venerdì 31 agosto 2018

Nel mio cervello per tre ore

Ieri e ieri l'altro le bimbolotte sono state dai nonni e io mi sono ritrovata con un po' di tempo libero e un sacco di stanchezza venuta da chissà dove. Per esempio ieri sono andata al lavoro, sono tornata a casa passando dal supermercato per prendere un po' di insalata, ho cucinato, mangiato, ha sparecchiato, sono uscita per fare la spesa e poi ho passato tutto il pomeriggio in casa a guardarmi film (tranne qualche breve tappa per una lavatrice e una lavastoviglie). Basta. Ho fatto solamente questo. Eppure ero distrutta, stanca, avrei dato non so che cosa per vivere sul divano senza più alzarmi per il resto della mia vita. Ecco nella mia testa, in ordine, tutti i pensieri che si sono susseguiti in quelle tre ore di relax
  • Non ha senso che io sia stanca... non ho fatto un tubo tutt'oggi...
  • Dai... mi è venuto il ciclo... ha senso che io sia stanca...
  • No, non ha senso... non ho fatto un tubo tutt'oggi!
  • Però sono appena tornata dalle ferie, devo riprendere il ritmo... ha senso che io sia stanca
  • No, non ha senso... non ho fatto un tubo tutt'oggi!
  • Però quanto sto bene senza bambine... Sto proprio bene
  • Però mi mancano tantissimo, le amo tantissimo...
  • Però sto così bene a poltrire sul divano senza cinne urlanti intorno, senza dovermi alzare ogni due minuti perché qualcuno mi chiede qualcosa
  • Che donna ingrata che sono! Le mie figlie sono buonissime e io riesco comunque a ricavarmi del tempo anche quando ci sono loro
  • Eh ma non è la stessa cosa... quando si è da soli c'è il vero relax
  • Che madre degenere, come mi sento in colpa a pensare di stare così bene senza di loro
  • Che brava mamma a sentirmi in colpa... ogni brava mamma si sente in colpa sennò sarebbe menefreghista e allora non sarebbe una brava mamma
Benvenuti nel mio cervello dove non esiste una zona relax manco a cercarla col lumicino.

giovedì 30 agosto 2018

L'apparenza inganna – parte 2 di 2

Uno pensa sempre che l'erba del vicino sia più verde della propria ma quando inizi a confrontarti col vicino, ecco che spuntano talpe, parassiti, e magari scopri che quell'erbetta perfetta in realtà non è altro che robaccia sintetica. Del mio DCA sono al corrente davvero pochissime persone ma questa estate, complice non so bene cosa, mi sono confidata con altre due persone e cosa ho scoperto? Una delle due è in terapia da anni per attacchi di panico e forme di ansia fortissime e mi ha rivelato che le altre due sue superamiche (sono una sorta di trio groopie liceale nonostante si avvicinino ai quaranta) sono anch'esse in terapia per svariati motivi. La seconda invece con la quale mi sono confidata, mamma dolcissima di due figli meravigliosi, mi ha letteralmente shockata. Forse perché io con loro sono stata in vacanza un paio di anni fa per cui si presume di aver visto le dinamiche familiari e il comportamento tenuto all'interno del proprio cerchio. Per farla breve mi ha detto che ha avuto un attacco fortissimo di depressione unito a esaurimento, gli è partito il cervello sgridando i figli in modo così violento che ha avuto paura di poter far loro del male e, nel momento seguente di semilucidità, con i bambini in casa, ha tentato il suicidio ingerendo una quantità spropositata di farmaci, ha chiamato il marito chiedendogli scusa e si è messa a letto. Quando è tornato a casa il pover'uomo ha trovato i figli sconvolti che dicevano che la mamma si era arrabbiata tantissimo, che era andata a letto e che da quel momento non si muoveva più. Ambulanza. Casino. Psichiatra fisso. E io, che credevo di essere impantanata nel fango fino al collo, mi sono ritrovata a comprendere che tutti hanno problemi più o meno gravi con i quali convivere quotidianamente. Magari non si vedono dall'esterno, magari c'è chi li ha così lievi da sembrare inutili o chi li ha così pesanti da soffocare, ma bene o male tutti hanno qualcosa nel proprio cassetto. Potrà sembrare poco, ma questa rivelazione mi ha fatto sentire un po' meno merda.

mercoledì 29 agosto 2018

L'apparenza inganna – parte 1 di 2

L'apparenza inganna, e questo si sa da sempre. Ma quando l'apparenza ti inganna proprio palesemente, facendotela sotto il naso, allora inizi a meditarci sopra. Questa mattina a colazione Mr D. ha detto che una coppia di nostri amici si sta separando. Sono caduta dal pero. Proprio loro. Coppia perfetta, figli perfetti, passioni comuni, sempre insieme. Ne hanno passate di tutti i colori, loro, superando anche la malattia importante di lui e rimanendo sempre uniti. Sono una di quelle coppie belle da vedere, una di quelle coppie che ti aprono il cuore. E così mi è venuto in mente un dialogo fatto con la mia vicina di casa giusto tre giorni fa:
“Ciao Spetti! Siete tornati!”
“Sì sì giusto sabato...”
“Ah... che bella famiglia che siete... una famiglia da Mulino Bianco... meravigliosi”
“Eh come no! Non le sente le urla delle nostre figlie e le nostre urla su quelle loro?”
“No no, mai sentite... ah.... siete una famiglia perfetta!”
To be continued...

lunedì 27 agosto 2018

E mi avete abbandonaaaaao

Per due anni l'abbiamo drogata, addormentata, ingabbiata, caricata sull'auto portata in ferie con noi. Negli ultimi due anni, invece, Camomilla è stata lasciata a casa perché entrambi i viaggi verso il mare erano decisamente troppo lunghi per lei (soffre l'auto e due giorni di viaggio son troppi). In accordo con la veterinaria abbiamo scelto il male minore, incaricando mio suocero di andare a trovare la pelosa ogni giorno, passare un po' di tempo con lei, darle acqua fresca e cibo. Quest'anno, come lo scorso anno, l'ho preparata psicologicamente alla nostra partenza e anche se Mr D. mi guardava come se fossi la gattara dei Simpson le ho parlato con voce calma e amorevole. Fin qui niente di diverso dal solito finché, sabato, siamo tornati. Camomilla era tutta un miao miao miao mi avete abbandonaaaaaao e mi avete abbandonaaaaaao. Da quando ha posato i suoi occhi gialli felini sulla mia figura pare una cozza: appena mi siedo mi viene subito sopra coprendomi di fusa, appena mi sdraio me la trovo sulla pancia, addirittura quando esco di casa per buttare il pattume mi segue sulla porta e inizia a miagolare, protestando con un miao miao miao e mi stai abbandonaaaaaao e mi stai abbandonaaaaaao .E' la stessa gatta snob che mi guardava dal basso all'alto, anche un po' schifata, e appena mi avvicinavo se ne andava infastidita? O il caldo estivo le ha lobotomizzato il cervello? O dei ladri ad agosto sono entrati di soppiatto in casa mia, hanno preso solo il mio gatto, l'hanno sostituito con un gatto assolutamente identico al mio e hanno richiuso la porta dando tre mandate? Una cosa è sicura: prossimo anno massimo tre ore di macchina, la drogo, la addormento, la ingabbio, la carico sull'auto e la porto in ferie con noi.
Oggi sono tornata al lavoro aspettandomi il peggio. Mi ero preparata psicologicamente a un messaggio di errore sul computer che avrebbe dovuto essere pressapoco così:
FATAL ERROR
Il suo computer ha ricevuto troppe e-mail per cui ha deciso di autodistruggersi fra 10 – 9 – 8 – 7 – 6 – 5 – 4 – 3 – 2 – 1
SBADABUM!
Strano, non è successo.
Essendomi preparata all'estinzione del mondo finora conosciuto, il rientro non è stato così traumatico come avrebbe potuto essere. E ora mi rimboccherò maniche e calzini e inizierò quello che lavorativamente parlando per me è il periodo dell'anno più pesante.
Buon rientro a me, buon rientro a me, buon rientro cara Spetti, buon rientro a me.

giovedì 2 agosto 2018

Out of blog

Auguro a tutti voi quello che vorrei per me: serenità e relax. Ci si riscrive il 27 agosto e tenete bene a mente quello che cercherò di tenere io a mente: il futuro è avanti.

mercoledì 1 agosto 2018

Compiti per le vacanze

E' un po' come quando finisci l'università, ti laurei, e la mattina successiva pensi: per la prima volta nella mia vita non ho nulla da studiare oppure finito il liceo, quando il giorno dopo la maturità ti svegli e pensi: ussantissimacleopatra! Non avrò mai più compiti per le vacanze in tutta la mia vita. E invece no. Non nel senso che all'epoca non lo pensai, ma nel senso che la vita è così imprevedibile che a 37 mi ritrovo con un foglio in mano con i compiti da fare per le vacanze estive. Le mie ferie durano circa tre settimane, le mie ferie dal centro dca dureranno per circa un mese e mezzo. Panico. Panico puro. Perché in fondo le cose piano pianino stanno iniziando a girare meglio e ritrovarmi da sola, l'ho visto in questi due mesi, peggiora sempre le cose. Due giorni fa sono andata all'ultimo incontro al centro prima della pausa estiva e il medico mi ha affidato un simpatico foglietto con tutte le cose che occorre io faccia in questa assenza. Panico. Panico puro. E visto che era evidente nei miei occhi il panico, panico puro, ha cercato di aggiustare il tiro specificando che non bisogna avere fretta (sebbene sia stata chiara dicendomi che sì le cose sono migliorate da quando sono partita, che sì sono brava, ma che sì siamo ancora all'inizio e di strada da fare ce n'è ancora tantissima) e invece di darmi le scadenze settimanali (come prima aveva fatto) mi ha affidato degli step che sarebbe meglio affrontare uno alla volta ma teoricamente tutti. Ecco i miei Everest estivi:
1° step: mangiare lentamente
2° step: riconoscere la fame, riconoscere la sazietà e assegnare a entrambi un valore da 1 a 10 prima (nel caso della fame) e dopo (nel caso della sazietà) i pasti
3° step: variare gli alimenti e provare pietanze nuove
4° step: introdurre i cibi proibiti, ovvero i cibi che mi provocano ansie o che io considero tabù per il loro apporto grassiferocalorico o per la loro capacità di farmi perdere totalmente il controllo di me stessa
Specifico, a onor del vero, che tutti questi punti (tranne l'ultimo) sono già stati introdotti in questi due mesi ma non sono stati affrontati in modo specifico, solo un po' qua e un po' là. L'unico punto sul quale sono stati più insistenti (ed è anche il punto che mi mette più in crisi) è il primo. Specifico inoltre che, unitamente a questi step, devo continuare a tenere il mio dettagliatissimo diario alimentare (me lo hanno cambiato rispetto al precedente e ancora ci devo fare l'occhio) e ogni quattro-otto giorni devo analizzarlo per vedere quando si manifestano i mal di stomaco, quali sono i sentimenti dominanti, se ci sono state abbuffate o compensazioni e perché. Tutto da sola. Auguri!
A questi 4 step + diario alimentare si aggiungono altri due punti caldamente consigliati ma lasciati al mio libero arbitrio:
1° punto: non portare in vacanza la bilancia
2° punto: non fare palestra in casa come un'invasata durante le vacanze solo per pura, malata, assurda, compensazione.
Entrambi questi punti sono assai difficili per me da digerire, il primo in particolar modo. Negli ultimi due mesi sono riuscita a ridurre le pesate a una sola pesata al giorno ma quel valore sulla bilancia paradossalmente mi aiuta a tenere la bulimia sotto controllo. Da quando ho iniziato, infatti, ho dovuto affrontare l'aumento del cibo da ingerire e le paranoie ad esso correlate. Pesandomi tutti i giorni la bilancia mi ha sempre confermato che per quanto io aumenti la quantità di cibo ingerita non aumento di peso perché rimango comunque al di sotto della soglia del mio fabbisogno calorico giornaliero. Togliendomi la bilancia la fortissima paura è quella di mangiare, non capire se ho mangiato giusto o troppo e non avendo un riscontro oggettivo cadere di nuovo nelle mille compensazioni che tira fuori la bulimia. La Psycocosa dice che è un ragionamento assurdo, è come credere di tenere sotto controllo la febbre semplicemente misurandosela ma questo ragionamento non funziona perché, se la misurazione della febbre mi informa che sta aumentando, posso sempre prendere un antiepiretico così come se il numero di chili aumenta posso sempre ridurre il cibo da mangiare. E comunque questa mattina non mi sono pesata (eh si, non mi sono pesata!) e credo di averlo non-fatto per prepararmi psicologicamente a lasciare la bilancia a casa.
Fatemi un enorme, mastodontico, in bocca al lupissimo. Ne ho sicuramente bisogno.

martedì 31 luglio 2018

I motivi maledetti con finale a sorpresa

Ci sono vari motivi per cui non mi piace parlare di quello che sto attraversando con le persone che mi sono vicine, uno di quelli più mastodontici è il cambiamento di comportamento di queste persone nei miei confronti. L'ho notato da quando ho lanciato la bomba a mio padre perché prima... beh... lo sapeva bene o male solo Mr D. Comunque ho notato due mutamenti principali che più volte mi hanno fatto pensare che aver fatto outing sia stato un errore:
  1. Quando mangi insieme a loro ti osservano come se fossi un alieno da tenere sotto controllo
    Mr D. ha tutta una sua tecnica che consiste nell'aspettare che inforchetti qualcosa per abbassare lo sguardo sul piatto, tenere la testa ferma davanti a sé e con gli occhi guardare dalla mia parte. Una faccia dritta con gli occhi storti di lato. E ovviamente quando secondo lui mangio troppo poco, me lo fa notare subito, facendomi quel bel pressing di cui non ho assolutamente bisogno perché ci sono già io a fare pressing a me stessa... e pure troppo. Mio padre invece non lo nasconde. In 37 anni non ha mai insistito perché mangiassi molto, anzi, ha sempre delle due frenato il mio mangiare. Venerdì sera era un tutto: ma perché non mangi questo? Ma perché non fai il bis di quest'altro? Hai mangiato a sufficienza? Ma perché non ti unisci a noi e prendi il gelato?
  2. Non comprendono la situazione ma la possono accettare
    Chi non ha vissuto un disturbo alimentare non può davvero comprendere cosa comporti e questo semplicemente perché non è un disturbo che si possa capire con il raziocinio. Il primo impatto dunque è sempre lo stesso: mi guardano e mi parlano come se fossi stupida. Ne ho scritto giusto ieri quando precisavo che è abbastanza normale pensare di avere a che fare con un idiota se quello di fronte a te non mangia e pesa 40 kg, o se mangia e poi subito vomita volontariamente, o se si scofana di cibo fino a non riuscire più ad alzarsi dal letto. Non è facile, dunque, capire che non sono stupida ma che sono semplicemente malata.
A onor di cronaca preciso anche che da quando mio padre è venuto a conoscenza di questa cosa ha cambiato in generale il suo atteggiamento nei miei confronti. Da padre completamente assente quale è sempre stato si è trasformato in una persona che si fa vivo almeno una volta al giorno e in almeno un messaggio mi scrive quanto mi voglia bene. Non capisco se sia dovuto al fatto che qualche domandina se la stia ponendo e si senta in qualche modo responsabile della situazione (cosa che francamente non credo) oppure sia semplicemente preoccupato per me. Francamente non credo che saprò mai la verità, ma intanto mi godo la felicità di averlo visto venerdì e di rivederlo domani... due volte in una settimana. Nevicherà.

Colpi di scena

Tornata a casa dopo aver incassato l'infelice frase che ho citato ieri alla fine del post, stavo davvero male. Sono stata male tutto il giorno pensando che avrei fatto meglio a non dire nulla perché io lo so che i dca, per chi non li vive, possono essere accettati ma difficilmente compresi. Cosa si può pensare di una persona che decide di smettere di mangiare? O di una persona che mangia e poi vomita volontariamente? O di una che mangia mangia mangia senza un freno fino a diventare 250kg? Beh, si pensa sia stupida, no? O quantomeno stupidamente autolesionista. Lo so che è facile pensare questo e quando mio padre mi ha salutato dicendo Usa la testa mi ha confermato il perché io in tutti questi anni sia stata zitta. Ma a questo giro qualcosa è scattato, qualcosa che mi ha fatto pensare che non è giusto starci male per un commento, che non sono stupida e che era giunto il momento di dirlo. E così ho scritto a mio padre:















 








In fondo, cosa avevo dal perdere? Ho cercato per tutta la vita di essere perfetta ai suoi occhi, di non fare alcuno sbaglio governata dalla paura che mi incuteva ma ormai mi sono rivelata per quello che sono davvero. E comunque sto già male di mio, non ho intenzione di stare male anche per i commenti altrui. Appena inviato il messaggio ho messo il cellulare in modalità aereo, stavo malissimo. Ho passato i minuti seguenti chiusa in bagno a piangere, nella speranza di calmarmi per accettare qualsiasi risposta che ne sarebbe seguita. E così è stato. Ho riattivato il cellulare e le risposte sono arrivate a raffica, una più bella dell'altra:
 
La conversazione poi è andata avanti perché quanto mi ha scritto mio padre non torna con quanto dimostra e, beh, io gliel'ho detto. Non ho voglia ora di continuare a fare un resoconto così dettagliato di quanto è successo ma quello che mi ha fatto strano è che dopo un messaggio simile, sarei dovuta stare meglio. E invece non è stato così: ho vissuto un vortice fortissimo di sconvolgimento non del tutto positivo e in questi giorni mi sono chiesta il perché. Sono giunta a un elenco di motivi, uno più ovvio dell'altro:
  1. non sto meglio perché per quanto abbia scritto cose splendide, in realtà non me le ha mai dette di persona né tantomeno dimostrate coi fatti
  2. anche se magari qualche volta me lo potrà avere anche detto (il dubbio mi è sorto) probabilmente ho rimosso subito (come faccio sempre coi commenti positivi) perché la mia impostazione mentale era stata tarata su un'autostima di merda
  3. non sto meglio perché quanto scrive mi sbatte in faccia come sia stata io in tutti questi 37 anni: una figlia perfetta in tutto e per tutto perché ha vissuto nel timore profondo di deludere il padre, una paura profonda di lui. Forse ce l'ho fatta, a leggere sembrerebbe, ma la consolazione è davvero molto magra
Una cosa positiva però in tutto ciò è emersa: per la prima volta in 37 anni sono stata me stessa con mio padre, mi sono fatta vedere per quella che sono: imperfetta. E per la prima volta non sono stata zitta davanti a una ferita, ma ho alzato la testa e ho risposto.

domenica 29 luglio 2018

Outing

Fare outing non è così liberatorio come si potrebbe pensare, o almeno così non è stato per me. Non so neanche esattamente spiegare cosa mi è scattato nel cervellino in quel nanomicrosecondo che ho deciso di parlare. Venerdì però mi è stato servito l'abbocco su un enorme piatto di platino e probabilmente mi sono resa conto in quell'istante che se non avessi parlato subito, non ne avrei parlato mai più. E' come quando arrivi sul ciglio di un enorme salto sul mare, guardi di sotto e ti rendi conto che se continuerai a guardare giù non ti tufferai mai e senza pensarci fai un salto e pluf. A me è successo pressapoco così venerdì pomeriggio quando, insieme alle birbolotte, ero a casa di mio padre. Le cinnazze giocavano allegramente inconsapevoli fuori in giardino mentre io, mio padre e la sua compagna eravamo in casa a sorseggiare caffè. Nessun Mr D., nessun parente lontano o vicino, nessuna figlia intorno.
“Sai, Babbuccio, ho scritto a mia cugina. Domani scendendo se ho tempo volevo passare a salutarla con le bimbe”
“E' da un po' che non la vedi? E' diventata uno scheletro... ho parlato con la zia pare che sia bulimica da anni”
… … …
“La zia me l'ha detto in confidenza eh... pare però che lei non faccia niente. Bah”
“A guarda io sono bulimica da vent'anni e ho deciso di curarmi solo da due mesi per cui se la volontà non parte da lei nessun altro potrà convincerla a farlo”
Silenzio di tomba. Occhi a palla. Gelo totale.
A ripensarci non so cosa cavolaccio mi sia preso. E poi non è che puoi lanciare una bomba simile e non aspettarti il caos totale. Non starò a raccontare nei dettagli il seguito della conversazione. Basti sapere che io, che non fumo, mi sono fatta fuori un pacchetto di sigarette da sola, con la tremarella alle mani e la voce malferma ma apparentemente calma e impassibile da veder da fuori. Non ho detto tutto quello che sto vivendo, ho parlato in modo molto razionale, pragmatico, toccando un po' tutti gli argomenti ma senza andare a fondo nella questione. Ho detto che in un anno sto investendo i risparmi di 37 anni di vita ma che, spero, ne varrà la pena. Mi hanno chiesto il perché, io ho detto che ancora non lo so perché parlare del fatto che forse un papà che da piccola ti contava i maccheroni nel piatto e che ti costringeva a mangiare tutto anche se andavi in bagno a vomitare e poi tornavi a tavola, prendevi un altro boccone, andavi a vomitare e poi tornavi a tavola e via di seguito non mi sembrava da dire in quel momento. La compagna di mio padre si è rivelata comprensiva e accogliente, salutandomi il giorno dopo mi ha abbracciato e mi ha detto che, qualora avessi bisogno, loro ci sono sempre. Mio padre ha bene o male reagito come mi sarei aspettata da lui: duecento domande tutte logiche, estremamente calcolatore, estremamente razionale, ha parlato esattamente come se si riuscisse ad affrontare una malattia mentale con il raziocinio. E' come dire ad un diabetico: oh, concentrati e usa la testa e vedrai che anche mangiando dolci non starai male. Bene o male il ragionamento è stato lo stesso. Mi ha salutato dicendomi “Per i soldi non ti preoccupare, un po' ti aiuterò io. Ma tu mi raccomando, usa la testa”. Di questa affermazione finale, una bella coltellata dietro al schiena, in mezzo alle costole, sì, proprio lì, ne parlerò meglio domani.
To be continued...