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mercoledì 16 dicembre 2020

Il punto di vista di Mr D.

"Come poter fare a descriver l’emozione provata....comunque non molto distante da quella provata per il primo figlio o per il secondo. Si parte con uno stato d’ansia causato dalle numerose ore passate insonne, dal dolore costante e sempre più forte che prova la mamma, dalle mille preoccupazioni che ti affliggono sullo stato di salute della mamma e del nascituro, quindi vai giù e giù e sempre più giù. Quando parte il travaglio espulsivo dopo 10 ore di contrazioni sei con i nervi a fior di pelle, vorresti piangere ma non puoi perché sicuramente tu non puoi attirare nessun tipo di attenzione o di energia, la priorità assoluta e’ la mamma con il bimbo; quindi stai constantemente sull’orlo del pianto, e continui ad andare giù perché senti le urla che ti fanno capire che il genere umano anch’esso appartiene al regno animale, nonostante secoli di usi e costumi e razionalità. Poi vedi il sangue, molto sangue, vorresti piangere ma non puoi, lei urla a squarciagola ed arriva quasi a perdere la voce. Ad un certo punto esce fuori la testa, poi una spalla e poi tutto il corpo. Tutto accade con tre contrazioni, 9 minuti, e tu non ce la fai più a trattenere le lacrime, esplodi in un pianto liberatorio di gioia, in una frazione di secondo il bimbo e’ fuori, piange, si muove, sta bene! la mamma piange, e’ contenta, sta bene! gli occhi brillano, passi dal nono cerchio dell’inferno al settimo cielo del paradiso in 9 secondi, battendo anche il record mondiale di Usain Bolt. Passi dal pensiero angosciante della morte alla gioia infinita della vita, ti ricarichi di una fonte di energia immensa, 100 mulini a vento spinti dal vento del nord. Che dire e’ una di quelle esperienze che secondo il mio punto di vista più mi ha avvicinato alla madre terra e al regno di cui tutti noi facciamo parte, quello animale."

martedì 15 dicembre 2020

Il mio punto di vista

Il parto è accettazione. È buio, silenzio, calma, tranquillità, concentrazione, raccoglimento, abbandono. È il vivere il dolore al 100% senza contrastarlo perché più lo vivi, lo accetti, lo senti e più paradossalmente il dolore riesci ad affrontarlo, a farlo tuo, ad assecondarlo. Quando nella concentrazione dell'attimo capisci che quello è il modo giusto, non esistono più luogo e tempo, non esiste il mondo esterno, semplicemente esisti tu, contrazione dopo contrazione. E vivi per la prima volta nel presente, senza pensare al prima e al dopo.

E quando all'improvviso arriva la vita, finalmente scopri il significato di Amore Puro.

lunedì 14 dicembre 2020

Punti di vista

Ho deciso questa volta di raccontare qualcosa di diverso. Si sente sempre il racconto delle donne, ma mai il racconto di quello che vivono i papà. In 3 parti che ho fatto, ho potuto constatare tutte le volte come noi donne viviamo il parto in modo diametralmente opposto a come lo vivono loro, così tanto opposto che quando ci si confronta sembrano quasi due parti differenti. Noi lo viviamo nella totale presenza del nostro corpo e della nostra interiorità, loro lo vivono nella totale presenza proiettati interamente verso l'esterno. Noi lo viviamo al centro del mondo, loro lo vivono ai margini. Nei prossimi giorni posterò il mio punto di vista interiore e quello straordinario di Mr D., scritto di suo pugno, un evento più unico che raro.

mercoledì 9 dicembre 2020

Non è mai come lo pensi ovvero il racconto di un parto dal punto di vista razionale

Il parto è una di quelle cose che si rivela sempre diverso da come te lo sei immaginato, anche se ne hai già due alle spalle. Io ero sicura che anche a questo giro non avrei rotto le acque, non avendole rotte nelle altre due gravidanze, e invece le ho rotte. Speravo non mi facessero l'induzione, e invece mi hanno fatto l'induzione, speravo essendo il terzo di metterci poco e invece ci ho messo 14 ore.

Alle 14 di giovedì infatti mi ero appena stesa sul letto quando ho rotto le acque. Sensazione nuova, strana, umida, calda. Avendo il tampone vaginorettale positivo siamo corsi in ospedale come ci avevano detto di fare per poi sentirci dire che secondo loro le acque non le avevo rotte. Ho provato a spiegare che capivo benissimo la differenza fra la pipì e la rottura delle acque anche perché, beh, il liquido esce da due orifizi diversi. Ma niente, a casa. Alle 19 di sera continuavo a perdere liquido e così ho convinto Mr D. a riportarmi al pronto soccorso. “Ah, beh, sì, in effetti si sono rotte le acque. Una rottura alta”. Complimenti. Volevano indurmi il parto subito, a me che ho sempre avuto terrore dell'induzione. E così li ho convinti a lasciarmi due ore di tempo. In quelle due ore, dalle 20 alle 22, le ho provate di tutte, camminando e quasi correndo per i corridoi nella speranza che le contrazioni che erano già arrivate si facessero più intense e regolari ma nulla. Alle 22 induzione col gel. Ma dopo 10 ore di contrazioni, alle 10 del giorno dopo, con una notte alle spalle fatta di sofferenza e insonnia, mi ero dilatata solo di 2 cm. 2 cm. Avrei pianto tutte le lacrime del mondo se solo avessi avuto ancora qualche residuo di forza. Decidono così di iniettarmi direttamente in vena l'ossitocina. 2 ore dopo tenevo mio figlio fra le braccia. Ho ritrovato come sempre la concentrazione che contraddistingue il magico mondo del travaglio, fatto di silenzio, presenza, solitudine. Ho fatto tutto in silenzio, supportata dalla presenza silenziosa di mio marito e dell'ostetrica pronti a darmi una mano ma effettivamente inutili. E quando è venuto il momento ho tirato fuori la grinta che solo una madre che ha partorito naturalmente senza epidurale conosce, una grinta primordiale, viscerale, profonda. Le mie urla sono riechieggiate in tutti i corridoi, hanno spaccato i timpani di chi mi stava accanto impotente ma mi hanno dato tutta la forza necessaria. Ho affrontato la sfida come ho sempre fatto, rimanendo nel presente senza pensare al dopo, affrontando una contrazione dopo l'altra finché tutto è finito così improvvisamente com'era iniziato, con il mio urlo finale quasi ridicolo (pare che io abbia gridato SIIII CE L'HO FATTA, un urlo simile a LIBERTAAAAA' di William Wallace. Vabbeh). E quando ho visto quell'esserino tutto blu che si dimenava poco sotto al di sotto di me, la somma felicità mi ha invaso nel corpo, nello spirito e nella mente facendomi capire all'istante quanto inutili siano state le paranoie nella gravidanza e quanto sia immenso l'amore per il proprio figlio. E' così l'ho amato subito.

mercoledì 2 dicembre 2020

Le Totodate

E' arrivato quel fastidioso periodo in cui tutti ma proprio tutti ti vedono andare in giro col pancione ed esclamano: “Beh! Ancora qui sei?”. E così, visto che ho bisogno di riderci sopra ho deciso di dichiarare ufficialmente aperte le Totodate. Ogni volta che qualcuno sta per avviarsi al “Beh! Ancora qui sei?” io lo anticipo con un sorriso smagliante dichiarando che se vuole può scommettere su quale sarà la data di nascita, me la segno sul cellulare e se ci beccherà vincerà un bel premio. Oh, funziona davvero! La gente si diverte, ride, scherza, e in chat nascono delle vere e proprie faide per accaparrarsi l'ambito premio che ancora non ho deciso cosa potrebbe essere. La cosa interessante è che nessuno ancora, per il momento, ha chiesto a me la data sulla quale scommetterei. Strana la gente, davvero strana. Se fossi al posto loro chiederei immediatamente alla gravida. Bah.

lunedì 30 novembre 2020

Tic Tac Tic Tac

Primogenita è nata 3 giorni prima della scadenza.

Sbibulina è nata il giorno stesso della scadenza.

Se il cinno nella mia panza sarà in armonia con le sorelle nascerà 3 giorni dopo la scadenza per chiudere il cerchio, scadenza che sarebbe questo venerdì.

Staremo a vedere. Anche se nel mio caso sarebbe meglio scrivere "staremo ad agire".

martedì 24 novembre 2020

Cospirazione caotica universale

Io credo che la roba mi cada di mano più spesso ora che sono incinta per farmi piegare duecento volte al giorno. Ne sono quasi sicura.

Il bicchiere mezzo pieno

Ecco a voi il mio armadio pieno della roba che ancora mi sta.

Pieno... dai... mezzo pieno. Cioè ci sono solo due capi... Forse è mezzo vuoto... dai... o forseè meglio dire quasi vuoto. Vabbeh dai, preferisco vederlo mezzo pieno.


 

domenica 22 novembre 2020

Il giochino della domenica

Esattamente sei giorni fa avevo scritto qualcosa in merito a quello che è diventato “il giochino della domenica”. In realtà si tratta semplicemente di elencare tutte le cose belle della gravidanza e tutte le cose belle di avere un bambino alternandosi (io e Mr D.) mentre siamo nel nostro lettone caldo, coperti da strati di piumone e dal silenzio mattutino. Ho chiesto di farlo anche questa mattina, quando mi sono svegliata per l'ennesima volta con alle spalle una notte fatta di intervalli regolari cessiferi (circa una capatina ogni ora, di solito anche meno). Il giochino della domenica mi regala una bellissima serenità, una tranquillità e un ottimismo che ultimamente non è che mi pervadano spesso perché per lo più sono travolta da quello che andrò a perdere piuttosto che da quello che andrò a guadagnare. E così spuntano fuori i piedini cicciottosi dei neonati, il loro unico e inconfondibile odore di buono, le loro risate contagiose, il loro amore incondizionato. E' un giochino meraviglioso e credo che lo conserverò anche per altri momenti futuri al di fuori della gravidanza, come una splendida àncora a cui aggrapparsi quando tutto sembra stranamente buio e tenebroso perché anche nei momenti più stancanti e difficili ci sono sempre delle cose belle su cui soffermarsi.

giovedì 19 novembre 2020

I have a dream

Sogno un mondo in cui il mal di schiena, la pubalgia e l'acidità di stomaco siano solo un debole miraggio di un lontano passato.

Dall'inizio della 39° settimana è tutto.

lunedì 16 novembre 2020

All'origine dell'ansia

E' da qualche settimana che stavo proprio male. Fortissimi attacchi d'ansia mi prendevano come prima della terapia, così forti da sfiorare gli attacchi di panico. Non riuscivo a respirare, figuriamoci a dormire. E ovviamente neanche a dirlo il campo ansiogeno ha sfondato la barriera dell'alimentazione quasi subito, sprofondandomi nei momenti bui pre-psicocosa, dove non riuscivo a controllarmi e tutto si rifletteva inesorabilmente sul cattivo umore, rabbia assurda e tristezza profonda. Ero sicura non fossero solo ormoni perché stavo esattamente come prima della terapia negli anni bui della bulimia, più come stato d'animo in realtà che come comportamenti. Stesse reazioni, stesse sensazioni, stesso buio. Ho provato molte volte a capire l'origine del mio fortissimo stato d'animo ed ero giunta a due possibilità: o ero così in ansia perché ancora non avevo preparato nulla per l'arrivo del bambino, o ero così in ansia perché io non ero preparata all'arrivo del bambino. Pendevo per la seconda ipotesi condita leggermente dalla prima. Nonostante tutto non riuscivo a risolvere la situazione e nel profondo capivo che c'era di più. E poi ieri sera la giusta domanda: che cosa c'è nella situazione attuale di così simile alla mia situazione precedente da farmi scatenare gli stessi sintomi? L'impossibilità di controllare la situazione. In fondo cos'è la bulimia? Il disperato tentativo di controllare il cibo fino al limite della razionalità per poi perdere il controllo e sfondarsi di roba. Ovviamente questa è solo la superficie, alla base si ha la profonda necessità (o illusione) di controllare qualcosa nella propria vita perché ci si sente succubi di tutto. E che cos'è il parto naturale? Un qualcosa di impossibile da controllare, impossibile da pianificare, impossibile da prevedere. La quintessenza del lasciarsi andare. Una volta capito questo mi sono istantaneamente calmata, ho dormito decisamente meglio questa notte, e sta mattina ho chiesto a Mr. D. di fare il giochino della domenica (a domani la spiegazione di cosa sia). Voilà

venerdì 13 novembre 2020

L'inizio della 38° settimana ovvero come terrorizzare tuo marito un qualunque venerdì 13 del 2020

Sei molto incinta?

Vuoi mandare nel panico tuo marito di prima mattina e non sai come fare?

Leggi anche a lui il trafiletto della settimana e vedrai che divertimento!


 

martedì 10 novembre 2020

La presa in carico

Quando ho partorito le altre due, ai miei tempi (oooooh come mi piace questa espressione e come mi fa sembrare navigata!) la presa in carico non esisteva. Adesso funziona così: chiami l'ospedale nel quale intendi partorire, fissi un appuntamento e loro passano ai raggi x tutta la tua storia gravidica, ti visitano, ti ribaltano, in modo da essere aggiornati e pronti quando andrai a sgravare presso la loro struttura. Mi sembra una cosa davvero utile e intelligente. Io ho sempre partorito nello stesso ospedale, uno degli ospedali migliori in Italia per quanto riguarda ginecologia e ostetricia, il quale tuttavia ha una politica molto rigida in tempo di covid per quanto riguarda l'accesso ai mariti in sala parto e dopo. Addirittura durante il lockdown non lo facevano mai entrare col risultato che il padre vedeva il bambino solo dopo qualche giorno dalla nascita, quando arrivava per accompagnarlo a casa. C'è un altro grande ospedale qui a Bologna che, sebbene anch'esso all'avanguardia, segue una politica meno rigida in merito. Ad esempio durante il lockdown il padre poteva assistere alle ultime due spinte di espulsione del figlio, vederlo, salutarlo, andarsene e passare una mezz'ora al giorno con la mamma e il bimbo fino alle dimissioni. So che è poca cosa ma se ci si pensa non lo è. Per cui visto che qui le cose cambiano di giorno in giorno e di ospedale in ospedale ho deciso di prendere le redini e fare così: farò la presa in carico in entrambi gli ospedali, mi solo salvata il numero dei loro pronto soccorsi ginecologo-ostetrici sul cellulare e mi aggiornerò settimanalmente tramite conoscenze su quale siano le regole per i mariti. Dopodiché a travaglio iniziato telefoneremo ad entrambi i pronto soccorsi chiedendo se i mariti possono assistere e a seconda della risposta andremo in uno piuttosto che in un altro. Questa situazione di incertezza e di ultimo minuto non è proprio da me. Io, che programmo a momenti anche quando andare in bagno, io che ho bisogno di sapere sempre in anticipo tutto. Vuol proprio dire che ci tengo davvero davvero tanto.

lunedì 9 novembre 2020

Partorire ai tempi del covid

Ieri parlando con una mamma dottoressa che lavora in uno dei più grandi ospedali bolognesi, quello in cui andrò a partorire, ho scoperto che hanno di nuovo chiuso le sale parto ai mariti. A detta sua le cose non vanno bene e nelle prossime settimane o rimarranno così o peggioreranno e si entrerà nella zona arancione o peggio rossa. Fino a pochissimo tempo fa i mariti venivano chiamati a 5/6 centimetri di dilatazione e rimanevano fino all'espilsione. Durante il lockdown invece venivano chiamati per le ultime due spinte. E invece ora non più. Gli occhi mi si sono riempiti di lacrime, un nodo pesante alla gola mi ha impedito di pronunciare parola. Ho messo su un finto sorriso nascosto totalmente dalla mascherina e così ogni tentativo di sembrare normale è andato perso, i miei occhi hanno rivelato tutto. Questa mattina mi sono alzata e lì è andato subito il mio primo pensiero e ho pianto, ho pianto tanto. Io ho fatto due parti meravigliosi. Sì sono stati faticosi, dolorosi ed entrambe le volte non ho voluto l'epidurale nonostante la durata biblica dei travagli, ma sono stati davvero momenti speciali anche e soprattutto perché condivisi con una persona speciale: mio marito. Il pensiero di dover fare tutto da sola ora mi angoscia. Non tanto per il travaglio, quello lo posso affrontare anche da sola, quanto per quello che segue: il vedere per la prima volta il volto di tuo figlio e ammirare subito dopo quello di tuo marito, piangere di gioia insieme, farsi una foto che rimarrà per sempre nel tuo cuore. E l'intimità dei momenti che seguono, solo noi tre, nella pace dopo la tempesta. Ricordo alla perfezione il volto di Mr D. appena viste le sue figlie, un volto così colmo di felicità da scoppiare. L'ho visto così solo due volte nei miei due parti e pensare che questa volta non lo vedrò e poi non lo rivedrò più mi fa male al cuore, mi impregna di tristezza e di infelicità. So che mi faranno un tampone covid appena arrivata e che non lo fanno ai mariti, probabilmente per centellinare le scorte, ma mi dispiace davvero davvero davvero tanto. Mi è presa davvero davvero davvero male e non riesco ancora a darmi pace. Le ho pensate tutte ma purtroppo non posso partorire in casa per varie cose che non vanno, così come non posso partorire in casa maternità qui a Bologna. Gli ospedali come regole sono tutti simili e ci son poi solo due ospedali a Bologna e andare in provincia non ha senso visto che questo è il terzo e si spera faccia in fretta. Non so... Mi è presa davvero davvero davvero tanto male. Spero che arrivi presto la rassegnazione.

venerdì 23 ottobre 2020

Quando il gioco si fa duro, inizia a tirar testate

Quando ci lasciammo l'ultima volta, il Ginecoso ci aveva detto che le cose potevano o rimanere stabili o peggiorare. Nel caso fossero rimaste stabili ci sarebbero state due alternative: o cesareo programmato o tentativo di parto naturale con possibilità di cesareo d'urgenza. Nel caso fossero peggiorate non ci sarebbe stata alcuna alternativa: cesareo programmato. E' da giugno che vivo con questo peso sul petto, che mi sforzo di accettare questa situazione ed è da giugno che cerco di non fasciarmi troppo la testa. Mi ero in qualche modo rassegnata ed ero pronta a sentirmi dire qualsiasi cosa. Ma non ero pronta a quello che poi ho sentito davvero.

“Guarda, Spetti, non so come dirtelo... è incredibile”

“E' incredibile cosa?”

“Il bambino si muove molto?”

“No Ginecoso, la domanda giusta è: c'è un micromomento in cui il bambino non si muove? Non sta fermo un secondo, neanche di notte. Non è mai stato fermo, a memoria mia”

“Beh, ringrazialo. Non so come diavolo abbia fatto, non dovrebbe neanche essere possibile, ma da quello che vedo ha spostato il fibroma a suon di testate. Prima era sopra la sua testa, proprio lì, fra la sua testa e il collo dell'utero. Ora ci ho messo un bel po' a trovarlo e pare sia proprio in una posizione che boh... non so neanche come diavolo sia riuscito a spostarlo così! Fra testate, calci e pugni credo”

“No calma e sangue freddo. Fammi capire bene: il fibroma?”

“Il fibroma c'è, è sempre molto grande, ma non è più un ostacolo per un parto naturale perché non è più fra la sua testa e il collo dell'utero. Non mi era mai capitato che la situazione si risolvesse così, specie per la grandezza del fibroma e per la sua posizione”

“Mi stai dicendo che mio figlio ha risolto al situazione a suon di testate, calci e pugni e non è ancora nato?”

“Beh... sì”

Sono uscita che mi sentivo leggera, leggera e felice. Come se mi fosse stato tolto un enorme peso dal petto, come se in tutti questi mesi avessi vissuto nel grigiore di una nebbia indefinita e ora finalmente il sole. Certo è che se il ragazzo si comporta così nella pancia, chissà fuori.

Fatemi un enorme in bocca al lupo, il futuro si preannuncia colmo di testate.

lunedì 19 ottobre 2020

La tradizione della tutina

Con Primogenita avevamo necessità di comprare molta roba: prima figlia, nessun amico che aveva ancora figliato visto la nostra giuovine età per cui la prima tutina è stata scelta con cura tra me e Mr D., concordi nel non prendere nulla di rosa, di confettoso o di pacioccoso. E' stata scelta una tutina rossa accesa, con dei colori davanti.

Con Sbibulina avevamo praticamente tutto. Nata nello stesso periodo dell'anno della sorella, ha sempre vestito usato da quando è venuta al mondo fino ai giorni nostri. Ma la prima tutina ci sembrava un affronto non comperarla per cui è stata scelta con cura tra me e Mr D. ancora concordi nel non prendere nulla di rosa, di confettoso o di pacioccoso. E' stata scelta una tutina gialla con uno splendido sole davanti.

Con quest'ultimo che ancora non è arrivato mi aspettavo di non avere granché ma alla fine ci sono piombate (graziealcielo) una marea di tute e tutine che mi permetteranno di non comprare nulla fino ai suoi 3 mesi. Ma come per Sbibulina, non ci sembrava carino non comperargli una prima tutina solo per lui, nuova di zecca, come ormai la tradizione familiare ha imposto. E così la prima tutina è stata scelta con cura tra me, Mr. D., Primogenita e Sbibulina, stranamente tutti concordi nel non prendere nulla di azzurro, di confettoso o di pacioccoso. E' stata scelta una tutina arancione da leone che non fa impazzire nessuno, ma piace a tutti.


 

Le tradizioni bisogna pur rispettarle!

domenica 18 ottobre 2020

Disagio

Una gravidanza a quasi quarant'anni non è come una gravidanza a ventisei. Una gravidanza con due figlie, non è come una gravidanza senza figli o con uno solo. A sto giro sono distrutta, sia emotivamente che fisicamente. Ed è così che ho deciso di fare un bel elenco di lamenti, di tutte le cose che mi pesano, di tutti gli acciacchi, i pensieri, i dolorini. Perché manca un mesetto o poco più e ne ho bisogno:

  • la notte. La notte è la più grande agonia, forse. Non so dovrei stilare una top five e vedere chi vince. Fatto sta che sono mesi che ormai non dormo più di un'ora consecutiva. Di notte vengono fuori mille acciacchi più o meno dolorosi, più o meno fastidiosi, ma quello che più segna le svegliate notturne è la pipì ogni oretta come se avessi bevuto l'intero Po

  • le gambe. Le gambe mi danno fastidio e mi fanno male solo di notte ed è davvero strano. Non ho particolari crampi se non a un solo polpaccio che però stronco sul nascere, ma mi danno fastidio e mi fanno male. Non ho gonfiori, non ho vene varicose, apparentemente sono perfette, ma mi fanno male e mi tengono sveglia

  • il piriforme. Ah.... il piriforme... e chi aveva mai sospettato dell'esistenza di questo minuscolo muscoletto del cacchio? Con le prime due gravidanze la sciatica non mi dava tregua ma avevo imparato una serie di trucchetti per alleviare il dolore e per distendere la zona. Ma col piriforme pare impossibile, mi prendono questi dolori improvvisi mentre cammino così, dal nulla. Un secondo prima sto bene e un secondo dopo non riesco neanche ad avanzare di un passo. Settimana scorsa addirittura ero sotto casa e non riuscivo a rincasare. Ho aspettato venti minuti

  • la schiena. La schiena mi fa male in modo allucinante. Ma non la parte bassa, come la logica vorrebbe. Mi fa male tutta, specialmente la parte in mezzo e alta. Mi fa così male che mi viene da piangere specialmente di sera quando la posizione sdraiata acuisce il dolore. La borsa dell'acqua calda è l'unica cosa che mi dona un po' di sollievo, ma giusto un pochettino

  • il respiro. Eh mi manca proprio il respiro. E qui le mascherine non c'entrano proprio nulla. Il cinnazzo ormai è abbastanza grandicello da arrivare proprio sotto la cassa toracica e spesso mi ritrovo che non riesco a respirare. Se poi mi sdraio ciaone proprio. Lui è lì, ristretto nel suo minuscolo spazio, e io sono qui, ansimante grazie alla sua mole. A volte sembro matta, alzo le braccia nella speranza di guadagnare un po' d'aria ma è tutta illusione

  • stanchezza. Beh, vien da sé se non dormi, non respiri, hai male ovunque e hai una pancia da quasi nono mese.

  • stitichezza. Io sono stitica di mio, da sempre, di famiglia. Ma in gravidanza è sempre stato uno sfacelo. A sto giro è anche peggio. Prima di rimanere incinta avevo dopo anni e anni trovato una regolarità insperata e invece. E invece zac! Fra ormoni, ferro e quant'altro non vado di corpo neanche sotto tortura, neanche coi rimedi, neanche con le preghiere

  • acidità di stomaco. Se prima riuscivo ad arginare la gastrite con i farmaci, ora non posso più ovviamente. All'inizio della gravidanza devo dire che andava meglio, poi con l'aumento del pancione e il restringimento dello spazio per il mio povero stomaco, le cose sono davvero peggiorate. Non conta più in realtà cosa io ingerisca, riesco a stare male anche mangiando patate lesse per tutta la giornata

  • l'umore. L'umore non è dei migliori e forse è la cosa che mi dispiace di più. Questa gravidanza non è stata cercata, come la mia prima. Ma a differenza di 13 anni fa, a sto giro passo momenti di tranquillità a momenti di pianto ininterrotto per tutto quello che comporta avere un bambino. Credo che la differenza sostanziale stia nella consapevolezza di quello che verrà, cosa che con la prima non avevo. Se poi ci aggiungiamo tutto il lavoro di due anni con la psicocosa per riappropriarmi di me stessa, pensare che tutto quello che avevo conquistato con tanta fatica verrà annullato di nuovo mi fa stare malissimo. Il microspazio che avevo in casa, con una microscrivania e le mie chitarre, ora è stato smantellato per fare spazio a un lettino e a una cassettiera e rimarrà così finché non cambieremo casa (se cambieremo casa), la mia bicicletta da corsa è stata portata in cantina tanto prima che io la possa riusare ce ne vorranno di mesi, le mie chitarre le ho trattenute coi denti ma sono qui, in mezzo alla stanza, che non sanno dove cacchio posizionarsi. Mi sento soffocare, mi sento male, mi sento privata di me stessa, e mi sento in colpa per questi sentimenti che provo e che non vorrei provare

Per ora dal regno dei lamenti è tutto. A voi la linea.

lunedì 12 ottobre 2020

Ah oh son stanca

Oggi Primogenita mi ha spiazzato con una semplice domanda:
“Ma è così pesante essere incinta?”

“Ma no tesoro... perché?”

“Perché ti lamenti sempre”

Le ho risposto che è vero che mi lamento ma che sono stanca e ho mal di schiena. Inoltre, essendo verso la fine della gravidanza, è normale che tutto sia più stancante ma che è comunque bellissimo. Però io ci sono rimasta malissimo, è vero che mi lamento sempre, ha ragione. Poi mentre meditavo su quanto appena successo sono andata a fare la spesa da sola, spesa che ho trasportato dal supermercato a piedi fin su in casa. No, non abbiamo l'ascensore ma abitiamo al primo piano. Per curiosità sono andata in bagno, mi sono pesata, mi sono pesata con la spesa addosso e ho fatto una semplice sottrazione. Totale peso esclusivamente della spesa: 23,6 Kg. E poi ci rimango male se mi lamento. Vabbeh.

mercoledì 7 ottobre 2020

Il mio personale libro trash

Che belle le conversazioni whatsapp col proprio ginecologo. Sembra di essere all'interno di un libro splatter dove si parla solo di pipì, gastrite, vomito, dolori, contrazioni, ovuli in vagina, blocchi intestinali.

E poi l'epilogo del libro del protagonista medico è sempre lo stesso: “Eh... la terza gravidanza è sempre la più difficile”

Eggggrazie al.

venerdì 2 ottobre 2020

Il tempo

Da quando mi sono laureata non ho più avuto tempo. Ho trovato subito lavoro e sono rimasta incinta un mese dopo averlo trovato. Per entrambe le gravidanze ho lavorato fino alla scadenza e ho ripreso a lavorare ai sei mesi delle pupottole. Ho fatto i lavori più disparati: ho lavorato come fioraia, come cameriera nei pub, come aiutocuoca in vari ristoranti, come cameriera negli hotel per le colazioni svegliandomi alle 4.20 del mattino con Primogenita che aveva si e no sei mesi. Per entrambe le gravidanze non sono stata pagata, sono stata licenziata prima del parto e non ho goduto di alcun tipo di aiuto. A sto giro avevo comunicato al mio capo che avrei lavorato fino all'ultimo ma le carte in tavola sono cambiate e sono dovuta rimanere per forza di cose a casa. Ma chi ci è mai rimasto a casa in tutti questi anni? All'inizio non era cambiato molto, anzi, mi era presa pure male visto che necessitavo di riposo e riuscivo a fare molto poco, ma ora la situazione è migliorata e mi sento meglio, le contrazioni sono più rare e i dolori ci sono ma sono diminuiti di frequenza. E ora mi trovo a due mesi dal parto ad avere del tempo. E chi ce l'ha mai avuto il tempo? Per la prima volta nella mia vita sono riuscita a fare una torta facendo tutte le cose come devono essere fatte, senza fretta, senza buttare tutti gli ingredienti in una ciotola, mescolare e cacciare in forno. Ho prima lasciato gli ingredienti a temperatura ambiente, ho setacciato la farina (e chi mai aveva setacciato la farina?), lasciato a bagno le mele nel succo di limone e poi ho messo piano piano lo zucchero nelle uova aspettando che montasse e diventasse una spuma bianca (e chi mai aveva aspettato che diventasse bianca?) e addirittura ho aspettato che la torta sfornata diventasse fredda per servirla a merenda (e chi mai aveva avuto il tempo di prepararla con così tanto anticipo?). E non solo. Ho tempo di mettere a posto la casa, fare le lavatrici, fare le lavastoviglie muovendomi con una calma surreale, senza fretta né ansie, senza bambine che mi chiedono duecento cose mentre ne sto facendo altre duecento. E ho tempo per stare accanto alle mie figlie quando mi chiedono aiuto per i compiti, senza urlare l'aiuto da una camera all'altra mentre loro sono sedute alla scrivania e io sto cercando di apparecchiare/cucinare/disfare la lavastoviglie il tutto contemporaneamente. E ho tempo per stare sdraiata a letto con le mie figlie ad ascoltare le loro interminabili storie, ascoltare le loro preoccupazioni e con calma trovare le soluzioni. Ho tempo di ascoltare i loro sfoghi, essere la loro confidente, sbaciucchiarmele e amarmele senza ansie. E' vero, queste ultime cose le ho sempre fatte, ma sempre con l'urgenza di dover fare in fretta per poter servire almeno un uovo al tegamino prima che crollassero addormentate sul divano. E' una sensazione strana, meravigliosa, surreale. So che durerà pochissimo, basterà un neonato urlante per sconvolgere di nuovo tutto ciò, ma è meraviglioso e vorrei non finisse mai.