giovedì 21 settembre 2017

Work in progress

Come sapete (e se non sapete andatevi a leggere questo post), i lavori esteriori per portarmi al benessere interiore stanno continuando e ne sono felice. Essendo una concentrazione costante a 360° sul mio essere, me la vivo giorno per giorno sperando di stancarmi il più tardi possibile (o non stancarmi affatto) e lo dico a ragion veduta perché ricordo perfettamente che passai un periodo simile in terapia ma che arrivai ad un momento che stare concentrata su ogni singolo gesto per essere felice mi sembrò così pesante che gettai la spugna e ricominciai a vivere senza pensare (per poi, fra parentesi, stare di nuovo male). I lavori dunque procedono, direi molto bene, e nella quotidianità mi sono resa conto di adottare altri piccoli stratagemmi per non ricadere nel malessere. Questi piccoletti sono:
  • chi va piano va sano e va lontano. Sono una persona che tende alla frenesia, a fare tutto in fretta, a concludere le cose da fare nel minor tempo possibile. Ma perché poi? Per poterne fare di più? E cosa succederebbe se invece di fare due lavatrici, una lavastoviglie, il pane in casa, la torta del giorno dopo, dare l'aspirapolvere e altre mille cose, facessi solo la metà delle cose? Sarebbe poi così grave? La risposta è no. E così cerco di accorgermi per tempo quando mi scatta la modalità Speedy Gonzales e cerco di trasformarmi in Flash, il bradipo disneyano. E quando sento arrivare l'attacco d'ansia mi fermo, respiro, e rallento.
  • Tciu is megl che uan? Sono una persona che tende a fare duecento cose contemporaneamente, come ad esempio lavarmi i denti mentre sparecchio, fare la lavastoviglie mentre sto al telefono, cucinare mentre riordino. Ma perché poi? E cosa succederebbe se invece di fare le cose in tandem ne facessi una alla volta? Sarebbe poi così grave? La risposta è no. E pensa un po': facendo una cosa alla volta le faccio decisamente meglio e con maggiore serenità.
  • Chi tace acconsente. Come vi dicevo il post scorso, io tendo al silenzio anche se, a volte, non sono d'accordo. Ma perché poi? E cosa succederebbe se io dicessi la mia opinione anche se va palesemente contro quella di chi ho di fronte? Sarebbe così grave? La risposta è no. Come ad esempio questa mattina quando, durante l'ennesima chiacchierata con mia madre, invece di stare zitta perché magari avrei potuto ferirla, le ho detto chiaro e tondo quello che pensavo, nel modo più dolce e delicato possibile. Mi son sentita decisamente meglio e invece di sentire quel groppo allo stomaco una volta chiusa la telefonata, mi son sentita serena come quando l'avevo iniziata.
  • Io penso positivo perché son vivo perché son vivo . Mi sono resa conto che molto spesso rivolgevo pensieri ben poco carini nei miei confronti, riservando tutti i pensieri carini alle altre persone. Nella mia testa, e a volte anche ad alta voce, tendevo a sminuirmi, a darmi contro ogni volta che qualcosa non andava storto o vedevo in me qualcosa che proprio non mi piaceva. E cosa succederebbe se invece di insultarmi semplicemente facessi il vuoto mentale o addirittura dicessi a me stessa che in fondo son una persona umana? Sarebbe così grave? La risposta è no. E vi dirò: mi fa solo bene.
  • Siamo fatti così, siamo proprio fatti così. Io sono fatta così. Questo è il mio fisico, questi sono i miei occhi, queste sono le mie cosce. Pare un ragionamento molto logico, eppure l'accettazione del sé è qualcosa di estremamente difficile. Dal canto mio poi, auguri! Davanti allo specchio, mentre decido cosa mettermi per uscire, avvengono delle vere e proprie battaglie interiori che si concludono sempre e irrimediabilmente con vestiti che coprono, con lacrime nascoste, con angosce esplosive. E cosa succederebbe se invece di stare male mi ripetessi al limite dell'ossessivo-compulsività: B. sei fatta così, perché starci male? Sarebbe così grave? La risposta è no. Non che ora io mi piaccia, ma cerco di pensare che il mio corpo è questo e che non ha senso nasconderlo se sono fatta così. Non piacerò a tutti, magari non piacerò a nessuno, ma ha davvero così tanta importanza?
Ora. Tutti questi bei splendidi ragionamenti non vengono in automatico, nessuno viene in automatico. E' un costante lavoro di ragionamento, come se fossi una bambina appena nata che ha bisogno di essere educata per andare nella giusta direzione. Ogni volta tendo a ricadere nei miei solito ragionamenti e ci vuole qualche secondo, a volte qualche minuto, per rendermene conto e raddrizzare il tiro. Faticoso, sì, ma per adesso ne vale decisamente la pena.

2 commenti:

  1. Buongiorno signora Pina,

    Come procedono i lavori di ristrutturazione della sua personalità ?

    Sappia che nonostante molti nella blogosfera, ed anche nella vita reale,
    la considerino una merdaccia ... noi altri la stimiamo moltissimo !!!

    Saluti

    RispondiElimina
  2. Ciao!!! Sono di nuovo online, più o meno...quantomeno ci provo...
    Mi piace sentirti così determinata...nei giorni di pausa mi vieni a trovare a Roma?

    RispondiElimina

Il tuo commento sarà visibile dopo l'approvazione