lunedì 29 agosto 2022

Rivelazioni vacanzifere

Eh sì, anche io son tornata dalle vacanze. Volendo riassumerle molto molto in breve ho passato le prime due settimane BLEAH mentre dal 23 al 28 ho passato dei giorni YEAH. E la cosa assurda è che non è proprio cambiato nulla, o forse è cambiato tutto. Dove andiamo in vacanza abbiamo un posto molto bello dove contemplare il mare e il cielo a qualsiasi ora del giorno e della notte. In una di queste mie contemplazioni verso l'infinito e oltre mi ero portata dietro il mio cellulare e mi sono balzate agli occhi due frasi:

  1. chi non vive serenamente la propria vita è quasi sempre destinato a disturbare la vita degli altri

  2. ci sono solo due giorni all'anno in cui non puoi fare niente: uno si chiama ieri, l'altro si chiama domani, perciò oggi è il giorno giusto per amare, credere, fare e, principalmente, vivere

La prima frase è stata una rivelazione. All'inizio leggendola ho subito pensato a me, a quanto poco serenamente vivo la mia vita e quanto questo influisca su quella della mia famiglia. Ma poi continuando a pensare ho capito che la cosa non parte da me. No. Questa frase sarebbe più corretto nel mio caso leggerla al contrario. C'è infatti chi ha disturbato la mia vita fino a renderla poco serena. Per vent'anni ho vissuto insieme a mia madre (quasi) e a mia nonna, due donne che mi amano e mi hanno sempre amato alla follia, ma due donne ansiose, che vedono problemi ovunque e che si lamentano sempre. In quarantun anni che conosco mia nonna posso dire con assoluta certezza che alla domanda “Come stai?” abbia risposto “Bene” solo due volte. Sono cresciuta con loro e ne ho assimilato così tanto i comportamenti che sono diventata (quasi) come loro. E allora basta, no? Perché in fondo questa non è farina del mio sacco, o meglio è farina del mio sacco perché qualcuno ha messo questa farina dentro al mio sacco. Fra le altre cose non sono sempre stata così, inoltre mi sono anche resa conto che la maggior parte della mia insoddisfazione me la creo da sola (non so se è molto chiaro ma per me è chiarissimo – come ad esempio essere inkazzata e lamentarmi se non vengo aiutata a riordinare casa quando, in realtà, a me piace tantissimo riordinare). Da quel giorno, il 23 agosto, ho deciso che basta e vi assicuro che non è una cosa per niente semplice. Perché sono automatismi. Il pessimismo, il lamento, il vedere tutto buio mi partono in automatico SEMPRE. E' un lavoro costante ma che unito alla seconda frase risulta essere un pelino più semplice. Perché come tutte le donne e mamme di questo mondo tendo sempre ad avere la testa piena di cose da fare. E il problema a volte non sta tanto nelle mille cose da fare ma nel pensare a tutte le mille cose da fare, a come organizzarsi, a come saltarne fuori. E allora basta. Viviamo il qui e ora, organizziamo con calma quello che c'è da organizzare senza rimuginarci mille ore sopra (cosa che faccio troppo bene). Mi sono resa conto infatti che il mio cervello lavora troppo, davvero troppo. E così provo a dire basta. PROVO è davvero il verbo giusto. Non so quanto durerà questa condizione perché è davvero un impegno costante, un lavoro perenne per essere felici. Ma ricordo che era così anche in terapia. Ricordo che a volte ero così assurdamente stanca di dover stare concentrata per essere felice che mi prendeva un profondo sconforto. Sono dunque consapevole del fatto che sarà possibile un down, ma spero sia solo un down, spero poi di ritrovare la forza di cominciare nuovamente e spero con tutto tutto tutto il cuore che prima o poi questo impegno costante divenga un po' meno impegno e che l'automatismo diverrà quello che ora è un costante, assurdo, impegnativo, sforzo mentale e spirituale.

giovedì 4 agosto 2022

La cosa giusta

Ieri sera ho fatto una delle cose più difficili che abbia mai dovuto fare in tutta la mia vita ma era la cosa giusta da fare e ora lo so con assoluta certezza. Prima ne ho parlato con Mr D., poi ne ho parlato con Primogenita e alla fine mi sono decisa, ho tirato su la “cornetta” e ho chiamato i genitori della ragazzina (vedi post qui). Non vi dico quanto sono stata male, che attacchi d'ansia ho dovuto affrontare prima di varcare la loro soglia. Non vi dico le mani tremanti, lo stomaco completamente a puttane. Sono stata mezz'ora sotto casa loro a cercare di calmarmi, andando avanti e indietro per la strada, concentrandomi sul respiro e su un mala che mi ero portata dietro per mantenere la calma. Granello dopo granello cercavo di riacquistare il controllo sufficiente per affrontare una situazione che mai avrei voluto affrontare. Sono entrata a casa loro alle nove di sera, sono uscita che era passata da un pezzo la mezzanotte. Prima ho parlato con i genitori poi ho parlato con la ragazzina. Sono stata chiusa in quella camera disordinata da adolescente per quasi tre ore. Non è stato facile perché mi tocca nervi molto molto scoperti, perché mi sconvolge le budella, mi identifica, mi scombussola, ma più passava il tempo più mi rendevo conto che è davvero stata la scelta più giusta perché nessuno, meglio di me, poteva affrontare con loro un argomento simile. Perché nessuno sa meglio di me quello che lei sta affrontando e come si possano sentire i genitori perché sono genitore anche io. Oggi farò un paio di telefonate al centro, richiamerò i genitori lasciando loro i contatti. Ho dato la mia totale disponibilità sia a loro che alla ragazzina di chiamarmi o messaggiarmi in questo periodo di forzata attesa vista l'estate. Ho detto loro di lasciarla stare, ho detto a lei di portare pazienza con i genitori ma soprattutto con sé stessa. Non mi ascolteranno, io lo so. E ho paura. Oh sì. Ho molta paura. Ho paura che quanto detto possa degenerare contro di me in qualche modo, non tanto contro di me dal punto di vista interiore quanto sulla mia famiglia. Perché per necessità di cose ho dovuto fare un parziale coming out, per spiegare che non è che ero lì così alla cazzo. Ma ho paura. Magari litigheranno, magari verrà fuori e magari arriverà tutto alle orecchie di Primogenita. E allora starà a me affrontare l'argomento, un argomento che non vorrei mai che pesasse su di lei. E ho paura che se la prendano con me, che mi diano colpe che non ho, che sfoghino su di me perché non trovano altre valvole. Ho paura. Ma per fortuna da domenica sarò lontana, sarò al mare, avrò meno tempo per pensarci. Fatemi un enorme in bocca al lupo, ci ri”vedremo” il 29 agosto.

L'Urlatore seriale

Fino a poco tempo fa Birullulo era soprannominato Il Distruggitore e ovviamente non a caso. Qualsiasi cosa che gli capita sotto mano, infatti, viene ridotta a poltiglia in men che non si dica. Basta una distrazione di un millisecondo che ZAC. Ultimamente tuttavia un'altra caratteristica è emersa, preponderante rispetto alle altre: le urla. Lui urla. Urla sempre, comunque, costantemente, complice il fatto che ancora non parli. Il suo vocabolario consta di poche semplici parole:

  • Appa che sarebbe acqua ma che pronuncia solo se costretto, preferendo urlare mentre indica un bicchiere

  • Gno che sarebbe No e che, ovviamente, va molto di moda

  • Mamma e papà ma che non dice mai. Cioè sappiamo che li sa dire eh, ma è difficile che li pronunci, preferendo urlare nelle nostre direzioni

Da qualche tempo a questa parte dunque, Birullulo non è più (o meglio non è solo) Birullulo il Distruggitore, ma è stato soprannominato l'Urlatore seriale. Ma che bello!

mercoledì 3 agosto 2022

Aggiornamenti

Ieri sono tornata al centro dca. Entrando ero abbastanza tranquilla, uscendo ero un mare di lacrime. E non tanto per quello che era emerso in seduta perché in realtà non si è trattato altro che un aggiornamento di quello che è successo in questo anno di forzata assenza, ma quanto perché ero di nuovo lì. Di nuovo. Ancora. Ancora lì. La Psicocosa non mi ha dato dritte, mi ha solo detto di continuare a fare quello che in realtà ho fatto finora dal punto di vista alimentare e quindi di tentare di mettere in atto tutte le strategie di cui abbiamo largamente parlato negli anni precedenti. Un botta e risposta però mi è risuonato dentro e lo dovrò tenere in considerazione in questo periodo:

“Non è giusto che nella tua quotidianità tu faccia sempre quello che vogliono gli altri”

“Eh, Psyco, ma quello che faccio io ha un impatto su tutta la famiglia. Se non ho voglia di andare al mare costringerei tutti gli altri a non andarci”

“Ho capito, Spetti, ma anche quello che fanno gli altri ha un impatto su di te.”

“Eh ma loro vogliono tutti la stessa cosa e sono in 3. Non mi sembra giusto impormi su di loro”

“E ma loro si impongono su di te. Anche tu vali”

E così andrò in vacanza con questo dialogo nella mente, tenendo presente che si può trovare anche un angolino per me ogni tanto. E da settembre si ricomincia ad andare al centro. Di nuovo. Ancora. Ancora lì. E mi viene da piangere perchè dopo tanti anni mi sembra di non essere avanzata poi di molto, anche se so che non è del tutto vero.