E'
uno dei miei proverbi preferiti e per me e' una sorta di mantra che
cerco di ripetere ogni volta che parlo con mia madre e pronuncio le
fatidiche parole come va? Come detto in parecchi post
precedenti, mia mamma e' una persona alquanto ansiosa e aggiungiamoci
pure una vena di catastrofismo per cui quando le parlo ho
l'obbligo morale nei miei confronti di piantare bene i piedi per
terra, non credere a tutto quello che dice e impormi di verificare di
persona quanto i malanni da lei descritti siano frutto della sua fervida immaginazione. Pero', a questo giro, la testa me la sarei
dovuta fasciare davvero. La nonna Pina infatti e' davvero cambiata.
Per fare la rampa di scale che porta a casa mia, 21 gradini in tutto,
ci sono volute due persone per aiutarla. Fiatone, gambe traballanti,
postura traballante. Traballante e' l'aggettivo che piu' le si addice in questo momento. Occorre un accompagnatore la prossima volta,
mi ha detto mia mamma, se ci sara' una prossima volta, non ha detto mia mamma.
Occorre una sedia a rotelle che la porti avanti e indietro cosi'
fara' meno fatica, ha concluso. Mia nonna non puo' andare su
una sedia a rotelle neanche per un breve trasporto, non e'
lontanamente pensabile, non e' assolutamente possibile, ho
pensato. Non ho avuto neanche troppo cuore di guardarla, la nonna,
perche' quando la guardo la vedo per quello che e' e non per quello
che e' per me: quella splendida, giovane, forte, indistruttibile
persona che mi ha cresciuto e che prova per me l'amore piu' grande
che io abbia mai visto in un essere umano.
venerdì 27 novembre 2015
giovedì 26 novembre 2015
Non c'e' tre senza due
Breve
intro, vado a memoria. La prima volta che ho ricordo dei miei due
genitori che interagiscono fra di loro risale all'estate dei miei 19
anni. Ci incontrammo tutti e tre nel parco sotto casa mia per
discutere chi doveva pagarmi cosa una volta entrata all'universita'.
Di quell'oretta mi ricordo solo io che corro nel prato, mi fermo di
botto, raccolgo un quadrifoglio e ricomincio a correre. Ricordo mia
mamma che diceva a mio papa' Sai, e' davvero brava, trova
quadrifogli ovunque e in qualsiasi situazione e ricordo mio padre
che rispondeva Lo so. E poi basta. So di sicuro che si sono
ritrovati nella stessa stanza in altre occasioni della mia vita, come
la mia laurea, la nascita di Primogenita e il mio matrimonio ma non
ricordo alcuna interazione fra loro. Le cose stanno lentamente
cambiando dopo 31 anni. Sara' che con l'eta' si tende
a rincitrullulirsi, ma pare che i due ogni tanto si chiedano come va
tramite messaggi brevi e fini a se stessi. Ed ora, eccoci ad oggi.
Mia madre con mia nonna arrivano questa notte dal profondo sud ed e'
da qualche tempo che si parla di un possibile incontro fra i passati
coniugi per una pizza o un semplice caffe'. Dilemma: vado
anche io? Di primo acchito la risposta e' limpida e chiara come il
sole: No. Ma esaminiamo i vari punti, sempre che poi mi invitino al
rendez-vous, altra cosa non proprio scontata.
Dunque
dunque.
NO:
- sono cavoli loro, non cavoli miei
- non ho alcun desiderio di vederli vicini, forse per paura che scatti in me quel senso di malinconia per cio' che non ho mai visto e che avrei sempre voluto inconsciamente vedere ma non razionalmente
- mi sentirei un pesce fuor d'acqua
SI:
- ho voglia di vederli insieme perche' troppo raramente ho goduto della sensazione che ne deriva
- avrei pure voglia di fare una serie di domande e utilizzare la situazione a mio vantaggio vomitando un po' tutto quello che tengo dentro sia in faccia a uno che all'altra, senza offendere nessuno ma come a chiarire cio' che i loro atteggiamenti hanno portato alla persona che sono
- sono sicura al 200% che non vomiterei proprio un bel niente se non molto probabilmente la pizza, farei sicuramente buon viso e non direi proprio nulla di nulla di cosi' sconveniente o illuminante. Inoltre, cosi' facendo, ci starei pure piu' male per una occasione che non avrei saputo cogliere, e io mi conosco fin troppo bene: non la coglierei
- ne deriverebbe una nottata con sogni inconsciamente fin troppo chiari che non ho molta voglia di affrontare
So gia' dove finira' l'ago della bilancia.
martedì 24 novembre 2015
Donna donna donna donna donna con la gonna donna gonna
Io
ho sempre amato spasmodicamente stare comoda a discapito di ogni
superfighettaggine. Sto comoda con la tuta? E mi metto la tuta. Sto
comoda coi jeans? E mi metto i jeans. Addirittura all'universita'
trovavo estremamente comodi dei pantaloni di lino beige e li portavo
anche d'inverno con la neve. Oh, io stavo comoda. E poi ricordo che pensavo Se non mi prendo una polmonite con dei pantaloni di lino e -1 C' la prendo piu'. Le gonne, invece, io le
trovo estremamente scomode. E devi stare attenta, e devi chinarti
cosi', e devi pedalare cosa'. Gonne poche volte. Diciamo rare volte.
Diciamo quasi mai. Tuttavia, essendomi arrotondata per i miei
standard psicologici, mi guardo allo specchio e non mi vedo bene. Ok,
non mi vedevo bene neanche quando pesano 49 chili ma visto che adesso
ho deciso di piacermi cosi' come sono, invece di cambiare me stessa
ho deciso di cambiare il mio modo di vestire per cercare di
valorizzare parti di me che mi piacciono e ingannare il mio occhio su
quelle che non mi piacciono. E allora, ahime', che gonna sia. Leggins
come se piovessero, stivali piu' o meno alti, maglioni lunghi sopra
le ginocchia oppure gonne. Jeans e pantaloni rinchiusi in un armadio abbastanza alto da scoraggiare anche i piu' impavidi. Ora mi guardo allo specchio e non vedo
neanche piu' dove sono le culotte.
Benvenuto,
scomodo mondo delle gonne.
Benvenuta,
immagine piacevole allo specchio.
A proposito di...
Ok,
lo ammetto, passanno gli anni e mi ammorbidisco. Per fortuna. Ho
sempre avuto paura che, invecchiando, emergessero piu' prepotenti
lati di me che proprio non digerisco. E invece... pensa un po'. A
conferma del mio ammorbidimento questa mattina Sbibulina ha iniziato
a fare i capricci subito, appena ha notato che si faceva giorno. Lei
a scuola proprio non ci voleva andare. L'ho presa in braccio, l'ho
consolata, le ho parlato.
“Io
non ci voglio andare mamma a shcuola”
“E
perche' no amore?”
“Pecche'
no”
“Non
e' una risposta amore. Perche' non vuoi andare?”
“Io
vojjo stare con mamma”
… … ...
“Ma
io vado a lavorare”
“E
io vengo con mamma”
… … …
“Ok”
Sgomento
familiare
“Sei
sicura” chiede un attonito Mr D
“Si”
Sgomento
familiare.
Neanche
Sbibulina ci credeva osservandomi in silenzio con due occhioni da
cerbiatto insospettito.
“Quindi
vengo con mamma?”
“Si”
Attonito
silenzioso sgomento familiare.
Un
silenzio cosi' in casa mia non si era mai sentito, parola di mamma.
lunedì 23 novembre 2015
venerdì 20 novembre 2015
mercoledì 18 novembre 2015
“Cioe',
davvero. Io non so come mai guarda. Fa un freddo cane eh. Cioe'. Fa
davvero un freddo boia cazzo. Cioe'. Non so porcaputtana come mai
faccia freddo. Fanculo”
Oh
tu, ragazzina tredicenne che ti aggiri nei pressi della scuola
vestita con un paio di pantacalze che arrivano al di sopra della
caviglia e una maglietta a maniche lunghe con sopra un eskimo aperto
quando fuori ci sono cinque gradi centigradi: se ti provassi a
vestire in modo decente magari tutte quelle parolacce rimarrebbero
dentro alla zip chiusa del tuo piumino invernale. Magari.
martedì 17 novembre 2015
O______O
Tempo
fa utilizzavo un'app per tenere sotto controllo il mio peso, o meglio
per mappare il mio dimagrimento. Dopo aver impostato tutti i
parametri l'applicazione ti calcolava in automatico il tuo peso
ideale anche se tu potevi reimpostare manualmente il peso ideale a
cui ambivi. All'epoca pesavo sui 55 chili e ricordo che mi dava un
parametro di peso ideale piu' alto del peso che avevo. Lo reimpostavo
sempre sui 50 chili. Non ricordavo esattamente quale fosse il mio
peso ideale fino a ieri l'altro in cui pesandomi mi si sono
strabuzzati gli occhi e la prima cosa che ho fatto e' stata
scaricare l'applicazione. Ho impostato i parametri e il nuovo peso:
59,7. Neanche ci faccio caso al settaggio, faccio un po' di annulla
di qua e di la per reimpostare il peso ideale a 55 e... Carramba! Il
calcolo del tuo peso ideale e' 59,7.
O_____O'
Oooooooooook
lunedì 16 novembre 2015
Sconsy
Ci
sono diversi momenti critici nella giornata di una mamma lavoratrice.
Il primo, unico, impareggiabile si svolge dalle 6.30 alle 8.10 a.m. a
seconda dell'orario lavorativo della mamma e dell'entrata a scuola
dei figli. Il mio orario critico inizia per la precisione alle 6.43 e
termina alle 8.05. In questo breve ma potente lasso di tempo in me si
svolge la piu' grande inkazzatura di tutta la giornata, cosi', di
prima mattina. Mr D. quando si alza la prima cosa che fa e' ritirarsi
in clausura nel bagno per cui la sottoscritta si occupa di preparare
la colazione e la tavola per tutti. Non valgono le mie parole
mattutine, dopo la suonata della sveglia Amore, per favore questa
mattina mi dai una mano a preparare? perche' la risposta sara'
sempre la stessa Si e i fatti saranno sempre gli stessi No.
Normalmente mentre preparo si affaccia dalla finestra della camera
delle bambine il primo MiniMe. Sbibulina alla mattina o e' inkazzata
nera o e' Heide che corre felice sui prati. Dopo poco mi fiondo a
svegliare Primogenita che, dopo diverse sollecitazioni si reca a
tavola senza capire perche'. La MiniZombie non fa nulla, non beve e
neanche mangia. Rimane li', a fissare il vuoto concentrandosi sul
fatto che i suoi occhi non cedano di nuovo. Ve la faccio breve: in
piu' di un'ora di tempo non riesco a farle mangiare, vestire, lavarsi
e uscire. Non ce la faccio proprio. Le ho provate davvero tutte ma i
risultati sono sempre gli stessi da anni a questa parte: io mi
inkazzo, urlo, sbraito e si esce di casa tutti trafelati con io che
mi sento malissimo a causa sia del senso di colpa materno sia del
fatto di essermi svegliata gia' praticamente inkazzata. La mia
domanda dunque e' una sola:
Avete
per caso dei metodi collaudati che possano funzionare prima che mi
rassegni e punti la sveglia alle 6.00 a.m.
anche se la mia coscienza materna mi dice che non funzionera' neanche
questo?
domenica 15 novembre 2015
A caldo
Io
sono sempre stata una persona bisognosa d'affetto e da qualche tempo
mi rendo conto che la vita a volte pare proprio prenderti in giro.
Prendiamo
in esame dunque le persone che la popolano:
- me stessa. Per quanto una persona si sforzi di darsi affetto, abbracciarsi da sole non e' proprio il massimo
- mio marito. Mr D., per chi frequenta questo blog, ormai è un libro aperto. Il ragazzo è sempre stato anafettivo. E' cosi di carattere e quando l'ho sposato ho accettato anche questo lato di lui pero' (posso dirlo?) du' maron.
- le mie figlie. Le bimbe sono puri esseri bisognosi d'affetto. Te lo spolpano direttamente dal cuore e questa è una cosa che fa davvero bene all'anima. Non ritengo giusto pero', e su questo ci tornerò fra poco, pretendere affetto da loro ma solo donarlo loro in modo incondizionato e maternamente coccoloso
- Camomilla è stronza. Ok, i gatti sono esseri stronzi di natura, ma lei è proprio l'essenza pura del gatto, a differenza della mia caravecchiafu Puzzona che era un vero e proprio pupazzo coccoloso e fusoso
- mio padre. Beh, mio padre è l'antiessenza dell'affetto. Ora grazie al cielo esiste skype ma quando non esisteva lo sentivo si e no ogni quattro mesi e rigorosamente al telefono. Vedersi era una cosa riservata alle festivita' comandate ma un anno si e un anno no. Ora skype esiste e lo sento quasi ogni giorno, lavora a meno di un chilometro da dove lavoro io ma ci vediamo solo a Natale pero' siamo migliorati, da qualche tempo ci vediamo ogni Natale, senza saltare quelli pari. E' gia' qualcosa. In tutta la mia vita il massimo che sono riuscita a strappargli è stato un “congratulazioni” il giorno della mia laurea. Yu.
- mia madre. Punto dolente. Mia madre è una persona insicura, ansiosa, senza autostima e con un assoluto vorace bisogno d'affetto. Il suo passato la giustifica in tutto e per tutto. Il problema arriva proprio qui perchè l'affetto e' lei che lo vuole da me, non che lo da a me. Sembra un controsenso, una postilla, un piccolo e inutile difetto di forma ma non è per nulla piccolo e per nulla inutile, ve lo assicuro.
Tutto
questo per dirvi che a volte questa situazione mi pesa come un
macigno (possiamo anche togliere a volte). A pensarci bene che una
persona tanto bisognosa d'affetto come me sia assurdamente circondata
da persone che affetto non glielo danno pare quantomeno ironico, per
non dire magicamente diabolico. Yu.
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