C’è chi mi ha creduto dispersa, chi malata, chi arrabbiata, chi in
ospedale, chi in vacanza. La realtà è stata di gran lunga più assurda. Domenica
mattina, durante la colazione prima della Maratona di Parma, ho urtato il
tavolino della mia camera dove sopra stava bello bello in mio cellulare e STANK.
Già dal suono avevo capito quanto la cosa fosse seria. Preso in mano: il nero
più totale. Sono rimasta imbambolata a fissarlo per almeno trenta secondi
pensando che avevo una scelta: disperarmi e passare le prossime ore in inferno,
o ridere di gusto per gli imprevisti della vita. Ho optato per la seconda
opzione. E così ho affrontato quanto segue:
- Sono uscita di casa per andare alla partenza in una città che non
conoscevo. Indovinate un po’ come di solito facevo? Google maps. A sto giro ho
seguito la fiumana di gente che si spostava alle 5 del mattino (a quell’ora di
domenica mattina sotto la pioggia puoi trovare giusto noi in calzoncini corti e
maglietta). (30 min di camminata)
- Prima della partenza ho pensato che forse sarebbe stato giusto avvisare
casa perché, nel caso non mi avessero sentito si sarebbero preoccupati
sapendomi in gara in un’altra città. Ho beccato due ragazzi a cui ho chiesto di
fare una telefonata. Per fortuna che mi ricordavo un numero di telefono a
memoria (uno solo) quello di Mr D. che come da copione ovviamente non mi ha
risposto.
- Ho corso la maratona in modo alquanto spensierato addirittura
migliorando il mio tempo gara di 15 minuti (15 fottutissimi minuti!!! Per chi
non corre possono sembrare pochi ma chi corre sa che un miglioramento così è
quasi impensabile!)
- Finita la gara il primo pensiero è stato tornare in stazione, ho
agguantato la mela del pacco gara e via. Ma indovinate di solito come faccio ad
arrivare in stazione? Google maps. Per fortuna ho un buon orientamento e una
buona memoria e sono arrivata bene o male sana e salva (30 min di camminata)
- In stazione ho cercato di recuperare il biglietto del treno perché,
indovinate un po’ dove di solito si trova? Nell’app Trenitalia. Alla fine ne ho
dovuto fare un nuovo ma indovinate con cosa di solito si paga? Col cellulare
ovviamente. Per fortuna che avevo dietro il bancomat e per fortuna che due
giorni prima avevo dovuto prelevare, non mi ricordavo il pin e lo avevo cercato
- Salita sul treno me la rilasso, anche se ammetto a quel punto avevo una
gran fame, ma mi consolavo al pensiero di qualcosa smangiucchiato in stazione a
Bologna
- Arrivata a Bologna mi sono accorta della devastazione totale degli
scontri dei giorni scorsi. Tutto chiuso, vetrine distrutte, niente cibo. A quel
punto mi dirigo mesta verso casa (30 min di camminata)
- Arrivata a casa la mia famiglia non c’era e manco il cibo. Ho dovuto
attendere le 18.30 a digiuno dalla mattina. Bene ma non benissimo
Il mio cellulare me l’hanno ridato solo ieri sera. Indovinate cos’altro
non si può fare?
- Accedere alle mail, visto che mi chiede sempre se sono io sul cellulare
- Accedere al calendario con gli appuntamenti, visto che si trova dentro
alla mail. E a proposito, chi si è fatta un’ora di bicicletta lunedì post
maratona per andare dal dentista e poi scoprire di aver sbagliato giorno? C’est
moi!
- Pagare online, perché chiede sempre conferma tramite un codice sulla app
del telefono
- Accedere al registro elettronico perché richiede lo spid
- Accedere al fascicolo sanitario perché richiede anche quello lo spid
Insomma, in un modo o nell’altro si è tagliati fuori da tutto. Non che
sia stato brutto eh, ma strano sì. Forse servirebbe davvero a tutti stare non
solo offline, ma proprio irrintracciabili per un po’.