domenica 29 luglio 2018

Outing

Fare outing non è così liberatorio come si potrebbe pensare, o almeno così non è stato per me. Non so neanche esattamente spiegare cosa mi è scattato nel cervellino in quel nanomicrosecondo che ho deciso di parlare. Venerdì però mi è stato servito l'abbocco su un enorme piatto di platino e probabilmente mi sono resa conto in quell'istante che se non avessi parlato subito, non ne avrei parlato mai più. E' come quando arrivi sul ciglio di un enorme salto sul mare, guardi di sotto e ti rendi conto che se continuerai a guardare giù non ti tufferai mai e senza pensarci fai un salto e pluf. A me è successo pressapoco così venerdì pomeriggio quando, insieme alle birbolotte, ero a casa di mio padre. Le cinnazze giocavano allegramente inconsapevoli fuori in giardino mentre io, mio padre e la sua compagna eravamo in casa a sorseggiare caffè. Nessun Mr D., nessun parente lontano o vicino, nessuna figlia intorno.
“Sai, Babbuccio, ho scritto a mia cugina. Domani scendendo se ho tempo volevo passare a salutarla con le bimbe”
“E' da un po' che non la vedi? E' diventata uno scheletro... ho parlato con la zia pare che sia bulimica da anni”
… … …
“La zia me l'ha detto in confidenza eh... pare però che lei non faccia niente. Bah”
“A guarda io sono bulimica da vent'anni e ho deciso di curarmi solo da due mesi per cui se la volontà non parte da lei nessun altro potrà convincerla a farlo”
Silenzio di tomba. Occhi a palla. Gelo totale.
A ripensarci non so cosa cavolaccio mi sia preso. E poi non è che puoi lanciare una bomba simile e non aspettarti il caos totale. Non starò a raccontare nei dettagli il seguito della conversazione. Basti sapere che io, che non fumo, mi sono fatta fuori un pacchetto di sigarette da sola, con la tremarella alle mani e la voce malferma ma apparentemente calma e impassibile da veder da fuori. Non ho detto tutto quello che sto vivendo, ho parlato in modo molto razionale, pragmatico, toccando un po' tutti gli argomenti ma senza andare a fondo nella questione. Ho detto che in un anno sto investendo i risparmi di 37 anni di vita ma che, spero, ne varrà la pena. Mi hanno chiesto il perché, io ho detto che ancora non lo so perché parlare del fatto che forse un papà che da piccola ti contava i maccheroni nel piatto e che ti costringeva a mangiare tutto anche se andavi in bagno a vomitare e poi tornavi a tavola, prendevi un altro boccone, andavi a vomitare e poi tornavi a tavola e via di seguito non mi sembrava da dire in quel momento. La compagna di mio padre si è rivelata comprensiva e accogliente, salutandomi il giorno dopo mi ha abbracciato e mi ha detto che, qualora avessi bisogno, loro ci sono sempre. Mio padre ha bene o male reagito come mi sarei aspettata da lui: duecento domande tutte logiche, estremamente calcolatore, estremamente razionale, ha parlato esattamente come se si riuscisse ad affrontare una malattia mentale con il raziocinio. E' come dire ad un diabetico: oh, concentrati e usa la testa e vedrai che anche mangiando dolci non starai male. Bene o male il ragionamento è stato lo stesso. Mi ha salutato dicendomi “Per i soldi non ti preoccupare, un po' ti aiuterò io. Ma tu mi raccomando, usa la testa”. Di questa affermazione finale, una bella coltellata dietro al schiena, in mezzo alle costole, sì, proprio lì, ne parlerò meglio domani.
To be continued...

7 commenti:

  1. ciao,
    passo sempre qui anche se non commento, che non sono brava a scrivere.
    Tu invece lo sai fare, molto bene.
    Hai mai pensato di scrivere a tuo padre?
    Ti abbraccio forte
    psi

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  2. Pensi sul serio che il fatto che tuo padre ti costringesse a finire quello che avevi nel piatto possa essere una causa? Non so, domando, perché io sono una di quelle mamme che fa finire tutto quello che c'è nel piatto, per esempio. E perché sono stata una figlia obbligata a mangiare la fettina di carne al burro, che tuttora odio, tutte le sante sere, ma non sono comunque una che non ha malattie di questo tipo.
    Penso che l'autostima sotto i tacchi ed episodi come quelli che ci hai raccontato di come tuo padre ti usi tipo zerbino li ricondurrei molto di più alle cause di un disturbo così.
    Non sto criticando, sto davvero chiedendo perché sono curiosa e mi piacerebbe saperne un po' di più, forse per non essere la causa di un disturbo del genere nei miei figli!

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  3. Io penso che tu abbia fatto bene. E mi auguro che.non sia stato solo un episodio, ma un'occasione per iniziare un nuovo.percorso con.tuo.padre

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  4. Anche io penso che il fatto che tu ne abbia parlato con tuo padre, che da quel che ho letto ha lati molto oscuri nel suo carattere, sia stata un'ottima cosa. Brava per il coraggio

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  5. @PSI: Ciao Psi, ricordo un altro commento tempo fa tuo (spero di non sbagliarmi XD) mi fa piacere quando scrivi :) In realtà era una cosa che facevo in adolescenza perché non riuscivo ad esprimermi con lui ma ora sarebbe bene che iniziassi a dire le cose... direi che a 37 anni sarebbe anche il caso. Non che sia semplice eh, ma ci si potrebbe quantomeno provare, un passettino alla volta

    @ANGOLO: guarda, il discorso è complesso. Mio padre viveva in un monolocale grande come uno sputo per cui se uno andava in bagno duecento volte in un pasto a vomitare non poteva non accorgersene. Io non credo che tu arriveresti ad obbligare i tuoi figli a finire quello che c'è nel piatto se li vedessi con i conati o se li sentissi vomitare, o sbaglio? Io con le mie figlie sto sempre molto molto attenta (perché so che è un attimo) per cui insisto ma non obbligo a finire e rispetto i loro gusti.

    @NIA e VALGI: grazie.. anche io francamente me lo auguro... Domani volevo scrivere un post proprio su questo...

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  6. Hai fatto benissimo a parlarne, non credere che tuo padre ne esca indenne. Mi spiego meglio: ognuno di noi affronta le cose come è abituato a farlo. Lui è logico e da quel che leggo ha sempre fatto/detto certe cose. Stai pur certa che se, anche questa volta, non si è smentito, dentro hai creato un grosso buco nero che gli rimescolerà tutte le budella. Io sono considerata una anaffettiva, distante, non ho mai un moto d'affetto, mi sono ammorbidita un po' solo con le mie figlie ma aihmè neanche tanto. Ho un tarlo nella testa: quello di dire ai miei genitori che gli voglio bene (sarebbe così semplice, no?), poi mi è crollato il mondo addosso quando ho scoperto il tumore al seno di mia mamma.. nonostante tutto non sono ancora riuscita a dirle niente, non un abbraccio, niente, ho avuto l'occasione e sono stata impalata anche prima che andasse in sala operatoria, ma ti assicuro che questa cosa mi sta scavando dentro e mi sta rimescolando tutto. Abbi fede, anche se potrebbe non sbottonarsi mai, un esame se lo farà di sicuro!

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  7. @SARA: sai che hai ragione? Ne ho parlato nel post di oggi e ieri, mentre ci ragionavo, ho capito che davvero qualcosa è cambiato. Non so come, non so cosa, ma vedo cambiamenti...

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