lunedì 15 aprile 2019

Sono stata a Parigi una sola volta. Avevo undici anni ma quel viaggio, quella città, quei monumenti, mi hanno segnato così tanto che sono diventata storica dell'arte. Incollata alla diretta fino a notte fonda, non ho potuto fare a meno di provare dolore e smarrimento davanti a tanta distruzione. Ho pensato che il mondo, il mio mondo, non sarebbe più stato lo stesso, ho ascoltato commenti, sentito critiche, mi sono indignata, mi sono arrabbiata, mi sono messa a piangere. Ma di una cosa sono certa: come una fenice di straordinaria forza risorge dalle proprie ceneri così la Cathédrale Notre-Dame tornerà a risplendere di spettacolare bellezza e infinita interiorità.

domenica 14 aprile 2019

Avevo

Avevo raggiunto una certa stabilità che è durata circa due settimane. In quelle due settimane avevo abbandonato gli attacchi d'ansia, non mi arrabbiavo più senza motivo, mangiavo quasi tranquilla e non mi preoccupavo più ossessivamente del mio peso e di cosa ingerissi. Ero felice, spensierata e serena. In quelle due settimane avevo raggiunto un equilibrio che il 37 anni non mi ero mai neanche sognata potesse esistere. E ora mi sembra di essere tornata indietro al punto di partenza, in quella vita dove mi rimpilzo di cibo senza rendermene conto, dove le mie giornate sono fatte di ansia e le mie notti di incubi. Sono sempre lì solo che, a differenza di prima, ora sono consapevole. A sedici anni ingurgitavo qualsiasi cosa senza capire che ci fosse qualcosa di sbagliato o di malato alla base, ora invece un'ansia potente mi stringe lo stomaco e la gola e lì rimane. Sono dispiaciuta, triste e scoraggiata (questa forse è la triade di aggettivi più corretti).

giovedì 11 aprile 2019

Cosa mi hanno detto? Ora ve lo dico

In riferimento al post di due giorni fa, beh, al pomeriggio sono andata al centro DCA e come al solito mi sono destreggiata fra la parte medica e la parte psicologica. Ecco quanto ne è emerso:
  • parte medica: non ho una disfunzione o un inestetismo tale da dover ricorrere a una qualche tipologia di terapia o intervento estetico (ma quello io l'ho sempre escluso a priori). Il mio fisico è fatto così e anche con qualche chilo in meno l'inestetismo si vedrebbe comunque, non è dunque una questione di peso e di taglie. Mi ha anche detto che se ritagliassi l'immagine del post, togliendo anche gli anni, e sottoponessi le immagini a 5 persone diverse da mettere in ordine per grandezza di cosce, tranne la prima del 2013 (che secondo lei non è stata presa nella stessa posizione per cui non è attendibile), per il resto le persone si confonderebbero. Occorre lavorare dunque dal punto di vista psicologico sull'accettazione del proprio corpo
  • parte psicologica: tale disagio è un sintomo della malattia. E' un sintomo che nasconde in sé qualcosa di più radicato e profondo. Non sono le culotte in sé il problema, questo è solo il modo che ho trovato io per non impazzire e diventare una serial killer. Occorre lavorare dunque sull'accettazione del proprio corpo
E io? Beh, da quando sono entrata al centro DCA ho sempre cercato di mettere in dubbio tutte le mie credenze, mi sono sempre fatta mettere la pulce nell'orecchio per cercare di mettermi in discussione e invece, su questo argomento, il mio è un vero e proprio NO categorico, un NO netto e sicuro (anche la Psicocosa è rimasta colpita da questa cosa). Probabilmente abbiamo toccato un vero e proprio punto dolente, uno di quei punti così radicati e profondi che sarà difficile da affrontare e da superare. In questo momento sono nella fase NO, loro hanno torto e io ho ragione. Ma porca di quella paletta non si vede che sono grosse? Non si vede che l'ultima foto è diversa da quella precedente e poi da quella precedente ancora? La dottoressa mi dice che il difetto non è così evidente? Io mi sento non capita, non compresa, sull'orlo del pianto e non credo a una sola parola di quanto da lei pronunciato. La psicologa mi dice che è un sintomo della malattia? Io mi sento non capita, non compresa, sull'orlo del pianto e non credo a una sola parola di quanto da lei pronunciato. Iniziamo bene...

La mia gioia

La lotta contro una malattia mentale è, quasi per definizione, una lotta solitaria contro se stessi ma devo dire che da quando ho deciso di aprirmi sul blog ho scoperto, oltre a ovvie difficoltà, tanta vicinanza, tanta comprensione e tanta positività. Ed è questa positività che mi ha dato lo spunto per creare questo post, un post non più fissato sul sintomo pesante che in questo periodo mi assilla ma incentrato su altro.
E allora... ecco a voi la mia gioia:

Grazie.
Grazie davvero.

martedì 9 aprile 2019

Il mio incubo

Dal post che ho pubblicato ieri ma che avevo scritto settimana scorsa, le cose sono decisamente cambiate. Ebbene sì, le ricadute sono proprio lì, dietro l'angolo, e questo mi conferma ancora una volta come io sia ancora lontana dalla guarigione. In parole povere sono tornate le paranoie sul mio fisico così insistenti da farmi fare incubi notturni degni dell'hotel di shining, così allucinanti da condizionare il mio modo di vestire, così assurde da cambiare il mio umore e farmi sprofondare di nuovo in un misto di tristezza e depressione e tutto, ovviamente, si ripercuote sulla mia alimentazione. Ma visto che ci sono già passata (diciamo pure che ho vissuto interi anni della mia vita in questa condizione) ho pensato di aver bisogno di un po' di obliettività e come una cogliona mi sono messa al computer, photoshop alla mano ed ecco il risultato:


Insomma.
Le mie paranoie sono fondate.
Ho ragione.
ps supermegaimportante: postare questa sfilza di foto, per me, è stato davvero molto molto molto molto molto difficile, ho dovuto abbattere tutta una serie di resistenze, paure, fobie, che una persona normale non può comprendere. Non credo di riuscire a reggere eventuali cattivi commenti per cui, delle due, vi chiedo di NON commentare. Grazie


Accadde settimana scorsa ovvero L'evoluzione del Diario alimentare

Ormai sono mesi mesi e mesi che utilizzo il diario alimentare. Annoto lì sopra tutto quello che mangio, come lo mangio, quando lo mangio, come mi sento prima di mangiare, come mi sento dopo aver mangiato, quanta fame ho prima, quanta sazietà provo dopo, con quanta voracità mangio e se perdo o meno il controllo mentre mangio. Impegnativo eh? Beh, il diario alimentare è stato, ed è tutt'ora, uno strumento indispensabile che mi aiuta con la malattia ma in questi mesi ha avuto un'evoluzione assolutamente positiva. Prima era un oggetto assolutamente indispensabile, riempivo fogli e fogli di sensazioni, di allucinazioni, di paranoie. Vedevi punti esclamativi, sottolineature, parti evidenziate. Ci leggevi tutto il mio malessere. Ora le pagine che riempio sono ordinate, limpide, chiare. Sì, mi serve ancora, soprattutto quando ci sono giornate squilibrate dal punto di vista alimentare (tipo salto lo spuntino a metà pomeriggio e poi alla sera mangio in fretta e “tanto”) e mi sembra di mangiare tantissimo. In questi casi mi serve per riportare la mente a quanto realmente è successo e al fatto che alcuni comportamenti siano normale conseguenza di quello che è capitato durante il giorno. E mi serve anche perché, diciamocelo, i pensieri non sono del tutto spariti. Ogni tanto fa capolino il desiderio di vomitare ma ormai è una vocina in lontananza che compare e che scompare quasi subito. Beh. A casa mia questi si chiamano progressi.

lunedì 8 aprile 2019

L'accoglienza cambiocapellifera

“Oddio... oddio... Papààààààààààà!!! Sbibulinaaaaaaaa!!! Venite!!! Venite a vedere che ha fatto mamma!!!”
“Amore, non occorre urlare dai... Ehm... come sto?”
“Ehm... beh... ma poi lavandoli viene via?”
“No, Primogenita, rimangono così”
“Mmmmmm”
“E se mi facessi viola per la tua cresima?”
“Ah... ehm... i capelli sono tuoi eh. Ma anche no”
“Mamma!”
“Amore Sbibulinica mia! Ti piacciono i miei capelli”
“Ah beh, tanto io appena posso torno a casa coi capelli rosso fuoco. Papà? Vieni a vedere mamma!”
“Ho visto una massa di capelli chiari vagare per casa, non ci penso neanche a venire lì”

mercoledì 3 aprile 2019

+

Da mesi mesi mesi e mesi mi reco tutte le settimane al centro DCA e dopo una breve seduta con la dottoressa mi catapulto dalla Psicocosa a riversare problemi su problemi su problemi nella speranza di risolverli o quantomeno accettarli. Ieri, per la prima volta, la seduta è stata interamente positiva. Interamente, inesorabilmente, splendidamente positiva. Per forse di causa maggiore non ci siamo viste per due settimane e a dirla tutta non ne ho neanche sentita la necessità e ieri, dopo i quattordici giorni a timonare da sola la mia emotività, non ho potuto che presentare un quadro solo positivo. Niente ansia, niente negatività, niente inkazzature immotivate. Niente di niente. Ho riempito l'aria di autostima scoperta, di serenità interiore e di lucida consapevolezza. E solo ora che ne sto uscendo mi rendo conto per quanti anni io abbia vissuto in un profondo malessere interiore. Mi fa davvero strano passare le giornate senza stare male.

martedì 2 aprile 2019

Il movente

In molti, soprattutto uomini, ultimamente mi chiedono cosa ci sta dietro a un cambio così radicale di capelli. Quasi tutti sostengono che se una donna cambia così tanto ci deve essere alla base un avvenimento traumatico, un desiderio di cambiamento profondo o una rottura con un passato indesiderato. Per quanto mi riguarda non c'è nulla di così eclatante. Banale vero? Ho cambiato perché avevo voglia di cambiare. Punto. Sono anni che desideravo tagliarmi i capelli corti e farmeli bianchi ma per un motivo o per un altro, soprattutto legato all'opinione delle persone che mi stanno intorno, ho sempre rinunciato. Ogni volta che accennavo questo desiderio con qualcuno mi sentivo sempre rispondere che sarebbe stato strano, che non sarei stata bene, che ho dei bellissimi capelli neri con un bellissimo colore che non ha bisogno di essere coperto, che la gente poi si gira per strada se vai conciata diversa e altre mille pippe. Ma le cose dentro di me sono cambiate progressivamente, sono effettivamente evoluta e spero che questa evoluzione continuerà perché mi fa stare meglio. Come sono evoluta? Beh, ho passato una vita con la paura del giudizio degli altri, con la necessità di assecondare gli altri in tutto e per tutto e con un fottuto terrore del rifiuto ma pian piano ho iniziato a comprendere (grazie a mesi e mesi e mesi e mesi di terapia) che non importa quello che pensa la gente se il tuo desiderio è un altro, rimanendo sempre all'interno di limiti morali, ovviamente. E così perchè no? In fondo è solo un taglio e un colore di capelli e se non mi fosse piaciuto avrei sempre potuto ritingerli oppure prendere la macchinetta e radermi a zero come feci a vent'anni. Non sarebbe di certo morto nessuno, io men che meno. Il risultato è stato che, beh, mi piaccio e anche molto (io che scrivo che mi piaccio è un vero e proprio avvenimento, lo so). Così mi sento molto più io, o meglio molto più io in questo periodo della mia vita. E allora: che bianco sia.

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