martedì 24 febbraio 2026

Perché non andrò a correre la maratona di Valencia, senza forse

Quest'anno erano in programma due belle maratone: quella di Roma (che ci sarà fra un mesetto) e quella di Valencia in dicembre. Roma ormai è alle porte (non vedo l'oraaaaaa) ma Valencia, ahimé è sfumata dopo aver sentito la cifra assurda che mi viene richiesta. Essendo una di quelle maratone internazionali super gettonate ed essendo tutta piatta (quindi ideale per gli invasati che vogliono fare il loro record personale) per potervi partecipare o sborsi, o sei fortunato e ti estraggono alla lotteria oppure hai qualche amico che è disposto a cederti il suo pettorale. Io rientravo in quest'ultima categoria. Se non che il costo per il cambio nome, fra nuova iscrizione, cambio nome e pettorale, è di 285€ euro. Solo per correre. 285€. Ma sono matti. Se poi ci si aggiunge l'aereo (il pernottamento per fortuna no perché sarei stata ospite di un'amica) sarebbe stato facile arrivare ai 400. Ma io mica ce li ho. E comunque anche se ce li avessi mi sembrerebbe uno sproposito spendere così tanto per una sola gara. Se si considera che qui in Italia un pettorale lo pago sui 40€ mi sembra davvero troppo. E' vero, correre a Reggio Emilia non è la stessa cosa che correre a Valencia, ma a un certo punto chissene. Ed ecco perché non correrò la maratona di Valencia ma ho già in sostituzione un altro programmino per l'autunno niente male che spiegherò in un prossimo post.

lunedì 23 febbraio 2026

Ragionamenti bibulinici

“Guarda qui, sempre tutti arrabbiati. La gente sta male”

“Ma mamma, è peLché é fLeddo!”

“Aaaahhhh... quindi quando verrà caldo starà meglio?”

“Sì sì ma non tLoppo. Tiepido”

“Ah, tipo la primavera e l'autunno?”

“Sì”

La mezza di merda

Domenica 15 febbraio 2026 io e Mr D. abbiamo corso la nostra prima mezza maratona insieme. Il ragazzo come sempre si dimostra in forma fisica smagliante facendomi sentire una nullità in confronto alle sue gambe che, sebbene non si allenino nella corsa quanto le mie, son sempre più veloci e disposte a correre lunghe distanze. La nostra prima mezza maratona insieme sarà ricordata negli anni come La mezza di merda e questo per un errore tattico da pivello di mio marito. Svegliati di buon mattino per una colazione in hotel a buffet, il ragazzo come sempre si è fatto prendere la mano e nell'ordine ha ingurgitato:

  • un cappuccino

  • frutta sciroppata

  • cornetto al cioccolato

  • un altro cappuccino

  • un uovo sodo

  • pancetta fritta

“Guarda Mr D. che starai male”

“Eeeeehhh mocché!”

“Guarda che già un cappuccino prima di una corsa è deletereo, figurati due... e poi con tutta l'altra roba!”

“Seeeeee ma figurati!”

“Guarda che poi starai male! Starebbe male chiunque con quello che hai mangiato tu questa mattina”

“Ohhhhhh basta”

Risultato? Partiamo. E dopo una ventina di minuti, neanche arrivati al terzo chilometro, ha iniziato ovviamente a stare male (non capisco perché i mariti non ascoltino porcalapuzzolaladra). Grazie al cielo ha raggiunto un bagno chimico, ci si è fiondato dentro e non ne è più uscito. Il tempo passava, le persone pure, finché anche l'ultima partecipante ci ha superato, compresa la macchina chiudi-gara. E' riemerso con un sorrisone tranquillone non so quante decine di minuti dopo e abbiamo cominciato a spingere per andarci a prendere almeno la medaglia. Arrivati al decimo chilometro avevamo già ripreso un po' di gente, non tantissima ma quanto basta per chiudere la mezza a circa due ore e trenta dalla partenza se non ché al tredicesimo chilometro di nuovo ma questa volta in mezzo a un campo d'erba vista l'impossibilità di trovare una toilette a meno di due chilometri di corsa (traguardo impossibile per il suo intestino). Volevo dirgli te l'avevo detto ma mi pareva un po' troppo visto il sudore freddo e la sofferenza evidente. Finita la seconda ondata via di nuovo a ripescare gli altri. Abbiamo chiuso la gara con un tempo imbarazzante a due ore e quarantacinque e spero abbia compreso che LaSpettinata ha sempre ragione. Sempre.

giovedì 19 febbraio 2026

Meritocrazia

Non sempre nella vita possiamo contare sulla meritocrazia. Non è pessimismo, ma pura realtà. Tuttavia nella corsa ci si può davvero contare. Se una persona si impegna, è costante, dà il massimo, i risultati si vedono sempre. Ovviamente si può passare da periodi più bui di stanchezza e poca voglia ma prima o poi i nodi vengono al pettine e i risultati si vedono. Io sto facendo i conti proprio in questo periodo e ho notato che, rispetto a febbraio 2025, ho miglioramento di circa 30 secondi – 1 minuto a km a seconda della tipologia di allenamento ed è davvero tanto se si considera che non sono un'atleta professionista e le mie giornate non sono improntate solo su quello. I tempi migliori si vedono anche in gara eh e quando li vedi scoppi di felicità. Ma osservarli anche nelle ripetute, nei fartlek, nei progressivi, non ha prezzo.

mercoledì 18 febbraio 2026

In guardia

A volte è brutto dover fare i conti con la realtà e alle mie figlie è arrivata una doccia fredda il giorno di Natale. In realtà ne avevo già parlato a Primogenita in passato, avendo paura che potesse incontrare suo zio da sola in una delle sue serate ma non ne avevo mai parlato con Secondogenita. Mio cognato da sempre ha problemi di alcol e droga. Mi ricordo ai tempi dell'università quando ci chiamava la polizia per andarlo a raccattare da qualche parte in giro per la città. Non si contano più le volte, davvero, in cui ne ha combinate delle grosse e non oso neanche immaginare cosa questo voglia dire per Mr D. e per i suoi genitori. Ma una cosa la so: per quanto da lucido sia una bravissima persona, quando invece è sotto effetti diventa pericoloso. Non tanto (o almeno per il momento) da alzare le mani su qualcuno della famiglia, ma diventa comunque violento, esagerato, fuori di sé. Per paura che Primogenita potesse beccarlo in qualche sua serata fuori con gli amici e da sola l'ho voluta mettere al corrente della situazione, le ho spiegato di non potersi fidare dello zio e di non aprire mai a lui se da sola in casa. Non era però mai successo nulla in presenza dei miei figli. Nulla fino al giorno di Natale di quest'anno. Non si è presentato al pranzo di famiglia (e per fortuna) ma una volta finito il tutto ho accompagnato a casa mia mamma e, tornata a prendere Mr D. con i ragazzi, ho visto una scena che mai mi sarei aspettata di vedere. Varcata la soglia ho subito notato qualcosa negli occhi di Secondogenita che ho capito immediatamente essere paura, ho girato lo sguardo verso Primogenita, che sembrava più arrabbiata che altro e poi ho capito. Era tornato mio cognato visibilmente alterato. I suoi occhi non erano più i suoi occhi, la sua voce non era la sua voce, il modo di esprimersi non era il suo modo di esprimersi. Non è stato violento, ci mancherebbe altro, ma non è stato neanche gentile né tantomeno era in sé. Non so perché Mr D. sia rimasto in silenzio in tutto ciò ma ho preso io in mano la situazione mettendo le scarpe al piccolo e invitando ad andare, sono stata io a intervenire mettendomi in mezzo e parlando con mio cognato, facendogli presente che era il caso che noi andassimo, che il suo regalo l'avrebbe trovato sul suo letto e, dopo essermi presa un po' di poco piacevoli considerazioni, sono stata io a salutarlo e a dirgli che non saremo rimasti oltre. Per tutto il viaggio di ritorno Mr D. è stato muto come un pesce, perso nei suoi pensieri e nelle sue preoccupazioni, mentre io spiegavo a Secondogenita la realtà, che è questo che fanno le droghe e l'alcol. Lei ha ribadito più volte che a casa dei nonni non vuole più andare, che lo zio non lo vuole più vedere e non le si può dare torto. Primogenita invece era arrabbiata soprattutto come protezione nei confronti della sorella. Per quanto riguarda Birullulo invece lui non si è reso conto di nulla. Da quel momento qualcosa, anche se poco, è cambiato. Ogni volta che Mr D. va a trovare i suoi genitori non si porta più dietro i figli specie in questo periodo in cui suo fratello è perso più del solito. Almeno hanno ricominciato a parlarsi. L'argomento è complesso e non ho tempo né sarebbe giusto spiegare per filo e per segno tutte le dinamiche familiari, i tentativi falliti, la ricerca di una soluzione che purtroppo non arriva. Ma io, che l'ho sempre difeso dando la colpa alle droghe, a sto giro ho fatto davvero davvero fatica.

martedì 17 febbraio 2026

Il fughino – parte 2

Lo scorso anno Secondogenita l'aveva combinata grossa (vedi post qui). In realtà nulla di grave, però ci ero davvero rimasta male. Qualche giorno fa ricevo una sua telefonata:

“Mamma? Volevo dirti che siamo tutti qui fuori per entrare ad inglese ma stanno decidendo di non entrare e io non voglio essere l'unica ad andare in classe”

“Ah... prova a convincerli ad entrare”

“Ok ti richiamo”

In quei cinque minuti di attesa un Mr D. abbastanza arrabbiato si è sfogato con me mentre io cercavo di farlo ragionare perché a sto giro è stata onesta e invece di saltare di pari passo la lezione ci ha avvisato.

“Niente mamma, rimangono fuori tutti, vorrei rimanere fuori anche io”

“Va bene amore mio, grazie per avermelo detto”

“Niente mamma, però tu non dirlo a nessuno eh!”

Io lo ritengo un enorme passo avanti, sono stata davvero contenta dell'onestà e della sincerità che ha dimostrato. Non d'accordo con me alcune persone con cui ne ho parlato, infastidite dal fatto che abbia seguito il gruppo, come se a quell'età non fossero importanti le amicizie. Quando è tornata a casa le ho di nuovo detto di essere felice di come si fosse comportata ma ho ribatio anche l'importanza di ragionare con la sua testa e non farsi influenzare specie in argomenti molto più delicati di quello e si è dimostrata come al solito molto matura. Sono davvero orgogliosa di lei.

Popolarità

Fra le mamme di scuola di Birullulo io sicuramente sono quella più amata dai bambini. In realtà è sempre stata così, anche quando Primogenita e Secondogenita andavano alla materna. Non so quale sia il vero motivo, forse un mix di tutto. Per prima cosa quando porto e vado a prendere mio figlio la prima cosa che faccio è saluto tutti e mi rivolgo ai bambini chiedendo come stanno e se hanno passato una buona giornata poi come seconda cosa mi abbasso, esatto, mi abbasso alla loro altezza. Così accucciata vengo letteralmente invasa di piccoli esserini che mi si avvicinano e che vogliono condividere con me le cose che ritengono in quel momento più importanti. Pian pianino poi prima uno poi l'altro, hanno iniziato ad avvicinarsi e a voler essere abbracciati e baciati. Ora, essendo all'ultimo anno di materna, hanno preso così tanta confidenza che quando arrivo vengo davvero sommersa di baci e abbracci e ci sono bimbi che mi dicono più volte prima che io vada che mi vogliono bene. Io, beh, io ci vado a nozze. Adoro i bambini, amo i bambini, e poter dare e prendere tutto quell'affetto mi riempie il cuore di gioia. E Birullulo in tutto questo? A lui piace un sacco. Dopo essermi corso incontro e avermi sbacicchiata a volte si rivolge alla classe e chiede: “Qualcuno vuole abbracciare la mia mamma?” e via la baraonda! E' il momento della giornata che in assoluto più preferisco.

venerdì 13 febbraio 2026

Genitorialità invertita

Quando i genitori diventano anziani prima o poi capita a tutti di diventare genitori dei propri genitori. Il problema nasce quando questo tipo di dinamica purtroppo si instaura già da principio. Io non so dire quando esattamente sia successo a me e mia madre ma da quando ne ho memoria ho sempre fatto da mamma a mia mamma ed è una cosa profondamente sbagliata. Ho portato l'argomento anche in terapia ma purtroppo non ricordo molto del perché. Quello che mi è rimasto è un misto di rabbia e fastidio quando mi trovo ad avere a che fare con lei, ovvero duecento volte al giorno visto che mi chiama o mi scrive in quantità. Le voglio bene eh, non voglio essere fraintesa, ma non è una persona autonoma. Principalmente non lo è emotivamente: è estremamente ansiosa, sempre bisognosa di rassicurazioni, molto vittima. Non è autonoma intellettualmente: lei da la colpa alla dislessia che si è autodiagnosticata in età adulta. Non lo è neanche fisicamente: obesa da tantissimi anni, fatica a camminare e ad uscire di casa per fare poco più della normalità. Si fa accompagnare a fare qualsiasi cosa e la fortuna è che ha davvero tantissimi amici e tantissime persone che le vogliono bene. Lei di tutto questo se ne rende conto a tratti. Crede di essere una persona forte e indipendente, ma poi chiede scusa duemila volte al giorno quando si appoggia (e si appoggia sempre, sia emotivamente che fisicamente). Io non la sopporto e il senso di colpa mi divora. Non la sopporto quando mi chiede di andare con lei a fare un semplice controllo medico perché non se la sente di andare da sola, quando va in palla perché deve andare a pagare una bolletta, quando non riesce a organizzarsi per andare in un posto con l'auto, quando mi chiama piangendo come una disperata perché versando il latte le è caduto per terra. Non la sopporto, e il senso di colpa mi divora. E poi non sopporto la sua obesità, io che ho lottato e ancora lotto a volte coi disturbi alimentari, io che in prima persona so che son tutto fuorché una scelta, io che sono così empatica verso altri obesi. Lei mi smuove qualcosa di indefinito che mi fa credere che sia colpa sua, qualcosa di misto fra rabbia e fastidio che riesco sempre e comunque a non far trasparire ma che mi divora dentro. Perchè con lei non ci si può arrabbiare, non si può rispondere male, non si può ignorarla perché la vittima parte, il cucciolo ferito si fa vedere in tutto il suo malessere, perché lei sta male, sta sempre male e in quel caso sarebbe colpa tua.

mercoledì 11 febbraio 2026

Aggiornamenti salutiferi

Vi ho lasciato tempo fa con qualche problemino di salute ed ecco che vi aggiorno ma premetto che è andato tutto meglio di quanto ci si potesse aspettare. Per quanto riguarda l'ernia, l'ecografia ha confermato che c'è e che va operata ma è sotto controllo e non mi impedirà di correre tanto quanto vorrò. Gli unici due mie freni dovranno essere il dolore (ovviamente se ho male mi fermo) e qualche peggioramento nell'ernia stessa. Per il resto corsa con pancera e via. Non potevo sperare di meglio, ho ricominciato ad allenarmi più intensamente di prima e ora mi sento proprio in un periodo di forma smagliante. Per quanto riguarda invece il seno l'ultima biopsia ha tolto l'incertezza, non è più dunque un B3 ma è confermato un B2 ovvero benigno. Ovviamente avendo questo nodulino che piace ma anche no dovrò essere controllata meglio ma basterà tornare ai miei soliti controlli annuali nella speranza che le prossime volte non ci siano ulteriori torture. Tutto è bene quel che per il momento finisce bene.

martedì 10 febbraio 2026

La delusione del topinambur

A quasi quarantacinque anni scopro che il topinambur non è un formaggio francese dal gusto simil-brie ma un tubero. Prima delusione.

Assaggiandolo scopro che non sa per nulla di tartufo, come mi ispirerebbe il nome, ma il sapore è molto simile al carciofo. Seconda delusione.

Non ho manco espresso un desiderio per aver assaggiato qualcosa di nuovo per la prima volta. Quante delusioni, mio caro topinambur.