mercoledì 28 febbraio 2018

“Mamma? Tu sei più affettuosa di papà, sei più dolce, delicata e quando fai le coccole ci dai più bacini”
“Ma anche papà è molto molto affettuoso con voi”
“Sì sì mamma, ma tu di più. E sei anche più morbida”
E dire che era iniziata così bene... XD

martedì 27 febbraio 2018

Cosa vuol dire non avere una valvola di sfogo

Ultimamente casa mia sembra il caos. Mr D. è malatisssssssimo, ha addirittura sfiorato la quasi mortale temperatura corporea di 37,3°, comportandosi di conseguenza. Se uniamo a questa pesantissima influenza il suo sempre più numeroso e stressante lavoro, senza sentirmi troppo in colpa per aver esagerato, posso tranquillamente descrivervi un marito semimostruoso che si incavola per qualsiasi cosa starnutendo a più non posso. Condiamo questa insalata maritosa con Primogenita che sta crescendo e che, in quanto semidonna, ha sbalzi d'umore degne di Dott.ssa Jekyll e Miss Hyde insieme a una Sbibulina che sta diventando sempre più testarda.
E poi ci sono io, che mi guardo intorno con due occhiaia che un panda gigante mi abbraccerebbe riconoscendo sua sorella. Io sono molto stanca e quel che è peggio quando mi arrabbio e soprattutto quando non mi sento ascoltata e mi sento frustrata non ho la possibilità di sfogarmi immediatamente come facevo prima. Perché prima fuggivo, lo ammetto. Fuggivo infilandomi pantaloni, maglia e scarpe da ginnastica e tornavo dopo un'ora fradicia e serena. Ora le cose che prima riuscivo a sopportare mi sembrano macigni e non posso fare altro che sdraiarmi sul letto, mettere le mani sulla pancia e aspettare che tutto passi.
La rabbia di solito riesco a gestirla abbastanza in fretta ma la frustrazione no. La sensazione di non essere ascoltata, di non essere capita, mi getta nel più totale sconforto facendomi desiderare di fare baracca e burattini e andarmene via per un po' (cosa che fra parentesi mi farebbe un gran bene).
Scusate lo sfogo, ma da qualche parte dovrò pur sfogare, o no?
Fregandomene bellamente di Buuuuuuurian (da pronunciare obbligatoriamente con la lettera U prolungata e il più possibile cupa e spaventosa), io ancora mi sposto in bici. E nonostante i -257°C, sono ancora viva.

lunedì 26 febbraio 2018

“Mamma, tu sei la migliore mamma di tuuuuuuuuutto il mondo”
Amore mio sbibulinoso dolce lei!

giovedì 22 febbraio 2018

Pugnalami lì. Proprio lì.

“Amore mio dolce... quanto ti amo... voi tre siete i miei amori più grandi...”
“E la nonna, mamma? La nonna non la ami?”
“Ma certo che la amo amore mio, ma quando sarai una mamma anche tu capirai: l'amore che una mamma ha per i propri figli è più forte di qualsiasi altro amore mai provato”
“Mh... e per te stessa, mamma? Non ami te stessa?”
Touchée

mercoledì 21 febbraio 2018

Di simpatici scenari quotidiani

“Mamma, sai che so dire tutti i colori in inglese?”
“Brava Sbibulì!”
“Sì mamma! Senti!! Te li urlo dal bagno ok? Allora.... Griiiiiin, reeeeed, uaaaaaaait, iellouuuuuuuuhooooofinitolacacca la la lallallà!”
Per comprendere meglio lo scenario, cliccare qui

martedì 20 febbraio 2018

Da quando mi è stato detto del ginocchio e di conseguenza dell'impossibilità di andare a correre o a camminare, i miei attacchi d'ansia sono cresciuti esponenzialmente. Non che prima non ne avessi, ma era un periodo che riuscivo a tenerli sotto controllo, riducendo a non più di uno/due a settimana. Ora tutto è precipitato, mi ritrovo a non riuscire a respirare in continuazione, con quella sensazione fin troppo familiare che mi attanaglia lo stomaco e il petto. Credo sia collegato al fatto che senza corsa e senza camminate, nel mio cervello si è innestata la paura di ingrassare, e mi sento in colpa ogni volta che mangio. Di nuovo i soliti pensieri, l'insoddisfazione per come sono, la paura di diventare obesa come mia madre, come mio nonno, come mio zio e i tentativi disperati di tenere sotto controllo tali pensieri per non sfociare nella malattia. Io non ne posso più e non so cosa fare perché, essendo una cosa completamente irrazionale, la sento fuori controllo, qualsiasi cosa o pensiero io mi imponga. Mi sento in trappola, mi sento soffocare, mi sento disperata.
Ieri mattina il Don che ha sposato me e Mr D. ha avuto un ictus. L'avevo salutato proprio ieri l'altro pomeriggio con la promessa che ci saremo rivisti come solito ieri sera per un saluto veloce. Come sempre mi ha chiesto come stavo e mi ha raccomandato di prendermi cura di Mr D. Me lo raccomanda ogni volta che lo vedo. E' proprio un uomo di altri tempi il Don, vecchietto sorridente che ogni mattina, quando apro le imposte, mi saluta con la sua mano tremolante. Alla fine ieri sera all'appuntamento non c'era, finito in un qualche letto di ospedale con la zona del cervello inerente al linguaggio compromessa. Appena mi è arrivata la notizia, poco dopo il fatto, sono rimasta sconvolta, incredula, stupita. Ho passato la mattina in uno stato di limbo strano. Ho passato il pomeriggio in mezzo ai miei impegni per poi finire in parrocchia a rassicurare la perpetua che non faceva altro che guardarmi nella speranza che riuscissi a spiegarle cosa aveva avuto il suo migliore amico. Ho passato la serata in mezzo ai miei impegni, vivendo in una sorta di bolla ovattata in cui aleggiava una forte tristezza unita quasi ad apatia. Spero che si risolva tutto per il meglio, spero che recuperi tutto al meglio. Perché una persona così buona e generosa è difficile da trovare, perché una persona così altruista e positiva merita di passare tutta la sua vita nella felicità più completa.

domenica 18 febbraio 2018

Noi c'eravamo

Visto i recenti sviluppi dovuti ai miei problemi ginocchiferi, ho dovuto sospendere anche la pallavolo. Non è che proprio io l'abbia sospesa, o almeno non la sospenderò fino al torneo di maggio, diciamo che ho diminuito le sessioni di allenamento che martedì scorso mi avevano portato a giocare 3 ore e un quarto ininterrottamente. La notizia ovviamente ancora brucia e come mi ero promessa mi sto prendendo tutto il tempo che mi serve per metabolizzare. Tant'è che qualche giorno fa, mentre accompagnavo le bimbe a scuola, noto duecento cartelli sul PalaDozza di fianco casa: Finale Coppa Italia volley femminile. Panico. Euforia. Smollo le cinne, pedalo, mi collego, acquisto. TAC. Quattro biglietti. E così ieri, dopo aver passato il pomeriggio a casa di amici che, durante l'aperitivo, organizzavano il viaggio per la maratona di New York (fanculo), siam piombati al palazzetto. E' stata una partita spettacolare, entusiasmante, dove il mio Novara non ha deluso nessuno, neanche le avversarie. Son tornata a casa senza voce, con un sorriso stampato sulla faccia e tanta tanta tanta felicità. Una grande grandissima figata.

venerdì 16 febbraio 2018

Sbibulinese casalinguo

“Oh! Mi hai scocciato!!”
“No, tu sorella mi hai scocciato! Ti ho solo chiesto una cosa!”
“E tu fatti gli AFFATTI tuoi!”