Io ahime' non ho
memoria di quando da piccola stavo male e accanto a me c'era mio
padre. A mia discolpa per pura difesa personale ho cancellato la maggior parte dei ricordi della mia infanzia (se non tutti). Comunque, non so se e' perche' lui in fondo mi vedeva solo un fine
settimana si e uno no per cui era decisamente raro che stessi male
con lui. E' anche molto probabile che, nel caso mi ammalassi proprio
quel fine settimana: casa di mamma - letto - coccole. Pero' io un
ricordo nitido ce l'ho. Era l'inizio estate della maturita' e la
fortuna volle regalarmi una bella bronchite,
ballando allegramente fra il 38.5 e il 39.5. Tralasciamo per
un attimo il fatto che alla fine mi sono davvero fatta l'esame di
maturita' col febbrone da cavallo pur di non rimandarlo a settembre,
quel periodo li mia madre non c'era. Nulla di nuovo, gia' non viveva
piu' con me e la nonna da un pezzo ma ricordo che proprio era fuori citta'. Per
cui, tirando le somme, mia nonna si ritrovava con una nipote con la
febbre alta e con la madre della nipote assente. Ricordo, nei fumi
della febbre, che mia nonna chiamo' mio padre al telefono. Premetto
che io di litigate in casa ne ho sentite davvero poche, diciamo due, e
questa e' una di quelle. Ricordo mia nonna che urlava al telefono con
mio padre il quale non voleva venire a trovarmi perche' potevo
contagiarlo, perche' potevo attaccargli la febbre. Ricordo la sua voce alta e arrabbiata che affermava che
non gliene poteva fregare un beneamato se si ammalasse o meno, sua
figlia stava male ed era suo preciso dovere venire a trovarmi.
Insomma, nonna che punta i piedi – papa' che viene. Ricordo che
stavo sdraiata sul divano con duecento coperte sopra e una pezza
fredda sulla testa. Ricordo che non mi bacio' neanche, che prese una
sedia e si mise a debita distanza. Non ricordo quanto stette li con
me e di cosa parlammo, ma ricordo nitidamente un bel calore umano da polo nord.
Ecco cosa ricordo
di come mio padre si prendeva cura di me durante la malattia.
Spetti, certe persone proprio non ce l'hanno, l'istinto genitoriale.
RispondiEliminaNon c'è niente da fare, non c'è da recriminare ne da colpevolizzare ne - per l'amore di dio - da sentirsi in colpa.
C'è solo da farsene una ragione, e tirare avanti
Un bacio
A.
@Andretta: guarda, cara, lo so benissimo. Mi ci sono voluti circa 24 anni per capire che mio padre non era un bastardo, ma semplicemente era uno stronzo ma non perche' volesse fare lo stronzo, semplicemente perche' e' fatto cosi'.
RispondiEliminaE ti assicuro che si, ci ho messo tanto, ma quando l'ho compreso nel profondo tutto e' sembrato molto piu' leggero :)