Eh sì, anche io son tornata dalle vacanze. Volendo riassumerle molto molto in breve ho passato le prime due settimane BLEAH mentre dal 23 al 28 ho passato dei giorni YEAH. E la cosa assurda è che non è proprio cambiato nulla, o forse è cambiato tutto. Dove andiamo in vacanza abbiamo un posto molto bello dove contemplare il mare e il cielo a qualsiasi ora del giorno e della notte. In una di queste mie contemplazioni verso l'infinito e oltre mi ero portata dietro il mio cellulare e mi sono balzate agli occhi due frasi:
chi non vive serenamente la propria vita è quasi sempre destinato a disturbare la vita degli altri
ci sono solo due giorni all'anno in cui non puoi fare niente: uno si chiama ieri, l'altro si chiama domani, perciò oggi è il giorno giusto per amare, credere, fare e, principalmente, vivere
La prima frase è stata una rivelazione. All'inizio leggendola ho subito pensato a me, a quanto poco serenamente vivo la mia vita e quanto questo influisca su quella della mia famiglia. Ma poi continuando a pensare ho capito che la cosa non parte da me. No. Questa frase sarebbe più corretto nel mio caso leggerla al contrario. C'è infatti chi ha disturbato la mia vita fino a renderla poco serena. Per vent'anni ho vissuto insieme a mia madre (quasi) e a mia nonna, due donne che mi amano e mi hanno sempre amato alla follia, ma due donne ansiose, che vedono problemi ovunque e che si lamentano sempre. In quarantun anni che conosco mia nonna posso dire con assoluta certezza che alla domanda “Come stai?” abbia risposto “Bene” solo due volte. Sono cresciuta con loro e ne ho assimilato così tanto i comportamenti che sono diventata (quasi) come loro. E allora basta, no? Perché in fondo questa non è farina del mio sacco, o meglio è farina del mio sacco perché qualcuno ha messo questa farina dentro al mio sacco. Fra le altre cose non sono sempre stata così, inoltre mi sono anche resa conto che la maggior parte della mia insoddisfazione me la creo da sola (non so se è molto chiaro ma per me è chiarissimo – come ad esempio essere inkazzata e lamentarmi se non vengo aiutata a riordinare casa quando, in realtà, a me piace tantissimo riordinare). Da quel giorno, il 23 agosto, ho deciso che basta e vi assicuro che non è una cosa per niente semplice. Perché sono automatismi. Il pessimismo, il lamento, il vedere tutto buio mi partono in automatico SEMPRE. E' un lavoro costante ma che unito alla seconda frase risulta essere un pelino più semplice. Perché come tutte le donne e mamme di questo mondo tendo sempre ad avere la testa piena di cose da fare. E il problema a volte non sta tanto nelle mille cose da fare ma nel pensare a tutte le mille cose da fare, a come organizzarsi, a come saltarne fuori. E allora basta. Viviamo il qui e ora, organizziamo con calma quello che c'è da organizzare senza rimuginarci mille ore sopra (cosa che faccio troppo bene). Mi sono resa conto infatti che il mio cervello lavora troppo, davvero troppo. E così provo a dire basta. PROVO è davvero il verbo giusto. Non so quanto durerà questa condizione perché è davvero un impegno costante, un lavoro perenne per essere felici. Ma ricordo che era così anche in terapia. Ricordo che a volte ero così assurdamente stanca di dover stare concentrata per essere felice che mi prendeva un profondo sconforto. Sono dunque consapevole del fatto che sarà possibile un down, ma spero sia solo un down, spero poi di ritrovare la forza di cominciare nuovamente e spero con tutto tutto tutto il cuore che prima o poi questo impegno costante divenga un po' meno impegno e che l'automatismo diverrà quello che ora è un costante, assurdo, impegnativo, sforzo mentale e spirituale.