Non è stata tutta
farina del suo sacco, no, anche se la prima volta che me lo disse la
Psicocosa ho avuto una reazione di assoluta negazione. No no no e poi
no. Per anni mi sono allenata a pensare a mio padre come “il
colpevole” un po' perché ci si autodefiniva lui e un po' perché
lo definivano così mia madre e mia nonna e un po' perché, beh, lui
ha il carattere che ha. Era lui che ci aveva abbandonato, lui che se
ne era andato di casa. Ma non mi ero mai soffermata a pensare il
perché se non rispondendomi con un banale: non ci amava più o
è stronzo. Ma se non fosse stata tutta colpa sua? Se fosse
stata colpa di entrambi? Perché parliamone, ora da adulta comprendo
che le relazioni non sono mai o tutte bianche o tutte nere e
conoscendo mia madre qualche dubbio mi sta venendo. Mia madre, così
soffocante e ansiosa, mia madre così assurdamente dipendente dagli
altri su tutto e per tutto. E ora che mia madre è qui e che ho a che
fare con lei tutti i giorni mi rendo conto di quanto sia davvero
difficile starle accanto. Mio padre mi ha sempre ripetuto che si
sentiva soffocare, che gli mancava l'aria e lo capisco molto bene ora
che anche io ho le sue stesse sensazioni. E se non fosse stata tutta
farina del suo sacco?
giovedì 24 ottobre 2019
mercoledì 23 ottobre 2019
Niente di nuovo
Sono inkazzata nera
Lo so lo so, dopo
38 anni una persona se lo dovrebbe pur aspettare no? Dovrebbe
smetterla di starci male no? E invece no. Sapevo che a mio padre non
sarebbe venuto in mente di venirmi a trovare, nonostante ora io abbia
2 settimane di riposo e sia a casa senza far niente. Sapevo che non
ci avrebbe pensato e così il giorno stesso dell'infortunio,
ingenuamente, gliel'ho proposto io via whatsapp: “Ma papà? Ora che
sono a casa riusciresti a passare a trovarmi?”. Risposta: “ora
sono in montagna ci sentiamo dopo”. E oggi, dopo 4 giorni, ci siamo
sentiti. Ho sentito chiedermi come stavo, ma soprattutto ho sentito
dire che lui a trovarmi non ci viene perché non trova parcheggio. Ha
proprio detto così: non trova parcheggio. Lui, pensionato, che non
ha impegni né scadenze, non può perdere dieci minuti della sua vita
a cercare parcheggio per sua figlia bloccata a letto. “Eh sai, ti
fossi fatta male in primavera sarei venuto in moto”. Ma vaffanculo
va! E io? Beh io gli ho detto che non importava, che faceva lo stesso
e mettendo giù ho sentito il mio solito groppo in gola e una rabbia
sorda salirmi alla testa. Il solito pensiero “allora non valgo
proprio niente io” mi è balenato come un lampo, ma l'ho stroncato
subito. Io valgo, è lui che è un vero stronzo. Perché se mia
figlia si facesse male, a sedici anni, a venti, a quaranta, a
cinquanta, io sarei di fianco a lei, non dovrebbe neanche
chiedermelo. E ora? Beh ora piango di dispiacere, rabbia e tristezza.
martedì 22 ottobre 2019
Testadicocomero
Perché passare i
soliti venerdì sera noioi quando li si può passare così?
E tutta la notte
così?
Per poi tornare a
casa così?
Siete pronti? Mi
sono fatta male nel modo più idiota in assoluto. Giocando a
pallavolo mi sono buttata per terra per prendere una palla e nel
mentre mi ha raggiunto un mio compagno correndo e mi ha tirato un
calcio pesissimo in testa insaccandomela. “E' stato come calciare
un cocomero”. E così adesso, dopo una nottata fatta di ambulanze,
pronto soccorso, tac, cocktail di antidolorifici in vena, radio e
quant'altro, ho un simpatico trauma cranico compressivo-rotativo del
rachide cervicale. Collarino e riposo assoluto per 2 settimane e poi
si vedrà (che vuol dir tutto e non vuol dir niente).
L'unico momento in
cui mi sono davvero spaventata è stata alla visita al pronto
soccorso sulla barella, quando mi hanno chiesto di seguire il dito
dell'infermiera e a destra, dove avevo preso la botta, non riuscivo a
farlo e gli occhi si muovevano come ballerine impazzite. Ma grazie al
cielo non ho nulla di rotto e ora posso solo riposare.
martedì 15 ottobre 2019
lunedì 14 ottobre 2019
Cuore di bimba
“Sbibulì? Ma se
il proprietario di quel megayacht venisse da te e ti dicesse ti
regalo il mio yacht in cambio del tuo babau tu cosa diresti?”
“No”
“Ok... e se ti
regalassimo questa villetta al mare in cambio del babau?”
“No”
“E se ti dicessi
niente più scuola in cambio del babau?”
“No”
“E se ti dicessi
la fine della guerra in tutto il mondo in cambio del bababu?”
“Sì papà,
allora sì”
domenica 13 ottobre 2019
Citazioni auliche di una settenne
“Mamma?”
“Sì Sbibulì?”
“Ma domani devo
andare a muoto?”
“Amore, ma perché
dici muoto e non nuoto?”
“Perché si
pronuncia Aigor”
Ok. Io la amo. La
amo la amo la amo la amo.
martedì 8 ottobre 2019
Per fare il bene
Per anni mi è
stato ripetuto che andava tutto bene e che era tutto normale, mi è
stato chiesto scusa dopo urla e reazioni esagerate sentendomi dire
che non era successo niente. Per anni mi sono sentita stranita perché
in realtà io non vedevo il mio mondo andare bene ma visto che mi si
ripeteva che non era vero ho creduto che fossi io la persona
sbagliata, che fossi io quella colpevole, che fossi io incapace di
adattarmi e di vedere la realtà. L'ho creduto profondamente,
richiudendomi in un mondo in cui mi addossavo la colpa del mio
malessere, cercando la solitudine come unica via possibile per
evitare la pazzia, rifugiandomi nella mia stanza senza quasi mai
uscire. Ho rimosso tutto e così bene che non sono riuscita a
ricostruire nulla di quanto era capitato, un buco nero così profondo
da non capire come mai ci dovesse essere per forza qualcosa lì. Ma
andando a scavare chiedendo in giro, ho capito che non ero io il
problema, che il mio mondo non andava bene anzi andava velocemente a
rotoli. Non era mia la colpa ma me la sono addossata tutta. Non ero
io quella strana che si sentiva male quando tutto andava bene, ma era
tutta la mia realtà che era uno schifo. Ho sempre considerato
normale la mia situazione perché così mi è stato ripetuto allo
sfinimento, ma così non era. Ho sempre creduto che fosse la fase di
una qualsiasi bambina che diventava adolescente ma così non era. E i
conti tornano fin troppo bene, tornano le date, il perché io mi
sentissi così, torna l'emarginazione, la chiusura, la depressione.
Torna il fatto che io abbia sempre avuto paura dell'adolescenza delle
mie figlie ricordandomi fin troppo bene la mia. Ora so però che la
loro, per forza di cose, non sarà così dura. Fa strano a distanza
di così tanti anni, con ferite che ancora non sono del tutto
rimarginate, capire che non è come ho sempre pensato. Fa strano aver
cambiato totalmente la visione del proprio passato e mi viene da
piangere perché non so bene ancora come affrontare tutto questo.
domenica 6 ottobre 2019
La fine e un nuovo inizio - 1994
Settimana scorsa
(vedi post) avevo visto la parola fine. La Psicocosa, tuttavia, mi
aveva lasciato dicendomi che da adesso in poi sarebbe stata mia
facoltà decidere se affrontare del tutto i fantasmi del mio passato
per comprendere alcune dei nodi del mio presente ancora lontani dalla
risoluzione. Mi aveva parlato per circa 20 minuti dicendomi con calma
che, nel caso avessi deciso di intraprendere questo percorso, sarebbe
stato difficile, che avrei avuto la facoltà di interrompere la
discussione ogni volta che i sentimenti sarebbero stati “troppo”
e che per non stressarmi avremmo potuto pianificare delle sedute una
volta ogni due settimane invece che tutti i martedì. Io neanche ci
ho pensato e lei mi ha subito assegnato dei compiti: cercare di
capire cosa è successo nella primavera del 1994. Cos'è successo?
Sono stata ad analizzare con lei tutti i miei ricordi e non mi veniva
in mente assolutamente nulla. E così ho deciso di chiedere a mia
madre e ho scoperto una caterba di roba:
- mia madre ha intrapreso una relazione stabile con quello che adesso è suo marito e quindi siamo passate da solo noi due a loro due e io
- mia madre ha perso il lavoro e ne ha trovato un altro. Prima passava un sacco di tempo con me, dopo il nulla
- mia madre e mio padre hanno per la prima e unica volta discusso animatamente e per una questione di soldi fino a coinvolgere me (pare che mia madre mi abbia detto che non mi avrebbe più fatto rivedere mio padre urlando come un'indemoniata)
- per la prima volta in tutta la mia vita mia madre è andata in vacanza senza di me. Non ero mai stata lasciata sola
- pare che ci sia stata sempre in quel periodo la prima discussione fra me e mia madre. Da bambina dolce e sempre allegra, benché riservata, ero diventata una ragazza chiusa, sempre col muso lungo che non parlava più. Messa alle strette sono scoppiata a piangere implorando che i miei genitori ritornassero insieme
Beh, direi che
qualcosina è successo.
martedì 1 ottobre 2019
1.10.2019 - FINE
Nella foto qui
sopra ci sono scritte due paroline che ieri mi hanno fatto piangere
ininterrottamente per circa venti minuti. Non so se ho pianto di
gioia, di smarrimento, di confusione o che altro. Ma ho pianto, e
tanto.
Qui sopra c'è
scritto FINE TERAPIA.
Ci sono stati
momenti, tantissimi momenti in questo anno e mezzo, in cui credevo
non avrei mai neanche intravisto la parola fine e invece ieri mi si è
parata davanti, nero su bianco, con la Dottoressa dal sorriso a
duemiladuecentocinquantaquattro denti che continuava a chiedermi se
ero felice e a farmi le congratulazioni. No, no, lo so che riguarda
solamente la parte medica e non quella psicologica, ma quelle due
paroline indicano che non sono più bulimica e che non sono più a
rischio bulimia. Dopo vent'anni finalmente sono riuscita a dare un
calcio in culo alla stronza e a riappropriarmi della mia vita. E
adesso piango.
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