dopo, quando mi sarò stancata, il viola perché è a quello che punto. In 37 (ormai 38) anni non l'ho mai fatto per paura del giudizio della gente e poi per paura del giudizio di Mr D. che l'ultima volta che avevo accennato alla faccenda mi aveva fatto neanche troppo velatamente notare che ormai ho quarat'anni e due figlie e non è che sia proprio il massimo. E io? Beh io a sto giro me ne sono fregata perché la testa è la mia, il desiderio è il mio e i capelli sono miei. Tornata a casa Primogenita era sconvolta e continuava a chiedermi se lavando la testa tutto sarebbe tornato come prima, Mr D. ha adottato la tecnica (dopo la pentola a pressione borbottante) del menefreghismo totale ignorando la novità e facendo finta che io abbia ancora i miei capelli neri neri e lunghi lunghi e Secondogenita ha reagito esattamente come mi sarei aspettata da lei: “Beh... mamma... tanto io appena sarò grande me li tingerò rosso fuoco”

mercoledì 17 ottobre 2018

Prima o poi doveva succedere

I cartoni animati stanno conquistando il mondo reale. A me si è palesato Telespalla Bob. Io già lo adoro.

martedì 4 settembre 2018

Fallo anche tu!

Ci ho pensato e l'ho fatto. Le istruzioni sono semplici:
  • pettina il gatto
  • estrai una quantità di pelo pari a un altro gatto
  • modella parte del pelo estratto come un ciuffo
  • posalo delicatamente sulla sua testa del peloso
Et voilà!
Dai! Fallo anche tu!
Trumpizza il tuo gatto!


lunedì 3 settembre 2018

Dovere non è volere

Mi ero preparata psicologicamente per affrontare un mese e mezzo di caos. Avevo i miei compiti per le vacanze, la mia insanità mentale e tanta paura di rimanere da sola. E ora, che sono sola e fra poco potrei non esserlo più, ecco una reazione del tutto inaspettata: non ci voglio tornare al centro DCA. Lo so lo so che ci devo tornare, ma non ci voglio tornare. In un mese e mezzo ho preso tre chili cercando di non preoccuparmi troppo, ma questo non fa che confermarmi che se io mangio prendo peso. Si lo so lo so che la dottoressa mi aveva detto che per tornare sulla soglia della normalità sarebbe stato meglio prendere dai due ai quattro chili, ma questo aumento di peso non era previsto e il fatto che io abbia mangiato senza preoccuparmi troppo e abbia preso chili conferma i miei incubi peggiori. E ora, che manca una settimana, mi ritrovo nuovamente ad affrontare quella parte di me che rema contro ma che in questo momento, nel mio cervello, ha totalmente ragione.

venerdì 31 agosto 2018

Nel mio cervello per tre ore

Ieri e ieri l'altro le bimbolotte sono state dai nonni e io mi sono ritrovata con un po' di tempo libero e un sacco di stanchezza venuta da chissà dove. Per esempio ieri sono andata al lavoro, sono tornata a casa passando dal supermercato per prendere un po' di insalata, ho cucinato, mangiato, ha sparecchiato, sono uscita per fare la spesa e poi ho passato tutto il pomeriggio in casa a guardarmi film (tranne qualche breve tappa per una lavatrice e una lavastoviglie). Basta. Ho fatto solamente questo. Eppure ero distrutta, stanca, avrei dato non so che cosa per vivere sul divano senza più alzarmi per il resto della mia vita. Ecco nella mia testa, in ordine, tutti i pensieri che si sono susseguiti in quelle tre ore di relax
  • Non ha senso che io sia stanca... non ho fatto un tubo tutt'oggi...
  • Dai... mi è venuto il ciclo... ha senso che io sia stanca...
  • No, non ha senso... non ho fatto un tubo tutt'oggi!
  • Però sono appena tornata dalle ferie, devo riprendere il ritmo... ha senso che io sia stanca
  • No, non ha senso... non ho fatto un tubo tutt'oggi!
  • Però quanto sto bene senza bambine... Sto proprio bene
  • Però mi mancano tantissimo, le amo tantissimo...
  • Però sto così bene a poltrire sul divano senza cinne urlanti intorno, senza dovermi alzare ogni due minuti perché qualcuno mi chiede qualcosa
  • Che donna ingrata che sono! Le mie figlie sono buonissime e io riesco comunque a ricavarmi del tempo anche quando ci sono loro
  • Eh ma non è la stessa cosa... quando si è da soli c'è il vero relax
  • Che madre degenere, come mi sento in colpa a pensare di stare così bene senza di loro
  • Che brava mamma a sentirmi in colpa... ogni brava mamma si sente in colpa sennò sarebbe menefreghista e allora non sarebbe una brava mamma
Benvenuti nel mio cervello dove non esiste una zona relax manco a cercarla col lumicino.

mercoledì 25 luglio 2018

Quando in due non si fa la testa di uno

Io e Mr D. abbiamo, purtroppo, la stessa fobia il che non aiuta quando ci si ritrova faccia a faccia con il problema e per il momento è sempre capitato quando si è soli. Io e Mr D., infatti, abbiamo evidenti problemi con ragni di abnormali dimensioni, cavallette e calabroni giganti e a complicare la situazione c'è la mia assoluta convinzione che non bisogna uccidere nessun animale. La prima volta che si è presentato questo problema di coppia eravamo ancora nella vecchia casa. Primogenita dormiva pacifica nel suo lettino quando un calabrone è entrato in camera da letto e, prontamente, io mi sono fiondata sulla culla, ho preso la bambina, e me la sono data a gambe. Abbiamo passato tutta la notte con la piccola che dormiva per terra sul tappeto e noi a discutere sul da farsi. Le opzioni comprendevano:
  1. chiamare mio padre nel cuore della notte per spiegargli la tipologia di insetto e capire se avrebbe attaccato
  2. chiamare nel cuore della notte il fratello di Mr D. il quale avrebbe provveduto a far tutto lui
  3. chiamare nel cuore della notte i pompieri
  4. andare a dormire in albergo per pensarci poi il giorno dopo
Dopo esattamente quattro ore e mezza Mr D., armato di coraggio, di un asciugamano sulla testa, di occhi chiusi e di un veleno per calabroni, ha inondato la camera da letto di spruzzi insetticidi rovinando la tv a schermo piatto, il letto, il lampadario e la maggior parte dei libri.
Il secondo episodio si è verificato tre estati fa quando, andando in camera da letto per coricarmi, ho visto un enorme ragno peloso, probabilmente uscito dalla teca di qualche stronzetto universitario del piano superiore, adagiato sulla mia testata del letto. A quel punto le opzioni comprendevano:
  1. chiamare mio padre nel cuore della notte per spiegargli la tipologia di ragno, capire se poteva saltare, se poteva deporre le uova e capire se avrebbe attaccato
  2. chiamare nel cuore della notte il fratello di Mr D. il quale avrebbe provveduto a catturare l'intruso e a liberarlo da qualche altra parte che non fosse casa mia
  3. chiamare nel cuore della notte i pompieri
  4. andare a dormire in albergo per pensarci poi il giorno dopo
Alla fine, dopo circa tre ore di stallo totale, tenendo sempre d'occhio l'animalazzo, ho sentito entrare nel cortile interno uno studente universitario strafigo, strapalestrato e strasicuro di sé. Gli ho chiesto di aiutarmi mentre Mr D. si nascondeva in bagno perché il maschio alfa non può mostrare alcuna debolezza al prossimo. L'aitante ragazzotto alla vista del ragnazzo ha ammesso che se lo aspettava più piccolo e meno pelosone, comunque senza battere ciglio ha preso uno scottex, ha preso il ragno e via.
Il terzo episodio si è verificato qualche giorno fa e a sto giro la bestia era una bella cavalletta verde. Mentre mi apprestavo a prendere un mestolo nel cassetto della cucina, eccola, statuaria, enorme, schifosa. Ho cacciato un urlo così forte che la mia gatta è schizzata in aria come un proiettile, rifugiandosi coraggiosamente sotto il letto e non uscendone più. Ho chiamato Mr D. il quale, a questo giro, sembrava assai più sicuro di sé: le cavallette non pungono, le cavallette sono innocue, le cavallette si possono essere gestite senza problemi. Ma per gestire senza problemi questa situazione ci abbiamo messo esattamente due ore e un quarto perché nessuno dei due aveva il coraggio di agire e Mr D. alla fine l'asciugamano sulla testa se l'è messo lo stesso. Il povero animaletto è stato messo dentro ad un contenitore e liberato dall'altra parte della strada. Mi chiedo, non senza timore, quale sarà la prossima belva che ci toccherà affrontare insieme.

martedì 17 luglio 2018

SpettiZac

Una tagliata spettinata a sto giro non mi è bastata e a pensarci bene credo che faccia parte di una sorta di rinascita anche questo. Perché io di autostima non ne ho mai avuta molta (anzi) e vedermi allo specchio è sempre stato un problema. Ci sono poche cose nel mio fisico che mi fanno rimanere in comfort zone e una di queste sono i capelli. Ho i capelli molto neri, molto grossi, molto lisci. Con i capelli lunghi sto decisamente bene, per tantissimo tempo li ho portati poco al di sopra del sedere e coi i capelli corti mi son sempre vista grassottella. Lo ammetto, qualche chilo fa questo secondo passo non lo avrei fatto con tanta leggerezza, ma non importa. Ieri sono andata e ZAC. Di nuovo (per il primo step leggere qui). Sempre più corti. Sempre più spettinati. E' stata una grande vincita contro la mia bassa autostima vedere che anche coi capelli quasi a zero e sparati in alto un pochino mi piaccio. Ovviamente Mr D. mi ha guardato varcare la soglia di casa e mi ha senza mezzi termini detto che con me era inkazzato nero, è uscito di casa ed è tornato solo alle nove di sera dopo una pedalata durata almeno due ore. Pazienza, gli passerà. Io a sto giro un tassellino di autostima ce l'ho guadagnato.


mercoledì 20 giugno 2018

Il cambio radicale

Io son sempre stata così: quando decido di fare una cosa la faccio. Punto. E così anche con i miei spettinati capelli: mi stanco? Taglio. Ma taglio eh, non una spuntatina... Passo dal capello lungo fino al sedere a un taglio corto da maschietto in meno di mezz'ora di parrucco. Ieri ho fatto esattamente così. Normalmente le reazioni sono sempre le stesse: figlie entusiaste che vogliono copiare il mio taglio, marito che si lamenta perché mi preferisce col capello lungo e gente per strada che non mi riconosce più. Ieri invece una di queste cose è cambiata: mentre torno a casa incrocio il Don che non mi riconosce e tira dritto (solo dopo averlo appositamente fermato si è ripreso dallo shock), salgo le scale e mi corrono incontro le bambine urlanti ed eccitate perché anche loro vogliono tagliarsi i capelli come mamma, ci prepariamo, usciamo, ci incontriamo a mangiare la pizza ai giardini con tutta la classe di Primogenita. Si susseguono in continuazione commenti positivi da parte delle mamme, commenti ben poco equilibrati da parte dei papà e incredulità dei bambini che iniziano a fare la fila per poter toccare i capelli sparati in aria della mamma più pazza del quartiere. Poi arriva lui, il critico del taglio capelli per eccellenza: Mr D. Mi squadra da lontano. Silenzio. Si avvicina. Silenzio. Mi squadra da vicino. Silenzio. Attendo con pazienza la decapitazione del mio entusiasmo ,conscia del fatto che anche se a lui non piace chissene, quando sento le nuove parole “Stai davvero bene”. Preparatevi gente: domani nevicherà.

venerdì 15 giugno 2018

L'idea di far felici

Da quando sto regalando/vendendo/buttando molte delle cose che ho accumulato negli anni (vedi post del 12,06) mi sento decisamente meglio e stranamente è iniziato un percorso interiore di comprensione di me stessa che non mi sarei aspettata. Detto questo ho tenuto da parte una serie di oggetti e libri che, invece che vendere, regalare o buttare, ho semplicemente deciso di donare a degli sconosciuti. Negli anni infatti si erano stazionati in casa mia piccoli Buddha regalati dalle persone più disparate che però hanno perso di significato, così come chi me le aveva donati e così ho iniziato a lasciarli in giro per la città: uno su una panchina di un parco, uno sul muretto vicino a dove lavoro, uno alla fermata dell'autobus. Ho scoperto che non solo il piccolo Buddha sparisce in men che non si dica, ma anche che mi rende immensamente felice il pensare che un oggetto che per me non valeva più nulla possa regalare qualche momento di interiorità a qualcuno. Finiti i Buddhini, oggi ho iniziato con alcuni libri scelti appositamente per il loro significato. Sembrerò pazza ma tutto ciò mi riempie di gioia.

lunedì 11 giugno 2018

Minimalismo

“Sai, Spetti, sei la persona più minimalista che io conosca”
“Una cosa gliela devo dire, sa? Lei è la persona in assoluto con meno foto sul cellulare che io conosca. Si vede che è minimalista”
“Eh Spetti, beata te che sei così. Io ho la casa piena stracolma di oggetti e proprio non riuscirei ad essere minimalista come te”

Nell'arco di una settimana ecco cosa mi sono sentita dire. Io francamente non ci avevo mai pensato, ma in effetti sono proprio fatta così. Non sono estremista, no, ma sicuramente faccio parte di quella categoria di persone che se potessero butterebbero tutto e terrebbero solo l'essenziale. In realtà non posso farlo del tutto perché non vivo da sola, ma per quanto riguarda la mia parte, beh, è proprio così. Uno dei desideri più forti è sempre stato quello di riuscire a sbarazzarmi dei libri e dei dvd, unici oggetti dei quali non ho mai potuto fare a meno. Due giorni fa, tuttavia, mi sono regalata un libro che mi ha aiutato a iniziare a disfarmi anche di quelli. Il risultato è che questa mattina ho il bagagliaio pieno di libri (per l'esattezza 13 enormi pacchi) che donerò alla biblioteca del quartiere in pausa caffè. I dvd non li ho ancora affrontati perché so essere un tasto per me delicato, ma credo che sarò in grado di guardare anche ad essi con il dovuto amore. Perché di questo si tratta: ho sempre avuto una miriade di libri ma di tutte e cinque le librerie piene che avevo, i libri che mi interessano davvero, quelli ai quali sono affezionata, si sono ridotti a cinque/sei scaffali. Con i dvd non sarà lo stesso, lo so già. Attualmente ho una libreria e mezzo di dvd e blu ray, molti dei quali guardo e riguardo con piacere, ma sono sicura che lì dentro almeno uno scaffale intero potrà essere liberato, soprattutto di dvd regalati che non mi sono piaciuti. Comunque, ve lo assicuro: ci si sente davvero bene.

venerdì 2 marzo 2018

Come ad ogni tornata elettorale degli ultimi 19 anni, mi appresto a recarmi al mio solito seggio che i lettori più affezionati sanno non essere proprio a due passi da casa mia. Ricordo un anno che, skankerando a più non posso a causa dell'enorme nevicata, sono dovuta andare a piedi mettendoci circa due ore e mezza. Al solo pensiero mi prende male: sto invecchiando.

martedì 20 febbraio 2018

Da quando mi è stato detto del ginocchio e di conseguenza dell'impossibilità di andare a correre o a camminare, i miei attacchi d'ansia sono cresciuti esponenzialmente. Non che prima non ne avessi, ma era un periodo che riuscivo a tenerli sotto controllo, riducendo a non più di uno/due a settimana. Ora tutto è precipitato, mi ritrovo a non riuscire a respirare in continuazione, con quella sensazione fin troppo familiare che mi attanaglia lo stomaco e il petto. Credo sia collegato al fatto che senza corsa e senza camminate, nel mio cervello si è innestata la paura di ingrassare, e mi sento in colpa ogni volta che mangio. Di nuovo i soliti pensieri, l'insoddisfazione per come sono, la paura di diventare obesa come mia madre, come mio nonno, come mio zio e i tentativi disperati di tenere sotto controllo tali pensieri per non sfociare nella malattia. Io non ne posso più e non so cosa fare perché, essendo una cosa completamente irrazionale, la sento fuori controllo, qualsiasi cosa o pensiero io mi imponga. Mi sento in trappola, mi sento soffocare, mi sento disperata.

martedì 6 febbraio 2018

Sono i 36

Chi viene a casa nostra probabilmente penserà di trovarsi in una gabbia di matti. Nella nostra cucina abbiamo ormai da tempo il nostro personale orologio a cucù (per chi non si ricordasse basta cliccare qui). Da questo post ne sono successe di cose, ma alla fine ci siamo rassegnati e lo abbiamo rimontato, gli abbiamo ridato voce, e lo abbiamo riappeso. Da quel momento non fa che cantare quando gli pare e piace. Rassegnati all'idea che ormai l'ora giusta ce la possiamo anche sognare, non ci facciamo più caso anzi, abbiamo notato che il ragazzo canta sempre ai 36 e da quando l'abbiamo scoperto, ogni volta che suona, partiamo tutti e quattro in coro cantando con fare cucuoso sono i 36, sono i 36, sono i 36. Tutte le volte che canta, tutte le volte che ce ne accorgiamo, in tutte le ore in cui siamo svegli. Ora: per noi questa pazzia è pura routine, ma vedere la faccia dei tuoi ospiti che al coro di sono i 36 guardano te e la tua famiglia come si guardano i matti in un ospedale psichiatrico, beh, ti fa riflettere. Però... oh... che ci dobbiamo fare? Sono i 36...

mercoledì 3 gennaio 2018

Che lo sforzo sia con te

Ieri l'altro sera, complice l'entusiasmo delle bimbe per andare dai nonni e il loro conseguente dormire fuori casa, io ne ho approfittato gettandomi a capofitto nel primo cinema disponibile per catapultarmi nello straordinario mondo di Star Wars. Il povero malcapitato Mr. D. mi ha seguito a ruota, più per inerzia che per entusiasmo, perché nella coppia sono io la fanatica della Marvel, io la fanatica di Tolkien, io la fanatica degli Hunger Games, io la fanatica di Sta Wars e potrei continuare all'infinito ma non cambierebbe il concetto base: sono io la fanatica. Detto questo, sebbene l'ingegnere fosse palesemente poco entusiasta della scelta cinematografica, si è ritrovato incollato allo schermo per tutta la durata del film e io, che critico anche i sassi se non sono contestualmente ben inseriti nella saga, ne sono uscita con un sorriso ebete sul volto. E come sempre succede in questi casi, sto passando i giorni post-stellari a canticchiare i motivetti del film, a domandarmi del perché nonostante io cerchi di usare la forza il bicchiere d'acqua non fluttua verso di me, a sognare la mia spada laser buona utilizzata solamente per combattere il lato oscuro della forza. Sarò anche malata, ma sicuramente sono anche una sognatrice Jedi.